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Archivio per dicembre 2004

29 dicembre 2004 1 commento


BLOG CHIUSO


 


Finalmente il blog chiude per un po’.


Salvo eventuali e improvvise eccezioni, la connessione verrà ripristinata a partire dal 10/01/05.


Non esagerate e attenzione ai “palloni di Maradona”, mi raccomando!

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29 dicembre 2004 Nessun commento

E’ ragionevole descrivere


un sorta d’imprigionamento per mezzo d’un altro


quanto descrivere qualsiasi cosa


che esiste


realmente


per mezzo di un’altra che non esiste affatto.


 


Daniel Defoe

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29 dicembre 2004 3 commenti

X & Y


 



X: Non capisco cosa stia succedendo, mi sembra che sia tutto tornato a tanto tempo fa.


Y: Hmmm…


X: Dai e dimmi qualcosa, cazzo.


Y: Secondo me è solo questione dell’impatto.


X: Ma meglio se stacco che non ce la faccio. Ma scusa per te è tutto cancellato?


Y: No, solo cambiato (radicalmente, pensa Y).



 


X: Ciao


Y: Ciao



 


(dopo qualche ora, suona il cellulare di Y, un messaggio da parte di X)



 


X: Grazie, mi hai aiutato, volevo solo sapere che non ti eri dimenticato di me.



 


(Y preme il tasto C e pensa che tanto sono tutti uguali)

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29 dicembre 2004 Nessun commento

“Qualunque cosa io voglia, ancora non sono quello che volevo essere… nessuna delle molte cose che volevo essere… e forse non lo sarò. Continuo ad aprire gli occhi.”


 


Allen Ginsberg

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28 dicembre 2004 Nessun commento

“Questa poesia d’oggi è una triste necessità umana.”


 


Gregory Corso

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28 dicembre 2004 Nessun commento

Com’era dolce ieri immaginarmi albero!


 


Com’era dolce ieri immaginarmi albero!


Mi ero quasi in un punto radicata


e lì crescevo in lentezza sovrana.


Io ricevevo brezza e tramontana,


carezze o scuotimenti, che importava?


Non ero io a me stessa gioia né tormento,


io non potevo togliermi al mio centro,


io senza decisioni o movimento,


se mi muovevo era per il vento.


 


Patrizia Cavalli

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28 dicembre 2004 6 commenti

X & Y


 


(una sera)


 


X: Non è che avresti da prestarmi venti euro? Sai sono uscito di casa di corsa e mi sono dimenticato di prenderli.


Y: Certo, non c’è problema.


 


X: Ciao


Y: Ciao


 


(qualche sera dopo)


 


Y: Allora, hai da ridarmi quei venti euro?


X: Guarda. Questi, dice sventolando una mazzetta, sono banconote firmate dal Presidente della Repubblica, quindi non posso darteli in cambio.


Y: Ah! Allora dopodomani potresti sentire il tuo amico che ha quelle normali e siamo a posto.


X: Difficile, adesso ha solo queste. Magari tra un po’.


 


Y: Ciao


X: Ciao

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27 dicembre 2004 Nessun commento

da “Tre uomini a zonzo” di Jerome K. Jerome


 


Due persone che vivono insieme, sono costrette a sacrificare ciascuna i propri desideri per quella dell’altra.


*


Credimi, per un uomo che lavora di cervello, come lavori tu, è necessario, ogni tanto, allontanarsi dall’ambiente familiare. Prova a dimenticare per un po’ che i bambini hanno bisogno di lezioni di musica, di scarpe, di biciclette, di sciroppo al rabarbaro tre volte al giorno; prova a dimenticare che, nella vita, esistono cuoche, imbianchini, cani del vicino e conti del macellaio. Cerca un angolo della terra tranquillo e verdeggiante, dove tutto ti sembri nuovo, dove la tua mente stanca possa ritrovare la pace e la freschezza di idee di cui ha bisogno. Dammi il tempo di sentire la tua mancanza e di riflettere sulla tua bontà e sulle tue virtù, poiché, quando mi sei sempre vicino, è purtroppo umano che io dimentichi queste tue doti, e non le apprezzi al loro giusto valore, come accade di diventare indifferenti di fronte alla benedizione del sole e alla bellezza della luna. Va, dunque, e ritorna ritemprato nel corpo e nello spirito, ritorna più sereno, migliore… ammesso che ciò sia possibile… di quando te ne sei andato.


*


I proponimenti sono fatti per l’uomo e non l’uomo per i proponimenti.


*


L’abitudine rende ciechi per ciò che non si desidera vedere.

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27 dicembre 2004 1 commento

Natale è passato, tra il bicchiere della staffa e l’ultimo boccone di panettone, e presto sarà l’ora di Capodanno.


Tra i tanti, troppi come sempre, regali arrivati:


 


Rick Moody – Racconti di demonologia (Bompiani)


John Fante – Sto sulla riva dell’acqua e sogno. Lettere a Mencken 1930-1952 (Fazi Editore)


Edoardo Sanguineti – Mikrokosmos. Poesie 1951-2004 (Feltrinelli)


Gace Paley – Piccoli contrattempi del vivere (Einaudi)


William T. Vollamnn – Storie di farfalle (Fanucci Editore)


Antonio Pascale – La manutenzione degli affetti (Einaudi)


Sergej Dovlatov – Noialtri (Sellerio)


Matsuo Basho – Poesie. Haiku e scritti poetici (Edizioni La Vita Felice)


Matsuo Basho – Poesie (Acquaviva)


Suzanne Vega – Giri di parole (minimumfax)


Alain Robbe-Grillet – La gelosia (Einaudi)


E.M. Cioran – Un apolide metafisico. Conversazioni (Adelphi)


David Foster Wallace – Oblio (Einaudi)


Louis F. Celine – Viaggio al termine della notte (Corbaccio)


Simone Armitage – Poesie (Mondadori)

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23 dicembre 2004 Nessun commento

BLOG CHIUSO


(si riapre lunedì 27/12/04)

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23 dicembre 2004 Nessun commento

“… sono sicuro di aver sempre pensato al Natale, quando si avvicinava, come a un giorno felice (a parte la venerazione dovuta alla sua sacra origine, anche se di ciò si può non tener conto), un giorno di allegria, di bontà, di gentilezza, di indulgenza, di carità, l’unico momento nel lungo corso dell’anno nel quale uomini e donne sembrano disposti ad aprire liberamente il proprio cuore, disposti a pensare ai loro inferiori  non come a creature di un’altra specie destinata a un altro cammino, ma come a compagni di viaggio, del medesimo viaggio verso la morte.”


 


da “Canto di Natale” di Charles Dickens

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23 dicembre 2004 Nessun commento

“Esperienza è il nome con il quale molti battezzano i loro errori”.


 


Oscar Wilde

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22 dicembre 2004 2 commenti

PLAYLIST 2004*


L’artista, l’album e una canzone


 


La ballade of Lady & Bird – Lady and Bird (Lady and Bird)


On your wings – Iron & wine (Our endless numbered days)


Hands – Fuortet (Rounds)


No one wants forever [acoustic version] – Laurel Music (This night and the next)


It’s all understood – Jack Johnson (Brushfire fairytales)


Latin thugs – Cypress Hill (Till death do us apart)


Il mare si è fermato – Marco Parente (L’attuale jungla)


Dandelion wine – Ron Sexsmith (Retriever)


Catwalk – Girl In Hawaii (From here to nowhere)


Here your pathetique light – Mono (Walking loudand deep red sky, flag fluttured and the sun shined)


Virginia – Gomez (Split the difference)


Do you – Julie Holland (Escondida)


In my head – Tommy Guerrero (Loose grooves and bastard blues)


Under a honeymoon – The Good Life (Album of the year)


Slow end steddy wins the race – Pedro The Lion (Achille’s hell)


Merge, a vessel, a harbuour – Great Lake Swimmers (Great lake swimmers)


Cerchi nell’acqua – Paolo Benvegnù (Piccoli fragilissimi film)


Dry your eyes – The Streets (Grand don’t come for free)


When your number is up – Mark Lanegan (Bubblegum)


Dead faces – Okkervil (Down the river of golden dreams)


 

* Non sono “usciti” tutti nel 2004, ma sono stati ascoltati per la prima volta e consumati in lunga parte quest’anno.

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22 dicembre 2004 5 commenti

Qui su licenziamento del poeta, trovate una bella lista riguardante la legge di Murphy per bibliofili (c’è anche un mio contributo).

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“Il libro dei Blues” di Jack Kerouac

22 dicembre 2004 Nessun commento

Il libro dei Blues

di Jack Kerouac

– Mondadori-

 

40° Chorus (San Francisco Blues)

 

E quando la testa mi comincia a girare

E ridono tutti gli amici

E il denaro mi casca

     dalla tasca

E oro nelle mie orecchie

E argento esce volando

     ed esplodono rubini

Salto su & mangio

E canto un’altra canzone

E caccerò altro vino

  Nella pancia

 

Perchè sapete

Che ha detto Omar Khayyam

 E’ meglio stare allegri

 Con l’uva allegra

 Che avere musi lunghi

  Guaendo tutta notte

   Cercando un senso

    Che non esiste

 

*

 

Sulle lacrime (Richmond Hill Blues)

 

Lacrime è la mia fronte che si rompe

Il lunato agitato

     sedersi

In bui cimiteri di treni

Quando per vedere il volto di mia madre

Che richiamava dalla desta visione

Piansi alla comprensione

della trappola mortalità

E del sangue personale della terra

Che mi aspettavo –

 Padre padre

 perchè mi hai abbandonato?

Mortalità & repulsione

Scorrazzano per questa città –

Infelicità è il mio secondo nome

  Voglio essere salvato, -

  Affondato – non può essere

  Non vuole essere

  Mai fu fatta per essere –

  Così da vomitare!

 

*

 

1° Chorus (Desolation Blues)

 

Sto a testa in giù a Desolation Park

E guardo il mondo sospeso

Sopra a un oceano di spazio infinito

Le montagne grondanti roccia a roccia

Come bolle nel vuoto

Volte dove gli pare –

Stelle cadenti che la notte

Risalgono nuotando incontro a noi

Struggendosi dal nerofondo

  Ma, ahimè, senza mai arrivare –

  A noi che camminiamo incollati

  Alla terra

  Come blatte con il cervello grosso

Ignoranti di dove siamo, come,

& cosa, & a testa in giù da folli,

  A parlare di governi & di storia,

- Ma il monte Hozomeen

La più bella montagna che ho mai visto,

Non fa che stare & essere montagna,

Un’accozzaglia di roccia a due punte

Sospesa dilagante nello spazio

  O tremendo infinito spazio silenzioso

- Tutto va verso la testa

  della bolla sospesa, per gli uomini

  Il succo è nella testa –

  Così le cime dei monti sono punti

  Di uno struggersi liquido roccioso
.

21 dicembre 2004 6 commenti

INSANE? IN THE BRAIN



 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

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21 dicembre 2004 1 commento

“La mia poesia serve a rendermi conscio di me stesso. La mia poesia serve a illuminare il lettore, se è interessato, con quello che sono riuscito a fare con la mia consapevolezza.”


 


Michael McClure

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21 dicembre 2004 1 commento

Sognavo di pedalare


 


Sognavo di pedalare in aria,


correvo come pensieri in fuga


su per le rampe delle scale,


come uccelli in cielo che battevo


volando, girando in fondo ai campi


attorno a un albero come boa.


 


Ermanno Krumm

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20 dicembre 2004 Nessun commento

Una vita non realizzata, capisci,


resta immobile, rappezzata e stracciata;


non abbiamo sospirato né riso fino in fondo


né provato fame, banchetti, disperazione… felicità.


 


Browning

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“Di qua del paradiso” di F. Scott Fitzgerald

20 dicembre 2004 Nessun commento

Di qua del paradiso
di F. Scott Fitzgerald
- Mondadori -

Io non voglio ripetere la mia innocenza. Voglio il piacere di perderla di nuovo.

*

Amory era da due mesi a Minneapolis e la sua principale fatica era consistita nel nascondere agli “altri a scuola” la sua sensazione di eccezionale superiorità, anche se questa convinzione si basava sulle sabbie mobili.

*

Facce ignote si accendevano e si spegnevano come luci multiformi, facce pallide e arrossate, stanche ma sorrette da un nervosismo sfinito.

*

“Sei schiavo, incatenato e inerme schiavo, di una sola cosa al mondo: la tua immaginazione.

[...]

… il discernimento di decidere subito, quando sai che se appena gliene dai una mezza possibilità l’immaginazione ti ingannerà.

*

Lo so che non sono come tutti gli altri, ma detesto tutti quelli che anche loro non lo sono.

*

Amory aveva adesso diciotto anni, era alto un po’ meno di un metro ottanta e aveva una bellezza eccezionale ma non convenzionale. Aveva un viso piuttosto giovane, l’ingenuità del quale era intaccata dagli occhi verdi penetranti, frangiati di lunghe ciglia nere. Gli mancava per così dire quell’intenso magnetismo animalesco che così spesso accompagna la bellezza, negli uomini o nelle donne, la sua personalità pareva piuttosto un fatto mentale e non era in suo potere aprirla e chiuderla come un rubinetto dell’acqua. Ma la gente non dimenticava mai la sua faccia.

*

“Vieni, Amory, strappati da te stesso e diventa pratico”.

*

Dobbiamo farla perchè non siamo personalità, ma personaggi”.

*

Soltanto nel fondo dell’anima una minuscola fiammella guizzava a gridargli che qualcosa lo stava abbattendo, qualcosa tentava di fargli varcare una porta per sbattergliela alle spalle. Se quella porta fosse stata sbattuta vi sarebbero stati soltanto rumore di passi e case bianche nella luce della luna e forse egli sarebbe stato uno dei passi.

*

Certi giorni Amory era offeso che la vita si fosse trasformata, da un cammino regolare su una strada in piena vista il cui scenario si cancellava in lontananza, in una successione di scene rapide, sconnesse: due anni di sudore e sangue…

[...]

Gli pareva che gli ci sarebbe voluto tutto il tempo, più di quanto egli avrebbe mai potuto trovarne, per incollare queste strane fotografie ingombranti nell’album della sua vita.

*

“La verità è che il pubblico ha fatto una di quelle cose strane stupefacenti che fa una volta ogni cento anni. Ha afferrato un’idea.”

“Cioè?”

“Che comunque possano differire i cervelli e le capacità degli uomini, il loro stomaco è sempre essenzialmente lo stesso.”

*

… la rugiada era caduta e le stelle erano ormai vecchie nel cielo.
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Postilla squisitamente PERSONALE
C’è chi volgarmente li chiama romanzi di formazione, ad averne ribatto io.
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