Archivio

Archivio per maggio 2007

3 X 2
 
Madeline - The slow bang 
 
 Madeline – Simple words
 
 
 
 Madeline – Good houses
 
 
 
Spoon - Ga Ga Ga Ga Ga 
 
 Spoon – The underdog *
 
 
 
 
 
 
The Cribs - Mens needs, womens needs, whatever 
 
 The Cribs – I’m a realist
 
 
 
 
 
 

* canzone reapeat

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PUNTATA DEL 30.05.2007
 

Port Royal – Anya Sehnsucht (Afraid to dance)
Lost In The Trees – Tall trees (Time taunts me)
 
Mixtapes & Cellmates – Like something worth remembering (Mixtapes & Cellmates)
Piano Magic – Incurable, reprise (Part Monster)
 
Maia Hirasawa – Crackers (Though, i’m just me)
David Vandervelde – Can’t see your face no more (The moonstation house band)
 
Shout Out Louds – Tonight I have to leave it (Our ill wills)
 
Figurines – Other plans (Skeleton)
The Cribs – My life flashed before my eyes (Mens needs, womens needs, whatever)
 
Wodden Stars – Micrphones (People are different)
Dog Day – Great pains (Night group)
 
The Sunday Drivers – Day in day out (Tiny telephone)
Page France – Wet dog afternoon (And the family phone)
 
J. Tillman – Under the sun (Cancer and delirium)

Michael Cashmore feat. Anthony – The snow abides (The snow abides)
 
[On-Air ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]

30 maggio 2007 8 commenti

 WEB 2.0

In rete se ne parla già da un po’ e io non entro nel merito, manco so quale sia la differenza con l’1.0, né cosa rappresentasse il precedente. Però adesso c’è questo nuovo servizio? archivio? comunity? cazzata per passare i tempi morti in ufficio? vabbè. Si chiama aNobii e c’è chi dice che potrebbe diventare per i libri quello che Flickr è ora per le foto e YouTube per i video.
 
Ovviamente come potevo resistere? Qui il mio, relativo al solo 2007 che di inserire tutta la mia libreria (più di 1.000 titoli) proprio non se ne parla.

30 maggio 2007 2 commenti

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da “Jacob von Gunten” di Robert Walser – Adelphi
(seconda e ultima parte)
 
Qui al nostro istituto s’impara a risentire e sopportare una perdita, e ciò costituisce secondo me una facoltà, un esercizio in mancanza di cui l’uomo, per quanto insigne sia, rimarrà sempre un grande fanciullo, una sorta di bambinone piagnucoloso. Noi allievi non speriamo nulla, anzi ci è severamente vietato nutrire nel nostro intimo alcuna speranza per l’avvenire; e nondimeno siamo perfettamente tranquilli e sereni. Com’è possibile questo? Forse che sopra le impeccabili pettinature delle nostre teste sentiamo aleggiare qualcosa di simile agli angeli custodi? Non saprei dirlo. Può darsi che solo a causa della nostra limitatezza ci sentiamo così gai e spensierati. Perché no? Ma questa serenità, questa freschezza di cuore è forse, perciò, meno degna? O non siamo che degli stupidi? Vibriamo, ecco. Consciamente o inconsciamente prestiamo un po’ d’attenzione a una quantità d’oggetti, siamo un po’ dappertutto con lo spirito e scagliamo le nostre sensazioni a tutti i venti, mietendo esperienze e osservazioni. Molte cose riescono a consolarci perché in generale siamo gente assai smaniosa di ricerca, e perché facciamo poco conto di noi stessi. Chi presume molto di sé è sempre esposto allo scoraggiamento, alle umiliazioni, perché sempre l’uomo che ha coscienza di sé si scontra con qualcosa di ostile alla coscienza.
*
A volte tacere su una faccenda vuol dire aver già vinta la partita.
*
Ma mi guardo sempre dal cercare familiarità; non so, ma devo veramente possedere una bravura particolare nel convincere tacitamente certe persone della goffaggine dei loro approcci, o per lo meno ritengo sia difficile insinuarsi nella mia confidenza. E il mio calore mi è prezioso, molto prezioso, e chi voglia conquistarselo deve procedere cautamente…
*
Heinrich e Schilinski se ne sono andati. Una stretta di mano e un bell’addio, poi via. Molto probabilmente per non rivederci mai più. Come sono brevi gli adii. Si vorrebbe dir qualcosa, ma per l’appunto si è dimenticata la frase giusta, e si finisce col non dir niente o una qualunque stupidaggine. Congedare e congedarsi è semplicemente atroce. In quei momenti la vita umana riceve come uno scossone, si sente che non si è nulla. Gli adii rapidi sono freddi, quelli lunghi sono insopportabili. E allora che fare? Ci si limita a dire qualche banalità.
*
Per oggi ho da dirti che non sono un vero re deposto: ho creduto di dirti così, giusto per l’immagine. Ma ci fu però un tempo in cui questo Benjamenta che ora ti siede accanto, si sentiva dominatore, conquistatore e re. La vita, allora, mi si stendeva davanti perché l’afferrassi, tutti i miei sensi credevano all’avvenire e alla grandezza, i miei passi mi portavano innanzi elastici come su verdi tappeti compiacenti, e tutto ciò che vedevo lo possedevo, e pensare anche di sfuggita a una cosa voleva dire goderla, e tutto era pronto a incoronarmi di soddisfazioni, a ungermi di successi e di trionfi. Ero un re senza neppure accorgermene, ero grande senza aver bisogno di rendermene coscientemente conto. In questo senso, Jakob, sono salito in alto, sono cioè semplicemente stato giovane e pieno di promesse, e in questo senso ho subito una destituzione, uno spodestamento. Sono crollato. E ho dubitato di me e degli altri. Quando si dispera e ci si affligge, caro Jakob, si è così penosamente piccini, e ogni sorta di piccinerie ti cadono addosso, simili a insetti ghiotti e frenetici che ti divorano, ti divorano adagio, e sanno come soffocarti, come abbruttirti lentamente.

IN VISIONE
 
Le grand voyage
(Francia/Marocco – 2004)
 
di Ismaël Ferroukhi
con Nicolas Cazale, Mohammed Majd
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Di certo non originalissimo, soprattutto nel finale, ma di sicuro un buon film che mette a confronto culture diversificatesi con il passare delle generazioni.
 
 

29 maggio 2007 2 commenti
COME AGAIN
(le 20 tracce più ascoltate nei primi 6 mesi di vita del mio lettore mp3)
 
Carly Comando – Everyday
Basia Bulat – I was a daughter
Rosie Thomas – Say hello
Maximo Park – Books from boxes
Tre Allegri Ragazzi Morti – La sorella di mio fratello
Melodium – You can’t help me
Tamas Wells – From prying plans into the fire
Au Revoir Simone – The lucky one
Great Lake Swimmers – You rocky spine
Maria Taylor – A good start
Loney, Dear – I am the odd one
Travis – Selfish Jean
Amy Winehouse – You know I’m no good
Jamie Barnes – Vampire movie
Voxtrot – The start of something
Black Eyed Dog – Careless
Bright Eyes – Four winds
Emmy The Great – Edward is Edward
Radical Face – Asleep on a train
Spoon – The underdog
 
 
 
Note: una canzone per album, la prima più di 100 ascolti, tutte le altre meno di 50, la scelta di solo 20 in base al fatto che poi diventavano troppi i pari merito.
A mia discolpa per le tante tracce “lente” faccio notare che il lettore non viene utilizzato in macchina e al lavoro, ma prevalentemente durante gli spostamenti a piedi e in orari notturni.

IL COLMO
  
Sono talmente poco abituato a ricevere/fare telefonate (io ODIO parlare al telefono) che ogni volta mi sorprendo del fatto che il mio cellulare si scarichi dopo appena un paio di conversazioni (tempo massimo: due minuti scarsi). Poi però, ovviamente, questa sua carratteristica risulta essere il migliore dei servizi offerti.

“Correndo con le forbici in mano” di Augusten Burroughs

28 maggio 2007 1 commento
Correndo con le forbici in mano
di Augusten Burroughs
– Alet - 

 
Durante quell’anno, mentre passavo sempre più tempo con i Finch, sentii che stavo attraversando grandi cambiamenti, a velocità supersonica. Era un po’ come se io fossi stato un pacchetto di Scimmiotte di mare in polvere ei Finch l’acqua.
*
Per me, questa gente era esotica quanto gli animali di uno zoo. Non avevo mai visto niente del genere. Non ero sicuro se avrei preferito essere uno di loro oppure limitarmi a viverci insieme, prendendo appunti e scattando foto.
*
La moglie del dottore, Agnes, si era addormentata nella sua poltrona con le orecchie a sventola, la testa buttata all’indietro e gli occhiali appollaiata sopra la matassa violetta della sua permanente. Russava. La televisione berciava e faceva sobbalzare lo schermo, quasi che si sentisse frustrata dal fatto che nessuno la stava guardando.
*
Il problema di non avere nessuno che ti dicesse cosa fare era, mi resi conto, di non avere neanche nessuno che ti dicesse cosa “non” fare.
*
Il suo corpo era come un sacco di sabbia che era costretta a trascinarsi dietro.
*
Hope infilò la mano nella borsa della PBS e tirò fuori una sveglia elettrica. “Hai una monetina?”
Pesaci dentro la tasca dei pantaloni, mi tastai le ossa del bacino, sentendomi fin troppo secco, e tirai fuori una moneta da dieci centesimi. “Tieni” dissi, e gliela diedi.
Poi vidi che non c’era il parchimetro. “Hope, non c’è il parchimetro”.
“Lo so – mi rispose, mentre si chinava per posizionare la moneta sul marciapiede davanti alla macchina. – E’ un’offerta. Mi piace ringraziare Dio quando fa qualcosa di carino per me.”
*
Per lo stesso motivo, c’è uno strano senso di appagamento a tagliarsi e a sanguinare. Una di quelle giornate grigie quando le otto di mattina non sembrano diverse da mezzogiorno, quando non è successo niente e niente succederà, quando stai lavando un bicchiere nel lavello e il vetro si rompe e – accidentalmente – ti incide la pelle. E ora c’è questo rosso scioccante, la cosa più luminosa della giornata, sgorga così intenso, il tuo sangue che sembra vibrare… A volte non è poi così male che ti succeda, almeno sai di essere vivo.
*
Sul soffitto c’era una crepa che parte da un angolo del muto e poi continua, ma non riesco a vedere fino a dove. La pittura del soffitto è così spessa che si sta staccando. Mi viene voglia di strapparla come si fa con le pellicine dei piedi o con le scottature.
*
Il soffitto della cucina era troppo basso. Ci stava schiacciando. Era la fonte di ogni nostra sofferenza. “Che schifo” disse Natalie.
“Cosa?” domandai, chiedendomi se si riferisse al soffitto, se anche lei la pensasse allo stesso modo.
“La mia vita disse, inespressiva. Non come gli adolescenti quando dicono che gli fa schifo la loro vita, la loro vita del cazzo, e che ne vogliono una diversa. Lo disse con un grigiore che andava ben oltre la sua età. Quel grigiore che arriva quando le persone, di solito molto più grandi, si arrendono. Il palmo di una mano, aperto, e una confezione di pasticche, vuota. Quel genere di grigiore.
*
Sbattei la mano sul tavolo e gli scarafaggi si sparpagliarono come schizzi d’acqua.
*
“Sì – rispose vagamente Natalie. – Penso di sì. Eì solo che certe volte ho paura che sarò una depressa per sempre.”
Io avevo la stessa paura, la paura che in seguito non saremmo stati capaci di cancellare quello che stavamo facendo a noi stessi, qualunque cosa fosse. “Dovremmo andare. Cominciare a cercarci un lavoro.”
*
Stavo imparando che vivere proiettato un po’ nel futuro, quale sarà la prossima? – significava non soffrire poi così tanto per quello che mi capitava nel presente.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Gran bel romanzo autobiografico di formazione. Nonostante le vicende del giovanissimo Burroughs siano tutt’altro che serene o facili, lui le racconta e di conseguenza le vive con grande ironia, riuscendo a far ridere anche quando a ben vedere non ci sarebbe motivo per farlo. Personaggi fin troppo interessanti (se si pensa che sono esistiti realmente), uno stile agile e un ritmo perfetto. Sicuramente già nella lista dei migliori del 2007.
“Se non sapessimo che Burroughs ha veramente vissuto gli aneddoti surreali raccontati in questo libro, potremmo credere che Correndo sia la sceneggiatura esasperata di una delle puntate dei Simpson” – Pulp.

da “Jacob von Gunten” di Robert Walser – Adelphi
(prima parte)
 
Qui s’impara ben poco, c’è mancanza di insegnamenti, e noi ragazzi dell’istituto Benjamenta non riusciremo a nulla, in altre parole, nella nostra vita futura saremo tutti qualcosa di molto piccolo e subordinato. L’insegnamento che ci viene impartito consiste sostanzialmente nell’inculcarci pazienza e ubbidienza: due qualità che promettono poco o nessun successo. Successi interiori, magari sì: ma che vantaggio potremo trarne? A chi danno da mangiare la conquiste spirituali? A me piacerebbe esser ricco, andare in giro in carrozza e aver denaro da buttar via. Ne ho parlato a Kraus, il mio compagno di scuola, ma lui non ha risposto che con una sprezzante alzata di spalle e non mi ha degnato di una parola. Kraus ha dei principi, sta ben saldo in sella, a cavalcioni della sua contentezza, e questo è un cavallo sui cui chi vuole andar di galoppo preferisce non salire.
*
Certe paure sono davvero infantili. Non c’è comportamento peggiore di quello che nasce dalla diffidenza e dall’ignoranza delle cose.
*
Tutto dipende dal modo di guardare le cose. Uno può essere balordo e ignorante quanto vuole: se sa un po’ adattarsi, se dà prova di un po’ di duttilità e scioltezza, non è ancora perduto, anzi può trovare la sua strada nella vita magari meglio di tanti intelligentoni e anche di scienza. Questione di modo: sì, sì.
*
Per il mio condiscepolo Fuchs il mio lessico non ha che un’espressione: Fuchs è obliquo, Fuchs è sbieco. Parla come un capitombolo andato storto, si comporta come una grossa improbabilità impastata in forme umane.
*
E’ necessario che le imprese grandi e ardite si compiano sotto il velo del più assoluto silenzio, altrimenti si corrompono e s’infiacchiscono, e il fuoco che già sprizzava vivo torna a spegnersi.
*
No, Kraus non avrà mai successo, né tra le donne, che lo troveranno arido e brutto, né in genere nella vita mondana, che gli passerà accanto senza badargli. Senza badargli? Sì, a Kraus nessuno baderà mai, e proprio quest’esistenza priva di ogni considerazione che egli condurrà in futuro costituisce il segno mirabile di un progetto che reca l’impronta del Creatore. Col dare al mondo un Kraus, Dio pone il mondo in un certo senso dinanzi a un enigma oscuro, insolubile. Un enigma che non sarà mai penetrato, perché, vedi caso, non c’è nessuno che si preoccupi di risolverlo; e proprio perciò questo enigma Kraus è così stupendo e profondo: perché la sua soluzione non attira nessuno, perché non ci sarà neppure un uomo sulla terra che possa supporre l’esistenza, dietro a codesto Kraus anonimo e insignificante, di una qualunque missione, di un qualunque enigma, di un senso più squisito. Kraus è un’autentica opera divina, un nulla, un servo. Tutti lo giudicheranno incolto, buono appena per i lavori più faticosi, e, strano a dirsi, non sarà un giudizio sbagliato, ma anzi perfettamente giusto, perché p la verità: Kraus, la modestia personificata, la corona, la reggia dell’umiltà, vuole precisamente eseguire dei lavori meschini; lo può e lo vuole. Non ha altro pensiero che aiutare, ubbidire, servire, e ognuno se ne accorgerà subito e lo sfrutterà, e in questo sfruttarlo c’è una tal luce di aurea, divina giustizia, risplendente di bontà e chiarore. 
*
Bisogna imparare ad amare la necessità, ad averne cura.
*
La città ci educa, ci forma, e non già con aride massime prese dai libri, ma con gli esempi. Non vi è niente di professionale in essa, e questo ci sprona, mentre la gravità del sapere ammucchiato è scoraggiante.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Qui si chiacchiera – è il titolo di una prosa breve di Walzer e potrebbe essere anche il motto di tutta la sua opera. Walzer scrive nel segno della chiacchiera labirintica, una difesa di mormorii e arabeschi dalla minaccia del Minotauro, una fattura gettata sul lettore per rendere possibile la scomparsa dell’autore”. – dal saggio finale di Roberto Calasso.

3 x 2
 
J. Tillman - Cancer and delirium 
 
 J. Tillman – Evans and falls
 
 
 
 J. Tillman – Under the sun
 
 
 
Oliver Future - Pax futura 
 
 Oliver Future – Horse slayer technique
 
 
 
 Oliver Future – The big sleep
 
 
 
Polytechnic - Down ‘til dawn 
 
 Polytechnic – Raincheck
 
 
 
 Polytechnic – Hoof
 
 
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24 maggio 2007 2 commenti

PUNTATA DEL 23.05.2007
 

Mice Parade – Tales of Las Negras (Mice parade)
Half Cousin – Big chief The b&b frequenter (Iodine)
 
Nurse & Soldier – Lies and alterations (Marginalia)
The Concretes – Are you prepared (Hey trouble)
 
The Lovekevins – Private life of a cat (Vs. the snow)
 
1990’s – Risque pictures (Cookies)
Voxtrot – Brother in conflict (Voxtrot)
 
Malcom Middleton – A brighter beat (A brighter beat)
Polytechnic – Hoof (Down ‘til dawn)
 
The Isles – Terraforming (Perfumed lands)
The Honeydrips – The walk (Here comes the future)
 
Woodpigeon – If only I were a painter, I’d paint for you the moon (Songbook)
Rufus Wainwright – Rules and regulations (Release the stars)
 
Basia Bulat – Snakes and ladders (Oh, my darling)

Sofia Talvik – Mother’s way father’s way (Street of dreams)
 
[On-Air ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]

23 maggio 2007 4 commenti

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23 maggio 2007 3 commenti

IN VISIONE

The wicker man
(U.S.A. – 2006)

di Neil LaBute
con
Nicolas Cage, Ellen Burstyn, Molly Parker, Leelee Sobieski, Kate Beahan, Christa Campbell, James Franco

Postilla squisitamente PERSONALE
Guardato solo perché trovato sul pc di mia sorella. Nonostante una sceneggiatura che sarebbe potuta diventare interessante, il film è una boiata. Poi io Cage non lo sopporto, riuscirà mai a fare un’altra espressione dalla sua solita?

8 1/2
(Italia/Francia – 1963)

di Federico Fellini
con
Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Sandra Milo, Anouk Aimée, Rossella Falk, Mario Pisu, Barbara Steele, Guido Alberti

Postilla squisitamente PERSONALE
Finalmente mi sono deciso a guardarlo, finalmente! Grazie a Delicious per aver insistito per l’ennesima volta.

22 maggio 2007 7 commenti
 
 CAUSA
 

 
La dura vita delle parole.
Per i maliziosi: “Noooooo, non è una lettera prestampata”.
(zoommate per leggerla bene)
 
 EFFETTO
 

 
Nonostante abbia ancora una cinquantina, credo, di libri da leggere (per la maggior parte arrivati ai tempi dell’”allegato al quotidiano”, comprati tanto per… forse non aprirli mai, molti classici e parecchi mattoni), mi sono sfogato.

“Scogliera” di Olivier Adam

21 maggio 2007 2 commenti
Scogliera
di Olivier Adam
– minimumfax - 
 
Sulla destra, a diversi metri dalle scogliere, il mare si è ritirato scoprendo una sabbia scura e ciottoli grigi, e palpita come un muscolo, riempie l’aria e sembra il mondo intero.
*
Allora qualcosa di infinitamente triste riempiva lo spazio, inaridiva l’aria, modificava gli odori. A un tratto tutto sembrava sospeso, in balia di un’esitazione delle cose, come un’asma, un balbettio. Una tristezza brumosa, una specie di novembre infinito ci congelava dal di dentro e a me veniva un nodo in gola senza che sapessi perché.
*
Antoine bevevo parecchio, e metteva le mani su tutto ciò che si poteva fumare o ingoiare. Era completamente fuori, era un corpo che balla, un corpo in estasi. Toccava il fuoco, il fiume, il cielo e la notte con un dito. La musica gli si insinuava in ogni arto, e l’amore gli scorreva nelle vene. Ci stringeva tra le braccia uno dopo l’altro, ci sussurrava di essere felici, e parlava come se stesse per morire. Come se per lui i giochi fossero fatti, tutto fosse compiuto. Come se avesse mancato il bersaglio una volta per tutte e ormai si affidasse soltanto all’ebbrezza, alla velocità e alle sensazioni.
*
… era pieno giorno e un sole acido scartavetrava il cielo.
*
Ora mi rendo conto che di Lorette non sapevo nulla. Chi era veramente? Chi ho baciato per tutti quegli anni? Di chi era quel corpo magro, con le vene livide sotto pelle, che ho accarezzato, coccolato, penetrato, scoperto, rivoltato? Ricordo una bambina silenziosa e selvatica, dalla voce rauca e velata, gli occhi sempre lucidi, come ricoperti di una pellicola d’acqua tremula. Una ragazzina che ballava mentre dalle sue mani salivano volute di fumo. Ricordo le sue braccia attorno a me, la mia testa nell’incavo della sua spalla, le sue labbra incollate al collo di una bottiglia qualsiasi, i suoi piedi che danzavano fra le tavole verdi della panchina e la sabbia sotto. Ricordo il suo sguardo perso oltre la finestra di camera sua, i suoi occhi in quell’orizzonte di cemento, di esseri umani agglomerati a migliaia, di nastri di asfalto, di rotaie, un orizzonte di edifici e boschi in lontananza, di finestre illuminate e dietro, per quanto sia possibile da immaginare, migliaia di vie monotone e senza logica.
*
Questa vita mi ha guarito da niente, era semplicemente possibile, a differenza di qualsiasi altra, soprattutto di quella che avevo appena abbandonato. Era una vita di silenzio e di vuoto, di assenza e di acuta presenza rispetto alle cose, ai cambiamenti di luce, all’immobile movimento dei flutti, ai profumi, alla consistenza dell’aria. Era una vita in cui finalmente trovavo uno spazio, discosta da tutto ma tranquilla, un corpo che si riempie d’aria e di spruzzi, un cervello interamente occupato dal rumore del mare e del vento, dalla compagnia degli uccelli.
*
… credo che in fondo, se non piangevo, è perché le lacrime m’inondavano dentro, affogavano i miei organi il cuore il sangue le viscere i polmoni, fino a rendermi liquido e piovoso.
*
Non sappiamo nulla di ciò che lega le persone: spesso loro stesse lo ignorano, e lo scoprono perdendosi.
*
O ancora sulla sabbia di una spiaggia in Bretagna, distesa a filo della marea crescente, di nuovo immobile e con un sorriso da santa in estasi, gli occhi rivolti al cielo tempestato di uccelli, mentre si lasciava sommergere dall’acqua salata che la ricopriva piano, affogandole gli occhi, i polmoni. Le sue mani frugavano la sabbia, i granelli le si insinuavano sottopelle, nelle pieghe, e le rigavano gli occhi come un diamante il vetro, corpo e volto levigati, corrosi dal sale, raschiati fino all’osso.
*
Le nostre vite sono tutte uguali. Le nostre vite sono identiche e inquiete. I nostri ricordi sbiaditi, corrosi dall’acido, smagliati come cotone scadente. Il nostro futuro svanito, la nostra storia illeggibile, senza contorni né spina dorsale, a luci spente. Le nostre vite sono pezzi mal assemblati, frammenti sparpagliati che non si combineranno mai. Le nostre vite sono moderne e dimenticate, insignificanti e abbandonate. Milioni di finestre illuminate, fari nella notte, corpi nelle città.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La sua raccolta di racconti “Passare l’inverno” letta in precedenza non mi era piaciuta molto, nonostante nello stile narrativo qualcosa mi avesse colpito, e infatti… gran romanzo! Un po’ mi ha ricordato quello di Forest, fin troppo evidenti le possibili caratteristiche in comune, anche se in questo i rapporti sono letteralmente ribaltati.
Qui, potete leggere le prime pagine del libro che sarebbero state  riportate integralmente, ma che per questioni di spazio… come le ultime del resto.

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18 maggio 2007 2 commenti
da “Poesie” di Sylvia Plath
(prima parte)
 
MALATO D’INSONNIA
 
Il cielo notturno è una carta-carbone neroblù,
con le orbite a lungo riattizzate dalle stelle
filtranti la luce, spiraglio e spiraglio—
luce d’un bianco d’ossa, come la morte, al di là di tutto.
Sotto gli occhi delle stelle e il rictus della luna
egli patisce il suo guanciale deserto, l’insonnia
Sparge per ogni dove i suoi granelli di sabbia.
 
Ossessivamente si replica un vecchio, sgranato
film di imbarazzi—giorni uggiosi
d’infanzia e adolescenza, appiccicosi di sogni,
facce parentali su alti steli, severe e piangenti,
un verminoso roseto che lo faceva strillare.
La sua fronte è gozzuta come un sacchetto di sassi.
Dive obsolete, i ricordi competono per l’inquadratura.
 
E’ assuefatto alle pillole: rosse, vermiglie, azzurre—
Quanto gli confortano la noia di sere prolungate!
Quei zuccherosi pianeti la cui influenza gli valse
un po’ di vita ribattezzata non-vita
e i dolci, storditi risvegli da infante senza memoria.
Le pillole sono ormai vane, come gli dei del passato.
Più non gli giovano i loro papaverosi colori.
 
La sua testa è un angusto interno di grigi specchi.
Ogni gesto si snoda di colpo in una serie
di prospettive in decrescendo, e il suo senso
fuoresce come acqua da un buco all’estremità.
Esposto in mostra lui vive in una stanza spalpebrata,
le nude fessure degli occhi spalancate in permanenza
su un accendi-e-spegni infinito di situazioni.
 
Per tutta la notte in cortile gatti invisibili
berciavano come comari o strumenti scordati.
Egli ormai vede il giorno, il suo bianco disagio
che spunta col suo carico di futili ripetizioni.
La città è una mappa di gioviali pigolìi, adesso;
tutti con occhi vacui dai riflessi di mica
vanno in schiera al lavoro, come dopo un lavaggio del cervello.
 
*
 
L’IMPICCATO
 
Per le radici dei capelli mi afferrò un qualche dio.
Ai suoi azzurri volt mi rattrappii come un profeta del deserto.
 
Le notti sgusciarono via come palpebre di lucertola:
un mondo di vani giorni bianchi in una buca senz’ombra.
 
Una noia d’avvoltoio mi appuntava a quest’albero.
Farebbe anche lui come me, se lui fossi io.
 
*
 
PAROLE
 
Asce
sotto i cui colpi risuona il legno,
e gli echi!
Echi in corsa
dal centro come cavalli.
 
La linfa
affiora come lacrime, come
l’acqua che si sforza
di ristabilire il suo specchio
sopra la pietra
 
che cade e ruota,
un bianco teschio
mangiato da erbe filacciose.
Anni dopo
le incontro per strada—
 
parole aride e senza cavaliere
battito di zoccoli incessante.
Mentre
dal fondo dello stagno stelle fisse
governano una vita
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17 maggio 2007 3 commenti
3 x 2
 
Lost In The Trees - Time taunts me 
 
 Lost In The Trees – Tall trees
 
 
 
 Lost In The Trees – If you’re afraid of the dark
 
 
 
Shout Out Louds - Our Ill Wills 
 
 Shout Out Louds – Normandie
 
 
 
 Shout Out Louds – Tonight I have to leave it
 
 
 
The Lovekevins - Vs. the snow 
 
 The Lovekevins – Down by law
 
 
 
 The Lovekevins – Private life of a cat
 
 
 
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17 maggio 2007 2 commenti

PUNTATA DEL 16.05.2007
 

Stars – Sleep tonight ^ Junior Boys rmx (Do you trust your friends)

The Earlies – Burn the liars (The enemy chorus)

 

Sia – Pictures (Lady croissant)

Monta – All the luck in the world (The brilliant masses)

 

Annemarie – Bubble gum I see (ABC On TV)

Billie The Vision and The Dancer – Absolutely, salutely (Where the ocean meets my hand)

 

All Smiles – Summer stay (Ten readings of a warning)

Travis – Selfish Jean (The boy with no name)

 

Maximo Park – Persian skies (Our earthly pleasures)

Goldrush – Every one of us (The heart is the place)

 

Cats On Fire – I’m the white-mantled king (The province complains)

Moonbabies – Shout it out (Moonabies at the Ballroom)

 

Dr Dog – My old ways (We all belong)

The Orchids – Another saturday night (Good to be a stranger)

 

Black Eyed Dog – Careless (Love is a dog from hell)

Scott Matthew – Little bird (Shortbus O.S.T.)
 
 
[On-Air ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]