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Archivio per novembre 2006

30 novembre 2006 4 commenti

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Math and Physics Club – Math and Physics Club 
 
 Math and Physics Club – Darling, please come home
 
 
 
Math and Physics Club – April showers
 
  
 
Loveninjas – The secret of Loveninjas 
 
 Loveninjas – It’s ok
 
 
 
 
 
 
Dana Falconberry - Paper sailboat 
 
 Dana Falconberry – Sadie
 
 
 
 Dana Falconberry – Leave in the middle of the night
 
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30 novembre 2006 5 commenti
PUNTATA DEL 29.11.2006
 
Notwist – Consequence (Neon golden – 2003)
Electric President – Ten thousand lines (Electric President – 2006)
 
Sufjan Stevens – Chicago (Illinois – 2005)
Jens Lekman – Balck cab (oh you’re so silent Jens – 2005)
 
Strip Squad – Unreliable narrator (The adventure of Strip Squad – 2006)
Island – Rough gem (Return to the sea – 2006)
 
The Magic Numbers – This is a song (Those the brokes – 2006)
Albert Hammond Jr – In transit (Yours to keep – 2006)
 
The Rewinds – Ghostriders (The Rewinds – 2006)
Maritime – Calm (We, the vehicles – 2005)
 
Moltheni – Minerva (Toilette memoria – 2006)
Kama – Ostello comunale (Ho detto a tua mamma che fumi – 2006)
 

Damien Rice – 9 crimes (9 – 2006)

29 novembre 2006 Nessun commento

29 novembre 2006 26 commenti
 
Da quando ho cambiato casa, ormai quasi sei mesi, ne sono successe di cose, molte non richieste, mentre tante altre sono ancora lì che aspettano di accadere.
 
Sono rimasto chiuso fuori, non abituato alla serratura automatica della porta, quando non avevo ancora fatto i doppioni e all’inizio della sera in cui in città si festeggiava la notte bianca.
Nessuna chiave di scorta, padrone di casa irreperibile, fabbri ovviamente tutti chiusi e protezione civile (presente nella piazza principale a due passi da casa mia) sprovvista di una scala in grado di arrivare fino a un secondo piano. Ultima soluzione, i Vigili Del Fuoco, e anche se dopo la chiamata in centrale, le mie aspettative di una notte errante erano in vertiginoso aumento, passata una decina minuti in lontananza si sentono delle sirene e dopo poco un camion e una jeep si fermano all’altezza del mio civico. Altri due minuti ed ero di nuovo in casa, meravigliandomi di come sia facile aprire una chiusura simile con una lastra ospedaliera e sorridendo quando il vigile pivello ha sfidato il più anziano, tentando per primo e dovendo desistere dopo poco.
 
Di ritorno dal matrimonio di un mio amico, finito con abbondanti dosi da bottiglie di grappa che invitanti facevano bella mostra di sé su un tavolo selfservice, sono riuscito ad aprire il portone, fare le scale, ma evidentemente non a infilare le chiavi per l’ultima fatica che si richiedeva al mio corpo stremato e alla mia mente inesistente.
Alle sei mi sono svegliato sul pianerottolo in giacca e cravatta, accartocciato come una lattina gettata in un angolo e con le chiavi appoggiate perfettamente simmetriche sullo zerbino. Non so come, ma mi ricordo benissimo la semplicità e naturalezza con le quali mi sono alzato, ho preso le chiavi di casa, aperto la porta e dopo essermi svestito, sdraiato a letto. Mai che per un secondo mi sia balzata in testa la giustissima idea: “ma quanto sono deficiente”.
 
Non mi sono ancora abituato a vivere in due stanze. Mi spiego. Dove stavo prima era un monolocale di 40mq, mentre adesso vivo in un bilocale di circa 60mq, ovviamente suddiviso in cucina/salotto e camera da letto. Ecco, quando sono in casa vivo quasi esclusivamente nella camera da letto, che forse è anche più piccola dell’altra, usata invece solo per cenare, non tornando a casa per pranzo.
Un mio amico di Bologna che ogni tanto viene a trovarmi, mi prende sempre per il culo su questa cosa con tale gusto che da un po’ mi invento una gran bella cazzata per distogliere l’attenzione. L’ultima volta gli ho detto che non potevamo stare in salotto perchè quella sera era affittato, occupato da un gruppo di signore del quartiere che venivano per il torneo settimanale di scala quaranta.
 
Sabato notte (anche se sarebbe meglio dire domenica mattina vista l’ora), una volta arrivato a casa dopo aver attraversato a piedi tutto il centro città con la voce di Lisa Hannigan nelle orecchie e nella testa il pensiero costante che tutto è sbagliato, ma io lo sono di più, sento qualcuno fischiare in strada, è Bradpizza, il quale molto probabilmente ha seguito i miei passi, pur con una mezz’ora di ritardo. A gesti gli accordo il permesso di salire, pensando prima che forse è meglio buttare fuori tutto quel filo attorcigliato che mi ritrovo ramificato un po’ ovunque, e subito dopo che tre settimane fa, per la seconda volta in sei mesi, la vicina del piano di sotto si è lamentata per il rumore del weekend precedente, prendendomi però di ritorno da una giornata mortificante al lavoro. Quella sera chiedendole spiegazioni ero venuto a sapere che il problema non era la musica e nemmeno il vociare, ma bensì l’utilizzo dell’acqua alle tre di notte. Doveva essere proprio la serata sbagliata, visto che una delle mie ultime frasi era stata: “non posso mica pisciare nel lavello della cucina!”
 
Adesso infatti mi sto domandando cosa starà pensando la vicina di sotto su quanto successo ieri sera.
E’ da poco passata la mezzanotte, io sto leggendo qualche pagina prima di andare a letto, quando sento una macchina arrivare a velocità sostenuta nella via, fermarsi di colpo sotto casa e iniziare a suonare il clacson per almeno due minuti abbondanti. Le tapparelle del piano di sopra (abitato da una coppia di cinquantenni già in pensione) si alzano e distinguo appena uno scambio di battute che non comprendo. Incuriosito mi affaccio alla finestra e vedo una macchina parcheggiata con le quattro frecce e un individuo che, in evidente stato di difficoltà, sta cercando di arrampicarsi sulle impalcature del palazzo di fianco al mio. Quando è quasi arrivato al primo livello, si accendono le luci delle scale e il portone di casa si apre, lui viene richiamato e dopo essere ridisceso, sempre con grande fatica, dai pali d’acciaio, entra nel palazzo.
Passano cinque minuti, durante i quali spengo tutto e mi imbusto, quando sempre dal piano di sopra parte una musica a tutto volume. Non so di preciso cosa fosse, ma qualcosa che a me ha palesemente ricordato robe come Little Tony o Bobby Solo.
 
Ripensandoci anche sulla vecchia casa, non una palazzina di tre appartamenti, ma un condominio di cinque piani, potrei raccontare storie simili a quelle iniziali, ma anche su vicini quanto meno particolari come nelle ultime (l’inquilina sopra di me per un periodo si era fidanzata con uno del gruppo degli ubriaconi/fattoni che sostavano 24 ore su 24 nei giardinetti davanti casa, non facendo mancare: scenate isteriche con tanto di lancio di oggetti alle quattro di notte, schizzi di sangue nei corridoi e nell’ascensore alle otto di mattina prima di andare al lavoro, visite di volanti della polizia una volta a settimana e via dicendo…).
  
Allora mi domando: sono io che le attiro o nella mia vita c’è una strana continuità di scene che non voglio comprendere fino in fondo?

“Figli randagi” Joyce Carol Oates

28 novembre 2006 2 commenti
Figli randagi
Joyce Carol Oates
– edizioni e/o - 
 
Il cielo sembrava un’enorme pungo, tranne dove il sole cocente si era aperto un varco. Sul serio, il cielo era brutto, pesante, pauroso; aveva gli stessi colori di un livido sulla coscia di una donna: blu violaceo, blu verdastro, un giallognolo schifoso.
*
Ciao ciao alla casa di legno bianca dalle stanze pregne dell’odore, orribile, della vernice fresca; ciao ciao alla mamma e alla nonna. Il bambino, da bambino intelligente ed educato qual è, contiene la proprio gioia. “Vedi di mangiare come si deve. Fatti dare del latte, mi raccomando. Non rimpinzarti di dolci” gli dice la madre, come se, anziché qualche ora, dovesse star via un anno.
Le sue mani si rassettano i vestiti, gli carezzano i capelli. Passano svelte sul suo viso e ne rivendicano il possesso; lui lo sa.
Sua madre alza gli occhi e sbircia in fondo al vialetto, dove lo sta aspettando suo padre. Ciao, ciao!… Rimarrà con lui fino a stasera, la settimana intera è esplosa incandescente questo sabato mattina e neppure il bacio torvo e preoccupato della mamma può distrarlo. Fuori, suo padre lo aspetta con le mani sui fianchi, virile. Sì, eccolo, arriva subito!
Corre da un genitore all’altro. Si tratta solo di pochi metri, ma la distanza è grande; l’attrazione gravitazionale dell’uno comincia a manifestarsi, potente. Il bambino corre in fondo al vialetto da papà. Con un occhio chiuso e un’espressione da cospiratore stampata sul viso, il padre lo prende in braccio ed esclama: “Ehi! Ma dove corri così in fretta?”
*
Era una sola persona, rifletté, camminando trasognata per il corridoio. Ma in quella sola persona era al sicuro oppure in trappola? Aveva una sola identità, poteva fare una sola scelta. Quel che aveva o non aveva fatto era il risultato di tale scelta: e allora, come poteva avere colpe? Se soltanto fosse riuscita a sentirsi in colpa, pensò, avrebbe avuto almeno la possibilità di sentire qualcosa.
*
Barbara rifletté che la realtà era diventata troppo violenta per la poesia e che di fronte agli esseri viventi e alle loro esigenze la poesia, e la lingua stessa, brillavano d’impotenza.
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“In fuga” di Alice Munro

27 novembre 2006 2 commenti
In fuga
di Alice Munro
– Einaudi -
 
Juliet sapeva che, agli occhi di molti, poteva anche apparire come un tipo strano e solitario – e qualche volta lei stessa pensava di esserlo. Ma le era anche capitato, non di rado nella vita, di sentirsi circondata da persone desiderose di prosciugarle l’attenzione e il tempo e l’anima. E, di norma, lasciava fare.
Sii disponibile, sii gentile (specie se non vai per la maggiore): ecco la lezione che si impara in un piccolo centro, nonché in un collegio femminile. Mostrati accomodante con chiunque si metta in testa di succhiare ogni tua energia, anche se si tratta di gente che non sa nemmeno chi sei.
*
Eric aveva accolto l’idea con apprensione. A suo parere Penelope era troppo giovane. Non gli piaceva che se ne andasse in vacanza con gente che lui conosceva appena. E poi, ora che stava in collegio, la vedevano già troppo poco senza bisogno di ridurre ulteriormente i tempi da trascorrere insieme.
Juliet aveva anche un altro motivo: molto semplicemente voleva Penelope lontana da casa per le prime due settimane di vacanza, perchè tra lei e Eric le cose non erano serene. Desiderava risolverle, e risolte non erano. Non aveva voglia di fingere che tutto fosse tranquillo solo per il bene della figlia.
Eric, al contrario, non chiedeva di meglio che di vedere il loro problema appianato, tolto di mezzo. Secondo il suo pensiero, un comportamento civile avrebbe ristabilito la reciproca bonarietà; la parvenza d’amore sarebbe bastata a farli procedere fino a che non si fosse riscoperto l’amore vero. Qualora poi non dovesse più esserci altro che parvenza, be’, si sarebbero accontentati. Eric sapeva di potercela fare.
*
La prese sotto le braccia e se la strinse più vicina, tenendola in vita, e presero a baciarsi, baciarsi.
La conversazione dei baci. Sommessa, eccitante, sfrontata, rivoluzionaria. Quando smisero, tremavano entrambi, e fu con fatica che lui recuperò il controllo della voce, sforzandosi di assumere un tono pratico.
*
Se lo incoraggiasse un poco, riuscendo a spostare appena la sua attenzione, forse potrebbe innamorarsi di lei. E’ già successo con un paio di pazienti, in passato. Entrambi sposati. Il che non le aveva impedito di andarci a letto, una volta dimessi dall’ospedale. A quel punto, tuttavia, i sentimenti erano già mutati. Da parte loro c’era gratitudine, da parte sua indulgenza, e finivano per provare tutti una specie di mal riposta nostalgia.
*
Harry accese la radio e ascoltarono il notiziario, cenando. Poi Eileen stappò una bottiglia di vino.
- E questo cosa sarebbe? – esclamò Harry in tono vagamente minaccioso. – Un brindisi?
Lauren aveva imparato a riconoscere i segnali e pensava di sapere che osa sarebbe successo adesso, quale prezzo avrebbe pagato per quel salvataggio miracoloso: non dover più tornare a scuola, né avvicinarsi all’albergo, forse non dover nemmeno più andare in strada, o uscire di casa, nelle due settimane rimaste prima delle vacanze di Natale.
Uno dei segnali poteva essere il vino. Talvolta. Non era detto. Ma quando Harry andava a prendere il gin e se ne versava mezzo bicchiere senza aggiungervi altro che ghiaccio – e dopo un po’ nemmeno più quello – l’esito della serata era sicuro al cento per cento. L’allegria poteva anche durare, ma sarebbe stata affilata come una lama di coltello. Harry avrebbe parlato con Lauren più del solito, e altrettanto avrebbe fatto Eileen. Di quando in quando si sarebbero anche rivolti la parola in tono pressoché normale. Ma la stanza si sarebbe riempita di una minaccia non ancora espressa a parole. Lauren avrebbe sperato – avrebbe provato a sperare, per essere più precisi – che insieme riuscissero a bloccare l’esplodere della lite. E aveva anche sempre creduto, anzi ancora credeva, di non essere la sola a nutrire quella speranza. Lo volevano anche loro. Una parte di loro. L’altra invece voleva quello che stava per arrivare. E l’aveva sempre avuta vinta. Mai, nemmeno una volta, si era verificato che la stanza invasa da quella sensazione, da quel brivido nell’aria, da quel livore improvviso che rendeva ogni forma, ogni arredo, ogni oggetto più nitido eppure più opaco, mai, nemmeno una volta, senza che andasse a finire malissimo.
*
Era sfumato tutto in un solo giorno, in un paio di minuti, e non in un susseguirsi di crisi e tentativi, lotte, speranze e delusioni, nel modo lento e faticoso in cui di solito sfumano cose come quelle. Ma poi, se è vero che alla fine tutto si guasta, non è forse più facile sopportare che accada in fretta?
*
Non poteva spiegare che cosa avrebbe voluto prima di giungere a non volerlo più per niente.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un gradino sotto rispetto alla precedente raccolta letta (Nemico, amico, amante…), ma pur sempre una delle migliori scrittrici in circolazione oggi. Tra i racconti più belli: Fatalità, Fra poco e Rimetti a noi i nostri debiti.
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25 novembre 2006 2 commenti

IL VIDEO DEL SABATO…
 
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24 novembre 2006 8 commenti
L’idea di mobilitare la Forza per abolire il Male sulla terra è la grande idea moderna. Essa continua a far strage da quasi due secoli, e da cinquant’anni a questa parte a un ritmo pazzescamente accelerato.
 
Nicola Chiaromonte – Il tarlo della coscienza

24 novembre 2006 1 commento
TRE ANNI ANCORA PER IL PARCO NATURALE DI CABO DE GATA
di Bradpizza
 
Se volete visitare il parco fatelo alla svelta! Questo è il consiglio…
La visione tragica di quello che succederà nei prossimi anni è reale in un paese come la Spagna in mano alle lobby dei costruttori e dei produttori di materiali per l’edilizia. La dittatura franchista è finita nel 1975 ma le decisioni a livello politico vengono condizionate irrimediabilmente dalle stesse mani, quelle che considerano il territorio diviso sommariamente in due zone, l’interno povero, agricolo, arido dedicato all’agricoltura e all’estrazione di materiali per l’edilizia, e la costa che deve essere sfruttata al massimo a livello turistico. La differenza con gli altri paesi europei è evidente…né in Italia né in Francia né in Grecia si vedono esempi recenti di devastazione del territorio come in Spagna: intere baie ridotte ad un accumulo di grattacieli in continua espansione (vedi Benidorm), intere colline ricoperte da una distesa infinita di villette bianche clonate dal medesimo architetto, intere vallate ricoperte dalla plastica degli “invernaderos”, le serre da cui proviene tutta, o quasi, la verdura che noi consumiamo in inverno, per non parlare degli incendi che ogni estate vengono appiccati volontariamente e spenti solo settimane dopo, senza vergogna, come in Galizia quest’anno.
Non c’è soluzione, c’è solo un piano che prevede l’utilizzo globale della risorsa suolo per la locazione di immobili destinati al turismo di massa che dall’Inghilterra, Germania, e dalle regioni interne della stessa Spagna, per tutto l’anno alimenta e foraggia la catena sociale. Tutto questo è successo e continua a succedere senza prendere minimamente in considerazione la particolare struttura idrogeologica e climatica della costa mediterranea, nel quale le precipitazioni sono talmente scarse da non permettere l’approvvigionamento idrico per la popolazione durante i mesi estivi.
Ogni tratto di costa è l’oggetto del desiderio delle lobby dei costruttori che non vedono l’ora di mettere le loro mani e portare le gru per cominciare i lavori – senza sosta.
Anche il Parco di Cabo de Gata non è immune da questo fenomeno, dichiarato Riserva della Biosfera dall’UNESCO nel 1997, subisce costantemente l’attacco delle imprese di costruzioni della zona di Nìjar e Almeria, che, con il tacito consenso delle amministrazioni, continuano a costruire ville e “chalet” nei pressi dei paesi maggiori, si notano infatti alcune gru sulla strada che porta a San Josè e Las Negras e altre sparse in altri centri abitati. I proprietari dei terreni guadagnano vendendo i loro terreni alle ditte di costruzioni e la ditta ricava soldi dalla vendita o dall’affitto dell’immobile in modo da poter pagare le sanzioni amministrative che la Comunità Europea impone a costruzione finita per aver edificato in area protetta.
Da parte delle amministrazioni c’è la volontà di rimanere in bilico mantenendo una facciata di impegno per la difesa dell’ambiente e l’utilizzo al massimo della risorsa ambientale venendo incontro alle volontà delle imprese. Mediando gli scandali che puntualmente arrivano sulle pagine dei giornali con la scusa che il progresso della comunità deriverà dall’aumento delle infrastrutture a disposizione dei cittadini e non dallo sviluppo di un turismo alternativo alle grandi masse. Si nota addirittura una velata polemica nei confronti dell’incremento di popolazione estiva – che, insieme al denaro, porta i più classici problemi di viabilità, rifiuti, infrastrutture.
Leggendo le interviste al sindaco di Nìjar si nota che il titolo di “Parco” invece di essere un valore aggiunto per il territorio, risulta un freno allo sviluppo, confermando le voci dei cittadini preoccupati dall’aumento dei permessi edilizi, che porteranno alla revoca del titolo di “Riserva della Biosfera”, eliminando in questo modo tutti i freni burocratici alle imprese. È solo una questione di tempo.
Dall’altra parte numerosi gruppi di attivisti e associazioni cercano di sostenere un Parco che, soprattutto se visitato ad agosto, nel periodo di massima affluenza di turisti, non ha i mezzi economici e materiali per R-esistere: l’Ente Parco ha 4 guardie che dovrebbero controllarne tutta la superficie, ad agosto 2 guardie sono in ferie. Ha poi un nucleo per la comunicazione ambientale che si occupa di organizzare attività ed escursioni tematiche indirizzate alla sensibilizzazione e alla protezione della natura.
È impossibile pensare di preservare una riserva naturale in questo modo, senza mezzi e senza uomini, soprattutto in un territorio vasto e spesso irraggiungibile con i mezzi motorizzati; capita perciò di vedere persone accampate in spiaggia, attività vietata ma spesso praticata, questo non sarebbe grave se le persone in questione avessero il minimo concetto di rispetto ambientale e non lasciassero qualsiasi rifiuto in spiaggia, o se ci fosse un sistema giornaliero di raccolta dei rifiuti. Capita poi di vedere natanti scaricare immondizia in mare danneggiando il turismo subacqueo, la conferma si ha parlando con un’istruttrice di sub del centro di buceo (Los Escullos) – i paesaggi marini sono invidiabili ma purtroppo sono rovinati dall’ignoranza della gente che butta l’immondizia in mare – oppure passeggiando lungo gli innumerevoli sentieri capita di arrivare in calette deserte, completamente sommerse da qualsiasi tipo di rifiuti.
Una riflessione di tipo economico, alla luce dei progressi e degli errori che altri paesi europei e la stessa Spagna hanno fatto in passato: la gestione amministrativa del Parco vorrebbe che l’area assumesse le caratteristiche di una località turistica “di massa”, senza tener conto delle difficoltà e delle possibilità reali del territorio (infrastrutture, viabilità…ecc). Crede di poter risolvere il problema con il compenso immediato dato dallo sviluppo dell’impiego derivante dall’avvio di costruzioni massicce e dalla vendita immobiliare.
Il resto del mondo preferirebbe che le attività del Parco restassero di tipo naturalistico, e che i posti di lavoro venissero creati all’interno dell’Ente Parco o di strutture affini ad esso, in modo da mantenere una diversità, non solo biologica ma anche sociale.

23 novembre 2006 Nessun commento
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Of Montreal - Hissing fauna, are you the destroyer? 
 
 Of Montreal – Suffer for fashion
 
 
 
 Of Montreal – She’s a rejector
 
 
The Magic Numbers - Those the borkes  
 
 The Magic Numbers – This is a song
 
 
 
 The Magic Numbers – Undecided
 
 
Pipas - Sorry love 
 
 Pipas – You crash
 
 
 

 Pipas – No puede pensar
 

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23 novembre 2006 2 commenti
PUNTATA DEL 22.11.2006
 
Postal Service – Such great heights (Such Great Heights – 2003)
Why? – Gemini (Elephant Eyelash – 2005)
 
Midlake – Roscoe (The Trials of Van Occupanther – 2006)
Voxtrot – Rise up in the dirt (Mothers, Sisters, Daughters & Wives – 2006)
 
The Shins – Australia (Wincing The Night Away – 2007)
Modest Mouse – Float On (Good News For People Who Love Bad News – 2004)
 
Mates Of State – Fraud in the 80’s (Bring It Back – 2006)
 
Austin Lace – Ease your feet in the sea (A Century of Covers – 2006)
Yuppie Flu – Glueing all the fragments (Toast Masters – 2005)
 
Starflower – Dance till morning light (Moment In The Sun – 2006)
David Fridlund – White van (Amaterasu – 2005)
 
Rocky Votolato – White daisy passing (Makers – 2006)
Cat Power – Maybe not (You Are Free – 2003)

22 novembre 2006 4 commenti

Finalmente la prima puntata e nel frattempo è arrivata pure la sigla !! (ah ah)

In streaming qui.

N.B. Si ringrazia NN per la grafica.

22 novembre 2006 1 commento

IN VISIONE
 

V per vendetta
(U.S.A. – 2005)

 
di James McTeigue
con Natalie Portman, Hugo Weaving, Stephen Rea, John Hurt, Stephen Fry

 
Postilla squisitamente personale
Stupendo! Sceneggiatura perfetta!
“Io oso fare tutto ciò che può essere degno di un uomo; chi osa di più non lo è.” – Shakespeare – Macbeth

 
 
 
Non c’è tempo per Basile
(Francia, Austria – 2003)
 
di Alain Guiraudie
con Thomas Suire, Thomas Blachard, Laurent Soffiati, Vincent Martin, Pierre-Maurice Nouvel
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La storia è confusionaria e caotica, e di certo il ritmo non aiuta l’attenzione. Il fatto che per ben due volte abbia iniziato a vederlo e mi sia ritrovato a dormire dopo mezz’ora, la dice lunga.

James McTeigue

 

21 novembre 2006 Nessun commento
I nostri rapporti con una donna possono a un certo punto divenire una consuetudine. Forse questo è il punto “cruciale” di ogni amore. Perchè la consuetudine approfondisce l’amore, o lo riduce a un involucro di gesti senz’anima.
  
Guido Morselli
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21 novembre 2006 Nessun commento
da "Creature ostinate" di Aimee Bender – minimumfax
 
Dieci uomini vanno da dieci dottori. Ciascun dottore dice a ciascun uomo che ha solo due settimane di vita. Cinque dei dieci uomini si mettono a piangere. Tre s’infuriano. Uno sorride. L’ultimo resta zitto, pensieroso. Vabbè, dice. Non ha reazioni. Gli uomini infuriati, quando si incontrano nell’atrio, non sanno che farsene di quello senza reazioni. Gli saltano addosso e lo ammazzano con le mani nude. Il dottore esce dallo studio e chiede scusa, al morto.
Mannaggia, dice un po’ timidamente, rivolto ai colleghi.
A quanto pare ho sbagliato un’altra volta la data.
Non si possono mettere in conto gli omicidi, dice un altro dottore con il camice bianco immacolato.
*
Non so se vi è mai capitato di leggere le fiabe tradizionali giapponesi (di cui ho trovato un’edizione Einaudi in una libreria dov’ero entrata a cercare un regalo e dove c’era anche un libro su Francis Bacon, il pittore, che ho comprato e poi sbolognato dopo tre giorni perché ci pensavo sempre, ed era una presenza lì nel mio scaffale, e dormivo male, e mi metteva un’ansia che non avete idea, come il pisello sotto il materasso della principessa, se afferrate cosa intendo), ma anche quei racconti tradizionali zen, in cui il maestro spacca un bastone in testa all’allievo e l’ammazza perché nel micromillesimo di secondo prima di morire abbia l’illuminazione; quelli che quando avete finito di leggere vi viene da dire “ma che…?!”.
Bene, questi racconti mettono in scena quel tipo di paradosso lì, solo che trattano il mondo dell’occidentale medio.
Sono racconti a loro modo desolanti. A ripensarci ora, in effetti, Francis Bacon non ci sta neanche male, come accostamento (a parte il fatto che è notevolmente più angosciante).
I miei preferiti sono (causa il mio current mood): Conoscersi, Via, L’uomo che scopava le madri (Motherfucker), Ti staccherò le costole; che in fin dei conti sono quelli privi di personaggi “inesistenti”. Di questa seconda categoria, Capolinea è quello che mi è piaciuto di più. Se non siete lettori onnivori, la vostra reazione potrebbe essere quella di scagliare il libro contro il muro, “ma che…?!”, e ne avreste tutte le ragioni.
*
La coppia con la testa a forma di zucca si sposò. Erano tanti anni che stavano insieme e ormai lei era diventata impaziente. “Sono cotta di te”, gli disse, e gli prese la mano, se la fece scivolare sul collo e poi dentro la testa, per fargli sentire com’era calda la polpa lì dentro, come col tempo stava diventando sempre più morbida e carnosa; lui vacillò un poco, sia per il peso che per l’eccitazione.
La prese per mano e andarono al grande lettone soffice, dove lui le sbottonò il vestito, pensò a quello che gli stava chiedendo e si disse che poteva darglielo. Si sfilò la cintura dai passanti, e i pantaloni gli si aprirono con un sospiro. Quando la coppia con la testa a forma di zucca faceva l’amore, si mettevano sempre un po’ di traverso l’uno rispetto all’altra, per non darsi capocciate.
 
[Post by anche no]
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19 novembre 2006 Nessun commento

IL VIDEO DELLA DOMENICA

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17 novembre 2006 21 commenti
 
Quando alla mattina ti alzi, vai in cucina, apri il frigorifero per bere un bicchiere di succo di frutta e ne trovi appena mezzo nella bottiglia, ti viene un dubbio: quand’è l’ultima volta che hai fatto la spesa?
Allora guardi meglio e vedi che in quella distesa bianca e refrigerata ci sono solo: mezzo panetto di burro, un vasetto di acciughe, una mozzarella scaduta da una settimana abbondante, una confezione di tortellini ricotta e spinaci, due bottiglie d’acqua e una di birra. Ma non è ancora panico, il panico arriva quando aprendo lo sportello superiore, quello del freezer, il vuoto è totale, non c’è più nemmeno una pizza surgelata!! (la mia cena, come minimo, due sere su sette)
Il dubbio diventa certezza: devi andare a fare alla spesa.
Prima di uscire vai alla scrivania per prendere i buoni pasto, usati esclusivamente al supermercato, ma non li trovi. Ti rendi conto di essere già in ritardo, come al solito, ed esci in strada con nella testa il tentativo di ricordati quando li puoi aver usati. Non ricordi.
 
Per pranzo vai da tua nonna, perchè almeno un pasto sano al giorno lo fai, e come sempre la prima cosa che ti domanda, ancora prima di salutarti, è: “c’era posta?” Situazione che ti provoca una sensazione mista di tenerezza e incazzatura, perchè quando di buste ne arrivano, anche il suo commento è sempre lo stesso: “solo roba da pagare”. Sinceramente non sai cosa possa aspettarsi, non glielo hai mai domandato, però oggi mentre chiedeva per la centesima volta “hai già finito? non vuoi un po’ di formaggio? mangi sempre così poco”, ha accennato al fatto di aver scritto a non ricordi più quale personaggio televisivo, e nonostante il dubbio sulla veridicità della cosa, per la paura di una sua eventuale risposta affermativa non indaghi oltre.
 
Alle cinque e mezza, quando hai l’illuminazione e capisci che stai facendo troppe cose contemporaneamente, quasi tutte male, sei cotto. Era da tempo che non usavi così tanto la testa sul lavoro. Lunedì dovrai presentare un programma ai piani alti e stamattina ti sei reso conto che ormai mancano solo due giorni per studiarlo veramente sto benedetto programma e pure che non è così facile come credevi. Ma a tutto c’è un limite e stacchi, non essendo nemmeno in grado di aiutare quel tuo amico che dalle due sta bestemmiando in repeat su messenger perchè non riesce più a vedere splinder e teme un’azione di forza della società per la quale lavora.
Quando rientri dopo una pausa sigaretta, ti ricordi che stasera dovrai andare a fare la spesa e inevitabilmente questo pensiero si porta dietro anche il dilemma buoni pasto. Allora chiedi alla tua collega, nonché responsabile dell’ufficio: “ma le hanno già consegnate le buste paga?” Lei si gira guardandoti con una faccia come a dire “ma sei rincoglionito, è il 15 di novembre” (da noi si paga il 28 del mese), poi però forse mossa a compassione dalla tua aria che non è proprio il ritratto della serenità, risponde “hai provato a guardare in casellina?” E infatti in casellina ci sono la busta paga, i buoni pasto e il pagamento dell’unica trasferta fatta nel mese di ottobre.
 
Da quando hai cambiato casa, hai anche cambiato supermercato e dopo sei mesi le facce sono di nuovo conosciute.
Non ti stupisci più di non vedere il cassiere che saluta chiunque con “ciao amore”, spostato da qualche settimana per tua fortuna dietro al banco salumi e formaggi. Per tua fortuna perchè è l’unico banconiere di tua conoscenza che alla richiesta di 1 etto di cotto, ne mette sempre 0.85 o 0.90 sulla bilancia, tagliando poi ancora un paio di fette per raggiungere la pesatura desiderata, mai 1.10 o 1.20 come fanno tutti, senza nemmeno dirti come un tempo “che faccio, lascio?”
E non c’è stupore nemmeno nel ritrovare la giovanissima cassiera apatica, quella che tutte le volte usa sempre e solo cinque frasi: “buonasera – ha la tessera – vuole dei sacchetti – sono … – grazie e arrivederci”.
Prendi la tua roba e sali le scale, storcendo il naso quando, prima di uscire, passi dal piano terra,   attraversando il reparto profumeria.
    
A casa sono le solite cose: sistemare la spesa e inventarsi scuse per aprire il frigorifero ora ben fornito, leggere un racconto nel quale ti sembra di trovare delle affinità con Tessa, mettere in forno una pizza che tanto adesso ce n’é sono, guardare blob e dopo cercare di sopportare il faccione di Ferrara, masterizzare qualche cd e ascoltarne altri, rileggere qualche scritto e buttare giù qualche appunto, prendere nota di eventuali accoppiate per la radio.
Poi ricordi… ricordi che l’aver risolto l’enigma dei buoni pasto, ti ha portato a soddisfare una voglia improvvisa (manco fossi incinto) al supermercato.
Vai in cucina, apri il freezer e, rassicurato dalla vista della pila di pizze, prendi un cornetto Algida.
 
Non sei un appassionato di dolci e nemmeno di gelati, quest’anno pensi di poter contare sulle dita di una mano le volte che l’hai mangiato, mai in cono e sempre a cene a casa di amici (se si esclude quella bomba di zuccheri provata in Turchia solo per il gusto dell’esploratore culinario). E facendo riferimento allo specifico cornetto Algida, probabilmente erano scoli che non ne mangiavi uno.
Ti siedi su uno dei cuscini della camera, in sottofondo i Guther, e dopo poco inizi a ridere da solo, come uno scemo. Lo fai perchè ti rendi conto che nonostante gli anni di lontananza, l’abitudine di mangiarlo nel tuo determinato modo non è cambiata di una virgola. Prima la cioccolata e le nocciole, solo quelle, poi lo strato di gelato esterno al cono, poi quello interno e quando la circonferenza di questo diminuisce, lo rigiri su se stesso per riporlo dove stava prima, ma sottosopra e così assaporare la parte che sul fondo sì è ammorbidita per il calore delle tue mani. Finito il gelato, mangi tutto il cono e concludi con il fondo appuntito, quello dove c’è il cioccolato solidificato.
 
La domanda finale è: perchè dopo aver mangiato il cornetto Algida si hanno le mani unte? La stessa che una volta spento TUTTO diventa: in base a cosa ti senti felice della tua vita, del tuo essere?

16 novembre 2006 6 commenti

3 x 2
(copertine!)

The Weepies - Say I am you 
 
 The Weepies – Take it from home

 
 

 The Weepies – Not your year

 

 
 
 
Ben Folds - Supersunnyspeedgraphic 
 
 Ben Folds – All u can eat

 

 
 Ben Folds – Rent a cop

 
 
 
 

The Changes - Today is tonight 
 
 The Changes – When I wake

 

 
 The Changes  - Such a scene
 
 
 

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15 novembre 2006 7 commenti
BEI TEMPI ?
  
Di solito quando mi arriva una mail con allegato un file di Power Point*, so già cosa aspettarmi: oroscopi  della mutua, cuoricini a profusione, barzellette porno che ormai pure mia nonna conosce a memoria, animali ritratti nelle pose più strane e varie amenità simili. Questa volta invece devo ammetterlo, mi è scesa una lacrimuccia.

* Click destro – salva con nome
 
 
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Per restare in tema, più o meno, qui. Altra lacrimuccia…

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15 novembre 2006 6 commenti

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
 
La prima puntata di SubliminalPop in effemme per questioni contrattuali (ahuahuahu) non andrà in onda stasera, ma mercoledì 22 novembre, sempre dalle 22 alle 23.