Dov’eri tu quando le stelle del mattino giovano in coro?
di Christian Raimo
- minimumfax -
Se ne stava sdraiato sul letto matrimoniale, come un uomo di Leonardo sbilenco, a fare da specchio al soffitto se il soffitto avesse avuto qualche vanità, e ogni tanto si gettava le braccia intorno al corpo e si abbracciava.
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(nei cicli bislacchi e risibili della sua tristezza che si rivoltava in speranza come una clessidra che continui a rovesciare da una base all’altra, in quelle lacrimucce che le apparivano così puerili che non voleva assolutamente condividerle con qualcun altro, ma che non voleva neanche appartenessero a sé)
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… in una gara a cercare sinonimi per non precipitare nel gelo di una parola.
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… la cosa strana, ah, è che mi addormento da un momento all’altro, manco un’anestesia è fatta così, dove vanno i sensi?, mi perdo per degli istanti, e riesco pure a sognare, sogni compiuti, un minuto di sonno, anche meno, da cui mi risveglio pianissimo, con una sensazione di sete dolorosa, quasi che mi avessero aspirato la gola, un tubo dell’aspirapolvere, e tutto il mondo sembra di feltro,
un letto di sabbia,
un labirinto di carta vetrata,
di carta impazzita,
di respiri che provi a contare,
dei rumori della casa, il frigo, gli spifferi, le macchine di fuori, che cerchi di distinguere uno dall’altro,
ma abbassiamoli questi termosifoni, no?
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E’ venuto a trovarmi oggi alla solita ora malata di afa…
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Vado a lavarmi, e sento che nell’altro bagno vicino Michel si sta tirando una sega. Esco senza essermi fatto la barba, e gli urlo: “Mi ha cercato qualcuno questi giorni?”, sperando di farlo smettere.
“Sì“, mi urla di rimbalzo, ”ha telefonato dieci volte una che si chiama Cu o Chi o Co. Una cosa del genere.”
“E perchè non me l’hai detto?”
“Perchè non sono la tua segretaria. Colta la citazione?”
“Ti ha lasciato un numero?”
“Noooo”, mi urla Michel, ancora da dentro il bagno, “Scusa, è finita la carta igienica. Non è che me la puoi portare?”
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Lei rimane con una faccia appesa che quasi non voglio sia quella faccia, ma invece è quella, e io la guardo ancora, sperando che a forza di guardarla, quella faccia si trasformi, cambi, che non riesca a conservare quella fissità per molto, che un nervo gli si ritorca sotto la pelle, o che finalmente scoppi a ridere, e mi dica: “Ma sei un cretino!”, o:”Ma davvero ci hai creduto?”, o anche soltanto: “Francess-co”, con una qualsiasi dei milioni di espressioni che le conosco…
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La vasca piena d’acqua è una bara calda, se ci pensi. Oppure l’interno del pugno di Nettuno. Oppure un pezzo di oceano ucciso e tenuto in casa a tuo uso personale, per vanità.
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Uno spera che l’attrazione anche morbosa che nutre per l’altrui felicità e lo squallore, prima o poi diventi pietà, no?
Postilla squisitamente PERSONALE
Il primo libro di Christian Raimo (Latte) è stato, insieme ai burned children, il segno d’avvicinamento a minimumfax. All’inizio di questo suo nuovo, ho avuto una brutta impressione,dovuta al fatto che due tra i tre racconti (Magari no, Gli amici della Canottieri Lazio & Vacanze romane) secondo me meno riusciti sono all’inizio della raccolta, ma una volta finita devo ricredermi. In particolar modo mi hanno colpito: Tutte queste domande, La vita che verrà & Il segno di Giona. Proseguendo con: Cassius Clay & Che Faccia hai?.
Per questioni di spazio ho omesso due parti che mi sono piaciute molto e sperando che qualcuno di voi se lo compri vi dico le pagine: 48-49 & 192-194.
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