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Archivio per luglio 2007

27 luglio 2007 6 commenti

Marthe Wéry. Sans titre, 1998. Acrylique sur bois. 59 x 51 cm

BLOG IN PAUSA 
(un’altra meta, un altro viaggio)

 
Cercando di lasciare quasi tutto a casa (magari non nel freezer), sperando di tornare con le pile cariche (ora al minimo indispensabile per mantenermi in piedi almeno 10 ore) e sapendo che il movimento, il cambiamento, può solo fare… STATE BENE.
 
P.S. Visto che non sarò presente, colgo l’occasione per fare gli auguri in anticipo a: Serena, Bett, Letizia e Raffaello

 

 

 [ripresa delle attività prevista verso il 27 agosto]

3 x 2
( – 2 )
 
 
Miracle Fortress - Five roses 
 
 Miracle Fortress – Poetaster
 
 
 
 Miracle Fortress – Little trees
 
 
 
Ra Ra Riot - Ra Ra Riot (ep) 
 
 Ra Ra Riot – Each year
 
 
 
 Ra Ra Riot – Dying is fine
 
 
 
The Sterns - Sinners sick together 
 
 The Sterns – Supreme girl
 
 
 
 The Sterns – Twenty-three hours
 
 
 
 
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da “Sacra fame dell’oro” di Ernesto Aloia – minimumfax
 
Potevamo anche essere noi a comparire in scena, ma era il passato che scriveva il copione e suggeriva le battute, e perché le repliche continuassero bisognava essere rispettosi nei suoi confronti.
*
Dopo dodici anni di matrimonio e di vita in quella casa, Eugenio si svegliava a tre quarti della notte chiedendosi dov’era. Si alzava, si orientava, la domanda perdeva il suo senso meramente spaziale, diventava universale abbracciando il tempo, le cause, gli effetti e le identità.
Dopo dodici anni insieme gli pareva di non sapere più dove finisse lui e dove iniziasse Claudia. Flusso di identità gli sembrava un’espressione appropriata. Lo scambio reciproco e quotidiano tra due persone che vivono insieme che finisce per rendere labili e sfocati i contorni delle loro individualità.
*
Delfina abitava in un rione di case popolari all’estrema periferia. Palazzi raggruppati attorno a un cortile e dall’altra parte della strada niente, sterpaglie, fango, mucchi di spazzatura punteggiati dal bianco osseo di vecchi frigoriferi e water, un terreno attraversato dalle ruspe – dunque un niente in procinto di diventare qualcosa, altri palazzi, altri panni alle finestre, altre antenne sui tetti, strade, incroci, semafori. Presto il confine della città avrebbe fatto un altro passo verso le montagne.
*
“Neanche io mi ricordo cosa pensavo a vent’anni”, disse il cieco. “Quando ci provo mi sembra di essere un ladro che cerca di entrare di nascosto in casa di un altro”.
*
Antonio si riempì la bocca di pane. Odiava quei dialoghi assurdi, le recriminazioni che i suoi genitori pretendevano di far passare attraverso di lui come messaggi tra nazioni in guerra consegnati all’ambasciata di un paese neutrale.
*
Eugenio ripensò a suo padre: le cose potevano solo peggiorare. Suo padre che dopo pranzo litigava con il giornale. Lo apriva a forza, lo stendeva sul tavolo davanti a sé con violenza e destrezza calcolate, come un lottatore che mette al tappeto l’avversario, e a bassa voce malediceva le notizie, rivoltava le loro falsità, salutava con soddisfazione le conferme che portavano alla sua visione di un disfacimento perenne, inarrestabile. Era un pensiero lacunoso e incoerente e, se fosse stato meno amareggiato e furioso, il padre sarebbe stato abbastanza intelligente da ammetterlo. Perché se davvero le cose non avevano mai fatto altro che guastarsi, se ogni nuovo giorno non era mai stato altro che uno sbocciare di colpe passate, doveva essere esistito all’inizio – per quanto precario e instabile, la quintessenza della transitorietà – doveva esserci stato un momento originario in cui il mondo aveva trattenuto il fiato, immobile per una piccolezza incalcolabile di tempo nella sua perfezione. L’età dell’oro, il tempo prima di. E invece niente. Suo padre non ci credeva. Perlomeno, non ne aveva mai parlato. Quello che mancava alla sua visione – un disegno di portata universale, che abbracciava l’intero svolgersi del tempo – era la felicità come punto di partenza o arrivo.
*
Il passato aveva perso il suo potere ed era, per la prima volta, un mondo spento alle sue spalle, che non meritava un’occhiata di più.
*
La pubblicità quando è fatta bene non si accontenta di dirci cosa dovremmo comprare. Ci mostra come dovremmo essere. Rispetto ai personaggi della pubblicità siamo tutti deformità e ammaccature. Davanti a uno spot ben fatto proviamo tutti la nostalgia dell’età dell’oro.
*
Eugenio sentiva il mutamento nello sguardo, da qualche parte dietro gli occhi: se fino a ieri aveva cercato di affondare dietro le cose – il suo punto focale sempre collocato in altri luoghi e momenti – ora invece non chiedeva che la superficie.
*
Le nostre aspettative lievitavano giorno dopo giorno e io sapevo che andavano tenute a bada con la frusta.
*
“Quando si dice il caso”.
“Voi ci credete?”
“Non è che uno crede nel caso. Il caso è quello che resta quando si sono scartate le altre possibilità”.
*
Niente lo faceva sentire solo come il cielo stellato ma niente lo faceva sentire altrettanto importante. La sua testa era il perno su cui ruotava la notte e lui era in piedi nel centro immobile del tempo.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Niente di rivoluzionario in questi quattro racconti, ma due (Locuste, il migliore della raccolta, e La situazione) riescono nell’intento di dipingere almeno qualche lato della società in cui sono ambientati, quali sono le dinamiche che muovono la maggior parte delle persone all’interno di essa. Non male anche quando lo sguardo si rivolge al passato come in Missilistica per dilettanti, mentre Punto di domanda proprio non mi è piaciuto.

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24 luglio 2007 6 commenti
 IN VISIONE

I soliti ignoti
(Italia – 1958)

di Mario Monicelli
con Vittorio Gassman, Renato Salvatori, Memmo Carotenuto, Rosanna Rory, Carla Gravina, Claudia Cardinale, Carlo Pisacane, Tiberio Murgia, Totò
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un Classico recuperato.
 
 

23 luglio 2007 1 commento
La vita è sogno e saggio è chi sa godersi l’immaginazione con innocenza.
 

Oliver Goldsmith

da “L’invenzione della solitudine” di Paul Auster – Einaudi
(seconda e ultima parte)
 
Dato il curioso rapporto che aveva con il denaro (desiderio di arricchirsi, incapacità di spendere) non sorprende più di tanto che abbia trascorso la vita fra i poveri. Paragonato a loro era un uomo di immensa ricchezza; inoltre, passando le giornate fra gente che non possedeva quasi nulla, poteva tenere d’occhio la cosa che più temeva al mondo: essere al verde. Ciò conferiva la quadro la giusta prospettiva. Non si considerava spilorcio, ma assennato. Un uomo che conosce il valore di un dollaro. Doveva essere vigile: solo questo l’avrebbe tenuto lontano dall’incubo della povertà.
*
Una sera, senza motivo, uscì a fare un giro per le strade senza vita intorno alla Cinquantesima Ovest e approdò in un topless bar. Mentre era seduto a bere una birra, a un tratto si trovò di fianco una ragazza voluttuosamente nuda, che gli si accostò furtiva e cominciò a descrivergli tutte le porcate che gli avrebbe fatto se lui l’avesse pagata per andare “nella stanza sul retro”. In quell’approccio c’era un qualcosa di così scopertamente comico e terra-terra che alla fine accettò la proposta. Concordarono che lei gli succhiasse il pene, dato che vantava uno straordinario talento per la specialità: e in effetti vi si gettò con un entusiasmo tale da lasciarlo basito. Le venne quasi subito nella bocca, con un lungo e palpitante zampillo di seme, e proprio in quell’istante ebbe la seguente illuminazione, che poi ha continuato a irraggiarsi in lui: ogni eiaculazione contiene vari miliardi si spermatozoi – più o meno lo stesso numero della popolazione mondiale -, il che significa che ogni uomo ha in sé la potenzialità di tutto un mondo. E che in linea teorica saprebbe riprodurre tutta la gamma delle possibilità: una covata di idioti e di geni, belli e deformi, santi, catatonici, ladri, agenti di borsa e funamboli. Di conseguenza ogni uomo è il mondo intero, e reca nei suoi geni la memoria di tutta la specie.
*
Il suo modo di parlare era particolarmente ricercato. Un asciugamano non era mai un semplice asciugamano, ma una serviette. Un drogato, era un “tossicomane”. Non diceva mai “Ho visto…”, ma “Ho avuto l’opportunità di osservare…” Così facendo, riusciva a dilatare la parola tramutandola in un luogo più fascinoso ed esotico, riservato a lui stesso.

20 luglio 2007 3 commenti
Soltanto ciò che non insegna, ciò che non chiede a gran voce, ciò che non convince, ciò che non accondiscende, ciò che non spiega è irresistibile.
 
William Butler Yeats

20 luglio 2007 2 commenti
da “Tempo scaduto” di Aa.Vv. – Eumeswil Edizioni
 
Lo ammetto, ho sbirciato.
Relegato ancora allo stato di ipotesi, ho provato a guardar fuori nello spazio che sarà il mio, regno di giorni numerati che si susseguiranno senz’altro senso che il proprio scorrere. Il mondo, là fuori, sfericamente confinato in un angolino di universo minuscolo e insiginificante. L’entusiasmo dell’attesa si è dissolto in un momento, dispeso da visioni troppo rapide e troppo cariche di angoscia per poter essere vere. Una serie di flesh accecanti, come impazziti, privi di qualsiasi riferimento geografico. Non riesco a dar nome a ciò che ho visto.
*
Trovo del tutto fuori luogo l’eccessiva voglia di dire, l’eccessiva necessità di comunicare, una parola che bisognerebbe imparare a pronunciare, poi, solo dopo, imparare a usare.
*
Quando Angela e io facciamo l’amore, le stanze dei motel in cui ci incontriamo si colmano di una fragranza che è sua solamente. Mi annullo in lei al punto che smetto di esalare a mia volta un odore.
*
Il potere, quello vero, è fatto di gesti, è basato sulla coscienza di sé inequivocabilmente atratta dal dominio sugli altri.
*
Stavo pensando alla sabbia comne si pensa in maniera totale e piccola alle mani di un neonato.
Come non si riesce a stringerla tra le dita, la sabbia, come graffia la pelle, come scappa, dove.
Stavo pensando alla sabbia come a te, e la differenza non è che un granello in più o in meno, o uguale. Cioè gli stessi granelli che servono a fare un castello.
Gli stessi che servono a fare un cumulo di macerie del castello dopo che è passata l’onda.
Volevo dire come stringfere gli affetti si addomesticano le dita e passano tra le falangi le cose che serriamo.
Bisogna stringere con cura, a volte terribilmente piano, le persone che ci stanno accanto.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Dedica di un anno qualsiasi & Loretta i racconti migliori.

19 luglio 2007 3 commenti

Questo pezzo ci sarebbe stato bene su “Ho finito le piastrine“. Poi quanto è dolce e bella la cantante?

Certo che mi accontenterei anche della mora al suo fianco.

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3 x 2
 
Tunng – Good arrows 
 
 Tunng – Arms
 
 
 
 Tunng – Bullets *
 
 
 
Whitey – Great shakes 
 
 Whitey – Don’t forget yourself
 
 
 
 
 
 
Dartz! – This is my ship 
 
 Dartz! – Laser eyes
 
 
 

 Dartz! – One, twice, again!
 
 
 
* Canzone repeat

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18 luglio 2007 1 commento
Il caso dà i pensieri e il caso li toglie: non c’è nessun’arte né per conservare né per acquisire.
Pensiero sfuggitomi: lo volevo scrivere; scrivo invece che mi è sfuggito.

 

Blaise Pascal

 

IN VISIONE

Sunshine
(Gran Bretagna – 2007)

di Danny Boyle
con Hiroyuki Sanada, Mark Strong, Benedict Wong, Cillian Murphy, Cliff Curtis, Michelle Yeoh, Troy Garity, Chris Evans, Rose Byrne

Postilla squisitamente PERSONALE
Qualche spunto non male, soprattutto nella prima mezz’ora, ma nel complesso il film non mi è piaciuto.

 
Non si sevizia un paperino
(Italia – 1972)

di Lucio Fulci
con Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Tomas Milian, Irene Papas, Marc Porel, Georges Wilson, Antonello Campodifiori, Ugo D’Alessio, Virgilio Gazzolo

Postilla squisitamente PERSONALE
Buon film, anche se la scena finale avrebbero potuto risparmiarsela. 

 
 
Le colline hanno gli occhi 2
(U.S.A. – 2007)

di Martin Weisz
con Michael McMillian, Jessica Stroup, Daniella Alonso, Jacob Vargas, Lee Thompson Young, Ben Crowley, Eric Edelstein, Flex Alexander

Postilla squisitamente PERSONALE
Come per il primo episodio, trattasi di rimasugli da fondo hard disk.
Come per il primo epiosdio, che boiata!

17 luglio 2007 3 commenti
Cocles - Costa RicaZURICH ––>
 
—> AMSTERDAM —>
 
—> MIAMI —>
 
—> SAN JOSE’
 
E’ da ieri mattina che la foto qui a fianco continua a comparire nei miei pensieri giornalieri. Il motivo è semplice, tra le varie mail in arrivo al lunedì, una riguardava due delle tre persone che con me hanno abitato quella casa durante il mese della mia permanenza.
Ormai di tempo ne è passato, ma quello rimane il mio Viaggio, con la V, nonostante ce ne fossero già stati prima (un coast to coast americano, il classico inter-rail, le isole della Grecia) e ne sarebbero arrivati altri (Messico, Malaysia, Venezuela, Spagna/Portogallo, Nicaragua e un’altra volta Costa Rica, Turchia).
 
Mi ricordo l’arrivo dopo una notte insonne passata nel vano tentativo di riuscire a dormire incastrato sotto le sedie dell’aeroporto di Zurigo, visto che i neon delle sale interne non si erano spenti nemmeno alle due, e 18 ore di viaggio transatlantico.
Mi ricordo la macchina ferma sul ciglio dell’autostrada che porta a San Josè con il cofano aperto e il motore fumante, io che pensavo: “Incominciamo bene”.
Mi ricordo le due grate di ferro da oltrepassare per entrare all’Imperial, ostello situato vicino al mercato, non proprio una bella zona come prima immagine di una paese così lontano, non solo geograficamente.
Mi ricordo alla mattina dopo, la reazione del mio corpo, del mio respiro, quando il bus aveva iniziato la discesa verso la costa caraibica, inoltrandosi per una sottile lingua d’asfalto, non sempre asfalto, sovrastata/circondata da un verde immenso, ovunque io guardassi. 
SteMi ricordo la prima impressione di Puerto Viejo con Ste che mi aspettava alla fermata del bus, della beach house di Cocles con la Fede appena alzata ma già pronta a cucinarmi un pasto a base di uova e pancetta, l’arrivo di Luso qualche settimana dopo a far tornare la vita a trio, seppur interamente maschile. Fede
Mi ricordo le reggae night al Bambù e le serate passate semplicemente in amaca a fumare, sparare cazzate e ascoltare le onde poco più in là.
Mi ricordo le lunghe giornate in spiaggia senza niente da fare se non saltare in sella alla bicicletta di Ste, fare qualche chilometro di strada sterrata e fermarsi a quella casa dove si andava a comprare il gelato/ghiacciolo al manì.
Mi ricordo di Paolo, del suo sguardo, dei suoi modi da santone, di quando lo trovavo seduto sullo sciacquone del cesso a fumare in solitaria e di tutti gli altri “personaggi” incontrati in quel mese e mezzo.
Mi ricordo quel brivido di insicurezza quando avevo lasciato la beach house di Cocles per concludere in solitaria gli ultimi quindici giorni del mio Viaggio nell’interno del Costa Rica.
Mi ricordo tanti di quei chilometri di camminate fatti tra cascate, riserve naturali, ponti sospesi, con poco di più che una sopa de pollo in corpo, visto che le finanze iniziavano a scarseggiare.
Mi ricordo un viaggio di ritorno ancora più massacrante di quello d’andata, in balia della non voglia e di pensieri non proprio ottimisti sul mio futuro.
 
Nosara - Costa RicaCi sono tantissime altre cose che ricordo, ma non è adesso il momento per scriverle e soprattutto non era questo l’intento del post, perché quella mail di cui parlavo all’inizio conteneva delle foto, delle foto di un progetto che già ai tempi girava per la testa di questi due miei amici, Ste e Fede, e che adesso è diventato realtà.
Sinceramente non sempre ho creduto in loro, anche perché sono passati anni da quel primo Viaggio e dalle loro prime intenzioni, ma non è questo l’importante, adesso conta solo che una seppur piccolissima parte della loro felicità, io la senta condivisa, un po’ mia (come mi piacerebbe accadesse se dovesse succedere il contrario).
 
Perché alla fine sei un nostalgico cronico se un sabato sera alla domanda “Do you appreciate the small things?” rispondi “They hurt to me”.
 
°°°
 
Portishead – Roads (live @ NYC Roseland)

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
 
Siccome alcuni di voi hanno fatto/stanno facendo fatica a scaricare la seconda parte della compilation "Ho finito le piastrine", di seguito due links alternativi:
 
1 & 2

da “L’invenzione della solitudine” di Paul Auster – Einaudi
(prima parte)
 
Il mondo lo colpiva di rimbalzo, gli sbatteva contro, a volte aderiva a lui, ma non lo attraversava mai.
*
Quella vita gli si confaceva, e capivo perché a matrimonio fallito la riprese. E’ naturale che un uomo che sopporta la vita solo a patto di restarle in superficie si accontenti di non offrire agli altri più che la superficie stessa. Ci sono poche esigenze da soddisfare, non ci si pone in gioco. Al contrario, il matrimonio sbarra le uscite: l’esistenza rimane confinata in uno spazio ristretto, dove si è costretti a rivelarsi in continuazione e, di conseguenza, continuamente forzati a guardarsi dentro, esplorando i propri anditi. Finché l’uscita resta aperta non ci sono problemi: si può sempre scappare. Possiamo evitare confronti spiacevoli, sia con noi stessi sia con gli altri, soltanto allontanandoci.
*
Quando riuscivi finalmente a trovare un terreno comune, lui tirava fuori il badile e cominciava a spalartelo via da sotto i piedi.
*
Vigilia di Natale 1979. La sua vita non sembrava più svolgersi nel presente. Ogni volta che accendeva la radio e ascoltava le notizie del mondo, si trovava a immaginare che le parole descrivessero fatti accaduti tanto tempo fa. Pur vivendo nel presente, era come se lo guardasse dal futuro, e quel presente-passato era così remoto che anche gli orrori del momento, che normalmente lo avrebbero colmato di indignazione, gli sembravano sorpassati, come se la voce alla radio leggesse la cronache di una civiltà sepolta. Successivamente, in un momento di maggior lucidità, avrebbe definito quella sensazione “nostalgia del presente”.
*
La forza della contraddizione, sfrenata, totalmente mistificatoria. Ora capisco che ogni evento è azzerato dall’evento successivo, che ogni pensiero ne genere un altro uguale e contrario. Impossibile affermare qualcosa senza riserve: era buono, era cattivo; era questo, era quello. Tutte le affermazioni sono vere. A volte ho l’impressione di descrivere tre o quattro individui differenti, ciascuno distinto e in contraddizione con gli altri. Frammenti. O l’aneddoto come forma conoscitiva.
*
Per lui il mondo si è ridotto a quella stanza, e fino a quando non sarà riuscito a comprenderla deve restare dov’è. Solo una cosa è certa: finché è lì non può essere altrove. E se non gli riesce di trovare quel luogo, per lui è assurdo pensare di cercarne altri.
*
Come trova straordinario che certe mattine, appena alzato, mentre si china ad allacciarsi le scarpe lo pervada una felicità così intensa, così naturalmente e armoniosamente in sintonia con il mondo, da farlo sentire vivo nel presente, un presente che lo circonda e lo intride, e dilaga in lui con la repentina, straripante consapevolezza di essere vivo. E la felicità che allora scopre in sé è straordinaria, lui trova quelle felicità straordinaria.
*
Ha passato gran parte della vita da adulto camminando per le città, per lo più straniere. Ha passato gran parte della vita da adulto chino su un breve rettangolo di legno, concentrato su un rettangolo di carta bianca ancor più piccolo. Ha passato gran parte della vita da adulto a sedersi, ad alzarsi, a risedersi e a camminare avanti e indietro. Sono questi i limiti del mondo conosciuto. Ascolta. Quando sente qualcosa, si rimette in ascolto. Poi aspetta. Guarda e aspetta. E quando inizia a vedere qualcosa, torna a guardare e aspettare. E i limiti del mondo conosciuto sono questi.
*
Poiché nessuna parola può venire scritta senza prima essere stata vista, e prima di trovare la strada fino alla pagina dev’essere stata parte del corpo, una presenza fisica con cui si è vissuti proprio come viviamo con il nostro cuore, lo stomaco, il cervello.
*
Non un rigo per giorni e giorni.
Nonostante le scuse che mi sono inventato, ho capito che sta succedendo. Più mi avvicino alla conclusione di quello che posso dire, più divento restio a dire qualsiasi cosa. Voglio rimandare il momento di concludere per illudermi di aver appena iniziato, che la parte migliore della storia debba ancora arrivare. Per inutili che possano apparire, queste parole si sono frapposte tra me e un silenzio che continua a sbigottirmi. Quando mi ritroverò addosso quel silenzio, vorrà dire che mio padre è scomparso per sempre.
*
E’ stato. Non sarà mai più. Ricorda.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un libro che è il ricordo di una persona, di un padre. Un ricordo che seppur minato dalla lontananza in vita, non sbiadisce nella morte, anzi.
Buona la prima parte (Ritratto di un uomo invisibile), molto meno la seconda (Il libro della memoria), troppo spezzettata e a volte quasi distaccata.

13 luglio 2007 1 commento

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“Tutto il ferro della torre Eiffel” di Michele Mari

13 luglio 2007 1 commento
Tutto il ferro della torre Eiffel
di Michele Mari
– Einaudi -
 
Sai cos’è per me essere poveri? Annoiarsi. La noia è come un panno grigio che ci copre: ma la sua fodera interna è di mille colori, e se noi sappiamo scendere là sotto vivremo mille vite, come quando sogniamo… E’ la fodera che importa, è per essa che noi attraversiamo gli stati onirici dell’umanità, per essa che un vecchio catalogo di giardinaggio o l’occhio di ceramica di una bambola ricompongono intorno a loro, per estensione, un’intera serie di illuminazioni, perché più l’oggetto è ritagliato dal suo contesto originario, più è solo, più è libero di generare associazioni che non siano elementari e servili, come nei sogni, appunto, dove tutto è verticale perché tutto è obliquo: per questo il vero collezionismo non imprigiona gli oggetti, ma li libera, rendendoli nuovi quanto più sono obsoleti…
*
Per tutto il pomeriggio e per tutta la sera quel nome continuò a ronzargli in testa come un indovinello beffardo, e ancora a letto, nella tenebra, la sua mente vi si aggirava intorno come acqua mulinata da un gorgo.
*
Credimi Max, oggi il nostro compito è ricordare e ritrovare, e lo sarà ancora di più domani per i nostri nipoti: perché ci sono momenti in cui essere con il futuro significa essere con il passato contro il presente; e perché contro l’infernale accelerazione della modernità le rovine e i relitti si ergono, si devono ergere, come barricate rivoluzionarie.
*
… come i morti redivivi, come gli zombies, come la creatura di Frankenstein, anch’essi pagavano la sopravvivenza con un tremendo tributo all’orrore: per questo l’antichità era sempre, sempre! come un incubo per la modernità, perché o era persa e lontana, accademica polvere, o era presente e mostruosa, mostruosa… la stessa mitologia del potere lo dimostrava, Roma antica non era nei volumi di Mommsen, era nell’aquila dei nazisti…
*
- In effetti la modernità è bellissima, basta vederla come una forma di antichità.
- Sai cosa mi piace di te? Che non si capisce mai se quando parli del presente lo fai per parlare del passato e se quando parli del passato lo fai per parlare del presente.
- Forse è perché non voglio parlare di nulla. Anche tu sai, al di là delle tue ricognizioni e delle tue schede, non è che parli molto.
- Le cose importanti non si dicono mai, pensavo che questo fosse scontato.
*
Questa è la forza della dialettica, dalla quale le cose sono sconvolte ma anche paradossalmente inverate in una dimensione nuova, che altro non è se non il loro destino, per divinare il quale occorre liberare l’energia racchiusa nei nomi delle cose: perché quando le cose hanno perso la loro utilità e la loro funzione solo questo rimane di loro, il nome. Nei nomi si nasconde l’enciclopedia magica del mondo…
*
- Ma allora… se l’ho visto… qualcuno l’avrà creato… evocato…
- Il fatto che quell’essere sia uno scherzo non significa che abbia un padre… Esistono illusioni nella cui natura è creare se stesse…
*
Perché l’arte era forma, era ritmo, era segno, ma ciò a cui s’aggrappava erano le cose, ed erano le cose ad essere ricordate dai lettori e dagli spettatori, le orride cose che ci sopravviveranno, le cose cui lui, morbido bibliotecario e filologo solo, anelava come alla ruvida vita delle genti.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Forse un libro non per tutti, ma se amate la letteratura di certo non potrete non amare questo libro. Più che un libro un sogno, dove molto appare fantastico e a volte pericoloso, un po’ confuso, ma definitivamente presente. Abilità e passione sono i due termini che userei per classificarlo in una scheda.
.

X & Y
(calcistico*)
 
X: Almeno la mano potresti darla quando fai un fallo del cazzo.
 
Y: Ma cosa vuoi?
 
X: Ecco appunto, come la tua testa.
 
°°°
 
X: Arbitro! Daiii, le braccia così larghe no.
 
Y: Ma se sei tu che spingi.
 
X: Non lo farei se ti infilassi quel braccio nel culo.

 

* Agonismo un po’ rude nonostante si tratti di un torneo a 7 nel quale ogni partita sembra una replica della classica sfida “scapoli-ammogliati” del venerdì sera, sono di più le pance che si delineano sotto le magliette rispetto agli scatti in fascia e, visto il campo, se piove…

 

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11 luglio 2007 40 commenti
Si ringrazia NN per la graficaIV
 
Il blog termina il suo quarto anno d’esistenza ed entra nel quinto, sperando di aver fatto buona azione ogni tanto.
 
Io vi regalo una compilation che ho cercato di fare il più estiva possibile (“Ho finito le piastrine”) e mi piacerebbe che chiunque passasse di qui (soprattutto, ma non solo, i visitatori solitamente silenti), lasciasse un commento firmato, anche solo un saluto sarà ben accetto (se poi ripassaste a dire pure com’è vi è sembrata la musica…).
 
P.S. se c’è qualcuno che vuole invece esagerare e sviluppare per me un’idea per un nuovo template, mi contatti in mail.
 
Qui, scaricate la prima parte.
 
Qui, la seconda (links alternativi: 1 & 2).
 
Qui, invece, copertina e retro.
 
°°°°°Foto by Konrad - www.lacantinadikappa.splinder.com
 
Dal sacco
si sparsero al suolo le cose.
Ed io penso
che il mondo
è soltanto un sogghigno,
che luccica fioco
sulle labbra di un impiccato.
 
-
Velimir Chlébnikov