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Archivio per luglio 2005

29 luglio 2005 5 commenti
Oggi ho sentito il peso… avrei bisogno di una vacanza da me stesso.
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Damien Rice – I remember
( O )
Lisa Hannigan:

I remember it well
The first time that I saw
Your head ‘round the door
‘Cause mine stopped working

I remember it well
There was wet in your hair
I was stood in the stair
And time stopped moving
I want you here tonight
I want you here
‘Cause I can’t believe what I found
I want you here tonight, I want you here
Nothing is taking me down, down
I remember it well
Taxied out of a storm
To watch you perform
And my ships were sailing
I remember it well
I was stood in your line
And your mouth
Your mouth, your mind
I want you here tonight I want you here
‘Cause I can’t believe what I found
I want you here tonight want you here
Nothing is taking me down, down, down
Except you my love
Except you my love
 
Damien Rice:

 
Come all ye lost
Dive into moss
I hope that my sanity covers the cost
To remove the stain of my love
Paper maché

Oh come all ye reborn
Blow off my horn
I’m driving real hard
This is love
This is porn
God would forgive me
But I
I whip myself scorn, scorn

I wanna hear
What you have to say about me
Hear
If you’re gonna live without me
I wanna hear what you want
I remember december
And I wanna hear
What you have to say about me
Hear if you’re gonna live without me
I wanna hear what you want
What the hell do you want

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28 luglio 2005 6 commenti
ILLUMINAZIONE
 
L’altro giorno, girando di link in link tra vari blog, ho letto una cosa, non ricordo se un post o commento, che mi ha sconvolto per la sua semplicità evidente:
 
“Chiunque ha un blog, ha un libro nel cassetto”
 
Calcolando che ormai solo la piattaforma di Splinder conta 130.350 blogs …
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Eels -  Understanding Salesmen
(Blinking lights and other revelations)
 
A knock on the door means
Hello jesus calls
A ring on the phone means
A trip to niagara falls

Daddy don’t let me down this time
I’m all alone inside my mind
And it’s no small thing
That i must prove to you

A late night card game
With the guys is alright
But i would rather take you
For a test drive

Daddy don’t let me down this time
I’m all alone inside my mind
And it’s no small thing
That i must prove to you

While i look out
On the passing fields
The sun through the bugs
On the windshield
Makes me feel
Like i
Don’t matter

A knock on the door means
Hello jesus calls
A ring on the phone means
A trip to niagara falls

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AVVISO AI LETTORI DI QUESTO BLOG:
 
da oggi qualsiasi commento anonimo verrà cancellato immediatamente.

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO:

da oggi inizia la mia collaborazione con KaGaMoShO (blog a sei piedi & tre sfinteri). Nel frattempo leggetevi il mio rap nella colonna di sinistra e fatevi due risate.

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da “Il nipote” di James Purdy – minimumfax
 
In luglio, gli autotreni e i camion con i rossi frutti succosi e maturi stavano già dirigendosi alla fabbrica di ketchup e pochi giorni dopo si sentiva nell’aria il primo intenso odore di pomodori, zuccheri e spezie.
*
“Siediti su quest’affare morbido”, disse la signora B., indicandola la poltrona accanto al letto. “Sei stata così gentile a far visita a una vecchia moribonda”.
“Non parli così”, la pregò Alma, con un’aria niente affatto divertita.
“Non crederai che mi darei moribonda se lo pensassi davvero, sciocchina”, disse la vecchia. ”La mia sola paura, cara ragazza, e di essere immortale”.
Alma rise.
*
“Be’, Vernon e io abbiamo tutti e due un umore costante. Litighiamo sempre”.
*
Spesso, la sera, spegnevano tutte le luci e restavano seduti al buio, a chiacchierare. Chi passava, non vedendo la luce, avrebbe potuto credere che guardassero la televisione. Ma loro non avevano il televisore, perchè né Bpyd né Alma avevano il minimo desiderio di guardare o di ascoltare qualcosa che, in fondo, li riguardava molto poco.
Seduti al buio, il vuoto e l’immutabilità del presente si allontanavano un poco. In quel buio voluto, la loro età si faceva indefinita e avevano l’impressione di vivere nuovamente in un periodo di vigore.
Mentre parlavano al buio, avevano addirittura l’impressione di rivivere tutta la vita, di essere pienamente padroni della loro esistenza. Amici e parenti morti da tempo entravano nella loro conversazione, e il vuoto duro e implacabile del presente si dissipava. Era come toccare terra, respirare aria. La notte si sollevava dalla notte.
*
“Come ti dicevo, stare con quelle due veterane… mi ha fatto rivivere tutto quello che ho passato in questa città. Sentir parlare di Cliff, forse… Ricordi, abitavo vicino ai Mason quando la mia prima moglie era ancora viva”.
“Certo che me lo ricordo”, gridò lei.
“Ricordi che poco prima che mancasse… quella primavera…”
“E difficile che possa dimenticarmelo”, disse lei, e collera e amarezza lottavano con una tristezza genuina.
*
“Avrei dovuto aspettare domani mattina a dirtelo”, si scusò di nuovo Faith. “Ma non c’era nessun altro a cui lo potessi dire”.
“Non capisco perchè continui a ripetere queste cose”, disse alma con una punta di rabbia. “E’ qui che dovevi venire e sono io la persona con cui dovevi parlare. Con chi altri avresti potuto, se no?”
“Tu sei così forte, Alma”.
“No”, rispose Alma. “E’ solo che ho paura di lasciarmi andare, nient’altro”.
*
Poi si arrendeva con condiscendenza, indifferenza, pietà, ironia, a seconda delle circostanze o del punto di vista che aveva in quel momento.
*
Ci fu un lungo silenzio.
“Be’, Vernon”, disse finalmente Alma. “Le ho chiesto la verità e lei me l’ha detta. Forse le sembro riconoscente o forse no. Ma la verità non ti fa mai sentire riconoscente, per quanto tu abbia promesso di esserlo”.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
come già avevo detto per il precedente (Malcom) libro pubblicato da minimumfax, Purdy sembra scrivere in un modo molto preciso, quasi perfetto. E se nel primo libro questa sua caratteristica mi era sembrata naufragare in una trama poco centrata, troppo lontana, in questo invece il gradino si alza, perchè la storia c’è, si legge e si sente. Eppure ancora qualcosa non mi quadra…
Perfetta la copertina!!
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26 luglio 2005 1 commento
Great lake swimmers
Moving pictures silent films
 
Oh wake me please when this is over
Oh when the ice is melted away
And the hunger returns
I will feel the same but older
And I’ll be twice the man that I thought I was

Where have you been?
And what have you done?

I’ve been under the ground
Reading prayers from this old book I found
Under the ground
Saving it up
And spending it all
On moving pictures
Silent films
Moving pictures
Silent films

Oh is this the dream I’ve been saving?
Oh where the heart beats slower and slower
To almost nothing
Almost nothing
Almost nothing

I took care for longer
At least something beautiful
Out there in the spotlight
But turned around softly
Turned around squinting

It’s all they heard was headlights
And then the truth
The truth was unbearable
Oh and iminent
Bearing down on these two shadowed animals

Called painting a dotted line
Called painting a dotted line

Where have you been?
And what have you done?

I’ve been under the ground
Reading prayers from this old book I found
Under the ground
Saving it up
And spending it all
On moving pictures
Silent films
Moving pictures
Silent films

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25 luglio 2005 1 commento

Edward Bunker
(31/12/1933 – 19/07/2005)

R.I.P.

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25 luglio 2005 5 commenti

da “Cordiali saluti” di Andrea Bajani – Einaudi

Il direttore vendite si sarà tirato in piedi con la faccia tesa, e infilando le mani nelle tasche avrà estratto le chiavi della macchina, e le avrà posate sul tavolo di fronte ai due signori. Poi avrà rimesso le mani in tasca e avrà tirato fuori il telefono cellulare, posandolo sul tavolo insieme alla carta di credito, al tesserino magnetico per entrare in azienda e al computer portatile. Quindi con la faccia tesa si sarà seduto di fronte a quel cumulo di protesi aziendali diventate inutili per decorrenza dei termini.
*
Comunque quella sedia non è di nessuno, dice, ma non la può usare. Ma perchè, perchè ha i braccioli. Dico Ah. Dice i braccioli sono dei dirigenti, l’ha comunicato il direttore del personale. Chiedo di nuovo perchè, mi dice che il direttore del personale ha comunicato che solo i dirigenti devono incrociare la mani per riflettere. Per incrociare la mani per riflettere, ha aggiunto, servono i braccioli per poterci appoggiare i gomiti sopra, il corpo più rilassato. Dico Ah. Mi chiede Tu incroci spesso le mani per riflettere? Dico No. Dice Appunto.
*
Se bussavi, mentre digitava i propri addii, non ti rispondeva. Diceva che si chiamava Door Policy, quella che quando una porta è chiusa è perchè non si deve disturbare, se è aperta invece si può. Bussare non serviva a niente. La Door Policy eliminava in un colpo solo la timorata educazione precauzionale delle nocche.
*
… quasi le cinque e il buio tirato via dal cielo come una coperta.
*
Guidare un taxi dev’essere questa imprevedibilità dell’ascolto portata a spasso col tassametro, mozziconi di cose che sbarcano all’improvviso nelle orecchie, che aggiungono o sottraggono silenzio alla strada.
*
Qui in ospedale non ci sono più corpi, ma spoglie di pelle aggrappata alle ossa come camici all’attaccapanni.
[...]
Nei corridoio c’è solo gente che non dice e non fa. Che arranca nel sudiciume delle deriva fisica, con i capelli come erba marcita e la curvatura in avanti di chi vada verso il basso, di chi si lasci smottare verso i piedi a chiudere il cerchio con il corpo.
*
Hanno voluto stare dietro vicini, senza le scarpe e con i piedi sui sedili. Da lì fanno la conta dei negozi di ferramenta che ci sono lungo la strada, a me chiedono soltanto di tenere il conto e guidare. Il primo che raggiunge i dieci ferramenta vince un cacciavite, hanno questa ossessione. Lui seduto, lei in ginocchio, ognuno guarda fuori dal finestrino come quando si arriva in villeggiatura, che tutto va registrato, finisce sull’estratto conto della felicità.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
il romanzo (racconto lungo?) all’inizio è divertente, seppur amaro, ma dopo un’ora e mezza (tempo di lettura) non rimane poi molto.
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22 luglio 2005 1 commento

SUD SOUND SYSTEM
Sciamu a ballare

Rit
beddrha preparate stasira pe la festa
ne sciamu a ballare annanti a mare
c’è gli amici cu le amiche anu de pressa
nu li facimu spettare ca a ddrhai amu scir

Fabio
ca sulla litoranea c’ète già casinu
tocca cu riamu mprima cu nu ne imbottigliamu
cussi ca mancu nu menutu ne li perdimu
stai bona dai camina mena scià ballamu
eccebète oimmena quanta gente
tutti pijati bueni te stu ritmu avvolgente
sienti cè bellu discu ca lu selecta sta minte
sienti cè bella ndore ca intra l’aria se sente
e quistu è sulu l’iniziu te stà grande serata
la parte chiù bella mica ncora a riata
a bbitere quandu tutti li cantanti se cucchianu
e unu dopu l’auru sullu microfono cantanu

Rit
fatte beddrha pe sta sira cè na festa
ne scuamu a ballare a innanzi a mare
c’ète musica dal vivu a sulla spiaggia
spettamu lu sule ca te ddrhai a riare

Marina
spettu finu a quando sentu ca lu ritmu è giustu
nu riescu cu me tegnu cu melodie tocca cumpangnu
stu tiempu ca nu me cuttentu sulu ballu
quiddrhu riestu ca me chiama ogne fiata cu mpunnu
senza nci penzu ddo fiate me vvicinu allu selecta
ncora chiù preciata quannu la gente me sta spetta
ncè nu motivu ci lassu tuttu pe sta danza
quista ae alla gente cauta ca ne tae ancora chiù forza
moi moi gira stù discu ca ieu nun ci spettu cchiui
moi tamme ritmu ca mpoggia li pensieri mei
moi moi ogghiu cantu percè me stà presciu
lu core miu è cautu e pe bui stà pigghia fuecu

Nando
lu suonu mo intra l’aria tae sapore te festa
la gente lu stà cerca cussi cu se ddefrisca
e nu stà biciu l’ura ccantu quiddrhu ca penzu
basta te quardi ntornu e sai quiddrhu ca sentu
ci canta e ci balla suntu na cosa sula
è meiu stai cu mie e nu te sienti chiù sula
lu giurnu me distrugge ma la notte consola
percene culla musica è na cosa sula
se moi tie ai te pressa stù ritmu te rilassa
se mo nu tieni voglia sta danza te risveglia
se nu la canuscivi mo nu la puei lassare
stà ria te lu Salentu ma rimane inta lucore

Rit

Rico
sciamune,sciamune beddrha maniciate
mena moi iestite,c’è buei tie mintite,
tantu me piaci sempre e comunque,
sì sempre bella quando sì semplice
hoimmena c’è sì beddra stasira
sinti propiu na luce ntra l’aria
ae chiu te n’ura ca te sta spettu
n’amu fumatu già quasi tuttu
poi nu me dire ca te sta scattu
ca imme scire ieu te lia dittu
ca stau de sciana stasera
oiu sentu musica ‘ntra l’aria
oiu bà mpunnu a cu fazzu casinu
selecta gira lu discu ca a quai ni dirtimu
ncete li dj pronti unu pe dunu
cussi culla gente ne unimu

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da “Poesie” di J.Rodolfo Wilcock – Adelphi
(estratti vari – terza e ultima parte)
 
E’ il momento migliore del mondo materiale
che rinasce lavato dalla notte spirituale.
*
Oh pattumiera della memoria
*
“Possa tutte mutare e non mutarci;
che i nostri cambiamenti siano identici,
le nostre morti simultanee”.
 
Dev’essere un dolore intollerabile
sentir cessare la felicità.
*
Questo silenzio che da me dipende,
echeggia pure d’infiniti dèi;
*
Stendo verso il mio passato
vani tentacoli di sogno
per carpire oggetti, carte,
che forse non esistono più;
*
i pervertitori dei sentimenti
*
Scivolando sui giorni uguali
il tempo va avanti e indietro,
*
L’anima sola va sempre accompagnata,
teme il silenzio, l’alba la spaventa,
la musica è per lei pioggia di piombo,
gli insetti demoni, la natura castigo.
*
L’uomo dall’uomo si difende uccidendo,
oppure, finché può, figgendo.
*
Il mio desiderio si disperde tra le tele del vento;
tante piogge sono passate davanti ai miei occhi,
oh slegatemi, slegatemi, abbandonatemi tra i fulmini,
che le volte di marmo ripetano la mia desolazione;
voglio vedere sorgere da un tempo perduto negli spazi
il tuo corpo avvolto nel bagliore notturno
come un’assemblea di angeli che cantano al tramonto,
e prenderlo tra le braccia e scomparire tra luci
che nessuno riuscirà mai a intravedere.
*
ogni io detto è un io assassinato
*
ma tu col passo di chi ha per padre un fiume
e per madre la luna indifferente
*
vieni con me non dico, dico portami
*
Madre vorrei rintracciarti
nella doppia elica genetica
che mi ha fatto erede di torri
e battaglie e bellissime donne
e insomma dell’intera storia quasi,
*
Innamoravi, immemore, innamori.
*
… che vittoria
totale questa resa incondizionata!
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
A ciò si aggiunga la pratica continuata di una vocazione che non ha nome ma è il contrario dell’erudizione: quella di dimenticare, dopo averli letti, una quantità quasi infinita di libri.
[dall’introduzione dell’autore alla sezione: poesie spagnole]
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Eels -  Going Fetal
(Blinking lights and other revelations)
Everyone is going fetal
It’s the dance the kids all feel
Just get down under your desk
Feels like your mama’s nest
Alright

Everyone is going fetal
It’s the one thats really real
You’re gonna love it if you give it a try
You just lay down like you’re gonna die
Alright

Everyone is going fetal
If you feel like your fate is sealed
Then just get down and curl on up
Just like a little helpless pup
Alright

Everyone is going fetal

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ONE by ONE
 
Una bolla sale rapida, passa la finestra fino a sfondare un cielo in balia di fulmini senza tuoni. La terra sta soffocando questa notte, e io con lei. Grandi flash dalla macchina di(O)gitale squarciano il tetto dei miei pensieri. Sono stanco, ma rimango a guardare. Sperando di trovare una qualche scia a tutto questo affannarsi, ma nessuno urla. Nonostante la visione sia spezzata in mille pezzi e mille ancora, una calma piatta, apparente, opprimente.
 
Pensi che non è molto intelligente rimanere alla finestra con una notte a mosaico come questa, pensi stupidamente che tanto a te proprio non t’importa. Pensi a tante di quella cose che stringi il pugno, ad averne la forza, e cercando di farlo senti solo il contatto tra la TUA pelle e la TUA pelle. Pensi che è ora di finirla di giocare a rincorrersi: “Sì, ma come?”
E la notte se ne va con il rimbombo di qualche tuono, adesso sì, attutito dalle tapparelle ormai calate con la stessa gravità con la quale vorresti si chiudessero i tuoi occhi. Un ventilatore ronza in sottofondo, poco più sopra  suoni di archi e un piano solitario, poco più dentro il tuo respiro ritmicamente asimmetrico, fuori tempo.
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da “Silver Ghost” di Chuck Kinder – Fazi
 
E’ la fine degli anni Cinquanta e il vero amore riesce ancora a fare questo, ad essere come una serie tv, sempre nuovo. L’America non è ancora una replica. L’America è un lussureggiante giardino elettrico di canzoni per il vero amore degli adolescenti.
*
Prego ogni sera che le cose qui vadano meglio. E ho fede che sarà così. Non appena starò meglio. Vedrai. Credo che adesso dirò una preghierina per noi, disse la madre di Jimbo e chiuse gli occhi e cominciò a muovere le labbra in silenzio.
Jimbo la guardò. Socchiuse gli occhi e rimase a osservarla. Sebbene fosse a pochi passi da lui gli sembrava stranamente lontana, come se stesse osservando una sua immagine in qualche modo ingrandita da lontano: come se lei non esistesse realmente in quel momento e in quella stanza. Più Jimbo la osservava e più i suoi lineamenti si affinavano, chiari e distinti, eppure sempre con quel senso di distanza ingrandita. Poi la sua immagine sembrò lentamente ritrarsi. Passò attraverso la finestra, fuori nel giardino serale con i suoi alberi scuri, e poi ancora oltre. Jimbo socchiuse gli occhi al suo lento allontanarsi. La donna in preghiera che svaniva oltre il vetro della finestra nelle ombre della sera. Chi è?, si domandò Jimbo. Chi è? Chi è?
*
Jim, torniamo indietro. Dico sul serio.
Vaffanculo, amico. Dico sul serio.
Saliamo in macchina e torniamocene a casa. Non è troppo tardi. Non se torniamo indietro subito.
E’ sempre stato troppo tardi.
*
Cristo, pensò Jimbo, e chiudendo gli occhi schiacciò la fronte contro la vetrina calda. Doveva rifiutarsi di ricordare. Era quello il trucco. Quando sei sulla strada devi rifiutarti di ricordare. Ecco in cosa consisteva stare sulla strada. I ricordi erano come tracce e un bravo viaggiatore non lascia tracce, mai!
*
E’ così da conigli, pensò Jimbo, allontanandosi dalla finestra. Che stava facendo? Si stava commiserando, povero coniglietto. Si lamentava come se stessero cadendo le stelle del cielo. Prospettiva. Aveva bisogno di prospettiva. E di audacia. Prospettiva e audacia.
*
Anni dopo. Sei seduto da solo a bere nel tuo bar dimenticato da Dio al margine della Missione. Ti sei stancato di pescare nell’insegna della birra Hamm’s ma non è ancora arrivata l’ora di chiusura. Fissi il tuo riflesso nello specchio azzurrato dietro il bancone. Vedi un viso che riconosci a malapena. Inarchi le sopracciglia e aggrotti la fronte e socchiudendo gli occhi guardi il tuo viso, ma non lo riconosci. Sciogli la bocca in un sorriso. Ma non funziona. Fissi attentamente il tuo viso, che non riconosci, nei 180 gradi visibili dello specchio azzurrato, e ti chiedi seriamente se la tua vita non sia ormai andata definitivamente in pezzi. Ti chiedi seriamente se non sarebbe stato meglio, davvero, essere svaniti quella notte di qualche anno fa quando avevi schiacciato inesorabilmente il pedale dell’acceleratore finché non eri riuscito a portare la macchina della tua fuga a 180, e dopo tutto avevi scoperto che non era la velocità di fuga. Comunque non la tua velocità di fuga. Magari se avessi schiacciato l’acceleratore un po’ di più.
[...]
Anni fa. Annifa, quando imparasti che è sempre troppo tardi per rimediare a qualsiasi cosa con qualcuno.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
gran bel libro quello di Kinder, dopo il più che apprezzato Luna di miele. La sua prosa è al tempo stesso densa e leggera alla lettura, in grado di dipingere molto bene le scene narrate e con un ritmo narrativo pressoché perfetto. Talmente tanto che, come si può notare, gli estratti sono pochi per un libro che mi è piaciuto molto.

Eels – Mother Mary
(Blinking lights and other revelations)

People talking sound like dogs
Barking through the trees
Making no sense at all
Meaning nothing to me

Mother mary
Quite contrary
I did not mean to let you go
So quick

People talking crack me up
They don’t have a little clue
What it’s like to be me
What it’s like to lose you

Mother mary
I grow weary
I did not mean to let you go
So quick

People talking sound like dogs
Barking up the wrong tree
Take a good man down
And set the evil free

Mother mary
Quite contrary
I did not mean to let you go
So quick

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18 luglio 2005 1 commento

Dopo aver sentito la televisione mi sono addormentato con il pianto in gola. La mia camera, la mia scrivania inondate di giornali di questi giorni, riviste. Fratelli, qua, il comunismo è finito: è finita un’era, è finito un sogno. Sono finite le speranze.
Mio nonno è stato un comunista della prima ora, è stato in galera. Non ne parliamo. Sono finiti, dopo anni e anni di lotta. C’è gente che ha sacrificato tutto per il comunismo, ed è finito: è finito in Russia, è finito in Yugoslavia, dappertutto. Non parliamo della Yugoslavia, della Cina, e staremo a vedere. E’ questione di tempo forse anche per la Cina, per… e comunque non lo so. Con gli occhi aperti, sbarrati, pieni di lacrime, mi sono addormentato. Ho bevuto del whiskey e dei sonniferi.
 
Ma per quanto riguarda noi, in che cosa abbiamo investito tutte le nostre  energie a differenza dei Berlinguer, dei genitori comunisti, dei nonni, degli zii? In che cosa noi abbiamo investito tutte le nostre energie? A che cosa hanno sempre teso i nostri sacrifici e i nostri sforzi? E’ presto detto: alla FICA!!!

Con questa idea in testa, pensando a mio nonno, ieri notte mi sono addormentato pieno di angoscia. Poi ho sognato le solite banalità: mi scopavo una scimmia allo zoo, insidiavo il figlio del mio portiere, stupravo una giovane mondezzaia, cose del genere.
Ma poi ad un tratto, non so da dove, la grande, terribile, allucinante notizia: LA FICA ERA FINITA! Morta, superata!
La fica non aveva più valore, non ce n’era più, era stata abolita, era scomparsa dall’universo! Come per i comunisti è finito il comunismo, per noi potrebbe finire la fica! Allo stesso modo!
In molti paesi del mondo per la fica si combatteva e si moriva per le strade, guerre civili tra minoranze pronte ancora a morire per la fica e uomini duri, grandi masturbatori, che invece la disprezzavano. Migliaia di porno-shop, eros-center, sale cinematografiche per adulti distrutte dovunque. Statue di Veneri di Milo abbattute al suolo, migliaia di cassette e riviste porno date alle fiamme, spogliarelliste trucidate nelle varie piazze, suicidi in massa di guardoni, carriarmati contro prostitute e transessuali operati. Fabbricanti di tampax e assorbenti, nonché di preservativi, ritrovati impiccati nei cessi dei loro stabilimenti. Manifestazioni di preti e di gay esultanti.

La fica era finita.

Questo valore sacrosanto, per il quale ci eravamo battuti tutta la vita fin
dalla prima infanzia, era finito. Compagni con i quali, bandiere rosse in testa, simbolo del ciclo femminile, avevamo preso parte a decine e decine di dimostrazioni con i pugni alzati come dei cazzi, cantando la canzone dei lavoratori “Si fatica ma s’avanza, per la fica e per la panza”.
Il 68 non era servito a niente, il 69 nemmeno: la fica non valeva più un cazzo!
Meglio morire, magari tagliandomi le vene del pisello.

Disperato e fuori di me mi sono poi risvegliato in un bagno di sudore… EVVIVA LA FICA, FRATELLI!!

© Remo Remotti

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15 luglio 2005 4 commenti
Radiohead – Exit music (for a film)
(Ok computer)
 
Wake… from your sleep
The drying of your tears
Today.. we escape
We escape.

Pack and get dressed
Before your father hears us
Before.. all hell.. breaks loose.

Breathe… keep breathing
Don’t lose.. your nerve.
Breathe… keep breathing
I can’t do this.. alone.

Sing us a song
A song to keep us warm
There’s such a chill
Such a chill.

You can laugh
A spineless laugh
We hope that your rules and wisdom choke you
Now we are one
In everlasting peace

We hope that you choke.. that you choke
We hope that you choke.. that you choke
We hope that you choke.. that you choke

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