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Archivio per febbraio 2008

“Observatory Mansions” di Edard Carey

29 febbraio 2008 3 commenti
Observatory Mansions
di Edard Carey
– Bompiani -
 
Entrammo dunque nel Tempo dei Ricordi, strano tempo nel quale noi inquilini do Observatory Mansions fummo costretti da assimilare rimembranze che venivano estirpate da ciascuno di noi affinché bussassero alle altrui porte, svolazzassero per le stanze, si insinuassero nelle nostre narici mentre dormivamo. Fu un tempo in cui i ricordi erano dappertutto, si muovevano furtivi e lacrimosi, pieni d’energie frustrate dal poco uso; e, dalle maniglie delle porte, dai davanzali delle finestre, dalle spalliere del letto, imploravano un po’ d’attenzione. Noi non riuscivamo a ignorarli, li stavamo ad ascoltare, ce li bevevamo tutti d’un fiato, li trangugiavamo, e loro sempre e ancora lì, inesauribili. In quel tempo gremito di ricordi era difficile rintracciare il presente. Non sapevamo che ora fosse, o che giorno, taluni addirittura stentavano a individuare il nome del mese. Durante il Tempo dei Ricordi vedemmo le nostre stanze e i nostri beni e noi stessi guizzare fra nubi di storia. Non c’era più oggetto che fosse attendibile, poiché ogni oggetto di Observatory Mansions era lieto partecipe di quel frastornante episodio della nostra vita. Se allungavamo la mano verso una sedia poteva succedere che quella sedia non fosse realmente lì: c’era stata anni prima, stavamo semplicemente ricordandola, nient’altro che ricordandola.
*
Come spiegare le storie di Emma? Erano vibranti. Si muovevano. Erano vive! Erano una vorticante massa di colori e odori impossibile da acchiappare. Mutavano forma, si rimangiavano, si contraddicevano, i finali inseguivano gli attacchi, schizzavano via per la tangente o saltavano su altre storie come chi salti da un treno all’altro, si lanciavano in direzioni impossibili, si dimenticavano, si ricordavano, si tramutavano da sentimentali in tragiche e ritorno passando per la farsa.
*
Alla fine anche i ricordi si esauriscono, anche i ricordi hanno una fine. Non c’è ricordo che possa durare in eterno. Per farlo dovrebbe essere associato al presente. E nessuno può ricordare il presente. Il presente uccide i ricordi.
*
No! Non potevo violare la legge! A cosa avrebbe portato la violazione della legge? Alla fine, di sicuro. A diventare uno di quegli altri, a cominciare a parlare, forse addirittura a smettere di collezionare oggetti e a lasciar deserto quell’adorato piedistallo, e ad accettare un’occupazione motoria il cui responsabile avrebbe finito per dirmi: Togliti quei guanti, Francis, comportati da persona normale. E quindi addirittura a diventare una persona normale e a togliermi quei guanti, a che pro? No, io ero una persona da guanti, altroché. Le persone da guanti sono persone magiche, portare i guanti e poter verificare grazie ad essi ogni contatto col mondo significava volare sopra il mondo, significava potervi guardar dentro, guardarvi ogni sofferenza, significava poter sempre osservare senza dover mai toccare.
*
Mio padre si considerava una parentesi aperta nella sua stessa esistenza.
*
Ben presto ci rendemmo conto di cosa realmente significasse per noi la morte di papà: significava che la morte era possibile. Dopo quella rivelazione cominciammo a tremare e a muoverci a capo chino e a piccoli passi esitanti. Soltanto la morte di papà ce l’aveva fatto capire, ci aveva fatto sentire così intensamente tristi e furibondi e sgomenti. Tutte le morti avvenute prima, indietro nel tempo fin persino alla morte del primo uomo, non erano state che prove, sperimentazioni in vista della morte di papà. Ci sembravano morti esangui, comode. In fondo, chi di noi aveva mai pianto per quelle morti?
*
C’eravamo rimpiccioliti, eravamo persone in miniatura, minuscoli uomini-topo che fiutavano l’aria sapendola satura di pericolo.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bellissimo romanzo questo esordio di Carey, fatto di personaggi perfettamente descritti tramite le loro fisionomie e manie. Una storia che è un continuo combattere tra passato e presente, con sempre al centro e allo stesso tempo sullo sfondo quel luogo immobile, senza tempo, che sembra essere Observatory Mansions.
Se l’abilità nello scrivere un certo tipo di letteratura si basa sulla fantasia e l’immaginazione che, di riflesso, deve nascere nel lettore intento a ripercorrere la storia narrata dallo scrittore, bè, qui ce n’è tanta!

28 febbraio 2008 Nessun commento

PUNTATA DEL 27.02.08

 

GrandHate – Last beat and interference (The Inheritance Of Things)

4 Bonjour’s Parties – Amalthea (Pigments drift down to the brook)

 

The Battle Royale – Screma scream (Wake up, thunderbabe)

No Kids – I love the weekend (Come into my house)

 

Andy Bopp – Big mistake (Can you hear the Myracle Brah?)

Yeti – Song for the death (Yume!)

 

The Helio Sequence – Keep your eyes ahead (Keep your eyes ahead)

 

The Blows – Girls in leather (Upskirts)

Little Beirut – Acid wash soul (High dive)

 

Sir Salvatore – Ambalina (Continental breakfast)

MGMT – Time to pretend (Oracular spectacular)

 

Grand Archives – A setting sun (The Grand Archives)

Glorytellers – Camouflage (Glorytellers)

 

Michael Bach – Roll over (Forgetting how)

N.A.N.O.– Limousine (Mondo Madre)


[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

27 febbraio 2008 12 commenti
Io non ti posso dare la cosa che gli uomini
chiamano amore; ma tu
potresti mai accettare quell’adorazione
che il cuore leva in alto e il Cielo non rifiuta,
il desiderio di stelle che attrae la falena,
e quello che spinge la notte al mattino,
la devozione per qualcosa di così lontano
dalla sfera del nostro dolore?
 

P.B. Shelley

27 febbraio 2008 1 commento
3 x 2
 
Greg Laswell – How the day sounds (EP) 
 
 Greg Laswell – Embrace me
 
 
 
 Greg Laswell – Days go on
 
 
 
The Motion Sick – The truth will catch you, just wait 
 
 The Motion Sick – 30 lives
 
 
 
 The Motion Sick – Walk on water
 
 
 
Taken By Cars – Endings of a new kind 
 
 Taken By Cars – Colourway
 
 
 

 Taken By Cars – Uh oh
 
 

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“Lei, che nelle foto non sorrideva” di Cinzia Bomoll

26 febbraio 2008 Nessun commento
Lei, che nelle foto non sorrideva
di Cinzia Bomoll
– Fazi -
 
Un cielo di ferro si fonde col bronzo della terra, che ha un odore tutto suo, quello dei fossi infangati di rane ed erba bagnata.
Non si vede l’inizio e la fine. I limiti si possono solo immaginare. Forse non ne ha. Così è la mia terra, così sono io.
*
Non ho mai capito perché la lentezza dei film è direttamente proporzionale alla durezza delle poltrone dei cinema che li proiettano.
*
Io avrei preteso almeno il resoconto: “Come scopa?”.
“Come gli ignoranti. E’ la cosa che sanno fare meglio. Si esprimono così”.
*
Questa è una caratteristica della provincia: tutti sanno tutto di tutti all’interno del tuo paese, ma il paese accanto è già un altro mondo.
*
Il desiderio è quello di chiudersi in se stessi, se ciò che circonda è solo spazio illimitato.
*
Solo all’interno degli ospedali i rumori acquistano una felpatezza inaudita. Attutiti dal silenzio che regna specie verso sera, come musica lieve, puoi percepire i rintocchi melodici di ogni situazione animata.
*
E gli anni volavano o scivolano, non saprei.
Si cercava di fermarli nelle foto, impiccandoli a un sorriso.
*
… è straordinario come si possa trovare una via di scampo, e nella stessa via perdersi.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Lo stile e soprattutto il ritmo narrativo sono buoni, anche se non è molto di mio gusto l’uso di frasi e capitoli così brevi. Infatti questo approccio lascia la storia, almeno per le parte centrale, troppo in superficie. Molto meglio l’inizio e soprattutto l’ultima cinquantina di pagine, dove lo spessore della trama e del pathos sembrano alzarsi. 

25 febbraio 2008 8 commenti
LA TEORIA DEGLI OPPOSTI
 
Venerdì – Reggio Emilia
 
Nuova conoscenza del giorno: l’esistenza del Principato di Sealand
 
A Reggio Emilia non se la passano molto bene, almeno a giudicare da quanto espresso da un paio di persone incontrate: la prima che per spiegarci la strada per arrivare al Maffia cerca pure di insegnarci cosa e come sia fatta una circonvallazione, evidentemente credendo che Reggio Emilia sia l’unica città d’Italia ad averne una, la seconda che alla domanda se ci sia qualche altro posto oltre al Maffia dove fare serata, si incupisce subito, abbassa lo sguardo sconsolata, per poi dirci che no, piatta totale (ammetto di aver immaginato una sua brutta fine per quella notte).
Foto by NNAl Maffia la presenza di persone al suo apice non supera la cinquantina di unità, di cui la maggior parte ventenni, e tra queste forse un altro paio oltre a noi sanno veramente chi sia Deadbeat. Non posso dirlo con certezza, non essendoci mai stato in vita mai, ma l’ambiente sarebbe stato più consono per una discoteca della domenica pomeriggio.
Musicalmente l’inizio è buono, ma poi deve rendersi conto anche Deadbeat stesso che c’è ben poco da fare e la cassa si fa sempre più dritta e monotona, ci accasciamo su un divanetto dal quale ci staccheremo solo per varie gite fino al bancone o nella zona fumatori.
Sul finale di serata io sono vittima della nascita e della rapidissima morte di un caso di innamoramento, ormai insperabile vista la situazione, e tutti e tre invece della compagnia forzata e silenziosa di due ragazze poco oltre la maggiore età che si siedono sul nostro stesso divanetto, sperando chissà cosa e velocizzando invece la decisione di partire in direzione Bologna; per stasera ci siamo nutriti d’assurdo già abbastanza.
Al ritorno nuotiamo nella nebbia fino a Carpi, nelle orecchie un mantra che recita “Modena è più a nord di Reggio, Modena è più a nord i Reggio, Modena…”, quando mi rendo conto che a fianco non scorre più il nulla perpetuo, ma ogni tanto ci sono delle signorine che dall’abbigliamento sembrano non patire il freddo, ci siamo!
Incredibilmente troviamo subito la via, Thomas risponde al cellulare e dopo un Braulio della staffa, siamo a letto (o meglio, nel mio caso, sul divano).
 
Sabato – Bologna
 
Nuova conoscenza del giorno: Berselli suona molto bene Damien Rice alla chitarra.
 Foto by NN
Ormai dovrei saperlo, se nel pomeriggio si prevede di girovagare a piedi cazzeggiando per una città, aspettando un’ora umana per presentarsi al bar dove lavora Thomas per non rischiare di doversi sentire come degli alcolisti anonimi che hanno fato sega alla riunione settimanale, forse a pranzo sarebbe meglio non mangiare un piatto di tagliatelle al ragù, luganega alla contadina (con peperoni!) e concludere il tutto con una coppa di mascarpone (15 euro). Altrimenti l’unico metodo per adempiere al compito pomeridiano, è rotolare.
A metà giornata c’è anche la tappa culturale: visita al Museo di Zoologia (ingresso ovviamente gratuito), che è un luogo talmente desolante e mal tenuto che sono d’accordo quando qualcuno esclama una quanto mai vera ovvietà: “siamo in Italia”.
Foto by NNDopo un aperitivo lungo tre ore, passate con lui in una discussione che potrebbe avere come titolo “Gli stereotipi e la società d’oggi”, mentre quest’altro cerca di chiudere una partita con un pareggio a reti inviolate, finiamo ad un festa con una pista finalmente piena. Peccato sia una serata abbastanza gaia, con musica revival e la maggior parte delle persone sui 35 anni o oltre, anche se qualcuno sostiene, per fortuna con poca tenacia davanti alle mie immediate rimostranze, che sia l’unico posto di Bologna con gente della “nostra età”.
Rincontro velocemente la fantasia di capodanno, che poco dopo se ne va a casa, tanto non è certo la migliore situazione, sotto molti punti di vista (però che bello quel sorriso).
La stanchezza inizia a mietere le prime vittime, Thomas invece si sfonda tre rhum e coca nel giro di un’ora, ma la serata serpeggia, non sobbalza.
 
Domenica – Como
 
Nuova conoscenza del giorno: porto la L non la M, cazzo.
(grazie lo stesso Paola)
 
Sotto certi punti di vista le potenzialità di questa due giorni erano più alte, ma certe volte basta anche il solo e semplice movimento, questa volta va bene così.
 
°°°

“Siamo nei guai” di Cristopher Coake

22 febbraio 2008 1 commento
Siamo nei guai
di Cristopher Coake
– Guanda -
 
Natalie e Joan non credono in Dio. Non tollerano l’idea che esista un Dio. O una fato, un destino. Le cose non accadono per un motivo. E proprio questa è una delle ragioni per cui si amano: perché sanno che il loro amore, malgrado tutto l’ordine che l’universo racchiude in sé, è anche una fede.
*
Gli trema la voce – ma solo leggermente; fa di tutto per nascondere l’ansia. L’uomo vorrebbe abbracciarlo. E’ un ragazzino coraggioso, e sua madre non se ne accorge neanche. Non fa altro che parlare di quanto è pesante, di quanto litigano. Ma è un ragazzino, è in difficoltà e guarda come regge. Come tiene duro. L’uomo sa che il problema non è picchiare o essere picchiati dai ragazzini del campo giochi. E neanche inciampare nei propri piedi. L’uomo sa che, per i ragazzini come per gli adulti, il vero problema è resistere, capire il mondo per quello che è e riuscire a fronteggiarlo in tutti i suoi aspetti.
*
Sono uomini che vivono nelle loro menti più che nei loro corpi. Per loro la sicurezza è un valore.
*
Tieni duro, dice lei.
E’ colpa mia, dice lui.
No. Mel lo sussurra, gli passa le mani tra i capelli. No. Non potevi saperlo.
Brad, ora, sta singhiozzando, come non ricorda di avere mai fatto – nemmeno quando sua madre gli ha detto che non lo voleva più vedere, nemmeno le volte in cui l’hanno picchiato in prigione. Qualunque cosa sia ciò che gli esce dalla gola, Brad non riesce a fermarlo, è un suono talmente grosso e spigoloso da fargli male. Continua a dire: No, e lo ripete continuamente.
*
Mel…
E’ che… con te sono felice. Non mi sono mai sentita felice con nessuno. Non così. Mi hai completamente cambiato la vita.
Ma quel che aveva detto – eh sì, era proprio quello a fargli venire una gran strizza: la sua felicità. Riusciva quasi a percepirla quella speranza, come un puntino bianco che pulsava tra loro, sul letto. Che aspettava di brillare ancora di più, o di morire. E lei voleva deporlo tra le sue mani e dirgli: Conservalo per me.
*
… la casa e tutta la gente che è passata di qui non vengono dimenticati.
Semplicemente, non sono mai stati ricordati.
  
Postilla squisitamente PERSONALE
Scrittura efficace, pulita, e un buonissimo ritmo. Come arma principale del narrare di Coake c’è la drammaticità, ma nessun eccesso o colpa di scena improvviso, solo una sensazione che serpeggia e ogni tanto si erge, si compatta  per far capire che nonostante sembri andare tutto come sempre, lei è sempre lì, sveglia, pronta a colpire nel momento più opportuno.
Solo un racconto non mi è piaciuto “Siamo nei guai”, mentre più di tutti “Abbandono” e “Caso mai”.

21 febbraio 2008 Nessun commento

PUNTATA DEL 20.02.08
(electronic version)

Seven Ark – Glass shattering under water
Kim Hiorthoy – Beats mistake
 
M.I.A.– Paper planes
Wu-Tang Clan – Wolves (feat. George Clinton)
 
Hot Chip – Ready for the floor
Atari – Museum supermarket
 
Das Pop – Fool for love (SebastiAn rmx)
 
Justice – D.A.N.C.E. (Paste Black rmx)
Danger – 11h30 (Data rmx)
 
Bag Raiders – Fun punch
Autokratz – Reaktor
 
The Toxic Avenger – Superheroes (Bogart & The Addictives rmx)
KIM – Fistogram
 
Thom Yorke – The clock (Surgeon rmx)
Burial – Archangel
 
 
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

20 febbraio 2008 2 commenti
X & Y
 
X: Sono un egomaniaco che vuole sentirsi realizzato, e non è questione di talento, o almeno non solo. Come tutti gli egomaniaci percepisco sì la mia natura spavalda e spudorata, ma quando questa esce allo scoperto, lo fa in maniera goffa, timida.
 
Y: Non lo siamo tutti in fondo?
 
X: No. Non lo siamo. Non siamo tutti uguali, proprio per niente. Ma anche se lo fossimo, il problema è un altro. Io con chi posso stare bene? Con quelli come me o con quelli diversi? Perché non sembra mi riesca granché con nessuna delle due categorie.
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19 febbraio 2008 Nessun commento
La speranza è il sogno dell’uomo sveglio.
 

Gregorio di Nanziano

19 febbraio 2008 11 commenti
IN VISIONE
 
 Heima
(Islanda – 2007)
 
di Dean DeBlois
con Sigur Ros
 
Postilla squisitamente PERSONALE
In una domenica mattina in cui ti alzi con il fastidio verso tutto il mondo (te stesso per primo), questo DVD possiede una sorta di magica forza riconciliatrice, anche se forse il mondo che si vede sullo schermo non è proprio come quello che si incontra tutti giorni là fuori.
 
 
L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford
(U.S.A. – 2006)
 
di Andrew Dominik
con Brad Pitt, Casey Affleck, Sam Shepard, Sam Rockwell, Garret Dillahunt, Mary-Louise Parker, Barbara Kozicki, Paul Schneider, Jeremy Renner, Zooey Deschanel
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Gran bel film, basato completamente sulla sfida psicologica dei due protagonisti, interpretati egregiamente dagli attori. Nota di merito per le musiche di Nick Cave e Warren Ellis.
 
Io sono leggenda
(U.S.A. – 2007)
 
di Francis Lawrence
con Will Smith, Gabrielle Union, Justin Morck, Alice Braga, Salli Richardson
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Qualche scena interessante, ma niente di più che una versione americana e decisamente peggiore di “28 giorni dopo”.
 
 
 
 
Smokin’ Aces
(U.S.A. – 2007)
 
di Joe Carnahan
con Ben Affleck, Jason Bateman, Common, Andy Garcia, Alicia Keys, Ray Liotta, Jeremy Piven, Ryan Reynolds, Wayne Newton, Alex Rocco, Joseph Ruskin, Chris Pine
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Boiata.
 
 

18 febbraio 2008 2 commenti

da “Quaderni 1957-1972” di E.M. Cioran – Adelphi

Le ultime foglie che cadevano danzando come api folli.
*
La felicità generale non sarebbe possibile se non in mezzo a una umanità totalmente disillusa e allo stesso tempo non troppo amara, una umanità lieta di non avere più in serbo nessuna illusione…
*
Quando formuliamo un’idea, possiamo svilupparla soltanto se non crediamo veramente ai suoi lati deboli, soltanto se ne facciamo astrazione. Il pensatore si avventa, si comporta da conquistatore, giacché se prendesse troppo sul serio le obiezioni che ogni affermazione suscita automaticamente, finirebbe col non affermare più nulla.
*
Esistere vuol dire fabbricare passato.
*
Una buona lettera la si scrive sotto l’impulso dell’indignazione, dell’ammirazione o dell’odio. Non ci sono lettere neutre. O se ce ne sono, non contano, come tutto ciò che porta i segni dell’usura affettiva.
*
Il disprezzo profondo somiglia a un dolore.
*
Rispondo che non si chiede loro di avere convinzioni, ma la cosa più grave è che manchino di ossessioni. Dostoevskij è un condensato di ossessioni – proprio quando si è ossessionati da qualcosa si giunge a possedere un universo personale e poi a proiettarlo all’esterno, a farne, per l’appunto, un’opera.
*
E’ meglio vivere dopo una rivoluzione che prima.
Il momento migliore è quello in cui un ideale si estenua, senza esaurirsi, quello in cui persiste senza avere più la forza di tiranneggiare. La lentissima disgregazione di un sistema, una volta passata l’ebbrezza che lo ha fatto nascere.
*
Pensare vuol dire cercare la sfumatura, non semplificare.
*
Vicolo cieco.
Il vicolo cieco non è tragico. La tragedia infatti sfocia nel crollo. Avanza verso la fine, si impegna in vista della rovina. Non è statica, mentre il vicolo cieco lo è per forza.
Nella tragedia ci sono uno svolgimento e una conclusione: il tempo ha un ruolo fondamentale, mentre è assente nel vicolo cieco, che appartiene al mondo dell’identità.
*
Più si hanno illusioni, più si ha coraggio.
Il coraggio non è compatibile con una eccessiva lucidità.
*
Si avvicina alla verità solo ciò che proviene dall’emozione o dal cinismo.
*
Ho sempre pensato che ogni gloria debba essere espiata, che si debba pagare per averla raggiunta, che non la si ottiene impunemente. Colui che l’ha conosciuta non potrà più farne a meno, e poiché prima o poi essa viene a mancare, cercherà di conservarla ad ogni costo, vi si aggrapperà come un dannato, e sarà effettivamente un dannato, che la conservi o che la perda.
*
Nel cuore della notte, un occhio che si dilatava, che assumeva le dimensioni del mondo – che diventava vasto come lo spazio… uno sguardo che squarciava lo spazio.
*
C’è un solo modo per possedere tutto: non desiderare niente.
*
La lucidità non estirpa il desiderio di vivere, rende soltanto inadatti alla vita.
*
Ogni volta che mi si chiede che professione esercito, faccio fatica a non rispondere: imbroglione a tutti i livelli.
*
Gli uomini hanno inventato il futuro per non dover nominare la morte.
*
Che cumulo di banalità! Quello che non colpisce non esiste. Scrivere dovrebbe essere sinonimo di incidere.
*
Ogni “sistema” è caduco. Quello che dura in un pensatore sono le deviazioni dalla linea generale del suo pensiero, le sue dimenticanze, le sue contraddizioni con se stesso, la tentazione atea nel credente, le velleità mistiche del razionalista. Giacché mai si è se stessi come nei momenti in cui si sfugge a ciò che si dovrebbe essere.
*
L’io, ecco l’ostacolo. Non riesco a superarlo. Vi sono inchiodato senza rimedio.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Finito! Dopo quattro anni esatti (il libro mi era stato regalato nel Natale 2003) fatti di letture notturne a spizzichi e bocconi (una decina massimo di pagine alla volta), sono arrivato alla fine delle 1100 pagine di questi quaderni: spunti, pensieri, annotazioni, ricordi, ecc. Chi conosce Cioran saprà benissimo la sua posizione nei confronti della vita e dell’uomo in particolare, ma nonostante ciò a me sembra che leggendo queste pagine la prima cosa a risaltare sia proprio l’interesse smisurato verso queste componenti centrali di qualsiasi esistenza mai esistita o che esisterà nel futuro. In più un pensatore come lui diventa umano grazie a questo scorcio di intimità e alle sue contraddizioni, ai suoi scoppi d’ira o di felicità, incontrollati o giustificati.

16 febbraio 2008 Nessun commento

EIACULATIO PREVENTIVA

Si o no? Si o no? Si o no? NO.

Sottotitolo: l’arte di pensarci tanto, troppo, e fare comunque la scelta sbagliata.

15 febbraio 2008 3 commenti

3 x 2
(no thoughts, only movements)
   
 
(Bogart & The Addictives rmx)

 
 
feat. Kill Memory Crash (original mix)

 
 
(Autokratz righteous retribution mix)
 
 
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“Suicidi in capo al mondo” di Leila Guerriero

15 febbraio 2008 Nessun commento
Suicidi in capo al mondo
di Leila Guerriero
– Marcos y Marcos -
 
Era quasi sera ed eravamo al bar dell’albergo. Dall’orizzonte si levava uno splendore affumicato, cremisi. Las Heras si vestiva delle prime luci, che erano pochissime. Gli alberi sbattevano come stracci al vento e se di giorno la città rimaneva spenta e polverosa, sprofondava in un silenzio di pietra, di sera sembrava galleggiare alla deriva su un vortice scuro.
*
La musica si appiccicava la corpo, alle orecchie, era una bava, un getto caldo e invasivo, molto prepotente.
*
I dati dicono, ma non spiegano mai.
*
“… A me questo negozio non è che mi faccia impazzire, ma sono soddisfatto di essere venuto a Las Heras. Qui chiunque viene è qualcuno, e qua anch’io sono qualcuno”.
“E chi sei?”
“Il parrucchiere del paese. IL più caro. Il migliore”.
Fuori gli alberi grigi sembravano fatti di piume, di ali morte, graffiati da una forza malevola.
Che strana questa ostinazione, pensai. Là dove la natura si tira indietro e mette solo arbusti e pietre, l’animale umano si ostina a mettere case, scuole, una piazza, e si ostina a procreare.
*
Un cameriere, con il quale non avevo mai scambiato una parola, si avvicinò in mezzo alla confusione e ai televisori, mi diede il menù e mi chiese com’era andata con Pedro Beltràn e Naty.
“Bene” dissi, e mentre leggevo quel menù che cominciavo a sapere a memoria mi chiesi, con una certa rabbia, come doveva essere vivere in un posto dove ci si occupa tanto della vita altrui. Dove il copione degli altri prende tanto spazio del proprio copione.
*
Ma adesso non posso dare la colpa a nessuno. L’ho scelto io. E anche se ho la speranza che lui cambi, nessuno cambia per un’altra persona. Cambi per te stesso, o non cambi.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La storia è molto interessante e anche particolare, ma non c’è abbastanza per farne un romanzo, o almeno non per come viene affrontata in questo libro. Se le vicende dei cittadini di Las Heras fossero state descritte sotto forma di reportage con tanto di fotografie, secondo me sarebbe stato molto meglio.

14 febbraio 2008 1 commento
… la folla ha troppi occhi per avere uno sguardo.
 
Victor Hugo

14 febbraio 2008 Nessun commento

PUNTATA DEL 13.02.08
 

Goldfrapp – Eat yourself (Seventh tree)
Klima – The lady of the lake (Klima)
 
Johnathan Rice – Further north (Further north)
Matt Costa – Trying to loose my mind (Unfamiliar faces)
 
Johnny Boy – Fifteen Minutes (Johnny Boy)
British Sea Power – Down on the round (Do you like rock music?)
 
Sons and Daughters – Glit complex (This gift)
 
Pete and The Pirates – Mr understanding (Little death)
The Envy Corps – Party dress (Dwell)
 
Girls In Hawaii – Bored (Plan your escape)
I Am Kloot – Someone like you (Play Moolah Rouge)
 
Dylan Mondegreen – Wishing well (While I walk you home)
Chris Walla - Everyone needs a home (Field manual)
 
Amycanbe – Take a bit (Being a grown-up sure is complicated)
Radiohead – Last flower (In rainbows)
  
 
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

13 febbraio 2008 1 commento
3 x 2
(EP)
 
GrandHate - The inheritance of things 
 
 
 
 GrandHate* – Last beat and interference

 
 
 
 
We Barbarians - In the doldrums 
 
 
 
 We Barbarians – Spun out

 
 
 
 
Sir Salvatore - Continental breakfast 
 
 
 
 Sir Salvatore** – Fingers

 
 
 
  
* sul loro sito potete richiedere il link per scaricare l’EP intero.
** sul loro sito trovate in download altre due tracce, compresa "Amabalina", la migliore a mio avviso dell’EP.
Tag: ,

12 febbraio 2008 8 commenti
IN VISIONE
  
Into the wild
(U.S.A. – 2007)
 
di Sean Penn
con Emile Hirsch, Vince Vaughn, Kristen Stewart, William Hurt, Marcia Gay Harden
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Mi è piaciuto, ma non è niente di eccezionale come si dice in giro. Una storia già letta, vista e sentita, che non aggiunge niente alle sue precedenti versioni. Qualche scena un po’ inverosimile e la colonna sonora di Eddie Vedder che, associata a immagini d’impatto, è la vera magia del film.
 
Tideland
(U.S.A. – 2005)
 
di Terry Gilliam
con Jeff Bridges, Jodelle Ferland, Janet McTeer, Brendan Fletcher, Jennifer Tilly, Dylan Taylor, Wendy Anderson, Sally Crooks
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Già il romanzo non mi era piaciuto molto, nel film poi anche l’unico elemento veramente buono della storia, il ribaltamento tra realtà adulta e adolescente, latita. Da Gilliam ci si aspetta molto di più.
 
Irina Palm
(Belgio, Lussemburgo, Gran Bretagna, Germania, Francia – 2007)
 
di Sam Garbarski
con Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhan Hewlett, Corey Burke, Dorka Gryllus, Steve Kingett, Tim Plester
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Buon film, anche se forse si sarebbe potuto forzare un po’ la mano sul grottesco per renderlo più d’impatto, efficace.

“Tideland” di Mitch Cullin

12 febbraio 2008 Nessun commento
Tideland
di Mitch Cullin
- Fazi -
 
Mia madre mi diceva sempre di non fare le giravolte, specie dentro casa e dopo aver mangiato. Diceva che girare su se stessi fa venire il vomito. Ma io non mi sono mai sentita male. Quando c’era la pubblicità, mi mettevo subito a girare con le braccia aperte. E adoravo farlo in soggiorno, schiacciando il tappeto sotto i piedi mentre la TV continuava a ronzare, con mia madre collassata in camera da letto e mio padre addormentato sul divano. La carta da parati si riempiva di strisce colorate e la pelliccia del tappeto mi bruciava sotto i piedi, stropicciandosi in mezzo alle dita, e la TV mi sfrecciava accanto come un’eruzione elettrica. Sopra la mia testa, il soffitto girava come un vortice color bianco latte, e più giravo in fretta più i bozzi dell’intonaco diminuivano, tutto si appiattiva, e i bordi si dissolvevano. Ancora un giro nella direzione opposta, trascinando il tappeto sul pavimento, e tutto il soggiorno metteva la marcia indietro.
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“Non muoverti”, ordinai allo spazzolino, “o morirai”.
Certe volte gli spazzolini morivano. Le setole ingrigivano e arrivederci. Anche le scarpe da ginnastica morivano. E i palazzi. Anche le mamme e i papà. Il pianeta era pieno di moribondi, di morti, di trapassati. Ma quelli davvero belli, come Classique, potevano andare avanti per sempre. Perché la morte è brutta.
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Il grano che dondolava in lontananza era diventato l’oceano.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Una fiaba surreale, a tratti crudele, che scivola via troppo facilmente, nonostante Cullin sia veramente bravo a far percepire al lettore come la realtà di una bambina, molto fantasiosa e abbandonata a se stessa per circostanze inevitabili, sia frutto di tutte quelle cose che i grandi le hanno detto e raccontato per farla stare buona, per divertirla o spaventarla.