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Archivio per gennaio 2007

31 gennaio 2007 2 commenti
Scala automatica & Y
(dovre andremo a finire?)
 
Scala automatica: Hai visto, c’è Monica Vanali in tv, la tua fantasia erotica.
 
Y: Ma vaaaa, non è lei, era Lucia Blini.
 
Scala automatica: Come era?
 
Y: Quest’anno ho cambiato. Adesso la mia fantasia sessuale è un triangolo con la Prestigiacomo e la Santanché.
 
Scala automatica: Hmmm, la Prestigiacomo ce l’ho presente, ma la Santanché?
 
Y: E’ quella che ultimamente se l’è presa con i delfini di Fini dicendo che hanno le palle di velluto.
 
Scala automatica: I delfini ?
 
Y: Sì, i delfini. Non sai chi sono?
(Y è gia pronto ad elencare: La Russa, Gasparri…)
 
Scala automatica: Certo, gli ex UDC.
 
Y: Coooooosa?
 
Scala automatica: I pesci?
 
Y: …
 
Scala automatica: Allora avrà a che fare con gli schieramenti politici. Sono i gay.
 
Y: …
(Y perplesso non risponde per la sceonda volta e si gira dall’altr aprte)
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31 gennaio 2007 4 commenti
IN VISIONE
 
Factotum
(U.S.A. – 2005)
 
di Bent Hamer
con Matt Dillon, Lili Taylor, Fisher Stevens, Marisa Tomei, Didier Flamand, Adrienne Shelly, Karen Young, Tony Lyons
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Du palle !! Povero Hank.
 
 
 

 

Hawaii, Oslo
(Norvegia, Svezia, Danimarca – 2004)
 
di Erik Poppe
con Trond Espen Seim, Jan Gunnar Røise, Evy Elise Kasseth Røsten, Stig Henrik Hoff, Silje Torp Færavaag, Petronella Barker, Robert Skjærstad
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non male l’idea e i protagonisti, però un po’ di “sogno” e “fantastico” avrebbe dato più verve a questo film che a tratti rallenta paurosamente. 

30 gennaio 2007 5 commenti
SOLO FOGLIE
 
È interessante ricominciare a camminare, ricominciare ad uscire dal buco in cui mi sono cacciato, poter annusare l’aria e sapere che un passo dopo l’altro i minuti passano e che, comunque sia, puoi dimenticare tutti i tramonti che vuoi, gli specchi e i deliri vicini. La periferia della mente è contagiata. È ancora possibile scappare per trovare un equilibrio alternativo?
Volevo capire – IO SONO ANCORA IO? – Poi mi sono messo a quattro zampe. Mi sono attaccato alla bottiglia e ho guardato nei loro occhi. In mezzo tutto il resto è passato, un rumore di fondo che rimbalza senza sosta, che si percepisce a stento.
L’atmosfera è diversa, ovvio. Le domande sono le stesse, il circolo si chiude, il bicchiere si riempie – rosso, si svuota – trasparente. In comune c’erano i sogni, adesso solo la loro ombra e l’aria è ancora piena di fumo e di quella incertezza che ti lascia a bocca aperta. Le frasi si accumulano come le risate, sempre più lontane, ingessate, conservate in formalina, hanno perso colore attaccate dalle sostanze chimiche del tempo.
L’atmosfera in bilico… stiamo aspettando sospesi, impagliati… forse domani, forse invece ci stiamo solo caricando altri giorni sulle spalle, esperienze diverse sovrapposte senza alcuna coscienza o risentimento – ne sappiamo sempre meno sperando di essere arrivati. Proviamo a crederci.
I ricordi ci stanno imbrigliando ancora una volta o questa è l’illusione di chi rimane a guardare i desideri a braccia conserte?
Alla fine siamo sempre singole entità in attesa di stare di nuovo insieme per qualche ora a sentire i racconti di chi ha fatto finta di partire.
Poi volo fuori dalla stanza a piedi nudi.
Fa freddo qui, l’estate è già finita e non me ne sono nemmeno accorto.
 
Il pensiero è viziato dalla certezza di non sapere cosa vuoi, se tu potessi plasmare la tua vita sarebbe diversa, saremmo lontani.
Io vorrei vederti…adesso…sono qua…qua sotto…ti basterebbe scendere…è facile, è solo volerci credere per un attimo.
È solo questione di convincermi o fregarmi.
 
Il pensiero ti cade dentro inavvicinabile, il desiderio rimbalza sul tuo cammino. I giorni attraversati da nuovi volti si mischiano e non vorresti finissero con un ritorno innaturale, ti muovi con questo ritmo di continua novità e apparenza, cambio panorama, volto pagina e quello che è successo ieri appartiene ad un’altra persona, grattacieli e campagna, la metropoli viene risucchiata dalle fondamenta, aspirata dalla pista d’atterraggio insieme alle orde di personaggi inquieti nei loro loculi bui, nei loro quartieri di metallo.
 
Per alcuni minuti la terra torna sotto i piedi e i particolari riprendono i loro contorni opachi di abitudine, sono mesi esagerati in cui conoscersi vuol dire scontrarsi e riviversi le vicende passate con vesti sempre nuove e le curve della discesa diventano tornanti pericolosi, senza nessuno che ti aspetta all’arrivo. Dovrei fermarmi, affacciarmi dal parapetto per capire che è tutto qua, che tutto sta per finire e le luci rimangono anonime, rimangono quello che sono in tutto questo panorama.
Un’altalena di sopportazione reciproca fra interessi differenti.
Perché non ci decidiamo? Mi fissi e accendi l’ennesima sigaretta.
     
Non preoccuparti, l’amore finisce – qualche volta è normale – la gente si vuole bene, poi trova dell’altro, si stanca, o semplicemente il Caso.
E l’amore evapora dal cervello e puf, una bolla di nulla inodore. Per scelta, per dovere o solo per comodità.
 
E’ per questo che odio le coppiette. Io spargerei benzina sulle coppiette.
Far fuori innamorati di ogni età potrebbe essere un dopo-lavoro gratificante. Accoltellare il loro senso di colpa intrecciato in fili perplessi di protezione-raccomandazione. AIUTOOO!!! 
È impossibile vederci tenerezza, rimane solo Obbligo&Abitudine, è una firma notturna post-ufficio, uno sfogo epidermico, una malattia uro-genitale, quelle che si insinuano dal cavo orale e per mesi si manifestano con un puntino fastidioso. Poi, quando cominci a grattare, si espandono. Chiazze rosse, rosa scuro…liquidi gialli.
 
Entro in un negozio, credo di essere il primo cliente e il commesso attacca a parlare come fossi suo fratello. Veramente volevo solo vedere un paio di pantaloni per la cresima di mio nipote. Quel grande sfigato di mio nipote!
Una mattina, ti ripeto, avevamo comperato i mobili e tutto il resto.
Una mattina dicevo, mi sono svegliato colpito da un raggio di Sole che entrava dalla finestra stranamente dimenticata aperta. Ho preso, ho fatto le valigie e sono andato. Sei mesi dopo sono tornato a prendere il resto – cazzo quasi seicento cd mi ha inculato. Beh la capisco… che botta, vedermi scomparire così da un giorno all’altro. Vuoi comperare il mio nuovo libro? Sai mi ha pubblicizzato Fabio Volo, l’ho conosciuto, gli sono piaciuto e sai… una cosa tira l’altra, e adesso sono a cavallo! MTV ecc. sai no? Devo solo riuscire a lasciare al più presto sto cazzo di lavoro.
     
Poi a un certo punto è arrivato il temporale e ha spazzato via tutto. Tutte le mie convinzioni. A guardare sempre lo stesso paesaggio senza orizzonte tutta la tristezza è colata ai lati della strada impregnata di olio e foglie di plastica.
Una pagina di giornale intitolata “C’è una terra di cui ho sentito parlare, così lontana, oltre il mare”.
 
Stasera sono libero
 
Uno accarezza dei cani appoggiato ad un muro a caso. La città è grande, quello è un muro come tanti.
 
E uno aspetta parcheggiato in macchina, sul sedile una ragazza dorme sdraiata su un fianco.
Lui sta diventando vecchio.
 
E sono ancora solo gocce di pioggia lucide appoggiate sulle stesse foglie.
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30 gennaio 2007 10 commenti
OPPOSTI DEL FINESETTIMANA
 
La scena peggiore*
 
Venerdì – Quando alzi lo sguardo dalla pizza perchè ti rendi conto che sulla tavolata, una quindicina di persone circa, è calato un silenzio totale, e che questo è dovuto al fatto che tutti sono rapiti da una puntata di Scherzi a Parte trasmessa su una televisione in un angolo della pizzeria.
 
La scena migliore**
 
Domenica – Quando verso le 4 di mattina, nel tuo ruolo di dj improvvisato durante un festino casalingo, metti su Pull Shapes delle Pipettes e c’è qualcuno che balla su un tavolino e qualcun’altro che fa hand clapping.
 

* per fortuna poche

** per fortuna abbastanza

“L’amore e altre forme d’odio” di Luca Ricci

29 gennaio 2007 6 commenti
L’amore e altre forme d’odio
di Luca Ricci
– Einaudi - 
 
Il sole cominciò a calare abbastanza presto. Se ne andò dietro ai rami degli alberi, sembrava un insetto intrappolato in una ragnatela.
*
Mi è sempre piaciuta. Forse avrei dovuto iscrivermi all’università di geografia, sempre che ne esista una. Comunque, un’università a indirizzo geografico. Di sicuro l’atlante era stato il libro dei mie sogni infantili. Buffo, il libro più realistico che esista era anche il più fantasmagorico. Lì dentro c’era il mondo, ma il mondo mi sembrava talmente grande, pieno di nomi che indicavano le cose più disparate, da essere allo stesso tempo incredibile.
*
Sarebbero potuti essere disegni un po’ malinconici, ma decidemmo che erano soltanto buffi. Quando la bambina ebbe completato anche l’ultimo, li staccammo dall’album e prendemmo a scambiarceli. Fu il passatempo della cena, e la bambina ne fu molto orgogliosa. Succede sempre così: quando a una cena per qualche motivo ci sono dei bambini, gli adulti li usano per comunicare tra loro, Usano, o sfruttano, la loro spontaneità. Qualcuno commentò i disegni con ironia, qualcun altro rise di gusto.
*
Pensai anche altre cose, però. Che uomini e donne si innamoravano di continuo. Bastava una sciocchezza: il modo di camminare o il timbro della voce. Non ne trassi conseguenze drammatiche, ma solo un confuso senso di libertà. Innamoramento, seduzione e amore erano concetti che ancora si accavallavano gioiosamente. Poi vidi due gatti contendersi una lisca di pesce vicino a un piccolo cumulo di spazzatura. Dopo la zuffa – soffi, morsi e graffi -, si andarono a rintanare da qualche parte. Soltanto molti anni dopo mi persuasi che la vita coniugale non fosse molto diversa.
*
- E il vostro matrimonio come procede?
- Bene direi.
- I primi anni volano.
Lo sorella di mia moglie lo disse e dopo averlo detto s’immobilizzò. Contemplò il suo passato e quel che vide non le piacque.
*
- Che la propria moglie abbia un arsenale di biancheria intima variegata e intrigante, che spogliarla si riveli sempre una sorpresa, rende la vita coniugale certamente più sopportabile.
La commessa abbassò lo sguardo, e capii che aveva capito. Aveva saputo leggere fra le righe di quell’affermazione butta lì con dissimulata casualità. Che cosa le avevo detto in realtà? Innanzitutto che ero un uomo passionale. E in secondo luogo che la vita coniugale, nella fattispecie il sesso consumato all’interno della coppia, non mi soddisfaceva, non mi bastava. Mi spianai la strada verso una facile conquista. Questione di agonismo femminile, volontà di primeggiare: accordarle una preferenza rispetto a mia moglie, foss’anche nell’angusto spazio temporale della vendita, l’avrebbe fatta cadere ai miei piedi.
[...]
Quindi ero un adultero, un infedele, un fedifrago? Non avrei saputo rispondere a una domanda così diretta. Amavo mia moglie con lo stesso trasporto del primo giorno di fidanzamento, ma non sapevo sacrificarle la capacità di sentirmi vivo che mi donavano le altre. L’idea, la presenza, il contatto con le altre. Ci avrebbe rimesso anche il nostro matrimonio. Se mi fossi inaridito, lo avrei fatto a discapito di tutte, mia moglie compresa. Un graduale morire, un’agonia a fuoco lento, che giorno dopo giorno avrebbe fiaccato la curiosità ed estinto gli interessi: mi volevo e le volevo troppo bene perchè potessi permettermelo.
*
Se io non ci fossi la scena non cambierebbe di una virgola. L’allegria è circoscritta al loro mondo, se voglio posso farne parte, ma non devo aspettarmi nessun invito.
*
- Che cosa ti sembra?
- Un batuffolo di cotone.
- A me una nuvola.
- Una nuvola caduta su un bastoncino.
Annuii e mia moglie sorrise. Succedeva talmente di rado nell’ultimo periodo che, come tutte le cose a cui non si è più abituati, vederla sorridere mi fece quasi male.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Tra i migliori libri letti in questi primi giorni del 2007. Racconti brevi, se non brevissimi (massimo una decina di pagine), per descrivere spesso scene di vita coniugale. Vite apparentemente normali, ma che si portano appresso una sottile linea di tensione e una forte traccia di solitudine.
Pazrticolarmente apprezzati: La veranda, Complicazione, Ancora due minuti, Murales, Incidenti e Moquette dappertutto.
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26 gennaio 2007 9 commenti
PRIORITA’
 
Oggi cambi macchina. O meglio ancora, da oggi hai di nuovo una macchina. Primo perchè non è una macchina nuova, in quanto di seconda mano, secondo perchè tu l’avevi già una macchina, ma quasi tre mesi fa qualcosa, qualcuno, da qualche parte, ha deciso che doveva andare così.
 
Ieri sei uscito un’ora prima dal lavoro per andare a girare (anche pagare visto che a fine mese scade) l’assicurazione. Passi da casa a prendere gli altri documenti necessari, dopo quelli arrivati via fax, ma una volta entrato la prima cosa che fai non è cercarli immediatamente (impresa ardua già di per sé). No. Ti dirigi, convinto, verso le ultime due colonnine di CD e passi una quindicina di minuti circa, rischiando la chiusura degli uffici dell’assicurazione, per decidere quale disco appoggiare sul mobile dell’ingresso, quale sarebbe entrato nel lettore durante il tragitto concessionaria-casa.
 
Lo stesso che oggi hai effettivamente trovato di fianco al cappellino e alle chiavi sul mobiletto all’ingresso, quello dove sai che ci sono le cose DA PRENDERE prima di uscire.
Accostando il portone di casa lo infili in tasca e pensi che se quella, lo scegliere ieri la musica per fare 15 minuti di macchina, senza addirittura avere la certezza di tutte le carte giuste in mano, è stata la prima cosa a venirti in mente, allora sei proprio scemo !!

25 gennaio 2007 4 commenti
3 x 2
(cantautrici)

Rosie Thomas - These friends of mine *
 
 Rosie Thomas – Kite song

 
 
 Rosie Thomas – Say hello
 
 
 
Julie Doiron - Woke myself up 
 
 Julie Doiron – Me and my friend
 
 
 Julie Doiron – I woke myself up
 
 
 
Maria Taylor - Lynn teeter flower 
 
 Maria Taylor – Replay
 
 

 Maria Taylor – A good start
 
 

* Se ascolterete tutto l’album di Rosie Thomas, fate caso all’inizio della seconda canzone, quella voce da paperino che si sente è la sua, incredibile poi come cambi nel cantato!!

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25 gennaio 2007 6 commenti

PUNTATA DEL 24.01.2007

 
The Good The Bad & The Queen – Kingdom of doom (om.)
Karin – Cruel to be kind (I’ve tried with the sports but it’s not mi cup fo tea)
 
Julie Doiron – I woke myself up (Woke myself up)
Frida Hyvonen – Until death comes (Until death comes)
 
The Bicycles – Homework (The good The band and The cuddly)
Sprites – Bionic hands (Modern gameplay)
 
Sound Team – Back in town (Movie monster)
The Anniversary – Never die young (Your majesty)
 
Juxtabrunch – Not in the fog (goodBYE glAMOUR)
 
The Sunshine Underground – Put you in your place (Raise the alarm)
Little Man Tate – Sexy in latin (About what you know)
 
King Me – Soaps (Happy happy)
Tilly and The Wall – Nights of the leaving dead (Wild like children)
 
The Secret Society – Moving units (Sad Boys Dance When No One’s Watching)
The Low Lows – Dear flies, loves spider (Fire On The Bright Sky)
 
Matt Costa – Astair (Song we sing)

Flower From The Man Who Shoot Your Cousin – Lay down your arms (Hapless)

24 gennaio 2007 9 commenti

ILLUMINAZONE

Adesso ho capito perchè oggi appena entro in contatto con qualsiasi essere umano, non riesco a vedere niente di più che un coacervo di carni flaccide ed espressioni vuote, scheletriche, finendo per uscire da questo confronto arrabbiato e deluso.
Dev’essere perchè, come non capitava da mesi, ieri notte ho letto una cinquantina di pagine dei "Quaderni" di Cioran.

24 gennaio 2007 1 commento
Dato che la vita è quella che è, noi sogniamo la vendetta.
  
Gauguin
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24 gennaio 2007 4 commenti
IN VISIONE
 
Eccomi qua
(Italia – 2003)
 
di Giacomo Ciarrapico
con Andrea Sartoretti, Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggeri
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non male questo film italiano. Sia chiaro, non un capolavoro, ma c’è qualche spunto interessante e soprattutto non c’è il finale che fa contenti tutti. O forse sì?
 
 
Un’ottima annata
(U.S.A. – 2006)
 
di Ridley Scott
con Russell Crowe, Mitchell Mullen, Marion Cotillard, Albert Finney, Tom Hollander, Didier Bourdon, Valeria Bruni Tedeschi, Giannina Facio
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bei paesaggi, bei posti, ma nulla, proprio nulla di più.

“La nostra presenza” di Giovanni Martini

23 gennaio 2007 7 commenti
La nostra presenza
di Giovanni Martini
– Fazi Editore - 
 
Ora la strada era deserta. In fondo era facile, pensò. Era facile. Per essere normali bastava ammorbidirsi un po’, lasciarsi andare, e aspettare qualcosa di buono. Ma le cose facili erano le più difficili, e una volta fatte sembravano stupide. Non c’era gusto.
*
“Mia moglie dice che gli artisti valgono poco. Per l’umore, capisce? Felici e tristi nello stesso momento. Fanno una cosa e ne pensano un’altra. Specie nel sesso”.
*
“No”, il ragazzo interruppe. “Io tutto quello che faccio lo faccio mentre lo faccio. Le cose le capisco mentre le dico. Nient’altro. Ecco perchè sono finito qui, tra l’altro”.
“Ma tutti quei dannati sentimenti, merda”, l’uomo proseguì. “Non mi dire che non partecipi. Non ci credo”.
“Per forza partecipo”, il ragazzo disse. “Io sono tutt’uno con quello che dico. E’ necessario. Io sono quello che dico”.
*
Per quanto riguarda te, cerca solo di capire te stessa. Non pensare che un uomo ti possa cambiare la vita. Nulla può cambiare la vita. Solo la propria intimità può essere alimentata, portata verticale con un’altra persona. E allora è amore.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Carta stampata e web erano più che positivi su questo esordio letterario e da come ne parlavano mi aspettavo molto, ma invece sono rimasto abbastanza deluso. L’ultimo racconto, La nostra presenza, il più lungo e tra i migliori insieme ad Al suono del primo giorno, mitigano un po’ la mia sensazione, ma a me sembra ci sia troppo poco in queste trame, che tutto rimanga sfocato e parziale per poter “rapire” il lettore.
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23 gennaio 2007 7 commenti
 
Chi ce l’ha con il mondo, forse escludendo se stesso in questa furia immobile e a testa bassa.
Chi prende la prima idea che capita, magari solo per rimandare quella dopo, perchè ben più impegnativa.
Chi sembra viverla come viene, anche se quel “sembra” pare avere le sembianze di un alto e largo drappo di velluto scuro.
Chi chiede programmi, serate lontane, diverse, proprio a te che raramente fai rima con propositivo.
 
Appunto, tu?
 
Tu un po’ cerchi di capire, un altro po’ di spiegare, ma prima o poi se ne vanno tutti e pur di non veder finire la tua nottata presto, troppo presto, ti arrangi. Un po’ di qua, un po’ di là, senza troppa convinzione o partecipazione.
Nel mezzo gente che ti parla, tu che ascolti una parola sì e una no, l’immaginazione che vola, pur non avendo ali sulle quali poggiarsi, particolari che si sommano, mutando a tuo piacimento per creare la sequenza desiderata.
Poi un brivido di freddo, la fisicità che richiama la solidità del reale e un passo, due… una sorta di strana tranquillità che arriva mentre il vociare si allontana, dilatandosi fino a diventare il silenzio immobile di una via alle tre di notte.
Già sapevi, sentivi che anche questo fine settimana sarebbe sopraggiunto il tempo veloce da sprecare, sprecato, e alla fine ti va anche bene così. Perchè se ci pensi l’ultima volta, prima di tirare le tende su questo ennesimo weekened uguale a tanti altri ultimamente, tu sei, ti senti in pausa.
Come se avessi un cartello – TORNO SUBITO – appeso sulla faccia, con la consapevolezza certo che la ripartenza aspetta e sarà dura, come sempre, visto che è sicuro che si porterà appresso tutta una serie di ostacoli, i soliti ostacoli, da passare, ma nessuna data prestabilita.
Arriverà, ma non è adesso l’ora, ed è strano sentirtelo dire, ma va bene così, per il momento, va bene così. 

22 gennaio 2007 Nessun commento

COME TI SBATTO LA CULTURA IN TAVOLA
 
Volevo segnalarvi questo articolo di Luigi Mascheroni, apparso su Il Corriere della Sera di venerdì 5 gennaio, e ripreso da Satisfiction.

“Se vedi il futuro digli di non venire” di Gianluca Favetto

22 gennaio 2007 4 commenti
Se vedi il futuro digli di non venire
di Gianluca Favetto
– Mondadori - 
 
C’è un sole pallido umido in cielo.
*
Decidi dentro, la giornata, indipendentemente da come comincia. La qualità dello sguardo. La capienza – che cosa riesce a contenere. La voglia. La voglia dello sguardo che dà ritmo e forma alle cose. Una giornata splendente, se sei libero.
*
Spessa è la libertà, quando la incontri, e larga e da percorrere lunga, tutta d’un fiato, ma senza fretta.
*
Tommaso era uno che si lasciava indietro. Chi lo ritrovava, si sforzava ogni volta di riportarlo fin dove era arrivato prima di abbandonarsi e scivolare.
Il tempo è il mezzo con cui ti accorgi che sei un miliardo di persone diverse, diceva. E’ il meccanismo che fa girare il cerchio su cui si sono incollati i tuoi tanti tu, fermi, uno accanto all’altro… li fa scorrere dando l’illusione del movimento. E’ come il principio dei disegni animati, diceva, per ora si va in una sola direzione, ma si può andare anche la contrario o in un ordine che non riusciamo ancora a immaginare.
*
Emilio Santelli ha imparato ad ammettere gli errori. Non ne fa più, non è peggiorato – nemmeno migliorato, forse -, semplicemente li riconosce. Li guarda in faccia. Tutti gli errori. Fino quasi a compiacersi. Era inevitabile finire come è finito, si dice.
*
Pronunciavano le parole come se le labbra fossero mollette che tenevano i suoni appesi a un filo, umidi e profumati.
*
… quando la pioggia è un foglio di carta assorbente con le gocce così piccole che sembrano venire giù tenendosi per mano, anzi, quando nemmeno vengono giù, ma stanno ferme, ciascuna al suo posto, milioni di gocce, milioni di miliardi di gocce che riempiono il cielo e senza cadere rimangono lì, e ti bagnano lo stesso, loro immobili e tu bagnato.
*
Come finisce una storia d’amore? Come comincia, piuttosto, chiedi. Come comincia finisce. In una notte. Nello stesso momento, a volte. Prima è qui, in te: subito dopo, è là, già fuori, andata, la storia, e con la storia l’amore e con l’amore una parte di te che si disfa in languore, in spossatezza, in quiete, qualcosa di molto simile alla morte, solo che le palpebre ancora si alzano e si abbassano e gli occhi vedono, anche se umidi, appannati, e sentono il freddo. Con ogni immagine incamerano un po’ più di freddo.
*
Lei qui, che ricomincia, e fuori la città, sempre uguale, solo un po’ tranquillizzata dall’agosto che si distende sulle cose come un morbido, umido lenzuolo.
*
Non aspetta il futuro. Il futuro non esiste, diceva Riccardo: c’è il domani, non c’è il futuro. Sempre e solo un domani alla volta.
*
Così come bisognerebbe infilarsi in fughe quotidiane, quando si vive a casa; bisognerebbe lasciarsi a casa, quando si viaggia. [...] Tutti i luoghi che l’occhio visita sono porti felici del cielo o stazioni di posta per l’uomo che un giorno sa di dover passare. Nessuna visione è finale. Non ha capolinea lo sguardo, non lo hanno le dita. E’ solo, di volta in volta, un’altra partenza partita.
*
Ricordo il buio. Adesso io ricordo il buio. Costretto in questo corpo, in questa paura, paura dei mie gesti e della mia paura che non riconosco, delle mie spalle che non so chi sono, di quello che c’è dietro le mie spalle, che non c’è più, soltanto una vertigine, un vuoto e una vertigine, una voglia di abbandonarsi e precipitare, solo questo, e ancora questo e niente, non è precipizio, non è abbandono, non è palude, io in questa condizione, in questa sensazione a un passo dalla libertà, libero da tutto, tutti, anche da me, ricordo il buio, mi immergo dunque nel buio prima di uscire, dice.
*
La felicità, ha scoperto allora, è il coraggio di opporsi al destino che la tua vita sia soltanto un rumore di fondo, una serie di atti mancati.
*
Un uomo è come la nebbia. Lo si cerca dentro…
*

Un bambino piange. E nelle lacrime invecchia l’uomo che diventerà. Le lacrime lo disfano a poco a poco. A qualcuno che ha conosciuto il pianto faceva venire in mente gli alberi. Faceva venire in mente che il pianto si chiama pianto perchè fa crescere gli alberi. Le lacrime crescono boschi, un albero dopo l’altro. Con pazienza. Anche il bosco che ho davanti hanno cominciato a crescerlo, un giorno. Si trova a cento metri dalla mia finestra, in fondo al prato. E’ a causa sua se i miei occhi non sono abituati alle grandi distanza. Vanno dalla finestra al bosco e, quando nel bosco passeggio, da un albero all’altro, dal muschio alle foglie. Il prossimo dicembre saranno vent’anni che vanno da qui a lì come in un recinto.
*
Avevamo quell’età in cui credi di esserti già cucito addosso il mondo, di aver preso le misure, di non aver null’altro da fare che sfilare in mezzo alle cose, davanti a gente che guarda con ammirazione e con invidia come il mondo ti stia bene addosso, come sia fatto apposta per te.
*
… con davanti un futuro più passato di tutto ciò che era già passato.
*
Lei, quando entra in una stanza, chiede che luce c’è. Lui risponde a seconda dell’umore, non della luce. A Saint-Remy ha risposto: bella, c’è un tramonto color sangue. Lei non si ricordava come fosse un tramonto color sangue, poteva pensarlo intenso, carnale. Un tramonto color sangue lo immaginava come un tramonto che non volesse morire, che avesse bisogno d’amore e si offrisse con il suo corpo fatto di nuvole, di cielo e di orizzonte sconfinato.
*
La domenica sera è una luce da pastina in brodo, venticinque watt nella stanza dell’universo, una luce opaca, dimessa.
*
L’intimità assoluta, animalesca, che si può raggiungere al primo sguardo con una persona che, al primo sguardo, si riconosce immediatamente: questo vorrebbe dirle, e non importa che abbia un cazzo in mezzo alle gambe. Un attacco di brividi, come un vento che s’infila in un canalone e fa tremare l’erba, anche la più bassa e sottile, e non sai da dove arrivi e dove vada, diresti che è balzato fuori dalla terra, da una fessura della crosta terreste messa a labbra, con sotto due polmoni che pompano un ghibli da deserto; dopo i brividi, un rifiuto, quasi un odio indispettito per ciò che si desidera, un desiderio vorace che supera il disgusto,e dopo il rifiuto una vampata, dopo la vampata furente un pensiero: quale effetto avrebbero le sue mani sul mio corpo?
*
Mario Manera osserva dall’alto la città in cui vive da vent’anni, nudo lui, nuda di notte la sua città, che come tutte le città fa il solletico al cielo e sta piantata nella terra come fosse nel mare, vittima del moto ondoso, con uomini come alberi di trinchetto e case come quadrati di prua, dove tutto è piccolo e tutto è grande, tutto è movimento e tutto è perduto, e nella sua fraudolenta confusione naufragano le responsabilità. L’unica fortuna della città rispetto al paese è di essere incompiuta.
*
Lei non vorrebbe conoscere niente di lui: toccare quello che vede, non arrivare a quello che si nasconde.
*
Parlavano come spesso parlano le coppie, senza chiamarsi per nome, senza guardarsi veramente, insaccati nell’abitudine.
*
La sera, guardandosi intorno, si accorge che tutto in casa appartiene a un’altra epoca, a un’altra persona. Le stanze si sono conservate intatte per quattro anni, sono rimaste indietro.
Chissà se Fabrizio prova la stessa sensazione? Chissà in quale punto del tempo si trova adesso, passato, presente, futuro.
*
A volte l’altrove che cerca chiudendo gli occhi è quel bacio rimasto laggiù nel tempo, quella sensazione rapita di fronte a una sorpresa,quel desiderio non consumato, lei spreme i bulbi oculari perchè il desiderare possa rimettersi in moto. Ma in questi casi il gioco si rivela un trucco e quando Marta riapre gli occhi si ritrova al punto di prima, all’amarezza, al senso di soffocamento di prima.

 

 
Postilla squisitamente PERSONALE
Una raccolta ampia, troppa ampia. Un paio di buoni racconti ci sono, ma ahimè sono presenti anche tanti altri insapore e qualcuno pure bruttino. Un po’ più di selezione avrebbe sicuramente giovato alla mia impressione generale.
Tra i migliori: Al cinema come al mare, Se vedi il futuro digli di non venire, Around the world, Banskie e Le more nel cervello. Tra i peggiori: L’effetto che fa, La corsa, Il Cit, Dal bianco e dalle ombre e Che male c’è nell’essere felici.
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“Il monumento” di Mark Strand

21 gennaio 2007 1 commento

Il monumento
di Mark Strand
– Fandango Libri - 

Parto dall’incontro con quello che sono, con quello che adesso comincio ad essere, mio discendente e mio antenato, mio padre e mio figlio, mia dissimile somiglianza. Benché mi estenda su centinaia d’anni come se non esistessero, immaginandoti in questo momento che cerchi di immaginare me, e provando in fondo che l’immaginazione compie più della storia, tu mi conosci meglio di quanto io conosca te. Forse la mia voce è flebile nell’estendersi su così tanti anni, così tanti da sembrare una lunga macchia sfocata che viene cancellata da, e in cui confluiscono, eventi e vite che diventano un evento, una vita; anche così, la mia voce basta a edificare Il Monumento ricavandolo da questo momento.
*
E’ semplice perdersi nel nulla perché nulla può interrompere e passare inosservato. Perché faccio questa cosa?
*
E il segreto della vita umana, il segreto universale, il segreto-radice da cui tutti gli altri segreti scaturiscono, è il desiderio di altra vita, il desiderio furente e insaziabile di essere tutto il resto senza cessare mai di essere noi stessi, di impadronirsi dell’universo intero senza permettere che l’universo si impadronisca di noi e ci assorba; è il desiderio di essere qualcun altro senza cessare di essere me stesso, e continuare a essere me stesso mentre sono qualcun altro…
*
Travagli d’odio! Travagli d’amore! Non posso continuare a lavorare così, emettendo tenebra scrollandomi di dosso luce, decorticando pagine. Non vi è virtù alcuna in ciò. L’autore è il contrario di un buon autore, non ammettendo alcuna persona nella propria opera, non ammettendo alcuna trama che la faccia procedere. Dove sono le belle frasi? Sono prese in prestito! Tutto si riassume in cupidigia – le sue parole nella mia bocca, il suo tempo nel mio tempo. Egli brama d’esser vivo, continuare, eppure dice di non essere nessuno. Ma non ha niente da dire? Probabilmente no. Anonimo, ha gli occhi fissi su di sé. Mi stanco del suo farfugliare, del carico delle sue parole. La mia somma speranza è il suo perenne anonimato, ed è per questo che mi prendo il disturbo di finire Il Monumento.
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Sono i nemici della violenza pastorale, gli amanti del freddo; il corpo reclinato come Il Monumento è per noi il sommo bene; pesanti allusioni al clima sono solo un altro fardello per noi. Dacci un bel sigaro, una cenere lunga su cui si possano fare congetture. E fumo a volontà. Ha, aah. Adesso dacci un bicchiere di brandy spagnolo. Dacci una parete nuda così che possiamo vedere noi stessi in modo più vero e più arcano. Adesso un foglio, dacci oggi il nostro foglio quotidiano su cui scrivere. Adesso dateci il giorno, questo giorno. Riportatecelo via. Lo spazio che resta è Il Monumento.
*
Siamo veramente noi stessi solo quando non coincidiamo con nulla, nemmeno noi stessi.

19 gennaio 2007 Nessun commento
Ci vuole più intelligenza a fare a meno di un parola che per introdurla.
  
Paul Valéry
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18 gennaio 2007 6 commenti

C’è  chi sta  aspettando  l’uscita di questo film,  e io mi associo pure, ma non c’è neurone che tenga, prima c’è lui !!
(In uscita il 9 febbraio…)

Trailer originale & francese.

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18 gennaio 2007 2 commenti
X & Y
(apparenze)
 
X: Lui tra tutti i tuoi amici mi sembra quello più equilibrato.
 
Y: Hmmmm… potresti anche avere ragione, ma non vorrei doverti ricordare che lui era quello che una domenica alle 4 di mattina stava a quattro zampe come un cane, in una delle piazze principali della città, nel tentativo di leccare un piede a una ragazza!
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18 gennaio 2007 Nessun commento

3 x 2
(in crescendo)
 

Aloha - Some echoes 
 
 Aloha – Big morning
 
 
 Aloha – Between the walls
 
 
 
Snowden - Anti anti 
 
 Snowden – Stop your bleeding
 
 
 Snowden – Anti anti
 
 
 
Little Man Tate - About what you know 
 
 Little Man Tate – This girl isn’t my girlfriend
 
 

 Little Man Tate – Sexy in latin
 
 

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