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Archivio per agosto 2006

“Il bazooka della verità” di Sam Lipsyte

31 agosto 2006 2 commenti
Il bazooka della verità
di Sam Lipsyte
– minimumfax -
 
… per l’ennesima volta carico il mio cuore nel mortaio del linguaggio e lo sparo nel vuoto.
*
Ma non sono amareggiato. Ho voluto la bicicletta e ora pedalo. Se c’è una cosa che ho imparato, è che bisogna aspettare finché arriva il tuo momento, sapendo benissimo, naturalmente, che il tuo momento potrebbe non arrivare mai. E’ quella la rogna nel fatto di aspettare.
*
Gwendolyn mi diceva sempre che mi aspettavo troppo dal mondo.
“Ti svegli ogni mattina come se dovessero organizzarti una parata”.
*
Ero venuto qui a rifugiarmi. Le coppie fresche di innamoramento sono stomachevoli. Non riescono mai a decidere se vogliono che tu sparisca o che tu sia testimone della loro eccitazione. Ti usano come un muro per giocare a pallamano. E poi puzzano di coito.
*
*
Poi è arrivato il postino con la posta, ambasciator non porta pena, e mi ha dato il solito fascio di bollette, avvisi di pagamento, avvisi di mora. Tutta la mia vita è in scadenza o è già scaduta, cari Puma della Valley. Vengono abbattute le foreste per il bisogno di minacciarmi.
*
“Forse”.
“Non mi credi?”
“No, è solo che non ti ho mai visto speranzoso”.
“Non preoccuparti. Continuo a pensare che siamo tutti fottuti”.
“Bene”.
*
Un millisecondo di illuminazione casuale per ricordarti del buio quotidiano.
*
Sapevo che si stava avvicinando una lezione importante, se non su come vivere la vita, almeno su come compiere la propria vita ritirata dalla vita con un po’ di poesia.
*
Perchè Gwendolyn non poteva accontentarsi di me? Forse che non ci accontentiamo tutti, Puma della Valley? Non vi siete accontentati tutti, soppesando le concessioni reciproche, e avete ridimensionato i vostri desideri a vantaggio di quello che c’era già, che funzionava, che non perseguiva lo scopo di distruggervi? Non vi siete rassegnati anche voi ai peli nelle orecchie e sui capezzoli, alle scoregge vestite, al grasso dietro le ginocchia? Alle scarpe sulla porta, ai piatti nel lavello? Non è questo l’amore? Non ci dicono così gli esperti? E forse la gente comune non è d’accordo? Non ci accontentiamo tutti, barattando la nostra passione in cambio di un partner, di uno con cui scambiarsi le coccole, di un animale da compagnia parlante? E perchè lei non poteva accontentarsi di me, cari Puma?
*
Avevo bisogno di qualcosa per togliermi dalla testa la mia testa.
*
“Fa come ti pare”, aveva detto mio padre.
Penso che intendesse dire, cari Puma della Valley, che in realtà non facciamo mai quello che ci pare. Facciamo quello che ci pare corrisponda a ciò che sogniamo di essere agli occhi degli altri, quando in realtà agli occhi degli altri siamo una visione sfocata, nel migliore dei casi, e nel peggiore un orzaiolo o un’abrasione della cornea.
*
“Credi che Dean l’abbia fatto apposta a morire?”, ho chiesto a Gary una volta.
“Non lo so”, mi ha risposto. “Secondo te lo faceva apposta a vivere?”
Quella risposta mi ha rosicchiato il culo per qualche giorno, e credo fosse quello il suo scopo, ma quando poi ho chiesto finalmente a Gary cosa significava, mi ha guardato come a dire: meglio che non ci provi a chiedermelo.
*
“Mi sa che devo andare”, ho detto io.
“Vivi. Miner. E’ facile. Non è originale. Solo necessario”.
*
“Stammi bene”, ha detto Bob, ha fermato un taxi, mi ha mollato lì nel veleno dell’alba.
*
“Avrebbe voluto?”, ha detto Gary. “Perchè la gente dice roba del genere. E’ una frase che si può riferire a qualsiasi cosa. Magari Fontana avrebbe voluto che riesumassi tua madre morta e le picchiassi il cazzo su quel teschio fragile e polveroso fino a sgretolarlo.
Non avevo mai dato un pugno in piena mascella a qualcuno prima di allora, cari Puma. E’ stato uno strano incrocio di soddisfazione nauseante e di dolore bruciante che mi è saettato sul polso come una scossa elettrica. Il Cazzone ha vacillato sulla sua sedia in ferro battuto e si è ribaltato finendo sul pavimento di pietra della veranda. Ha alzato lo sguardo da terra, si è sfregato i denti, scrollandosi di dosso lo stordimento.
“Che cazzo è stato?”, ha chiesto il Cazzone.
“Una cosa che si chiama amore”, gli ho risposto.
*

Ma poi perchè si dà tutta questa importanza al fatto di raccontare storie? I racconti escono a fiotti ogni giorno e la maggior parte di essi, non senza ragione, potrebbero essere ammucchiati sotto il titolo tassonomico: “Più noioso della collezione di argenteria del vostro vicino”. Ci avete mai fatto caso che, ogni volta che qualcuno dice: “Ehi, ce l’hai cinque minuti, che ti racconto una cosa?”, oppure: “Devi sentire assolutamente questa storia”, o persino, in quello stile sbrigativo di oggi: “Te la faccio breve”, ci si sorprende a desiderare che un rapitore pustoloso e rantolante esca fuori dal muro e vi trasporti in qualche caverna umida per pascersi delle vostre viscere?
C’è un motivo per cui lo desiderate.
A nessuno piacciono le storie, soprattutto quelle belle.
A nessuno piacciono le storie, a meno che non lo riguardino. Avete presente quel tic indagatore che ha in faccia la gente quando raccontate qualche vicenda?
“E io dove compaio in questa storia?”, stanno pensando. “Quando arriverà a me?”
Forse non è stato sempre così. Forse, quando i Cro-Magnon si sedevano intorno al fuoco a spaventarsi a morte con storielle sulle tigri dai denti a sciabola, o persino sui rapitori pustolosi che vagano nel buio fuori dalla caverna, chi ascoltava aveva in mente l’esatto opposto: “Ti prego, ti prego, o pantheon delle divinità animiste della zona, fa’ che questa storia non mi riguardi per niente”.
*
Fumo Liquido aveva l’aria scocciata, si è annotata l’ordine con una velocità astiosa.
“Come sono i croissant oggi?”, ha chiesto Gary.
“Vuoi un croissant o un muffin?”
“No, mi stavo solo chiedendo com’era la qualità. Devo ancora trovare un croissant decente in America”.
“E allora vattene dall’America, che cazzo”.
“Ma tu ce l’hai un cavaliere?”
“Che? Una cavigliera?”
“Un innamorato. Un ragazzo”.
“E a te che te ne frega?”
“Capisco che sono un po’ vecchio. Forse ho un corpo più flaccido di quello che vorresti tu, ma potrei renderti molto felice”.
“Me lo ricorderò”.
“Perchè il mondo è allo stesso tempo più semplice e più complesso di quello che si potrà mai immaginare una bella donna come te”.
“Ma se già venuto qui?”
“Adoro il tuo caffè”.
“Sei uno di quei pazzi che stanno all’Orizzonte, vero?”
“Dipende, magari secondo qualcuno sì”.
“ma no, dico uno di quelli all’angolo. Hai presente, di fianco al deposito di legna? Quella casa di cura per mentecatti? Com’è che si chiama, Orizzonte Sereno, no? Vengono sempre qua. Non c’è problema. Basta che non mi fai tiri strani. E non chiedermi la chiave del bagno. Non voglio più pulire la cacca dei matti”.
Il Capitano sembrava un po’ scosso. L’ho portato un po’ in disparte, nel punto dove c’erano il latte e lo zucchero.
“Dai, è solo una ragazzina”, ho detto.
“E noi siamo dei vecchi babbioni”, ha detto Gary. “Siamo già finiti, all’età in cui Gesù aveva appena cominciato a darsi una mossa”.
“Sì, ma guarda lui che fine ha fatto”.
“Quegli antichi romani del cazzo. E affanculo anche i nuovi romani. Vedi, il problema delle donne di oggi è che quasi tutte hanno risolto i loro problemi con il padre. Un tipo come me non ha nessuna chance. Accidenti alla moda della psicoterapia”.
*
“Allora, andiamo da qualche parte a berci un caffè?”, ho chiesto.
“Ce lo qui il caffè. Ne ho dei barattoloni interi, cazzo. Cos’è, il caffè dei barattoloni non ti va bene?”
“Credevo che dovessimo parlare”.
“Il caffè dei barattoloni impedisce di parlare? E di che cos’è che dovremmo parlare, poi?”
“Non lo so. Del disagio tra di noi. Del fatto che ti ho deluso. Del fatto che non ho…”
“Ehi, frena”, ha detto mio padre. “Non me ne importa niente di quelle cazzate”.
“Hai detto che dovevo fare qualcosa della mia vita”.
“Cazzo, Lewis, era solo una proposta. E allora? Che vi piglia a voi ragazzi al giorno d’oggi? Credi che il mio mondo giri intorno alla tua felicità? Al tuo successo? Fai quello che vuoi. Basta che fai in modo di essere vivo per pulirmi il culo quando sarò invalido”.
“Sono vivo”, ho risposto.
“Non adesso. Più avanti”.
“Faccio del mio meglio”.
“Bene”, ha detto mio padre. “Allora abbiamo finito”.
Nel modo in cui l’ho raccontato dopo a Gary, era una specie di liberazione. Avanti, diceva Miner Padre, deluditi come meglio ti pare. Hai tutto un mondo a disposizione per fallire. 
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Costituto in gran parte da dialoghi scritti magistralmente e personaggi al limite dell’improbabile, ma terribilmente reali. Questo romanzo è consigliatissimo!
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30 agosto 2006 9 commenti
TURCHIA 2006
(Appunti sparsi)
 
I Muezzin cantano, inizia il richiamo, rimbalzano i versi del loro mantra. Io sto scrivendo e penso che ci sia una sorta di pace, calma nelle due cose, due mondi che non sono reali, non appartengono al momento.
 
In Turchia credevo fossero molto più integralisti e invece, almeno i lati più evidenti dell’Islam, non sembrano essere così tanto rispettati dalla gran parte della popolazione.
 
Era dai tempi del viaggio in Malaysia che non mi capitava di ricordarmi così tanti sogni al risveglio. Il motivo è facilmente individuabile, ma più che altro, viste le trame, devo iniziare a preoccuparmi seriamente? (forse più in là una verrà raccontata)
 
Tra i tanti paesi visti in questi anni, mi sorprende il fatto che in Turchia pochissime persone capiscano anche la più banale frase in inglese, ancora di più se molti di questi sono giovani che si aggirano attorno ai diciotto anni.
 
In questo viaggio, nei primi quattro giorni, si sono fatte discussioni su temi importanti come Religione/Fede, Fantapolitica/Sistema Energetico&Commerciale Mondiale, Indulto/Sistema Penale Italiano. Poi abbiamo capito che o compravamo delle scimitarre per ciascuno dei partecipanti oppure tornavamo alle sane cazzate. Siamo tornati alle sane cazzate.
 
I Turchi sono molto riservati e, nonostante negli ultimi anni abbiano vissuto un boom turistico non indifferente ed esclusa Istanbul, ti trattano con una sorta di strana indifferenza.
 
Se devo scegliere tre canzoni tra le più ascoltate durante il viaggio: questa, questa e questaa.
 
Il detto “fumi come un turco” ci sta, eccome se ci sta! E io che avevo intenzione, non dico di smettere, ma almeno di ridurre la quantità di sigarette…
 
Guidare in Turchia non è poi così pericoloso come si legge o si dice (il paese ha un tasso di incidenti tra i più alti al mondo). Certo le strade spesso non hanno lampioni per decine di chilometri e sono piene di buche o con tratti di sterrato, ma non mi sembra siano dei patiti della velocità o della spericolatezza (raramente sulle strade a più corsie siamo stati superati), semmai un po’ distratti.
Istanbul merita un ragionamento a parte: il caos organizzato. Forse per le continue salite/discese, forse per la quantità di gente e macchine e taxi, forse per il timer sui semafori, forse perchè suonare il clacson sembra lo sport preferito da tutti (passeggini inclusi), forse perchè il gestore di una pensione a Pammukale si rivolgeva così a chi ha guidato a Istanbul: “You’re a very good driver”.
 
Ho bevuto tanto , non troppa birra, giocato spesso a backgammon (vincendo spesso con Michi e chiudendo più o meno in pareggio con Tosh), fatte tante colazioni (cosa che in Italia non accade MAI) di cui molte in solitudine visto che ero sempre il primo ad alzarmi, mangiato qualsiasi tipo di kebap (doner, sish, adana…), le kofte (polpette), il lumachun (pizza turca), il tandil (una specie di stufato/zuppa) e bevuto il Raki (una sorta di Ouzo greco).
 
L’errore più grande è stato portare il cellulare, anche se l’ho usato poco (ma male), soprattutto rispetto ad altri (risvegliarsi in piena notte con un bagliore blu proveniente dal letto a fianco e avere paura che il tuo compagno di stanza si stia trasformando in qualche forma aliena, non è buona cosa).
 
Sapevo fosse economica, ma non credevo così tanto. Considerando che il prezzo di un pasto è variato tra i 3 e i 15 euro e quello delle camere tra i 10 e i 20 euro (mai bagno in comune).
 
Istanbul mi è piaciuta molto, in bilico com’è tra passato e futuro. Il mare così così (bene Patara e Olympos, meno Cide e Sile), ma sempre mare è e tanto mi basta, anche se non è mica quello della Grecia e nemmeno Bodrum (ah ah, questa la capiscono solo i compagni di viaggio), la Cappadocia è stranissima, quasi lunare, sia sopra che sotto e poi in qualsiasi posto tu sia in Turchia, ci puoi sempre trovare rovine o scavi aperti.
In definitiva però è un paese molto vicino all’Europa, molto occidentalizzato, se si escludono paesini del centro dove ho visto scene di villaggi con tanto di carretti porta fieno trainati da asini. E quel però non è negativo nel senso generale della questione, ma ha solo valenza personale. Perchè seppur sia stato un gran bel viaggio, una volta tornato, la sensazione di non essere mai stato via da casa era forte.
 
La truppa si è comportata egregiamente, devo ammetterlo:
 
LaLella aka 16 – Ci fa arrivare nell’albergo sbagliato a Istanbul (Sunlight!? Sunshine?!), cosa che lo fa andare in palla e ritrovarsi al banco della hall parlando inglese con accento indiano (trrrtieit!) e smanettando su una calcolatrice alla ricerca del prezzo giusto. Salva una tartaruga dal suo triste destino, che se ne va a spasso in mezzo a una strada di montagna, ma forse tra qualche anno verremo dominati da una nuova specie assassina per colpa sua (un’altra che capiscono solo i partecipanti). Toppa quando la mattina del primo giorno in macchina infila la cassettina collega ipod dicendo “non la usavo da un anno, ma sapevo che era difettosa, io però in macchina trovo la posizione giusta”, dopo un’ora di vani tentativi, viene abbandonato nel portaoggetti. Sostiene l’arte dello svicolare.
 
Tosh aka The King of Maggin’ – Ha una velocità inumana nello scrivere gli sms, non ha caso è The King. Sconvolge Michi che lo riteneva un puro d’animo, un cavaliere senza macchia. Era l’unico al quale si rivolgessero tranquillamente in Turco, credendolo un locale, ma è anche quello che veniva fermato da tutti: albergatori, ristoratori, venditori. Quando russa, prima del classico ronfo, nel suo caso moooolto alto e prolungato, fa un rumore simile ad un tiro di bong. Ha un culo esasperante ai dadi. A qualsiasi ora del giorno tu gli chieda “hai fame?”, lui risponderà “sì”. Sostiene di poter usare la parola innamorarsi con più significati (e a pensarci bene adesso, forse ha ragione).
 
Michi aka Sissy – Viene salvato dal sottoscritto e da LaLella, quando si ritiene in pericolo di vita, causa presenza di “insetto palla” sul suo asciugamano in camera. E’ l’uomo che si sarebbe potuto trasformare in alieno in una delle tante notti dal bagliore blu, ma anche quello che con il “ballo dell’albatros”, con in sottofondo Shakira e strafatto di Gin e qualcosa, ha animato una delle pochissime serate notturne. In un messaggio voleva scrivere una frase simile a “qui tutto bene. sole, spiaggia, giochi e birre” e non era per sua nonna, ma quando ce l’ha letto a cena, ci siam fatti delle grasse risate lo stesso. Perde a backgammon (contro me e Tosh), perde a “schiaccia sette”   e a beach volley (con LaLella, ma sempre contro di me e Tosh), insomma un viaggio no per i giochi. All’aeroporto si presenta con una “ghitarrina” (comprata la Gran Bazar di Istanbul e lunga una quarantina di cm circa) e nel tentativo di accordarla per eseguirci Waiting For An Angel, si rende conto che è una missione impossibile. Sostiene di saper riconoscere l’età di una ragazza dalla dentatura.
 
 

[Foto di: LaLella & Michi]

29 agosto 2006 5 commenti

IN VISIONE
 

CANNIBAL HOLOCAUST
(Italia 1979)
 
di Ruggero Deodato
con Robert Kerman, Francesca Ciardi, Perry Pirkanen, Luca Barbareschi, Salvatore Basile, Ricardo Fuentes, Gabriel Yorke, Paolo Paoloni, Lionello Pio Di Savoia, Luigina Rocchi, Lucia Costantini.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Impressionante, non tanto per le scene forti (anche se magari gli stomaci deboli è meglio stiano lontani da questo film), quanto per le possibili relazioni esposte tra scoperta e distruzione.
 

BELLI E DANNATI
(U.S.A. 1991)
 
di Gus Van Sant
con River Phoenix, Keanu Reeves, James Russo, William Richert, Rodney Harvey, Chiara Caselli, James Caviezel, Jessie Thomas.
  
Postilla squisitamente PERSONALE

Un classico che mancava. Bello!
 

THE DAY AFTER TOMORROW
(U.S.A. 2004)
 
di Roland Emmerich
con Dennis Quaid, Jake Gyllenhaal, Sela Ward, Ian Holm, Emmy Rossum
 
Postilla squisitamente PERSONALE

Tolto qualche effetto speciale, classico film americano di merda sul filone “catastrofico”.

“Intervista con Truman Capote”

28 agosto 2006 4 commenti
Intervista con Truman Capote
– Minimumfax - 
 
Che cosa scriveva all’inizio?
Racconti. Le mie ambizioni più incontrollabili ruotano ancora intorno a questa forma. Se la si esplora a fondo, la forma del racconto mi sembra la forma più difficile e disciplinante di prosa. Tutto il controllo e la tecnica che ho acquisito li devo interamente all’esercizio fatto con questo messo.
 
Che cosa intende esattamente per “controllo”?
Intendo mantenere il controllo stilistico ed emozionale sul materiale. Si dirà che sono pignolo, ma secondo me un racconto può essere rovinato dal ritmo sbagliato di una frase - soprattutto verso la fine – o da un errore in un capoverso, perfino nella punteggiatura. Henry James è l’esperto del punto e virgola. Hemingway è uno scrittore di capoversi di prima classe. Dal punto di vista del suono, Virginia Woolf non ha mai scritto una frase fatta male. Con questo non voglio dire che io ci riesca sempre. Ci provo, tutto lì.
*
Per Capote infatti lo stile non si insegna, dato che ha a che fare con quella cosa imponderabile che è la personalità, con un elemento cioè rigorosamente individuale presente almeno potenzialmente in ciascuno di noi (e del quale occorre prendere piena coscienza).
[...]
… un momento dopo lo scrittore ci dice anche che la forma giusta di un racconto è “scoprire il modo più naturale di scriverlo”.
[...]
Fin da piccolo (quindici anni!) Truman Capote scopre l’alcol. In seguito, come è noto, tenderà sempre ad abusare di qualsiasi sostanza, naturale o artificiale, di droghe o psicofarmaci, fino quasi a morirne (per quanto ci è dato sapere della sua morte, avvenuta in circostanze non del tutto chiarite). Non tanto però alcol e allucinogeni consumati per entrare in uno stato di sovreccitazione, ma tutt’al contrario, per rilassarsi. Come se lo stato normale, abituale fosse per lui una specie di congestione emotivo-sensuale, di eccitazione permanente che occorre un po’ smorzare, anche solo per sopravvivere.*
 

* dalla prefazione di Filippo La Porta
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4 agosto 2006 7 commenti

Dalle 18.30 di oggi, il tenutario di questo blog non sarà più in sala comandi. Finalmente dopo un estate di stop forzato, riesce a fare un viaggio.

 

Non si escludono aggiornamenti “on the road”, ma nemmeno si assicurano.

STATE BENE
che io farò il possibile per… 


Se tutto va come sarebbe normale debba andare, si riapre il 28.08.06. 

3 agosto 2006 1 commento

3 x 2
(Compilation)

 
Verso la fine dell’anno scorso avevo aderito a questa iniziativa. Il mio turno, qualche settimana fa, è arrivato nel momento peggiore (tra trasloco, attacchi di testite e periodo stressante al lavoro), ma nonostante tutto sono riuscito a spedire la mia compilation nei tempi previsti e a giudicare dalle sue parole ho fatto anche un buon lavoro.
 
Adesso è disponibile anche su questo blog, un regalo prima della pausa estiva, sperando piaccia anche a voi (sotto la copertina e poco più giù i links per il download).
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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IL VIDEO DELLA DOMENICA

(saltato per cause di forza maggiore, stavo finalmente dormendo dopo Erbonne)

“Intervista con William Burroughs”

2 agosto 2006 2 commenti
Intervista con William Burroughs
– Minimumfax - 
 
Allo stesso tempo, non credo che qualcosa accada in questo universo se non per un qualche potere – o individuo – che lo fa accadere. Niente accade da solo. Credo che tutti gli eventi siano prodotti dalla volontà.
*
“Pensa mai all’artista come a un uomo-contro?
In un certo senso. Vede, un vero uomo-contro è un creatore. Crea un set. No, è più un regista che uno scrittore. Yellow Kid* ha creato un intero set, un intero cast di personaggi, un intero ufficio di mediazione, un’intera banca. Era proprio come uno studio cinematografico.
*
Il diavolo è alle calcagna dello scrittore o – trattandosi di Burroughs – viceversa.**
*
Più che espandere i confini della coscienza, come voleva una certa ottimistica ambizione dei sixsties, per Burroughs le droghe vanno inglobate nella grande partita a scacchi della vita. Sembra casomai che l’anomalia fisiologica implicita nel prodigio Burroughs consista nel fatto che il suo corpo poteva secernere naturalmente un qualche alcaloide psicoattivo. E’ la normalità che in Burroughs è visionaria.**
*
E l’oniricità estrema dei testi di Burroughs è fondamentale per poter scavare e scivolare sui suoi temi ricorrenti: incubi, ossessioni, verità che dalla sua penna sono sgorgati con inquietante precisione, delineando aspetti della nostra vita che combinati su una trama di fiction incontenibile segnano il dramma dell’era moderna: l’”età dei virus”.
Per esprimere tutto ciò, Bill Burroughs utilizzò tutti i generi letterari, il picaresco, il giallo, il fantascientifico, l’epico, l’horror, con la capacità di saper mescolare da vero alchimista del verso ogni forma d’espressione. L’eccesso, il paradosso, il ridicolo, il rivoltante sono tutte forme ricorrenti nella sua arte per esprimere la lotta verso l’omologazione della religione, del potere totalitario sulla mente umana.
Droga, sogno, controllo della psiche, divinità Maya ed egizie, guerre batteriologiche, copulazioni, si susseguono in pensieri che si sviluppano per associazioni, come se la mente priva di freni venisse lanciata nel tempo a raccogliere testimonianze ed essere essa stessa testimone di un’era.***
*
Sa, mi chiedono se continuerei a scrivere se mi trovassi su un’isola deserta e sapessi che nessuno mai vedrà il mio lavoro. La mia risposta è, molto enfaticamente: sì. Continuerei a scrivere per avere compagnia. Perchè creerei un mondo immaginario – il mondo è sempre immaginario – in cui vorrei vivere.
 
 
** dalla prefazione di Gino Castaldo

*** dalla postfazione di Michele Corleone
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1 agosto 2006 9 commenti
(a muzzo)
 
Passare due settimane su questo sito, per controllare il tempo in previsione per il weekend della festa, e negli ultimi giorni bestemmiare perchè quella fottuta perturbazione non se ne vuole stare ferma, ma continua a fare avanti e indietro tra   venerdì/sabato/domenica.
Rallegrarsi quando sabato mattina sono previsti solo leggeri rannuvolamenti, un po’ meno quando alle sei, appena arrivati in altura a Erbonne, veniamo a sapere che a Como c’è il diluvio. Poco male, perchè la nuvole girano alla larga dal pratone e più passa il tempo, più fa caldo e il cielo si apre definitivamente, trasformando Bolla in un auricolare mutante e facendo mandare al sottoscritto lo stesso messaggio, a una quindicina di persone, che si concludeva così: NIENTE ALLARMISMI (Achille o presenti giustificazione scritta dei genitori o verrai punito con la reiterata, stile Arancia Meccanica, visione dei cinque film preferiti da Delicious).
 
Le griglie vengono accese, la gente aumenta, il bar inizia ad avere un ritmo costante e il generatore parte, con il suo tipico ronzio (dopo un attimo di panico iniziale), lasciando spazio alla musica.
 
Vedere Peve che balla sui ritmi in levare (anche se gli fanno schifo), Clodo che invece sembra abbia un ritmo tutto suo (presumibilmente sui 180bpm), istigare Pita al microfono molesto, io che barcollo ma non mollo (a parte quando perdo l’equilibro per troppe persone presenti nell’ormai angusto spazio bar, cadendo rovinosamente su Cru7do – sorry!).
 
Sorprenderti del fatto che per una volta tanto non hai voglia di mixer, ma preferisci di gran lunga stare al bar, tanto che i due turni ai controlli richiedono la ripetuta richiesta di qualcun altro per convincerti a muovere le chiappe. Perchè al bar ti diverti, anche se così sei molto più vicino alle birre ed è troppo breve il passo, anzi non c‘è, basta allungare un braccio. “Dai per te un eurino dai”, diventa il mio personalissimo mantra dalle tre in poi.
Ma anche quando ti senti contento (forse sollevato?!?) nel sapere che la tua penultima ragazza adesso ha un nuovo ragazzo, lo stesso quando riconosci sul volto di tuo amico quello “sguardo un po’ particolare” o ancora quando tutto arriva solamente da un sorriso.
Ne sono passati, ovviamente, di momenti in cui sono stato tentato dal lato perverso della faccenda, ma pochi e di scarsa intensità, schiacciati per una volta tanto da tutto il resto, tutti gli altri.
 
Alzare la testa, più e più volte, e ritrovare, lì sopra, sempre quell’infinità di stelle.
 
Poi c’è l’alba, un’alba stupenda, finalmente goduta senza prendermela con uccellini impertinenti. Un’ora dopo, ci sono due albe e la mia faccia la dice lunga, poi ne vedo tre e allora è il caso che mi decida di sforzarmi e arrivare in tenda, o quasi, visto che la mia è in macchina di Bolla, insieme al sacco a pelo, e lui non risponde al cellulare (strano?). Recupero con Giò, che mi ha seguito in questa lunga e delirante parte finale di nottata, forse più un inizio giornata, la tenda lasciata libera da Toni, ma passa poco da quando ho messo me stesso in quell’involucro di tessuto sintetico che con una frase a Giò del tipo: “vado un attimo a vedere fuori”. Mi accascio sull’erba e, per l’effetto dove lo metti sta, finalmente mi addormento.
 
Due ore dopo il sole è alto, io sono completamente rincoglionito, anche se pensavo molto peggio, e mi concedo una colazione a base di Togo e succo d’arancia (forse un altro gusto sarebbe stato meglio), gelosamente custoditi nella borsa in previsione di un sicuro risveglio non proprio idilliaco.
 
Vedere la gente felice, le persone che ballano, bevono, parlano, si divertono e credere che forse per una volta tanto è un po’ anche merito tuo, bè, questa è la sensazione migliore di tutte.
 
Ringraziamenti: Bolla e Cru7do, compagni d’organizzazione; Paola, Meme, il Conte e Marzio per l’aiuto in zona bar; Otto per l’impianto e la selezione; Pita, Psymon, Giampy e Dominic per le selezioni; Peve, Toni, la ragazza delle torce e tutti gli altri che hanno dato una mano e sostegno; Giò che mi ha sopportato fino alle 8 di mattina; tutti quelli che c’erano con la voglia di esserci.
  
Foto di Robiraga, Cru7do, Psymon.
 
UpDate 14.39qui altre foto & qui il resoconto di Bolla.