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Archivio per ottobre 2005

28 ottobre 2005 3 commenti

DI TUTTO UN POP
 
* Consistenti aggiornamenti alle sezioni Ascolto… & Leggo…
 
* Qualche segnalazione:

qui, l’album dei The Knife, che non conoscevo, ma a chi bazzica certa elettronica potrebbe piacere.

(via mondo oltro)
qui, forse il miglior album dei Beastie Boys e sempre qui, trovate un sacco di cose interessanti come l’ultimo album di Laura Veirs, quello dei Block Party, un paio dei Calexico e degli Air…
(via
Sad Pandas)

qui, un bel racconto da leggere, soprattutto alla luce dei recenti fatti bolognesi.

(via New-Clear Wordz)
qui, una selezione di video.

(via inkiostro)
 
* Oggi mi è arrivata la classica mail cazzuta, in base al giorno in cui sei nato corrispondi a un albero e di conseguenza ad un profilo. Questo il mio:

Albero Di Acero - la Mente Aperta
Una persona rispettosa della cosa comune, piena di immaginazione ed originalità, timida e riservata, ambiziosa, orgogliosa, sicura di sé, con sete di nuove esperienze, a volte nervosa, ha molte complessità, buona memoria, impara rapidamente, con una vita amorosa complicata, gli piace impressionare.
 
Ci prende?
 
* Il blog dovrebbe riaprire mercoledì 2 novembre. Il curatore approfitta del ponte per concedersi la prima vacanza dell’anno, visto che quest’estate l’ha passata per la maggior parte del tempo affacciato a una finestra cittadina. In nottata una macchina con a bordo il sottoscritto, Harry Fotter e i fratelli Cunsolo (immaginatevi il maghetto con al posto della bacchetta un grosso … e un sottofondo di scacciapensieri), partirà in direzione Rotterdam/Amsterdam.
State bene, io cercherò di fare il possibile.

“Nemico, amico, amante…” di Alice Munro

28 ottobre 2005 1 commento
Nemico, amico, amante…
di Alice Munro
– Einaudi - 
(terza e ultima parte)
 
I giovani mariti erano severi, in quei giorni. Pochissimo tempo prima, erano stati corteggiatori, personaggi quasi comici, titubanti e devastati dalla smania del sesso. Ora però, a letto caldo, si erano fatti risoluti e critici. Uscivano di casa ogni mattina, ben rasati, il giovane collo strizzato dal nodo della cravatta, e ricomparivano la sera, pronti a dispensare occhiate di sufficienza alla cena e spalancare il giornale, facendone una barriera contro il caos della cucina, i piccoli malesseri, le emozioni, i neonati. Quante cose avevano dovuto imparare, in poco tempo. Come lavorarsi il capo, e come dominare la moglie. Come mostrarsi autorevoli in materia di ipoteche, beni immobili, cura del prato, impianto fognario, politica, come pure al lavoro destinato a mantenere la famiglia per il successivo quarto di secolo. Solo alle donne era dunque concesso scivolare – durante le ore del giorno e sempre tenendo conto delle strepitose responsabilità scaricate sulle loro spalle dalla presenza dei bambini – in una sorta di seconda adolescenza. Una leggerezza dell’anima quando i mariti se ne andavano. Sognanti ribellioni, raduni sovversivi, accessi di ilarità che riportavano ai tempi del liceo, muffe che fiorivano sui muri a spese dei mariti, nelle ore in cui loro erano fuori.
*
Ricordava i suoi occhi grigio nocciola, la vista ravvicinata della sua pelle ruvida, il cerchio di una vecchia cicatrice vicino al naso, l’ampiezza del suo petto liscio mentre si sollevava dal suo corpo. Eppure non avrebbe saputo fornire una descrizione utile del suo aspetto. Era convinta di avere sentito la sua presenza con tanta intensità, sin dal principio, da escludere un’osservazione ordinaria. Il ricordo improvviso perfino dei primi momenti incerti e titubanti aveva ancora il potere di farla ripiegare su se stessa come a proteggere la sorpresa cruda del corpo, lo scompiglio del desiderio. Amore-mio-amore-mio, bisbigliava in tono duro, meccanico, come la formula di un medicamento segreto.
. 

27 ottobre 2005 Nessun commento

Cocorosie – South 2nd
(Noah’s Ark)

Somebody’s baby boy ain’t coming home tonight

We don’t need no baseball bats
We don’t need no silver ghats
But we’re gonna fight tonight
Put up your dukes and fight
Big brother’s just standing on the side
Watching you flex your pride
But you know if they all jump in
Big brother’s got your skin

The ice cream truck it sings no more
All the kids from school are keeping score
You swing and you duck and you hit the floor
But you gotta get up at least once more
Mama comes screaming down the stairs
Everybody looks but nobody scares
Mama can’t believe that nobody cares
It’s her baby boy how do they dare
Mama says bitch come over here
If you’re so tough you’ll have no fear
But why’d you bring your friends
And the whole damn school
To watch my baby boy go down like a fool

But brother says mama they’re the same damn size
Got to let him grow up and get street wise
But mama says baby go get that bat
And come back down and beat some ass

Somebody’s baby boy ain’t coming home tonight

One wrong move and it’ll be too late
Mama won’t be making no birthday cake
It all went down one afternoon
In brooklyn

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27 ottobre 2005 Nessun commento
X & Y
(osnes azneS)
 
X: Il senso, tutti lo cercano dappertutto, tanti dicono di averlo trovato, ma nessuno sa spiegarti cosa sia. Forse però per stare meglio bisogna andare al contrario, forse mi ostino a credere sia giusto così, la notte scende e io comunque continuo a cercare.
Y: Quale vorresti fosse il tuo senso?

X : Bella domanda, ma chi lo stabilisce? (qualcuno per forza di cose lo fa). Io convinto ad andare avanti, a strappi, per vie che sembrano essere fatte solo di azioni, sensazioni, reazioni. Un “senso” dove tutto è diretto, semplice, ma forse come al solito sto delirando, cullandomi in una vita che IO proietta per la MIA visione.
Y: Ognuno stabilisce il suo, se ne è capace. Ti crei la tua vita? Sei tu a decidere come deve essere?

X : Vero, queste parole mi azzerano e eclissano. Ma non sempre la ragione, della quale spesso abuso, esiste.
Y: Ma non mi hai risposto…

X : Non sempre riesci a vedere, avere il controllo della tua vita. Sei tu, ma sei anche un altro, che magari non approvi pur riconoscendoti.
Y: Io sono sempre io, anche se non ho controllo, se non decido, se posso non volere. Ora dormo, notte.
X: Forse hai ragione (sul dormire), notte.
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27 ottobre 2005 Nessun commento
da “Tema dell’addio” di Milo De Angelis – Mondadori
(prima parte)
 
Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome.
 
*
 
A te, amore, una semplice
poesia, quel sorriso umano
e trascorso che vedevi in ogni
sillaba, a te una sola
dedica, cenere che si fa
respiro, atto unico.
 
*
 
Negli estremi atti di forza, nelle labbra sensitive,
nell’impeto che non si fa parola, ti cerchi
e ti consumi, affiori, graffi, ti aggrappi
urlando che questo è il bene eterno, che le stelle
s’incendiano sulla fronte, che rimarremo
qui per sempre. Ti rispondo che ogni dimora
si allontana da chi l’abita, che è la nostra
ultima recita.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Nei momenti quasi perfetti non sembra di leggere poesia, ma guardare dei tatuaggi sul corpo dello scrittore.

26 ottobre 2005 Nessun commento

Potrebbe essere bello vivere in una bolla,
  

 

 

 
 
ma non se sei ricoperto di spilli.

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26 ottobre 2005 Nessun commento

3 x 2
(Clap your voice ?!?)

1 & 2 & 3

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“Nemico, amico, amante…” di Alice Munro

26 ottobre 2005 Nessun commento
Nemico, amico, amante…
di Alice Munro
– Einaudi - 
(seconda parte)
 
Era ricominciato il disgelo. Restava ancora parecchia neve, ma lo scenario compatto e abbacinante del primo inverno si andava sciogliendo. Quei mucchi di neve butterata sotto il cielo grigio parevano rifiuti abbandonati nei campi.
*
Mio padre e Bet. Il signor e la signora Vorguilla. Queenie e il signor Vorguilla. Queenie e Andrew, perfino. Erano tutte coppie e ciascuna di esse, per quanto sconclusionata, disponeva, adesso o nel passato, di una tana privata fatta di calore e scompiglio, dalla quale io ero esclusa. Così doveva essere, così speravo che fosse il resto, giacché in quelle vite non vedevo niente di educativo né di invitante.
*
Sentii il bisogno di sfilarle la mia testa dalle mani per voltarmi e guardarla.
Dissi: -Ma lui aveva torto.
-Be’, certo che aveva torto. Gli uomini non sono persone normali, Chrissy. Te ne dovrai accorgere anche tu, se un giorno ti sposerai.
-Non lo farò mai, allora. Non mi sposerò mai.
-Lui era semplicemente geloso,- disse. –Era gelosissimo.
-Mai.
-Sai, Chrissy, tu e io siamo così diverse. Tanto diverse-.
Sospirò. Aggiunse: -Io sono fatta per amare.
*
Certe volte mi pare di vivere dentro un romanzo di Dickens. E la cosa buffa è che Dickens nemmeno mi piace.
*
Perchè mentre lui era alle prese con Jacqui, si era verificato un ulteriore sviluppo, ancor più sbalorditivo. Il suo ufficio aveva incominciato ad affollarsi di ragazze dai capelli lunghi e i sandali ai piedi che si dichiaravano apertamente disponibili al sesso. I cauti approcci, le tenere allusioni sentimentali necessarie con Jacqui erano acqua passata. Fu risucchiato in un turbine, e come lui molti altri: il desiderio si trasformava in atto in modo tale da far sporgere il dubbio di essersi persi qualcosa. Ma chi aveva tempo per i ripensamenti? Gli giunsero voci di più relazioni simultanee, di incontri rischiosi e appassionati. Scoppiarono scandali, accompagnati da tragedie penose e violente, ma anche dalla sensazione che in un certo senso fosse meglio così. Ci furono rappresaglie, qualcuno perse il posto. Ma i licenziati trovarono posto presso atenei più piccoli e più tolleranti o presso centri di studio, e mentre mogli abbandonate superarono lo shock e assunsero le abitudini e la disinvoltura delle ragazze che avevano sedotto i loro mariti. I ricevimenti accademici, un tempo noiosamente prevedibili, divennero campi minati. L’epidemia era scoppiata, e si diffondeva come la spagnola. Solo che questa volta la gente correva appresso al contagio, ed erano pochi tra i sedici e i settanta ad accettare di venir esclusi.
*
Erano una coppia di persone senza terra di mezzo, senza niente che separasse i convenevoli beneducati da un’intimità travolgente. Quello che c’era stato tra loro, in tutti quegli anni, si era mantenuto in equilibrio grazie ai rispettivi matrimoni.
*
Nina sospettava che fossero tutti e due un po’ troppo presuntuosi per accettare l’idea di doversi accontentare di identità riduttive e vagamente comiche come quelle di mamma e papà.
*
Scese anche Neal e si rivolse alle bestie in tono risoluto. L’uomo della rimessa venne loro incontro. Indossava una maglietta viola fradicia di sudore che gli aderiva al torace e alla pancia. Era grasso da avere le tette e gli si vedeva l’ombelico sporgere come quello di una donna incinta. Gli galleggiava sul ventre come su un puntaspilli di dimensioni gigantesche.
*
Nessuno l’avrebbe mai definita bella; per me, del resto, qualsiasi donna dopo i venticinque anni si era ormai lasciata alle spalle ogni possibilità, ogni diritto e forse perfino ogni desiderio di esserlo. Ma era febbrile e impetuosa. Tutta pepe, come diceva mio padre con aria assorta.
*
… come se quegli individui si accontentassero di trasformarsi nel proprio ricordo, in estreme fotografie.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Tra i migliori racconti: Conforto, Nemico amico amante…, The Bear Came Over The mountain, Post and Beam, Quello che si ricorda, Mobili di Famiglia.
. 

25 ottobre 2005 Nessun commento

ANTICO PROVERBIO
 
Se gli occhi non mentono… ho deciso di usare le chiappe per vederci chiaro.

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25 ottobre 2005 Nessun commento
da “Nuotare sott’acqua e trattenere il fiato” di Francis S. Fitzgerald – minimumfax
(seconda e ultima parte)
 
Sembrava una faccenda romantica, essere uno scrittore di successo: non saresti mai stato famoso come una star del cinema, ma la tua parte di celebrità era destinata, probabilmente, a durare più a lungo; non avresti mai avuto il potere che arride a certi uomini, animati da una potente fede politica o religiosa, ma eri certo più indipendente. Nella pratica del tuo mestiere, naturalmente, saresti stato perennemente insoddisfatto; ma, per quanto mi riguarda, non ne avrei mai scelto un altro.
*
La mia felicità, in passato, si è spesso avvicinata a un’estasi tale che non potevo condividerla con nessuno – nemmeno con la persona a me più cara -, ma dovevo portarmela a spasso per strade e vicoli appartati, fino a distillarne qualche goccia fra le righe dei miei libri.
*
Noi scrittori, perlopiù, siamo costretti a ripeterci: questa è la verità. Abbiamo due o tre esperienze intense e toccanti nella vita; esperienze così intense e toccanti che non sembra possibile, in quel momento, che qualcun’altro sia mai stato così coinvolto, colpito, abbagliato, sbalordito, battuto, spezzato, riscattato, illuminato, ricompensato, avvilito.
Poi impariamo il mestiere, più o meno bene, e raccontiamo le nostre due o tre storie – ogni volta in forma diversa – forse dieci, forse cento volte, finché la gente le sta da ascoltare.
*
Un giorno o l’altro scriverò della serie di calamità che hanno portato a quello stato spaventoso in cui mi trovavo intorno a Natale. Uno scrittore che non scrive, praticamente, è un maniaco rinchiuso in se stesso.
*
Non biasimo mai l’insuccesso: ci sono troppe situazioni complicate, nella vita; ma non ho alcuna pietà per la mancanza di impegno.
*
Mi capita spesso di pensare che scrivere voglia dire soltanto ridurre se stessi all’osso, lasciando ogni volta qualcosa di più sottile, di più spoglio, di più scarno.
*
“Nessuno, prima, ha provato qualcosa di simile”, dice il giovane scrittore, “ma io l’ho provato. Il mio orgoglio è pari a quello del soldato che va in battaglia, senza sapere se ci sarà qualcuno, laggiù, a distribuire medaglie, o anche soltanto a registrare le sue imprese”.
Va bene, ma ricorda anche questo, giovanotto: non sei il primo a sentirsi tremendamente solo.

24 ottobre 2005 Nessun commento
"Notate che la ‘mania’ deriva dal troppo sentire."
 
Ugo Foscolo

[ecco, io ultimamente mi sento molto maniacale e non capisco se sia cosa buona questa...]

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24 ottobre 2005 Nessun commento
Eels – Things The Grandchildren Should Know

I go to bed real early
Everybody thinks it’s strange
I get up early in the morning
No matter how disappointed i was
With the day before
It feels new

I don’t leave the house much
I don’t like being around people
Makes me nervous and weird
I don’t like going to shows either
It’s better for me to stay home
Some might think it means i hate people
But that’s not quite right

I do some stupid things
But my heart’s in the right place
And this i know

I got a dog
I take him for a walk
And all the people like to say hello
I’m used to staring down at the sidewalk cracks
I’m learning how to say hello
Without too much trouble

I’m turning out just like my father
Though i swore i never would
Now i can say that i have a love for him
I never really understood
What it must have been like for him
Living inside his head

I feel like he’s here with me now
Even though he’s dead

It’s not all good and it’s not all bad
Don’t believe everything you read
I’m the only one who knows what it’s like
So i though i’d better tell you
Before i leave

So in the end i’d like to say
That i’m a very thankful man
I tried to make the most of my situations
And enjoy what i had
I knew true love and i knew passion
And the difference between the two
And i had some regrets
But if i had to do it all again
Well, it’s something i’d like to do

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“Nemico, amico, amante…” di Alice Munro

24 ottobre 2005 3 commenti

Nemico, amico, amante…
di Alice Munro
– Einaudi - 
(prima parte)
 
Il sole si era di nuovo bruciato un varco tra le nuvole. Era ancora alto e metallico nel cielo.
*
Sunny e io eravamo state amiche a Vancouver. Le nostre gravidanze si erano incastrate alla perfezione, permettendoci di comprare un solo guardaroba pre-maman. Nella mia cucina o nella sua, più o meno una volta alla settimana, distratte dai bambini e non di rado barcollanti per le notti insonni, ci tenevamo su a forza di caffè nero e sigarette e sfogandoci a parlare del matrimonio, dei litigi, delle nostre personali manchevolezze, delle nostre ragioni più o meno opinabili e interessanti, delle passate ambizioni. Leggevamo Jung tutte e due, e cercavamo di non dimenticare quello che avevamo sognato. Durante quel periodo della vita che dovrebbe coincidere con una sorta di sbalordimento riproduttivo, con la mente femminile in teoria a bagno in un concentrato di ormoni della maternità, noi ci sentivamo comunque in dovere di discutere di Simone de Beaviour e di Arthur Koestler e di The Cocktail Party.
I nostri mariti non condividevano affatto queste tendenze. Quando tentavamo di parlare con loro di cose del genere, dicevano: “Ah, è solo letteratura”, oppure “Parli come un manuale di filosofia”.
*
Per quanto severo fosse il tono di voce, Neal sorrideva. Aveva in faccia un’espressione consapevole quanto imponente di scempiaggine. Segnali di un’imminente beatitudine. L’intera persona di Neal ne era invasa, traboccava di sciocca felicità.
*
E feci più o meno la stessa cosa ogni volta che mi tornavano in mente: sigillavo il cervello. C’erano tristezze che riuscivo a sopportare, quelle legate agli uomini. Poi ce n’erano altre – legate ai figli – che non potevo reggere.
*
Quello che Lorna aveva davvero voglia di fare non era più cercare, ma sedersi per terra, al centro del quadrato di lineolum. Restare seduta per ore non tanto per osservare la stanza di lui, ma per sprofondarci dentro. Per rimanere in quello spazio dove nessuno la conosceva né pretendeva niente da lei. Rimaneva lì un tempo lunghissimo, facendosi intanto sempre più aguzza e sottile, leggera come un ago.
*
Era un uomo alto, dai capelli grigi ondulati e lucidi e la faccia liscia che però non sembrava giovane. Un bell’uomo, anche se ormai l’ascendente della bellezza se n’era andato, chissà, forse a causa della cattiva salute, di qualche sventura, o per una certa mancanza di grinta. Conservava però una galanteria consumata, un certo modo di chinarsi verso una donna, come se fosse sicuro che la conoscenza sarebbe stata un piacere per entrambi.
*
Ancora non mi ero abituata sentirle dire “Stan”. Non solo perchè mi ricordava la sua intimità con il signor Vorguilla. Quello c’entrava, ovvio. Ma era anche che mi dava una strana sensazione, come se lei lo stesse inventando da zero. Una persona nuova. Stan. Come se non fosse mai esistito un signor Vorguilla che in passato avevamo conosciuto tutte e due – per non parlare della signora Vorguilla.
*
Sapevo già tutto. Adesso sapevo che Mike aveva toccato il fondo. Mike sapeva con esattezza – come io non potevo sapere e lui lontanamente immaginare – che cosa il fondo. Lui e sua mogli l’avevano scoperto insieme, e questo li aveva legati, come una cosa che può soltanto separare o legare per tutta la vita. Non che avrebbero continuato a vivere là, sul fondo. Ma gliene sarebbe rimasta la consapevolezza, sarebbe rimasta la conoscenza di quello spazio chiuso, centrale, vuoto e senza calore.
*
Certo, l’eventualità di ritrovarsi abbandonato e derubato esisteva, ma preferì concentrarsi sul lenzuolo che aveva odore di vento e di prato, e si rimise a dormire, sicuro che lei fosse andata soltanto a comprare latte e burro e uova e pane e altre provviste – forse perfino le sigarette – necessarie per condurre una vita decente, e che sarebbe tornata per darsi da fare al piano di sotto, e che il rumore del suo trafficare sarebbe stato una rete sotto la sua persona, una rete mandata dal cielo, un dono da non discutere.
*
Era arrivato al punto in cui la gratitudine non rappresentava più un peso, ma un sentimento spontaneo, specie quando nessuno la pretendeva.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
E’ molto personale e descrittiva la scrittura di Alice Munro, bisogna entrarci dentro e anche una volta fatto, si devono assimilare le sensazioni dei protagonisti di queste storie. Ma siccome lei è veramente brava nel riuscire a dare tutti gli indizi necessari per farlo, non ci vuole poi molto, anche se l’effetto non è immediato. Dico questo perché chi mi aveva consigliato Russell Banks, è la stessa persona che mi ha convinto a comprare e leggere questo libro, quindi il raffronto viene spontaneo anche se non si somigliano molto come scrittori. Non so dire con assoluta certezza chi dei due mi sia piaciuto di più, ma sono certo che laddove Banks è immediato, lavorando su poche cose ben delineate, la Munro sembra sopraffarti, inglobarti in una serie di immagini, emozioni.

 

22 ottobre 2005 2 commenti

Il comportamento degli uomini è così equivoco che basta mostrarsi come si è per vivere occultati e sconosciuti.
 
Elias Canetti

21 ottobre 2005 2 commenti
(Songs for silverman)
 
The old bastard left his ties and a suit
A brown box
Moth balls and bowling shoes
And his opinions so you’d never have to choose
Pretty soon you’ll be an old bastard too

You get smaller as the world gets big
The more you know you know you don’t know shit
"The Whiz Man" will never fit you like "The Whiz Kid" did

So why you gotta act like you know when you don’t know?
It’s okay if you don’t know everything
Why you gotta act like you know when you don’t know?
It’s okay
If you don’t know everything

Close your eyes
Close your ears young man
You’ve seen and heard all an old man can
Spread the facts on the floor like a fan
Throw away the ones that make you feel bad

Kids today are getting old too fast
They can’t wait to grow up so they can kiss some ass
They get nostalgic about the last ten years
Before the last ten years have passed

So why you gotta act like you know when you don’t know?
It’s okay if you don’t know everything
Why you gotta act like you know when you don’t know?
It’s okay if you don’t know everything

Tears land on a hand on a chest
The old bastard had a paradigm arrest
He got smaller and the world got big
The more he knew he knew he didn’t know shit
"The Whiz Man" never fit him like "The Whiz Kid" did

So why you gotta act like you know when you don’t know?
It’s ok if you don’t know everything
Why you gotta act like you know when you don’t know?
It’s ok if you don’t know everything

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“L’educazione dello stoico” di Fernando Pessoa

21 ottobre 2005 2 commenti
L’educazione dello stoico
Fernando Pessoa
– Einaudi - 
 
E’ scesa su di noi la più mortale e profonda delle depressioni secolari – quella della conoscenza intima della vacuità di tutti gli sforzi e della vanità di tutti i propositi.
*
Ho raggiunto, con la sazietà del nulla, la pienezza del niente. [...] Ho un sonno intimo di tutte le intenzioni. [...] Se… se… Sì, ma se è sempre qualcosa che non è successa; e se non è successa, perchè supporre che cosa sarebbe,se mai lo fosse?
*
Non è nell’individualismo che risiede il nostro male, ma nella qualità di quell’individualismo. E quella qualità è che esso sia statico invece che dinamico. Ci diamo valore per quello che pensiamo, invece che per quanto facciamo. Dimentichiamo che non lo abbiamo mai fatto, non lo siamo stati; che la prima funzione della vita è l’azione, come che il primo aspetto delle cose è il movimento.
*
… solo linee, che sembrano mirabili, ma che, in verità, lo sarebbero unicamente solo se intorno a loro fosse stato scritto il racconto di cui erano momenti espressivi, detti sintetici, legami…
*
Mille idee insieme, ciascuna una poesia, che crescevano inutili. Di molte neppure potevo ricordarmi quando le avevo, tanto più quando le avevo già perdute.
*
L’uomo moderno se è infelice è pessimista.
C’è qualcosa di vile, di degradante, in questa trasposizione delle nostre pene all’universo intero; c’è qualcosa di sordidamente egoista nel supporre che o l’universo sia dentro di noi, o che noi siamo una specie di suo centro e riassunto, o simbolo.
*
Lo scrupolo della precisione, l’intensità dello sforzo di esser perfetto – lungi dall’essere stimoli per agire, sono facoltà intime per l’abbandono. Meglio sognare che essere. E’ così facile vedere tutto raggiunto in sogno!
*
Il sogno, quando troppo vissuto, o familiare, diventa una nuova realtà; la tirannizza; smette di essere un rifugio.
*
Non mi lamento di coloro che mi stanno attorno o mi sono stati intorno. Nessuno mai mi ha trattato male, in nessun modo o senso. Tutti mi hanno trattato bene, ma con distacco. Ho capito subito che il distacco era in me, che partiva da me. Per questo posso dire, senza illusione, che sono sempre stato rispettato. Amato o benvoluto, non lo sono mai stato. Oggi riconosco che non avrei potuto esserlo. Avevo buone qualità, avevo forti emozioni, avevo… ma non avevo quello che si chiama amore.
*
Scoprii, con la mancanza, come si scopre il valore di tutto, che l’affetto mi era necessario: che, come l’aria, si respira e non si sente.
*
Ho tutte le condizioni per essere felice, tranne la felicità.
*
Non c’è maggior tragedia che l’uguale intensità, nella stessa anima o nello stesso uomo, del sentimento intellettuale e del sentimento morale. Perchè un uomo possa essere distintivamente e assolutamente morale, bisogna che sia un po’ stupido. Perchè un uomo possa essere assolutamente intellettuale, deve essere un po’ immorale. Non so quale gioco o ironia delle cose condanni l’uomo all’impossibilità di questo dualismo.
*
Mi sono sempre tenuto fuori del mondo e della vita e lo scontro fra qualche loro elemento mi ha sempre ferito come un insulto dal basso, la rivolta improvvisa di un lacchè universale.
*
… il penultimo gesto – il gesto prima di quello in cui, confessandomi vinto, mi istituisco vincitore.
*

Non insegnar nulla, poiché hai ancora tutto da imparare.
*
E’ il conflitto tra la necessità emotiva del credere e l’impossibilità intellettuale di credere.
*
La convinzione della futilità di ogni terapeutica per l’anima dovrebbe, sicuramente, sollevarsi a una vetta di indifferenza, tra la quale e le agitazioni della terra velassero tutto le nuvole di quella stessa convinzione. Il pensiero, tuttavia, potente come è, non può nulla contro la ribellione dell’emozione. Non possiamo non sentire, come possiamo non camminare.
*
La dignità dell’intelligenza sta nel riconoscere che essa è limitata e che l’universo ne è fuori. Riconoscere con dispiacere proprio o no che le leggi naturali non si piegano ai nostri desideri, che il mondo esiste indipendentemente dalla nostra volontà, che l’essere tristi non prova nulla sullo stato morale degli astri o perfino della gente che passa davanti alle nostre finestre: in questo è il vero uso della ragione e la dignità razionale dell’anima.
*
… nelle veglie in cui mi dibattevo per il desiderio di possederla nella vasta rete di impossibilità che sempre mi ha fatto titubare.
*
Lo scrupolo è la morte dell’azione.
*
Tutto quanto penso o sento, inevitabilmente mi si volge in modi di inerzia. Il pensiero, che in altri è la bussola di azione, è per me un suo microscopio, che mi fa vedere universi da attraversare dove un passo basterebbe per passare dall’altra parte.
*
Loro (gli incontinenti) scoprono lati inesplorati dei sentimenti umani, gettano luce su cose sensibili e tenebrose, nonostante il loro tatto carnale.
*
La paura di far male agli altri, la sensualità delle conseguenze, la coscienza dell’esistenza reale di altre anime – queste cose furono remore per la mia vita e io mi chiedo oggi a cosa mi siano servite o a chi sono servite.
*
Notai allora che tanti anni di sterile stanchezza avevano fatto straripare fino all’intimo della mia anima una stanchezza sterile e profonda. Io mi ero addormentato, e con me si erano addormentati tutti i privilegi della mia anima – i desideri che sognano alto, le emozioni che sognano forte, le angosce che sognano al contrario.
*
Circoscrivo a me stesso la tragedia che è mia. La sofferenza, ma la soffro faccia a faccia, senza metafisica né sociologia. Mi confesso vinto dalla vita, tuttavia non mi confesso abbattuto da lei.
*
Queste pagine non sono la mia confessione ma la mia definizione.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Pessoa è Pessoa, punto e basta! e qualsiasi scritto uscirà dal baule, seppur incompleto e frammentario come questo libro, ben venga, la porta è aperta…
[non riportata per questioni di spazio la pagina 67]
 
Il Barone di Teive si spaventò. O meglio: Pessoa, spaventato, creò il Barone per salvare se stesso. Trasferì tutta la sua implacabile lucidità al povero nobiluomo che non fu in grado di sopportarla, perchè la lucidità era troppa e perchè sopportarla era qualcosa che non era previsto nel suo ruolo. Il Barone di Teive nacque per morire.
- dalla postfazione di Richard Zenith

Il Barone di Teive, autore di questa Educazione dello stoico, esemplare autobiografia di un suicida, è forse il più pericoloso tra gli eteronimi di fernando Pessoa. Contagioso. Invasivo. Non perchè il suo pacato e inesorabile deduttivismo logico potrebbe far considerare questo manoscritto come un’istigazione al suicidio, ma per il senso di coinvolgente disagio che quest’opera non può non trasmettere a qualsiasi lettore.
[...]
Non il suicidio societario di un terrorista nichilista come lo Stavrogin di Dostoevskij, non il suicidio fantasioso e tutto sommato poetico, con una pallottola in forma di fragola, di un Conte Jan Potocki, ma il suicidio individuale di chi in solitudine è giunto alla “pienezza dell’impiego della ragione”.
[...]
Per cui, per esempio, se è vero che, affinché un uomo possa essere assolutamente morale, bisogna che sia un po’ stupido, all’inverso, perchè un uomo sia assolutamente intellettuale, dovrà essere un po’ immorale.
[...]
Come conclusione di questo primo approccio, ci sembra che la lettura del testo superstite di Teive suggerisca che dar vita al Barone, come predestinato al suicidio, sia equivalso per Pessoa a non suicidarsi in prima persona.

 

20 ottobre 2005 4 commenti

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20 ottobre 2005 18 commenti
COME AS YOU ARE
 
Sul finire del gennaio 1977, l’ape di un uomo faceva irruzione nel fiore di una donna. In teoria per uno scambio di favori atti a soddisfare la reciproca libido e confermare la voglia di fondersi insieme, l’uno nell’altra e viceversa.
 
Il 20 ottobre di quello stesso anno ero io a irrompere nelle loro vite…

 
Il resto è storia ancora non scritta.
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19 ottobre 2005 4 commenti

3 x 2
(Italians do it better?)

1 & 2 & 3

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19 ottobre 2005 4 commenti

POST LIVORNESE
(ammesso che qualche lettore di questo blog arrivi da quella zona)

Superate le primarie del concorso RaccontiBus adesso si attendono i nomi dei vincitori, ma sicuramente tra qualche giorno potreste imbattervi in un mio racconto stamapato in A3 e affisso su una fermata d’autobus del territorio livornese.