[Anch’io mi travesto e, se non si fosse capito, non è la prima volta che faccio il gufo. L’anno scorso è finita così (click destro-salva oggetto con nome)]
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[Anch’io mi travesto e, se non si fosse capito, non è la prima volta che faccio il gufo. L’anno scorso è finita così (click destro-salva oggetto con nome)]
Gus Van Sant in un’intervista su Last Days.
“Infiniti peccati” di Richard Ford
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“Boys dont’t cry” di Ilja Stogoff
In ogni storia non è importante l’inizio, ma la fine.
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DORMIAMO
di Bradpizza
Non so mai niente…mi arrampico sui vetri.
E adesso che sto scomparendo vorrei lasciare queste due righe, più per compiacermi di quanto sono stato capace di soffrire stanotte, di quanto tempo ho passato a credere nell’amore eterno e nel bene incondizionato, per quante notti ho passato a girare topo impazzito nelle tue vie per trovarti, per sentire il tuo respiro nel tuo ascensore freddo, accucciato fuori dalla tua porta con il cuore in gola…a fare cazzate, a parlare e parlare e parlare, e ancora parlare…sempre pronto a incazzarmi e a sbraitare per quello che mi serviva il mondo sul piatto freddo della vita. Ogni giorno… sempre pronto a sputare sui piedi del prossimo per inseguire i tuoi, a scavare l’asfalto e la terra, a inseguire le lancette per essere il Perfetto Orario Spaccato dietro il vetro di quell’orologio che non hai mai guardato e mi hai sempre guardato bene dall’osservare perché tanto i minuti e i quarto d’ora volano via dalle mani impegnate a truccarti a sistemare fogli e allacciare reggiseni e provare e scegliere e scartare.
Vorrei che almeno stanotte nessuno pensasse più a niente a quello che sta per accadere domani solo sui quotidiani, a convincersi e a convincere chi gli sta vicino della sua fedeltà, della sua integrità, mostrando la faccia più sincera, quella adatta a rifilare l’enciclopedia di turno o la batteria di pentole in omaggio.
Stanotte i legami sono scomparsi, non c’è alcuna possibilità di comunicare, completamente isolato dalla realtà, mi sono ricordato di quel pomeriggio passato ad osservare un ragazzo di cent’anni che palleggiava nel piazzale, incurante della luce drammatica del sole e dell’aria appena tiepida che entrava ovunque, nelle orecchie fra i denti, come se fosse normale uscire di nuovo il pomeriggio, come se fosse normale ricominciare a fiorire dal nulla di questo ghiaccio, di questo universo grigio scuro che ci divide da mesi di incomprensioni in cui l’unico scopo è stato lasciare perdere che tanto la fine sta arrivando, degna conseguenza dell’inseguimento serrato dei sogni di caldo diffuso che si susseguono, di magliette e giornate passate al Sole, come un biglietto lasciato sul parabrezza che su tutti e due i lati dovrebbe aver stampata la stessa solita pubblicità di supermercato pensato per voi, per voi che siete stanchi dei prezzi gonfiati e delle code dal salumiere. Siamo tutti stanchi di viverci addosso, licheni, parassiti con un retrogusto di sigaretta acida abbandonata da giorni nel posacenere della vita dove hai raccolto e accumulato tutto lo schifo del mondo convinto che fosse finito lì o che fosse così grande da fagocitarlo. Invece il fardello è ingombrante e non vedi la fine… Raschia!! Raschia con insistenza tutti i fondali ma la fogna è sempre pronta a spurgare, a far morire i pesci che hai cresciuto con gioia…ti dava fastidio che boccheggiassero di notte ma era il loro modo di divertirsi, adesso non preoccuparti e dormi. Abbracciami e dormi che ho acceso il gas, quello che non riscalda opssss…che trapassa. Sarai immune da questa pazzia notturna…come quando volevo che ci annegassimo nelle acque della baia, travolti dalle correnti notturne. Dopo aver abbandonato la macchina al chiaro di Luna scendiamo per la scogliera e intanto ci leviamo i vestiti convinti che non ci sarà mai più niente di così pazzo e di così unico come la notte che ci siamo incontrati e ci battevano i denti. Nel locale faceva caldo e si sudava alcol, ma noi due ci siamo guardati e ci è venuta la febbre, la smania di trovarci da soli…per toccarci e baciarci per sdraiarci per terra e senza rumore continuare a tremare sotto il lenzuolo che ci rubiamo ogni notte …la trapunta che cade e le tue braccia si stringono e cadono e poi nulla.
Respiro contro respiro. Respiro in un mondo a parte, contro ogni aspettativa dormiamo.
Di fretta perché anche se non lo sono, avverto il ritardo, sento le orecchie e la coda del bianconiglio che stanno spuntando. Ed è proprio la fretta che fa saltare con gesto olimpico il cellulare fuori dalla tasca della giacca e ricadere con precisione svizzera nel punto basso, chiuso, della saracinesca di un negozio lì vicino. Dal di fuori, rido come un pazzo, a vedermi piegato contro la vetrina, fasciato da fari come luci di un set di una candid camera e nel tentativo di ridurre il mio braccio a puro scheletro. Dentro penso che un cellulare l’ho perso solo pochi mesi fa e allora no, che due palle. Non credevo, ma nel contorsionismo me la cavo egregiamente, qualche minuto e con dita, trasformatesi all’occorrenza in pinze, recupero l’aggeggio.Salvo il file e, nel silenzio innaturale della casa (in mezz’ora nella via non è passata nemmeno una macchina), dallo stereo recepisco con fin troppa chiarezza queste due parole: still waiting…
N.B. questo post si aggiudica il primato per “il titolo più lungo e inutile” e per “il maggior numero di parentesi aperte e chiuse”
[tra le due canzoni suonate con chitarra acustica, l’unica solo chitarra e voce, penultima di un concerto inaspettatamente molto elettrico, è stata questa. Love of mine some day you will die
But I'll be close behind
I'll follow you into the dark
No blinding light or tunnels to gates of white
Just our hands clasped so tight
Waiting for the hint of a spark
If heaven and hell decide
That they both are satisfied
Illuminate the no's on their vacancy signs
If there's no one beside you
When your soul embarks
Then I'll follow you into the dark
In Catholic school as vicious as Roman rule
I got my knuckles brusied by a lady in black
And I held my toungue as she told me
"Son fear is the heart of love"
So I never went back
If heaven and hell decide
That they both are satisfied
Illuminate the no's on their vacancy signs
If there's no one beside you
When your soul embarks
Then I'll follow you into the dark
You and me have seen everything to see
From Bangcock to Calgary
And the soles of your shoes are all worn down
The time for sleep is now
It's nothing to cry about
Cause we'll hold each other soon
The blackest of rooms
If heaven and hell decide
That they both are satisfied
Illuminate the no's on their vacancy signs
If there's no one beside you
When your soul embarks
Then I'll follow you into the dark
Then I'll follow you into the dark
Se nel frattempo qualcuno avesse dei suggerimenti, si faccia avanti.
… condivido e faccio mia.
* Stasera c’è il primo appuntamento del trittico settimanale.
DANTE’S SPECHEES – I
di wormholeseeker
Quando ho premuto il campanello della porta di casa non s’aspettavano certo me, dritto sulla soglia, col sorriso preimpostato di chi ha avuto bisogno di un “aiuto” per affrontare una mezz’ora come tante, come le tante già passate e accatastate nell’angolo della mia vecchia stanza. Ho fatto un passo, dapprima incerto sul da farsi, ma poi all’improvviso sicuro….implacabile e determinato ad interpretare la mia parte, la mia solita parte. L’odore, quello che si attacca alle pareti, quello che ti impregna i vestiti è arrivato dritto al cervello…piccola leva che ha smosso sensazioni depositate sul fondo, come foglie marcite che affollano i marciapiedi autunnali della mia città…L’odore, dunque, ma già non c’è tempo; lui si avvicina col suo solito sguardo sospeso a mezz’aria che ormai riconosco per averlo visto già troppe volte riflesso nello specchio del mio bagno; mi rivolge domande di rito alle quali altrettanto ritualmente mi sforzo di rispondere; le mie frasi sconnesse e artefatte, formulate impastando vocali e consonanti in un’unica brodaglia di cui non avverto il sapore però si sgonfiano lungo il traggitto…Le sue, invece, arrivano dritte al bersaglio, sicure e rigide…compresse tra un <<allora come và!?>> e un <<secondo me, dovresti organizzarti meglio, basterebbe già solo svegliarti prima per riuscire a combinare qualcosa>>…l’aria comincia a farsi rarefatta, mi sembra di stare in quota, ma sono i sensi ad essere rovesciati e come al solito, senza rendermene conto, inizia la discesa…Controllo, con un’occhiata obbliqua, l’ora deformata dai fumi che evaporano dalla pentola che borbotta sul fornello…è passata mezz’ora, è il momento di voltare le spalle e salutare. Di nuovo dritto sulla soglia, alzo a stento il braccio, col sorriso appoggiato sulle labbra, ma stavolta non posso fare a meno di notare i suoi occhi che mi fissano dal piano inclinato dove è stata accovacciata per tutti questi interminabili minuti…Sembra una bambina, non c’è finzione nascosta nel marrone delle sue iridi…non c’è finzione nascosta nel marrone delle mie iridi, ora, ora che ho smesso i panni dell’attore e osservo nel cristallo liquido dell’ascensore famigliari somiglianze…
“Eleanor Rigby” di Douglas Coupland
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COMING SOON…
Da settimana prossima il blog avrà un collaboratore: wormholeseeker. Direttamente da Roma, Caput Mundi, potrete leggere un appuntamento settimanale (ammesso non si venga alle mani dopo la puntata pilota, nonostante il curatore abbia carta bianca) dal titolo DANTE’S SPECHEES.
Colgo l’occasione per comunicare che chi volesse entrare a far parte della grande famiglia, non deve far altro che mandare una mail (colonna di sinistra) con l’eventuale proposta di collaborazione.
Ah! Dimenticavo… ovviamente il compenso è un bel grazie o un gran vaffanculo, a seconda dei casi.
Jack Kerouac – Sulla strada
“Eleanor Rigby” di Douglas Coupland
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Prati
Già me lo immagino il santo in paradiso, guardare dall’alto verso il basso la gran parte dei colleghi che indossano quelle banali tuniche bianche –che palle! che tristezza!- specialmente poi quegli sfigati che non hanno nemmeno un posto sul calendario. Lo vedo sfrecciare sulla sua nuova nuvola fiammante, un basco marrone calzato in testa e la tunica blu e argento che svolazza alle sue spalle, facendo apparire e scomparire la scritta a luci intermittenti sul dorso: L’AMORE SI NUTRE DI BACI.
Ricevo by Bradpizza e pubblico
Petrolio rosso sangue
Riprendo lo stesso titolo dell’articolo apparso ultimamente su (pochi) quotidiani che, oltre alla "valanga olimpica" o alla "sedia di Berlusconi" e la "guerra delle vignette", alzano il braccio per vedere quello che succede lì fuori… lì alla pompa di benzina, Shell-Agip Chevron-Texaco, Total, Exxon-Mobil Statoil e potete aggiungere voi gli altri nomi senza il mio aiuto.
- Mi avete rotto con le accuse alle multinazionali! - Una risposta legittima, anche io mi sono rotto di sentire rivendicazioni sulla colonizzazione culturale della Coca Cola e del Baffo Nike.
Voglio fare un passo in avanti senza banalizzare, prendendo spunto da eventi di cronaca: "Si torna a sparare nel Delta del Niger: la scorsa settimana tra manifestazioni represse nel sangue dalle forze di sicurezza e scontri tra le varie comunità locali per il controllo del territorio, i morti sono stati almeno 11. Unico comune denominatore tra le due vicende, il petrolio. Dagli anni 70 la Nigeria ha ottenuto qualcosa come 320 miliardi di dollari in proventi petroliferi, ma i 7 milioni di abitanti che della zona del delta vivono ancora in condizioni di estrema povertà. In Nigeria per ora l’oro nero ha portato solo inquinamento, sottosviluppo e tanta violenza." [Matteo Fagotto]
Un professore diceva che è sbagliato fare cooperazione in zone dove non è garantita l’incolumità. Allora è legittimo fare affari? Le regioni del Delta del Niger, uno dei fiumi più grandi e più importanti della Terra è in mano a Multinazionali che pagano Bande armate per riuscire a lavorare al di fuori delle regole che non esistono, dei patti, della moralità. Un flusso di denaro a senso unico che ha la povertà come denominatore, schiavo e schiavista e servo sono la stessa persona materialmente, chi pratica il grosso foro nella terra succhia energia e lascia un vuoto istituzionale, la legge sono loro senza volto, PETRO-oliati dall’occidente armati e inondati di nulla con ORDINI PRECISI. Dollari e Petrolio sottobanco.
Voi tenete calma la popolazione – no giornalisti! – no comunità internazionale! – no Nazioni Unite! – Meno si sa MEGLIO è …noi intanto lavoriamo su questo costume africano di corruzione e riti voodoo che è solo CONVENIENTE. Nascondere BENE BENE i bilanci sotto il fango del delta. Una scintilla sulle chiazze infiammabili che accendono la jungla nella notte…e la pioggia di acidi continua a cadere.
Con le informazioni a conta-gocce che riceviamo le Compagnie Petrolifere a volte diventano le vittime – e allora IL CARNEFICE chi è?
Possiamo anche stabilirlo con carta e penna, un istogramma con i soldi del Monopoli…hanno deciso di giocare ai "piccoli petrolieri" in una terra senza leggi scritte, senza regole – questo è il pedaggio minimo che era da mettere in conto per intascare montagne di milioni di dollari "Le grandi compagnie si sono spesso sostituite allo stato fornendo i servizi essenziali che le istituzioni non riescono ad assicurare, con l’intento di conquistare i cuori dei locali e guadagnarsi una licenza ad operare nei modi preferiti. Ma la strategia non funziona più. Le forze di sicurezza delle multinazionali non vanno molto per il sottile e alle tensioni inter-tribali si aggiunge il record poco lusinghiero delle compagnie in tema di diritti umani."
Prendi un luogo socialmente difficile tipo villaggi con scontri tribali…mettigli sopra degli impianti di estrazione, espropria le terre raffinerie tubi ecc…recinti case ville per i tuoi operai navi macchine… anche a occhi chiusi il risultato non sarà dei migliori.
“Il minotauro esce a fumarsi una sigaretta” di Steven Sherrill
Alla fine questo romanzo non mi è piaciuto granché. Non è che sia un brutto libro, la scrittura è buona e abbastanza fluida, però la storia non è molto interessante e anche la figura stessa del Minotauoro, caratterizzata, sfruttata troppo poco.
X & Y
(il nuovo di Capossela)
X: Vinicio si è definitivamente bevuto la testa… e non è l’unico…
Y: L’hai sentito eh? A mascellate d’asino!





