Quando alla mattina ti alzi, vai in cucina, apri il frigorifero per bere un bicchiere di succo di frutta e ne trovi appena mezzo nella bottiglia, ti viene un dubbio: quand’è l’ultima volta che hai fatto la spesa?
Allora guardi meglio e vedi che in quella distesa bianca e refrigerata ci sono solo: mezzo panetto di burro, un vasetto di acciughe, una mozzarella scaduta da una settimana abbondante, una confezione di tortellini ricotta e spinaci, due bottiglie d’acqua e una di birra. Ma non è ancora panico, il panico arriva quando aprendo lo sportello superiore, quello del freezer, il vuoto è totale, non c’è più nemmeno una pizza surgelata!! (la mia cena, come minimo, due sere su sette)
Il dubbio diventa certezza: devi andare a fare alla spesa.
Prima di uscire vai alla scrivania per prendere i buoni pasto, usati esclusivamente al supermercato, ma non li trovi. Ti rendi conto di essere già in ritardo, come al solito, ed esci in strada con nella testa il tentativo di ricordati quando li puoi aver usati. Non ricordi.
Per pranzo vai da tua nonna, perchè almeno un pasto sano al giorno lo fai, e come sempre la prima cosa che ti domanda, ancora prima di salutarti, è: “c’era posta?” Situazione che ti provoca una sensazione mista di tenerezza e incazzatura, perchè quando di buste ne arrivano, anche il suo commento è sempre lo stesso: “solo roba da pagare”. Sinceramente non sai cosa possa aspettarsi, non glielo hai mai domandato, però oggi mentre chiedeva per la centesima volta “hai già finito? non vuoi un po’ di formaggio? mangi sempre così poco”, ha accennato al fatto di aver scritto a non ricordi più quale personaggio televisivo, e nonostante il dubbio sulla veridicità della cosa, per la paura di una sua eventuale risposta affermativa non indaghi oltre.
Alle cinque e mezza, quando hai l’illuminazione e capisci che stai facendo troppe cose contemporaneamente, quasi tutte male, sei cotto. Era da tempo che non usavi così tanto la testa sul lavoro. Lunedì dovrai presentare un programma ai piani alti e stamattina ti sei reso conto che ormai mancano solo due giorni per studiarlo veramente sto benedetto programma e pure che non è così facile come credevi. Ma a tutto c’è un limite e stacchi, non essendo nemmeno in grado di aiutare quel tuo amico che dalle due sta bestemmiando in repeat su messenger perchè non riesce più a vedere splinder e teme un’azione di forza della società per la quale lavora.
Quando rientri dopo una pausa sigaretta, ti ricordi che stasera dovrai andare a fare la spesa e inevitabilmente questo pensiero si porta dietro anche il dilemma buoni pasto. Allora chiedi alla tua collega, nonché responsabile dell’ufficio: “ma le hanno già consegnate le buste paga?” Lei si gira guardandoti con una faccia come a dire “ma sei rincoglionito, è il 15 di novembre” (da noi si paga il 28 del mese), poi però forse mossa a compassione dalla tua aria che non è proprio il ritratto della serenità, risponde “hai provato a guardare in casellina?” E infatti in casellina ci sono la busta paga, i buoni pasto e il pagamento dell’unica trasferta fatta nel mese di ottobre.
Da quando hai cambiato casa, hai anche cambiato supermercato e dopo sei mesi le facce sono di nuovo conosciute.
Non ti stupisci più di non vedere il cassiere che saluta chiunque con “ciao amore”, spostato da qualche settimana per tua fortuna dietro al banco salumi e formaggi. Per tua fortuna perchè è l’unico banconiere di tua conoscenza che alla richiesta di 1 etto di cotto, ne mette sempre 0.85 o 0.90 sulla bilancia, tagliando poi ancora un paio di fette per raggiungere la pesatura desiderata, mai 1.10 o 1.20 come fanno tutti, senza nemmeno dirti come un tempo “che faccio, lascio?”
E non c’è stupore nemmeno nel ritrovare la giovanissima cassiera apatica, quella che tutte le volte usa sempre e solo cinque frasi: “buonasera – ha la tessera – vuole dei sacchetti – sono … – grazie e arrivederci”.
Prendi la tua roba e sali le scale, storcendo il naso quando, prima di uscire, passi dal piano terra, attraversando il reparto profumeria.
A casa sono le solite cose: sistemare la spesa e inventarsi scuse per aprire il frigorifero ora ben fornito, leggere un racconto nel quale ti sembra di trovare delle affinità con Tessa, mettere in forno una pizza che tanto adesso ce n’é sono, guardare blob e dopo cercare di sopportare il faccione di Ferrara, masterizzare qualche cd e ascoltarne altri, rileggere qualche scritto e buttare giù qualche appunto, prendere nota di eventuali accoppiate per la radio.
Poi ricordi… ricordi che l’aver risolto l’enigma dei buoni pasto, ti ha portato a soddisfare una voglia improvvisa (manco fossi incinto) al supermercato.
Vai in cucina, apri il freezer e, rassicurato dalla vista della pila di pizze, prendi un cornetto Algida.
Non sei un appassionato di dolci e nemmeno di gelati, quest’anno pensi di poter contare sulle dita di una mano le volte che l’hai mangiato, mai in cono e sempre a cene a casa di amici (se si esclude quella bomba di zuccheri provata in Turchia solo per il gusto dell’esploratore culinario). E facendo riferimento allo specifico cornetto Algida, probabilmente erano scoli che non ne mangiavi uno.
Ti siedi su uno dei cuscini della camera, in sottofondo i Guther, e dopo poco inizi a ridere da solo, come uno scemo. Lo fai perchè ti rendi conto che nonostante gli anni di lontananza, l’abitudine di mangiarlo nel tuo determinato modo non è cambiata di una virgola. Prima la cioccolata e le nocciole, solo quelle, poi lo strato di gelato esterno al cono, poi quello interno e quando la circonferenza di questo diminuisce, lo rigiri su se stesso per riporlo dove stava prima, ma sottosopra e così assaporare la parte che sul fondo sì è ammorbidita per il calore delle tue mani. Finito il gelato, mangi tutto il cono e concludi con il fondo appuntito, quello dove c’è il cioccolato solidificato.
La domanda finale è: perchè dopo aver mangiato il cornetto Algida si hanno le mani unte? La stessa che una volta spento TUTTO diventa: in base a cosa ti senti felice della tua vita, del tuo essere?