Il bazooka della verità
di Sam Lipsyte
– minimumfax -
… per l’ennesima volta carico il mio cuore nel mortaio del linguaggio e lo sparo nel vuoto.
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Ma non sono amareggiato. Ho voluto la bicicletta e ora pedalo. Se c’è una cosa che ho imparato, è che bisogna aspettare finché arriva il tuo momento, sapendo benissimo, naturalmente, che il tuo momento potrebbe non arrivare mai. E’ quella la rogna nel fatto di aspettare.
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Gwendolyn mi diceva sempre che mi aspettavo troppo dal mondo.
“Ti svegli ogni mattina come se dovessero organizzarti una parata”.
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Ero venuto qui a rifugiarmi. Le coppie fresche di innamoramento sono stomachevoli. Non riescono mai a decidere se vogliono che tu sparisca o che tu sia testimone della loro eccitazione. Ti usano come un muro per giocare a pallamano. E poi puzzano di coito.
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Poi è arrivato il postino con la posta, ambasciator non porta pena, e mi ha dato il solito fascio di bollette, avvisi di pagamento, avvisi di mora. Tutta la mia vita è in scadenza o è già scaduta, cari Puma della Valley. Vengono abbattute le foreste per il bisogno di minacciarmi.
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“Forse”.
“Non mi credi?”
“No, è solo che non ti ho mai visto speranzoso”.
“Non preoccuparti. Continuo a pensare che siamo tutti fottuti”.
“Bene”.
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Un millisecondo di illuminazione casuale per ricordarti del buio quotidiano.
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Sapevo che si stava avvicinando una lezione importante, se non su come vivere la vita, almeno su come compiere la propria vita ritirata dalla vita con un po’ di poesia.
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Perchè Gwendolyn non poteva accontentarsi di me? Forse che non ci accontentiamo tutti, Puma della Valley? Non vi siete accontentati tutti, soppesando le concessioni reciproche, e avete ridimensionato i vostri desideri a vantaggio di quello che c’era già, che funzionava, che non perseguiva lo scopo di distruggervi? Non vi siete rassegnati anche voi ai peli nelle orecchie e sui capezzoli, alle scoregge vestite, al grasso dietro le ginocchia? Alle scarpe sulla porta, ai piatti nel lavello? Non è questo l’amore? Non ci dicono così gli esperti? E forse la gente comune non è d’accordo? Non ci accontentiamo tutti, barattando la nostra passione in cambio di un partner, di uno con cui scambiarsi le coccole, di un animale da compagnia parlante? E perchè lei non poteva accontentarsi di me, cari Puma?
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Avevo bisogno di qualcosa per togliermi dalla testa la mia testa.
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“Fa come ti pare”, aveva detto mio padre.
Penso che intendesse dire, cari Puma della Valley, che in realtà non facciamo mai quello che ci pare. Facciamo quello che ci pare corrisponda a ciò che sogniamo di essere agli occhi degli altri, quando in realtà agli occhi degli altri siamo una visione sfocata, nel migliore dei casi, e nel peggiore un orzaiolo o un’abrasione della cornea.
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“Credi che Dean l’abbia fatto apposta a morire?”, ho chiesto a Gary una volta.
“Non lo so”, mi ha risposto. “Secondo te lo faceva apposta a vivere?”
Quella risposta mi ha rosicchiato il culo per qualche giorno, e credo fosse quello il suo scopo, ma quando poi ho chiesto finalmente a Gary cosa significava, mi ha guardato come a dire: meglio che non ci provi a chiedermelo.
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“Mi sa che devo andare”, ho detto io.
“Vivi. Miner. E’ facile. Non è originale. Solo necessario”.
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“Stammi bene”, ha detto Bob, ha fermato un taxi, mi ha mollato lì nel veleno dell’alba.
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“Avrebbe voluto?”, ha detto Gary. “Perchè la gente dice roba del genere. E’ una frase che si può riferire a qualsiasi cosa. Magari Fontana avrebbe voluto che riesumassi tua madre morta e le picchiassi il cazzo su quel teschio fragile e polveroso fino a sgretolarlo.
Non avevo mai dato un pugno in piena mascella a qualcuno prima di allora, cari Puma. E’ stato uno strano incrocio di soddisfazione nauseante e di dolore bruciante che mi è saettato sul polso come una scossa elettrica. Il Cazzone ha vacillato sulla sua sedia in ferro battuto e si è ribaltato finendo sul pavimento di pietra della veranda. Ha alzato lo sguardo da terra, si è sfregato i denti, scrollandosi di dosso lo stordimento.
“Che cazzo è stato?”, ha chiesto il Cazzone.
“Una cosa che si chiama amore”, gli ho risposto.
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Ma poi perchè si dà tutta questa importanza al fatto di raccontare storie? I racconti escono a fiotti ogni giorno e la maggior parte di essi, non senza ragione, potrebbero essere ammucchiati sotto il titolo tassonomico: “Più noioso della collezione di argenteria del vostro vicino”. Ci avete mai fatto caso che, ogni volta che qualcuno dice: “Ehi, ce l’hai cinque minuti, che ti racconto una cosa?”, oppure: “Devi sentire assolutamente questa storia”, o persino, in quello stile sbrigativo di oggi: “Te la faccio breve”, ci si sorprende a desiderare che un rapitore pustoloso e rantolante esca fuori dal muro e vi trasporti in qualche caverna umida per pascersi delle vostre viscere?
C’è un motivo per cui lo desiderate.
A nessuno piacciono le storie, soprattutto quelle belle.
A nessuno piacciono le storie, a meno che non lo riguardino. Avete presente quel tic indagatore che ha in faccia la gente quando raccontate qualche vicenda?
“E io dove compaio in questa storia?”, stanno pensando. “Quando arriverà a me?”
Forse non è stato sempre così. Forse, quando i Cro-Magnon si sedevano intorno al fuoco a spaventarsi a morte con storielle sulle tigri dai denti a sciabola, o persino sui rapitori pustolosi che vagano nel buio fuori dalla caverna, chi ascoltava aveva in mente l’esatto opposto: “Ti prego, ti prego, o pantheon delle divinità animiste della zona, fa’ che questa storia non mi riguardi per niente”.
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Fumo Liquido aveva l’aria scocciata, si è annotata l’ordine con una velocità astiosa.
“Come sono i croissant oggi?”, ha chiesto Gary.
“Vuoi un croissant o un muffin?”
“No, mi stavo solo chiedendo com’era la qualità. Devo ancora trovare un croissant decente in America”.
“E allora vattene dall’America, che cazzo”.
“Ma tu ce l’hai un cavaliere?”
“Che? Una cavigliera?”
“Un innamorato. Un ragazzo”.
“E a te che te ne frega?”
“Capisco che sono un po’ vecchio. Forse ho un corpo più flaccido di quello che vorresti tu, ma potrei renderti molto felice”.
“Me lo ricorderò”.
“Perchè il mondo è allo stesso tempo più semplice e più complesso di quello che si potrà mai immaginare una bella donna come te”.
“Ma se già venuto qui?”
“Adoro il tuo caffè”.
“Sei uno di quei pazzi che stanno all’Orizzonte, vero?”
“Dipende, magari secondo qualcuno sì”.
“ma no, dico uno di quelli all’angolo. Hai presente, di fianco al deposito di legna? Quella casa di cura per mentecatti? Com’è che si chiama, Orizzonte Sereno, no? Vengono sempre qua. Non c’è problema. Basta che non mi fai tiri strani. E non chiedermi la chiave del bagno. Non voglio più pulire la cacca dei matti”.
Il Capitano sembrava un po’ scosso. L’ho portato un po’ in disparte, nel punto dove c’erano il latte e lo zucchero.
“Dai, è solo una ragazzina”, ho detto.
“E noi siamo dei vecchi babbioni”, ha detto Gary. “Siamo già finiti, all’età in cui Gesù aveva appena cominciato a darsi una mossa”.
“Sì, ma guarda lui che fine ha fatto”.
“Quegli antichi romani del cazzo. E affanculo anche i nuovi romani. Vedi, il problema delle donne di oggi è che quasi tutte hanno risolto i loro problemi con il padre. Un tipo come me non ha nessuna chance. Accidenti alla moda della psicoterapia”.
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“Allora, andiamo da qualche parte a berci un caffè?”, ho chiesto.
“Ce lo qui il caffè. Ne ho dei barattoloni interi, cazzo. Cos’è, il caffè dei barattoloni non ti va bene?”
“Credevo che dovessimo parlare”.
“Il caffè dei barattoloni impedisce di parlare? E di che cos’è che dovremmo parlare, poi?”
“Non lo so. Del disagio tra di noi. Del fatto che ti ho deluso. Del fatto che non ho…”
“Ehi, frena”, ha detto mio padre. “Non me ne importa niente di quelle cazzate”.
“Hai detto che dovevo fare qualcosa della mia vita”.
“Cazzo, Lewis, era solo una proposta. E allora? Che vi piglia a voi ragazzi al giorno d’oggi? Credi che il mio mondo giri intorno alla tua felicità? Al tuo successo? Fai quello che vuoi. Basta che fai in modo di essere vivo per pulirmi il culo quando sarò invalido”.
“Sono vivo”, ho risposto.
“Non adesso. Più avanti”.
“Faccio del mio meglio”.
“Bene”, ha detto mio padre. “Allora abbiamo finito”.
Nel modo in cui l’ho raccontato dopo a Gary, era una specie di liberazione. Avanti, diceva Miner Padre, deluditi come meglio ti pare. Hai tutto un mondo a disposizione per fallire.
Postilla squisitamente PERSONALE
Costituto in gran parte da dialoghi scritti magistralmente e personaggi al limite dell’improbabile, ma terribilmente reali. Questo romanzo è consigliatissimo!
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