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Archivio per aprile 2004

DIAMO I NUMERI &nbs…

30 aprile 2004 1 commento

DIAMO I NUMERI


 


Le chiavi di ricerca più strane del mese di aprile che hanno segnalato il mio blog:


calligrafia di nomi indiana


credi che esista il diavolo’ se si in che forma si manifesta nella tua vita e nella società


fotografie di sedie a dondolo


glen grant pubblicità


vacanza sharm conoscere ragazze russe


le troione


mangiare peperoni


materassini gonfiabili


pompini ossessivi


tende igloo terra


velo kit smart-e


 


Il picco di visite uniche si è verificato giovedì 15 con 106, la media giornaliera si aggira sui 65/70 contatti unici.


Dopo l’incremento (+17%) del mese scorso (rispetto a febbraio), in aprile si registra un calo di visite mensili (-12%) (rispetto a marzo).

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da

da “Self evident” di Ani DiFranco


 



e certe volte canto


come se la mi vita fosse in gioco


perché non ti sente nessuno


se di rumore nei fai troppo poco


sto imparando a ridere


con la stessa forza con cui ascolto


perché il silenzio è violenza



 



io sulla mia soglia annerita


mi frugo nelle tasche


le ricevute, gli orari dell’autobus,


i numeri di telefono sulle scatole di fiammiferi


le irrefrenabili poesie sui tovaglioli di carta


tutta roba che la lavatrice ha trasformato


in una poltiglia strana


qualche spicciolo e una chiave


chiedimi


su, avanti,


chiedimi se me ne importa qualcosa


ce l’ho la risposta


me la sono scritta da qualche parte


tutto sta a trovarla



 



perché sono una poesia attenta all’iperdistillazione


e non ho spazio per una menzogna così verbosa


abbraccio con gli occhi tutta la mia famiglia umana


e sollevo il bicchiere per brindare



 


*


 


2.


 


inghiotti la lingua


spessa di speranza


e la mio bacio offrimi


il piacere che più ti piace


 


Postilla squisitamente PERSONALE:


già con la chitarra ha dimostrato di saperci fare e questo libro la rivela anche grande poetessa. Da leggere.

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Il Neurone di Bradpi…

29 aprile 2004 5 commenti

Il Neurone di Bradpizza – Numero sei


               


Stanze


Sei andata via veramente, mentre scavavo con la lingua la gola cercando di capire come sarebbe andata a finire.


Possedere stanze per inglobare vita, legami imparziali in un Mondo-Omicidio incapace di mascherare infiniti indizi con un gesto. Tende tirate, appartati nella luce filtrata non solo dal vetro, sdraiati nella luce perfetta dell’intimità, sperando, urlando nella notte, in compagnia del rumore delle gocce nascosto all’interno di tombini a differente funzione e ingresso unico. Tutti i tubi sono stati sistemati. Ora i collegamenti funzionano. Possiamo stare tranquilli mentre il cielo rimane abbandonato dietro lo strato di grigio inesorabile in questa stagione, nella città creata per coppie affiatate che si completano acquistando una scrivania senza polvere e lucidi rotocalchi di moda.


Non penso che sarò ancora qui quando avrai deciso di tornare. Una stanza in due intreccia legami spezzati da presenze dispari, quattro occhi difficili da gestire.


Finestra illuminata, il muro, il giardino.
- Cosa fai tu qui?


La realtà è affiorata, improvvisamente pura, privata di ogni dubbio che rimane solo per inseguire il mio sogno-ossessione.


Traccio inquieti sentieri attorno ai tuoi simboli, per vederti popolare i miei sogni di personaggi che non appartengono nemmeno al tuo mondo, con tatuaggi di fiabe nordiche, dai quali affiorano, giorno dopo giorno maschere dai tronchi verdi di alberi e vene ingrossate da casuali infezioni.


L’autobus nella notte ci porta al lago salato,  invisibile. Con lo stomaco gonfio di frutta.


Comincio a dimenticare.






Non è il momento di smettere di mangiarmi le unghie perché oggi sono preoccupato. La visuale comprime l’angolazione mentale impostata dalle emozioni elementari quando cercavo – grattando le rocce con le dita – di ottenere conoscenza, di raggiungere il centro del problema. Poi mi sono abituato all’odore di zolfo e di limone.


La strada è stata consumata inutilmente senza volontà, evitandola per eccesso di corsie e traffico. Giornate a rilento. Di notte si addensa la coda per il cinema aperto sei giorni alla settimana.


L’ultima volta a fine ottobre correvo da te con l’odore acido dell’uva che marciva abbandonata su una vite macchiata, nel cortile di una stamperia, fra i quadri con i bordi azzurri. Profumava il vicolo di asfalto sbriciolato.


Quell’odore mi aveva agitato alle sette di sera, sudato. I jeans troppo larghi si bagnavano ad ogni passo. Ho continuato a correre nell’aria densa che mi impediva di arrivare prima che fosse stato troppo tardi.


Avrei potuto rimanere a casa sdraiato sul divano, invece di girare accecato, con una patina secca sulle labbra per lo sforzo e il freddo.


Una sera di giugno non ero ancora convinto. Con un fiore in mano tracciavo percorsi inquieti, allungando il tragitto per paura di ritrovarmi lì senza accorgermene. Mentre mi allontanavo sentivo nostalgia dell’odore del tuo detergente intimo, insultandomi per questo.


Ho una collezione di diapositive su quel tratto di strada che scorre finalmente… e io rimango immobile – per vedere – nella frazione di secondo – una luce al terzo piano, o se stai aspettando qualcuno alla fermata dell’autobus. Tutte le mie percezioni aumentano,  addensandosi in pochi metri per poi ristabilirsi nella condizione precedente, in cui un uomo verde si taglia un dito e ve lo offre con un tubetto di lucida-labbra – omaggio del mese.


Uscire ad orari insensati non è più un problema.
Eravamo sui gradini bianchi, poi siamo caduti per terra senza sporcarci perché era la sera più pulita e tu hai detto di tacere e non mi hai sposato.


 


Postilla squisitamente PERSONALE:


per chi ha avuto da ridire sui neuroni precedenti (visioni, mi ripeto, visioni), per chi crede che ci sia ancora qualcosa da sentire-raccontare, per chi non ha paura ad ammettere che è vivo (che è!). Scolpire piccoli tasselli nella propria pelle, pronti a scomporsi per reinventarsi.


Sarà la notte…


Sarà che tutto trema…


Saranno i muscoli all’aria, stranamente indifesi… 







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Anticipazione Next D…

28 aprile 2004 2 commenti

Anticipazione Next Dance:


venerdì 30 aprileWarm My Mind


@ MoMa – Viale Innocenzo (CO)


dalle 23.00

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da

da “Estasi” di Peter Carey


 


Brav’Uomo. Quando entrava in un ambiente e si sedeva, erano tutti contenti di averlo lì, anche se il massimo che faceva era sorridere, perché tutti erano convinti che dietro quei baffi, dietro quel sorriso si celasse qualcosa di più severo, di più critico, ma la tempo stesso tollerante, per cui al suo sorriso si sentivano approvati, e facevano a gara a chi lo apprezzava di più.


*


Alex Duval era un uomo di principi che aveva deciso da un pezzo che gli uomini di principi non possono mai vincere. Eppure sperava e temeva di avere torto.


*


Quando si ha un dolore, camminare è la cosa migliore. Meglio della roba e meglio che mangiare. Meglio che scopare e meglio che dormire. Ci si svuota semplicemente la testa di tutto fino a farne diventare l’interno come un anfora di terracotta vuota e, succeda quel che succeda, la si mantiene vuota. Si difende questo vuoto con occhi e orecchi e non ci si ferma nemmeno a riflettere su dove si è diretti. Così facendo si arriva sempre nel posto giusto.


*


Dopo di che rimase lì stesa a guardare il punto in cui la notte era più nera.

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28 aprile 2004 2 commenti

da “La deriva dei sentimenti” di Yves Simon


 


… io mi buttavo sulle donne. Le conoscevo poco in verità, ma inventavo. D’altra parte, con loro, non c’è scelta, non si può che inventare avendo diritto solo alla superficie. Gli uomini sono lì unicamente per scrivere di loro, per scolpirle, fotografarle. Guardarle andarsene un bel giorno, piene di un mistero di cui loro stesse si fanno beffe, ma che ci ha coinvolto così tanto che bisognava crederci, perché la vita meritasse la sopravvivenza.


In realtà è molto semplice: C’è qualcuno che sogna e qualcuno che è sognato.


*


La vita è fatta di fruscii, sfioramenti e carezze… Siamo fatti per sfiorare soltanto, i muri, i passanti, le stazioni, e non essere ammaccati dalla velocità di un corpo lanciato da anni ormai, dalla sua nascita, verso un latro corpo qualsiasi.


*


Poco dopo la partenza di Marie aveva comprato una pistola. Ma non si uccide un ricordo.


*


Pensò che la vita, dopo il lungo apprendimento delle parole, doveva anche saperne tacere alcune.


*


… perché li osservava, li spiava, annotava, scriveva come se fosse diventato il contabile delle loro derive. Il bambino diceva… “Ci sono tante cose da vedere, tante da sfiorare, che le nostre vite non basterebbero…


- Fermarsi? Chiedeva la giovane donna.


- Cominciare”, rispondeva lui.


*


Quando ho freddo, mi copro.


Quando ho paura, cerco un rifugio.


Quando sono solo, mi osservo.


Quando ho dolore, mi uccido…


 


[…]


guardare la città è un veleno, una droga dolce alla quale attingere continuamente una sequenza di miserie, una rantolo, una confidenza.


*


Quando avrebbero dovuto ribellarsi a tutto, seppero solo allontanarsi per sfuggire alla capacità di guardarsi così com’erano. Ora, ognuno pieno del dolore dell’altro, rimpiangono di essere soli…


*


… per far parte di noi con il tempo degli orologi e la morte iscritta nelle cellule…


 


Postilla squisitamente PERSONALE:


non poteva trovare titolo migliore. L’edizione italiane penso non esista più, ma se siete pratici con il francese, cercatelo e leggetelo.

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27 aprile 2004 5 commenti

Ecco l’articolo apparso nella sezione New Talents Lab del numero di Aprile del mensile KULT.

Per visualizzarlo meglio, ecco il link: http://subliminalpop.altervista.org/immagini/kult.jpg

ANCORA TU   I…

ANCORA TU


 


Il ciclo che non si arresta…


 


Quello stantio dei pensieri


quello altalenante delle emozioni


quello insito nella mia identità


 


Se a tutto questo


posso aggiungerci


una costante


un centro fisso


tangibile


qualcosa di vivo


pulsante


TU


 


Cosa posso chiedere?


Non finire!

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LONTANI

26 aprile 2004 1 commento

LONTANI… EPPUR COSI’ VICINI


 


I tasti trasfigurano…


 


E lo so…


a volte improvvisamente stupido,


altre bambino fantasioso,


mi allontano.


 


Dove sei stato? mi chiedi.


A saperlo, rispondo.


 


Il non volere


sveste la maschera


ingabbiato in fili


da me annodati,


tirati.


 


Silenzi e sguardi


persi nel più buio


degli angoli.


 


Inconsapevolmente


farsi, farci male.


 


Postilla squisitamente PERSONALE:

questa poesia fa parte di un trittico che è iniziato con – SOLO TU – continua con questa -  LONTANI… EPPUR COSI’ VICINI – e finirà con quella di domani mattina – ANCORA TU.  La personale lettura avviene con in sottofondo una canzone dell’album di Sinigallia, lascio indovinare quale…

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“Cattedrale” di Raymond Carver

26 aprile 2004 2 commenti

Cattedrale
di Raymond Carver
- minimumfax –  

 

Lei si è avvicinata abbastanza perché potessi abbracciarla. Fran è come un bel sorso d’acqua fresca. E’ alta e ha questi lunghi capelli biondi che le coprono tutta la schiena. Le ho preso una manciata di capelli e li ho odorati. Me li sono arrotolati attorno alla mano. Lei si è lasciata abbracciare. Ho affondato la faccia nei suoi capelli e l’ho abbracciata ancora più stretta.

*

Poi ho detto qualcosa io. Ho detto: Immagina, immagina soltanto, che non fosse successo niente. Immagina che questa sia la prima volta. Immagina. Immaginare non costa niente. Metti che niente di tutto il resto fosse mai successo.  Capisci che voglio dire? Dove saremmo allora?, gli ho detto.

Wes ha puntato gli occhi su di me. Poi ha detto: Allora immagino che dovremmo essere altre persone. Persone che non siamo. Non ho più quel genere di immaginazione. Siamo nati per essere quello che siamo. Capisci cosa sto dicendo?

*

Non ne potevo più di quella notte. “Tornatene a letto, tesoro. Sto solo cercando una cosa”, le dissi. Feci cadere alcune cose dall’armadietto delle medicine. Cose che si misero a rotolare nel lavandino. “Che fine hanno fatto le aspirine?”, dissi. Feci cadere altre cose. Non me ne fregava niente. Le cose continuarono a cadere. 

SOLO TU   Per…

SOLO TU


 


Perché adesso


non posso


venire e rapirti


 


Scorticare


la mia pelle


sostituirla


con la tua


 


Un incavo


dentro il quale


nascondermi


cercare all’infinito


 


Sapendo che sei tu


sapendo che la paura


mi rende cieco


ma domani ci sarai


 


ANCORA


 


E a volte è così


distante e improvviso


farne a meno


non si può


non devo


 


Cerco la corazza


visioni e castelli sfilano


forse nemmeno il tempo…


 


E ti sento


ti vedo


ti parlo


un’unica visione


del mio domani che


stanotte voglio sognare


 


SubPopCo®©

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“Flash” di Charles Duchaussois

23 aprile 2004 1 commento

Flash
di Charles Duchaussois
- Sei - 
(traduzione di F. Voglino)

Ho l’impressione di planare. […] Attorno a me tutto sfuma lentamente in un mare di ovatta. Se voglio, posso non osservare né sentire più niente del mondo esterno.
*

Vedo come se vedessi per la prima volta, come se fossi il primo uomo a scoprire la bellezza originale del mondo.

.
Postilla squisitamente PERSONALE
Per alcuni potrebbe essere visto come un viaggio all’inferno, un viaggio nella droga. Per latri potrebbe essere inteso come un viaggio dentro e fuori se stessi, un viaggio nella droga.
.

da

da “Un ragazzo” di Nick Hornby


 


Si era immaginato di entrare nel loro mondo, ma non aveva pensato che loro fossero in grado di penetrare nel suo. Era lui che guardava la vita degli altri, non gli altri la sua.


[…]


Sbagliava, ne era quasi sicuro. Si poteva chiudere fuori la vita. Se non le aprivi la porta, come faceva a entrare?


*


Will lottò con la sua coscienza, la mise a terra e ci si sedette sopra finché non riuscì più a sentire neanche un gemito.


*


Marcus aveva ragione, era ovvio, ma aver ragione non serviva a niente se il resto del mondo aveva torto.


*


… si mise ad ascoltare il genere di musica che aveva bisogno di ascoltare in quei momenti, musica che sembrava trovare dentro di lui il punto dolente e premerci sopra forte…


*


La vita, dopotutto, era come l’aria. Will, ormai, non aveva più dubbi al riguardo. Sembrava che non  ci fosse alcun modo di lasciarla fuori, o tenerla a distanza, e tutto quel che poteva fare al momento era viverla e respirarla. Come la gente riuscisse a tirarla dentro i polmoni senza soffocare, per lui era un mistero: era piena di pezzettini. Questa era aria che riuscivi quasi a masticare.

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“Vecchio angelo mezzanotte” di Jack Kerouac

22 aprile 2004 1 commento

Vecchio angelo mezzanotte

di Jack Kerouac
- Mondadori –  

 

Mi piace la beatitudine della mente.

benissimo chiamerò a raccolta tutti gli Dei del cazzo, subitissimo”

*

Dio dorme sognando, dobbiamo svegliarlo! Poi all’improvviso mentre dormiamo sognando, viene e ci sveglia – che gentile!

*

Che sia registrato nell’immutabile cuore del cielo -

*

Perché poi tutte queste discussioni su quello che fai quando non esiste non esiste spazio non esiste mente solo illusione e mistero?

*

La mia coscienza si è fatta neve! In effetti, la mia coscienza è una macchia fredda.

*

… non riposerà mai nell’imperturbabile conoscenza di ciò che pensa pensa così come ciò che fa pensa così come ciò che sente pensa così come il futuro.
.

Non ho più l’età per…

22 aprile 2004 4 commenti

Non ho più l’età per fare il balordo durante la settimana !! Testa a pezzi !!

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Questa sera WARM MY …

Questa sera WARM MY MIND (a ranghi ridotti, visto che pare ci sia solo io) suonerà dalle 19.00 alle XX.XX – c/o il baretto in centro davanti alla Coin, quello d’angolo con i tavolini fuori.






 


As the same: reggae vibes

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da

da “Prossima fermata Nostalgiaplatz” di Stefano Lorefice


 


wade black


 


mi hai lasciato un buon sapore


la tua pelle forse


il modo in cui ti muovevi


 


*


 


ephemeral


 


una banalità assoluta


ma se ci pensi


e la guardi per ciò che è


sa un po’ d’amore


un retrogusto lontano


ben nascosto


quell’amore bisbigliato


che si sussurra appena


ai risvegli


la mattina


quelli che ancora sei lì accanto


 


Postilla squisitamente PERSONALE:

poesie veloci, tascabili, poesie che si fanno rileggere, un volta ancora, cogliendo la  sfumatura, una in più. Contatti: http://nostalgiaplatz.splinder.it

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da

21 aprile 2004 1 commento

da “Nati due volte” di Giuseppe Pontiggia


 


E’ l’immagine prediletta da quei medici che dicono di non averla, quando non vogliono pronunciarsi sul futuro. “Avessi la sfera di cristallo!” sospirano, corrugando la fronte con una perplessità che immaginano sapiente. Oppure: “Mica abbiamo la sfera di cristallo!”, con un intonazione più rozza e corporativa.


L ho odiati per anni. Si rifugiano dietro una metafora proverbiale, stremata dall’uso, svuotata di ogni attendibilità anche fiabesca, come dovessero difendersi da pretese insensate, mentre sono solo richieste d’aiuto, appelli alla speranza, fughe nel futuro per liberarsi dalla disperazione del presente. E ricorrono a una frase imparata magari da un primario (le fatuità dei migliori sono le testimonianze che ricordano più tenacemente), per annettersene, in incognito, l’autorità. L’alibi della deontologia professionale dovrebbe mascherare questa interruzione del dialogo. Ma i pazienti, e i loro parenti, non vi hanno mai creduto. Nella sfera di cristallo intravedono non l’aleatorietà di divinare il futuro, ma la viltà di sottrarsi a una analisi penosa e dura, a un confronto impegnativo e doloroso. Quei medici, più competenti e umani di loro, che sanno affrontarlo, non se ne sono mai pentiti.


*


Pensiamo i genitori in funzione nostra (quando non lo sono, li ripaghiamo di un odio inestinguibile), finché, raggiungendo la loro età, cambiamo la nostra prospettiva nella loro. Ma di solito è troppo tardi per informarli.


 


Postilla squisitamente PERSONALE:

comprato al supermercato, infilato tra le tante cose, e rivelatosi un gran bel libro. Ai disabili che lottano non per diventare normali ma se stessi, è la dedica all’inizio…

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“Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio” di Charles Bukowski

20 aprile 2004 2 commenti

Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio
di Charles Bukowski

 

pensavano che la scrittura avesse

a che fare con

la politica delle

cose.

 

semplicemente non erano

abbastanza fuori

di testa

da sedersi a una

macchina da scrivere

e lasciare che le parole battano

i tasti.

 

non volevano

scrivere

 

volevano

diventare famosi

scrivendo.

 

*

seguo la strada

sentendomi da dio perché a quanto pare mi sono perso.

abbiamo bisogno dei nostri punti di riferimento (tipo i cimiteri), abbiamo bisogno del nostro

liquore e delle nostre responsabilità.

abbiamo bisogno di così tante cose di cui pensiamo di non avere bisogno.

 

*

e gli anni passano lenti e gli anni

passano veloci e gli anni

passano.

Si va al rallentator…

20 aprile 2004 2 commenti

Si va al rallentatore ultimamente, ma forse  è giusto così, così viene.


 


Il lavoro di revisione sull’ultima parte del primo libro non è così semplice come pensassi, sabato scorso (due settimane fa in realtà) mi sono arenato dopo poche pagine, anche se forse farei meglio a dire pagina.


Ma qualche idea di sfuggita, ieri, ha fatto tornare il filo che intendevo seguire.


 


I racconti del secondo libro: più vado vanti e più si allungano, più sono lenti nella gestazione. Non c’è fretta mi ripeto, anche se domani vorrei trovare un manoscritto completo e soddisfacente sulla mia scrivania.


 


Oggi mi è arrivato il bando del premio Chiara. Con rammarico e una punta di invidia, mi sono reso conto di non essere più un giovane. Quest’anno sono di due, fuori dall’età massima per parteciparvi!! Tanto i  concorsi si sa… cosa???


 


Sto leggendo un libro (Simon – v. Leggo…)che vi consiglio vivamente di prendere. Anche se sono solo a metà, anche se non credo sia facile trovarlo, anche se… leggetelo!!


 


Sto ascoltando un cd che sa di emozioni vissute al limite o quello che credevo esserlo o quello che scambiavo per…


 


Sto seduto, con le chiavi in mano, pronto ad aprire.

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