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D’accordo, e aggiungo che questo libro è soprattutto una gran bella storia, anche se forse non proprio la mia storia.
PUNTATA DEL 28.03.2007
Radical Face – Glory (Ghost dig)
[On-Air ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]
COSA FARE A MODENA QUANDO PIOVE, PIOVE, PIOVE…
COSA FARE A MODENA QUANDO PIOVE, PIOVE, PIOVE…
(Motron – 24/25 marzo 2007)
Giorno Uno
La partenza non è delle migliori, essendo che mi sveglio a mezzogiorno e nessun cibo ingerito da 24 ore circa, a causa di un venerdì sera di transumanza per vari locali fin dall’ora-aperitivo. Poco male, ormai si è deciso per la gita fuori porta, a Modena, e ho giusto il tempo di una doccia che fa poco o niente per aiutarmi e una pizza infornata con l’unico ingrediente per customizzarla presente nel frigorifero: gorgonzola (non proprio leggera come scelta).
Bolla passa a prendermi, poi recuperiamo Evo a Milano, che nel frattempo ha parcheggiato la sua macchina da svizzero sotto lo sguardo cattivo di un’orda di cinesi nascosti in attesa di un suo momento di distrazione, e infine Giorgia, residente in un paese dell’hinterland, nascosto da un micromondo di cascine prima e di industrie poi.
Chiariamolo subito, avere Evo e Giorgia in macchina, è utile quanto la toccata di palle che ti fanno alla visita per il militare. A lui, come ad altri viene il vomito, sembra che la macchina faccia un effetto allucinogeno, dato che prima sostiene allarmato di aver visto una ruspa scaricare una montagna di cani morti dentro una fossa e subito dopo urla come un bambino alla vista di paracadutisti in fase di atterraggio. Lei invece chiarisce fin da subito cosa vuole dalle persone, il dono della veggenza, perché le sue indicazioni per farci uscire dal suo paese, impartite dai sedili posteriori sono, “Vai di qua, adesso di là”, senza nemmeno sforzarsi di allungare un braccio e sperare che la vista periferica da mosca di Bolla riesca quantomeno ad intercettare la prima falange di un dito puntato.
Nonostante questo, le dieci parole (forse) dette dal sottoscritto in attesa che il suo metabolismo riuscisse a trovare una seppur minima centratura e una sosta in un non-autogrill, arriviamo a Modena con largo anticipo e la quasi certezza, apparsa sotto forma di cartello visto di sfuggita all’uscita dell’autostrada, che il festival è stato spostato al Vox di Nonantola (locale che conosco essendoci stato qualche anno fa per un gran concerto dei Travis).
Varcata la soglia dell’ostello, sembra di aver oltrepassato una sorta di porta spazio-temporale. Un silenzio innaturale, talmente presente che mi sembra quasi di vederlo annidato in ogni angolo, interstizio, delle superfici a me visibili, una receptionist inespressiva e moscia quanto potrebbero esserlo due ore consecutive di interviste a Sandro Bondi e un alone di ospedale depositato ovunque, specialmente in camera: spartana, ma neanche niente di così orribile (in vita mia ne ho viste di peggiori e comunque avevo già la sensazione che sarebbe stato poco, molto poco, il tempo a nostra disposizione per usufruirne). Si decide di saltare il riposino dell’arrivo, perché guardandoci ci rendiamo conto che potremmo anche risvegliarci dopo qualche ora con un’infermiera a fianco e la pastina che si raffredda sul tavolino, e allora facciamo un giro per Modena. Lo dico subito e non me ne vogliano eventuali modenesi di passaggio da queste parti, la città non mi è piaciuta per niente. Certamente le condizioni di questa due giorni, vuoi per le poche ore di sonno, per la pioggia insistente e il freddo, non erano le migliori, però… non so… mi è sembrata una città senza anima, con un centro apparente e una periferia che arriva a lambirne i margini senza una via di mezzo, una svolta graduale.
Arrivati fuori dal Vox si capisce subito che il cambio di locale ha portato con sé inevitabili ritardi e si decide quindi di ingannare l’attesa a suon di spritz in un baretto lì davanti, dove pian piano si radunano altri partecipanti e una Tender Forever che si rifocilla con un paio di pizze che probabilmente sarebbero più utili come frisbee.
Uno-due-tre, forse hanno aperto… e così è. Il locale è ovviamente vuoto e lo rimarrà per gran parte della serata, sicuramente nella sala grande, quella di sotto, che mi creerà sempre un effetto di leggero spaesamento nel vedervi i concerti, molto meglio invece di sopra, palco piccolo, quasi inesistente e un quadrato che verso la mezzanotte si riempie bene, creando almeno un po’ quella vicinanza di corpi che a un concerto secondo me dovrebbe sempre esserci.
La cosa più strana in assoluto è vedere i piani riempirsi e svuotarsi a seconda di dove si suoni, a volte annunciando chi, tante altre no, e osservare quell’attimo, magari qualche minuto, in cui la gente si guarda attorno quasi spaesata, indecisa su cosa fare, per poi al cenno dei primi intrepidi, seguire la direzione tracciata.
Le ore si susseguono, i gruppi pure e le birre si moltiplicano, tra un’esibizione che piace e quella un po’ meno, dopo una breve (si fa per dire) pausa seduto su un cubo nero a bordo della sala grande e aver ritrovato il terzetto (andato in gita esterna per brindisi con Braulio), le immagini saltano un po’ a casaccio come il mio corpo che stranamente si mette a ballare.
I fotogrammi come di una pellicola si sommano, un’inquadratura non sempre a fuoco, rapida carrellata e siamo in Ostello. E’ l’accelerazione dei momenti, quando il tempo ti sfugge, come se non esistesse più, ne fossi libero, ma al tempo stesso sentissi il tuo richiamo di schiavo.
Le operazioni di imbustamento si svolgono in tempi rapidi, compresa quella della buona notte in solitaria, e prima di chiudere definitivamente gli occhi, giusto il tempo di sedermi sul letto di Bolla, facendo pure il saputello quando lui me lo fa notare, ah ah (a mio discolpa porto la prova che i tre letti in fila erano a forse 10 cm di distanza), il materasso accoglie il mio sonno immediato.
Giorno Due
Il risveglio è lampo, in tutti i sensi. Perché la camera deve essere libera entro dieci minuti e perché il lampo lo vedo veramente quando riesco a mettermi verticale, anche se, passato il momento, quella della buona notte si rivela una volta tanto una mossa giusta, lasciandomi sì completamente assente, ma almeno non alle prese con giramenti, martelli pneumatici nella testa e altre simpatiche reazioni dovute alle quasi 5 ore di sonno e allo stato nel quale sono arrivato stamattina nel letto.
Giurerei di essermi alzato con le mani che stringevano un bicchiere immaginario, ma poi la realtà mi ridà un po’ di contegno, quando mi ritrovo dopo dieci minuti a fumare una sigaretta sotto a una pioggerellina insistente e fastidiosa con lui, quello della foto (facente parte di quale gruppo ancora non l’ho capito, ma che la sera prima mi era caduto in terra a un metro di distanza dal cubo sul quale ero in contemplazione).
“Tutto questo la dice lunga su quali binari questa giornata abbia deciso di mettersi in moto”, penso mentre, dopo aver parcheggiato la macchina, entriamo nel centro di Modena alla ricerca di un bar sotto la stessa pioggia di pochi chilometri fa.
Dopo aver camminato per un tempo troppo lungo in rapporto a una compito così banale, facendomi ricordare i gruppi di donne dell’est che si ritrovavano nei giardini sotto casa mia, stoiche, con qualsiasi tempo, le ore di attesa per la seconda sera di festival vengono passate nei seguenti posti:
– In un bar con davanti la Repubblica, ma sulla quale riesco a concentrarmi a malapena sui titoli più grossi.
– In macchina con Bolla alla guida, il sottoscritto alla selezione musicale, Evo e Giorgia… bè, mi sembra di essere stato piuttosto chiaro all’inizio.
– All’antica Trattoria Da Felice (Loc. Ponte S.Ambrogio – MO) e qui veramente non mi sento di potervi dire alcunché, non saprei ricreare il “tutto” (lui ci prova), se non che non mi sarei sorpreso per niente, se da un momento all’altro avessi visto Lynch uscire dalle cucine dietro una cinepresa.
– In un mercatino dell’usato a Modena
– In un cinema a vedere 300
Perché cosa si può fare a Modena (ma credo in tantissime altre città), dalle 10 di mattina fino alle 7 di sera, in una domenica di pioggia, pioggia, pioggia? 
Arrivati al Vox per la seconda sera, non so se per la giornata uggiosa e la stanchezza che inizia a farsi sentire, o se per gli ancor meno presenti, l’aria mi sembra molto dimessa, se poi la musica fa “plin plon” (questa è per Evo)… eppure forse va anche meglio così, perché il clima è rilassato e lasciarsi inebetire dalle atmosfere elettroniche è la giusta conclusione, almeno per me.
Sul finale dei Tarwter Bolla si avvicina, o per meglio dire si avvicina il suo spettro, e dopo una brevissima riunione di gruppo, decidiamo di intraprendere la via del ritorno.
Un ritorno, ma cosa lo scrivo a fare?, sotto la pioggia. Una costante di questo weekend che poteva anche risparmiarci la sua presenza, agevolando corpo e mente, ma che alla fine va bene anche così, perchè quello che conta è: essere in giro ed esserlo assieme a persone con cui stai bene.
Postilla squisitamente PERSONALE
Sul finale faccio anche in tempo ad innamorarmi (senza l’irruenza fantasiosa che di solito contraddistingue queste mie follie momentanee, credo sempre per il mio essere di cui sopra) di una fotografa che però, come Bolla mi fa notare, ha solo voglia di limonare, ma non con il sottoscritto, visto che lei lo sta già facendo, mentre io sto parlando con un individuo di sesso maschile.
“Cavolo, mi ha già tradito, così, senza nemmeno poterlo essere veramente”
“Meglio così, no?”, è il saggio e definitivo commento, sempre di Bolla.
Sull’organizzazione
Ci sarebbero delle critiche da fare, ma sapendo che hanno avuto 24 ore di tempo per RIogranizzare un festival di due giorni, con una ventina di artisti e per la maggior parte provenienti dal Nord Europa, le fa passare in secondo piano.
Dal punto di vista strettamente musicale
My Awesome Mixtape – le trace che avevo sentito mi piacevano, ma avevo delle riserve sulla resa live, invece mi sono piaciute ancora di più.
Loveninjas – forse il miglior concerto.
Cats On Fire – un po’ troppo racchiusi in un genere, rispetto agli EP ascoltati.
Parker Lewis – cosa cazzo ci faceva Gary Barlow sul palco? Mi hanno fatto passare la voglia di sentire anche Kalle J !
Mixtapes and Cellmates – ancora troppo presto per essere attento il giusto.
Tender Forever – brava, anche se credo sarebbe stata meglio una situazione più “piccola” per vederla.
Isan – stranamente (su disco non mi avevanod etto molto) mi sono piaciuti, anche perché mi sentivo nella situazione ideale.
Tarwater – buono, anche se visto solo parzialmente.
Bobby Baby – altro ascolto parziale, ma non sembrava niente male.
Belle & Sebastian Dj Set – ???
Featuring
Bolla – quello che avrà detto centinaia di volte “usteria” e “quindi?”, almeno un paio di “gallodiddio” e si è dovuto ricredere che “il passaggio all’ora legale è una figata”, almeno per quest’anno.
Evo – Solo una frase, all’arrivo ore 3 e qualcosa del mattino a Como: “In confronto a Modena, Como è Ibiza”.
Giorgia – io sto ancora cercando di capire cosa ci sia di strano, perché sennò come fa a una ragazza a passare indenne un weekend come questo e soprattutto con tre deficienti come noi?
Credits
Bolla aka Alcolalzheimer per le foto.
Anais per le foto, dove indicato, qui altre e qui il suo resoconto di parte.
L’amico di famigliadi Paolo Sorrentino
Postilla squisitamente PERSONALE
- "Francamente mi sembra impossibile".
- "Non confondere mai l’insolito con l’impossibile".
300
Postilla squisitamente PERSONALE
Guardato al cinema solo per preservare la mia salute in un recente weekend modenese carico, colmo, strapieno d’acqua. Una boiata di prima categoria, d’altronde cosa aspettarsi da un film che ha come cattivo un trans che si chiama come Cosmi ?!?
Nel weekend modenese al Motron si sommano ettolitri di birra, una decina scarsa d’ore di sonno in due giorni, tante note nelle orecchie, ma anche tanta acqua sulle mie povere e vecchie ossa.
Normale che oggi mi senta così ?
Foto by Delicious.
Un romanzo con un buon ritmo che si lascia leggere, ma non da molto di più.
Amandine – Chores of the heart
The Electric Soft Parade – Cold world
Maximo Park – Karaoke plays
* "Traccia repeat" degli ultimi giorni
PUNTATA DEL 21.03.2007
(prima parte – speciale MO-TRON)
My Awesome Mixtape – My introvert A.M. (cd-r)
Tender Forever – Hot (The soft and the hardcore)
Bobby Baby – In Ten Years From Now
Apparat & Ellen Alien – Leave me alone (Orchestra of bubbles)
Parker Lewis – Dirty dancing
Mixtapes % Cellmates – C. you D. the road home
Cats On Fire – The smell of an artist (Draw in the reins)
Loveninjas – The end of a dream (The secret of Loveninjas)
The Electric Soft Parade – Cold world (No need to be downhearted)
Richard Swift – It all falls down (Dressed up for letdown)
Kyle Andrews – Please respond (Amos in Ohio)
May I Refuse – Athens (Weather reports)
Diving With Andy – October in may (Diving with Andy)
Art Of Fighting – Mysteries (Runaways)
Miss Kenichi – Black bird (Collision time)
Marcilo Agro e Il Duo Maravilha – Le giuste domande (Viva a Ilusao)
[On-Air ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]
Mortalità infantile
Tante altre le trovate su
Arzak Rhapsody
CHI FA DA SE`…
*** A SubliminalPop in effemme, durante la prima mezz’ora della puntata di domani, si ascolteranno alcuni degli artisti in cartellone.
“La ragazza annegata” di Steven Sherrill
Tirata d’orecchi all’editore perché non si può inserire una prefazione dove si mette a conoscenza l’ignaro lettore di un evento cruciale che avviene praticamente alla fine della storia !!
PUNTATA DEL 14.03.2007
[On-Air ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]












