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Archivio per febbraio 2007

28 febbraio 2007 9 commenti
X & Y
(A.A.A. astenersi perditempo) 
 
X: Qual’è il tuo desiderio più grande in questo momento?
 
Y: Incontrare una ragazza carina, intelligente, sensibile e simpatica.
 
X: Hmmm… perché tu pensi di poter ricambiare tutte queste qualità?
 
Y: No, infatti, servirebbe a completarmi.
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28 febbraio 2007 3 commenti

IN VISIONE
(colonne sonore e citazioni)

 
 
Shortbus
(U.S.A. – 2006)

di John Cameron Mitchell
con Raphael Barker, Lindsay Beamish, Justin Bond, Jay Brannan, Paul Dawson, PJ DeBoy, Peter SticklesLee Sook-Yin

Postilla squisitamente PERSONALE
Consigliato.
”Siamo permeabili, perciò siamo sani di mente, di conseguenza siamo il bersaglio dei non permeabili e dei non sani di mente”.

Azure Ray – If you fall

 
 
Little Miss Sunshine
(U.S.A. – 2006)

di Jonathan Dayton, Valerie Faris
con Steve Carell, Toni Collette, Greg Kinnear, Alissa Anderegg, Alan Arkin, Cassandra Ashe, Abigail Breslin, Paul Dano

Postilla squisitamente PERSONALE
Consigliato.
”Il vero perdente è uno che ha così paura di non vincere che nemmeno ci prova”.

Sufjan Stevens – Chicago

27 febbraio 2007 4 commenti
da “Voi siete qui” di AA.VV. – minimumfax
 
Qualcuno disse che nel momento in cui la tua arte diventa il tuo lavoro, inevitabilmente la passione sfuma. Nel mio caso l’arte è qualcosa che cerco nella passione per il lavoro.
*
C’è sempre silenzio in questi momenti, una paura sottile. Finalmente stai tornando a casa, manca poco per toccare la terra da cui sei nato, senti il mare strisciare sotto di te, eppure potrebbe capitare di non arrivarci mai, d’infrangerti al suolo per un errore del comandante, per uno scherzo del tempo, per un libero gioco di destini. Poi le ruote toccano terra e pensi che anche stavolta ce l’hai fatta, che c’è qualcuno che t’aspetta fuori dall’aeroporto, che prenderà le tue valigie. Sei tornato. Tornano tutti, prima o poi. Dalle loro ville in Brianza, dalle strade larghe di Long Island, dagli inverni duri di Monaco. Tornano d’estate, per bagnarsi di nuovo i piedi con l’acqua di mare, per infilarsi nel traffico confuso, nei discorsi in dialetto, per mangiare il pane caldo che buono com’è qua non è da nessuna parte, per poter raccontare quello che sono diventati, per poterlo dimenticare. Tornano tutti in questa casa, questa casa fatta di mare, di zibibbo. Questo paese che niente dimentica e tutto conserva. Perchè un qualunque siciliano, che lo sappia o no, la sua terra se la porta appresso, e si porta appresso le vite di quelli che l’hanno vissuta prima di lui.
[...]
Perchè la Sicilia invade e si lascia attraversare. La Sicilia macchia, ed è un peso e un orgoglio che non si può lavare. La Sicilia invita, promette una casa, aspetta il ritorno di chi se n’è andato. La Sicilia ti lascia andare e ti punisce, ti rimane negli occhi, ti spinge a scappare perchè tu finisca che forse non c’è niente da cercare. Ti condanna a viaggiare le terre e, attraverso le terre, il mare.
*
Sembra che oggi sia un giorno qualunque, in effetti lo è.
*
Dall’Appio Tuscolano a Douala la distanza è minore di quanto sembri. E il Camerun con tutte le sue contraddizioni sembra un laboratorio perfetto di mercato senza regole e con una sola morale: il profitto.
Gli stranieri hanno in mano tutto, petrolio, ananas e acqua minerale, che non puoi non bere se non vuoi rischiare di morire.
In questo caso gli stranieri sono i francesi e l’amarezza è ancora più grande per un documentarista occidentale.
In fondo a questo paradosso rimane un desiderio: non fare più un documentario e poter spendere i soldi per qualcosa di più importante: un pozzo, un tetto, un pranzo completo per le persone che abbiamo incontrato.
Certo non spenderli per cadere in quella logica dell’impegno ostentato con telecamera al seguito. Logica che piace tanto a molti, al mercato dello stesso documentario, a caccia di immagini forti. Pornografia sul dolore altrui finanziata magari da quella stessa Europa che molti soldi li fa qui, nelle strade nere di Douala.
Quella dei vestiti usati, per noi stracci e per loro merce, è una truffa evidente. Ma è meglio di altre. Perchè non gestita, come tutte le truffe del luogo, dalle multinazionali ma dai camerunensi stessi, che provano anche loro, in qualche modo, a fare il mestiere più antico del mondo e naturale del mondo: campare.
*
Chiudo la porta e torno in soggiorno. Mi stendo sul divano. respiri lenti e profondi. L’adrenalina molla la presa sui nervi. La sensazione di quando finisci di leggere un libro: l’ansia che ti spinge verso la fine, le ultime pagine divorate a impressionante velocità, e il senso di vuoto che comincia chiudendo l’ultima. Poi lo spazio è tutto invaso da un ineluttabile rimuginare. Le immagini sono quelle di domani.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Sono convinto che non debba essere facile curare un’antologia non tematica, soprattutto se di scrittori esordienti e ancora di più in Italia, patria del “1 lettore ogni 10 scrittori”. Questa non si discosta molto dall’impressione delle altre da me lette, eccetto qualche rarissimo caso.
Ci sono pezzi che mi sono piaciuti, altri meno, più i secondi che i primi se dovessi fare un bilancio. Tra i migliori: Muovendoci come gechi, I panni sporchi si sbiancano in Africa, Domenica, Manca un po’ e Lo scasso di Poggioreale.

26 febbraio 2007 9 commenti

X & Y

X: Cos’hai fatto venerdì sera?

Y: Sono stato a casa.

X: E sabato?

Y: Anche.

X: Hai visto qualche film?

Y: No.

X: E cos’hai fatto?

Y: Niente.

(nella mente di Y quel "niente" si trasforma nella vignetta di un uomo snodabile che si infila tutto il braccio in bocca e poi più in fondo ancora… alla ricerca di non sa bene cosa)

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26 febbraio 2007 Nessun commento

da “Futuro dizionario d’America” di AA.VV. – ISBN Edizioni
(terza e ultima parte)
 
plentice sost. peinizia; (da plenty, “abbondanza”, e jusitce, “giustizia”) stato di equilibrio morale, spec. in un contesto sociale, politico o giuridico. Nello stato di pienizia si tiene conto dei bisogni e dei diritti di tutte le persone coinvolte, senza un’eccessiva restrizione della libertà e dei sentimenti altrui. I legislatori hanno annunciato oggi che è stata raggiunta la pienizia economica finanziando il programma di salario minimo garantito attraverso una tassa che colpisce il 5% più ricco della popolazione. Oppure: Ora che la pena di morte è stata abrogata per sempre, la pienizia nei casi di pluriomicidio generalmente consiste in una sentenza di ergastolo senza condizionale.
[...]
*
Protection and Reivigoration of Marriage Act, the sost. Legge sulla Protezione e il Rinvigorimento del Matrimonio; norma che aggiorna l’ormai vilipesa Legge sulla Difesa del Matrimonio (1996), decretando che ogni coppia formata da individui che abbiano compiuto il diciottesimo anno d’età ha diritto a essere unita legalmente in matrimonio a prescindere dalla razza, dal genere, dall’orientamento sessuale, dall’appartenenza ad una particolare religione o fascia contributiva, dal numero di scarpe, dal colore dei capelli, dalla densità dei peli corporei, dall’ipocondria, dal veganismo e dall’intolleranza al lattosio. Tale legge estende ai nuovi coniugi non solo tutti i diritti e i privilegi di quello precedentemente noto come “matrimonio eterosessuale”, ma anche tutti i rischi, i pericoli, gli imprevisti, le apprensioni e i ripensamenti che possono subentrare nel momento in cui il partner prema il tubetto del dentifricio a partire dalla metà invece che dal fondo, mastichi in quel modo “così fastidioso” o ammetta che ”sì, qualche chiletto potresti anche perderlo”.
*
Ramakah sost. Ramakah (da Ramadan e Chanukah); festività congiunta ebrea e musulmana. La festività cade in dicembre, e venne istituita per celebrare la fine delle ostilità tra gli appartenenti alle due religioni. Fra le tradizioni del Ramakah ci sono lo scambio di doni e la condivisione di pasti tra ebrei e musulmani.
skootch 1. sost. skutch; spazio creato tra un ticchettio e l’altro dell’orologio grazie a un uso abile e specifico della retroparlata (vedi backtalk) alternata la discorso normale. Strofinando avanti e indietro con la voce un momento di tempo è possibile irritarlo tanto da farsi crescere sotto il palato, a mo’ di perla, un altro giorno, che a forza di movimenti della lingua può essere allungato e gonfiato come una goccia sotto il rubinetto. Alla fine, è possibile forare la pelle elastica in questa bolla di tempo supplementare, la quale prontamente si espande fino a raggiungere le dimensioni vostre e delle persone che volete portare con voi. 2. v.i. skutcharsi; nascondersi in uno skutch. 3. v. skutchare; fare la corte a qualcuno in uno skutch: L’ho skutchata.
[...]
*
Theory Delusion sost. Illusione Teorica; diffusa credenza del tardo XX secolo, ora screditata, secondo la quale lo stato di piacere e quello di dolore sono inseparabili.
*
Z zeta; prima lettera del Nuovo Alfabeto. Venne scelta al Primo Congresso del Nuovo Mondo (2025) perchè, come spiegò il segretario del Congresso Amafi Utufo, puntava “sia avanti sia indietro, ricordandoci le traversie del passato e le possibilità luminose del futuro”. Il Nuovo Alfabeto, che incorporava elementi di tutte le lingue più parlate del mondo (e anche di alcune lingue minori) fu proposto dalla delegazione giovanile al Primo Congresso del Nuovo Mondo “per promuovere e simboleggiare l’armonia, la cooperazione e l’unicità culturale delle nazioni”.

24 febbraio 2007 2 commenti
OBRAS NO PALABRAS
 
Ieri sera, ore undici e mezza, mi affaccio alla finestra e vedo un gruppo di due famiglie passeggiare in piazza, compreso un bambino di massimo tre anni che urla e corre come un forsennato. Subito dopo invece una coppia ultrassessantenne cammina abbracciata e ridanciana nella via sotto casa mia. Tutto questo mentre io sto già facendo fatica a tenere gli occhi aperti.
 
Sempre ieri sera, a Otto e Mezzo c’era ospite unico Berlusconi, invitato a parlare della crisi dell’attuale governo. Mi ha fatto impressione, primo perché era da un po’ che non lo si vedeva in quel tipo di porgrammi, secondo perché era dai tempi del “un milione di posti lavoro” che non mi appariva così spavaldo e tonico.
 
Se andiamo avanti così…

23 febbraio 2007 Nessun commento

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“Cercasi batterista, chiamare Alice”

23 febbraio 2007 2 commenti
Cercasi batterista, chiamare Alice
di Rick Moody
– minimumfax - 
 
Mentre era via il Garden State si era dilatato. Il cielo era immenso, il paese una vasta distesa aperta, una rivendita di panorami a prezzi d’occasione.
*
Adesso la carta da parati a fiori della camera da letto non era per niente a fiori, invece era decorata con le doppie eliche del codice genetico. Non lo sorprendeva la sua improvvisa capacità di leggere quegli ideogrammi. La luce rossa lampeggiante in ogni disegno, il gene della sua follia che era rimasto in stato di latenza per tutta l’infanzia, spiccava fra i disegni che vedeva. Quello era lui adesso.
*
Il problema non era trovarsi davanti due ragazze che facevano sesso, per come la vedeva L.G.; il problema era ritrovarsi finalmente a fare una cosa che l’aveva tanto stuzzicato e rendersi conto che non lo stuzzicava più. Le fantasie sono come gli ideali: esistono solo per farti perdere l’orientamento. Prova a prenderle e quelle si spostano. Ancora più in là, di solito.
*
Ruthie sembrava essersi completamente dimenticata di Dennis. O forse era Dennis che si era dimenticato di lei. Forse in quella congiuntura di macchie solari e orbite gli si era presentata l’occasione di andarsene. Ed Evelyn si domandò cosa potesse avere lo stesso effetto su Alice. Cosa l’aveva avuto su di lei, Evelyn, in passato? Qual’era il ragionamento che permetteva finalmente ai giovani di mollare, una volta per tutte, la giovinezza? Sembrava che quella generazione non volesse andarsene mai di casa. Crescevano fino a un certo punto e poi passavano il decennio successivo, fino al collasso, a cercare di riassaporare il senso di novità dell’adolescenza, quella pulsazione della giovinezza che sembra, nel suo pieno fiorire, permanente.
*
La luce del tardo pomeriggio d’aprile sembrava riprodurre fin nei dettagli le fantasie di un piromane. Il sole era un fuoco senza fiamme sulle colline.
*
Ruthie Francis, mentre percorreva il breve tratto di strada fino a casa Smail, assorbì l’umidità del mercoledì distrattamente. Sentiva un rumorino nel cranio, un senso di disperazione per i figli, i suoi ragazzi, il matrimonio. Provava invidia per la decisione di Evelyn Smail di andarsene dalla città. Cosa restava lì, in fondo, una nuova generazione di coppie di professionisti che avevano pagato un prezzo eccessivo per i loro duemila metri quadrati di terreno, con il loro atteggiamento spocchioso, i loro valori da città dormitorio? Cosa sarebbe successo a suo figlio, e come poteva evitare di sentirsene responsabile? Cosa le era successo da quando era ragazza?
La strada era tranquilla – gruppetti di bambini che giocavano in fondo ai vialetti di casa, che scavano buche in silenzio nei prati e attorno ai cespugli – ma ormai Ruthie era certa che su ciascuna di quelle case pesava la paura, piccole sacche di paura e instabilità.
*
Il matrimonio e il divorzio erano così, per esempio. Ovunque fossi ti sembrava che le cose andassero meglio altrove. Ovunque fossi sentivi questa fame di un po’ di semplice conversazione.
*
Era una dimostrazione del fatto che potevi ravvederti su una piccola cosa e restare comunque con profonde sacche di insensibilità nel carattere.
*
Ovunque passassero, le strade erano cosparse di vetri rotti: finestrini d’auto e bottiglie di birra. Un altro giorno la luce del sole ci avrebbe trovato un tappeto di riflettori. Una bellezza religiosa avrebbe animato la distruzione. Non oggi.
*
Tutti i legami umani si spezzavano, si frammentavano, si disintegravano, esplodevano, pensò in quel preciso istante, a prescindere da quanto eri determinata, a seconda di quali esplosivi c’erano a portata, ed era questo che in realtà voleva dire a Lane, però non le sembrava che lui c’entrasse molto, specie perchè era lei, Alice, quella che rompeva i legami, che violava le famiglie, un’anima morta fra le tante che affollavano l’eterna autostrada delle anime morte del Garden State. Solo vedere quei due italiani o greci o turchi, o quel che erano, due con una patria, che impilavano sedie e si scambiavano battute sulla fica o chissà che altro nella loro lingua, peggiorava tutto. In America solo gli immigrati avevano una casa. Solo loro sapevano come parlare del passato.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
“La mia ipotesi è che quando finii Cercasi batterista si concluse un periodo della mia vita. I Feelies si sciolsero. Io mi misi a lavorare in proprio. Me ne andai da Hoboken. Scrissi altri libri. Quando guardo di nuovo questo romanzo – e non capita spesso – mi sembra l’opera di un fratello adolescente particolarmente problematico. Un proto-apatico della generazione X. E’ uno scrittore un po’ sciatto, pretenzioso, non molto bravo nell’esecuzione, però è uno che segue le proprie simpatie. E questo è bene.
Credo di non essere mai più stato in grado di scrivere niente di così nudo come il libro che avete davanti. In questo senso, posso capire la teoria avanzata da una sonora minoranza: che Cercasi batterista, chiamare Alice sia il mio romanzo migliore. Personalmente non sono d’accordo, ma in questo modo capisco cosa significhi essere giudicati sulla base della sensibilità irrequieta che ci caratterizzava da ragazzi, come succede a Elvis Costello. O ai Feelies. Cercasi batterista tentava di delineare un luogo e un tempo e un umore che pochi anni dopo molti sembrarono abbracciare. Dopo il primo film di Richard Linklater, dopo Nevermind. Sono passati sette anni da quando ho scritto questo libro. Spero di non dover mai più vivere in quel modo.” – dalla prefazione di Rick Moody

Io sono d’accordo con lui, se non avete mai letto niente di suo, iniziate con Racconti di demonologia oppure con La più lucente corona d’angeli in cielo.

22 febbraio 2007 Nessun commento
3 x 2
 
 
Tamas Wells - A plea en vendredi 
 Tamas Wells – From prying plans into the fire
 
 
 
 
 Tamas Wells – Valour
 
 
 
 
Laura Veirs - Saltbrakers 
 Laura Veirs – Wrecking
 
 
 Laura Veirs – Cast a hook
 
 

 Laura Veirs – Don’t lose yourself
 
 

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22 febbraio 2007 2 commenti

PUNTATA DEL 21.02.2007

Cake On Cake – Sparrow parade (I guess I was daydreaming)

SoftlgihtesGirlkillsbear  (Say no to being cool, say yes to being happy)

 

Maria Taylor – A good start (Lynn teeter flower)

Gruff Rhys – Now that the feeling is gone (Candylion)

 

Bishop Allen  - Quarter to three (Charm school)

Arcade Fire – Antichrist television blues (Neon bible)

 

The Wombats – Metro song (Girls, Boys and Marsupials)

 

Apostle Of Hustle – Justine, beckoning (The national anthem of nowhere)

The Broken West – Hale sunrise (I can’t go on I’ll go on)

 

Robert Gomez – Same sad song (Brand new towns)

Richard Swift – Kisses for the misses (Dressed up for letdown)

 

Beirut – Elephant gun (Lon Gisland Ep)

 

Andrew Bird – Cataracts (Armchair apocrypha)

 Keren Ann – In your back (Keren Ann)
 
 
[On-Air ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]

“Nove racconti” di J.D. Salinger

21 febbraio 2007 7 commenti
Nove racconti
di J.D. Salinger
– Einaudi -
 
- Siamo male assortiti, questo è il fatto. Questa è la sola e pura semplice verità. Non siamo fatti l’una per l’altra. Lo sai di che cosa ha bisogno, lei? Ha bisogno di uno di quei pezzi di bastardoni da poche parole, che di tanto in tanto prende e le dà una sberla da farla cadere per terra… poi si rimette seduto e finisce di leggere il giornale. E’ di questo che ha bisogno. Io sono troppo debole, per lei. L’avevo capito già prima di sposarla… ti giuro che l’avevo già capito. Tu queste cose non le sai, sei un dritto, tu, non ti sei mai sposato, ma di tanto in tanto, prima di sposarsi, capita che uno vede cosa gli succederà dopo che sarà sposato, come al cinema, quando danno il prossimamente. Io ho chiuso gli occhi. Ho fatto finta di non vederlo, il mio prossimamente. Sono un debole. Questa è la verità pura e semplice.
*
Teddy lo guardò in faccia per la prima volta. – E’ un poeta lei? – chiese.
- Un poeta? – disse Nicholson. – Dio del cielo, no. Purtroppo no. Perchè me lo chiedi?
- Non so. I poeti prendono sempre il tempo come una faccenda personale, mi pare. Stanno sempre a ficcare le loro emozioni in cose che non hanno emozioni.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Tra i migliori: Teddy, Bella bocca e occhi miei verdi e Un giorno ideale per i pescibanana.
. 

21 febbraio 2007 3 commenti

IN VISIONE

Bobby
(U.S.A. – 2006)

di Emilio Estevez
con Anthony Hopkins, Helen Hunt, Nick Cannon, Emilio Estevez, Colin Ferguson, Demi Moore, Freddy Rodriguez, Sharon Stone, Elijah Wood, Michael Bowen, Laurence Fishburne, Ashton Kutcher, Heather Graham, Jacob Vargas, Martin Sheen, Gus Lynch, John Lavachielli, David Krumholtz, Harry Belafonte, Lindsay Lohan, Christian Slater, Joshua Jackson, William H. Macy

Postilla squisitamente PERSONALE
Buon film. Prendendo spunto da un fatto di cronaca, varie vicende riassumono la situazione socio-politica di quel particolare momento storico.

Le mele di Adamo
(Danimarca – 2005)

di Anders Thomas Jensen
con Nicolas Bro, Tomas Villum Jensen, Ali Kazim, Nikolaj Lie Kaas, Gyrd Løfqvist, Mads Mikkelsen, Lars Ranthe, Peter Reichhardt

Postilla squisitamente PERSONALE
Consigliato. Un film grottesco e pieno di humor nero, ma che così facendo riesce quasi a dare una sorta di leggerezza a temi altresì non tanto facili come nazismo, alcolismo, crimine, ecc.

20 febbraio 2007 14 commenti
RISTRUTTURAZIONE
 
Venerdì sera esci dal lavoro alle dieci e mezza, dopo quasi 12 ore continuate, già sapendo che:
° l’indomani ci ritornerai alle nove
° ormai per andare al concerto dei Giardini Di Mirò è tardi 
° come al solito in zona c’è poco o niente da fare, e comunque tutti sono a Milano o in Svizzera.
Ergo, venerdì sera a casa.
 
Quando ci arrivi, a casa, il primo pensiero, mentre cerchi di tagliare a fette una pizza surgelata con un coltello che probabilmente la lama l’ha persa qualche anno fa, è che vorresti passasse l’arrotino sotto casa, con il suo inconfondibile nastro registrato che esce dagli altoparlanti, così da evitare di sentire le stanchezza nelle braccia per un compito talmente banale.
Ed è proprio questo “pensiero” che ti fa decidere che è meglio finirla subito questa non-serata, premendo il tasto play sul lettore dvd e lasciare che tutto scivoli tra sbuffi densi di fumo.
 
Sabato rimani in ufficio fino alle 17, senza pranzare e passando la tua giornata con due elettricisti e un tecnico, ascoltando discorsi sulle litro del Tartaruga, sui litri di capienza finiti grazie al nuovo impianto stereo della macchina di uno (o una cosa simile), sui litri che si accumulano nelle tue palle quando ti rendi conto che ore sono e che nonostante ieri sera sembrava funzionasse tutto, adesso non è più così, bensì il contrario. Due giorni buttati nel cesso insomma.
 
Arrivi a casa mangiando un kebab controvoglia, la fame sembra scomparsa, ma lo finisci lo stesso perchè stasera, anche se non sei ancora convinto fino in fondo, hai già capito che di cibo vero e proprio ne entrerà poco nel tuo corpo, mentre invece i liquidi avranno la certezza di scorrervi a fiumi.
 
Un paio di negroni di riscaldamento ed è già tempo di avviarsi al locale che, una volta arrivati, non è ne più ne meno di come te lo saresti aspettato. E nemmeno i presenti si discostano dalle tue previsioni: ragazzi in completo o come minimo giacca e camicia, ragazze in tiro sui tacchi (più tardi, quando l’occhio sarà gia annacquato, ti renderai conto che siete in due ad indossare una normale maglietta e colori che si discostano dal blu-bianco-grigio-nero imperante).
 
Poi la situazione perde un po’ il controllo o la si lascia andare, punti di vista…, e sarà per le luci che si abbassano, per la musica orribile che alza i volumi, ma soprattutto perchè da un momento all’altro tu e i tuoi amici iniziate a vedere “Superalcolici in fiamme al largo dei banconi di Orione … i luppoli alfa balenare nel buio vicino alle porte di Pilsner… e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come gocce in una botte*”.
° Jesus fa il miracolo in cambio di due negroni, camminando sulle acque, e passando il resto della serata in giro per il locale a piedi nudi (facendoti tornare in mente quella volta in cui un altro “personaggio in crisi mistica” lanciava tutte le monete che aveva in tasca in uno dei laghetti di Vondel Park).
° la discussione (con toni da indottrinamento ?!?) a una ragazza che praticamente non conosci, avendo solo frequentato suo fratello per qualche anno quando lei ancora molto probabilmente leggeva Topolino, sul fatto che forse stare al bancone accerchiata da tre ragazzi, di cui uno a un certo punto con mano sul culo, forse non giova molto alla sua persona.
° bicchieri pesanti come non mai, perchè non essendo un patito di cocktails e quindi poco abituato a tutto quel vetro massiccio, ma ovviamente anche per le visioni di cui sopra, il risultato è un secco 3 – 0 per il sottoscritto (la scena è un classico: poff! – non sento più niente nella mia mano – sguardo in giro – sguardo basso – ops!)
° Hulk Tony da tenere a bada in chiusura, quando un bicchiere pieno che si polverizza, rischia di far finire il sottoscritto di sotto, grazie a una sua badilata involontaria.
° tante frasi che suonano come mezze verità, ma fanno male lo stesso, non per chi le sente, ma a te che le dici.
° la notte che finisce un po’ come tutto stasera, senza lasciare grandi tracce.
 
Domenica ti svegli alle tre e non perché tu lo voglia, ma dalla piazza principale di Como, una trentina di metri da casa tua, un collega della radio inizia a fare da intrattenitore prima della sfilata dei carri, ed è così che tra un pezzo di Gloria Gaynor (ormai, credo, rimasto baluardo solo al carnevale di Bellinzona?!?) e una battuta con le maschere che sono presenti (cose tipo “Ma come? Mi sembri sveglia?” e lascio a voi intuire da cosa fosse vestita la povera bambina in questione), ti vedi costretto ad alzarti.
La prima cosa che fai è mettere una canzone, alzare il volume come se fossi in gara con l’impianto ben più potente lì fuori, e non riuscire a staccartela di dosso, vittima di quel ritornello che in questa domenica già scaduta rimbomba nella tua testa. L’ascolti qualcosa come un’ora di fila, repeat ossessivo, e continui a dirti che tu con persone come quelle di ieri sera centri poco o niente (non è questione di meglio o peggio, semplicemente diversi) e che non sarebbe potuta andare diversamente se già fai fatica a relazionarti con chi ti è più vicino, quelli che hanno una visione della vita simile alla tua. Pensi che quel tentativo maldestro di indottrinamento ne sia l’esempio massimo.
 
Tutto questo perchè?
“I cheated myself like I knew I would, I told ya I was troubled, you know that I’m no good”.

* da "Elogio della sbronza consapevole" di Enrico Remmert & Luca Ragagnin

19 febbraio 2007 2 commenti

da “Futuro dizionario d’America” di AA.VV. – ISBN Edizioni
(seconda parte)
 
indefinable agg. indefinibile; resistente a descrizione, enumerazione o categorizzazione. Nel novero infinito della cose indefinibili vi sono: l’amore e la morte (che, modificando la persona che ama e muore proprio nel momento in cui ama o muore, non possono essere adeguatamente spiegati); le bellezza (che, come tutti sanno, sta nell’occhio di chi guarda); gli effetti sulla personalità di un viaggio sulla Luna (nonostante tali viaggi siano ormai diffusissimi, gli esseri umani sembrano immancabilmente destinati a trovare l’istante del contatto con il suolo lunare strano fino all’ineffabilità, proprio com’è parso loro la prima volta che l’hanno visto alla televisione); il terrorismo (colui che uno considera terrorista, un altro lo considera combattente per la libertà); l’esperienza di vedere gli occhiali di Anton Cechov poggiati sulla scrivania del suo studio a Mosca (“inattesa euforia” come descrizione ci si avvicina ma non coglie nel segno); i piacere procurati dalla pittura con le dita, soprattutto con colori vivaci (chiedete a qualunque bambino); la qualità della luce al tramonto nell’abside della chiesa di San Sigismondo a Cremona, in Italia; la nebbia molto fitta (forza, provate a definire cos’è una nebbia molto fitta, vediamo se ci riuscite!); gli addii degli innamorati (sempre un misto di tristezza e felicità, impossibile mettere nero su bianco in che proporzione); e, come ultimo esempio, gran parte dei profumi, specialmente quelli addosso alle nostre madri, che ricordiamo ad anni di distanza nei momenti di malinconia. Il numero di cose che non possono essere definite supera di gran lunga quello delle cose definibili. Ecco perchè i dizionari moderni sono diventati più tolleranti nei confronti dell’indefinibilità – e dunque più vaghi e bizzarri – di quanto non fossero un tempo. Di tutto ciò non possiamo che rallegrarci.
*
Jhonny-come-blindly sost. ultimo intortato (da Jhonny-come-lately, ultimo arrivato, e blind, cieco); chi aderisce a una causa o un orientamento ideologico per un convincimento non basato su informazioni o analisi, ma sull’obbedienza servile a una determinata posizione politica.
*
jubilee sost. giubileo; periodo di sospensione del libero mercato nel ramo immobiliare, solit. ogni venticinque anni, in cui il prezzo delle case torna a essere fissato in proporzione al minimo salariale.
*
legal tender sost. valuténera (da legal tender, valuta a corso legale, e tender, tenero); valuta mondiale che giunse a dominare i mercati finanziari globali in seguito al collasso del dollaro (USA) nel 2031 e dell’euro tre anni dopo, basata sulle riserve affettive, per cui in cambio di prodotti e servizi si ricevono abbracci e teneri baci.
*
Othermobile sost. Altramobile; singolo elemento di un corpo organizzato di autotreni, dotati di tutti i comfort, che viaggiano in lungo e in largo per gli Stati Uniti allo scopo di esporre agli americani stili di vita e punti di vista estremamente diversi dai loro. Sebbene lo staff di ciascuna Altramobile varii leggermente da regione a regione, lo statuto prevede che comprenda molti se non tutti i seguenti componenti: un progressista, un conservatore, un liberista, una femminista, un immigrato clandestino, un appassionato di armi membro della National Rifle Association, un sostenitore della supremazia dei bianchi, una ragazza madre che ha bisogno dell’assistenza sociale, un ambientalista, l’amministratore delegato di una grande azienda, un ex detenuto, un gay, una lesbica, un disabile, un senzatetto, un artista, un lavoratore a salario minimo e una persona (indicata col nome di “jolly”) che sia semplicemente molto particolare, un individuo le cui convinzioni, il cui modo di pensare e/o di vestire lo rendano incapace di appartenere a un gruppo di qualsiasi tipo. Ciascuna Altramobile annovera anche nel suo staff appassionati seguaci di ogni fede religiosa più importante, incluso l’ateismo, e almeno un membro di ciascuna razza. Le roulotte stazionano nelle città piccole e grandi per un periodo variabile fino a una settimana, e in questo arco di tempo ogni abitante del posto può entrare e conversare diffusamente con uno o più membri dello staff facendosi spiegare cosa significhi di preciso essere come sono. Lo scopo di queste conversazioni è puramente pedagogico. Nessuna domanda è considerata tabù, ma le risposte del membro dello staff devono essere accolte nello spirito in cui vengono offerte, cioè come descrizioni di esperienze di vita non familiari per chi porge la domanda, e in nessun caso devono essere usate come argomento di litigio.
[...]
*
P-Chip sost. P-Chip; (forma abbreviata di Prevaricator Chip, “chip antibugiardo”) 1. chip installato sugli apparecchi televisivi allo scopo di valutare la credibilità di chi parla dallo schermo. Il chip utilizza parametri biometrici e fa uso di testi scorrevoli in sovrimpressione per segnalare affermazioni precedenti dell’oratore su temi correlati; esso mostra anche, a scopo comparativo, filmati di occorrenze accertate di affermazioni vere o false pronunciate dall’oratore. 2. termine generale per apparecchi di questo tipo e per le loro varianti, come per es. il C-Chip (Consumer Chip, “chip per consumatori”), che mostra dati assicurativi e filmati di crash test durante gli spot delle auto.

16 febbraio 2007 1 commento

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“Sotto il vulcano” di Malcolm Lowry

16 febbraio 2007 3 commenti
Sotto il vulcano
di Malcolm Lowry
– Feltrinelli - 
 
… Notte: e ancora una volta, il notturno corpo a corpo con la morte, la stanza che trema di orchestre demoniache, i brevi periodi di sonno spaurito, le voci fuor dalla finestra, il mio nome continuamente ripetuto in tono beffardo da ospiti immaginari in arrivo, le spinette del buio. Come se non ci fossero già abbastanza rumori autentici al mondo in questi notti color cernecchi grigi. Non come il tumulto lacerante delle città americane, l’urlo di grandi giganti cui si strappino le bende. Ma l’ulular di cani randagi, i galli che annunciano l’alba per tutta la notte, il rullar di tamburi, il lamento di chi sarà trovato più tardi, piumaggio bianco ammucchiato su fili del telegrafo nei giardinetti dietro le case o galline appollaiate sui meli, l’eterno dolore che mai non si assopisce dell’immenso Messico. Quanto a me, amo portare il mio dolore nell’ombra di antichi monasteri, la mia colpa entro chiostri e a piè di arazzi e nelle indulgenze di inimmaginabili cantinas dove vasai dal viso triste e pezzenti senza gambe bevono all’alba, la cui fredda beltà di giunchiglia uno riscopre nella morte.
*
La strada, terribile, tutta una buca, scendeva qui ripidissimamente il fianco della collina; Laurelle si stava avvicinando al ponticello gettato sopra la barranca, il profondo burrone; accese un’altra sigaretta la mozzicone di quella che aveva fumato e si sporse dal parapetto, a guardare giù. Faceva troppo buio, ormai, per vedere il fondo, ma: ecco davvero il fondo, la frattura delle cose! Quauhnahuac era come il tempo, sotto questo riguardo, ovunque ti volgessi l’abisso era sempre ad aspettarti dietro l’angolo. Dormitorio di avvoltoi e città moloch! Quando Cristo era stato crocefisso, così diceva la leggenda venuta d’oltremare, sacrale, la terra s’era aperta per tutta quella regione, anche se la coincidenza non doveva aver fatto impressione a nessuno allora!
*
Buon Dio, se la nostra civiltà dovesse disubriacarsi per un paio di giorni, morrebbe di rimorso il terzo giorno…
*
“Mescal,” disse il Console.
Il bar principale del Farolito era deserto. Da uno specchio che posto dietro il banco rifletteva anche la porta aperta sulla piazza, la propria faccia lo fissò in silenzio con occhi pieni di un familiare presentimento.
Tuttavia il locale non era silenzioso. Lo riempiva quel ticchettio: il ticchettio del suo orologio, del suo cuore, della sua coscienza, d’una pendola chissà dove. C’era poi un rumore remoto, da una grande profondità, d’acque correnti, di crolli sotterranei; e inoltre, egli poteva ancora udirle, le accuse amari e sferzanti che egli stesso aveva lanciato alla propria infelicità, le voci come d’una lite, la sua più forte, frammista ora con quelle altre voci che sembravano gemere, in lontananza, di dolore: “Borracho, Borrachòn, Borraaaacho!”.
*
So che la terra girerà e perciò aspetto che la mia casa passi di qua per entrarci.
*
Sorprendente al massimo era il fatto che il Console non solo appariva fresco e pieno di salute, ma non rivelava la minima traccia di dissipazioni. La verità è che egli non aveva avuto nemmeno prima l’aspetto torvo di un vecchio consunto dal vizio: perchè avrebbe dovuto averlo, dato che aveva soltanto dodici anni più di Hugh? Pure, si sarebbe detto che il destino aveva fissato la sua età in un punto non identificabile del passato, quando il suo io persistente e obiettivo, stanco forse di starsene in disparte a osservare la sua rovina, s’era alla fine staccato del tutto da se stesso, come una nave che in gran segreto esca dal porto nottetempo.
*
Aveva gettato uno sguardo per il giardino ed era come se frammenti delle sue palpebre si fossero staccati per mettersi a svolazzare e saltellare davanti a lui, muovendosi nervosamente in ombre e forme, sussultando al colpevole cicalare della sua mente, non ancor voci del tutto, ma queste tornavano, queste tornavano; un’immagine della sua anima come una città apparve ancora una volta davanti a lui, ma una città, questa volta, devastata, folgorata dal cupo sentiero dei suoi eccessi, e chiudendo gli occhi brucianti egli aveva pensato al perfetto funzionamento del sistema in coloro che vivono veramente, commutatori ben connessi, nervi tesi solo nel caso di un autentico pericolo, e ora in preda a un sonno senza incubi, calmo, non in riposo, ma in equilibrio: un villaggio pacifico.
*
Che è l’uomo se non una piccola anima che regge in piedi un cadavere?
*
Non era ancora del tutto la fine. Era come se la sua caduta fosse stata interrotta da una sporgenza lievissima, da uno stretto davanzale da cui egli non poteva né risalire né precipitare e su cui giaceva sanguinante, stordito, mentre a grande distanza sotto di lui l’abisso sbadigliava, in attesa. E mentre su quel davanzale egli giaceva, era circondato nel deliro da quei fantasmi di se stesso…

*
Ella abbracciò con un’ultima occhiata lunghissima lo zòcalo – l’ambulanza deserta che sembrava non essersi mossa dall’ultima volta che Yvonne l’aveva vista, davanti al Servicio de Ambulancia di palazzo Cortez, l’immenso cartello fra due alberi che diceva Hotel Bella Vista Gran Baile Noviembre 1938 a Beneficio de la Cruz Roja. Los Mejores Artistas del radio en acciòn. No falte Ud., sotto il quale alcuni dei partecipanti alla festa stavano tornando a casa, pallidi e spossati come la musica che ripigliando in quel momento le annunciò che il ballo continuava ancora – ed entrò nel bar in silenzio, ammiccando, miopemente, nell’ombra alcolica odorosa di cuoio, il mare quella mattina entrando con lei, mosso e puro, i lunghi cavalloni dell’alba avanzando, gonfiandosi, abbattendosi in uno scroscio per sdrucciolare via assorbiti in ellissi incolori sulla sabbia, mentre pellicani mattinieri a caccia giravano e si tuffavano, si tuffavano e si giravano e si tuffavano ancora nella spuma, muovendosi con la precisione di pianeti, gli esausti frangenti affrettandosi a rifluire alla loro calma; rifiuti marini giacevano sparsi lungo tutta la spiaggia: ella aveva udito, sui battelli sobbalzanti nel Mar dei Caraibi, i ragazzi, come giovani tritoni, cominciare già a soffiare nelle loro funeree conchiglie

*
Il vuoto del mio corpo non è che la famelica necessità di te. La mia lingua è secca nella mia bocca per la sete che ha delle nostre parole.
*
“Non t’è più rimasto un filo di tenerezza o d’amore per me?” chiede a un tratto Yvonne, quasi implorando, voltandosi verso di lui. Egli pensò: Sì, ti amo, mi resta per te tutto l’amore di questo mondo, solo che questo amore mi sembra così lontano da me e inoltre così strano, perchè è come se potessi quasi udirlo, un brusio oppure un pianto, ma lontano, lontanissimo, un suono triste, smarrito, che potrebbe tanto avvicinarsi quanto recedere, non saprei dire.
*
Hugh colse con un senso di colpa lo sguardo d’una delle vecchie. La faccia di lei era del tutto inespressiva… Ah, com’erano assennate quelle vecchie, che almeno sapevano ciò che volevano e avevano silenziosamente preso la collettiva decisione di non entrarci per nulla in tutta quella storia. Nessuna esitazione, niente agitazione, chiacchiere, scompiglio. Con tanta solidarietà, davanti al pericolo, esse avevano abbracciato i loro panieri pieni di polli, quando l’autobus s’era fermato, o s’erano guardate intorno per ricontare le loro proprietà, prima di rimettersi a sedere composte, come sedevano ora, immobili. Forse ricordavano i giorno della rivoluzione nella vallata, le case annerite, le comunicazioni tagliate, e quelli ch’erano stati crocifissi e sgozzati nell’arena, i cani randagi arrostiti e divorati in una specie di banchetto sulla piazza del mercato. Non c’era durezza sui loro volti, tanto nemmeno crudeltà. La morte conoscevano, ancor più della legge, e i loro ricordi si spingevano lontano, tenaci, nel passato. Sedevano tutte in fila, ora, immobili, pietrificate, senza parlar di nulla, senza una parola, come statue di ghiaccio. Era stato naturale lasciare il problema agli uomini. E tuttavia, in quelle vecchie era come se, attraverso tutte le varie tragedie della storia messicana, la pietà, quel moto impulsivo di fraternizzare, e il terrore, quell’impulso a fuggire (che si impara da ragazzi), fossero stati alla fine riconciliati dalla prudenza, dalla convinzione che è meglio rimanere dove si è, che chi sta bene non si muove.
*
Il mio cuore ha un gusto di cenere.

Postilla squisitamente PERSONALE
Gran libro, anche se non semplice come lettura. La prima cinquantina di pagine sono un vero e proprio scoglio, superato il quale però non si può far altro che lasciarsi andare e perdersi tra i sentieri tracciati dalla mente del protagonista. Un uomo che abbandona il mondo reale per la deriva dei sentimenti, del proprio io, perso tra l’alcool e la colpa di non riuscire più ad amare l’unica persona che vorrebbe. Trovando la solitudine, frutto anche ma non solo del suo (s)ragionare, in un paese che non è il suo e vittima della propria convinzione che tornare indietro è dura, forse impossibile. 

15 febbraio 2007 6 commenti
 3 x 2
 
Great Lake Swimmers - Ongiara 
 
 Great Lake Swimmers – Passenger song
 
 
 Great Lake Swimmers – Changing colours
 
 
 
Bishop Allen - Charm School 
 
 Bishop Allen – Eve of distruction
 
 
 Bishop Allen – Quarter of three
 
 
 
Winterkids - Memoirs 
 
 Winterkids – Who am I kidding
 
 

 Winterkids – Use your feet
 
 

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15 febbraio 2007 1 commento
PUNTATA DEL 14.02.2007

Arcade Fire – Black Mirror (Neon bible)

Seekonk – Mar (Pinkwood)
 
Field Music – Sit Tight (Tones of town)
Softlightes – Heart made of sound (Say no to being cool, say yes to being happy)
 
The Blow – Parentheses (The paper television)
Numero 6 – Verso Casa 2007 (Dovessi mai svegliarmi)
 
Cloud Cult – Please remain calm (The meaning of 8)
The Lovely Feathers – In the valley (Hind legs)
 
The Holloways – Dancefloor (So this is Great Britain?)
The View – Street lights (Hats off the buskers)
 
The Broken West – So it goes (I can’t go on I’ll go on)
Pernice Brothers – Automaton (Live a little)
 
Eric Bachmann – Man o’war (To the races)
Maria Taylor – Clean getaway (Lynn teeter flower)
 
Dana Falconberry – Sadie (Paper sailboat)

Sol Seppy – Injoy (The bells of 1 2)
 
[On-Air ogni mercoledì, dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui]

14 febbraio 2007 1 commento

Molte sono al mondo le meraviglie ma nulla è più portentoso dell’uomo.
Egli attraverso il mare biancheggiante, sfidando il tempestoso Noto,
si spinge, passando sotto i marosi che gli spalancano intorno abissi;
e la suprema della divinità, Gea
immortale, instancabile, affatica
solcandolo su e giù d’anno in anno con gli aratri, rivoltandola con la razza equina.
 
Antigone – Sofocle

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14 febbraio 2007 4 commenti
 
 
 
L’amore in questo consiste
Che due solitudini si toccano
E si proteggono l’un con l’altra

 

R.M. Rilke

 

 … un’accezione negativa, la prima,
ma soprattutto una condizione di nascita, dopo …

 

 

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