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Archivio per gennaio 2005

31 gennaio 2005 2 commenti

SEGNALO:

qui, su Carmilla, trovate un intervista a Jim Fante, figlio dell’indimenticabile John.

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31 gennaio 2005 5 commenti
IN VISIONE NEL WEEKEND:
 
LE CONSEGUENZE DELL’AMORE di Paolo Sorrentino
Gran bel film e straordinaria prova di Toni Servillo, consigliatissimo!
Qui c’è un post si Davide L.Malesi sul film (che condivido), mentre nell’ultimo numero di Medicine Show trovate  una sua stroncatura alla colonna sonora (sulla quale non sono d’accordo, se non nella parte centrale).
 
AUTOREVERSE di Cédric Klapisch – Francia 2003
Potete fare a meno di guardarlo.
 
LA TERRA DELL’ABBONDANZA di Wim Wenders – U.S.A. 2004
Non mi ha convinto fino in fondo, ma l’idea di base del film non è niente male.
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31 gennaio 2005 Nessun commento
da “Sto sulla riva dell’acqua e sogno. Lettere a Mencken 1930/1952” di John Fante – Fazi Editore
 
da F. a M.
L’unico ostacolo al progetto è che lei decidesse di lasciare quel lavoro, probabilmente la rivista andrebbe in malora, quindi per l’amor di Dio resti in zona ancora per un po’. Si metta le galosce e si abbottoni il cappotto.
 
da F. a M.
La ringrazio profondamente per la sua lettera d’approvazione, ho appena finito di leggerla. Non posso dire troppo e non ho intenzione di farmi catapultare al settimo cielo da queste cose, perchè ho scoperto che poi, si è indifesi quando si torna ruzzoloni sulla terra, questa volta, pertanto, farò finta di essere dignitoso e niente affatto commosso per essere stato accettato; non lo sono e non avrebbe senso che lo fossi.
 
da F. a M.
Ma ancora non lo so. Di sicuro è una splendida ambizione. Scrivere un buon romanzo è un’agonia. Un grosso lavoro.
 
da F. a M.
Non è che non gli voglia bene, perchè la mia pietà è centomila volte più forte del mio amore. [...] Così tutti i vecchi che incontro per la strada sono mio padre. Ogni vecchio mi fa stringere lo stomaco, sento una pietà incontrollata che mi lascia perso. Voglio prendere quei vecchioni fra le mie braccia e dargli delle pacche sulle spalle e dirgli di smetterla di scherzare, che sono soltanto ragazzini, che il mondo ha ancora terrore di loro. Allo stesso tempo vorrei che ognuno di loro morisse, perchè mi sembra che solo pochi uomini si sappiano impadronire della sottile arte di invecchiare.
 
da M. a F.
Lei sta passando attraverso le agonie che ogni giovane autore deve affrontare. E’ un peso imposto da Dio a coloro che hanno la presunzione di invadere le sue prerogative. Probabilmente sarebbe un bene per lei buttare via il manoscritto, e cominciare con un altro. C’è moltissimo spreco nelle questioni letterarie, in particolare nelle prime frasi.
 
da F. a M.
Dio e un ladro dalla mandibola serrata prende il suo posto: vengono entrambi dalla stessa incubatrice, e la differenza è piuttosto di espressione del volto che non di principi. [...] Lasciare il paese non cambierebbe le cose. Lo spettacolo è disgustoso a prescindere dal teatro. [...] Potrei piangere un po’ e rendere un po’ sentimentale la questione, ma sarò sempre in grado di dire che era il mio pensiero e non la mia carne a farmi resistere.
 
da M. a F.
Grazie mille per essersi ricordato del mio compleanno. Ho passato la mia giornata come al solito, lavorando sodo, e ho trovato a stento il tempo per le mie devozioni. Comincio a credere che l’età avanzata sia più felice della gioventù. Di sicuro mi sento più a mio agio.
 
da F. a M.
La mia esperienza con gli scrittori è sempre più deludente. Più ne conosco, meno stimo la professione. C’è sempre l’opera dell’uomo, e pio l’uomo. Ciò è scusabile per gli imbrattacarte e c’è da aspettarselo, ma mi sembra che il messia sulla carta non dovrebbe uscire dal suo ruolo nella vita reale.
 
da F. a M.
Se in vita mia ho imparato qualcosa, è che nella vita non c’è nessuna lezione da imparare. Sporgi in fuori il mento e te li prendi, uno due tre. Dopo un po’, a meno che non scrivi un libro che si chiama Perchè non provarci con Dio? oppure Perchè morire?, muori, semplicemente, tutto qui. In entrambi i casi è la morte. [...] Ciò che rende la mia vita ancora più insopportabile è l’incapacità che ho a soddisfare il desiderio di potere e attenzione. Qualche volta mi rintano per settimane e sto da solo. Dopo un po’ capisco perchè l’ho fatto. D’istinto, sono scivolato via dal campo di battaglia, fino a quando le mie ferite spirituali guariscono. Qualcuno riesce a curarsi in pubblico. Se fossi in grado di farlo in modo eroico, anch’io farei pubbliche esibizioni di riabilitazione. Ma non guarisco mai in maniera nobile. Come un cane ferito, ringhio e guaisco. E ciò è male per la mia reputazione, allo stato attuale, quindi voglio stare da solo.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
consigliato a chi ha amato Fante, per capire quanto di lui c’è nei suoi romanzi, nei suoi racconti.

28 gennaio 2005 Nessun commento

The Czars – Paint The Moon (dal cd: Goodbye)

I had a dream last night
A nightmare to be exact
We couldn’t take the heat
And the sweat dripped from our backs
I didn’t go I waited for the
Midnight sun
I didn’t want to leave you
‘Cause I don’t have anyone
Don’t paint the sun anymore
Paint the moon, and the stars
In an autumn sky
Paint me cool blue waters, with
Shades of gray, just don’t let me
Live my life this way
Without you
Let it go, let it go
Let it fall down from the sky
And leave this world behind
I saw you suffering, so I knelt
Down by your side, I saw that you
Were fading, that you were leaving
Your own mind
I gave you water just to soothe your
Failing heart and take away the fear
Of what we both know we will find
Don’t paint the sun anymore
Paint the moon, and the stars
In an autumn sky
Paint me cool blue waters, with
Shades of gray, just don’t let me
Live my life this way
Without you

 

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28 gennaio 2005 3 commenti
da “Poesie” di Matsuo Basho – Acquaviva
(prima parte)
 
Perchè
Questo autunno,
perchè divento vecchio?
Tra le nuvole un uccello.
 
Cento anni e più
Cento anni e più,
ogni anno ha gettato le sue foglie secche
nel mio piccolo giardino.
 
Autunno
Non cercherai
la mia solitudine.
E’ caduta una foglia dall’albero.
 
Una ciocca di capelli di mia madre morta
Se la prendessi in mano
svanirebbe tra le mi lacrime
come rugiada d’autunno.
 
La lucciola al sole
Ahimè, la lucciola
è un collarino rosso
alla luce del sole.
 
Nobiltà
Nobile colui
che non deduce dal lampo
la vanità delle cose.
 
I crisantemi
Dopo la pioggia
si alzano impalliditi
i crisantemi.
 
Lunga notte d’autunno
Benché mi sia alzato
per nove volte dopo la luna
il mattino è ancora molto lontano.
 
Tramonto
Il fiume Mogami
si tuffa nel mare
con le fiamme del sole
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27 gennaio 2005 1 commento

Artemoltobuffa – Lacrime a biro
(dal cd Stanotte | Stamattina)

Vedo il suo corpo steso nudo e bianco:
un torsolo di mela.

Io stretto in un vestito scuro:
un James Bond mancato
in piedi accanto a lei
in piedi accanto a lei.
Ho una penna a biro nera nella mano
le parlo piano e dico
se scrivo lettere a qualcuno,
è solo per delicatezza
ma non ricevo mai risposta:
fanno male e basta
ma non ricevo mai risposta:
fanno male e basta ».
Mi chino sulla sua persona,
sul suo corpo a ciminiera,
la biro nera nella mano
su di lei io scrivo la mia storia
mentre lei ride piano..
mentre io rido piano..
mentre lei ride piano:
ed il suo corpo con noi.

Tutte le mie lettere
solletico su di lei
sono le mie lacrime
d’inchiostro nero, lacrime a biro.

Nere ragnatele di inchiostro sulla pelle
neri scarabocchi cuoricini e stelle
così io scrivo sul grembo
sulle sue scapole di angelo
attorno alle caviglie
attorno ai polsi magri
e sul suo ombelico
e sui suoi seni e sui suoi fianchi

Tutte le mie lettere
solletico su di lei
sono come lacrime
d’inchiostro nero, lacrime a biro.
 

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27 gennaio 2005 4 commenti
da “Ultima fermata a Brooklyn” di Hubert Selby Jr. – Feltrinelli
 
… e le auto continuano a passare e il cielo è sgombro e chiaro e luminoso di stelle e di luna, e c’è una brezza leggera e senti i rimorchiatori che ansimano laggiù nel porto e il rauco uuuuu delle loro sirene che attraversa la baia e s’incanala giù per la 2* avenue e anche l’attracco del ferry senti, quand’è silenzio e pace, e il cigolio dei cavi che alano…
*
…e un altro vuole essere servito, urla forte, e Alex gli dice di andare affare e quello insiste appoggiato al banco finché Alex chiede se vuole uova o pancetta e la risposta è che io un uovo qua dentro me lo mangio solo se lo vedo schizzar fuori dal culo della gallina, e Alex ride…
*
… e ora si ritrova solo su una strada e guarda, girando lentamente su se stesso, guarda – guarda a niente. Tutto s’estende all’infinito in ogni direzione, finché compaiono muri che sembrano muoversi su un asse eccentrico, e questi muri s’avvicinano sempre più, s’avvicinano l’uno all’altro, sempre ruotando a mezzi cerchi e Harry sempre girando su se stesso. E i muri sempre si avvicinano si chiudono e lui strilla e comincia a piangere eppure c’è silenzio e neppure dai muri giunge un suono mentre s’accostano e si chiudono e Harry fugge finché urta in un muro e si ritrova al centro d’una stanza rimpicciolentesi e quasi sente al tatto la liscia pendenza dei muri che gli sfiorano le braccia, la nuca, il naso. E il muro a poco a poco lo schiaccia e gli occhi suoi rotolano e rimbalzano su per la collina e lui Harry gli corre dietro incespicando e cercandoli, raccogliendo pietre e sassi e ciottoli e cercando di cacciarseli nelle occhiaie vuote e sputandoli e strillando perchè le pietre gli graffiano le già sanguinanti occhiaie e continua ad arrampicarsi e a incespicare su per la collina e ogni tanto gli occhi si fermano e si guardano l’un l’altro con una fissità incredibile e aspettano finché lui quasi li sfiora e allora continuano a rotolare su per la collina e lui si caccia altri due ciottoli nelle occhiaie e strilla quando gli lacerano le palpebre e strilla ancora più forte e ancora più forte rigirando i ciottoli nel tentativo di farli uscire, con le dita insanguinate che gli impediscono la presa e le grida che si fanno più alte e più alte sempre più alte finché alla fine lui urla davvero e salta su in mezzo al letto e apre gli occhi e passano anni prima che riconosca il muro e il cassettone.
*
Ha mai desiderato l’amore??? Un paragone ne scaturisce e Georgette deve respingerlo, cancellarlo prima che si definisca in termini chiari, prima che lei sia incapace di ignorarlo o negarlo.
*
A lui non resta altro che sopportare la nausea e lo schifo e il disgusto. Ha voglia di accendersi una sigaretta, ma ha paura. Paura che il minimo movimento, anche un solo respiro profondo, gli rivolti tutto l’interno, visceri e tutto. paura perfino di ingoiare la saliva. Così rimane lì disteso, con un brutto sapore in bocca, con lo stomaco che sembra premergli contro il palato; la faccia affossata nel cuscino; gli occhi stretti da schizzare all’indietro; pensando al suo stomaco, cercando d’eliminare a furia di pensare pressione e brutto sapore, o almeno di controllarlo. Sa, dopo anni che ha cercato di controllarlo, sconfitto ogni volta e finendo piegato su una bacinella o sul lavabo (se è abbastanza fortunato da raggiungerlo), che questo è tutto quanto può fare lui. Non ha altra scelta. Se non piangere. Ma ormai non gli riesce più nemmeno piangere. L’ha fatto molte volte, chiuso nel bagno o per strada, dopo esser scappato dalla donna con cui è stato; ma ora i suoi occhi sono aridi, non danno più lacrime, anche se si sforza e si spreme, gli fanno solo male, si gonfiano soltanto e inumidiscono senza dar sollievo, proprio come la stretta che lo piglia alla gola e che continua costante e ineliminabile. Sta lì disteso… almeno succedesse qualcosa. S’aggrappa più stretto al cuscino; stringe più forte la mascella finché avverte un dolore all’orecchio e uno spasimo ai muscoli del collo che lo costringono a rilasciarsi. Il corpo ha un fremito leggero, non desiderato. Niente infrange il buio, niente neppure lo rischiara vagamente. Gli occhi restano chiusi e la testa affossata e schiacciata nella tenebra semisferica, i limiti del buio invisibili, inavvertibili. Inesistenti per lui. Nero e basta.
*
Dovrebbero arrivare a momenti. Una sigaretta dura solo un certo periodo di tempo per dissolversi in fumo, ma anche se prende tempo sembra tuttavia che ne prenda ogni volta di meno, e puoi fumarne solo tante e basta, perchè viene il momento in cui devi fermarti, in cui non puoi accendertene un’altra… almeno per un po’.
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
le prime quattro parti non mi hanno entusiasmato, lo stile troppo “gergale” alla lunga stanca. La quinta e la sesta, in particolare l’ultima, invece sono molto meglio, proprio perchè quanto detto sopra viene limato e dosato.
In generale niente a che vedere con la sua eccellente raccolta di racconti: “Il canto della neve silenziosa”.
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26 gennaio 2005 3 commenti

ShinyStat dice:

40.000

io invece, Grazie a Tutti ! 

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26 gennaio 2005 Nessun commento
da “Elogio della sbronza consapevole” di Enrico Remmert & Luca Ragagnin – Marsilio
(terza e ultima parte)
 
La mattina viene alla coscienza
di vaghi odori stantii di birra
dalla strada di segatura calpestata
con tutti i piedi fangosi accalcati
ai primi chioschi per il caffè.
Thomas Stearns Eliot
 
Cindy l’aveva visto l’ultima volta a Norfolk, la sera del loro matrimonio. Flange, subito prima che la sua nave venisse aggregata alla Settima Flotta, era riuscito a strappare un permesso di trenta giorni, da passare con Cindy in luna di miele. Solo che Pig, arrabbiato perchè i commilitoni non erano riusciti a organizzare per Flange la festa di addio al celibato, era piombato al circolo degli ufficiali durante il ricevimento con cinque o sei amici, tutti travestiti da portabandiera appena arruolati, e avevano trascinato via Flange a East Main Street per farsi qualche birra. “Qualche birra” fu una previsione perlomeno imprecisa. Due settimane dopo Cindy ricevette un telegramma da Cedar Rapids, in Iowa. Era Flange, non gli era rimasto nemmeno un soldo e aveva un sbornia orribile da smaltire.
Thomas Pynchon
 
e ciò che divi non ti riguarda affatto,
e ciò che intendi, nessuno lo vuol più capire,
e ciò che bevi, nessuno te lo vuol pagare…
Thomas Bernhard
 
Bevo soltanto due volte al giorno: a pasto e fuori pasto.
Anonimo veneto
 
Il vino parla. Lo sanno tutti. Guardati in giro. Chiedilo all’indovina all’angolo della strada, all’ospite che non è stato inviato alla festa di nozze, allo scemo del villaggio. Parla. E’ ventriloquo. Ha un milione di voci. Scioglie la lingua, svela segreti che non avresti mai voluto raccontare, segreti che non sapevi nemmeno di conoscere. Grida, declama, sussurra. Racconta grandi cose, progetti meravigliosi, amori tragici e tradimenti terribili. Ride a crepapelle. Soffoca piano una risata fra sé. Piange per i suoi stessi pensieri. Riporta alla mente estasi di molto tempo fa e ricordi che è meglio dimenticare. Ogni bottiglia un soffio di altri tempi, di altri luoghi e ciascuno è un piccolo miracolo, dal più comune Liebfraumlich all’imperioso Veuve Clicquot 1945. Magia quotidiana, così la chiamava Joe. La trasformazione di una sostanza di base in quella dei desideri. Alchimia dei profani.
Joanne Harris
 
E i bicchieri erano vuoti
e la bottiglia in pezzi
E il letto spalancato
e la porta sprangata
E tutte le stelle di vetro
della bellezza e della gioia
risplendevano nella polvere
della camera spazzata male
Ed io ubriaco morto
ero un fuoco di gioia
e tu ubriaca viva
nuda nella mie braccia.
Jaques Pervert
 
Passo il giorno a fumare, a bere cose,
drighe americane che intontiscono,
io già così ubriaco senza nulla!
Alvaro de Campos
 
Un bel mattino seppellivano l’assessore di collegio Kirill Ivanovic Vavilonov , morto per due malanni tanto diffusi nella nostra patria: una cattiva moglie l’alcolismo.
Anton Checov
 
Liberté, Egalité, Beaujolais
Robespierre, forse
 
Una delle mi signore di un tempo mi aveva urlato una volta: “Tu bevi per scappare dalla realtà!”
“Naturalmente, cara”.
Charles Bukowski
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
alla vostra!
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26 gennaio 2005 3 commenti
DI TUTTO UN POP
(soundtrack: Songs:Ohia – Ghost Tropic)
 
Questa sera, dopo averlo iniziato ieri, sono andato avanti con un racconto che mi piace molto.
Strano mi dico tutti iniziano così e finiscono come troppo bene so.
 
Sempre ieri sera ho deciso di mettere un taccuino anche sul soppalco. Vicino alla sveglia, al Ventolin e ai quaderni di Cioran (chissà quando mai li finirò, ormai sono due anni che li leggo e calcolando che sono circa a pagina 300 e la fine arriva a 1100 e passa… ma tanto non ho fretta, non è materiale con il quale bisogna esagerare). Ero stufo di dover uscire dalle coperte, accendere la luce e scendere per appuntarmi un’idea, una variante. Perchè chissà come mai, ma quando vado a letto dopo aver scritto tutta la sera, mi vengono in mente tante, troppe cose.
 
In questi ultimi giorni ho spedito un po’ di cose a vari concorsi, rigorosamente a tassa d’iscrizione zero e premi in denaro. Non ci credo, ma tanto non ci perdo nemmeno niente (carta, inchiostro, buste e francobolli li pagano gli stessi che mi “permettono” di tenere in vita questo blog).
Sempre parlando di spedizioni, a breve saranno mandati (o sono già stati?) dei racconti a Tiziano Scarpa (si ringrazia Smartolin). In più vorrei mandare qualcosa a Writers e Nuovi Argomenti.
 
La raccolta di poesie ormai sembra sepolta dal tempo e dall’oblio, nonostante settimana scorsa abbia ricevuto due risposte: una era la classica pre-stampata-non-ci-interessa, nell’altra mi hanno detto che erano interessanti e mi consigliavano di leggere più contemporanei per marcare maggiormente il mio stile.
 
Tra una cosa e l’altra ho pure scritto, ma meglio farei a dire pensato, la sceneggiatura (e anche qui il termine è davvero grosso) per un cortometraggio.
 
Due consigli e poi la smetto, la smetto?
Musica:
Artemoltobuffa – Stanotte|Stamattina
The Czars – Goodbye
 
Letteratura:
Rick Moody – Racconti di demonologia
Mario Desiati – Le luci gialle della contraerea 
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25 gennaio 2005 6 commenti
Ieri mi è stata regalata questa…
…probabile meta (al 90%) del VIAGGIO 2005.
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“Le luci gialle della contrarera” di Mario Desiati

25 gennaio 2005 Nessun commento
Le luci gialle della contrarera
di Mario Desiati
– LietoColle - 
 
C’è qualcuno che mi vuole uccidere
senza saperlo con le grida, le maledizioni
i gesti semplici della giornata, un tovagliolo malmesso
uno squillo inopportuno.
C’è davvero qualcuno che mi vuole male
o solo bene, nascondermi lo zucchero
negarmi un prestito, negare la primavera.
Poi arrivano gli eserciti, sotto forma di neon
il tubo di Geissler e l’insegna dell’ottico.
Questa notte viene illuminata da sogni messianici
profezie sotto forma di tamburi minuscoli
il telefono alle sette di mattino, unomattina
i tuoi occhi come dado che rotola.
 
*
 
Odiare l’occorrenza, il limare delle parole
il sottintendere precipitosamente
poggiando la lingua sotto il palato,
sino a rimuovere delicati
il gusto verbale della collisione
l’impasto che si fa termine
fiorendo sul dente e poi sul labbro.
 
*
 
Il nero era di seppia, come inchiostro
che passava in rapidi toni
sfuggenti come il bacio sulle labbra
di adolescenti scarlatti e vergognati.
Sfumacchiava lento sigarette di panna
faceva nell’aria nuvole di sabbia
simulando il rombo dello scarico
disegnando cerchi circensi
da farli attraversare con spiriti
elfi e befane del mondo incantato.
Il nero apparteneva alla lingua dell’alibi
sceverava il latrare dei cani
da quello dei bambini
che nelle notti di fame e noia
era un incessante lamento
come il pianto della guerra sognata.
 
*
 
Lungo la chiglia dei marciapiedi
s’infossa questo pomeriggio di estate
con l’afa che sa di mantella e cera
ingombrante per il ciglio attonito
la strada e i suoi bordi smussati
dalle auto in sosta vietata.
Accanto al tuo cielo non c’è posto per il mio.
E domani l’80 ripassa ancora di qui.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Desiati, già apprezzato romanziere (suo uno dei migliori libri del 2003: Neppure quando è notte – peQuod), si rivela abile anche con i versi. Poesia fatta di rapide annotazioni, piccoli quadri e visioni profonde.
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24 gennaio 2005 Nessun commento

SEGNALO:

qui trovate un divertente pezzo di Aldo Nove sui reality show.

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24 gennaio 2005 3 commenti

KEEP IT ALIVE
Ricevo e pubblico
(su richiesta del diretto interessato – per farsi sentire anche da chi non riceve le sue mail, ma passa dal blog)

FROM: Thomas@Boston.Usa
TO: Subliminalpop@Co.It

…..I’m waiting them to let me in a club were Esperanza is playing
and a brother asks me to look after his two girls…mama and girl friend!
back from the car were he ha d gone he thanks me and he gives me a pen with the merchandising of Viagra!!!! he works for them …..a good man…I suggest! some time later I would not write what I wanted to write because people was around me and I only had that pen…….
them guys play hot shit ….all of them!!!! once your ears have being folded to ground its easier though to look at things…………………………….
yesterday I was in studio assisting at a recording and I was assisting as engineer….video engineer!!!
I had to film 3 hours of session! all right specially when jamaican chorist came in…. 700 pounds each of soul with mouths big like our biggest hugs!!!!
the boss is a sweet german rich boy that wakes up tha morning with yoga tapes running in the super tv he owns…..fresh salad and fruits and bla bla bla…..oh ohh ohh ihh ihhh ihh aaaah ahhh aahhh!!!
I’m again on stage fellas! ovvvvviiioooussslllyyyy no money,,,snif sob mer…..buuuu buuuuuu ……things dont change even if the place is different. the people are different though and we all seem small unts walkink in on a sugar plate….no brown…..only sugar
we expect 40 centemiters of snow this night and
I’m listening raggae ….. thanks to salento pita and delicious for their hot compilation hard listening ! by the way, speaking about raggae here is as speaking about the primordial noises monks must have done 10000 years ago hitting a bone on their head.
capleton the other day was to expensive! I’d ruther go and see still pulse
or bennie man in a while . hope can record it for you punks.
when jazz came they talked about the new thing!!!!
how about our simple shit. three notes to turn upside down ya mood!
ok guys , must go , my ragoo is boiling
tonight I eat has mama comands
keep it alive
ciao

(nota: Thomas è un mio amico emigrante a Boston da circa due settimane)

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24 gennaio 2005 7 commenti
IN VISIONE NEL WEEKEND:
 
My life without me di Isabel Coixet (2003)
Preso così, a casaccio, e rivelatosi un bel film. La storia è molto pesante, ma raccontata senza troppi isterismi e lacrime inutili.
 
Open water di Chirs Kentis (2004)
Una “boiata”, anche se a volte il panico riesce ad essere trasmesso.
 
Wonderland di Jamex Cox (2003)
La storia del declino del mito di John Holmes (per chi non lo sapesse il più grande attore di film porno di tutti i tempi). Film piacevole e dal buon ritmo.
 
The kingdom di Lars Von Trier (1994)
Saga-tv dell’ospedale maledetto di Copenhagen che è stata tradotta in due film. Una miscela di horror, dramma, grottesco, commedia, giallo e satira sociale. Bella prova, vista in due volte perché solo il primo volume sono quattro ore !!!
 
La ragazza sul ponte di Patrice Leconte (1999)
Questo è un film veramente bello, un bianco e nero perfetto e due attori ancora di più. Sicuramente il migliore tra i cinque.
 

(in teoria avrei dovuto guardare Mare dentro & Le conseguenze dell’amore, ma non c’era manco mezza copia) 

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“Gente di Dublino” di James Joyce

24 gennaio 2005 3 commenti

James Joyce - Gente di Dublino

Gente di Dublino
di James Joyce
– Mondadori -
(traduzione di Attilio Brilli)
 
Non riuscivo a raccogliere le idee e non ero più capace di sopportare il lavoro serio dell’esistenza…
*
Sapeva che avrebbe dovuto chiacchierare chissà quanto, inventare, divertire, mentre si sentiva il cervello vuoto e la lingua secca per tale compito.
*
Uno appresso l’altro tutti sarebbero diventati ombre. Meglio andarsene all’altro mondo pieni di baldanza, nel rigoglio della passione, che avvizzire svanendo del desolato trascorrere degli anni.
*
Il suo volto, sul quale era stampata l’intera storia degli anni trascorsi…
*
Viveva a una certa distanza dal proprio corpo, osservandone gli atti con dubbiose occhiate di sbieco. Aveva inoltre una curiosa propensione autobiografica che lo portava, di quando in quando, a comporre nella mente brevi frasi su se stesso con il soggetto in terza persona e il verbo al passato.
*
L’assalì la consapevolezza della propria persona e ne provò vergogna.
*
La sua anima s’era avvicinata a quella regione dove abita l’immensa folla dei morti. Era cosciente di quella loro ostinata, tremula esistenza, ma non riusciva ad afferrarla. La sua stessa identità svaniva in un mondo grigio e impalpabile e quello stesso mondo compatto in cui un tempo quei morti avevano vissuto e procreato s’andava rimpicciolendo e si dissolveva.
*
E anche lui sarebbe stato solo alla fine dei suoi giorni, non sarebbe più esistito, ecco, sarebbe diventato un ricordo, ammesso che ci fosse stato qualcuno a ricordarsi di lui.
 

21 gennaio 2005 Nessun commento
da “Elogio della sbronza consapevole” di Enrico Remmert & Luca Ragagnin – Marsilio
(seconda parte)
 
Ciò che sta nel cuore del sobrio è sulla lingua dell’ubriaco.
Plutarco
 
Aggiungi vino, manda via col vino
i nuovi affanni, sì che il sonno venga
se me stanco e gli occhi miei ricopra.
Nessuno mi risvegli mentre sono
nel vino immerso e l’infelice amore
s’acqueta.
Tibullo
 
Non facciamo le cose facili perchè poi ci tocca spiegarle da sobri.
Gli Autori
 
Abbiamo visto cose che voi beoni non potreste immaginare. Speralcolici in fiamme al largo dei banconi di Orione. Abbiamo visto i luppoli alfa balenare nel buio vicino alle porte di Pilsner. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come gocce in una botte.
Rutger Hauer, forse
 
Mio padre era conosciuto come l’ubriacone della città. Voglio dire, nella maggioranza dei casi non è così terribile, ma noi abitavamo a New York.
Henry Youngman
 
Si può bere troppo, ma non si beve mai abbastanza.
Gotthold Ephraim Lessing
 
Non che io sia un beone. Ne conosco troppi per sbagliarmi. Ma bere non mi fa paura. Fu mia madre che, molti anni fa, quando potevo avere una quindicina d’anni, mi mise sulla buona strada. Stavamo guardando alla tele un programma sui danni dell’alcolismo, e una bionda megera tipo maestra di ginnastica stava parlando di fegati. Mostrò un orribile fegato nero e ci raccontò quanto aveva bevuto l’uomo al quale apparteneva, poi: RINSECCHITA MAESTRA DI GINNASTICA (mostrando un secondo fegato): Questo è invece il fegato di un uomo sano.
MIA MADRE(versando lo sherry): Se davvero è così sano, che ci fa il suo fegato alla tele?
Il mio motto per tutta la vita.
James Hawes
 
Stai a sentire, cervello, facciamo un patto: adesso ti concentri un attimo su questo compito e poi torno a stordirti di birra tutta la settimana.
Homer Simpson
 
Mandatemi subito due mezzi whisky doppi.
Groucho Marx
 
Sul palco del Birdland, occhi chiusi, un braccio abbandonato lungo il fianco, i capelli sulla fronte, la tromba alle labbra come una bottiglia di brandy, non suonava lo strumento, ma beveva, anzi più che bere, sorseggiava la tromba.
Geoff Dyer
 
Bevitore a sorsi lunghi,
gargarozzo di metallo,
nave su un mare di rum,
campione della baldoria.
Che ne farai della notte
se non te la potrai più bere?
Nicolas Guillen
 
Bere è strano. Se ci ripenso, tutte le decisioni importanti le abbiamo prese bevendo. Persino quando discutevamo della necessità di bere di meno, eravamo seduti al tavolo di cucina, o forse a quello da picnic, con una confezione di sei lattine di birra o una bottiglia di whisky. Quando abbiamo deciso di venire a  vivere qui a gestire questo motel, siamo rimasti alzati due notti a bere, soppesando i pro e i contro.
Verso nei bicchieri quello che è rimasto del Teacher’s e aggiungo un po’ di acqua e ghiaccio.
Raymond Carver
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
divertenti anche le introduzioni degli autori ai vari capitoli.
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21 gennaio 2005 1 commento
SOUNDTRACK: THE CZARS – Goodbye
(stranamente un post da “blog”)
 
Uno tira da una parte, l’altro dall’altra e via! Tutti insieme a spingere. Le braccia si spezzano e un tronco abbandonato rimbalza sbattendo per terra.
C’è chi vorrebbe sentire certe cose e chi prega perchè si stia zitti (una volta tanto).
 
E poi… cambiare un paio di virgole in un racconto significa revisione?
 
Le voci si sommano e il coro non potrà mai essere omogeneo, quindi è senza senso. Cercando di trovare il centro perfetto dentro al quale sederti e meditare, scopri di trovarti in una macchia da fumetto.

I’ ooo 

E poi… andare a prendere un cd che non ascolti da molto tempo (Grace – Jeff Buckley) e trovarlo assieme da un altro (il primo volume di Respect to Studio One) che cercavi da ancora più tempo e ormai consideravi perso.

Ti viene in mente Fantasia e tutte quelle scope che si moltiplicano e un po’ ti senti Topolino. Ti senti anche come il fratellino della ragazza in Labirynth, su e giù per scale che non rispettano il senso delle cose. Ti appoggi a una colonna, il vento gelido ti fa rinculare nel cappotto, ma mica sei il duro, accesoriato con cuore pensante, di un film.
 
E poi… ti alzi, apri la finestra per far entrare un po’ d’aria, veramente. Ti guardi in giro, un sorso e sei di nuovo seduto. Dietro, attaccato. Altro che strada!
 
La notte che vorresti come dovrebbe essere, in bianco e nero, continua a cambiare nei tuoi occhi riflessi sul vetro della finestra. Ammesso siano i tuoi, che nessuno te li abbia rubati nel frattempo.
 
E poi… apri un libro a caso e trascrivi una frase (anche quella a caso) tanto per: “Su questa terra nulla diventa divino; Roma io l’ho semplicemente ornata, e la mia opera non ha più valore delle statue nel giardino di Mecenate… Roma non vive per grazia di un artista… le sculture saranno abbattute, l’Eneide sarà bruciata…”. Ma non solo…
 
Tasti che trasfigurano, un lento manipolare di semplici, semplici sensazioni. Tutt’uno e niente per sé.
 
E poi… ti senti stupido. Finalmente, semplicemente.
 
24.18

20 gennaio 2005 1 commento
Una rete colore delle piume
 
per Milena
 
Una rete colore delle piume
di pernice
e alta come un menhir ci dice
che siamo prigionieri
tra i sogni ed il bitume
che i nostri desideri
ci guardano i frantumi
e tutti i nostri ieri
fanno la coda per
avere un senso che
sanno di non avere.
 
Giuseppe Conte
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20 gennaio 2005 Nessun commento

da “Noialtri” di Sergej Dovlatov – Sellerio editore Palermo

“Stammi bene” disse Reinhard a fatica. “Ciao ciao, Evviva il sonno, poiché il sonno è ozio. E’ l’ozio è l’unica condizione morale. Qualsiasi attività è mortifera… Ciao!…”
“Arrivederci!” dissi io. “La vita è assurda!”
*
“Lo sai cos’è che mi tormenta?” continuò. “Quando vivevamo a Novorosskjsk, c’era uno steccato. Un alto steccato marrone. Ogni giorno passavo accanto a quello steccato e non so proprio cosa ci fosse dietro. Non l’ho mai chiesto. Non pensavo che fosse importante… Come viviamo in modo insensato e stupido la nostra vita!
*
Già in taxi mi misi a bere dalla bottiglia. Il tassista mi diceva:
“Stia giù”.
Io rispondevo:
“Se sto giù io, non viene giù lei…”
*
Eppure, quando c’era Stalin era meglio. Con Stalin, si pubblicavano i libri e poi si fucilavano gli autori. Adesso gli scrittori non li fucilavano. I libri non li pubblicavano. I teatri ebraici non li chiudevano. Semplicemente non ce n’erano…
Gli eredi di Stalin delusero mio padre. Mancava loro la grandezza, lo splendore, la teatralità. Mio padre era disposto a rassegnarsi alla tirannia, ma ad una tirannia levantina, colorita e un po’ selvaggia.
*
Gli eventi nel frattempo avevano assunto un assetto piuttosto incerto. All’estero mi pubblicavano. La figlia di mio padre si era innamorata del giovane sionista Lenja. I due giovani sposi si apprestavano a emigrare. Io avevo un piede a Parigi e l’altro in galera…
Alla fine mio padre fu licenziato.
“Tanto meglio” dissi io. “Partiamo insieme”.
“Per dove?”
“Per dove vuoi. Per la giungla capitalista”.
“E che ci facciamo là?”
“Niente. Invecchiamo…”
Mio padre quasi si arrabbiò. Roba da matti: abbandonare la scena la terzo atto! Tre minuti prima degli applausi!…
Cosa potevo dirgli? Che non eravamo sul palcoscenico, ma in platea? Che c’era l’intervallo? Che poteva durare fino alla venuta del messia?…
*
“Il nostro mondo è assurdo” dico a mia moglie “e i nemici dell’uomo sono i suoi familiari!”
Mia moglie si arrabbia, anche se lo dico per scherzo.
In risposta sento:
“I tuoi nemici sono il vino da due soldi e le bionde tinte!”
“Quindi” dico io “sono un cristiano autentico. Infatti Gesù Cristo ci ha insegnato ad amare i nostri nemici…”
Questi discorsi continuano da vent’anni. Da quasi vent’anni…
*
Il silenzio è una forza enorme. Dovrebbero vietarlo, come le armi batteriologiche…
 
Postilla squisitamente PERSONALE:
una scrittura pulita e puntuale. Uno stile tra il grottesco e il sarcastico. La storia della sua famiglia e quella della Russia comunista. Un bel libro: divertente, godibilissimo e intelligente.
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