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Archivio per agosto 2005

31 agosto 2005 1 commento

DA OGGI

Se volete linkare il mio blog, da oggi potete usare il bottoncino che trovate qua sotto:

Per sapere come fare, andate nella colonna di sinistra, alla sezione GRAZIE.

Si ringrazia Don Jago per la realizzazione.

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da “Poesie” di Velimir Chlébnikov – Einaudi
(prima parte)
 
Dal sacco
si sparsero al suolo le cose.
Ed io penso
che il mondo
è soltanto un sogghigno,
che luccica fioco
sulle labbra di un impiccato.
 
*
 
Esorcismo col riso
 
Oh, mettetevi a ridere, ridoni!
Oh, sorridete, ridoni!
Che ridono di risa, che ridacchiano ridevoli,
oh, sorridete ridellescamente!
Oh, delle irriditrici surrisorie-il riso dei riduli ridoni!
Oh, rideggia ridicolo, riso di ridanciani surridevoli!
Risibile, risibile,
ridifica, deridi, riduncoli, riduncoli,
ridaccoli, ridaccoli.
Oh, mettetevi a ridere, ridoni!
Oh, sorridete, ridoni!
 
*
 
Il mio libro del volto così decifrato,
sul bianco, sul bianco – due braci grigie!
Dietro a me, come un grigio vanello,
si strugge il lenzuolo di Mosca.
 
*
 
Gli anni, gli uomini e i popoli
fuggono via per sempre,
come l’acqua fluente.
Nel duttile specchio della natura
le stelle fan da rete, noi da pesci,
i numi sono spettri in grembo al buio.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
un pazzo! un grande!
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Eels – "Dust Of Ages"
(Blinking lights and other revelations)
 
This is the day
That i give myself up cold

The dust of ages
Settles on your days
And so you shake your coat off
And get on your way

Bloodshot and trembling
A new day has begun

The dust of ages
Settles on your days
And you blow it all away
And get on your way

The dust of ages
Settles on your days
But i’m not fuckin’ around anymore
I’m on my way

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30 agosto 2005 1 commento
Disturbo alla quiete pubblica
di Richard Yates
– minimumfax - 
 
Un negro macilento di mezza età si alzò e si diresse al podio. Indossava un completo blu a buon mercato e fu accolto da acclamazioni e fischi. Strinse la mano a Tony e ringraziò l’uomo che gli porgeva il vassoio con la torta, ma quando dal pubblico si alzò un coro stonato di “Taa-nti auguu-ri aa…” alzò una mano e disse: “No, no, per favore; questa è una canzoncina per bambini. Ho quarantasette anni. Anche i miei figli non sono più bambini, ormai: sono cresciuti e se ne sono andati”. Guardò la torta per un pò. “Mi pare impossibile”, disse, “un anno intero. L’unica cosa di cui sono sicuro è che non ce l’avrei mai fatta senza il vostro aiuto… senza Tony, qui, e tutti voi. Se penso a com’ero… a come sono stato per tanto di quegli anni che non voglio nemmeno pensarci… e certe volte mi viene in mente soltanto che tutte le mattine mi svegliavo in ginocchio, abbracciato alla tazza del cesso, a vomitare le budella, e dicevo a me stesso: ‘Sylvester, tu stai pregando. Stai adorando l’unico altare in cui hai mai creduto davvero’”.
*
Una cosa buona, se non altro, c’era: un sacco di bourbon nell’armadietto della cucina. Appena si fu rivestito tirò fuori il ghiaccio e se ne versò uno doppio che somigliava molto a uno triplo.
“Vuoi da bere?”, chiese a Janice.
“No, grazie”. Janice, seduta su un alto sgabello da cucina con indosso pantaloni sportivi e un colino in grembo, puliva fagiolini per la cena e non alzò lo sguardo. “Non è un po’ presto?”
“A me sembra tardi a sufficienza”.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un altro gran bel romanzo, dopo il precedente Revolutionary Road. La scrittura di Yates è precisa, diretta senza paura di affrontarsi (visto che le sue opere abbondano di riferimenti autobiografici), quasi semplice, ma intensa. Sa cosa vuole dire e come farlo per far entrare il lettore in una situazione, sensazione. Assolutamente spettacolare è la parte dove viene descritta la caduta definitiva di John Wilder (pag. 236-279, più o meno) e naturalmente la caratterizzazione dello stesso.
“Non voglio il successo, voglio lettori” – Richard Yates.

29 agosto 2005 4 commenti

QUESTA SERA MI TROVATE QUI
 
Ore 21,00 Piazza Cavour (CO) – Caffè Letterario
 
Incontro con l’autore: Reading
Giordano Meacci, Ivano Bariani, Christian Raimo, Marco Cassini
"Confini generazionali – il giovane scrittore non esiste"
Introduce e dialoga Alessandro Bertante

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29 agosto 2005 2 commenti

IN VISIONE:

Italian Sud Est
(Italia – 2003)

di Fluid Video Crew
con Antonio Aluisi, Caterina Tortosa, Matteo Fraterno, Gianni Monteduro, Alberto Signore, Lea Barletti, Fabbrizio Pugliese, Fabbrizio Saccomanno, Biagino Bleve, Vincent Brunetti, Mario Fracasso, Med Ippolito Chiarello

Trama:
Salento 2003. Due storie si intrecciano durante il tragitto dei treni delle Sud-Est, la ferrovia locale che attraversa la provincia di Lecce. Caterina vaga per il Salento in cerca di storie del luogo, Gigellino, manovale costantemente preso in giro dai colleghi, cambierà il destino di Caterina.
Postilla:
bel ritratto di un’Italia che forse sta scomparendo e poi c’è lu Salentu!

Christiana F. – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino
(Germania Ovest – 1981)

di Uli Edel
con Natja Brunckhorst, Thomas Haustein, Jens Kuphal, Christiane Reichelt, Daniela Jaeger, Jan Georg Effler
Trama:
Berlino anni ’70. Basato su una storia vera il film racconta la degradazione di una quattordicenne che entra nel tunnel della droga.
 

Appuntamento a Belleville
(
Francia/Belgio/Canada – 2003)

di Sylvain Chomet
Trama:
Il piccolo Champion vive con la nonna, Madame Souza. La sua è un’infanzia solitaria, niente sembra interessarlo o renderlo felice, finché un giorno non riceve in dono una bicicletta… La passione sportiva lo condurrà attraverso inimmaginabili avventure, rapimenti e viaggi in terre lontane. E Madame Souza, aiutata da un trio di vecchie jazziste, Les Triplettes de Belleville, e dal fedele cane Bruno dovrà correre in suo aiuto.
Postilla:

bello, bello, bello !

Tokyo Godfathers
(Giappone – 2004)

di Satoshi Kon

Trama:
Natale. Neve su Tokyo. Da qualche parte a Shinjuku, tre esuberanti senzatetto si fanno compagnia. Sono Gin (un ex ciclista alcolizzato), Hana (un ex travestito) e Miyuki, una ragazza scappata di casa. Mentre i tre rovistano tra mucchi di spazzatura per cercare i loro personalissimi "regali di Natale", sentono un pianto soffocato proveniente dal cumulo di immondizie: è una neonata. Aiutati da un biglietto da visita e da qualche fotografia, gli improbabili componenti di questa strana famiglia iniziano il viaggio alla ricerca della casa della bambina.
Postilla:
purtroppo di questo film sono riuscito a vedere solo i primi trenta minuti (molto promettenti) causa guasto dvd.
 
Intacto
(Spagna 2001)

di Juan Carlos Fresnadillo
con Leonardo Sbaraglia, Max von Sydow, Eusebio Poncela, Mónica López
Trama:
Quattro persone tutte sopravvissute a incidenti o disastri naturali, sono legate tra loro dal destino. Tomas, Federico Sam e Sara: le loro vite sono tenute insieme da un filo sottilissimo che, da un momento all’altro, potrebbe spezzarsi portando tutti e quattro sull’orlo della tragedia…
Postilla:
l’idea di base è molto interessante, certe scene sono proprio ben fatte, ma forse si poteva fare di più sullo sviluppo della trama.

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da “Musica rock da Vittula” di Mikael Niemi – Iperborea
 
Il progresso era arrivato così di colpo che la gente continuava a sentirsi povera anche se era diventata ricca. Ogni tanto le prendeva la paura di perdere tutto. Le casalinghe dietro le loro tendine cucite a mano pensavano con un brivido a come era andata di lusso. Avevano una casa intera tutta per loro e la loro prole. Potevano permettersi di comprare vestiti, senza dover mandare in giro i bambini pieni di toppe. Avevano perfino la macchina. E adesso anche la strada sterrata sarebbe sparita, coronata da uno strato d’asfalto nero e lucente. La miseria avrebbe messo una giacca di pelle nera. Era il futuro che venivano a posare, liscio come la guancia di un bambino. E i loro figli ci avrebbero pedalato sopra con le loro biciclette nuove in corsa verso la prosperità e una laurea in ingegneria.
*
Stava per arrivare la primavera e i rigori dell’inverno cominciavano ad addolcirsi. Le giornate erano sempre corte, ma all’intervallo del pranzo si riusciva a intravedere il disco solare con un’arancia sanguigna sopra i tetti ghiacciati delle case. Bevevamo la luce con le nostre gole riarse, e quel succo dorato ci riempiva di voglia di vivere. Era come uscire da una tana, svegliarsi dal letargo.
*
Normalmente me ne sarei andato e l’avrei lasciato in pace. Sapevo che a papà piaceva stare solo e che spesso rimaneva lì ore a guardare il fuoco, macinando pensieri malinconici in quella sua testa ugro-finnica. Ma quella sera sentivo che c’era sotto qualcosa. Era quel contatto intuitivo che si sviluppa che si sviluppa spesso tra padre e figlio quando non si parla tutto il tempo. Si ritorna a essere semplicemente due maschi della specie, si annusa il sedere dell’altro, si ascolta il suo respiro. Si tendono i muscoli, poi li si rilassano e si sentono i sordi messaggi della digestione attraverso la pelle e il sangue. Si diventa organici. Ci si spoglia completamente. Si distende la fronte cancellando le frasi rugose della quotidianità.
 
Postilla squisitamente:
cambia drasticamente il paesaggio, ma la vita, le sensazioni sono simili, molto simili. Un romanzo sulla gioventù, la famiglia, la scoperte giorno per giorno.
Due appunti:
1) il titolo trae in inganno, perchè sì la musica e il rock ci sono, ma sicuramente non sono il tratto principale della storia.
2) è il primo libro di Iperborea che leggo… scomodo! (se qualcuno sa dirmi il perchè abbiano scelto un formato simile, si faccia avanti)
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27 agosto 2005 2 commenti

Ieri pomeriggio, mentre ero al pc a scrivere, all’improvviso mi è venuto l’impulso di alzarmi. Ho iniziato a saltare per tutta la casa, menando le braccia casualmente per aria e ridendo come un deficiente. Quando, nel bel mezzo di una giravolta, la mia vista prima è stata una parte della mia libreria e un’abatjour rossa e subito dopo le finestre degli uffici del palazzo di fronte al mio (ormai aperti e brulicanti di gente dopo le ferie estive), mi blocco. Mi risiedo davanti al pc e rinizio a scrivere.

Primi sintomi di pazzia? o devo solamente cambiare pusher?

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26 agosto 2005 4 commenti

Avevo preparato un post per oggi, ma devo aver dimenticato a casa il cd con il file word…
fosse solo quello…

mi sa che devo ancora riprendere un ritmo più normale e soprattutto sano ?!?!

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25 agosto 2005 4 commenti

BLOG RIAPERTO

Stanotte ho sognato (dev’essere stato molto lungo visto che me lo ricordo) di andare in giro per una città, indifferente se la mia o meno, con un paio di panatloni dalle gambe lunghissime. Continuavo a inciampare, allora guardavo in basso e vedevo solo questa stoffa tutta stropicciata, nessun tipo di scarpe e quasi la sensazione di non avere dei piedi. Ho provato a tirarli sù in vita, fare i risvolti, reggerli con le mani, ma niente, continuavo a sentirmi lento, pesante, goffo.

Mah ??

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5 agosto 2005 5 commenti

 
Dalle 18.30 di oggi il blog andrà in vacanza.
 
“Beato lui”, pensa il curatore dello stesso, perchè molto probabilmente rimarrà in città.
 
Ma non si dispera, non è detta l’ultima parola e se questa verrà detta sarà sempre lui a dirla o volerla dire.
 
Potreste, non si sa mai, trovarlo:

° in Spagna a breve
° nel Salento a fine agosto
° a Trieste
° in qualche agriturismo tra la Liguria e la Toscana
° dietro al bagliore del suo pc nel monolocale dove abita
° tra laghi e montagne della provincia lariana
(le ultime due sono le ipotesi più accreditate dai bookmakers londinesi)
° o magari qui (update 11.46)  
 
Aggiornamenti nella sezione Leggo…, Ascolto… e un nuovo sottotitolo per il blog, ormai di ragioni irrazionali ce n’è abbastanza.
 
Se tutto va… le trasmissioni riprenderanno a partire da lunedì 29 agosto 2005, anche se non è da escludere qualche intervento corsaro.
 
State bene e non esagerate!
(a quello ci sto già pensando io)
 
°°° UpDate 14/08/05 – 01.20 °°°
 
L’impersonalità è come un ago sotto pelle.
 
°°° UpDate 14/08/05 – 12.35 °°°
 
Ordine IBS:
 
Russel Banks – L’angelo sul tetto
Elias Canetti – Auto da fé
Gary Shteyngart – Il manuale del debuttante russo
Milo De Angelis – Tema dell’addio
  
°°° UpDate 14/08/05 – 17.54 °°°
 
Oggi ho scritto la chiusura di un racconto e siccome mi sembra proprio ben fatta, mi sono sentito bene, un lampo.
 
°°° UpDate 23/08/05 – 13.38 °°°
 
Aggiornato Leggo…
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da “Cargo” di Matteo Galiazzo – Einaudi
(seconda e ultima parte)
 
In questo dentro il mio cranio ci sono non quanti centimetri cubi di neuroni, non so quante ore filmate di ricordi, non so quante boccette di profumo pronte ad aprirsi e a collegarsi con altre sequenze filmate di immagini che giacciono nascoste nel groviglio, non so quante istruzioni automatiche che mi fanno fare cose come la pipì o scendere le scale o trovare la bocca con il cucchiaino al buio o rimestare il cibo dentro la bocca con la lingua senza mordermi la lingua masticando, e poi non so quante idee di bellezza a proposito di curve del viso, fanaliere posteriori di automobili, quadranti di orologi, oggetti pensili, caratteri tipografici, e poi non so quante istintive antipatie per questo e per quello e poi un cancro al cervello pesante quanto un milligrammo.
In mezzo a tutta questa roba il cancro deve farsi spazio, spingere le cose, infilarsi tra il movimento automatico con cui faccio il numero di telefono del mio migliore amico e il ricordo di quella visita alla catacombe di Protzeon da bambino.
Il cancro non mi fa male. Non è colpa sua se sta crescendo. Non ha scelto lui di essere in me e non in qualcun altro. Di sicuro si è inconsapevolmente trovato a esistermi dentro, senza sapere come. E’ probabile che non possa farci niente, che magari sia più o meno come un tizio che si dibatte nelle sabbie mobili e agitandosi aggrava continuamente la sua situazione.
Questa sua crescita va organizzata in qualche modo. Man mano che lui cresce si appropria di compiti che una volta spettavano a me. Si mangia dei ricordi che d’ora in poi toccherà a lui ricordare. Si sta mangiando la mia sensibilità alle mani, d’ora in poi passerà a lui la consegna di sentire il ruvido e il morbido e il caldo e il freddo e le punture di spillo sulle dita. Si è bevuto il mio senso del gusto, spetterà a lui il dolce retrogusto del Marsala, d’ora in poi.
Quando metà della mia faccia sarà inespressiva spetterà a lui instillare in quelli che mi vedono l’idea di un viso intero. Quando il cancro avrà raggiunto l’area dei gesti, starà a lui procurarmi il modo di ottenere ugualmente quello che quei gesti mi avrebbero procurato, attraverso ospedali, infermiere, attrezzature mediche. Non potrò più lavorare e sarà lui a pagarmi lo stipendio attraverso la pensione di invalidità (probabilmente non otterrò nessuna pensione di invalidità, ma questo non è colpa del cancro).
Per mezzo della sua presenza in me sarò esentato dal dover vivere una percentuale sempre maggiore di vita, man mano che il tempo passerà. La vita si assottiglierà e alla fine diventerà una lama, una carta velina, la parete di una bolla, una pellicola spessa una molecola, poi il vertice, che non è in nessun luogo, ma io sarò là. Io e lui saremo là. Questo restringimento provocherà dolore, certo. Ma anche un’espansione provocherebbe dolore. Io credo che anche il cancro, costretto a espandersi continuamente dentro al mio cervello, provi un dolore speculare al mio. Si piange sempre quando lo spazio varia di dimensione. Quando le pareti dell’utero si trasformano improvvisamente in quelle di una stanza piene di ostetriche e di aria ghiacciata.
Io credo che anche il cancro stia soffrendo. Man mano che il tempo passa dispone di sempre più cellule che possono organizzarsi in un’unanime vibrazione dolorosa. Io invece mi riduco, e anche il dolore si riduce, si riduce la mia capacità di immaginare in anticipo il dolore, che è la cosa peggiore. Non so se tutto questo sia vero. Ma per provare nei suoi confronti la stessa pietà che provo per me stesso mi basta sapere che in ogni caso entrambi nello stesso istante.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
Evidentemente il motivo per cui uno scrive è cercare di riempire dei vuoti. Si tende sempre a riempire i vuoti. Uno legge delle cose e si fa l’idea che tra le cose scritte esistano dei vuoti, e si dà da fare per scrivere lui le cose che possano riempire quei vuoti. In realtà non esiste nessun vuoto. In realtà è già tutto pieno. Solo che la nostra mappa fa acqua, è per questo che si continua a scrivere. Per lo più sempre le stesse cose. – uno degli appunti dell’autore riportati a fine libro.
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Eels – Blinking Lights (For You)
(Blinking lights and other revelations)
Blinking lights on the airplane wings
Up above the trees
Blinking down a morse code signal
Especially for me
Ain’t no rainbow in the sky
In the middle of the night
But the signal’s coming through
One day i will be alright again

Blinking lights on the highway cars
Stopping one by one
Get a look at the accident
Didn’t see that one coming

And the doctor in the sky
Gonna bring his chopper down
Gonna bring me out alive
And set me on the ground
Once more again

Blinking lights on the airplane wings
Up above the trees

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!

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4 agosto 2005 4 commenti

X & Y

Classica tavolata estiva di amici in ampio giardino.
 
Z sta facendo vedere la sua nuova cintura a T e quando questi gli chiede, “Quanto l’hai pagata?”, Z risponde, “80 euro”.
 
X: Per quella cintura?
Y: Io ne pagherei anche 200, se mi piacesse veramente.
X: Bel coglione!
Y: Allora? Cosa c’è di male? Cazzo tu sei proprio un’estremista. Perchè devi giudicare? Chi sei tu per farlo? Sembra sempre che tu ti creda superiore agli altri.
 
X ribatte poco convinto, cerca di spiegare che non è un giudizio, è solo come la pensa lui, indipendentemente dalla persona. Potrebbe anche essere, anzi spesso lo è, lui stesso. Ma Y non ha finito, continua per una decina di minuti abbondanti sulla falsa riga di quanto sopra riportato: estremista-giudizio-superiore.
La tavolata si zittisce quando sente dei toni più alti provenire dal lato opposto, si fa attenta, ma dopo poco la scenetta finisce. Tutto torna ad una calma apparente.
 
Y: Scusa, è che a me gli estremismi proprio non piacciono.
X: Figurati. A me…
 
X non ci pensa, non lo sente proprio. Normalmente magari avrebbe prodotto un piccolo graffio, ma adesso ci sono tagli da cicatrizzare e sono più di uno.
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SEGNALO:
 
Qui, su Nazione Indiana, trovate alcune prime poesie di Boris Vian tradotte da Andrea Inglese.

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3 agosto 2005 1 commento
da “Cargo” di Matteo Galiazzo – Einaudi
(prima parte)
 
Ti ricordi com’era il cielo del deserto? Sì, lo ricordo padre. Pesante. e ininterrotto. Schiacciava i nostri corpi verso la terra e dovevamo strisciare con la testa nella sabbia.
Ora abbiamo questa foresta e questo nuovo cielo. I rami lo spezzano in minuscoli coriandoli azzurri. Facile è ora farne manciate e gettarli nel vento.
*
C’è una difficoltà totale nei suoi movimenti, è come se fosse intrappolato in un ritmo. Ha degli scatti fluidi, come se il suo cervello fosse continuamente bloccato lungo il percorso da una serie di passaggi a livello.
*
Io penso che si dovrebbe fare molta meno fatica, pensa Alfio. Molta della fatica che facciamo oggi è inutile. E’ dovuta al sistema della concorrenza, penso, pensa Alfio. E’ attrito prodotto dal sistema della concorrenza. E’ solamente attrito. La concorrenza fa sprecare un sacco di energie, io lo so. Io non so come sia potuto venire in mente a qualcuno che la concorrenza fosse il sistema perfetto per produrre i beni e i servizi di cui abbiamo bisogno. Equivale a pensare agli ospedali come a posti dove i malati si pestano l’un l’altro a mani nude. E sopravvive il più forte. Non so come si possa essere formata l’idea che un sistema in cui tutti cercano di fregarti sul peso sia il sistema migliore. Un sacco di energia sprecata. Boh. Scommetto che anche tutto questo ha a che fare con la virilità.
E’ come il discorso sullo stato di anarchia, pensa Alfio. Io non credo che potrà mai esistere l’anarchia, cioè un mondo dove tutti si fanno i cazzi propri e nessuno interferisce negli affari degli altri. Gli uomini in verità sono dei gran rompicoglioni.
*
E’ una cordata contro di me. Mi stanno come scalando. Non ho più la maggioranza azionaria di me stesso. Mi sento una società di comodo.
*
Umbriel non vuole che i suoi gesti appesantiscano la sua memoria, e cerca di trasformare la sua esistenza di adesso in una linea piatta e sottile, che non renda lo scatolone dove rovistare ancora più ingombro.
[...]
Umbriel è convinto che per ogni cosa nuova che succede e che lascia una traccia in lui, una vecchia e già accaduta debba uscire per sempre dalla sua mente e dalla sua possibilità di ricordare. Umbriel non sa quali siano queste cose che escono dalla sua mente ogni giorno, non le può controllare queste cose che escono e diventano inaccessibili. Umbriel ha paura che un giorno ci sarà anche la cosa che sta cercando di ricordare senza riuscirci. Oppure che la cosa sia già uscita dal suo cervello per sempre.
*
L’intelligenza nasce solo dove è necessaria.
*
La ragazza di Alfio si chiama Betta. Occhi color blue jeans usati. Capelli neri come toner. Un visetto furbetto come un punto e virgola. Un corpicino quattro chili più rotondo del peso forma sancito dagli esperti. Perciò bellissima.
[...]
Metti che si possano vedere in media un’ora al giorno e un po’ di più nei fine settimana. Cos’è un’ora la giorno? Un ventiquattresimo di lei. Deeltio è costretto ad avere una percezione di lei ridotto a un ventiquattresimo. E gli altri ventitre?
*
Trovo che il mare a Genova sia paradossalmente lontano. Separato dalla città dal porto, porto che rende il mare un mestiere. Il mare è tenuto lontano, toccato soltanto con delle pinze speciali: banchine e gru. Il porto stesso ha la forma di una pinza, una pinza che serve ad afferrare il mare, a tenerlo lì buono e fermo mentre ci carichi sopra acciaio e carbone. Il mare a Genova l’ho sempre visto da lontano e dall’alto.
*
Io non è che non mi fido di lei. E’ della vita che non mi fido.
*
Umbriel avrebbe voluto essere assolutamente sincero in tutto quello che ha scritto, ma è stato sempre impossibile. Quale frase possiede la qualità di essere biunivocamente corrispondente alla verità interna, alla verità mentale di Umbriel? La verità personale di Umbriel non è un suono singolo, ma un accordo distonico, non è una retta, ma una superficie dai bordi irregolari e frastagliati. L’unico modo di dire la verità è tacere, pensa Umbriel.
*
-Ma la prego, torniamo alla frivolezza di prima. Con quanti di questi insoddisfacenti maschi ha avuto a che fare nel corso della sua vita? E se sono così insoddisfacenti, come mai ne ha avuti così tanti?
-Bella domanda. E se la merda puzza così tanto, come mai ci ostiniamo a farne di nuova tutti i giorni?
-Una gran bella frase.
-Può darsi. Le grandi frasi vengono sempre pronunciate per sbaglio. Chi le dice di solito stava cercando di spiegare qualcos’altro.
*
I sogni di Betta sorgono da fondali di luce. Se le figure dei nostri sogni si avvicinano ingrandendosi nel buio, quelle di Betta entrano trasparenti, la luce è come l’acqua di una fontana e loro, le figure, si divertono a giocare, schizzando, spruzzando, sputando raggi verdi al posto di raggi bianchi, modificando frequenze e traiettorie ai getti di fotoni che formano lo stagno di luce in cui galleggiano.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
devo ammettere che dopo le prime 70 pagine lette faticosamente, troppo faticosamente, stavo per smettere. Siccome però non è mia abitudine farlo, neanche con i libri più brutti, sono andato avanti. Il mio giudizio è cambiato, anche se non stravolto. Ho apprezzato la trama, la capacità inventiva, la qualità della scrittura. Rimane comunque un libro dove l’abilità è il punto forte, a discapito della sensazione, l’emozione. Inoltre ci sono interventi “dello scrittore nell’atto dello scrivere” e questa è una cosa che raramente mi può far piacere.
P.S. questo libro era stato consigliato da Drago sul blog del Maltese, in risposta a qualcuno che parlava di Perceber…
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AfterhoursPelle
(Siam Tre Piccoli Porcellin)
 
è facile sai
averti
se chiudo i miei begli
occhietti spenti

e cerco su di me
la tua pelle che non c’è
poi ti entro, in fondo
dentro, lo sai
soltanto per capire chi sei
forse sei un congegno che
si spegne da se

e puoi maledire
la tua bocca
se sbagliando mi chiama
quando lui ti tocca

cercherò su di me
la tua pelle che non c’è
ti entravo, in fondo
dentro, lo sai
soltanto per capire chi sei
forse sei un congegno che
si spegne da se

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The assassination of Richard Nixon
U.S.A., Messico – 2004
 
di Niels Mueller
con Sean Penn, Naomi Watts, Don Cheadle, Jack Thompson, Brad Henke
 
Trama:
La vera storia di Sam Bicke, un commerciante di mobili che nel 1974 pianificò l’assassinio del Presidente Richard Nixon.
 
 
Una lunga domenica di passioni
Francia, U.S.A. – 2004
 
di Jeanne-Pierre Jeunet
con Audrey Tautou, Gaspard Ulliel, Jean-Pierre Becker, Dominique Bettenfeld, Julie Depardieu
 
Trama:
Dopo che il suo fidanzato, partito per la guerra, viene dichiarato morto, Mathilde rifiuta la notizia e si mette alla ricerca della verità…
 
 
Il mercante di Venezia
Gran Bretagna, Italia – 2004
 
di Michael Radford
con Al Pacino, Lynn Collins, Jeremy Irons, Charlie Cox, Joseph Fiennes, Kris Marshall, Zuleikha Robinson, Allan Corduner, Gregor Fisher, Tony Schiena, John Sessions, Radica Jovicic, Julian Nest
 
Trama:
Per poter corteggiare degnamente la bella Porzia il nobile Bassanio deve chiedere un prestito ad Antonio, il mercante di Venezia. Antonio deve però a sua volta farsi prestare il denaro dall’usuraio ebreo Shylock che, come pegno per la restituzione della cifra, pone l’incredibile condizione di prelevare una libbra di carne dal corpo dell’affascinante Antonio.
  
Postilla squisitamente PERSONALE:
i film sono tutti e tre abbastanza buoni, dal classico e sempre affascinante del Mercante di Venezia alla ben scolpita atmosfera di Assassination fo Richard Nixon. Una lunga domenica di passioni invece, oltre a ricordarmi per molti spunti Il favoloso mondo  di Amelie, mi rappresenta molto bene quando la protagonista affida il destino di eventi di grandissima importanza a cose altrimenti banali, comuni alla vita di tutti i giorni.
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1 agosto 2005 4 commenti

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