DI PALO IN FRASCA
(e non so proprio cosa voglia significar€mi)
Era da un po’ che non mi capitava una serata come tante altre. Vuoi per altri impegni, vuoi perché volevo spegnere la testa (anche se troppo spesso non ce l’ho fatta, fino in fondo), oppure perché c’erano altre persone prima di me e comunque fa caldo e fare niente è gia tanto, il massimo.
Fatto sta che l’ultimo file di word modificato risaliva al sedici di giungo e non è niente di che… se devo guardare all’ultima cosa scritta con una sorta di senso apparente, andiamo a inizio mese.
Più o meno – come in tanti, o forse uno solo, hanno scritto: se non hai niente da dire, stai zitto.
Stasera ho ripreso. Lentamente. Forse una trama. Più ossuta che carnale, e va già bene.
Ultimamente le giornate scorrono troppo pesanti, piene, per i miei gusti e per i miei ritmi. Gli istanti non esistono, ma solo una grossa e compatta fetta di tempo che domani non avrà peso.
[perdiamo tempo]
Fuori cartella, nella rigida e organizzata disposizione dei mie files c’è:
@more – un trattato, un capirci, una ritorsione su se stessi.
23_06_04 – quattro righe su una giornata grigia e umida, incollata addosso.
Nuove albe (04) – la riedizione del pezzo finale del mio primo libro (ferma ormai da mesi, da quando forse ho smesso di crederci).
Casa Cupiello – un inizio, per il quale non nutro la minima speranza. Pronto a defilarsi nella cartella “bozze”, vero e proprio cimitero di elefanti.
PIN – un altro inizio, nell’idea promettente, ma nello svolgimento rivelatosi un po’ troppo statico (forse è solo il momento).
Verità – una riga e mezzo, talmente carica da bloccarmi solo a leggerla.
Tradimento – l’ennesimo inizio(stasera), l’ennesimo sulla carta stimolante.
Pensieri sfusi – una sorta di cestino all’ultima spiaggia.
[recuperiamo tempo]
Lo scrittore al quale ho spedito un po’ delle mie cose, non si è ancora fatto vivo. Dopo una risposta ad una mia mail, solo per accertarmi che la busta fosse arrivata, il vuoto si è inserito. Lo stesso che ormai accompagna la speranza di una risposta dalle ultime case editrici che ancora non hanno dato un segno di rifiuto, poche e troppo il tempo ormai passato, ma come avevo già detto, ormai riconosco i limiti di quel progetto.
I cd scorrono, come le bollicine di questa notte immobile, come il piatto bagliore dello schermo.
Qui sembra di stare su un tappeto, un tappeto senza pavimento.