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Archivio per marzo 2007

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30 marzo 2007 2 commenti
da “Le voci del mondo” di Robert Schneider – Einaudi
 
Accadde in una mite notte di novembre, al tempo della luna piena. Una di quelle notti in cui l’estate sembra ribellarsi all’autunno incipiente, e diffondere negli uomini una strana inquietudine, come se si cercassero fra loro
*
Elias era come in estasi. Era sopraffatto dalla felicità e al mattino, svegliandosi nel letto, lacrime di felicità gli scorrevano dagli occhi appiccicati dal sonno. Amava le primavere, difendeva i mesi invernali, e l’autunno non aveva più per lui alcuna traccia di morte. Era certo di aver trovato la persona che gli era destinata da sempre, tanto che un giorno disse a Peter: -Chissà cosa vanno cercando gli uomini! Passano da un’amante all’altra e non sanno che Dio gli ha assegnato dall’eternità una persona, una sola: quella il cui cuore batte all’unisono con il loro. Non hanno la fede e la pazienza di aspettare che Dio stesso gli mostri il tempo e l’ora!
*
Ogni speranza è senza senso. Nessuno si illuda di predisporre la realizzazione dei propri sogni. Solo chi si è reso conto che la speranza è assurda ha il diritto di continuare a sperare. E a quel punto, se è ancora capace di sognare, la vita ha conservato un barlume di senso.
*
No, non piangeremo la morte di quest’uomo. Pensiamo invece con tristezza al suo genio e al suo amore impossibile. E ci ritorna assillante il pensiero: quanti uomini eccelsi il mondo avrà perduto solo perché non fu loro concessa una vita più serena, un più giusto equilibrio di pena e felicità.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
“Certo è che, a voler cadere ancora una volta nella trappola classificatoria, il libro di Schneider sembra muoversi tra due modelli precisi: quello umile, appunto, del romanzo paesano o della Dorfgeschichte, la storia di villaggio, e quello alto del Bildungsroman, il romanzo di formazione” – dalla nota di Flavio Cuniberto.
D’accordo, e aggiungo che questo libro è soprattutto una gran bella storia, anche se forse non proprio la mia storia.

29 marzo 2007 5 commenti
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Voxtrot - Voxtrot 
 Voxtrot – Real life version
 
 
 Voxtrot – Every day
 

 
 Voxtrot – Kid gloves
 
 

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29 marzo 2007 6 commenti

PUNTATA DEL 28.03.2007

Cocorosie – Animals (The adventures of ghosthorse and stillborn)
Radical Face – Glory (Ghost dig)
 
Monta – Capitulate (The brilliant masses)
Annuals – Complete or completing (Be he me)
 
The Sea and The cake – Coconut (Everybody)
Feist – I feel it all (The remainder)
 
The Colour – Save yourself (Between earth and sky)
The Rakes – We dance togheter (Ten new messages)
 
Maximo Park – Books from boxes (Our earthly pleasure)
 
Wilco – You are my face (Sky blue sky)
Wiretree – Big Coat (Bouldin)
 
My Name Is Nobody – Little chick (I hope you’re well, I am and I send you my fingers)
Amandine – New morning (Solace in sore hands)
 
 
[On-Air ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]

COSA FARE A MODENA QUANDO PIOVE, PIOVE, PIOVE…

28 marzo 2007 28 commenti

COSA FARE A MODENA QUANDO PIOVE, PIOVE, PIOVE…
(Motron – 24/25 marzo 2007)

Giorno Uno
La partenza non è delle migliori, essendo che mi sveglio a mezzogiorno e nessun cibo ingerito da 24 ore circa, a causa di un venerdì sera di transumanza per vari locali fin dall’ora-aperitivo. Poco male, ormai si è deciso per la gita fuori porta, a Modena, e ho giusto il tempo di una doccia che fa poco o niente per aiutarmi e una pizza infornata con l’unico ingrediente per customizzarla presente nel frigorifero: gorgonzola (non proprio leggera come scelta).

Bolla passa a prendermi, poi recuperiamo Evo a Milano, che nel frattempo ha parcheggiato la sua macchina da svizzero sotto lo sguardo cattivo di un’orda di cinesi nascosti in attesa di un suo momento di distrazione, e infine Giorgia, residente in un paese dell’hinterland, nascosto da un micromondo di cascine prima e di industrie poi.
Chiariamolo subito, avere Evo e Giorgia in macchina, è utile quanto la toccata di palle che ti fanno alla visita per il militare. A lui, come ad altri viene il vomito, sembra che la macchina faccia un effetto allucinogeno, dato che prima sostiene allarmato di aver visto una ruspa scaricare una montagna di cani morti dentro una fossa e subito dopo urla come un bambino alla vista di paracadutisti in fase di atterraggio. Lei invece chiarisce fin da subito cosa vuole dalle persone, il dono della veggenza, perché le sue indicazioni per farci uscire dal suo paese, impartite dai sedili posteriori sono, “Vai di qua, adesso di là”, senza nemmeno sforzarsi di allungare un braccio e sperare che la vista periferica da mosca di Bolla riesca quantomeno ad intercettare la prima falange di un dito puntato.
Nonostante questo, le dieci parole (forse) dette dal sottoscritto in attesa che il suo metabolismo riuscisse a trovare una seppur minima centratura e una sosta in un non-autogrill, arriviamo a Modena con largo anticipo e la quasi certezza, apparsa sotto forma di cartello visto di sfuggita all’uscita dell’autostrada, che il festival è stato spostato al Vox di Nonantola (locale che conosco essendoci stato qualche anno fa per un gran concerto dei Travis).


Varcata la soglia dell’ostello, sembra di aver oltrepassato una sorta di porta spazio-temporale. Un silenzio innaturale, talmente presente che mi sembra quasi di vederlo annidato in ogni angolo, interstizio, delle superfici a me visibili, una receptionist inespressiva e moscia quanto potrebbero esserlo due ore consecutive di interviste a Sandro Bondi e un alone di ospedale depositato ovunque, specialmente in camera: spartana, ma neanche niente di così orribile (in vita mia ne ho viste di peggiori e comunque avevo già la sensazione che sarebbe stato poco, molto poco, il tempo a nostra disposizione per usufruirne).  Si decide di saltare il riposino dell’arrivo, perché guardandoci ci rendiamo conto che potremmo anche risvegliarci dopo qualche ora con un’infermiera a fianco e la pastina che si raffredda sul tavolino, e allora facciamo un giro per Modena. Lo dico subito e non me ne vogliano eventuali modenesi di passaggio da queste parti, la città non mi è piaciuta per niente. Certamente le condizioni di questa due giorni, vuoi per le poche ore di sonno, per la pioggia insistente e il freddo, non erano le migliori, però… non so… mi è sembrata una città senza anima, con un centro apparente e una periferia che arriva a lambirne i margini senza una via di mezzo, una svolta graduale.

Arrivati fuori dal Vox si capisce subito che il cambio di locale ha portato con sé inevitabili ritardi e si decide quindi di ingannare l’attesa a suon di spritz in un baretto lì davanti, dove pian piano si radunano altri partecipanti e una Tender Forever che si rifocilla con un paio di pizze che probabilmente sarebbero più utili come frisbee.
Mixtapes and CellmatesUno-due-tre, forse hanno aperto… e così è. Il locale è ovviamente vuoto e lo rimarrà per gran parte della serata, sicuramente nella sala grande, quella di sotto, che mi creerà sempre un effetto di leggero spaesamento nel vedervi i concerti, molto meglio invece di sopra, palco piccolo, quasi inesistente e un quadrato che verso la mezzanotte si riempie bene, creando almeno un po’ quella vicinanza di corpi che a un concerto secondo me dovrebbe sempre esserci.
La cosa più strana in assoluto è vedere i piani riempirsi e svuotarsi a seconda di dove si suoni, a volte annunciando chi, tante altre no, e osservare quell’attimo, magari qualche minuto, in cui la gente si guarda attorno quasi spaesata, indecisa su cosa fare, per poi al cenno dei primi intrepidi, seguire la direzione tracciata.
Le ore si susseguono, i gruppi pure e le birre si moltiplicano, tra un’esibizione che piace e quella un po’ meno, dopo una breve (si fa per dire) pausa seduto su un cubo nero a bordo della sala grande e aver ritrovato il terzetto (andato in gita esterna per brindisi con Braulio), le immagini saltano un po’ a casaccio come il mio corpo che stranamente si mette a ballare.
I fotogrammi come di una pellicola si sommano, un’inquadratura non sempre a fuoco, rapida carrellata e siamo in Ostello. E’ l’accelerazione dei momenti, quando il tempo ti sfugge, come se non esistesse più, ne fossi libero, ma al tempo stesso sentissi il tuo richiamo di schiavo.
Le operazioni di imbustamento si svolgono in tempi rapidi, compresa quella della buona notte in solitaria, e prima di chiudere definitivamente gli occhi, giusto il tempo di sedermi sul letto di Bolla, facendo pure il saputello quando lui me lo fa notare, ah ah (a mio discolpa porto la prova che i tre letti in fila erano a forse 10 cm di distanza), il materasso accoglie il mio sonno immediato.

Giorno Due
Il risveglio è lampo, in tutti i sensi. Perché la camera deve essere libera entro dieci minuti e perché il lampo lo vedo veramente quando riesco a mettermi verticale, anche se, passato il momento, quella della buona notte si rivela una volta tanto una mossa giusta, lasciandomi sì completamente assente, ma almeno non alle prese con giramenti, martelli pneumatici nella testa e altre simpatiche reazioni dovute alle quasi 5 ore di sonno e allo stato nel quale sono arrivato stamattina nel letto.
Photo by AnaisGiurerei di essermi alzato con le mani che stringevano un bicchiere immaginario, ma poi la realtà mi ridà un po’ di contegno, quando mi ritrovo dopo dieci minuti a fumare una sigaretta sotto a una pioggerellina insistente e fastidiosa con lui, quello della foto (facente parte di quale gruppo ancora non l’ho capito, ma che la sera prima mi era caduto in terra a un metro di distanza dal cubo sul quale ero in contemplazione).

“Tutto questo la dice lunga su quali binari questa giornata abbia deciso di mettersi in moto”, penso mentre, dopo aver parcheggiato la macchina, entriamo nel centro di Modena alla ricerca di un bar sotto la stessa pioggia di pochi chilometri fa.
Dopo aver camminato per un tempo troppo lungo in rapporto a una compito così banale, facendomi ricordare i gruppi di donne dell’est che si ritrovavano nei giardini sotto casa mia, stoiche, con qualsiasi tempo, le ore di attesa per la seconda sera di festival vengono passate nei seguenti posti:
– In un bar con davanti la Repubblica, ma sulla quale riesco a concentrarmi a malapena sui titoli più grossi.
– In macchina con Bolla alla guida, il sottoscritto alla selezione musicale, Evo e Giorgia… bè, mi sembra di essere stato piuttosto chiaro all’inizio.
– All’antica Trattoria Da Felice (Loc. Ponte S.Ambrogio – MO) e qui veramente non mi sento di potervi dire alcunché, non saprei ricreare il “tutto” (lui ci prova), se non che non mi sarei sorpreso per niente, se da un momento all’altro avessi visto Lynch uscire dalle cucine dietro una cinepresa.
– In un mercatino dell’usato a Modena
– In un cinema a vedere 300

Perché cosa si può fare a Modena (ma credo in tantissime altre città), dalle 10 di mattina fino alle 7 di sera, in una domenica di pioggia, pioggia, pioggia? Loveninjas

Arrivati al Vox per la seconda sera, non so se per la giornata uggiosa e la stanchezza che inizia a farsi sentire, o se per gli ancor meno presenti, l’aria mi sembra molto dimessa, se poi la musica fa “plin plon” (questa è per Evo)… eppure forse va anche meglio così, perché il clima è rilassato e lasciarsi inebetire dalle atmosfere elettroniche è la giusta conclusione, almeno per me.
Sul finale dei Tarwter Bolla si avvicina, o per meglio dire si avvicina il suo spettro, e dopo una brevissima riunione di gruppo, decidiamo di intraprendere la via del ritorno.
Un ritorno, ma cosa lo scrivo a fare?, sotto la pioggia. Una costante di questo weekend che poteva anche risparmiarci la sua presenza, agevolando corpo e mente, ma che alla fine va bene anche così, perchè quello che conta è: essere in giro ed esserlo assieme a persone con cui stai bene.

Postilla squisitamente PERSONALE
Sul finale faccio anche in tempo ad innamorarmi (senza l’irruenza fantasiosa che di solito contraddistingue queste mie follie momentanee, credo sempre per il mio essere di cui sopra) di una fotografa che però, come Bolla mi fa notare, ha solo voglia di limonare, ma non con il sottoscritto, visto che lei lo sta già facendo, mentre io sto parlando con un individuo di sesso maschile.
“Cavolo, mi ha già tradito, così, senza nemmeno poterlo essere veramente”
“Meglio così, no?”, è il saggio e definitivo commento, sempre di Bolla.

Sull’organizzazione
Ci sarebbero delle critiche da fare, ma sapendo che hanno avuto 24 ore di tempo per RIogranizzare un festival di due giorni, con una ventina di artisti e per la maggior parte provenienti dal Nord Europa, le fa passare in secondo piano.

Dal punto di vista strettamente musicale
My Awesome Mixtape – le trace che avevo sentito mi piacevano, ma avevo delle riserve sulla resa live, invece mi sono piaciute ancora di più.
Loveninjas – forse il miglior concerto.
Cats On Fire – un po’ troppo racchiusi in un genere, rispetto agli EP ascoltati.
Parker Lewis – cosa cazzo ci faceva Gary Barlow sul palco? Mi hanno fatto passare la voglia di sentire anche Kalle J !
Mixtapes and Cellmates – ancora troppo presto per essere attento il giusto.
Tender Forever – brava, anche se credo sarebbe stata meglio una situazione più “piccola” per vederla.
Isan – stranamente (su disco non mi avevanod etto molto) mi sono piaciuti, anche perché mi sentivo nella situazione ideale.
Tarwater – buono, anche se visto solo parzialmente.
Bobby Baby – altro ascolto parziale, ma non sembrava niente male.
Belle & Sebastian Dj Set – ???

Featuring
Bolla – quello che avrà detto centinaia di volte “usteria” e “quindi?”, almeno un paio di “gallodiddio” e si è dovuto ricredere che “il passaggio all’ora legale è una figata”, almeno per quest’anno.
Evo – Solo una frase, all’arrivo ore 3 e qualcosa del mattino a Como: “In confronto a Modena, Como è Ibiza”.
Giorgia – io sto ancora cercando di capire cosa ci sia di strano, perché sennò come fa a una ragazza a passare indenne un weekend come questo e soprattutto con tre deficienti come noi?
 
Credits
Bolla aka Alcolalzheimer per le foto.
Anais per le foto, dove indicato, qui altre e qui il suo resoconto di parte.

UpDate 29_03_07
Qui & qui altre foto del Motron.

27 marzo 2007 2 commenti
IN VISIONE
 
L’amico di famiglia
(Italia – 2006)
 
di Paolo Sorrentino
con Giacomo Rizzo, Laura Chiatti, Fabrizio Bentivoglio, Gigi Angelillo, Emiliano
De Marchi
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un altro gran bel film di Sorrentino, anche se per me un gradino sotto a “Le conseguenze dell’amore”. Unica nota veramente negativa l’uso dell’elettronica nella colonna sonora, molto meglio per l’atmosfera del film l’utilizzo di pezzi stile Anthony & The Johnsons.
- "Francamente mi sembra impossibile".
- "Non confondere mai l’insolito con l’impossibile".

 
300
(U.S.A. – 2007)

di Gerard Butler, Vincent Regan, Lena Headey, David Wenham
con Zack Snyder

 
Postilla squisitamente PERSONALE
Guardato al cinema solo per preservare la mia salute in un recente weekend modenese carico, colmo, strapieno d’acqua. Una boiata di prima categoria, d’altronde cosa aspettarsi da un film che ha come cattivo un trans che si chiama come Cosmi ?!?

26 marzo 2007 5 commenti

Nel weekend modenese al Motron si sommano ettolitri di birra, una decina scarsa d’ore di sonno in due giorni, tante note nelle orecchie, ma anche tanta acqua sulle mie povere e vecchie ossa.
Normale che oggi mi senta così ?
 

Foto by Delicious.

 

da “Pian della Tortilla” di John Steinbeck – Bompiani
 
E’ in modo quasi insensibile che gli anni passano per un uomo felice, e così declino verso il tramonto il pomeriggio. Oro entrò nella luce del sole. La baia divenne più azzurra e increspata alla brezza di terra.
*
D’estate, quando le lancette degli orologi segnan le sette, è un’ora splendida per alzarsi, ma d’inverno, invece, è un’ora che non serve a nulla di buono. Val meglio dunque regolarsi col sole. Estate o inverno con lui si tratta di aspettare che abbia illuminato le cime dei pini e invaso il portico anteriore; e allora ci si può alzare a colpo sicuro, senza rischio di tremare, nelle membra, di freddo e, nello stomaco, di vuoto.
*
Il senso del tempo è vicino al mare più complesso che in altri luoghi, poiché, oltre all’andirivieni del sole e delle stagioni, vi sono le onde che battono i minuti sulla spiaggia, e le acque che salgono e scemano per la marea come dentro a un’immensa clessidra.
*
La storia prendeva forma a poco a poco. Così piaceva a Pilon che le storie saltassero fuori; e non tutte in una volta. Il meglio di una storia è nelle cose dette a metà che l’ascoltatore completa di suo, con la propria fantasia e la propria esperienza.
*
Sorse il vento mentre erravano per le boscaglie, e portò la nebbia ad oscurare ancor più il volto pallido della luna. Movendosi, la nebbia dava mobile aspetto alla foresta; e ogni albero sembrava strisciar via furtivo, ogni cespuglio sembrava spostarsi come un enorme gatto nero. Le cime degli alberi parlavano rauche nel vento, dicevano la ventura e profetavano lutti agli uomini. Pilon sapeva che non era il caso di dar retta alle chiacchiere degli alberi. Nessun bene veniva mai dalla conoscenza del futuro; e del resto si trattava di un rumore profano. Egli distolse l’attenzione delle sue orecchie da quell’infausto parlottare.
*
E’ straordinario trovare come ogni nera bestia di male abbia un ventre bianco più della neve. Ed è rattristante scoprire come gli angeli siano coperti di lebbra in quei punti del loro corpo che tengono nascosti.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un romanzo con un buon ritmo che si lascia leggere, ma non da molto di più.

da “Gli alleati viaggiatori” di Gianluca Majorino – Mondadori
 
e, e le piccole marce
del tuo respiro nella notte di casa
e i grandi gruppi che lottano assieme
grossi animali allo stremo allo stremo
tanto di legno quanto di vetro
vuoi vivi altrove vuoi vivi qua
ancora da un attimo a un attimo ancora
come se avessero bevuto veleno
senza sonno gambe divaricate
testa captante suoni allontanatisi
per tangenziali sino alle aste dell’erba
 
l’amore le pose del corpo nudo
il positivo infinito
 
*
 
lei era lì colla faccia lacrimosa
lei era lì guardava era guardata
poi precipitò pesante in terra
noi eravamo a leggere poco lontano
noi dovevamo spazzare pulire per terra
e non potevamo non posso farci niente
se tu cadi per terra lacrimosa
e raccattò il coltello con uno scatto
che stava in terra e prese a colpire in giro
qualcosa i corpi di vento minacciosa
ma erano le lacrime in faccia in gola
noi eravamo a fissare poco lontano
ma dovevamo pulire e andar via quasi subito
il suo compagno triste già rinchiuso
mai filmato mai parlante mai muto
se ci si sposta e si cambia l’angolatura
se diventa fraterna da Gesù 2
la macchina da presa rivoltala contro
la macchina è da prendere e rivoltare
l’hanno raccolta i camici gli addetti
vistosi e incaricati insaccata l’imbucano
tutti con le gambe metà dentro terra
una veduta scritta abituale e ignota
e nota che non si nota ma da annotare
che lei era lì faccia lacrimosa poi cadde
eccetera la terra eccetera poco lontano
*
 
ti eri coricato come un cagnaccio
 
uccelli e uccellini tra le gronde
alle cinque del crepuscolo mattino
attorniamo sta carta
finalizzata al macero
o cremanda
sotto le immondizie che continue cascano
e risalgono, possono, tra dita nomadi
bisognose di fiamme, frugatrici
 
trascorrono da una piana all’altra
occhi blu dolcissimi e spaventati
di pomellati cervi umili amabili
era un po’ che erravano nella mente

22 marzo 2007 2 commenti
3 x 2
 
Amandine – Solace in sore hands 

 Amandine – Chores of the heart

 
 
 
 Amandine – Secrets
 
 
 
The Electric Soft Parade – No need to be downhearted 

 The Electric Soft Parade – Cold world

 

 

 The Electric Soft Parade – Have you ever felt like it’s too late
 
 
Maximo Park – Our heartly pleasure 
 
 Maximo Park – Books from boxes *
 
 
 

 Maximo Park – Karaoke plays
 
 
 
* "Traccia repeat" degli ultimi giorni

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22 marzo 2007 3 commenti

PUNTATA DEL 21.03.2007
(prima parte – speciale MO-TRON)
 
My Awesome Mixtape – My introvert A.M. (cd-r)
Tender Forever – Hot (The soft and the hardcore)

Bobby Baby – In Ten Years From Now
Apparat & Ellen Alien – Leave me alone (Orchestra of bubbles)

Parker Lewis – Dirty dancing
Mixtapes % Cellmates – C. you D. the road home

Cats On Fire – The smell of an artist (Draw in the reins)
Loveninjas – The end of a dream (The secret of Loveninjas)

The Electric Soft Parade – Cold world (No need to be downhearted)
Richard Swift – It all falls down (Dressed up for letdown)

Kyle Andrews – Please respond (Amos in Ohio)
May I Refuse – Athens (Weather reports)

Diving With Andy – October in may (Diving with Andy)
Art Of Fighting – Mysteries (Runaways)

Miss Kenichi – Black bird (Collision time)
Marcilo Agro e Il Duo Maravilha – Le giuste domande (Viva a Ilusao)
 
[On-Air ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]

21 marzo 2007 9 commenti
IL MONDO VISTO DA…
 
Popolazione totale
Vi faccio notare l’ingrassamento evidente dell’Italia e la quasi scomparsa della Russia.
 
 

 
Mortalità infantile

In questa mi sembra tutto fin troppo evidente.
 
 

 
Tante altre le trovate su
Worldmapper.

 
  
Qui, invece, potete visualizzare la cartina del mondo con evidenziati i paesi dove siete stati (sotto la mia).

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IN VISIONE

Arzak Rhapsody

(Francia – 2002)
 
di Moebius
 
Postilla squisitamente PERSONALE
“Tu vivrai o morirai? La punta della tua spada ha veramente cambiato il corso del tuo destino?”
“Maestro Liocorno, un guerriero non dovrebbe forse dominare il proprio destino?"
“Ah ah, com’è divertente tutto ciò, l’unione mistica fra la signora dello Spazio e il signore del Tempo.”

CHI FA DA SE`…

20 marzo 2007 6 commenti
CHI FA DA SE`…
 
L’appuntamento?
Mercoledì 21 marzo alla Casa 139 di Milano ci sarà la prima My Honey Night, nel corso della quale, oltre alla presentazione della compilation “Let it bee”, sul palco suoneranno i Le Man Avec Les Lunettes ed Ant.
 
Cos’è My Honey?
E’ una piccola etichetta indie italiana, più precisamente con sede nella provincia di Brescia, nata nel 2004 che oltre a divulgare gran bella musica, è anche produttrice di miele.
 
E “Let it bee”?
E’ la prima compilation dell’etichetta My Honey Records, e non si tratta di un semplice raccolta di canzoni, ma è a tutti gli effetti un vero concept album. Infatti, tutti i pezzi presenti in questo folle progetto, trattano il tema delle api, del miele e di tutto ciò che ruota attorno al mondo dell’apicoltura.
(Qui, la tracklist)
 
Passato, presente e futuro?
Hanno appena pubblicato il primo, vero e proprio, album dei Le Man Avec Les Lunettes, oltre alla compilation sopra citata, e due EP, rispettivamente di Soda Fountain Rag e Mutt Ramon.
Nel mese di marzo e aprile li troverete in giro per l’Italia con le My Honey Nights.
Per il futuro invece si attendono le uscite dei Mixtapes & Cellmates, un 7” a firma Hemstad & Detektivbyron* e il primo album dei bolognesi My Awesome Mixtape, gruppo molto  apprezzato in rete, nonché dal sottoscritto.
 
* tra i cd migliori del 2006 per questo blog.
** potete scaricare gratuitamente il loro EP, qui, pubblicato da un’altra pregevole realtà italiana: Kirsten’s Postacard (loro un altro cd del 2006).
 
Strigni?
Ad introdurre “Let it bee” c’è una prefazioncina, come scrive lui, dello scrittore Matteo B. Bianchi. Venite mercoledì, comprate la compilation e la leggerete, io dico solo che la parola che più mi colpisce, è la prima, la più semplice e diretta: PASSIONE.
La stessa per la quale nel volgere di sette giorni, al mio conto in banca si aggiungerà una cifra in più dopo il meno (Damien Rice domenica, la serata di domani, sabato e domenica ancora al Motron Festival*** di Modena), ma alla fine dei quali avrò sicuramente più sensazioni ed emozioni da far mie.
 

*** A SubliminalPop in effemme, durante la prima mezz’ora della puntata di domani, si ascolteranno alcuni degli artisti in cartellone.

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“La ragazza annegata” di Steven Sherrill

19 marzo 2007 4 commenti
La ragazza annegata
di Steven Sherrill
– minimumfax -
 
Dal vasto assortimento di cose che Benny Poteat avrebbe potuto sostenere di aver visto in vita sua, quelle che considerava formative, quella manciata – o anche meno – di esperienze generalmente si fanno mentre uno si dibatte alla cieca in mezzo alle banalità dell’esistenza quotidiana, momenti che balzano sulla tua strada in maniera così improvvisa, così violenta, da farti deviare di due o tre gradi verso un futuro diverso da quello che avevi prima – nel bene o nel male, chi può dirlo – la maggior parte di quelle cose lui le aveva osservate dall’alto.
*
Una cosa che Benny non era capace di fare era prevedere il futuro, e neanche avrebbe voluto. Ma si sforzava di migliorare la sua capacità di guardare con chiarezza nel passato. Pochi si rendono conto di quanto sia faticoso.
*
Che male c’è nel credere a queste cose?
Lo sceglie la gente a che cosa vuole credere. E la scelta spesso è basata su ciò che offre il maggior senso di sicurezza. Qui sta l’errore. Io so questa cosa, e quindi non può farmi del male. Io so questa cosa, e quindi mi proteggerà.
*
… si immerse nel sonno solo fino alle caviglie, restandoci a sguazzare fino alle prime luci dell’alba.
*
A un quarto alle nove, Benny si fermò col furgone sul vialetto di casa di Jeeter. Diede qualche colpetto ritmato sul clacson. Jeeter uscì dal bus con la serra agitando le mani con il medio alzato alla volta di Benny.
“Per l’amor di Dio, che è quella roba che hai addosso?”, chiese Benny, anche se l’aveva visto con quel kimono rosso tante altre volte.
“Stavo lavorando ai miei alberelli”, rispose Jeeter. “Questa è la mia uniforme da bonsai. E’ sexy, no?”
“Ce l’hai un po’ di caffè?”, chiese Benny, scendendo dal furgone con evidente difficoltà per via dei muscoli indolenziti.
“Cazzo”, disse Jeeter. “Pare che sei stato in piedi tutta la notte. Pare che ti hanno spremuto come un limone, come dice certa gente”.
“Chi?”
“Cosa, chi?”
“Chi è che lo dice?”
“Non sta a noi chiederci il motivo di certe cose, caro il mio compare dal pivellino corto”.
*
“Che hai comprato?”, chiese Jeeter, tornando con in mano un set di tre chiavi inglesi.
“Libri per Doodle”.
“Allora, avete fissato la data?”
“Fottiti”, disse Benny.
“E’ lei che ti dovresti sfottere, io che c’entro?”
*
E quando si baciarono, quella prima volta – chi fu a baciare chi, e che importanza ha? – quando si baciarono quel diavoletto nero che era il segreto di Benny non volò dalla sua bocca in quella di Rebecca, impigliandosi con le ali fuligginose nella sua laringe è strozzandole il respiro. La sua crudele ed egoista falsità non si aprì la strada fra i dentini fiduciosi di lei come un ariete. La sua menzogna non le scese giù per la gola mettendo tutto a soqquadro – i suoi organi, la sua speranza, la sua credulità – e riempiendole le viscere fino quasi a scoppiare. No, il segreto di Benny non uscì dal corpo di lui per trasferirsi in quello di lei, per la sciare lui vuoto e colpevole, e lei decimata.
*
Il caldo opprimente gli infettò il sonno.
*
“Per molto tempo ho pensato che ci si costruisse un’identità facendo aggiunte a ciò che si aveva in partenza. Ma adesso so che l’unico sistema per costruirsi una vera identità è procedere per sottrazione”.
[…]
“Il punto è portare via tutto il possibile. Non restare attaccati a nulla”.
*
E si mise in viaggio. Si mise in viaggio senza dormire. In viaggio verso casa e tutta l’infelicità che lo aspettava. Benny viaggiò, viaggiò, viaggiò nonostante la spossatezza. Nonostante la fame. Passò per Waycross, in Georgia, e arrivò fino a Macon. E cosa lo spingesse a viaggiare Benny non lo sapeva, non lo poteva sapere, ma anche in quell’inconsapevolezza e in ogni pensiero che la precedeva c’erano della storia e delle potenzialità. Benny viaggio attraverso il suo passato dal ghiaccio infernale che gonfia le strade all’equinozio. Viaggiò attraverso il desiderio, con il membro incappucciato e asciutto come le fibra di iuta. Viaggiò nella memoria fin dentro il buco del culo del sogno, dove le potenzialità dormono i loro sonni agitati. Dove la storia scaglia le sue pietre. Ed è lì che sta il punto. Perché è entrambe le cose, il passato e il presente. E anzi, a dire il vero, anche il futuro.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Il suo primo romanzo, Il Minotauro esce a fumarsi una sigaretta, non mi era piaciuto granché e nemmeno questo. Peccato, perché la storia, i personaggi e le vicende sarebbero molto buoni per descrivere i cambiamenti del protagonista. Purtroppo però questi cambiamenti a mio avviso sono sottili o addirittura quasi latenti in gran parte del romanzo, per accelerare in maniera troppo accentuata sul finale.
Nella seconda di copertina si fa cenno a Lynch, motivo per cui l’ho comprato e letto nonostante l’impressione del suo primo libro, ma ancora mi chiedo cosa e perché!?

16 marzo 2007 2 commenti

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16 marzo 2007 7 commenti
“Confessioni di un artista di merda”
di Philip K. Dick
– Fanucci -
 
Io sono fatto d’acqua. Non ve ne potete accorgere perché faccio in modo che non esca fuori. Anche i miei amici sono fatti d’acqua. Tutti quanti. Il nostro problema è che non solo dobbiamo andarcene senza essere assorbiti nel terreno ma, anche, che dobbiamo guadagnarci da vivere.
*
Alla fine lo persuase. Eppure, osservandola mentre lo accarezzava, si convinse che Fay non voleva veramente avere un gatto in casa; in realtà ne era fortemente gelosa perché lui amava quel gatto e voleva tenerlo giù in fabbrica, lontano da lei. Il gatto era una faccenda separata dalla vita di coppia e questo era insopportabile per Fay, che voleva invece averlo con sé perché entrasse a far parte del proprio mondo, sotto il proprio controllo. Charley ebbe una fugace visione di Fay che pian piano gli portava via il gatto, viziandolo, alimentandolo a dismisura, facendolo dormire sulle sue ginocchia… non perché gli volesse bene davvero, ma perché per lei era importante considerarlo come qualcosa che le apparteneva.
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E Charley tendeva ad accettare anche questo perché per prima cosa non era svelto con la lingua come lei… e poi, in ultima analisi, era convinto che Fay, essendo più colta e intelligente di lui, dovesse avere ragione quando non andavano d’accordo. La considerava una specie di libro o di giornale: poteva brontolare, inveire, ma in fondo quello che c’era scritto era la verità. Non aveva molta fiducia nelle proprie idee. Come tutti gli altri anche lui si considerava un ignorante in materia con la I maiuscola.
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Charley, nel suo letto d’ospedale, non sapeva più di quanto avesse mai saputo; a volte aveva la vaga intuizione di essere stato sfruttato dalla moglie per costruire una grande casa che serviva solo a lei, o si rendeva confusamente conto che lei sfruttava anche le bambine, e chiunque altro, ma poi quelle sensazioni perdevano consistenza e a lui restava solo il suo folle amore per Fay. Del resto non è questo lo schema classico di rapporto uomo-donna? La donna prevale, con l’astuzia, senza che l’uomo se ne accorga.
E il guaio è, si rese conto, che una volta partito lungo questa linea di pensiero, una volta orientato a cercare le prove che qualcuno ti sfrutta, queste prove le trovi ovunque. Paranoia. Se ti chiede di accompagnarla in macchina a Petaluma a comprare un sacchetto di cinquanta chili di mangime per la anatre, che ovviamente non può caricarsi lei, quello è il segno che non sei più un uomo, un essere umano, ma solo una macchina in grado di sollevare un carico di cinquanta chili e di infilarlo nel bagagliaio?
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Io ho fiducia in lei, decise. O meglio, ho fiducia nell’educazione che ha ricevuto, nel suo patrimonio etico. Cose che non ha inventato lei e che non può controllare. Eppure si rende conto benissimo di essere una persona normale, sotto quell’apparenza così vistosa… normale nel senso migliore del termine. Il suo fascino non nasce dal fatto di essere insolita ed eccitante ma dall’aver trovato qualcosa di eccitante nell’ordinarietà… cioè se stessa.
*
Eppure, pensò, io mi considero una persona matura e responsabile, e mi sono imbarcato in quest’avventura con lei. Ho una moglie, una famiglia, una carriera a cui pensare, eppure rischio di mandare tutto all’aria per questa relazione; sto buttando via il mio futuro – forse – per qualcosa che esiste solo adesso.
Come è possibile conoscere i veri motivi delle nostre azioni?
In effetti, si disse, un essere umano è un organismo biologico dinamico che ogni tanto viene bloccato dalle forze dell’istinto. Non è in grado di conoscere lo scopo di quelle forze, a quale fine esse tendano. Si rende conto soltanto dello stress, della pressione a cui lo sottopongono. Lo costringono a fare qualcosa. Ma perché… sul momento non può saperlo. Magari lo capirà in seguito. Un giorno mi guarderò indietro e saprò esattamente perché mi sono legato a Fay Hume e perché lei ha rischiato ogni cosa per legarsi a me.
[…]
Era la caratteristica della sua filosofia, sempre quella, dove il ragionamento non conduceva a una soluzione o a un’intuizione, ma da latri ragionamenti, uno dopo l’altro. Le parole generavano parole. Con una logica come quella, i pensieri generavano l’ansia febbrile di altri pensieri.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
All’inizio non mi piaceva molto questo romanzo, mi sembrava piatto, monocorde, però con il precipitare degli eventi, ma soprattutto grazie alla caratteristiche di suddividere il punto di vista narrativo tra quattro protagonisti (il migliore in assoluto rimane Jack), l’impressione finale è positiva, anche se non un capolavoro o un libro per il quale correre in libreria.
Tirata d’orecchi all’editore perché non si può inserire una prefazione dove si mette a conoscenza l’ignaro lettore di un evento cruciale che avviene praticamente alla fine della  storia !!

3 x 2
 
Art Of Fighting – Runaways 
 
 Art Of Fighting – Territories
 
 
 
 Art Of Fighting – Mysteries
 

  

CocoRosie – The adventures of ghosthorse and stillborn 
 
 CocoRosie – Rainbowarriors
 
 
 
 CocoRosie – Animals
 
 
 
Tre Allegri Ragazzi Morti – La seconda rivoluzione sessuale 
 
 Tre Allegri Ragazzi Morti – La sorella di mio fratello
 
 

 Tre Allegri Ragazzi Morti – Il mondo prima
 

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15 marzo 2007 6 commenti

PUNTATA DEL 14.03.2007

Yoriyos – Endoscopises (Bury my heart at wounded knee)
Dustin Kensrue – I knew you before (Please come home)
 
Kech – The coup (Good night for a fight)
Patrick Wolf – The Magic position (The magic position)
 
Luisa Mandou um Beijo – Com um pote de geléia de morango (om.)
Sakert – Vi kommer att dö samtidigt (Sakert)
 
Baby Teeth – Diaghalev was right (The simp)
 
The Ripps – Holiday (Long live The Ripps)
The View – The don (Hats off the busker)
 
Epo – Pezzo commerciale estivo (Silenzio assenso)
Tre Allegri Ragazzi Morti – Il mondo prima (La seconda rivoluzione sessuale)
 
David Karsten Daniels – American pastime (Sharp teeth)
Anais Mitchell – Song of the magi (The brightness)
 
Michael Bach – Lovers don’t need (Lovers don’t need)*
Damien Rice – Elephant (9 crimes)
  
Qui, potete scaricare tutto l’EP.
 
[On-Air ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]

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