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Archivio per luglio 2006

“Il migliore” di Robert Malamud

31 luglio 2006 1 commento
Il migliore
di Robert Malamud
– minimumfax - 
(traduzione di Mario Biondi)
 
Non riusciva a smettere di piangere, come se il rubinetto si fosse rotto. O come se fosse una fontana che si erano dimenticati di chiudere. Le sue lacrime non avevano fine, Scorrevano come se in vita sua non avesse mai pianto. Dovunque andasse piangeva: il mondo era bagnato. I suoi pensieri stillavano sui campi di fiori – fiori scuri, macchiati, nel buio della notte. Lei ci vagava in mezzo, osservando le diverse tonalità di scuro, senza riuscire a distinguerli dalle pietre del suolo. L’ombra di lui era lì. La vedeva fluttuare davanti a sé e la riconosceva nei luoghi accidentati, Bump, oh Bump, ma la sua voce affogava nell’acqua. Udiva un gorgoglio e l’esplodere delle bolle, e sentiva lacrime scendere brucianti sul volto ferito (il suo) e avrebbe voluto stare sempre con lui, ma invece era lì (nella sua stanza) a piangere.
*
In un altro senso, tuttavia, non era una serata spiacevole. Almeno era con lei, e si stavano dirigendo insieme, in tutta calma, verso l’oceano. Non sapeva esattamente dov’era e, sebbene il mare non gli piacesse, quella sera non gli importava molto di arrivarci o meno. Ad appagarlo gli bastava il fatto di viaggiare, che lo rilassava, riducendo i moti intimi, quelli che non lo portavano da nessuna parte, ovvero nel posto dove stava lui e lei non c’era, oppure dove stavano le sue ambizioni e lui ancora non era arrivato. A volte avrebbe desiderato non avere ambizioni e si chiedeva spesso da dove si fossero intrufolate nella sua vita, dal momento che ricordava quanto fosse stato soddisfatto, da giovane, del poco che aveva – un cane, un bastone e uno star da solo che gli piaceva (e non lo faceva soffrire come la solitudine che lo aveva successivamente circondato) – per cui gli sarebbe piaciuto aver vissuto più a lungo nell’adolescenza. Un suo vecchio pensiero.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bel romanzo sul mondo dello sport, ma soprattutto su cosa significa che un destino non sia da intendere come qualcosa di assicurato, ma vada coltivato e gestito ancora più attentamente di una vita “normale”.
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28 luglio 2006 4 commenti

Se si vuole rispecchiare la realtà, è necessario non soltanto descrivere perchè un uomo fa quello che fa [...], ma perchè egli non vi rinuncia, semplicemente, mandando tutto al diavolo.
  
Arthur Miller

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27 luglio 2006 2 commenti
Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi, molto prima di essere accaduto.
  
Rainer Maria Rilke

Con gli altri faccio finta di giocare
ma il giorno è lungo e mi sembra un mortorio.
Che languore è l’attesa per gli amanti
O sole, o luna, vorrei che più spesso
vi mancasse la luce.
 

Giovanni Raboni

A BLOG UNIFICATI
 
Siccome l’hanno già segnalato in tanti, mi limito a riportare i links dove potete sapere qualcosa di più su A Century of Covers, la compilation tributo ai Belle and Sebastian curata dall’etichetta
Kirten’s Postcard.
 
Qui, qui e qui.

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24 luglio 2006 12 commenti
Il tempo sfugge quando ti guardi troppo spesso indietro credendo di aver dimenticato qualcosa.
 
E alla fine è sempre così
 
Le tue mani che tracciano percorsi e diagrammi, disegnano gabbie che solo i tuoi polpastrelli sentono.
Incroci sguardi come se potessero essere corde alle quali aggrapparti per risalire, ma è solo l’abrasione sulla pelle del collo a farsi sentire quando stringi.
Investire persone e fatti di un presente che ha già superato l’attimo, senza chiedere permesso, nessun avviso, ma che incurante si sviluppa, lasciandoti con la paura di sfiorare e far crollare tutto.
 
Negli ultimi giorni il fortino ha subito tanti assalti differenti, ma riconducibili alla stessa tribù. E quasi a tutti sei riuscito a reagire nel peggiore dei modi. Non male!
Un po’ come ritrovarsi alle tre di notte in una baita, in sottofondo “Notti magiche” in versione powerpop?punk?insomma tirata e appuntare questa frase: “Che strano ritrovarsi e non esserci”. Sorridere mentre la rileggi più volte, nel tentativo di mascherare la trasfigurazione dei volti, e capire che forse tu o la tua presenza lì, siete un grosso errore nella ricostruzione della scena.
  
E alla fine sembra ieri quando hai fatto il primo bagno stagionale nel lago, come sarà domani quando tornerai con un viaggio in più dentro.
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I VIDEO DELLA DOMENICA

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21 luglio 2006 5 commenti
E’ strano soprattutto in questo aspetto il lavoro dello scrittore: mentre tutti fanno il possibile, giustamente, per scampare il dolore allontanandolo dalla propria esistenza, egli lo deve conservare gelosamente per sé, come una risorsa preziosa e un oggetto di studio, per quanto ne sia afflitto, e quando la vita non gliene fornisce a sufficienza se lo procura, lo va cercando o lo inventa: in ogni caso non può fare a meno di quei sentimenti che lo portano nei pressi della verità, oggetto della sua ricerca: il terrore, il ridicolo, lo struggimento, l’assurdo, l’osceno.
  
Edoardo Albinati – Maggio selvaggio

20 luglio 2006 4 commenti

Next dancehall with WARM MY MIND
 
 
 
Sabato 29 luglio @ pratoni di Erbonne(CO)
 
 

 
dalle 22.00

3 x 2
 

 

 

 Thom Yorke – Analyse

 

 

 

 Thom Yorke – Cymbal Rush

 
 
 
 

 

 

 Say Hi To Your Mom – Blah blah blah

 

 

 

 Say Hi To Your Mom – Sweet sweet heartkiller

 
 
 

 

 
 Beirut – Mount Wroclai (idle days)

 
 
 
 Beirut – Postcards from Italy

 

  
  
Postilla squisitamente PERSONALE 
 
Thom Yorke (The eraser) – forse mi aspettavo di più, forse sono rimasto un po’ deluso, forse è un disco che cresce (scopri) ascolto dopo ascolto.
Say Hi To Your Mom (Impeccable blahs) – il precedente era di gran lunga migliore, meno compatto, ma non per questo il nuovo non merita attenzione.
Beirut (Gulag Orkestar) – questo è un gran disco, ricco di suoni e ad alto tasso immaginifico come difficilmente potresti immaginare da un 19enne.
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19 luglio 2006 13 commenti
X & Y
(piccoli particolari… fanno capire che il tempo passa)
 
X: Mi dai il numero di F. ?
 
Y: Perché, secondo te ce l’ho?
 
X: Ma scusa è una tua ex, non puoi non averlo!
 
Y: Sì, ma è una mia ex di quando i cellulari quasi non esistevano e sicuramente non li aveva ancora nessun comune mortale (se non, forse, modelli come questo, posseduti da vecchi capitani d’industria).
  
X: Seee… tu la vuoi tenere tutta per te, e poi mi dicevi le stesse cose anche in Vietnam quando sparavi ai Vietcong.
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“Il pesce rosso segreto” di David Means

Il pesce rosso segreto
di David Means
– Einaudi - 
 
Da quelle parti, l’orizzonte lasciava vincere il cielo.
*
Ha una scarsa tolleranza per la serietà di questi uomini: gli sembrano consumati dalla routine della fede.
*
… su nell’insenatura, sotto la cime della duna, sotto una fila di pini che si arrendevano al vento con un mormorio sommesso – un sibilo secco sospinto dall’aria che sembrava radicato nell’eternità e che, si deve presumere, fu l’ultimo suono che lui/lei sentì mentre si spegneva: aghi di pino che soccombevano ai capricci del vento, il vento stesso che portava l’odore del lago, non un odore salmastro o marino, ma qualcos’altro, un’oscurità più profonda, un luogo dove d’inverno la solitudine calava sulla sponda del lago con una violenta, scabra collezione di onde raccolte in palazzi ghiacciati, dove solo il rumore dell’acqua e del ghiaccio comunicava con gli alberi piegati dal vento che solleticavano il cielo.
*
Era arrivato al punto in cui tutti arriviamo quando il desiderio di raccontare la verità incontra il dolore prodotta dalla verità stessa.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Raccolta altalenante, soprattutto per la diversità dei temi e dei paesaggi affrontati. Racconti molto belli (Come se avessi visto davvero – Il nido – Luna park – L’uomo di Elyria) e altri decisamente inutili o troppo dispersivi/frammentari (Viaggio di morte in Michigan – Petrouchka [con omissioni] – Elenco aggiornato delle apparizioni dell’uomo di polvere).
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Sorpresi me stessa nello specchio e mi vidi sorridere. Non mi impedii di sorridere, non potevo. Ero di nuovo sola, lo sapevo. Ebbi voglia di ripetere tra me e me quella parola. Sola. Sola. Ma, in fin dei conti, perchè? Ero una donna che aveva amato un uomo. Una storia semplice. Non valeva la pena di fare delle smorfie.
 
Francoise Sagan – Un certo sorriso
 
 
 
 

Bisogna che io impari a vivere allo stesso modo degli altri e mi rassegni a diventare quel che un giorno saremo tutti se continuiamo a eliminare i sentimenti dalla nostra vita: gelide pietre in fondo a uno stagno morto.
 
Fausta Cialente
 
 
 
…post dedicato…

“La cultura enciclopedica dell’autodidatta” di Davide Bregola

La cultura enciclopedica dell’autodidatta
di Davide Bregola
– Sironi Editore - 
 
Non credo che si possa possedere la verità, averla in mano, guardarla in controluce come si guarda in controluce una diapositiva, maneggiarla come si maneggia uno strumento, descriverla come si descrive una procedura burocratica. Credo che si possa abbracciarla e perdervisi, come si abbraccia la – e ci si perde – nella persona amata. Possedere la verità significa: finire di conoscerla. Credo che non si finisca mai di conoscere la persona amata. La persona amata è come un baule dal quale, ogni volta che lo si apre, si estraggono cose vecchie e cose nuove. Credo che si possa contemplare la verità così come si può contemplare la persona amata mentre chiude un cassetto, mentre attraversa la strada, mentre saluta dal finestrino del treno, mentre infila nel microonde un piatto di pasta del giorno prima. Credo che possiamo parlare della verità senza stancarcene mai, così come parliamo della persona amata e non ce ne stanchiamo mai.
*
La tensione verso la verità non è mai la verità stessa, è solo un tentativo di avvicinarsi alla verità.
*
A mio parere lo scopo di un bel romanzo (ma anche di un bel racconto: forse è diverso per la poesia, non so) è quello di immergere il lettore in un’atmosfera altra, che non è solo quella di spazi siderali o di avventure avvincenti, ma può anche essere quella mente, del cuore, della fantasia. Se il romanziere riesce a toccare le corde della creatività e del sentimento del lettore ha centrato il suo compito, senza rivelare alcuna verità assoluta o rivoluzionaria. Io credo pure che in questa funzione “sentimentale” o “immaginativa” o “edonistica” della letteratura vi sia, in realtà, un alto contenuto morale.. Lo scrittore, nel momento in cui estranea il lettore dalle minute occasioni della cronaca e lo catapulta nella realtà del cuore o della fantasia, ha realizzato un atto morale.
*
Per convincere servono argomenti razionali, mentre chi vuole persuadere dovrebbe addurre argomentazioni emotive.
Chi parla può farlo per ore senza dire nulla di particolarmente significativo.
O, al contrario, potrebbe parlare per due soli minuti e comunicare tantissime cose.
Dico tutto ciò perchè non so se a un colloquio di lavoro serva più persuadere o convincere. Debbo persuadere il possibile datore di lavoro? Devo persuaderlo riguardo me o debbo convincerlo che assumendomi farà un affare?
Parto da presupposti sbagliati! non dovrei ragionare così. Dovrei essere più orgoglioso e dire: cosa potreste fare per me e per convincermi che lavorando con voi potrò ritenermi soddisfatto?
Invece, retaggio dell’educazione impartita dai miei genitori, retaggio da una mentalità da dipendente di mio padre, retaggio della mentalità da serva di mia madre, retaggio di un ambiente, di una predisposizione, devo partire da un presupposto di sudditanza.
Eppure il mio curriculum vitae sembra parlare di un altro, diverso da me.
*
Tutto quello che non stiamo facendo: non stiamo facendo carriera, non stiamo facendo ciò che ci piace, forse nemmeno sappiamo cosa ci piace, siamo ancora costretti per motivi economici ad abitare con i nostri genitori, non vediamo nessuna prospettiva migliore per il futuro, non abbiamo fiducia in chi ci governa, non crediamo più a nulla che nasca dalla volontà di riuscita, dubitiamo di tutto, non siamo impegnati politicamente, non facciamo volontariato sociale, non partecipiamo alla crescita del PIL, non versiamo i contributi per mantenere i pensionati che a loro volta mantenevano altri pensionati mentre erano al lavoro…
*
A me non interessa esserci per contribuire fintamente alla costruzione di tanti ego estrogenati che sgomitano e urlano tra loro: ci sono anch’io, guardatemi, ammiratemi per quello che vorrei essere ma che non riesco a essere. Ammiratemi per quello che non sono ma per ciò che rappresento. Guardatemi…
*

Oggi mi ha ricordato una cosa che avevo detto tempo fa e che a lei, in questo periodo così inquieta, è tornata alla mente. Le avevo detto che io, lei, e in generale tante persone che conosciamo, abbiamo paura di sacrificarci per il futuro. Il sacrificio come lo intendevo io, o come lo intendo ancora, è un misto di coraggio, senso del dovere, progettualità, incoscienza e voglia di cambiare, personale e collettiva.
*
E’ una cosa preoccupante, secondo Maura, mentre io le dico con leggerezza che è bella l’imprevedibilità, dobbiamo abituarci alla precarietà in ogni sua forma, la precarietà sarà la nuova certezza del futuro, dico.
*
Siamo tutti immersi una grande Dreamland. Una volta dicendo Dreamland si intendeva la zona desertica del Nevada. Quella che si chiama anche Area 51. Nella seconda metà del Novecento l’Area 51 era uno dei più suggestivi topos dell’immaginario occidentale. Era il simbolo della Guerra Fredda, della paranoia da Red Scare. Su Dreamland si è concentrata dal 1940 in poi uno dei più vivaci sistemi di fantasie mediatiche della storia. E’ stata utilizzata come una potentissima lente a specchio su cui proiettare le fobie dell’uomo occidentale medio. ADreamland – con UFO, bombe atomiche, CIA e Aeronautica, intreccio industriale-militare e Quarto potere – si sono imbanditi i più lauti banchetti dietrologici. Nell’Area 51 sarebbero stati occultati aeri spia U2, armi micidiali, caccia invisibili Stealth. sarebbero state testate nei laboratori sotterranei potentissime bombe atomiche e micidiali armi chimiche. Ma oggi, svelato il segreto, serve una nuova Area 51, così hanno scelto di installarla nel Mondo Intero. La nuova Dreamland è il Mondo. Da ora in poi le fobie dell’uomo saranno proiettate direttamente sullo Specchio-Mondo e loro sperimenteranno sull’intero Globo tutto ciò che vorranno o che riterranno giusto.
*
Dopo che abbiamo visto Fahreneit 9/11 Maura si è tranquillizzata perchè, a suo dire, quello a cui stiamo assistendo non è affatto una guerra tra civiltà ma un regolamento di conti tra i più ricchi del mondo.
Stando così le cose…
Eh, cosa significa quello che dici?
Se le vere ragioni sono queste, in pochi anni questa guerra finirà in niente, con morti da una parte e dall’altra.
Meglio questo che una guerra tra civiltà?
Indubbiamente. Anche se è da pazzi dirlo. Una cattiva stampa e una propaganda occidentale ci vuole indirizzare verso una guerra tra Oriente e Occidente. Ma per ora non è così. Ci sono solo in ballo miliardi di dollari.
Se è così, che si prendano i loro soldi di merda e vadano affanculo!
*
Sono stato sottoposto a un fuoco incrociato di domande chiuse del tipo “SI/NO”.
Esiste una regola facile per fare domande così. Se vogliamo che il nostro interlocutore fornisca una risposta diretta e precisa, dobbiamo iniziare le domande con un verbo.
Hai visto il film ieri sera?
Posso aiutarti?
Vuoi darci i soldi?
E’ corretto dire che siamo d’accordo?
E le domande chiuse impegnano chi risponde alla coerenza, pena l’offuscamento dell’identità.
Le domande aperte servono invece per iniziare una conversazione, per scoprire i bisogni dell’interlocutore, per chiedere spiegazioni, per individuare eventuali problemi.
Cosa ne pensi di questa idea di dare in casa un contributo?
Come farai a risolvere il problema del lavoro?
Perchè ritieni che questa sia la soluzione migliore?
Con queste domande si scoprono molte cose sull’interlocutore.
*
Ma allora cosa sono io, una parentesi?
Non so, vedi tu, cosa siamo io e te che abbiamo la ragazza e il ragazzo tutti e due da un sacco di anni?
Siamo tutti e due stronzi bastardi!
La ragazza è perspicace, fa l’Accademia e dice che io le do quello che il suo ragazzo, turnista in fabbrica, non riesce a dare. Stimoli, cultura, creatività, entusiasmo. Falsità.
*
Mia madre aveva un maglione rosso che la faceva sembrare un’alba lontana mentre papà, con le basette lunghe, già brizzolate, e una camicia azzurra, sembrava fatto di petali.
*
Ma io so che se di una persona hai respirato l’odore, se hai confuso il tuo respiro con il suo affanno, allora ci hai fatto tutto, che poi può essere stato sesso o amore.
*
E purtroppo non era un sogno. E’ accaduto veramente, ma ho cercato di pensare che fosse un sogno perchè dentro di me non riesco ad accettare l’esistenza di questa strana forza che , non so spiegare come, mi ha fatto tradire per l’ennesima volta la donna della mia vita.
Dico strana forza perchè di meglio non so dire, ma ha sicuramente a che fare con: egocentrismo, edonismo, lussuria, egoismo, insicurezza, voglia di cambiamento, curiosità, immaturità, scorrettezza, falsità, ipocrisia, mediocrità, delirio d’onnipotenza, fragilità, emozioni, istinto, chimica, biologia, senso della morte, entusiasmo, depressione, salute e malattia, irrazionalità e altri fattori inspiegabili. In poche parole: mediocrità! 
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bel romanzo, molto scorrevole. In particolare mi è piaciuta “l’accelerazione finale”, come l’ho letta e la chiamo io, ovvero le ultime 15/20 pagine. Un po’ meno forse le parti più “autobiograficamente” dispersive.
Non riportati per questione di spazio e perchè cruciali, benché meritino tutto quello fin qui riportato, l’ultimo appunto e l’ultimo capitolo.

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IL VIDEO DELLA DOMENICA

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14 luglio 2006 2 commenti

da Giap! un intervento di Wu Ming

"Molti, dunque, sanno già benissimo
come sarà il morto di Genova. Si prevede
la faccia, la pettinatura, l’abbigliamento,
il curriculum. Tutti conoscono già – e si ripetono –
l’età, i precedenti, le frasi, le canzoni,
le predilezioni, gli affetti, gli effetti,
e su che ritmo stava ballando in quel momento"
(Dal "rap" di Alberto Arbasino intitolato "Un morto a Genova", giugno 2001)

Si avvicina il quinto anniversario dell’assassinio di Carlo Giuliani, nonché dei pestaggi, delle torture, dei fermi illegali al G8 di Genova. Il quinto anniversario di Bolzaneto.
La sfiga di morire d’estate è che l’anniversario cade in piena aria di smobilitazione, con la gente al mare etc. Stavolta, poi, siam pure campioni del mondo… Poo po po po po poo po….
Non che morire d’inverno garantisca chissà che… Piazza Fontana è un 12 dicembre (sei mesi e sei giorni prima di Italia-Germania 4-3!).
Qualche giorno fa ci scrive Giuliano Santoro di Carta. Ci chiede se scriviamo qualcosa per la rivista, il numero dedicato alla ricorrenza. Il preavviso è troppo breve, non ce la facciamo, chiediamo scusa.
Però il tarlo rode, e rode, e rode. Poi capita di scaricare un video
Carlo Giuliani fu ucciso da un proiettile con effetto "dum dum". Qualcuno gli sparò in faccia, con traiettoria diretta. Lo dimostrano i filmati e le fotografie, benché alcuni "periti" si siano inventati la storia del colpo sparato in aria, deviato da un calcinaccio volante.
Carlo Giuliani fu ucciso da Mario Placanica, dicono. Un carabiniere ausiliario che stava nell’Arma da sei mesi. A uno così darebbero in mano un’arma caricata con un proiettile illegale?
Secondo la versione ufficiale, sul defender c’erano soltanto due carabinieri. Eppure si vede un terzo uomo, o meglio: si vede un paio di mani in più, che non si sa a chi appartengano.
Carlo Giuliani era ancora vivo quando il defender dei CC passò sopra il suo corpo per due volte. Un Defender vuoto pesa diciannove quintali. Pieno, intorno ai venticinque.
Questo defender, però, doveva essere leggero, anzi, alato. Secondo le ricostruzioni dell’Arma (e di media compiacenti), era "bloccato" e "a motore spento"… eppure si eclissò dal luogo del delitto in cinque secondi netti. Si vede nei filmati.
Un defender che ci è sempre stato descritto come "isolato" e "in balìa di numerosi manifestanti", a dispetto di quanto si vede in tutte le immagini.
Carlo Giuliani era ancora vivo quando lo squadrone della morte (come chiamarlo, altrimenti?) lo attorniò, scacciò tutti i testimoni, un carabiniere lo prese a calci (vedi foto) e qualcuno gli sbattè con violenza una pietra sulla fronte. Un grosso ciottolo bianco, insanguinato, presente in diverse foto accanto al corpo, e in seguito, puf!, scomparso.
Carlo Giuliani era ancora vivo quando un certo vicequestore (che pochi minuti prima, per sua stessa ammissione, aveva scagliato sassi contro il corteo di via Tolemaide, come un teppista qualsiasi: un vicequestore!) finse di inseguire il primo malcapitato sbraitando: "Tu l’hai ucciso! Col tuo sasso!". Prima di prodursi in questa scenetta, s’era assicurato che la telecamera di Terra! (il programma condotto da Toni Capuozzo) lo stesse riprendendo.
Insieme a Capuozzo, il primo giornalista ad accorrere in piazza Alimonda, pochissimi minuti dopo l’omicidio, fu Renato Farina, vicedirettore di "Libero", nome in codice "Betulla", a libro paga del SISMI.
Carlo Giuliani era privo di sensi, spezzato, maciullato, ancora vivo.
Ogni nervo del suo corpo stava urlando inascoltato.
Inascoltato, già stereotipizzato, preventivamente irriso dalla satira del Potere, calunniato col ghigno sulle labbra dal nuovo qualunquismo. Eh, ma stava per tirare un estintore! Eh, ma si sapeva che c’era il morto, l’aveva scritto pure Arbasino! Che banalità, farsi ammazzare dalle forze dell’ordine. Eh, ma sai, questi "coglioni post-Seattle", questi qui che (sempre Arbasino dixit), hanno "gli occhiali da sole globali, / i compact globali, i concerti globali, / i rave e rap e hiphop e DVD globali, / i piercing universali globali / tutti uguali…" Ma com’è arguto Arbasino! E che bei versi! Glieli pubblica Feltrinelli, pensa…
[Che poi parti cospicue dello stesso movimento, nel biennio successivo, abbiano fatto di tutto per corrispondere a stereotipi, beh, quella è un'altra storia. Triste. Ne parleremo un'altra volta.]
Molti degli accadimenti del G8 hanno dato vita a processi. Ma la morte di Carlo è stata archiviata.
Circola un appello per la formazione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8. Una commissione che indaghi davvero, non un comitato-burla come quello formato all’indomani di quei fatti.
Il testo è sul sito piazzacarlogiuliani.org. Firmatelo, fatelo circolare.
Il 20 luglio "Liberazione" avrà in allegato un dvd, "Quale verità per Piazza Alimonda?". Nel video, Giuliano Giuliani commenta le foto e i filmati agli atti del processo conclusosi con l’archiviazione. Archiviazione che appare davvero incredibile, vista la verità che emerge da questi materiali.
E’ il video di cui sopra, quello appena visto. Merita una grande diffusione. Tante cose, in Italia, meritano una grande diffusione, e raramente la ottengono. Ma il giorno dopo quello scempio, il 21 luglio, a Genova eravamo in trecentomila. E’ lecito sperare che la maggior parte di noi tenga viva la memoria di quei giorni, e abbia ancora sete di giustizia.
Il video è già scaricabile in diversi formati, qui. Con la banda larga è più semplice, ovviamente. Comunque scaricatelo, fatelo girare.
E se volete dare una mano al Supporto legale

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14 luglio 2006 1 commento
da “Mirrors (Diari – X parte)” di Cheeslaw Kiriowski
 
Non è la sfortuna che si fa beffe di noi, ma il nostro tempismo fuori controllo.
*
C’è un tempo per essere impulsivi.
C’è un tempo per essere riflessivi.
C’è il tempo naturale delle cose, dove non si è né uno né l’altro, o forse tutti e due assieme.
*
Sono un’ottimista, non praticante.
*
Nell’ultimo periodo i giorni hanno un altro ritmo, forse non mi apparterrà per sempre, ma adesso il loro scivolare mi è naturale.
*
L’uomo, sotto effetto della passione, non potrà mai godere di una stabile felicità, ma solo febbrilmente. Che il sentimento/sensazione sia rivolto a qualcosa, qualcuno o un insieme di tutti e due, non ha importanza. La passione è una costante ricerca di se stessa. La passione non ha fine.
*
Parolainomane.
*
Abbiamo solo un mazzo di supposizioni, dubbi e stranezze tra le quali pescare.
*
Cerco sempre di inventare un futuro che non sia domani.
*
La sincerità: nel perseguirla, dovremmo capire che è sempre un passo più in là di quanto, seppur in buona fede, crediamo.
*
Perso tra i fili di me stesso e quelli che mi legano agli altri, srotolo un po’ di matassa.
*
Nonostante la mia vita si inchiodi sempre ad un istante, cerco di tenermi occupato; la passività esasperata non fa parte dei miei difetti.
*
Sono talmente bravo a farmi domande… dimentico sempre troppo facilmente che la diretta conseguenza sono le risposte.
*
E’ da circa un mese che in almeno un momento della giornata, tra i tuoi pensieri, fa capolino la morte. Non quella materiale, nessun rito mitizzato, nessun mezzo, ma la morte come CONCETTO ASSOLUTO; cessazione dell’esistere, dell’essere e di conseguenza il NON di tutto quello che poco prima era. Niente di più e niente di meno.
*
Forse il mio talento innato è di essere così bravo a negarmi anche un solo istante di felicità.
*
Inizio a credere ch’io possa essere onesto con me stesso solo nella scrittura. Tutto quello che succede al di là di questa dimensione mi trascina con sé senza tanta partecipazione, lasciandomi spesso indifferente ai margini, se non quando nuoto ad occhi chiusi e controcorrente, giusto o sbagliato che sia.
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13 luglio 2006 3 commenti
13_07_06
(albe indesiderate*)
 
 
 
 
 
 
 
* Quando ti svegli anche due ore prima del dovuto per il caldo insopportabile. Lo stesso che ti fa rinunciare a rigirarti nel letto come un pollo allo spiedo per guadagnare quei cinque minuti sporadici di sonno intervallati a fastidio e sofferenza. Allora ti alzi definitivamente, scacci il primo pensiero che attende ai piedi del letto (vicino visto che adesso dormo a dieci centimetri da terra) e ti infili in doccia.
Così però non va bene, perchè la testa inizia a carburare subito e, nonostante tu impegni, il pensiero e l’attesa, in varie occupazioni  (lavare i piatti della sera precedente, leggere qualche pagina, sistemare files sul pc di casa, fare liste di cose da fare che inevitabilmente cambieranno la settimana seguente senza aver svolto il loro compito), una volta sceso in strada, sei già avanti qualche chilometro.
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