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Archivio per dicembre 2006

29 dicembre 2006 Nessun commento
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
 
Il titolare del blog si prende una pausa fino all’8 gennaio*.
State bene nel 2007.

* Particolari questi dieci giorni, non tanto per il capodanno, del quale m’importa poco e comunque vada sarà sicuramente migliore di quello dell’anno scorso, quanto perchè molto probabilmente (lo spero!) arriverò ad un momento in cui deciderò di fermare i miei sogni impazziti, li vedrò cristallizzarsi, li terrò congelati per qualche mese fino a quando arriverà un altro momento, quello per capire se dovranno rimettersi in cammino, un’altra passeggiata di probabili anni.
Sarà già un traguardo arrivare lì. O un punto di partenza?

29 dicembre 2006 Nessun commento
da “Quaderni 1957-1972” di E.M. Cioran – Adelphi
 
A me piace leggere come legge una portinaia: identificarsi con l’autore e con il libro. Qualsiasi altro atteggiamento mi fa pensare alla spia o al detective. O al dissezionatore di cadaveri.
*
Quando perfino il Buddha mi appare ingenuo, capisco di avere raggiunto un limite pericoloso, e che è ora di fare marcia indietro.
*
Ho tentato di fare qualcosa per il tale o il talaltro. Invano. E non poteva essere altrimenti. Come fare qualche cosa per altri quando non si è in grado di fare niente per sé? Per salvare qualcuno bisogna prima essersi salvati. Uno che non si è liberato non può aiutare nessuno. Non ci si aggrappa a un relitto.
*
Quegli istanti impietosi in cui ci vediamo come ci vedrebbe un Indifferente, uno che si è ricreduto su tutto.
*
Tutti imitano tutti, si sa; ma l’imitazione non è mai perfetta; vi sono deformazioni e scarti; è ciò che viene chiamato originalità.
*
Non credo a niente, fuorché alla libertà. Confesso questa grande debolezza. Per il resto, non ho convinzioni; ho soltanto opinioni.
*
E’ con la passione che si fa un’opera, non con la nevrastenia, e nemmeno con il sarcasmo.
*
Se ognuno vedesse chiaramente l’infimo spazio che occupa nella società – e nell’universo – le cose andrebbero benissimo. Ma poiché ognuno vive come se fosse il centro di tutto, le cose non possono che andare male. La modestia, se fosse possibile, e se fosse compatibile con la vita, sarebbe l’unica risorsa. Ma bisognerebbe poi che fosse vissuta da tutti, il che è impensabile. Si direbbe che un vivo è vivo soltanto perchè non può essere modesto.
*
Le mie preferenze: l’età delle caverne – e il Settecento. Ma le grotte hanno portato alla Storia, e i salotti al Terrore.
*
Chiunque abbia capito non può che essere un po’ ciarlatano; non è mai interamente calato né in ciò che dice né in ciò che fa.
*
Nessuno ha mai amato la vita più appassionatamente di me, eppure sono vissuto come se non fosse il mio elemento.
*
Ciò che probabilmente rende sopportabile la vecchiaia è il piacere di vedere scomparire a uno a uno tutti coloro che hanno creduto in noi e che non potremo più deludere.
*
Ho tutti gli istinti del guastafeste e tutte le convinzioni di una mente accomodante.
Ho il gusto della provocazione e al tempo stesso quello del distacco. Lo scandalo e la decenza.
*
Sebbene sia abbastanza “corazzato”, non smetto di meravigliarmi di tutto ciò che succede; passo di sorpresa in sorpresa, di costernazione in costernazione: a che cosa è servito dunque il mio scetticismo? A stupirmi un po’ più di prima, e a capire l’inutilità dei miei stupori.
*
E’ tutta questione di distanza: da dove si vede un problema.
*
Un’ossessione è un problema che ci accompagna per tutta la vita non avendo saputo risolverlo al momento giusto.
*
Il rimpianto può raggiungere la stessa intensità della speranza: è addirittura speranza invertita.
Il rimpianto si insedia come un vampiro e ci succhia il sangue fino all’ultima goccia.
A forza di rimpiangere, ho vissuto il mio passato all’infinito, cosicché è giusto dire che ho vissuto più vite.
*
Qual’è l’apporto di una sconfitta? Una visione più precisa di noi stessi.
*
E’ la vita ad allontanarsi da noi, non noi ad allontanarci da lei. Si ritira un po’ alla volta, e un bel momento ci accorgiamo di sopravviverle.

29 dicembre 2006 Nessun commento

3 x 2
(aria dismessa)

Sprites - Modern gameplay 
 Sprites – Bionic hands
 
 
 
Sprites – I started a blog nobody read
 
 
 Sprites – Shirley beans
 
 

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“Pecore vive” di Carola Susani

28 dicembre 2006 Nessun commento
Pecore vive
di Carola Susani
– minimumfax - 
 
Fabrizio ha messo la testa fuori dal furgone.
“Malattie polmonari”, ha chiesto. Senza farlo apposta con il mento ha indicato me. Il vigilante gli ha mostrato la strada, il cancello dell’ospedale è sempre aperto. Quando siamo arrivati era quasi mezzogiorno, perciò c’erano ombre nette e nere. La via era lunga, l’intero giro del complesso. Mi ha fatto piacere. Fabrizio è ripartito voltando a sinistra. L’ospedale mi è sembrato un bosco, attraversato da sentieri di asfalto vecchio vuoti. Forse era per l’ora, non c’era in giro nessuno. Di tanto in tanto comparivano i padiglioni, neri per gli anni, ma eleganti. Sembravano ville intorpidite per l’incantesimo della bella addormentata.
*
Umberto e Rossella non mi sentivano più. Pensavano che mi ero scatenata in campagna e ora dormivo. E sorridevano. Si sente quando qualcuno sorride perchè ci sei tu, anche se non lo vedi o è buio: l’aria diventa caramellata.
*
Faccio uno sforzo a uscire dal bar. Fuori c’è una diffusa nebbia d’umido che dà i brividi nelle ossa. Si posa sulle case e sui vestiti, non piove ma tutto sembra d’acqua.
*
… mi si sta sciogliendo il cuore come grasso.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Lo stile di scrittura mi piace molto, però è come se questo influisse troppo sul ritmo narrativo e ancora di più sulla trama, perchè spesso ho avuto la sensazione di essere rimasto indietro e non aver capito come mai “adesso siamo qui”. La pace domestica e Pecore vive i racconti migliori.
.

28 dicembre 2006 Nessun commento

PUNTATA DEL 27.12.2006
(ultima puntata 2006)

The Tiny – Everything is free
 
Mirah – Don’t die in me (nighttime in the delta mix by bryce panic)
Hello Saferide – The quiz
  
Mr Brace – Ruggine
Ant – Look how time flies
 
Mojave 3 – Breaking The Ice
 
 
Flaming Lips – Yeah yeah yeah song
 
Band of Horses – The funeral
Johnossi – Family values
 
Haley Bonar – Devilish man
Jennifer O’Connor – Dirty city blues
Liz Durrett – Cup on the counter
 
Death Cab For Cutie – I will follow you into the dark

Carly Comando – Everyday

27 dicembre 2006 Nessun commento
SubliminalPop in effemme
- ultima puntata del 2006 -
 
 
Questa sera dalle 22 alle 23
89.4 fm per i locals
per il resto del mondo qui
 
 
 
 
Nel corso dei 60 minuti: 
 
molte canzoni tratte dagli album dell’anno

4 motivi, tra i tanti, per i quali il sottoscritto odia il capodanno
1 canzone che ho iniziato a sentire in questo periodo nel 2005 e nel 2006 avrà avuto una media di 5 ascolti giornalieri (minimo)
1 canzone che negli ultimi mesi sembrerebbe in grado di prendere il posto di quella precedente
un’altra che ha un testo* semplice, ma nel quale mi ritrovo

P.S. La direzione declina ogni responsabilità e sconsiglia l’ascolto a chi soffre di bassa pressione a causa dell’alto tasso di indolenza che ci sarà nell’aria.
 
* You look nice alright
and I like the way you nod after everything I say
like it actually means something
to you
 
And I like your record collection
Townes and Jens with a hint of Rickie Lee
And you’ve cleaned up the bathroom, made a really nice soup
but a bit too much sci-fi in your shelf with DVDs
 
But there’s some things you need to know about me:
I’m weak right now, real weak right now
I need proof before I dare to open this heart
so I prepared a quiz for you:
 
Would you freak out if I said I liked you?
Do you walk the line?
Is your IQ higher than your neighbour’s?
And is it very much higher than mine?
 
Can you sleep when I grind my teeth?
Do you look away if I slob when I eat?
Will you let me be myself?
Can you at all times wear socks?
because I’m still scared of feet
 
Do you talk in the middle of Seinfeld?
Do you read more than two books a month?
Do you get racist or sexist when you’ve had a few?
Is it fine if I make more money than you?
 
Have you slept with any people I work with?
Is there anyone you’d rather wish I’d be?
Do you still keep pictures of old girlfriends?
Are they prettier than me?
 
And if I’d fall, would you pick me up?
If I fall, will you pick me up?
  
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
 
N.B. Mercoledì 3 gennaio 2007 andrà in onda una specie di best of (solo musica) perchè il sottoscritto si prende una pausa (meritata?). La trasmissione riprenderà regolarmente mercoledì 10 gennaio.

27 dicembre 2006 Nessun commento
S’è fatta ora
di Antonio Pascale
– minimumfax -
 
Intanto gli anni Ottanta avanzavano a gran forza, da alcuni anni avevo perso i nonni. Quando ripensavo a loro, avevo davvero l’impressione che quel decennio stesse cambiando il corso delle cose così come ero abituato a conoscerle. Venne meno quel mondo sì materiale, ma misurato e ingegnoso. Quel tipo di ingegno minimo che inventava anelli di gomma per i mozzi. Non è che mancasse all’improvviso la praticità. Ma tutto quello che mi circondava sembrava o immateriale o troppo materiale. A volte l’una o l’altra cosa insieme. Ogni cosa fuori misura. Desideravamo tutti grinta e potenza. Per di più, la potenza si stava diffondendo dall’alto in basso. Alcuni padri avevano cambiato lavoro: adesso maneggiavano titoli azionari, immateriali, e compravano ville in collina, molto materiali. La città che prima andava verso la campagna, adesso saliva su, in collina. Le strade erano tutte asfaltate.
*
Però mai risata fu più amara per me di quella. Risi perchè non avevo parole per rispondere a ciò che avevo visto. Provavo fastidio e allo stesso tempo ero incapace di dichiararlo. Crollo dell’immaginazione. La porta principale per il conformismo. Accettare la stessa logica del tuo nemico, il suo stesso stile. Una furbata. Le furbate sono come le stronzate, alla fine si pagano sempre.
*
Sarà che le cose importanti non te le ricordi perchè, invece di restare un oggetto distante di cui avere nostalgia, diventano parte di te.
*
“Ti ricordi quello che dicevi sulla differenza tra Hemingway e Fitzgerald?”
“Che sono come i Beatles e i Rolling Stones?”
“Sì, e che tu preferivi i Rolling Stones e quindi Fitzgerald”.
“E allora?”
“Fitzgerald parla di cose troppo belle, quelle che accadono una volta per tutte durante l’adolescenza, e sono belle perchè imperfette, su quella felicità non ci costruisci niente”.
“Vero”.
“Ecco, io e te siamo stati giovani insieme, quindi se mi devo ricordare della nostra storia per me assomiglia a un racconto di Fitzgerald, se capisci cosa voglio dire. Siamo stati giovani insieme”.
*
Perchè comunque tutto il suo cammino sarà accidentale, una questione di casuale illuminazione in gradi di mostrare la filigrana del bivio: se cioè le strade che un giorno si biforcheranno davanti ai suoi passi finiranno nel fango o andranno dritte verso la meta.
*
L’amore è questo, purtroppo. Uno che fugge (da un dolore) e l’altro che gli dice di aspettare (per affrontarlo c’è tempo).
*
“Ma sai”, le dissi, “è difficile capire che cos’è l’amore, lo schema dei miei genitori è sempre stato lo stesso, mio padre è come se non avesse mai avuto in vita sua una specie di educazione sentimentale, non sa come parlare di sentimenti, e mia madre ha cercato di educarlo, tutto qui, semplcie e brutale”.
*
Un rimprovero strano, come sono spesso i rimproveri accompagnati da un sospiro. Forse una scenata di gelosia sarebbe stato meglio. I rimproveri, quelli che si fanno con un sospiro, hanno il sapore amaro di uno smascheramento. Mi stavo consumando sotto i suoi occhi.
*
E se ne andò. Da sopra la terrazza la vidi lasciare la festa e attraversare la strada. Pensai: perchè l’ho lasciata andare così? Non funzionava davvero o in fondo per me la speranza di avere un rapporto stabile e maturo faceva più male della disperazione di non averlo? Stavo dunque corteggiando la mia depressione allo stesso modo in cui corteggiavo, smodatamente, la gioia di vivere?
*
Tanto lo sapevo che non esistono domande indiscrete: solo le risposte lo sono.
*
L’amore in questo consiste, disperdere più che investire. Scompaginare invece che sistemare. Una cosa strana, ma cosa accettare, come la miglioria della morte.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Una delle caratteristiche che più mi piace nel modo di raccontare di Antonio Pascale è la semplicità di dipingere azioni e pensieri quotidiani, tratteggiandone così aspetti particolari o troppo spesso dati per scontati. Ed è per questo motivo che la raccolta mi è piaciuta a metà (S’è fatta ora – La miglioria della morte – Io sarò stato?), negli ultimi due racconti questa sua bravura viene meno, chiudendosi invece in troppi di giri di parole, a volte molto dispersivi.

22 dicembre 2006 1 commento

Il blog fino a martedì funzionerà (forse) a singhiozzo, come molto probabilmente farà anche il sottoscritto. State bene!

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22 dicembre 2006 10 commenti

SubliminalPopConcept – BEST BOOKS – 2006
.

“Viaggio al termine della notte” di Louise-Ferdinad Céline  “Lunar Park” di Bret Easton Ellis   “La versione di Barney” di Mordechai Richler

“Il bazooka della verità” di Sam Lipsyte  “Il futuro non è più quello di una volta” di Mark Strand  “Me parlare bello un giorno” di David Sedaris

“La vita agra” di Luciano Bianciardi  “Animali tristi” di Jordi Puntì  “Il primo bicchiere, come sempre, è il migliore” di Charles Bukowski

“Testa di pazzo” di Jonathan Lethem  “I quindicimila passi” di Vitaliano Trevisan  “Tutti i bambini tranne uno” di Philippe Forest

 

21 dicembre 2006 Nessun commento

3 x 2
 Au Revoir Simone - The bird of music

 
 
 Au Revoir Simone – The way to there
 
 
 
 Au Revoir Simone – Dark halls
 
 
The Long Blondes - Someone to drive you home 
 
 The Long Blondes – Once and never again
 
 
 
 The Long Blondes – Swallow tatoo
 
 
Curse Ov Dialect - Wooden tongues 
 
 Curse Ov Dialect – Broken feathers
 
 
 

 Curse Ov Dialect – Word up forever
 

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21 dicembre 2006 3 commenti

 X & Y
 (per la serie: piuttosto che lavorare pulisco il bagno dell’ufficio)

 X: Dai, sta roba che m’hai mandato è da malati.

 Y: Ma come? Hai visto che c’è anche la modalità maniaco?

 X: Noooo, da paura!

 UpDate
 
 Oggi magari x & y potrebbero rincoglionirsi con questo,
 anche se molto probabilmente non hanno il cervello così
 in pappa come lui

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21 dicembre 2006 5 commenti

PUNTATA DEL 20.12.2006
(puntata natalizia)

Jens Lekman – La strada nel bosco
 
Lisa Loeb – Jingle bells
Death Cab For Cutie – Christmas (baby please come home)
 
Copeland – Do you hear what I hear
Mew – She came home for Christmas
 
Celestial – Saving up her wishes (for another Christmas)
Irene – Christmas on the beach
 
Summer Hymns – 14 inches of snow
 
Sufjan Stevens – I saw three ships
Eels – Everything’s gonna be cool this Christmas
 
Eux Autres – Another Christmas at home
The Long Blondes – Christmas is cancelled
 
Low – Just like Christmas
Erlend Oye – Last Christmas
 
Ron Sexsmith – Maybe this Christmas
Sufjan Stevens – That was the worst Christmas ever

Elliot Smith – Angel in the snow
 
°°°°°
 
Download: prima parte & seconda parte
(+ 2 bonus tracks only for bloggers)

20 dicembre 2006 2 commenti

+

Una traccia del nuovo album di Bright Eyes, in uscita nel 2007.

(via stereogum)

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20 dicembre 2006 Nessun commento

SubliminalPop in effemme
(puntata natalizia)

questa sera dalle 22 alle 23
 
89.4 fm per i locals 
per il resto del mondo qui.

 
Nel corso della trasmissione verranno lette alcune  delle letterine arrivate.

Domani invece, in regalo per i lettori di questo blog, tutte le canzoni della playlist in download.

18 dicembre 2006 6 commenti

SubliminalPopConcept – BEST FILMS – 2006
 
Babel di Alejandro González Iñárritu  V per vendetta di James McTeigue  La sposa cadavere di Tim Burton
 
Lady Vendetta di Park Chan-wook  Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki  Tartarughe sul dorso di Stefano Pasetto
 
Me and you and everyone we know di Miranda July

18 dicembre 2006 5 commenti

PARALLELISMI

Il buon risveglio alla domenica è: trovare in buca il "Sunday Survival Kit" di Delicious (un DVD contenente Babel, Maria Antonietta, Powder Keg e I pirati dei Caraibi 2*).
 
* sul perchè di quest’ultimo chiedete a lui, non a me. 
 
Il buon risveglio del lunedì è: sfasciarsi un dito, accompagnato dalla seconda bestemmia mattutina dopo essersi svegliati da un sogno che più malato non si può**,
nel tentativo di spingere la cialda incastrata nella macchinetta del caffè.
 
** non scendo nei particolari sennò chiamate immediatamente la neuro.

17 dicembre 2006 21 commenti

SubliminalPopConcept – BEST MUSIC – 2006
 
DI DIRITTO
 
Sodastream - Reservation  Ant - Footprints through the snow  Devics - Push the heart
Built To Spill - You in reverse  Midlake - The trials of van occupanther  Margot and The Nuclear So and So's - The dust of retreat
Band Of Horses - Everything all the time  Mojave 3 - Puzzles like you  Gomez - How we operate
Islands - Return to the sea  Strip Squad - The adventures of Strip Suqad  Beirut - Gulag orkestar
Rocky Votolato - Makers
 
CAMPANILISMO
 
Carpacho - La fuga dei cervelli  Moltheni - Toilette memoria  Mr Brace - Salvate il mio maglione dalle tarme
 
EP
 
Detektivbyrån - Hemvägen  Hello Saferide - Would you let me play this ep 10 times a day?  Comaneci - #2
Arctic Monkeys - Who the fuck are Arctic Monkeys?  Voxtrot - Mothers, sisters, daughters, wives

 
COMPILESCION
 
AA.VV. - Cowboys in Scandinavia  AA.VV. - A century of covers 
 
A SCOPPIO RITARDATO
 
Say Hi To Your Mom - Ferocious mopes
 
ANCHE NO, MA PERCHE’ VOI SI’
 
Cat Power - The greatest  Vinicio Capossela - Ovunque proteggi  Thom Yorke - The eraser
Belle & Sebastian - The life pursuit 

Il gruppetto degli inseguitori: Starlight MintsMatt CostaAu Revoir Simone  –  Camera Obscura –  Flower From The Man Who Shot Your Cousin  – Pelle Carlberg  –  Youth Group –  Jennifer O’Connor  –  The Format  – Kama  – Oh No! Oh My!  – I’m From BarcelonaElectric PresidentThe Frames.
 
N.B. Non ci sono posizioni, nessun primo, secondo, ecc; link su ogni copertina al relativo MySpace o sito dove ascoltare qualche traccia.

15 dicembre 2006 13 commenti

EVENTO
 
Era da tempo, forse da quando ho iniziato a lavorare qui (quindi si sta parlando di anni), che non vedevo entrare in ufficio due ragazze così belle, per di più una dietro l’altra. Che poi vabbè, io non faccio pubblico, quindi… però non mi sono nemmeno mai staccato dalla sedia (con scuse al limite dell’assurdo) così tante volte in un’ora.

“Tutti i bambini tranne uno” di Philippe Forest

15 dicembre 2006 5 commenti
Tutti i bambini tranne uno
di Philippe Forest
– Alet - 
 
Allora, c’era una volta l’inverno scorso. Me lo ricordo: non sapevamo. E forse era meglio così. Meglio, forse, che non sapessimo. L’ignoranza ci proteggeva. Ci teneva al riparo dal dolore. Ancora non lo sapevamo ma le dovevamo ogni singolo giorno. Sapere ci avrebbe privati di questo dono. Quell’inverno, insomma, fu l’ultimo. E assorbe nella sua luce tutto quello che è stato prima.
*
Ai cinque sensi il sonno ne aggiunge un sesto che, tra tutti gli altri, è la dimensione ideale. Ogni sogno abita dentro un altro sogno, all’infinito. Mille racconti nebulosi si inscatolano nel lungo romanzo della notte. Il corpo detta al cervello la saga delle sue peripezie. Percorro il tracciato del pensiero che la mia mente addormentata inventa via via. Mi sveglio e mi addormento. Sogno di sognare e il mio risveglio prosegue nel sonno. Ricordato a metà, il primo sogno interrotto fornisce materia la secondo che propaga la propria eco fino al mattino. Passo tra gli scenari allestiti dal sonno, tra le sue masse fibrose e lucenti.
*
Con un bambino si entra nell’ineluttabile. Stravolti dalla fatica, si capisce troppo tardi quanto ci sia d’irreparabile nel dare la vita. Ogni nascita ha il medesimo andamento di tenero disastro. Quando per la prima volta vede sua figlia, gliel’hanno sistemata in un cubo di vetro che la protegge ma dove, affinché si possano eseguire le prime analisi del sangue, una infermiera le incide il tallone. La bambina piange strizzando gli occhi sotto la luce, stendendo i lunghi arti nel recinto tiepido del grande acquario. Dobbiamo chiedere scusa a colei che avventatamente abbiamo estratto dal nulla per obbligarla a sostenere una particina. Creature di passaggio, i vivi hanno bisogno di comparse per il loro teatro d’ombre. E’ la regola. Perdona noi, bambina che prendi posto nel nostro mondo di terrore e noia.
*
Proprio nel mezzo della notte tocchiamo un punto preciso di chiarezza. Passa di là lo spartiacque dei giorni. L’allucinazione del sonno respinto lava il cielo dell’inchiostro abituale. Il bianco si stende sotto il nero. Ne intride lento la pagina. E la chiusa del tempo fa il suo lavoro silenzioso, versando la sabbia delle ore dal domano all’indomani. Non siamo mai stati più soli, è così? Eppure qualcuno è sveglio. Quì, là, altrove… Comunque sempre nel qui della notte, verticale.
*
Ci siamo fermati a pranzare in un ristorante con una terrazza a vetri che dava sul fiume. Ma Pauline non ha toccato cibo e ha chiesto quasi subito di stendersi nel passeggino; Alice le ha abbassato completamente lo schienale. Sentivamo il ticchettio dell’acquazzone riversarsi sulle finestre. Pauline non dormiva. Stava zitta. Non si lamentava. Era letteralmente prostrata. Non l’avevamo sentita mai così lontana da noi. I suoi occhi restavano aperti. Era come se lo sguardo fosse caduto all’indietro, e seguisse allucinato uno spettacolo del quale noi non potevamo sapere nulla. Ci siamo vergognati dei nostri piatti vuoti, delle sigarette, del caffè. Non capivamo. Ci siamo spaventati.
*
Toccava quindi a noi formulare la domanda successiva. Allora ho chiesto: “Vuol dire che morirà?”. E lui ha risposto: “Sì. Sapremo con maggiore certezza dopo la scanner. Ma credo di sì, morirà…”. Poi ha taciuto di nuovo. Io volevo arrivare alla fine del discorso, badavo che la voce non mi tradisse, che non si spezzasse; cercavo di dare forma nella mente a un grande vuoto bianco che mi proteggesse fino alla fine della conversazione, fino alla cornetta abbassata. Mi sentivo sparire interiormente in una specie di baratro di vento aperto tra le ossa del cranio. Le parole erano arrivate fino a me ma io cercavo di differire il momento in cui la gravità del senso le avrebbe raggiunte dentro me. La mente aveva sul cuore qualche minuto di calma lucidità di vantaggio. Doveva bastarmi ciò che ormai doveva essere detto.
*
Qualcuno era vivo. Poi non c’è più niente. La vita si è ritirata. Quello che resta sul letto non è più la bambina. L’agonia era ancora la vita, poi qualcosa è accaduto. La morte è la verità all’istante. Penetra il tempo, lo avvolge. Diventa il tempo. Nell’impercettibile e continuato accumulo dei secondi ce n’è uno in disparte che da nome a tutti i rimanenti. IL futuro non scivolerà più nella chiusa del presente per diventare passato. Il presente non sposterà più in avanti la sua eterna frontiera che assorbe l’essere. Il “prima” e il “dopo” si fronteggiano. Sono due blocchi di pura trasparenza immobile. Qualcuno era. Qualcuno non sarà più. Tutto sarò scomparso. Perchè l’assenza futura e la presenza passata saranno due fantasmi ugualmente intangibili, irreali, una volta scomparso colui che era. Il tempo non è diviso. Ognuno vive nell’assoluto di un tempo singolare. La morte abolisce questo assoluto. Nel momento della fine, la coscienza smette di essere e questo crea un bianco dove tutto si cancella.
*

… eravamo intrappolati nella nassa delle seccature di ogni giorno.
*
Ormai siamo lanciati a precipizio giù per la china disciolta del tempo. Ci tuffiamo nella ruga immensa della vallata seguendo a ritroso i sentieri sinuosi della sera. La macchina è una sfera metallica che scivola lunga una gronda d’asfalto. L’oscurità prevale. Saremo a casa per tempo. La strada è di nuovo così conosciuta che la mente anticipa il susseguirsi delle curve e dei rettilinei. Il bianco pallido del crepuscolo comprime le distanze. Il visibile si ritrae. Quando arriviamo al villaggio la notte è già scesa; assorbe nella sua ombra tutte le masse scure, tranne le cime, le creste stagliate sul fronte blu scuro del cielo.
*
L’oblio è facile, stranamente facile. Si dice: elaborazione del lutto. Ma il lutto non è un lavoro. Piuttosto un automatismo letargico, un sonnambulismo istintivo, la discesa lungo una china di sonno. La vita lo incoraggia, con l’aiuto delle abitudini rituali. Un essere muore. Il suo corpo scompare. Si chiudono gli occhi sul suo farsi polvere. Il nome non viene pronunciato mai più.
*
Poi ci si accorge: l’immagine che si ha in pugno non è che una reminiscenza fittizia, una tra le foto guardate mille volte in un album. La memoria si è ritratta, diventando la sequenza discontinua degli scatti custoditi a due dimensioni, nella loro falsa evidenza di carta. Non resta niente. A malapena il ricordo di un ricordo…
*
Non è il lutto, che si fa per conto suo, a essere un lavoro. Il vero lavoro della mente si fa in senso inverso, impedendo che tutto ciò che è stato scompaia nel gelo nauseante dell’oblio. Non c’è grandezza nel dolore superato; c’è grandezza in quella corrosione, che il ricordo nella sua forma più acida rinnova in perpetuo.
*
Che cosa fare con questa polvere di attimi che ci resta nel cavo della mano?
*
La verità è che non ci si batte contro la morte. La malattia è un fantasma del quale non s’incrocia mai lo sguardo. Si riconosce solo dal suo lavorio di sega sui nervi, di macellaio nella carne. Non si può lottarle contro, afferrarla per le spalle, gettarla per terra, respingerla, colpirla. Non le si può sputare in faccia, non ha volto. Non le si possono gridare insulti, non ha orecchie. Non ha altro corpo se non quello che ormai condivide con il malato. La guerra che le viene dichiarata non è gloriosa, è una necessità anonima e ripetitiva di farmaci, di raggi, di lame, nella quale il paziente non ha alcun ruolo. Nella malattia è contro se stessi che ci si batte, contro colui che dentro di noi vuole urlare per il dolore che sopporta, contro colui che cerca a tentoni il rifugio della follia per smarrire finalmente la cognizione di ciò che gli accade, contro il panico allucinato del vedersi morire, e lo sconforto del trovare questo panico riflesso negli occhi di chi vi ama.
*
La morte è ciò che ci fa scoprire il tempo. Grazie all’anticipazione di questo istante prende forma sotto ai nostri occhi la coscienza che abbiamo di esistere. Allora ci voltiamo e capiamo che con la nascita la morte è già entrata nella nostra vita.
*
La notte è più aperta di quanto mai lo sia stata. Dietro le gelosie di tela che tratteggiano le imposte l’oscurità ha tutte le ore che le occorrono per scavare, per approfondire la sua geometria d’ombra. Ora dall’altro lato della tangenziale, sulla facciata del grande edificio bianco, si sono spente tutte le luci delle finestre. E’ in corso la grande sottrazione del colore. Resta solo il chiarore pallido, riflesso in un cielo senza stelle, di insegne e lampioni. Niente stanchezza, né sete, né fame. Solo una sigaretta fumata ogni ora. Il corpo passa tutto intero nella mente che, a sua volta, non è più tanto sicura di voler durare oltre l’ora promessa. Resta così poco tempo per preparare il lavoro senza fine del ricordo e affinché le dita, gli occhi, le labbra, registrino ciò che si dileguerà dal corpo amato. 
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Questo è un romanzo, ma è anche e soprattutto poesia pura. Questo libro è lucido, vivo, nonostante ciò di cui parla sia in netto contrasto con quest’ultimo aggettivo. Questo libro non cade mai nell’autoindulgenza che sarebbe naturale sentire, ma che invece si trasforma in forza di vedere nella morte, non il proprio dolore, ma cosa può provare colui che questa fine la sta vivendo in prima persona. Questo romanzo, se mi si permette una delle più classiche frasi fatte, è un pugno allo stomaco e una carezza sul viso.
Qualcuno su una recensione in rete ha scritto: “Una volta chiuso il libro, andrai a cercare i tuoi figli e, credimi, li guarderai in modo diverso”.
.

14 dicembre 2006 Nessun commento

3 x 2

Apples In Stereo - New magnetic wonder 
 Apples In Stereo – Same old drug
 
 
 
 Apples In Stereo – 7 stars
  
 

  
 
 
 
 +/- – Profession
 
 
 
 
Lily Frost - Cine-magique 
 
 Lily Frost – Secrets
 
 

 Lily Frost – Raise the veil
 
 
 

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