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Archivio per maggio 2006

31 maggio 2006 1 commento

IN VISIONE 
 
Lonesome Jim
U.S.A. – 2005
 
di Steve Buscemi
con Casey Affleck, Liv Tyler, Mary Kay Place, Seymour Cassel, Kevin Corrigan, Rachel Strouse, Sarah Strouse.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La storia è abbastanza stereotipata e il ritmo tremendamente lento. Si salvano solo alcune scene, quando entrano in gioco personaggi secondari che permettono di distaccarsi mommentaneamente dalla melodrammaticità estenuante. 
 
Transamerica
U.S.A. – 2005
 
di Duncan Tucker
con Felicity Huffman, Kevin Zegers, Fionnula Flanagan, Graham Greene, Burt Young, Elizabeth Peña
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un buon film, anche se niente di imperdibile. Se non altro qui non c’è traccia del melodramma di cui sopra (sarebbe stato facile caderci).

31 maggio 2006 5 commenti
PARLA LA MORTE: C’era a Bagdad un mercante che mandò il suo servo al mercato per far provviste. E il servo ritornò ben presto, pallido e tremante, disse: “Padrone, poco fa, mentre ero al mercato, fui urtato da una donna nella folla, e quando mi volsi mi accorsi che era stata la Morte a urtarmi. Mi guardò e fece un gesto minaccioso. Te ne supplico, portami il tuo cavallo ed io abbandonerò questa città per sfuggire al mio destino. E andrò a Samarra, dove la Morte non potrà trovarmi”. Il mercante gli prestò il suo cavallo, e il servo montò in sella e, spronando a sangue l’animale, partì al galoppo. Allora il mercante si recò alla piazza del mercato e mi scorse tra la folla. “Perchè hai fatto un gesto minaccioso al mio servo stamane?”, mi chiese, avvicinandosi. “Il mio gesto non era di minaccia, bensì di sorpresa”, risposi. “Fui stupita di vederlo a Bagdad poiché avevo un appuntamento con lui questa sera a Samarra”.
 
W. Somerset Maugham – Sheppey

30 maggio 2006 1 commento
X & Y
 
X: Sei il mio migliore amico.
 

Y(tra sé e sé): Mi piacerebbe veramente poter esserlo.

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da “Quaderni 1957-1972” di E.M. Cioran – Adelphi
 
Il megalomane è uno che dice a voce alta ciò che ognuno pensa di sé nel suo intimo.
*
La saggezza consiste nel lasciare le cose come stanno. Ogni volta che ho cercato di porvi rimedio, mi sono trovato peggio, a causa di complicazioni impreviste e per la verità imprevedibili, inerenti a ogni cambiamento, anche se in meglio.
*
22 ottobre. Le due del mattino. Torno dalla mia solita passeggiata intorno al Luxembourg. Accesso di ??? Il Niente come base di tutto, la fondamentale non realtà del mondo, e persino degli affetti. Che cos’è un essere? Come si può chiamare un essere una figura inevitabilmente votata alla rovina, totalmente instabile e fragile? No, non c’è niente a cui aggrapparsi, da nessuna parte. E’ mai possibile che valiamo così poco? Sì, è possibile. Guardo al letto come all’unica via d’uscita. Dobbiamo ricadere nell’incoscienza, ritornare all’epoca in cui ancora non esistevano i quesiti, non esisteva l’uomo, il più grosso errore della natura.
*
Un falso problema, chiamiamo così un problema che ha smesso di interessarci.
*
5 novembre. Tenere un diario significa prendere abitudini da portinaia, notare delle inezie, soffermarvisi, dare troppa importanza a quel che vi capita, trascurare l’essenziale, diventare uno scrittore nel senso peggiore della parola.
*
Si desidera la morte soltanto quando si sta abbastanza bene; al minimo accenno di malattia la si teme.
*
Essere “disonorati” - benissimo. Ma davanti a chi? Quando ci si sente soli di fronte a tutti, si può perdere l’onore solo davanti a se stessi, per se stessi; non si riconosce agli latri il ruolo di giudici.
*
3 novembre. L’idea che esista un dio, e che risponda se gli si chiede aiuto, è talmente straordinaria che da sola può fare le veci di una religione.
*
E’ impossibile avere una virtù senza il vizio che le corrisponde.
*
Se un’amicizia che dura da anni finisce, si deve accettarlo senza amarezza; era destinata a finire un giorno o l’altro. Ricordiamoci soltanto di quello che è stata, non della fine che ha fatto!
*
Mi sarebbe immensamente più facile vivere senza un’ombra di fede che senza un’ombra di dubbio. Il dubbio che distrugge, il dubbio che nutre…
*
None esiste sensazione falsa.
*
Alla gente interessa soltanto ciò che nascondiamo.
*
Finché non farò qualcosa che mi riabiliti ai miei occhi, mi porterò addosso per giorni questi umori acidi, questi sarcasmi automatici, questa desolazione in cui campeggia la mia ispirazione vacante, e la perdita del mio orgoglio. C’è in me qualcuno che mi ha abbandonato.
*
Il desiderio di gloria non è che una delle espressioni più sottili della sete di potere.
*
Ogni essere emerge da non si sa dove, lancia il suo piccolo grido e scompare senza lasciare traccia.
*
Le mie affinità con la mente ebraica. Gusto della derisione, una certa tendenza all’autodistruzione, ossessioni malsane; aggressività; malinconia temperata o aggravata dal sarcasmo, a seconda del momento; compiacimento nella profezia, sensazione di essere una vittima, sempre, anche negli attimi di felicità.
*
Soltanto gli uomini posseduti da una grande ambizione fanno grandi cose, perchè concentrano tutta la loro energia su un solo punto. Sono degli ossessionati incapaci di dispersione, di negligenza, di disinvoltura.
… Io sono un ossessionato che appartiene alla categoria dei distratti. Questo il segreto della mia inefficenza.
*
Comprendere significa cogliere con l’immaginazione ciò che si nasconde dietro una frase, una poesia, una melodia, capire quanti sforzi ci sono voluti per concepirla.
*
In questi cinque giorni all’aria aperta, ho verificato ancora una volta che ero fatto per condurre una vita sana, in mezzo alla “natura”. L’ambizione mi sfibra, la competizione mi inasprisce. Il contatto con l’uomo risveglia i miei lati peggiori. C’è stato un tempo in cui credevo alla potenza. Ed è un vecchio sogno che non mi ha del tutto abbandonato. Inconsciamente continuo a desiderare di diventare qualcuno. Finché andrà avanti così, sarò sempre lacerato, roso, insoddisfatto. La pace presuppone la sconfitta dell’ambizione, l’aspirazione appassionata all’anonimato.
*
Nella vita la cosa più terribile è non cercare più.

29 maggio 2006 5 commenti

IN VISIONE
 
Jarhead

U.S.A. – 2005

di Sam Mendes
con Jake Gyllenhaal, Jamie Foxx, Peter Sarsgaard, Jacob Vargas, Skyler Stone, Wade Williams, Katherine Randolph, Chris Cooper

Postilla squisitamente PERSONALE
Non male, soprattutto per il punto di vista “insolito” su una guerra che purtroppo ormai “conosciamo bene”.

“Per alleviare insopportabili impulsi” di Nathan Englander

Per alleviare insopportabili impulsi
di Nathan Englander
– Einaudi - 

(traduzione di Laura Noulian)
 
La gente di Gerusalemme non si spaventa per ogni nonnulla, come i cavalli. Non finisce tra le fiamme, come le falene.
La gente di Gerusalemme ha imparato a sopportare questo clima. Il terrore è come un secondo inverno, fa parte delle condizioni atmosferiche locali. Qualcosa che arriva, e poi passa.
*
Il mattino in cui Mendel Muskatev, svegliandosi, scoprì che il suo tavolo era scomparso, la sua camera era scomparsa, e anche il sole era scomparso, comprese di essere morto. La cosa lo preoccupò, così cominciò a recitare le preghiere per i morti, pensando a se stesso. Poi però si domando se fosse lecito questo comportamento, e quindi cominciò a preoccuparsi che il suo primo atto da morto fosse stato peccare.
*
Il ricordo lo lasciò stordito (così estenuante era stato il viaggio che l’aveva riportato da quella mattina della sua infanzia a questa mattina qua che, come una trappola, stringeva le loro vite con denti di ferro)…
*
Il lampadario è un pendolo; e anche il giorno dondola, come un pendolo.
*
Così, per mostrare la mia gratitudine generale, il mattino dopo, appena sveglia, faccio un giro nella Città Vecchia. Mi fermo in ogni rione e prego in ogni luogo di culto che incontro. Questo è il mio segreto, la promiscuità. Non favorisco una divinità piuttosto che un’altra. Al contrario, ribadisco di continuo la mia mancanza di fedeltà.
*
- E’ come se avessi un alveare in testa, – dice. – Una forma geometrica i cui lati vanno sia in su che in giù. Appena mi sembra di essere in piano, scopro che invece sto di sghimbescio, e dove prima vedevo delle discese, vedo un piano orizzontale dritto come un pavimento.
*
Gitta non era nemmeno riuscita a ottenere la benedizione del tribunale dei gentili. Le ragioni di lei non erano comprensibili a prima vista. Il giudice non era rimasto impressionato. Ma cos’altro avrebbe dovuto dire, lei, se non che non ne poteva più di quel matrimonio? Che regole idiote. Chiunque abbia un po’ di esperienza, vi dirà la stessa cosa: quando un matrimonio va a rotoli, sempre, sempre è colpa di uno dei due coniugi.
*
- Insopportabili. E per giunta ho sempre attorno qualcuno che desidero così tanto, vedere e non toccare… è come galleggiare in paradiso in una bolla d’inferno.
*
Se non sei nell’occhio del ciclone al momento del fatto, è inutile aggiungersi dopo.
*
- Qui è come stare in cielo, – dice. – Come in cielo -. Sotto molti profili, secondo Marty. C’è la luce sommessa che viene dalle finestre e le sommesse infermiere biancovestite che fluttuano su e giù per i corridoi con le loro silenziose scarpe bianche. Ci sono i farmaci che si infiltrano come melassa nelle crepe della mente. E quando è notte, dopo aver preso le medicine, a stare sdraiato lì a letto, non hai forse l’impressione di essere cullato nell’etere denso di una nuvola?
*
Una serie di ammonizioni accompagna ogni sua distruzione, e un’altra è legata alle sue rinascite. E’ questo l’equilibrio che impedisce alla terra di capovolgersi.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un altro libro che ha riposato per qualche anno nella mia libreria e che avrei fatto bene a leggere prima, visto che i racconti inclusi sono tutti molto buoni. Tra i migliori: “Il ventisettesimo uomo”, “Gli acrobati”, “Il gilgul di Park Avenue”, “Reb Kringle” e “La nostra saggezza”.
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28 maggio 2006 2 commenti

IL VIDEO DELLA DOMENICA

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27 maggio 2006 2 commenti

OGGI VA COSI’

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“Il primo bicchiere, come sempre, è il migliore” di Charles Bukowski

26 maggio 2006 3 commenti
Il primo bicchiere, come sempre, è il migliore
di Charles Bukowski
– minimumfax - 
(seconda parte)
 
CENA, DOLORE & TRASPORTO
 
percorro adagio
le strade delle streghe,
banale e bruciante
mangio
in tavole calde
dove i filobus passano
sopra il tetto,e
ricevo letterine del sindaco
che mi chiedono di uccidere pallidi
ragazzi
in bicicletta:
è un’epoca indecente
quando i mitragliatori stanno zitti
e le nuvole non nascondono niente
in guance di bignè;
posso profetizzare il male
con la forza di un martello pneumatico
che spacca una stupida strada;
mi pulisco la bocca e conto le
sbarre della balaustra, contemplo lo
spazio bianco
tra le gambe delle cameriere
mentre corre a portarmi
il conto; fuori,
è lo stesso:
i diavoli bevono dalle mammelle
di vergini stupefatte;
sta cominciando a piovere:
macchia, macchia, macchia,
le gocce sporche di vino tulipano…
compro un giornale all’angolo,
lo piego come un cobra addormentato
e me ne sto lì
me ne sto lì
a disegnare figure per aria,
figure zozze e cattedrali,
lucertole scotennate, miracoli sbronzi;
poi prendo il bus delle sei e un quarto
e torno alla mia stanza; è una stanza
che cattura mosche e carte e
bicchieri polverosi, cattura me,
e io ci dormirò
per risvegliarmi sotto la mano dello specializzando
dentro una luce malata, o sarà
il sapore rosso del fuoco, il fumo che canta
come questi uccelli nelle mie pareti.
 
*
 
BELLEZZA SCOMPARSA
 
tu sei stata, nei tempi migliori
il pensiero delicato di una mano delicata
e quando
sotto l’amore dei fiori io sarò immobile e scomparso –
quando il ragno beve l’ora che inverdisce –
fai rintoccare campane grigie,
lascia che una rana dica
che è morta una voce;
lascia che gli animali della foresta,
i giorni che hanno detestato tutto questo,
le mogli caparbie del dolore irremovibile
panifichino una piccola contemplazione in un posto
tra Mexicali e Tampa;
tu scomparsa, le sigarette fumate, le pagnotte affettate,
e che ciò non sia preso per sarcastico dispiacere:
metti il ragno nel vino,
spacca il cranio sottile che conteneva un ben misero fulmine,
rendi tutto meno di un bacio traditore,
e mettimi giù per l’ultimo ballo
tu molto più morta di me:
io sono un bacile per le tue ceneri,
io sono un pugno per la tua aria.
 
la cosa più immensa della bellezza

è capire che è scomparsa.

26 maggio 2006 3 commenti
TEMPI MODERNI
 
Siccome a breve, brevissimo ormai si spera, cambio casa, e ho un po’ di cose da buttare*, stavo cercando gli orari della discarica comunale. Non riusciendo a trovarli, ho cercato sulla rete e rimbalzando di link in link, alla fine gli ho trovati, ma adesso gli orari sono della "PIATTAFORMA ECOLOGICA".
 

* un 486 preso in prestito anni fa in ufficio e mai più restituito (tanto ormai non si può usare nemmeno come posa-birra!!), una stampante rotta, un videoregistratore con ancora l’ultima videocassetta (puntate a nastro dei Simpsons) ingarbugliata tra gli ingranaggi fuori posto, un lettore DVD saltato causa acquazzone estivo e finestre spalancate, un televisore mastodontico di primissima generazione (nel “cassone” sul retro potrei ricavarci un mini-monolocale), l’imballaggio di un server (sempre dall’ufficio) riconvertito tempo fa in vari porta cd, lo specchio a figura intera che si è rotto al secondo giorno di vita nella mia nuova (ormai quasi vecchia) casa, cartoni di moretti da 66cl impilati di fianco agli armadi e mai buttati, la mia cara vecchia libreria che a furia di infilarci viti, chiodi, perni, rinforzi, ecc. è messa peggio di un groviera da fumetto.

25 maggio 2006 2 commenti

3 x 2
(Boo Hewerdine)

 
 
 Slow learner
 
 
 Nameless
 
 
 Sing to me

 
 

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X & Y
(ready, set, go!)
 
X: “Sei pronto?”
 
Y:(dopo averci pensato) “Io pronto non mi sento mai.”
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“Noi usiamo per le passioni la stoffa che ci è stata data per la felicità”
 

Joubert

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24 maggio 2006 4 commenti
OPPOSTI CONCORDI (00.46 a.m.)
 
 

3 piani e 20 metri

ci separano
una finestra e la strada
 
  
 
il poliziotto, si vede,
pensa ai cazzi suoi
sta tornando a casa
e fuma una sigaretta
 
 
 
io, lo so,
penso ai cazzi miei
prima di andare a letto

e fumo una canna
 
 

23 maggio 2006 2 commenti
da “Testa di pazzo” di Jonathan Lethem – Marco Tropea Editore
 
La parola è tutto. Lasciatemi sfogare e vedrete. Divento un imbonitore da fiera, un banditore d’asta, un attore teatrale, un oratore pieno d’ispirazione, un senatore ubriaco d’ostruzionismo.
[...]
E’ in questa forma diminutiva che le parole ribollono dalla cornucopia del mio cervello e si rovesciano sulla superficie del mondo, pizzicando la realtà come dita su tasti di pianoforte.
*
“Non è solo che mi piacciono le donne dai seni grossi” mi disse Minna una volta, anni dopo, quando aveva già scambiato le ragazze di Court Street con il suo strano, gelido matrimonio. Camminavamo assieme per Atlantic Avenue, mi pare, e una donna di passaggio gli aveva fatto voltare la testa. Anch’io la voltai, naturalmente, e di scatto, con movimenti esagerati e di seconda mano, da marionetta. “E’ un malinteso molto comune” continuò, come lui fosse l’idolo e io, il suo pubblico, un’enorme massa di gente che tentasse di interpretarlo. “Il fatto è che per me una donna deve avere un certo quantitativo d’imbottitura, capisci che cosa voglio dire? Qualcosa fra te e lei, che faccia da isolante. Altrimenti, ti ritrovi contro la sua anima nuda.”
*
Il Casinò era il nome dato da Minna a quel buco che era la rivendita di giornali, una tana grande quanto un grosso armadio, con una parete riservata alle riviste e il resto dello spazio occupato da un frigorifero rifornito di Pepsi e Snapple. Il nome era dovuto alle lunghe file di persone che tutte le mattine aspettavano di poter giocare al Lotto o a Grattevinci, o di puntare su un sistema prefabbricato o di comprare un biglietto della lotteria, e al patrimonio ammassato dai proprietari coreani del negozio grazie al gioco d’azzardo, nonché ai cuori che vi venivano silenziosamente spezzati ventiquattr’ore su ventiquattro. C’era qualcosa di magico nell’ubbidiente attesa di quelle persone, alcune delle quali di vecchia immigrazione, altre di nuova, tutte illetterate tranne che per il povero linguaggio del gioco prescelto. Deferenti, davano la precedenza chiunque avesse realmente qualcosa da comprare, come una rivista, o una confezione di batterie, o un lucidalabbra. Quella docilità faceva piangere il cuore. I giochi finivano praticamente appena cominciati, con la vernice dorata grattata via dai biglietti con una chiave o una moneta, il risultato negativo che c’era sotto messo a nudo. (New York è una città tourettica, e questo grande, continuo grattare, contare, stracciare in comune ne è il sintomo). Il marciapiede fuori dal Casinò era cosparso di biglietti gettati via, sentiero delle speranze perdute.
*
Avrei fatto in fretta a capirlo: il Minna che era tornato non era lo stesso di quello che se n’era andato. Aveva perso la sua allegria, come un bambino che, crescendo, perde il grasso. Non trovava più un lato divertente in tutte le cose, aveva perso il gusto per il vasto spettro della commedia umana. La porta attraverso la quale usciva la sua attenzione si era ristretta, e quello che ne veniva fuori adesso era sempre amaro, risentito. faceva anche molto più in fretta a spazientirsi, e chiedeva meno “racconta la tua storia” e più “cammina”.
*
C’è un sacco di traffico, nella mia testa, e va nei due sensi.
*
Danny… dedicai un po’ del mio tempo a Danny Frantl. Scivolava attraverso questa crisi com’era sempre scivolato attraverso la vita, tanto inerte da essere praticamente una presenza ambientale.
*
“Sì” disse.
“Non riesco a farti realmente interessare al mio caso” esclamai.
“Oh, sono interessatissima. E’ solo… E’ difficile parlare delle cose che per noi sono importanti. Con le persone nuove. Le persone sono così strane, non credi?”
“Hai ragione.”
“All’inizio bisogna fidarsi di loro, perchè dopo un po’ tutto abbia un senso.”
“E’ questo che stai facendo con me?”
Fece cenno di sì, poi mi appoggiò la testa sulla spalla. “Ma tu non mi chiedi niente di me.”
“Scusa” esclamai, sorpreso. “Penso… penso di non sapere da dove cominciare.”
“Quindi capisci che cosa voglio dire.”
“Sì.”
*
A questo punto la bacia di nuovo, in modo da impedirmi di rispondere. Sentii che mi premeva il pollice, molto delicatamente, contro il pomo d’Adamo, un gesto che non potevo esattamente ricambiare. Invece, le accarezzai l’orecchio e la guancia, invitandola a venirmi più vicino. Poi la sua mano si abbassò, e anche la mia, e allora sentii la mia mano e il mio cervello perdere la loro particolarità, la loro contiguità, la loro specificità per entrare a far parte di una consapevolezza generale, sognante e arresa alla curiosità. La mia mano si sentì più un guanto da baseball che una mano, o la mano di Topolino, qualcosa di vasto e smussato e morbido. Non contai i punti di Kimmery che toccavo. Condussi un’ispezione generale, presi qualche tenero campione.
*
E invece ecco chi ero: la stessa silhouette d’uomo disegnata su un libro, ma tracciata dalla mano di un bimbo pazzo o distratto o ritardato, con grosse righe di un colore idiota, una tempesta di segni tale da violare i confini che rendono l’uomo distinguibile dalla strada, dal mondo.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Una volta finito questo romanzo, mi sono chiesto come abbia potuto lasciarlo “riposare” nella mia libreria all’incirca per tre anni e l’unica risposta che mi posso dare adesso, è che mi sia fatto trarre in inganno da alcune parole lette qua e là (hard-boiled, detective, ecc.). C’è un protagonista che è semplicemente stupendo, dei comprimari tratteggiati a regola d’arte e sullo sfondo una Brooklyn non ancora “snaturata” dalla “riscoperta intellettuale”. Aggiungendoci una vena umoristica mai troppo ingombrante e un occhio preciso e pungente, un gran bel libro è fatto.

22 maggio 2006 7 commenti

IN VISIONE
 
Lady Vendetta

Corea del Sud – 2005
 
di
Park Chan-wook
con Lee Young-ae, Choi Min-sik, Kwon Yea-young, Kim Si-hu, Nam Il-woo

 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un gradino, piccolo, sotto a Old Boy. Lato positivo, meno sangue e scene ad effetto; lato negativo, una sceneggiatura meno “scoppiettante”.
 
Wonder Boys
Giappone/Gran Bretagna/Usa/Germania – 2000
 
di Curtis Hanson
con Michael Douglas, Tobey Maguire, Frances McDormand, Robert Downey Jr., Katie Holmes
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Più che una visione, una ri-visione che ha confermato il mio giudizio molto positivo della “prima volta”.

“Il primo bicchiere, come sempre, è il migliore” di Charles Bukowski

Il primo bicchiere, come sempre, è il migliore
di Charles Bukowski
– minimumfax -
(prima parte)
 
INNO DALL’URAGANO
 
ho pagato i miei debiti a Macon, sono impazzito in Tennessee,
ho trovato l’amore di Dio a St.Louis,
e ho levato le chiappe da .
ho trovato la puttana dal cuore d’oro a Glendale,
e sono scappato anche da quella.
mi sono sbattuto un po’ lungo la Linea Mason-Dixon,
sono tornato in me a New Orleans.
ho spedito una lettera a casa, e mi sono trovato con il culo per terra a Houston.
ho cominciato a sedermi al centro del bancone invece che già in fondo.
mi sono fatto pizzicare 3 volte di fila dalle parti degli Appalachi.
ho sposato una donna con il collo paralizzato che è morta in India senza che nessuno la reclamasse.
il nome del primo cavallo su cui ho scommesso era Royal Serenade ed è morto un bel po’ di
tempo fa.
il luccichio che mi piace di più è quello del primo bicchiere della sera.
sentirò per sempre le ruote della corriera Greyhound che mi portava in nessun posto.
Jhonny Cash cantava “ho ammazzato uno a Reno solo per guardarlo morire” mentre i
carcerati esultavano.
in cella con il nemico pubblico n. uno nella prigione di Moyamensing (di
notte russava).
le mie donne mi dicono che sono matto a causa dei miei genitori.
a volte mi sento come un bambino senza madre.
il mio colore preferito è il giallo e la mia colonna vertebrale pure.
i nove decimi dell’umanità si cullano nell’autocommiserazione e l’altro decimo
fa in modo che sembrino commiserevoli.
il ratto e lo scarafaggio sono i più potenti memento della tenacia della vita.
la cosa più bella per me è sempre stata vedere la paura negli occhi di un bullo.
la cosa più triste erano le donne anziane che annaffiavano i gerani alle 2 del pomeriggio
e quel che ho imparato è stato farlo adesso nonostante le conseguenze
e un’altra cosa che ho imparato è che una cosa detta una volta poteva
diventare falsa in fretta.
 
ho pagato i miei debiti a Macon, sono impazzito in Tennessee,
mi sono ritrovato al secondo piano di un hotel ad Albuquerque (le cimici
hanno mangiato bene).
mi sono ritrovato in una squadra di operai delle ferrovie che andava a ovest e non mi sono dannato per
un seggio in Parlamento.
ricordo la ragazzina che mi ha fatto vedere le mutande quando avevo otto anni.
ricordo i tram rossi, e i terreni vuoti tra
le case di Los Angeles.
ricordo che la ragazzina che ha fatto vedere le mutande a mezza città le aveva
fatte vedere a me per primo.
sono sempre stato un codardo a cui non fregava niente di niente.
sono sempre stato un coraggioso che non ha cercato di vincere.
ho compreso che scopare le femmine era un dovere sociale come fare soldi.
 
ho pagato i miei debiti in Tennessee, sono impazzito a Macon.
 
non avevo idea della questione bianchi-neri e
mi sono seduto in fondo a un tram a New Orleans.
detesto la politica e detesto le risposte ovvie.
ho pagato i miei debiti a Kansas City Est.
ho spaccato il muso a un tipo di 120 chili alto 1 e 90 a Philadelphia.
però a Miami sono rimasto a terra quando uno di 75 chili mi ha steso
con il primo pugno.
lo stato d’animo e lo Stato dell’Unione.
quello che vuoi fare e quello che devi fare sono la stessa cosa.
una volta ho visto un marinaio che lottava con un alligatore e l’alligatore ha mollato.
 
solo la gente noiosa è annoiata.
solo le bandiere sbagliate restano alte.
la persona che ti dice di non essere Dio in realtà la pensa diversamente.
Dio è un’invenzione dei falliti.
l’unico inferno è il posto dove sei.
 
sono passato per Dallas e ho attraversato a tutta birra Pasadena.
non ho mai pagato miei debiti perchè non c’era nessuno a incassare.
ho frantumato due specchi a figura intera e mi stanno ancora cercando.
sono entrato in posto dove nessun uomo dovrebbe andare mai.
sono stato picchiato senza pietà e lasciato lì per morto.
ho bernoccoli su tutto il cranio per via di manganelli ecc.
gli angeli si pisciavano addosso per la paura.
sono una persona stupenda.
 
anche tu lo sei.
e lei.

come lo è il martellare giallo del sole e lo splendore del mondo.

IL VIDEO DELLA DOMENICA

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Se questa canzone riesce a dipingerti come sei, ti senti negli ultimi giorni… hmmm… forse non è un buon periodo… se poi anche le facce amiche trasfigurano… andiamo bene

19 maggio 2006 5 commenti
DI TUTTO UN PO’P
 
 Questa sera, se tutto va bene, i miei galoppini milanesi dovrebbero recapitarmi i seguenti libri:
 
Jim Shepard – Project X (Meridiano Zero)
 
 Aggiunta nella colonna di sinistra una sezione Fotolog & Immagini.
 
 Qui, come al solito, c’è un bel po’ di roba da prendere.
 
 Il cliente di una libreria… e bestiario annesso.
 
 Settimana scorsa la frase che mi girava nella testa era, “sono d’accordo”*, poi è diventata ”sono d’accordo, ma ho voglia di litigare con qualcuno”**, oggi invece una completa trasfigurazione “gli esseri umani hanno bisogno di un appiglio, il problema è che a loro va bene uno qualsiasi!”***. Inizio a credere però che tra le tre fasi ci sia una connessione…
 
* sarebbe dovuta essere la mia risposta a qualsiasi affermazione/domanda rivolta al sottoscritto da chiunque, una sorta di bassa filosofia di vita insomma.
** già una bella incrinatura alla base
*** le tacche sul termometro della bastardaggine devono essersi impennate di pari passo a quelle della temperatura negli ultimi giorni