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Archivio per ottobre 2007

31 ottobre 2007 18 commenti

SEPARATE ALLA NASCITA
  

 

  
    Clementina Winehouse             Amy Forleo
 
(anche perchè, sennò, sai che mazzate tra le culle)

UpDate 02.11.07
 
Qui, trovate il video della sua premiazione agli EMA 2007. Purtroppo invece quello della sua, a dir poco pessima, esibizione non l’ho trovato, però ieri sera non mi sarei per nulla sorpreso se fosse svenuta o chissà cos’altro. 

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31 ottobre 2007 Nessun commento
3 x 2
(tornando una notte da Milano con un po’ di fastidio come passeggero)
 
 
 
 
 
2) Tulsa – Breath thin
 
 
3) Eulogies – Running in the rain

 
 
 
 
 
 
Links: 
Zookeeper ; Tulsa ; Eulogies

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30 ottobre 2007 2 commenti
da “Giobbe” di Joseph Roth – Adelphi
 
La lampada arde giallognola, la sua luce è grassa come il suo odore. Combatte contro il giorno buio, che è stentato e scialbo, ma forte abbastanza da tingere col suo grigio perla tutta la stanza.
*
A momenti l’orologio avrebbe battuto sei colpi, l’ora in cui Mendel Singer era solito alzarsi. Deborah non si mosse. Restò in piedi, là dove si trovava quando si era voltata verso il letto, lo specchio alle spalle. Mai era rimasta così ferma con l’orecchio teso, senza uno scopo, senza un bisogno, una curiosità, una voglia. Non aspettava proprio nulla. Ma le sembrava di dover aspettare qualcosa di particolare. Tutti i suoi sensi erano desti come non mai, e ancora un paio di nuovi sensi, sconosciuti, si erano destati a sostegno dei vecchi. La sua vista, il suo udito, la sua sensibilità si erano moltiplicati per mille. E non succedeva nulla. Era solo un mattino d’estate che nasceva, erano solo allodole che trillavano in una irraggiungibile lontananza, soltanto raggi di sole che si spingevano con calda prepotenza tra le fessure delle imposte, mentre le larghe ombre ai margini dei mobili diventavano via via più sottili, e l’orologio ticchettava e prendeva la rincorsa per i sei colpi, e il marito respirava.
*
A casa vide sua figlia Mirjam e suo marito, Mendel. Sedevano al tavolo, il padre e la figlia, e tacevano con tale persistenza, che Deborah, subito appena entrata, seppe che era ormai un vecchio silenzio, un silenzio familiare, saldamente insediato.
*
Tutti si alzarono pigramente, si misero in spalla fagotti e valigie, la porta si aprì, sgocciolarono a uno a uno nella notte e presero la via del confine.
*
Per strada risultò che l’accompagnatore di Schemarjah era praticissimo di quei posti. Lo faceva capire senza che Schemarjah gli ponesse domande. Indicava da lontana i campanili e nominava i villaggi a cui appartenevano. Diceva il nome delle fattorie e dei poderi e i nomi dei proprietari. Spesso deviava dalla strade grande e si orientava più in fretta per stretti sentieri. Pareva quasi che volesse ancora rapidamente familiarizzare Schemarjah con la patria prima che il giovane partisse a cercarne una nuova. Seminava per la vita, bel cuore di Schemarjah, la nostalgia.
*
Il vento non era vento, era fatto di rumore e di grida, era un rumore che soffiava. Si componeva di uno stridulo tintinnio di cento invisibili campanelli, del minaccioso rintronare dei tram, del richiamo insistente di innumerevoli trombe, del lamentoso stridere delle rotaie alle curve delle streets, dal muggito di Mac, che attraverso un poderoso imbuto illustrava l’America ai suoi passeggeri, del mormorio delle persone intorno, delle fragorose risate di un compagno di viaggio sconosciuto alle spalle di Mendel, dagli incessanti discorsi che Sam buttava in faccia al padre, discorsi che Mendel non capiva, ai quali però annuiva continuamente, con un sorriso sgomento e a un tempo cordiale sulle labbra, come una dolorosa morsa di ferro. Anche se avesse avuto il coraggio di restare serio, come conveniva alla sua situazione, non avrebbe potuto spogliarsi del sorriso. Non aveva la forza di mutare espressione. I muscoli della sua faccia si erano irrigiditi. Avrebbe voluto piangere come un bambino piccolo. Sentiva l’odore acre di catrame dell’asfalto che si scioglieva, l’asciutta e cruda polvere nell’aria, il puzzo rancido e grasso dei canali e dei negozi di formaggi, l’odore pungente delle cipolle, il fumo dolciastro della benzina delle automobili, il marcio lezzo di palude dei mercati del pesce, il mughetto e il cloroformio delle guance del figliolo. Tutti gli odori si mescolavano nel vapore caldo che gli veniva incontro, insieme col rumore che gli riempiva gli occhi e voleva fargli scoppiare la testa. Presto non seppe più cosa udire, vedere, odorare. Continuava a sorridere e annuiva con la testa. L’America gli si gettava addosso, l’America lo sconquassava, l’America l’annichiliva. Dopo qualche minuto perse conoscenza.
*
Nevicava ancora un poco, lenti, pigri fiocchi acquosi. Gli ebrei, neri ombrelli aperti ondeggianti sulle loro teste, cominciavano già a passeggiare in su e in giù. Ne venivano sempre di nuovi e camminavano in mezzo alla via, gli ultimi candidi residui di neve si scioglievano sotto i loro piedi, pareva quasi che nell’interesse della municipalità dovessero andare su e giù finché la neve non fosse completamente scomparsa. Il cielo, Mendel non poteva scorgerlo dalla sua finestra. Ma sapeva che era un cielo buio. In tutte le finestre di fronte vedeva il riflesso giallo-rossastro delle lampade. Buio era il cielo. Buio era in tutte le stanze.
Di lì a poco si aprì qua e là qualche finestra, si affacciarono le vicine a stendere lenzuoli e coperte rosse e bianche e nudi cuscini giallognoli senza federa. A un tratto tutta la via era gaia e piena di colori. Le vicine si chiamavano a voce alta scambiandosi saluti. Dall’interno delle stanze veniva un acciottolio di piatti misto a strilli di bambini. Si sarebbe potuto credere d’essere in pace se dal negozio degli Skowronnek le marce di guerra sui fonografi non fossero risonate con grande strepito per tutta la viuzza.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Una storia dove c’è tutto: l’amore e l’odio, la guerra e la fede, la felicità e la noia, il sentimento di patria e la patria lontana. Un buon romanzo anche se certamente non obbligatorio.

29 ottobre 2007 Nessun commento

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29 ottobre 2007 Nessun commento
da “Mirrors (Diari – XII parte)” di Cheeslaw Kiriowski
 
La curiosità è così umana, spunta sempre fuori, anche quando non vorremmo, anche per cose che magari riterremmo inutili e invece rimangono lì, a stuzzicare sottopelle.
*
La mia cattiveria, spesso e per fortuna solo immaginata, è spaventosamente e terribilmente umana.
*
Quando troverò la mia voce?
[…]
*
L’amante non ama, desidera.
*
Come fare a credere in una persona, quando sai che ti tradisci ogni giorno?
*
Se fossi realmente razionale o pessimista o cinico fino in fondo, starei MOLTO meglio. Sarei in grado di ferire senza sentire il taglio nella mia carne, sarei in grado di venire deriso senza il gusto amaro della vendetta, sarei qualcosa di definito, magari addirittura definitivo.
*
Così va la vita, tra incomprensioni per altri grandi quanto un saluto e per te capaci di divorarti in uno sbadiglio.
*
10 settembre 2007
Voglio tornare ad essere sincero, vulnerabile.
*
Tutte le volte che assisto all’incontro furtivo tra due amici e sento la classica frase “Dai, vediamoci, ho un sacco di novità da raccontarti”, mi domando cosa possa essere considerata una novità e cosa no, ma soprattutto perché io non dica mai una frase del genere?
*
Ho aperto così tante parentesi in vita mia che non so se e quando (mai?) riuscirò a chiudere la prima.
*
Le parole per una volta tanto non servono, non sono in grado di costruire recinti da cavia. Eppure, seguendole, alla fine ti ritrovi sempre lì, in un labirinto per topi da laboratorio.
*
Dovremmo capire davvero. Se non altro perché altrimenti l’alternativa quale sarebbe? Potremmo ritrovarci ad aver rivolto e sprecato le nostre energie su qualcosa che si rivela sbagliato e aver perso, magari, la nostra occasione che non siamo riusciti a vedere, troppo impegnati in una battaglia che sapevamo di perdere, ma che ci siamo ostinati a combattere.
*
Sono sempre così terribilmente critico nei miei confronti, perché così facendo almeno posso illudermi di essere in una continua fase di miglioramento di me stesso.

27 ottobre 2007 Nessun commento

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26 ottobre 2007 Nessun commento
Ho sposato un comunista
di Philip Roth
– Einaudi - 
 
Uomini capaci di parlare di baseball e pugilato mentre parlavano di libri. E capaci di parlare di libri come se in un libro ci fosse qualcosa in gioco. Che non aprivano un libro per adorarlo o per sentirsene nobilitati o per dimenticare il mondo che li circondava. No, che boxavano col libro.
*
Erano quasi le tre quando mollò la presa sulla mia attenzione. Il suo modo di costringerti ad ascoltare era straordinario e somigliava molto a una promessa che ti faceva silenziosamente, di non metterti in pericolo alla condizione che tu ti concentrassi su ogni singola parola.
*
Non credere che gli seccasse diventare una persona importante. E’ una cosa alla quale la gente sembra in grado di adattarsi in circa settantadue ore, e in genere l’effetto è corroborante. All’improvviso tutto si impregna di possibilità, tutto si muove, tutto pare imminente.
*
La politica è la grande generalizzatrice, – mi diceva Leo, – e la letteratura è la grande particolareggiatrice, e non soltanto esse sono tra loro in relazione inversa, ma hanno addirittura un rapporto antagonistico. Per la politica, la letteratura è decadente, molle, irrilevante, fastidiosa, ostinata, noiosa, una cosa che non ha senso e che non dovrebbe neppure esistere. Perché? Perché la letteratura è l’impulso a entrare nei particolari. Come puoi essere un artista e rinunciare alle sfumature? Ma come puoi essere un politico e permettere le sfumature? Come artista, le sfumature sono il tuo dovere. Il tuo dovere è non semplificare. Anche se tu dovessi scegliere di scrivere nel modo più semplice, alla Hemingway, resta il dovere di dare la sfumatura, spiegare la complicazione, suggerire la contraddizione. Non cancellare la contraddizione, non negare la contraddizione, ma vedere dove, all’interno della contraddizione, si colloca lo straziato essere umano. Tener conto del caos, farlo entrare. Devi farlo entrare.
*
Forse, a dispetto dell’ideologia, della politica e della storia, ogni vera castrone è, nel nocciolo, sempre un patetico dramma personale. Non si può criticare la vita perché qualche volta non le riesce di banalizzare la gente. Devi toglierti il cappello davanti a lei e alle tecniche di cui dispone per privare un uomo del suo significato e svuotarlo totalmente del suo orgoglio.
*
Era, semplicemente, la cosa più facile da fare. Era peggio che facile. Era automatica.
*
La vendetta, – annunciò Murray. – Nulla di più grande, nella gente, e nulla di più piccolo, nulla di più audacemente creativo, anche nelle persone più comuni, del lavorio della vendetta. E nulla di più spietatamente creativo, anche nei più raffinati tra i raffinati, del lavorio del tradimento.
*
Ma appena desideri appassionatamente una cosa sulla quale non puoi esercitare alcun controllo, sei alla vigilia di una grossa delusione: ti stai preparando a farti mettere in ginocchio.
*
Quando ti liberi, come ho cercato io, di tutte le illusioni più evidenti (la religione, l’ideologia, il comunismo), ti resta sempre il mito della tua bontà. Che è l’ultima illusione.
*
Per me erano tutti, a modo loro, figure straordinarie, personaggi con i quali misurarsi, mentori che incarnavano o imbracciavano idee valide e che m’insegnarono per primi a orientarmi nel mondo e nelle sue pretese, i genitori adottivi che, ciascuno al suo momento, dovevano poi essere scartati insieme alla loro eredità, dovevano sparire, cedendo il passo a quella condizione di orfano totale che è l’età virile. Quando sei dentro a questa storia tutto solo.
*
Con Ira, tutto quel che c’era di emotivo doveva essere sovrabbondante. Quando trovava il suo bersaglio, Ira apriva il fuoco.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un romanzo che mi è piaciuto molto per l’ambivalenza tra situazione generale, la società borghese e l’anticomunismo americano del periodo, e quella personale, la figura di Iron Rinn e quella più marginale di suo fratello. Molto meno quando il metodo narrativo del ricordo, soprattutto nella seconda metà del libro, conquista la scena quasi totalmente e il ritmo spesso si perde, appesantendo la lettura.

25 ottobre 2007 1 commento

Tutto ciò  che si  perfeziona in  virtù del progresso è anche destinato a morire in virtù del progresso.

B. Pascal

25 ottobre 2007 4 commenti

PUNTATA DEL 17.10.07
 

Canadians – A sky with no stars (A sky with no stars)
 
My Awesome Mixtape – The Saint Valentine’s day massacre (My lonely and sad Waterloo)
The Seedy Seeds – Earned average dance America (Change States!)
 
Los Campesinos! – You! Me! Dancing (Sticking fingers into sockets)
The Broken Family Band – Leaps (Hello love)

 

Mobius Band – Control (Heaven)

Traffic Island – Long Island (Enough is enough)

 

Dartz! – Fantastic apparatus (This is my ship)

The Robocop Kraus – Automotive man (Blunders and mistakes)

 

The Coral – In the rain (Roots & echoes)
The Thrills – No more empty words (Teenager)

 

Beirut – Nantes (The flying cup club)

José González – Time to send someone away (In our nature)

 

Dente – Chiedo (Non c’è due senza te)
Radiohead – Videotape (In rainbows)
 
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]

24 ottobre 2007 Nessun commento
3 x 2
 
Say Hi - The wishes and the glitch 
 
 Say Hi – Shakes her shoulders
 
 
 
 Say Hi – Bluetime
 
 
 
 
 
 
 Buen Chico – Great pleasures
 
 
 
She Wants Revenge - This is forever 
 
 She Wants Revenge – Written in blood
 
 
 
 She Wants Revenge – Pretend the world has ended
 
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24 ottobre 2007 Nessun commento
IN VISIONE
 
Il destino nel nome
(India, U.S.A. – 2006)
 
di Mira Nair
con Irrfan Khan, Jacinda Barrett, Kal Penn, Tabassum Hasmi, Zuleikha Robinson, Jessica Blank, Gary Cowling
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Buon film che narra la saga di una famiglia bengalese e del loro figlio che sposandosi con una sua conterranea si trasferisce a NY, fino ad arrivare ad affrontare il confronto, tra “americanizzazione” e radici, dei figli dei figli.

23 ottobre 2007 9 commenti
STOP ALLE TELEFONATE!
(Ombralonga 2007)
 
L’Ombralonga prende una brutta piega se all’arrivo in piazza degli Alpini, verso metà pomeriggio, la prima cosa che fai è diventare amico di un “pennuto dispensatore di ombre” (trent’anni e altrettanti chili di massa corporea di differenza), con il quale non solo fai un brindisi ogni volta che passi da lì, ma che alla fine inizia a offrire ombre doppie e panini volanti.
 
L’Ombralonga invece si DEVE chiudere quando tornando per la milionesima volta dal tuo amico alpino, ti guarda con espressione preoccupata e ti dice – “Nooo, ancora tu!” – e alla tua rassicurazione che questa è veramente l’ultima, con una scrollata di spalle si gira barcollando vistosamente per versare il nostro ultimo brindisi (e se barcolla lui, io dovrei tornare in Piazza dei Signori, dove mi aspettano gli altri per intraprendere il viaggio di ritorno, camminando sulle mani…).
 
[Questo post è stato gentilmente offerto dalla “grappa del nonno”, grazie a lei abbiamo sconfitto il freddo siberiano di sabato notte]

“Le città invisibili” di Italo Calvino

23 ottobre 2007 5 commenti
Le città invisibili
di Italo Calvino
- Mondadori –  
 
La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva per la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso; forse di Irene ho già parlato sotto altri nomi, forse non ho parlato che di Irene.
*
Tornando dalla sua ultima missione Marco Polo trovò il Kan che lo attendeva seduto davanti a una scacchiera. Con un gesto lo invitò a sedersi di fronte a lui e a descrivergli col solo aiuto degli scacchi le città che aveva visitato. Il veneziano non si perse d’animo. Gli scacchi del Gran Kan erano grandi pezzi d’avorio levigato: disponendo sulla scacchiera torri incombenti e cavalli ombrosi, addensando sciami di pedine, tracciando viali dritti o obliqui come l’incedere della regina, Marco ricreava le prospettive e gli spazi di città bianche e nere nelle notti di luna.
Al contemplare questi paesaggi notturni, Kublai rifletteva sull’ordine invisibile che regge le città, sulle regole cui risponde il loro sorgere e prender forma e prosperare e adattarsi alle stagioni e intristire e cadere in rovina. Alle volte gli sembrava di essere sul punto di scoprire un sistema coerente e armonioso che sottostava alle infinite difformità e disarmonie, ma nessun modello reggeva il confronto con quello del gioco degli scacchi. Forse, anziché scervellarsi a evocare col magro ausilio dei pezzi d’avorio visioni comunque destinate all’oblio, bastava giocare una partita secondo le regole, e contemplare ogni successivo stato della scacchiera come una delle innumerevoli forme che il sistema delle forme mette insieme e distrugge.
*
Di quest’onda che rifluisce dai ricordi la città s’imbeve come una spugna e si dilata. Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli corrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.
*
Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
- Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
- IL ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea d’aro che esse formano.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? E’ solo dell’arco che m’importa.
Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.
*
Si arriva a un momento nella vita in cui tra la gente che si è conosciuta i morti sono più dei vivi. E la mente si rifiuta d’accettare altre fisionomie, altre espressioni: su tutte le facce nuove che incontra, imprime i vecchi calchi, per ognuna trova la maschera che s’adatta di più.
*
A tutte queste cose egli pensava quando desiderava una città. Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono giù ricordi.
*
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando assieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non è sicuramente tra i miei scrittori preferiti e questo libro ancora meno, troppo lontano dal “mio genere”, però non si più negare la prima qualità narratrice di Italo Calvino.
In particolare mi hanno colpito i seguenti capitoli: Le città e gli occhi 1, Le città e gli scambi 2, Le città continue 1 & Le città e i morti 1.
“Ma tutte queste pagine insieme non facevano un libro: un libro (io credo) è qualcosa con un principio e una fine (anche se non è un romanzo in senso stretto), è uno spazio in cui il lettore deve entrare, girare, magari perdersi, ma a un certo punto trovare un’uscita, o magari parecchie uscite, la possibilità d’aprirsi una strada per venirne fuori.”
“… libri che diventano come continenti immaginari in cui altre opere letterarie troveranno il loro spazio; continenti dell’altrove, oggi che l’altrove si può dire che non esista più, e tutto il mondo tende a uniformarsi.” – dalla presentazione dell’autore stesso.

22 ottobre 2007 2 commenti
La vita è una continua deviazione che non ci permette neppure di prendere coscienza della direzione da cui si allontana.
 
F.
Kafka

20 ottobre 2007 13 commenti
UNO, DUE, TRE, QUATTRO … … ENTA!
 
E quando ci arrivi non credi, o forse non sai, di aver raggiunto qualcosa. Probabilmente la conquista più grande, tangibile, solida, è quel prefisso “in” davanti all’aggettivo determinato. Non che la cosa ti soddisfi tanto, anche se con i tempi che corrono… – direbbe l’intervistato di turno, perchè per il classico e perverso gioco di causa ed effetto, alla fine quell’indeterminatezza adesso copre un po’ tutto il resto.
 
°°°
 
WORK IN PROGRESS
 
“Quando desideri con tutto il cuore che qualcuno ti ami, dentro ti si radica una follia che toglie ogni senso agli alberi, all’acqua e alla terra. E per te non esiste più nulla, eccetto quell’inesistente, profondo, amaro bisogno. Ed è un sentimento comune a tutti, dalla nascita alla morte”
 
Denton Welch, Diario 8 maggio 1944 ore 23.15
 
“Perché resta sempre e solo un altro giorno per svultare”
 
Sangue Misto
 
LAVORO A DOMICILIO
Stipendio minimo garantito di un milione, lavorando direttamente a casa vostra. Componi collane per noi, un lavoro semplice, veloce e redditizio. 
Versare 35.500 lire sul c/c XXXXXXX per ricevere il pacco con il kit per iniziare.
-
Sarò stato pazzo o semplicemente coglione, ma in una giornata delle mie, dove avevo poco o niente da fare, ci avevo pure pensato. Peggio, avevo spedito i soldi. Un momento di allucinazione totale: mi ero visto in poltrona, coperta sulle gambe, un camino scoppiettante e la mia figura, ricca e felice, che infila perline di saggezza.
Dopo qualche settimana di attese snervanti e assalti al postino, il pacco era arrivato. L’avevo preso, come un bambino si avventa sui regali di natale, e con immutata voracità e aspettativa lo aveva scartato.
Sorpresa. Brutta sorpresa.
Mille piccole palline di vetroresina erano cadute sul pavimento dell’ingresso e le poche che erano rimaste nel pacco si perdevano in un groviglio di fili sottilissimi.
Ci avevo pure provato, seduto in poltrona, a dare peso alle mie fantasie, ma neanche una, non una collana confezionata prima di vedere il pacco scivolare dalle mie mani verso il sacco nero della spazzatura.
 
CONTINUA …
 
°°°

Sopra l’inizio di un racconto (versione riveduta e notevolmente ampliata di quello inserito in questa raccolta) che è stato on-line fino a pochi minuti fa e che adesso, per questioni di fruibilità del blog, se volete leggere potete scaricare QUI.

Ringrazio tutti quelli che in qualche modo sono entrati in contatto con il sottoscritto, o una delle sue molteplici alterazioni, durante questi giorni di “altalena emozionale”.

19 ottobre 2007 5 commenti
X* &… l’ignoranza
 
“I have a dream. Come disse quel tipo là”.
 
 
* Rettore dell’Università Bocconi
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“Non è un paese per vecchi” di Cormac McCarthy

19 ottobre 2007 6 commenti
Non è un paese per vecchi
di Cormac McCarthy
– Einaudi -
 
Il sole si stava sciogliendo fra le basse colline azzurre di fronte a lui. Colava via lentamente come sangue. Sul deserto cadevano le ombre fresche del crepuscolo.
*
Le storie si tramandano e la verità si tradisce. Come si suol dire. E probabilmente c’è chi pensa che ciò vuol dire che la verità non è abbastanza forte. Ma si sbaglia. Secondo me, dopo che tutte le bugie sono state dette e dimenticate, la verità resta ancora lì. Non va da nessuna parte e non cambia da un momento all’altro. Non si può corrompere, così come non si può salare il sale. Non si può corrompere perché è quello che è. E’ la cosa di cui stai parlando. L’ho sentita paragonare a una roccia – forse nella bibbia – e sarei anche d’accordo. Ma la verità resterò qui anche quando la roccia non ci sarà più. Sono sicuro che qualcuno non sarebbe d’accordo con questa idea. Parecchia gente, anzi. Ma questa gente non sono mai riuscito a capire in cosa creda.
*
L’ho detto tante volte ai miei vice: uno aggiusta quello che può aggiustare, e il resto lo lascia perdere. Se non ci si può fare niente, non è neanche un problema. E’ solo un’angoscia.
*
Arrivarono le bistecche. Lui la guardò mangiare. Qualcuno sa dove sei?, le chiese.
Come?
Ti ho chiesto se qualcuno sa dove sei.
Tipo chi?
Tipo chiunque.
Tu.
Io non so dove sei, perché non so chi sei.
Be’, allora siamo in due.
Perché, tu non sai chi sei?
No, cretino. Non so chi sei tu.
Be’, allora lasciamo le cose così e siamo pari, okay?
Okay. Perché me l’hai chiesto?
Moss tirò su il sugo della bistecca con mezzo panino. Me l’aspettavo che fosse così. Ma per te è un lusso, per me una necessità.
Perché? C’è qualcuno che ti dà la caccia?
Può darsi.
Comunque mi piace che sia così, disse lei. Su questo hai ragione.
Non ci vuole molto a prenderci gusto, eh?
No, disse lei. Infatti.
Be’, non è facile come sembra. Te ne accorgerai.
E perché?
C’è sempre qualcuno che sa dove sei. Che sa dove sei e perché. Con una buona approssimazione.
Intendi Dio?
No, intendo te.
Lei riprese a mangiare. Be’, disse. Saresti proprio messo male se non sapessi dove sei.
Non lo so. Tu credi?
Non lo so.
Immagina di stare in un posto che non sai dov’è. La cosa che non sai in realtà, è dove rimane quel posto rispetto a un altro, o quanto è lontano. Ma questo non cambia nulla rispetto al posto in cui sei.
[…]
Lui la guardò. Dopo un po’ disse: Il problema non è sapere dove sei. Il problema è pensare che ci sei arrivato senza portarti dietro niente. Questa tua idea di ricominciare daccapo. Che poi ce l’abbiamo un po’ tutti. Non si ricomincia mai daccapo. Ecco qual è il problema. Ecco qual è il problema. Ogni passo che fai è per sempre. Non lo puoi annullare. Non puoi annullare niente. Capisci cosa intendo?
Penso di sì.
Lo so che non capisci, ma fammi provare a spiegartelo un’altra volta. Tu credi che quando ti svegli la mattina quello che è successo ieri non conta. Che altro c’è? La tua vita è fatta dei giorni che hai vissuto. Non c’è altro. Magari pensi di poter scappare via e cambiare come o non so cosa. Di ricominciare daccapo. E poi una mattina ti svegli, guardi il soffitto e indovina chi è la persona sdraiata nel letto?
Lei annuì.
*
… di sfortuna ce n’è tanta, al mondo. Se non te ne vai prima del tempo, di sicuro ti becchi la tua parte.
*
Fidati di me, disse Moss.
Non sopporto questa frase, disse il tassista. Non l’ho mai sopportata.
Tu l’hai mai detta?
Sì. L’ho detta. Ecco perché so quanto vale.
*
Non stava a me la scelta. Ogni momento della tua vita rappresenta una svolta e una scelta. A un certo punto hai compiuto una scelta. E tutto è andato di conseguenza. La contabilità è precisa. La forma è tracciata. Nessuna linea può essere cancellata. Non credevo assolutamente che potessi influenzare una moneta in tuo favore. Come avresti potuto? La strada di una persona nel mondo cambia raramente, e ancora più raramente cambia all’improvviso. E la direzione della tua strada si vedeva fin dall’inizio.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Questo romanzo è la dimostrazione che prima di tutto un’opera letteraria dev’essere scritta bene, poi si può sindacare sul proprio gusto e le proprie preferenze per una tematica o tipologia di narrazione piuttosto che altre.
Nonostante McCarthy parli di sceriffi, narco-trafficanti, cowboy del ventunesimo secolo, inseguimenti e sparatorie, il libro scivola via che è un piacere, grazie a un ritmo fluido e dialoghi scritti magistralmente.

18 ottobre 2007 3 commenti
DI TUTTO UN PO’P
 
Sezione: Prossimamente
 
Ottobre
24 ottobre – Boys Noize @ Hollywood
24 ottobre – Mixtapes & Cellmates @ Rocket
25 ottobre – Dente + Le Luci Della Centrale Elettrica @ La Casa 139
26 ottobre – Edwood @ La Casa 139
27 ottobre – Trentmoller @ Maderna 13
29 ottobre – Bonde Do Role @ Magnolia
 
Novembre
02 novembre – Port Royal @ Garage
02 novembre – Amari @ Magnolia
03 novembre – A Classic Education + Fanfarlo @ La Casa 139
06 novembre – Laura Gibson @ S’Agapò
09 novembre – Annie Hall @ Fun House
11 novembre - Fabrizio Coppola @ Il Circolino di M. Comense (CO)
12 novembre – Asobi Seksu @ Musicdrome
14 novembre – Jason Molina + Dente @ Magnolia
15 novembre – The Fiery Furnaces @ Musicdorme
15 novembre – The Go! Team @ Magazzini Generali
15 novembre – José Gonzalez @ Garage
20 novembre – You Say Party! We Say Die! @ Rocket
20 novembre – Cocorosie @ Rainbow
21 novembre – The National @ Musicdrome
22 novembre – The Wombats @ Rocket
25 novembre – Au Revoir Simone @ La Casa 139
29 novembre – The Coral @ Magazzini Generali
 
Dicembre
03 dicembre – Mum @ Magazzini Generali
13 dicembre – Moltheni @ La Casa 139
 
Sezione: Il mercatino
 
In vendita a prezzo da concordare i seguenti prodotti (per informazioni o altro scrivete alla mail che trovate in alto, nella colonna di sinistra):

 
Radio/Giradischi Schaub Lorenz anni ‘50, ottimo stato.
 

Navigatore satellitare Garmin Nuvi 610, il proprietario informa che è provvvisto di software autovelox ed informazioni traffico.

 

18 ottobre 2007 Nessun commento

PUNTATA DEL 17.10.07
(prima puntata della nuova stagione)
 
Edwood – People (Punk music during the sleep)
 
Tunng – Bullets (Good arrows)
 
Those Dancing Days – Hitten (Those Dancing Days)
Saturday Looks Good To Me – Edison girls (Fill up the room)
 
Robbers On High Street – Crown Victoria (Grand animals)
The Rumble Strips – Time (Girls and weather)
 
Trabant – 178 p.c. (Music 4 losers)
 
Kubichek – Just shut it down (Not enough night)
Moving Units – Dark walls (Hexes foe exes)
 
The Rentals – Little bit of you in everything (Last little life)
Jens Lekman – Friday night at the drive-in bingo (Night falls over Kortedala)
 
Ola Podrida – Jordanna (Ola Podrida)
Iron & Wine – Resurrection fern (The sheperd’s dog)
 
 
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]

17 ottobre 2007 Nessun commento

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