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Archivio per settembre 2005

30 settembre 2005 Nessun commento

Moooooooooooooooooooooooooooore FIRE !!!!!!!

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30 settembre 2005 4 commenti
SUBLIMINALPOP NEL SOCIALE
 

29 settembre 2005 @ Milano
 

Manifestazione dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto. 25.000 mila persone per gli organizzatori; 7 nani, 4 gatti e 1 stronzo (il sottoscritto) per la questura.

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28 settembre 2005 3 commenti
DI TUTTO UN POP
 
Aggiornamenti alla sezione Leggo…
 
Domani il blog molto probabilmente non verrà aggiornato.
1° Il sottoscritto in mattinata sarà su un furgone a mettere un po’ di musica qui (manifestazione dei Metalmeccanici a Milano). Se abitate lungo il tragitto, aprite le finestre e godetevi un po’ di sane good vibes.
2° Nel pomeriggio invece mi dovrò smazzare le sedi sul lago per lavorare veramente.
 
Se qualcuno (chi?) si stesse chiedendo come mai non parlo più della MIA scrittura, sappia che non lo faccio perchè ultimamente si va avanti a strappi (sia praticamente, ma soprattutto moralmente).
 
Ringrazio tutte quante (troppe?) le persone arrivate alla festa di sabato scorso in Strada Maggiore 52 (BO) e soprattutto quelle che hanno apprezzato la selecta di Warm My Mind! Per questo venerdì rinnovo l’appuntamento
Mooooore Fire !!
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28 settembre 2005 1 commento
da “Il velo nero” di Rock Moody – Bompiani
(seconda parte)
 
Malvagio solitario in un film di mostri, grande feudatario della reclusione, bevevo, mi disprezzavo, uscivo e mi veniva il panico, mi sentivo cinico, pieno di odio, letteralmente disgustato dalla mia stessa ombra, da qualsiasi cosa mi riguardasse, dai miei contorni, e tutto ciò che essi delimitavano, il guaio che avevo causato, tutto ciò in cui mi ero cacciato, mentre attorno le strade pulsavano di orge sessuali, donne abbienti e uomini abbienti vestiti da donne; sotto la cerimoniosa superficie della società in cui ero cresciuto, desideri libertini, inestinguibili smanie di piacere carnale portato all’eccesso, debosciati e adulteri dappertutto, pedofili e depravati, incestuosi e masochisti, tutte le istituzioni dell’America civilizzata addobbate per l’escursione del potere sessuale nei ghetti dei deboli, una sequenza di stupri, il Manifest Destiny come razionalizzazione del genocidio; ogni parola gentile pronunciata a un altro libertino era il mezzo attraverso cui la sodomia veniva esercitata, tutti stavano cospirando, le donne alla Laundromat stavano cospirando, quelli che facevano jogging nel parco stavano cospirando, quando al terzo miglio si abbandonavano a terra, si toglievano la tuta in lycra e le scarpe da ginnastica, i chierichetti in chiesa si spogliavano dei loro abiti talari, la polizia prendeva dei soldi dalle suore e dai protettori, che in cambio vedevano le loro richieste soddisfatte, i pompieri sodomizzavano madri disagiate, scagliandole nelle fiamme; c’era un’inequivocabile violenza del desiderio in ognuno, la solitudine cresceva dentro tutti, e non le sapevano far fronte, trovavano e facevano dei prigionieri, li destituivano e li usavano e li ammorbavano di infezioni veneree, e uscivano per le strade, traviati da nuove necessità, dalla smania americana, dall’incompletezza, dall’insufficienza, dall’omissione, dalla scarsità; la città aveva bisogno di qualcosa, aveva bisogno di qualcosa di brutto, aveva bisogno di un graffio, aveva bisogno di essere toccata, bisogno di amore, bisogno di merce, bisogno di conquista, bisogno di allargarsi verso nuove frontiere da poter saccheggiare, aveva bisogno di trovare un posto per poter esercitare la sua soffocante, violenta retorica a spese di un nuovo sottoproletariato, per alleviare la sua pena.
*
… poi improvvisamente sentivamo la voce di mio padre dal fondo delle scale: Che diavolo sta succedendo? E piombavamo in un silenzio pieno di vergogna, un silenzio carico di ansia, così familiare che sembrava aver preceduto le nostre nascite.
*
I padri sembrano amarci incondizionatamente se riusciamo solo a capire il loro complicato linguaggio. I padri corrono lungo cicli temporali, lungo abissi generazionali; i padri corrono una corsa a ostacoli, apertamente, docilmente, rimanendo senza difese, consegnando i precetti dei loro padri a uomini più giovani, più arrabbiati; i padri, col tempo, diventano attenti e gentili, pieni di rammarichi e affettuosi, sensibili e, perfino, delicati.
*
L’intera processione dei padri e delle loro storie è un peso, sapete, e la sensazione di deluderli è continua e soverchiante, e i fallimenti si ripercuotono sui figli, e sui figli dei loro figli, e così via. Rovina la maggior parte dei bei giorni d’agosto.
*
Forse era tutta una questione di scie. Forse nessun viaggio si poteva considerare veramente completo se non osservato dalla sua scia. Forse l’artista era colui o colei che scrutava la scia di una nave vedendo i riflessi delle luci di un faro danzare sulle onde.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
“… Il velo nero è l’autobiografia di uno scrittore per cui una buona narrazione realistica, quella che anche lui aveva talvolta perseguito, è fatta solo di bugie – bugie, bugie, bugie – e rende falso il mondo nello stesso modo in cui l’ordine cronologico rende falso il progredire del tempo. Si può perfino arrivare a mettere in relazione la sua aperta volontà di essere vero e vulnerabile nelle pagine, di essere lui nudamente la materia di questo libro, con l’assenza della su autobiografia (omissione centrale eppure invisibile) di ciò che dall’esterno si direbbe in lui più autentico ed essenziale, ossia della sua scrittura e dei suoi cinque precedenti libri di fiction, cui concede in tutto appena poche righe parlando delle circostanze del suo esordio. Forse davvero non è illegittimo, allora, congetturare che questo libro sia appartenuto al suo autore prima che lo scrivesse, o prima ancora che fosse scrittore.
[...]
E poiché chi indaga davvero su se stesso finisce per indagare su tutto il resto, accade allora, proprio nelle ultime pagine, che si riveli il compimento improvviso di questo libro e che si riveli innanzitutto all’autore – aver scritto un’autobiografia strettamente famigliare per trovarsi di fronte l’autobiografia della nazione (non è “che certe idee, certi temi vengono richiesti dalla cultura, da dio? non è che per caso tutti i libri con il mio nome sopra hanno in qualche modo scritto me?), aver accolto per la prima volta in un memoir la tradizione e gli ideali del Grande Romanzo Americano, aver scritto di un popolo scrivendo di sé, e aver così percorso la difficile vastità dell’aggettivo ‘americano’.
dalla postfazione di Simone Barillari

27 settembre 2005 Nessun commento
    DEATH CAB FOR CUTIE
-
Someday You Will Be Loved -
(Plans)

I once knew a girl
In the years of my youth
With eyes like the summer
All beauty and truth
In the morning I fled
Left a note and it read
Someday you will be loved.

I cannot pretend that I felt any regret
Cause each broken heart will eventually mend
As the blood runs red down the needle and thread
Someday you will be loved

You’ll be loved you’ll be loved
Like you never have known
The memories of me
Will seem more like bad dreams
Just a series of blurs
Like I never occurred
Someday you will be loved

You may feel alone when you’re falling asleep
And everytime tears roll down your cheeks
But I know your heart belongs to someone you’ve yet to meet
Someday you will be loved

You’ll be loved you’ll be loved
Like you never have known
The memories of me
Will seem more like bad dreams
Just a series of blurs
Like I never occurred
Someday you will be loved

You’ll be loved you’ll be loved
Like you never have known
The memories of me
Will seem more like bad dreams
Just a series of blurs
Like I never occurred
Someday you will be loved
Someday you will be loved
 
(N.B. Per scaricare la canzone, click destro sul titolo, salva con nome – fino a esaurimento spazio del server ospitante)

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26 settembre 2005 1 commento
da “Il velo nero” di Rock Moody – Bompiani
(prima parte)
 
E così c’è il problema dei nostri crimini. Rievocare i propri misfatti è opprimente; il loro peso ci è intollerabile. Maldicenze sussurrate ai danni degli amici; manifestazioni di invidia – quando odiamo le persone che amiamo; peccatucci; scorte di materiale rubacchiato in ufficio; note spesa gonfiate; ossessioni violente di ogni genere; eccesso di velocità; un piccolo incidente d’auto da cui ci siamo allontanati senza lasciare tracce; la cintura che ci siamo infilati nei passanti dei pantaloni da Macy’s (la cosa più facile da prendere); un libro di Montaigne, edizione del diciannovesimo secolo, mai riconsegnato alla biblioteca; un bacio rubato alla fidanzata di qualcun’altro; una notte trascorsa fuori su uno sporco materasso, quando l’energia dell’adulterio ci sembrava così stimolante da farci nascondere il ricordo della nostra consorte; regali mai spediti; accordi mai rispettati; una inspiegabile cattiveria verso persone perseguitate dalla sfortuna; una inspiegabile cattiveria verso gli amici; il cameriere che una volta abbiamo umiliato; abbiamo barato a carte; abbiamo barato a tennis; abbiamo barato a backgammon o a scacchi o a un altro gioco da tavolo negli anni della nostra adolescenza; abbiamo fatto uno sgambetto a quel ragazzo nella nostra area e con passo leggero siamo andati dritti alla nostra meta; abbiamo dato le cose per scontate; abbiamo scambiato dei privilegi per diritti; abbiamo preteso ciò che non ci era per niente dovuto. E poi, per alcuni di noi, ci sono crimini peggiori, crimini indicibili, ma di cui si potrebbe scrivere, come rapine, aggressioni o stupri. Abbiamo creduto alla coercizione, all’abuso e all’appropriazione indebita vera o propria o persino al delitto, il delitto di innocenti, forse; abbiamo commesso crimini dettati dalla rabbia, tali da renderci impossibile dormire, impossibile dimenticare, impossibile pensare lucidamente, e abbiamo bisbigliato a noi stessi, ritornando a questi episodi di trasgressione. C’è il problema dei nostri crimini.
*
… il silenzio è un modo di far conversazione incredibilmente potente…
*
Se ero intenzionato a leggere, avevo ancora bisogno della lampada acanto al divano. Ma mentre accendevo la luce, scattò un click uguale e contrario dentro di me, e cominciai a lottare con il fatto stesso della luce, con la sua legge sovrana e inesorabile. Troppo di questi quanti dappertutto. Queste particelle, queste onde. Entravano ovunque. Spensi la lampada. Sentii nel petto una sorta di sconvolgimento. Sentii che iniziava a salire, in modo crepuscolare, verso l’esterno. Se lasciavo la luce spenta, ciò significava che io non c’ero, ero senza ombra; significava che non avevo più la massa e il volume. Se accendevo la lampada sembrava in corso un interrogatorio, un interrogatorio militare in America Latina che finiva con elettrodi e gambizzazione o la forzata confessione dei miei segreti. Iniziai a sudare.
*
… in un interminabile flusso di monologhi che annodava tutti i diversi affluenti del tempo…
*
Se continuassi a discettare sull’amore per un anno intero, potrei solamente sperare di riuscire ad afferrare il concetto “per la coda”: flashes, formule, espressioni ad effetto sparse nel copioso fluire dell’Immaginario; io mi trovo nel posto sbagliato dell’amore, che è poi il suo punto più in vista; dice un proverbio cinese: “Il punto più in ombra si trova sempre sotto la lampada”…
*
La malinconia non si riferisce a nulla. La malinconia ha uno stile o un modo ma nessun oggetto. La malinconia è un modo di pensare, un modo di pensare al pensiero, e ha bisogno di consumare la propria vittima; pertanto ha bisogno di piani e strati e rimandi all’infinito in cui mascherarsi e nascondersi. La malinconia elude chi la cerca. La malinconia non è il timore della morte, né un rifuggire dagli oggetti superflui o del genere umano, né una mancanza di interesse per le cose del mondo, sebbene tutti questi possano essere dei suoi aspetti. E’ piuttosto un particolare aspetto del pensiero, un avvinghiarsi, un avvolgimento a spirale, un incanalarsi, una perforazione, un incidere, un movimento a elica, essendo una cogitazione sempre tesa verso il basso e verso l’interno, come quando un dentista inizia a trapanare un molare fino alla radice.
*
Se ci penso adesso, la notte assomiglia a un enorme livido. L’interno era scuro, ed era l’impressione che mi davano tutti i locali che frequentavo dopo il lavoro…
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
Moody ha un ritmo, un respiro!, che pochi, forse nessuno, scrittore contemporaneo possiede. Vi basti leggere queste piccole parti riportate sopra per rendervene conto. Tuttavia ritengo questo libro (leggermente incagliato nelle parti più lunghe riguardati “Il velo nero”) una cosa a sé stante, una lettura che potrà essere apprezzata in pieno solo dai suoi lettori più sfegatati. Se volete (dovete!) leggere qualcosa di Moody, iniziate con Demonology o La più lucente corona d’angeli in cielo.
Non riportate per questioni di spazio le pagine 185-186-187-188 e l’ultimo capitolo… l’ultimo capitolo!

23 settembre 2005 Nessun commento

Cocorosie – K-Hole
(Noah’s Ark)

Tiny spirit in a k-hole
Bloated like soggy cereal
God will come and wash away
Our tattoos and all the cocaine
And all of the aborted babies
Will turn into little bambies

Wounded river push along
Searching for that desert song
And mozart’s requiem will play
On tiny spearkers made of clay
Tell my mother that i love her
Martin luther you’re an angel

Charming monkey saunter swagger
Drunken donkey limbs disjointed
Your chest is a petting zoo
Mexican pony fucked up shoes
I dreamt one thousand basketball courts
Nothing holier than sports

Dragonfly kiss your tail
Precious robot built so frail
Universe of milk and ember
Your hot kiss in mid december
What’s god name i can’t remember
Trough the crack eye lovely weather

(N.B. Per scaricare la canzone, click destro sul titolo, salva con nome – fino a esaurimento spazio del server ospitante)

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23 settembre 2005 Nessun commento
Lasciando alcuni amici di prima mattina
 
D’oro una penna datemi, e lasciate
che in limpidi e lontane regioni
sopra mucchi di fiori io mi distenda;
portatemi più bianca di una stella
o di una mano d’angelo inneggiante
quando fra corde argentee la vedi
di arpe celesti, un’asse per scrittoio;
e lasciate li’ accanto correr molti
carri color di perla, vesti rosa,
e chiome a onda, e vasi di diamante,
e ali intraviste, e sguardi penetranti.
Lasciate intanto che la musica erri
ai miei orecchi d’intorno; e come quella
ogni cadenza deliziosa tocca,
lasciate che io scriva un verso pieno
di molte meraviglie delle sfere,
splendido al suono: con che altezze in gara
il mio spirito venne! ne’ contento
e’ di restare cosi’ presto solo.
 

John Keats (Londra, 1795 – Roma, 1821)

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22 settembre 2005 6 commenti
IL CONTO DELL’OCULISTA
 
Ieri sera stavo finendo di mettere a posto un file e siccome il lavoro è stato più lungo del previsto, quando si è fatta notte dovevo avvicinarmi a pochi centimetri dallo schermo per essere sicuro di digitare le lettere giuste. Ho pensato che tra ufficio e casa passo quasi 12 ore su 17 (nella quali i miei occhi sono aperti), davanti allo schermo di un pc…
 
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22 settembre 2005 Nessun commento
da “Poesie” di Velimir Chlébnikov – Einaudi
(terza e ultima parte – estratti)
 
I fiumi confluivano in mare così,
che la mano dell’uno pareva strozzare il collo dell’altro.
 
*
 
Sono il corso del sangue, scorre inchiostro;
un calamaio mi ha fatto prigioniero.
 
*
 
Solo noi, saliti sul masso
di noi stessi e dei nostri nomi,
fra un mare di vostre maligne pupille,
solcate dalla fame dei patiboli
e contorte dall’estremo orrore,
sulla risacca dell’urlo umano
vogliamo che ci si apostrofi e d’ora in poi ci si onori
 
*
 
Come un pescatore di sole,
che abbia gettato i tramagli
in un turchino vivaio sopra il mondo
 
*
 
I bimbi cuociono sorrisi di grandi occhi
nei bracieri delle cupe ciglia
e li danno con una risata ai casuali passanti.
 
*
 
E l’aureo inchiostro della primavera
è in disgrazia, versato nel tramonto.
 
*
 
e le mandibole dei ramoscelli addentano la pancia d’una nuvola
 
*
 
Nutrimento!
Frugando
con le zampe
del globo terrestre,
rosicchio al Sahara
un nero bicchiere
di cielo notturno!
 
*
 
Di nuovo noi siamo i primi giorni dell’umanità!
 
*
 
Apprendere che cosa sarà l’Io, se è l’unità il suo dividendo.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
non riportate per questioni di spazio, anche se sono tra le migliori della raccolta, le poesie “Se io muterò l’umanità in orologio” e “Solo noi, arrotolati i vostri tre anni di guerra”.
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21 settembre 2005 Nessun commento

WE ARE BACK !!!
(inaugurazione stagione dancehall)
 
Next dance with WARM MY MIND

 
Venerdì 30 settembre @ Zion (CH)
 

dalle 22.30 – free entry

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21 settembre 2005 5 commenti

LUTTO
(chi è stato a casa mia, sa quanto ci tenessi)

 

via QuattroPassi

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21 settembre 2005 Nessun commento
da “Sportswriter” di Richard Ford – Feltrinelli
(terza e ultima parte)
 
Ma non mi dispiace essere qui. La solita deprimente tempesta di fuoco di taxi in corsa, luci che collidono e stridii metropolitani simili a versi di gufo che non hanno ancora suscitato in me quel raccapricciante stato di panico da complicazione e oscurità, in cui tutto sembra troppo importante e troppo pericoloso per essere tollerabile. Qui fuori, all’angolo della Settima e della Trentaquattresima strada, provo un’insolita sensazione di mosciaggine, come una carezza postcoitale di pura marca midwest: il cielo perennemente crepuscolare è ancora alto e vuoto, le vie sono ancora animate dal turbinare delle ruote di un traffico avido che mi supera rombando e presto svanisce.
*
“Il fatto è, Frank, che quando diventiamo adulti tutto d’un tratto diventiamo la cosa che si vede, non siamo più quelli che la vedono. Capisci cosa voglio dire?”
*
Con tutto ciò, Walter Luckett mi piace. Non è il tipo da far parte di un Club dei Divorziati, non più di quanto lo sia io, ma è ben deciso a provarci, non perchè pensi che prima o poi finirà per piacergli, ho perchè ha sempre sentito la mancanza di una cosa del genere, ma perchè, in un certo senso, è l’ultima idea che gli passerebbe per la testa di fare e sente di doverlo fare per questo solo motivo. Dovremmo sapere tutti qual’è la situazione che ci si adatta di meno e come ci si sente ad esserci dentro.
*
I miei piani, per il momento, sono [...] Come piani non vanno oltre, ma le possibilità in senso stretto possono essere solo una fonte di preoccupazione.
*
Il vero mistero – che è l’unica ragione per leggere un libro, e certamente per scriverlo – per loro era qualcosa da smantellare, da distillare e ridurre in frammenti da tiranneggiare con le loro spiegazioni dispiaciute ma permanenti: monumenti a se stessi, in altre parole.
*
E in effetti il sergente Benivalle potrebbe benissimo star parlando con una segreteria telefonica. Per lui la morte e la sopravvivenza sono l’equivalente di un pianoforte per gli addetti di una compagnia di traslochi: un grosso lavoro, ma un lavoro da sbrigare come tutti gli altri.
*
Ricordo, in effetti, che la libanese che avevo conosciuto al Berkshire College, una volta, dopo che le avevo spiegato quanto la amassi, mi avevo detto: “Ti dirò sempre la verità, salvo naturalmente che non ti stia mentendo.” All’inizio non mi era sembrata una gran buona idea, ma pensandoci su dopo un po’ avevo capito che, in effetti, m’era capitata una rara fortuna. Mi era stata promessa la verità insieme al mistero, che non è una combinazione da poco. Ci sarebbero state delle cose importanti che avrei saputo e altre che avrei ignorato, e su questo potevo contare, era una cosa che potevo pregustare in anticipo, rimuginarci sopra, preoccuparmene se fosse stato abbastanza sciocco per farlo, il che non ero, e tutto quello che dovevo fare era dichiararmi d’accordo e sarei stati liberato per sempre.
*
E’ tipico della sua natura riporre la propria fede più negli oggetti che nelle essenze, il che, in un certo senso, ne fa una compagna perfetta.
*
… un sorrisino malvagio, tra l’imbronciato e lo strafottente, improntato a un oscuro autocompiacimento.
*
Solo che un giorno la nostra casa era stata scassinata, con quelle orribili polaroid sparse dappertutto e quelle lettere della donna del Kansas era saltate fuori ed evidentemente X aveva capito all’improvviso che le cose erano andate troppo in là di quanto noi stessi sapessimo, e la nostra vita in comune non offriva più prospettive e una separazione tra di noi, non sarebbe stata qualcosa di tragico o di doloroso, ma semplicemente qualcosa d’inevitabile, come dicono gli scrittori veri.
*
E’ una sensazione metallica, in chiave minore, come una remota nostalgia di fede tra gente senza fede.
*
E’ la fine di una giornata triste, che in un mondo migliore non ci sarebbe mai stata.

20 settembre 2005 1 commento

Gli sguardi… INTERPRETARE.
 
La sostanza…  RIMANERE.

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20 settembre 2005 2 commenti

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19 settembre 2005 Nessun commento
da “Sportswriter” di Richard Ford – Feltrinelli
(seconda parte)
 
Questa mattina sono uscito dal mio condominio sulla spiaggia piatta e sinuosa, e ho fatto una passeggiata, in calzoncini da bagno senza camicia. E ho pensato che uno degli effetti naturali della vita è quello di ricoprirti con uno strato sottile di… di che cosa? Una pellicola? Un residuo di tutte le cose che hai fatto e hai detto e sei stato e su cui ti sei smarrito? Non ne sono certo. Ma si è accumulata su di te, da tanto tempo, e solo di rado lo sai, se non che ogni tanto per qualche ragione o opportunità inaspettata, ne esci, – per un’ora o solo per un istante – e improvvisamente ti senti abbastanza bene. E in quell’istante magico capisce da quanto tempo è che non ti senti in quel modo. Sei stato malato, ti chiedi. La vita stessa è una malattia, una sindrome? Chi lo sa? Tutti ci siamo sentiti così, ne sono sicuro, perchè io non potrei sentire quello che centinaia di milioni di altri cittadini non hanno potuto sentire.
*
In effetti è una cosa che confonde, anche se ogni tanto – lasciatemelo dire – è meglio non correre il rischio. Si può correre un rischio di troppo e finire con il rimpianto come unica compagnia, per tutta una notte che, ci puoi scommettere la vita, non finirà mai.
*
“Sono solo geloso,” dico. “Non mi dici niente?”
“Non so.” Prende dalla borsa un flaconcino di profumo. lo apre e lo accosta al collo e ai polsi, stando sempre inginocchiata sul pavimento dell’aeroporto. Mi sorride in un certo modo malizioso che so che sa che mi piace da morire. “Non hai niente di cui preoccuparti, Mister: lasciatelo dire. Sei il numero uno e non c’è un numero due.”
[...]
E se potessi perpetuare questo istante – invece di perderlo nell’anticipazione di un viaggio tranquillo, di un incidente fatale, di un successo travolgente, di un amaro, ghignevole fallimento – lo farei, non uscirei mai da questo aeroporto, non ritroverei mai me stesso, e non saprei mai che cosa deve succedere. E invece bisogna sempre saperlo, anche se sei sempre tu ad aspettare, sempre lo stesso tu.
*
Questi incontri prima dell’alba sono stati un’idea mia, e in astratto sembrano uno strumento adeguato per due come noi per condividere quel tanto di intimità che ci resta. In pratica, sono sgradevoli come un’impiccagione ed è probabile che l’anno prossimo la smetteremo, anche se la pensavamo così già l’anno scorso. Il fatto è che io non so come esprimere il mio lutto e X neanche. Né io né lei disponiamo del vocabolario o del temperamento adeguato e così tendiamo piuttosto a passare il tempo chiacchierando, che non è sempre una cosa saggia.
*
Certe volte non si diventa realmente adulti fino a che non si subisce una perdita che ci colpisce davvero, e la vita, in un certo senso, ci raggiunge e sommerge come un’onda e tutto se ne va.
*
“Ci vediamo solo per qualcuno che è morto,” dice X, amara. “Non è triste?”
“Per lo più i divorziati non si vedono affatto. La moglie di Walter se ne è andata a Bimini e lui non l’ha più vista. A me sembra che ce la caviamo abbastanza bene. Abbiamo due splendidi bambini. Non stiamo troppo distanti.”
“Mi vuoi bene?” chiede X.
“Sì.”
“Così. E’ da molto che non te lo chiedo.”
“Io sono sempre felice di dirtelo.”
“Non me lo sento dire da un pezzo, se non dai bambini. Tu probabilmente te lo senti dire spesso.”
“No” (ma sarebbe una bugia dire che non me lo dicono mai).
“Certe volte penso che frequenti della gente tutta diversa, di cui non so niente, e mi sembra così strano. E’ una sensazione che non mi piace.”
“Frequento davvero poche persone.”
“Ti senti solo, allora?”
“No, neanche un po’.”
*
… una cosa di cui ha meno bisogno che di un altro ombelico.
*
Quello che tutti desideriamo davvero è giungere al punto in cui il passato non può dare alcuna spiegazione su di noi, che così siamo liberi, finalmente, di costruirci la nostra vita.
*
Alla mia storia io penso come a una serie di cartoline postali, con tante figure diverse sul davanti, ma senza messaggi particolari, o memorabili, sul retro.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
una volta finito di leggere questo romanzo subito me ne sono venuti in mente altri due (Il lamento di Portnoy & Herzog), seppur diversi, dove altrettanti protagonisti (Alexander Portnoy & Moses Herzog) sono stati in grado di lasciare una parte di loro in me e magari anche viceversa.

17 settembre 2005 4 commenti

GRAZIE ALLA MUNICIPALE
 
Ti ritrovi un venerdì notte a passeggiare in centro a Milano, nel tentativo di scoprire dove sia finita la macchina di quella persona che ti deve riportare a casa.
Passi di fianco al Duomo e ti fermi ad ammirarlo. Come le volte in cui arriva un tuo amico (sparso in giro per la penisola) per un concerto di un gruppo che fa una sola data in Italia e alla fine dello spettacolo ti dice: "Mi porti a vedere il Duomo, non l’ho mai visto".

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16 settembre 2005 Nessun commento
Thomas Dybdahl – Stay Home
(Stray dogs)
 

Stay home with me
Never look back
I won’t let you down
I won’t make a sound
If you stay home with me
I’d never let go
I won’t do you harm
I’d never go far
Just stay home with me

Stay home with me
Never look back
I won’t let you down
I won’t make a sound
If you stay home with me
I’d nevner let go
I won’t do you harm
I’d never go far
Just stay home with me
 
(N.B. Per scaricare la canzone, click destro sul titolo, salva con nome – fino a esaurimento spazio del server ospitante)

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16 settembre 2005 3 commenti
da “Sportswriter” di Richard Ford – Feltrinelli
(prima parte)
 
Il giorno è agli sgoccioli: siamo in quel pozzo profondo di ombre e mezza luce primaverile, quando il tardo pomeriggio si fa serata e tutti non desideriamo altro che metterci comodi in una poltrona di cuoio vicino alla finestra aperta, bere qualcosa in compagnia di qualcuno che amiamo o ci è caro, leggere le notizie sportive e magari appisolarci un momento, per svegliarci prima che la luce se ne sia andata del tutto, uscire nei nostri freddi giardini e ascoltare gli uccelletti che intonano il loro dolce canto crepuscolare. E’ per questi rugiadosi interludi che sono stati inventati i sobborghi. E, presi con cautela, possono avere un effetto benefico, non importa a quale fase della propria vita uno si trovi, o se disponga o meno della libertà di cui sopra. Certe volte, provo un tale senso di nostalgia per questa combinazione di ora e di luogo – diciamo quando sono da solo nella nebbiosa Spokane o nella gelida Boston – che negli occhi mi spunta un’irragionevole lacrima. Naturalmente è una nostalgia di tipo un po’ pastorale, ma può succedere a tutti.
*
Qual’è la vera misura dell’amicizia?
Ve lo dico io. Ammonta esattamente alla quantità di tempo prezioso che si sciupa per ascoltare le sventure e i casini altrui.
*
… da quando ho cominciato a concentrarmi nel tentativo d’essere al quanto più possibile me stesso, ho come la sensazione di essere uscito dalle secche e di stare per tornare al corso principale della mia vita vissuta.
*
… è che se si vuole che la vita abbia qualche valore, bisogna essere preparati ad affrontare, presto o tardi, l’evenienza del rimpianto più terribile e amaro. E bisogna essere capaci di sfuggirvi, perchè se no si corre il rischio di rovinare la propria esistenza.
*
Non è facile, ho finito per capire, avere un divorziato per vicino. In lui, c’è il caos in agguato: il contratto sociale su cui si fa normalmente affidamento è come messo in discussione dall’aspetto fumoso del sesso. Quasi tutti sentono di dover fare una scelta ed è sempre più facile scegliere la moglie, il che è quello che, per lo più, hanno fatto i miei amici e vicini. E anche se facciamo le solite chiacchiere oltre le siepi, da un vialetto all’altro, o da sopra una macchina all’altra nei parcheggi dei negozi di alimentari, scambiandoci osservazioni sullo stato dei rispettivi soffitti e impianti idraulici e sulla probabilità che l’inverno sia precoce e facciamo ogni tanto qualche vago programma di vita mondana, io in pratica non li vedo nemmeno e me ne sto per conto mio.
*
Il mondo è un posto più complicato e meno drammatico di quanto gli scrittori facciano finta che sia.
*
Almeno cento cose diverse, cento sensazioni in lotta tra loro per imporsi e imprimere il loro marchio su questo istante, facendo di un’azione normale qualcosa di drammatico, di definibile e di conoscibile in permanenza.
*
“Voglio dire che certe volte le cose possono sembrare peggio solo perchè non sono meglio. Non so neanche se ci ho mai pensato prima,” ho aggiunto. “Ma penso che sia proprio così”.
“La gente non ha il diritto di pensare che gli puoi migliorare la vita,” ha detto Walter in tono trista. “Ma lo vogliono lo stesso, sono d’accordo con te”.
“Non so se è giusto o no,” ho detto io. “Certo, sarebbe bello poterlo fare. Un volta pensavo di poterlo fare, almeno credo”.
“Io no,” ha detto Walter. “Me l’ha provato un matrimonio schifoso”.
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Continuavo a vedermi dal di fuori, mentre facevo le cose che mi dicevano di fare, e questo bastava ad impedirmi di farle veramente bene. Sembravo perseguitato da una specie di congenita ironia, che non serviva ad altro che a rendermi un ragazzino riflessivo e un po’ saputello, con gli occhi sfuggenti e i modi elusivi…
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Il dolore, il vero dolore, è relativamente breve, ma il lutto può essere lungo.
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Sembrava che tutto fosse a portata di mano e adesso non sono sicuro che la vita non mi abbia superato rombando come un autotreno, lasciandomi appiattito al margine della strada.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
romanzo consigliato, una scoperta (per me). Il personaggio che Ford crea, Frank Bascombe, è qualcosa di straordinario. Leggi, lo vedi, poi cogli qualche suo lato simile al tuo e infine ti ritrovi a fare il tifo per lui, vorresti essergli a fianco per aiutarlo nel momento del bisogno. Basta poco, l’arco di qualche giorno, per creare un grande romanzo che parla di quella strana bestia che è l’uomo. (per chi magari avesse qualche remora a causa del titolo, lo sport c’è, ma è un sottofondo)

15 settembre 2005 3 commenti

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