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Archivio per ottobre 2004

“Angeli di desolazione” di Jack Kerouac

29 ottobre 2004 3 commenti

Angeli di desolazione
di Jack Kerouac
– Mondadori -

Tieniti saldo, amico, riprendi amore alla vita e scendi giù da questa montagna e sii semplicemente-sii-sii le infinite fertilità dell’unica mente dell’infinito, non far commenti, lagnanze, critiche, lodi, ammissioni, parlari, fulminanti stelle di pensiero, ma solo scorri, scorri, sii tutto te stesso, sii ciò che è, e soltanto ciò che è sempre.

*

Mille ricordi scattano come tic tutto il giorno turbando la mia mente vitale con spasmi quasi muscolari di lucidità e reminiscenze.

*

Alla fine concludo sbottando “Sono troppo vecchio per giovani idealismi del genere, ci son già passato da tutte queste cose! – devo davvero sorbirmi di nuovo tutto questo?”

“Ma è autentico, è la verità!” grida Simon. “Il mondo è un luogo di infinito incanto! Da’ a tutti l’amore e loro te lo restituiranno! Io l’ho visto!”

“Lo so che è vero ma mi sono stufato”

“Ma non puoi stufarti, se tu stufi tu ci stufiamo tutti, se tutti ci stufiamo e ci stanchiamo ci diamo tutti per vinti, e allora il mondo casca a pezzi e muore!”

“Ed è così infatti che dovrebbe essere!”

“No! ci dovrebbe essere la vita!”

“Non fa nessuna differenza!”

“Ah, Jacky-mio non venirmi a dire queste cose, la vita è vita e sangue e fatica e solletico” (e comincia a farmi il solletico sulle costole per dimostrarmelo “Vedi? Salti via, senti il solletico, tu vita, tu hai una bellezza vitale nel cervello e una gioia vitale nel cuore e un orgasmo vitale nel corpo, tutto quello che devi fare è vivere! Vivere! Tutti amano prendersi sottobraccio lungo il cammino”

“Ahimè misero sono così stanco”

“Macché! Svegliati! Sii felice” Dove andiamo adesso?”

*

… trovo in fondo a me stesso nullità abissali peggiori persino di nessuna illusione –

*

E per la prima volta mi rendo conto che siamo davvero in autunno e che un altro anno è morto – E quella fievole non-dolorosa nostalgia dell’Autunno aleggia come fumo nell’aria della sera, e tu sai “Oh Bene, Oh Bene, Oh Bene”-

*

Tutto sommato, l’unico scopo della vita o di una storia è “E Dopo, Che Cosa Avvenne?”

.
Postilla squisitamente PERSONALE

“Perchè solo chi ama molto la vita nei suoi splendori può soffrire così disperatamente nell’accorgersi dei suoi orrori e nell’accorgersi di non poterla afferrare, dominare, possedere per sempre…”
.

 

28 ottobre 2004 6 commenti

5 MINUTI FA 
 


Drin drin drin – mi suona il cellulare, il numero è 02/…, rispondo.


 


“Ciao (dalla voce, o meglio dalla erre “strascicata”, lo riconosco: è un mio amico), stasera sono a cena da te?”.


 


“No”.


 


“Ah! … ciao”.


 


“Ciao”.


 


(per la serie: le mirabolanti comunicazioni telefoniche di subliminalpop)


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28 ottobre 2004 4 commenti

ANTICIPAZIONE… Ver. 1.1




















 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


… settimana prossima tutti i dettagli.

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28 ottobre 2004 11 commenti

QUALCOSA QUA E LA’


 


Questa sera, per la prima volta, ho scritto una parte di un racconto in maniera “non consequenziale”. Avevo già  una specie di incipit, seguito da una schematica, molto anoressica, traccia. Ho rimpinzato un po’ l’inizio, poi sono andato verso la fine, sono ritornato in alto e così via.


Strano – ho pensato – è la prima volta che mi capita (in una prima stesura).


 


Ed è pure da un po’ che non scrivevo qualcosa da cancellare subito o dopo qualche giorno (almeno credo…  spero).


 


*


 


Vi segnalo qualche cd tra i tanti, ultimi ma non solo, arrivati in casa (non finirò mai di ringraziare smartolin per l’opera di divulgazione musicale):


 


Laurel Music – This night and the next (Labrador)


Tra il country (quasi di impostazione europea) e un cantautorato acustico, soffice, intenso.


 


The Good Life – Album of the year (Saddle Creek)


L’etichetta discografica, per chi la conosce, dovrebbe già fornire un riferimento. Dirvi che sono parenti, non solo di etichette, di Bright Eyes, è un altro aiuto. Se non vi basta, fidatevi e ascoltateli.


 


Gomez – Split the difference (Virgin records)


Rock nelle sue più varie accezioni, l’ideale da ascoltare in macchina.


 


Fourtet – Rounds (Domino)


Geometrie elettroniche, percorsi, dove infilarsi e perdersi con la voglia di farlo.


 


*


 


E già che ci siamo, ultimamente ho visto:


 


Ladykillers dei fratelli Coen, che se non è un lavoro ai livelli di alcuni precedenti, rimane un film ben fatto e piacevole da guardare.


 


Princess Mononoke di Hayao Miyazaki, un cartone animato, che sebbene chi me l’ha passato vantava fosse migliore di Akira, e io non sono d’accordo, mi è piaciuto.


 


Magnolia di Paul Thomas Anderson, sul quale rimando la mia impressione perchè ammetto di essermi addormentato all’incirca dopo due ore.

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27 ottobre 2004 Nessun commento

ANTICIPAZIONE…















 


 


 


 


 


 


 


…settimana prossima tutti i dettagli.


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27 ottobre 2004 6 commenti

da “Io no” di Lorenzo Licalzi – Fazi Editore


 


Era il 1983, dieci anni fa, Francesco aveva vent’anni ed era nella sua fase filosofica-lisergica, che per fortuna è durata poco, quella lisergica intendo dire.


Oggi, dopo aver attraversato indenne la fase on the road, con annessi e connessi, e quella che si potrebbe definire del nichilismo sobrio (sobrio ovviamente solo perchè non suicida), sembra essere approdato alla fase del disincantato ironico. Della serie avrete il mio corpo ma non la mia anima. Guarda, sta alla finestra, giudica il mondo con sarcasmo, non sopporta quasi più nessuno, aspetta.


*


Bella donna comunque. Anche intelligente, se vogliamo, ed è per questo che mi fa rabbia. Eppure, nonostante tutto, le voglio bene, non le volessi bene non sprecherei il mio tempo a punzecchiarla e a cercare di redimerla. Anche Laura a suo modo temo mi voglia bene, perchè se non me ne volesse non sprecherebbe il suo tempo a punzecchiarmi e a cercare di redimermi. Ma chi può redimere chi, se la redenzione dell’uno rappresenta lo stravolgimento della natura dell’altro?


*


La grande specchiera all’ingresso che ieri sera mi aveva fatto sentire un attore di Hollywood oggi mi fa sentire una comparsa di Cinecittà.


*


Vive in un limbo di indifferenza, verso se stesso, prima di tutto, e verso il mondo; dieci anni fa aveva detto che si sentiva estraneo, ecco, non è cambiato per niente. Eppure nota ogni particolare, guarda dove gli altri non vedono. Se vuole. Ma spesso non vuole e allora diventa distratto, perfino ingenuo, insopportabile.


*


Chissà, fosse stato un altro momento forse… Ma non era il tempo, né il luogo, né lei poteva essere il mezzo per abbattere il muro che mi divideva dal mondo. O forse, più probabilmente, nessuna donna lo era. Perchè con i morti non c’è modo di competere. I morti sono perfetti, loro, irraggiungibili, inattaccabili.


*


Ho sempre pensato che l’unico viaggio che varrebbe la pena di fare è quello al di fuori di se stessi. Dovunque andiamo, che ci piaccia o no, siamo sempre noi, ci trasciniamo sempre il peso incancellabile della nostra identità.


 


Postilla squisitamente PERSONALE:


questo libro non mi è piaciuto per niente. Non che sia scritto male, la lettura scorre liscia, fluida, ma il problema è che lo fa pure troppo bene, non lascia il segno (e mi viene da pensare che una sensazione simile, con molte differenze, me l’ha lasciata Bassotuba non c’è di Nori oppure tanti anni fa quando avevo letto qualcosa di De Carlo).


Il romanzo è strutturato a capitoli assegnati, di volta in volta, ai vari personaggi, ma il tono resta sempre uguale, monocorde.


Poi ci sono sbalzi temporali troppo grandi, improvvisi e un cambiamento di registro troppo netto tra prima e seconda parte del libro.

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26 ottobre 2004 1 commento

da “I fiori del male” di Charles Baudelaire


 


SPLEEN


 


Quando il cielo basso pesa come un coperchio


sullo spirito che geme, preda d’un tedio ininterrotto,


quando dell’orizzonte abbracciando tutto il cerchio


dispensa un giorno nero più triste della notte;


 


quando la terra si muta in un’umida cella,


e la Speranza, come un pipistrello maldestro,


va urtando i muri con la sua ala timida


e ai soffitti marciti cozzando con la testa;


 


quando la pioggia svolgendo le strisce sterminate


imita le sbarre di una prigione immensa,


a accorre un popolo muto di ragni infami


che appende le sue reti nei nostri cervelli;


 


campane all’improvviso saltano su con furia


e scagliano verso il cielo un atroce lamento,


come spiriti erranti inquieti e senza patria


che si mettano a gemere ostinatamente.


 


- E carri funebri, senza tamburi né musica,


mi sfilano nell’anima in un lungo e lento corteo;


la Speranza, vinta, piange, e l’Angoscia, dispotica,


mi pianta sul cranio reclino il suo vessillo nero.


 


*


 


L’AMORE E IL CRANIO


antico fregio


 


L’Amore è seduto sopra il cranio


  dell’Umanità,


e quel profano di riso sfrontato


  mentre sul trono se ne sta,


 


soffia allegramente bolle tonde


  che salgono nell’aria


come volessero raggiungere i mondi


  che nell’etere vagano.


 


Il globo luminoso e fragile


  si slancia in ampio volo,


scoppia e risputa l’animale gracile


  come un sogno d’oro.


 


A ogni bolla, sento il cranio con voce


  lamentosa pregare:


“Questo gioco ridicolo e feroce


  quanto deve durare?


 


Perchè quello che la tua bocca crudele


  va in aria sparpagliando,


mostro assassino, è tutto il mio cervello


  la mia carne e il mio cervello!”.

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25 ottobre 2004 Nessun commento

da “La vita degli insetti” di Viktor Pelevin – minimumfax


 


La notte in Crimea è incredibilmente bella. Amano a mano che si fa buio, il cielo si allontana dalla terra, mentre le stelle cominciano a brillare. La Crimea si trasforma, in modo quasi impercettibile, da stazione termale pansovietica in provincia romana: nell’animo riprendono vita le sensazioni inspiegabilmente familiari di coloro che un tempo percorrevano di notte le strade antiche, restandosene così, proprio allo stesso modo, a sentire il canto delle cicale e a guardare il cielo senza pensare niente. I cipressi, alti e stretti, sembrano colonne di palazzi da tempo demoliti; il mare fa lo stesso suono di allora (per quello che può significare “allora”) e, prima di spingere in avanti la sfera di letame, fai in tempo a comprendere, anche solo per un attimo, quanto la vita sia enigmatica e irraggiungibile, e quanto sia piccola la parte del tutto che noi comprendiamo in questa semplice parola.


*


Il ragazzo se ne stava ancora lì accovacciato, e guardava il padre con diffidenza. Il padre sorrise e fece schioccare le labbra.


“E dove troverò il letame?”, chiede il ragazzo.


“Qui intorno”, disse il padre agitando la mano nella nebbia.


“Ma qui non ce n’è neanche un po’, papà”.


“Al contrario. Qui intorno è tutto letame”.


“Non capisco”, disse il ragazzo.”


“Tieni questo, ora te lo spiego: perchè qui intorno tutto diventi letame, bisogno avere un Io. Allora il mondo intero sarà nelle tua mani. E tu lo spingerai in avanti.”


“Come si può spingere in avanti il mondo intero?”


Il padre poggiò una mano sulla sfera e gli diede una piccola spinta.


“Ecco questo è il mondo intero”, disse.


C’è qualcosa che non capisco”, disse il ragazzo. “Com’è che questa palla di letame è il mondo intero? O meglio, come può succedere che il mondo intero diventi una palla di letame?”


“Non avere fretta”, disse il padre, “aspetta che il tuo Io diventi più grande. Allora capirai.”


“Ma è una pallina così piccola!”


*


Scesero la scala di legno scricchiolante che portava in spiaggia, camminarono sui grossi ciottoli croccanti e si ritrovarono davanti un’esile striscia di schiuma. Sul mare, una strada d’argento correva verso la luna: era lunga e dritta, e il colore ricordava le ali di una falena.


*


“Mi scusi, Natasa”, disse Sam, “forse aveva latri programmi?”


Per tutta risposta, Natasa rivolse a Sam uno sguardo così pieno di ingenua sincerità che i suoi programmi divennero immediatamente evidenti.


*


“E’ proprio questo il punto!”, disse Mitjia. “Dentro di me sono in due a scegliere. E io non riesco nemmeno a distinguere l’uno dall’altro. Non so quale sia quello vero, e non so quando uno si sostituisce all’altro. Perchè sembra che entrambi abbiano intenzione di volare verso la luce, solo che vogliono percorrere strade diverse. E propongono di farlo in modi completamente opposti”.


“A chi lo propongono?”


“A me”.


“A-ha!”, disse Dima. “Allora siete diventati tre?”


“Tre?”


“Il primo, il secondo e quello a cui fanno la proposta”.


“Ti stai attaccando alle parole. Posso dirlo anche in un latro modo: quando cerco di prendere una decisione, dentro di me mi imbatto sempre in qualcuno che ha preso la decisione opposta, ed è proprio questo qualcuno che poi fa tutto”.


“E tu?”


“Io cosa? Quando lui appare, io divento lui”.


“Cioè, vuol dire che lui è te?”


“Eppure io volevo fare l’esatto contrario”.


Per un po’ di tempo Mitjia non disse altro.


*


… e Maskim avvertì una semplice, tranquilla gioia di esistere, che pian piano si trasformò in una sensazione di certezza non sul domani, ma almeno sulle due settimane successive.


 


Postilla squisitamente PERSONALE:


visionario e impietosamente realistico, in particolare la storia di Mitjia e Dima.

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22 ottobre 2004 Nessun commento

da “Strade sterrate per posti sperduti” di Lawrence Ferlinghetti – minimumfax

 

Come il mattino

    delude i suoi fiori

  facendosi

    pomeriggio

 

*

 

Ah il giorno

           finisce

                  Il giorno

      finisce

    E pesci in volo

     fra gli alberi

 

    mangiano i semi

           del sole

 

*

 

11 agosto 77

 

Siamo smarriti lungo il fiume /in solitudine di pietra /solo il rumore del fiume /si salva /dall’immobilità assoluta /da vuoto assoluto /perfino l’acqua è solo alito della terra /Nulla accade /nulla palpita /come se la vita stessa dovesse ancora avere inizio /o fosse finita per sempre /Nirvana – o Samsara – o solo il tedio assoluto della campagna più desolata /Ci salva /un camper immenso /in retromarcia giù per la strada della spiaggia /e ci parcheggia quasi addosso /signore con i bigodini e mocciosi con secchielli di plastica /ne esplodono fuori /urlanti sulla spiaggia.

 

*

 

Corvi neri

come nubi

     di carta bruciata

   che scorrono

 

      nei cieli

 

*

 

   O

famelico

  

22 ottobre 2004 2 commenti

Ieri sera, mi sono perso un attimo, dietro a questo DVD:



 














 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

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21 ottobre 2004 1 commento
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21 ottobre 2004 3 commenti

“Il popolo è una grande selvaggio nel seno della società.”


 


Lev N. Tolstoj

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21 ottobre 2004 2 commenti

UOMO E DONNA A LETTO ALLE 10 POMERIDIANE


 


mi sento come una scatola di sardine, disse lei.


mi sento come un cerotto, dissi io.


mi sento come un panino al tonno, disse lei.


mi sento come un pomodoro a fette, dissi io.


mi sento come se stesse per piovere, disse lei.


mi sento come se l’orologio s’è fermato, dissi io.


mi sento come se la porta fosse aperta, disse lei.


mi sento come se stesse per entrare un elefante, dissi io.


mi sento che dovremmo pagare l’affitto, disse lei.


mi sento che dovremmo trovare lavoro, dissi io.


mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.


 


non me la sento di lavorare, dissi.


 


mi sento che di me non te ne importa, disse lei.


mi sento che dovremmo far l’amore, dissi io.


mi sento che l’amore l’abbiamo fatto fin troppo, disse lei.


mi sento che dovremmo farlo più spesso, dissi io.


mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.


mi sento che dovresti trovare lavoro, disse io.


mi sento una gran voglia di bere, disse lei.


mi sento come una bottiglia di whisky, dissi io.


mi sento che finiremo come due ubriaconi, disse lei.


mi sento che hai ragione, dissi io.


mi sento di mollare tutto, disse lei.


mi sento che ho bisogno di un bagno, dissi io.


anch’io mi sento che hai bisogno di un bagno, disse lei.


mi sento che dovresti lavarmi la schiena, dissi io.


mi sento che tu non mi ami, disse lei.


mi sento che ti amo, dissi io.


mi sento quel coso dentro, disse lei.


anch’io adesso sento che quel coso è dentro di te, dissi io.


mi sento che adesso ti amo, disse lei.


mi sento che ti amo più di te, dissi io.


mi sento benone, disse lei, ho voglia di urlare.


mi sento che non la smetterei più, dissi io.


mi sento che ne saresti capace, disse lei.


mi sento, dissi io.


mi sento, disse lei.


 


Charles Bukowski

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20 ottobre 2004 9 commenti

27…


 


27… e un altro anno è passato.


 


27… persone che c’erano, sono arrivate, si sono perse, ci sono.


 


27… “Sono in gran parte – la prosa stessa che scrivo – mi snodo in periodi e paragrafi – mi trasformo in punteggiatura – e nella sfrenata disposizione delle immagini – Come i bambini mi maschero da re – con carta di giornale oppure – ritmando una successione di parole – mi acconcio come i pazzi – con fiori secchi che sono freschi – solo nei miei sogni.” F.P.


 


27… passato tra il lago, Bologna, Costa Rica, Milano, Svizzera, Cesenatico, Nicaragua, Torino…


 


27… tanti? troppi no di sicuro. Forse pochi?


 


27… il sogno fa un passo, sembra diventare concreto, per disperdersi di nuovo, ma lasciando una sua traccia a me ben visibile.


 


27… “… l’importante non è la caduta, ma l’atterraggio.”


 


27… tu, lui, lei, IO.


 


27… e anche quest’anno non c’è coincidenza con numeri particolari, però fa rima con settantasette.


 


27… indiani in fila per tre sopra la panca che non fa primavera!


 


27… l’anno scorso è stato quello di “Fili di rame in controluce”, questo?


 


27… piccole costanti & grandi sorprese.


 


27… “Apro gli occhi, la luce filtra dalle tende, un’altra giornata è iniziata senza avvisarmi.” S.C.


 


27… (pausa, perchè sennò mi piscio addosso)


 


27… tante cose nel paniere e c’è sempre chi ha da ridire sulla base ISTAT.


 


27… cm, mt, km ———–> kmh !


 


27… grazie a tutti.


 


27… quest’anno per fortuna non ho perso capelli, non ho messo su chili e non mi è venuta la cirrosi (mi tocco?!?).


 


27… [851472000]


 


27… tante cose che avrei voluto/dovevo fare, mille altre che hanno preso spazio improvviso.


 


27… dove sono stato io, a volte trasfigurato dagli eventi, le emozioni troppo colme per contenerle, pur sempre io.


 


27… e mi dedico “Alone in the dark” dei Laurel Music.


 


27… e l’ho fatto anche l’anno scorso, a fatica, pure una in più?


 


27… ma io me ne sento 21.


 


27… no! Ci ho ripensato, adesso ne sento 72.


 


27… ancora un attimo… calibra… calibra ancora un pochettino… 27!


 


27… e un altro anno è cominciato. AVANTI!

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19 ottobre 2004 Nessun commento

“Perdio, tra noi ci sarà amore


 oppure moriremo nello sforzo.”


 


da Canto dell’anima di Chicago di Sherwood Anderson

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19 ottobre 2004 1 commento

Sulla letteratura italiana, ma non solo


(stralci da una mail di Marco Mancassola*)


 


[...]


Tra questo e quello confesso che, onestamente,


non ho più trovato quei tuoi testi. Per cui


tutto quel che posso dirti si basa sul ricordo


di quel che avevo letto appena ricevuti, ma


era stata una lettura superficiale.


Se non sbaglio c’erano dei racconti sparsi e


un testo più lungo in quattro-cinque parti


di ambientazione ‘giovane-sentimentale’


dall’aria vagamente semi-autobiografica.


Ricordo di aver guardato quest’ultimo e averne


avuto un’impressione generale positiva.


Ma mi viene da dire che purtroppo negli ultimi


anni il mondo della letteratura è cambiato


e si è ristretto. Un certo tipo di letteratura


‘intimista-giovanile’, che andava negli


anni 90, oggi purtroppo fatica molto a trovare


collocazione.


Il mondo (dei lettori) si è fatto immensamente


cinico (non che prima…), e la domanda che


ti farebbero davanti a un testo simile


sarebbe: ma a noi, che ce ne frega?


(scusa la brutalità… sto facendo dei rilievi


in realtà di natura quasi sociologica, che non


implicano un giudizio sul tuo testo).


Di fronte a questa chiusura, si può lavorare


in varie direzioni:


-scrivere storie forti (personaggi pazzeschi,


storie pazzesche, che ne so… pensa al


grado sempre più ‘borderline’ dei personaggi


di Almodovar, che pure diventano personaggi di


film visti dal pubblico-bene dei 50enni… 


però qui sei in competizione con la tivù, che


a sua volta normalizza storia sempre più estreme)


-scrivere storie di genere (qui invece vale la


regola inversa: più sono trite e prevedibili


più paga, e meglio di tutto sono le favole


nere basate su archetipi narrativi vecchi di


millenni, tipo ‘Io non ho paura’)


-scrivere storie generazionali-sentimentali ma


molto molto semplici, senza nessuna velleità


letteraria, con lo stesso tono di una rubrica


su un giornale (tipo i libri di Fabio Volo)


-spingere il grado letterario e lavorare


sulla costruzione di uno stile forte, raffinato,


‘effetti speciali linguistici’.


Se sei capace di incrociare le cose, meglio ancora.


[...]


Poi ovviamente ci sono altre strade minori


ma che hanno un loro pubblico (tipo il romanzo


‘sociale’ sul mondo del lavoro…)


[...] ma temo sia forse difficile, oggi


come oggi, collocare editorialmente un testo


del genere.


[...]


Ti ripeto, sto facendo un discorso molto


alla grossa, basato su quel che ricordo


della lettura, e te ne chiedo scusa.


Più che altro sto cercando di farti capire


come ragionano gli editor attualmente.


Davvero, già i tempi del mio esordio,


tre anni fa, sembrano un altro universo.


Il mondo della scrittura è ormai pura isteria!


Non so se una mail del genere può risultarti


utile. Spero almeno a darti qualche 


frammento di consapevolezza in più. Scrivere


è una cosa meravigliosa e terapeutica finché


uno lo fa per sé, e abbastanza nevrotica


se uno lo fa per pubblicare. Bisogna stare


molto vicini al sentire dei tempi per


capire come proporsi, oppure sapersi


scegliere una nicchia giusta (romanzo


storico, romanzo femminile, romanzo per bambini,


…), e in ogni caso chiedersi ossessivamente:


perché qualcuno dovrebbe interessarsi a


questa cosa? cosa voglio/posso dare a un


potenziale lettore che ha lavorato tutto


il giorno, è angosciato da come vanno


i tempi, e ha giusto quella mezz’ora serale


per immergersi nel mondo di un libro


(da scegliere tra migliaia di altri libri)?


Lo so, è durissima.


 


Un saluto,


ma.


 


[* autore di: Il mondo senza di me


(peQuod 2003 – Mondadori 2003) &


Qualcuno ha mentito (Mondadori 2004)]

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18 ottobre 2004 Nessun commento











 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


Domani ci sarà questa serata (a Milano @ Lato B di Porta Ticinese) che è il primo appuntamento (spero per loro di una lunga serie) di [ANTENNA].
Cos’è [ANTENNA]? Mi chiederete voi e a dire la verità non l’ho capito nemmeno io.
Ci provo: è un gruppo di ragazzi che per il momento (sono appena partiti) organizza serate e vende gadgets (domani troverete spille e una compilation – maggiori informazioni a riguardo su: http://www.antenna-musica.splinder.com/).


So che l’ingresso è gratuito, loro sono simpatici e saranno disponibili con maggiori informazioni (mah?!?!) e la musica (idm & glitch) non la metto io (vi sarebbe piaciuto) quindi non assicuro niente (hu hu).



 


Io non credo di esserci, ma se siete a Milano, fossi in voi un salto lo farei.



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18 ottobre 2004 Nessun commento

da “Poeti Africani Anti-Apatheid vol. 2” – Edizioni Dell’Arco


 


Presa di coscienza di Agostino Neto


 


La paura nell’aria


 


Ad ogni angolo di strada


Le sentinelle dallo sguardo incendiario vegliano


In ogni casa


Ci si affretta a cambiare le serrature delle Porte


Ed in ogni coscienza


Ribolle la paura di ascoltarsi


 


La storia nuovamente si ripete


La paura nell’aria!


Succede che io


umile creatura


ancora più umile della mia pelle nera


Rimescoli l’Africa


dentro di me


Ad occhi asciutti.


 


*


 


Parlando ai suoi carcerieri di Solomon Mahlangu


 


Non meravigliatevi se sorrido


anche nei momenti di angoscia


Non dispiacetevi se mantengo


dritta la mia colonna vertebrale


in questa tana sinistra


in questa tomba fatta a misura


io sono un uomo libero


Nel vostro campo di lebbrosi


Rimango un uomo puro


Non fatevi dunque domande sul mio sguardo


acuto, il mio sguardo insanguinato


è nato da verità vissuta


 


Questo corso d’acqua,


Questa fontana di vita svuotata


Temporale di difficoltà prima ammassate poi allontanate


nate da una nauseabonda incertezza


portano spine che pungono la mia anima


fredda tortura


che indurisce il mio essere


che fa saltare il mio cervello.


 


*


 


Io sono l’esiliato di Klaus Maphepha


 


Sono l’esiliato


il giramondo


(il trovatore


checchè se ne dica)


Sono gentile, calmo


e camminando con passo sognatore


assorto nella pianificazione,


Sono cortese sino al servilismo.


Ma lamenti riempiono gli alveoli del mio cuore


E nella mia testa


dietro i miei occhi tranquilli


Sento le urla e le sirene.

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18 ottobre 2004 3 commenti

Proprio quella notte

di Tobias Wolff

– Einaudi -
.    

Gilbert riteneva che la disillusione fosse la conseguenza naturale, addirittura il compito, di una mente che non si accontentava della versione autorizzata della realtà ma cercava di arrivare alla natura vera delle cose. Si faceva un dovere di non prendere niente per buono senza le opportune verifiche, di non rispettare alcuna autorità fuorché quella del proprio giudizio, e di restare elegantemente imperturbato davanti ai crimini e alle follie più plateali, soprattutto quelli concordemente esecrati dal mondo.

*

Dina aveva tanta di quella robaccia in testa che fare due chiacchiere con lei equivaleva a una sabbiatura per le cellule grigie.

*

Non c’era modo di tornare indietro. E se anche ci fosse stato, se dicendo “sono ancora vergine” April avesse potuto trasformare Claire in una specie di madre perfetta, non l’avrebbe fatto. Sarebbe stato ridicolo e falso. Vergine non lo era più, salvo che per quanto riguardava l’aspetto strettamente fisico. Ma April non considerava la verginità qualcosa che ha a che vedere con il corpo. Per lei era più una qualità dello spirito, qualcosa che potevi perdere solo spiritualmente. Lei questo lo aveva fatto; non sapeva esattamente quando o come, ma sapeva di averlo fatto e non se ne era pentita. Non voleva essere una vergine e non avrebbe finto di esserlo per niente al mondo. Quando pensava a una vergine, April vedeva una fanciulla mezza nuda, coi polsi legati, gli occhi stupidi e fiduciosi, una ghirlanda di fiori fra i capelli. Vedeva una radura nella foresta, e nella radura un altare.

*

Il desiderio è il padre dell’azione.

*

Ero in preda al panico, ma perchè? Non poteva dipendere solo dalla situazione in casa di Freddy. No, è che lo squallore della mia stessa famiglia di giorno in giorno cominciava ad apparire più chiaro. Allora non potevo ammettere questa consapevolezza, non ancora almeno, tuttavia era sempre là, in attesa nelle mie viscere: un’amar premonizione, un crampo e un senso di allarme davanti a ogni segno di sfortuna o di debolezza negli altri, come se simili cose fossero in agguato anche per me.

*

Noi cerchiamo delle giustificazioni sempre con lo stesso scopo, per mostrare l’esistenza di un conflitto fra i nostri principi e i nostri desideri. Ma questo conflitto non c’era stato. I principi contano davvero solo finché non scopri cosa vuoi davvero.

*

Mia moglie entra ed elogia il fuoco, sapendo come ne vado orgoglioso, Si stende sul divano con un libro ma non legge. Neanch’io leggo il mio. Guardo il fuoco, guardo la luce che si trasforma sui volti dei miei cari. Cerco di sentirmi a casa, e mi ci sento, quasi del tutto. Questo è il momento che sogno quando sono lontano; questa è la casa che sogno. Ma sento che con una parte di me sto chiamando a raccolta tutte le mie forze, come se temessi di essere stato imbrogliato. Quasi che considerare vero questo sogno significhi in qualche modo farlo svanire, come una voce che viene a scuotermi dal sonno.

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Postilla squisitamente PERSONALE

Una raccolta a strappi. All’inizio non mi piaceva, poi mi ha sorpreso e alla fine ha abbassato di nuovo un po’ la guardia. Forse perchè i migliori racconti (L’altro Miller – Due ragazzi e una ragazza – Emicrania – Smorgasbord – Il sogno di Lady – Neve Fresca – I bagliori del fuoco) sono quasi tutti nella parte centrale del libro, ho avuto questa impressione.

Anche se, dopo aver scritto questo post, mi rendo conto che forse questo libro un segno tangibile, anche se non eclatante, l’ha lasciato.

15 ottobre 2004 4 commenti

da “Poesie, piéces, canzoni” di Jacques Prevert – Newton Compton editori (seconda parte)


 


dalla sezione: Graffiti


 


Lo smarrito chiede la strada, lo sconvolto chiede l’ora, il minuto o l’anno, il mendicante l’elemosina, il condannato grazia.


Alcuni non chiedono nulla.


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Nessuno è insensato se ignora la legge.


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Una volta è consuetudine.


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Il primo giorno, Dio non ha chiuso occhio tutta la notte e di questa insonnia la luna ancora ride.


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L’uomo non è venuto che nella sua era, è in ritardo.


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Niente + nientemeno.


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Malgrado l’orrore quotidiano audio-visivo o stampato, non riescono a far scomparire la bellezza.


Si direbbe che tutto è troppo brutto per essere vero.


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Le prigioni trovano sempre custodi.


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L’ultima ora dell’uno


è la prima di un altro


La parola del passatempo


è un sospiro ardente.

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