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Archivio per febbraio 2004

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27 febbraio 2004 2 commenti

da “Il profeta” di Kahlil Gibran


 


Parlaci della Gioia e del Dolore… quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere.


[…]


Parlaci della Colpa e del Castigo… e quando uno di voi cade, cade per quelli che lo seguono giacché li mette in guardia contro l’ostacolo. Ma cade anche per quelli che lo precedono i quali, benché più celeri e sicuri nel loro passo non rimossero l’ostacolo.


[…]


Parlaci del Piacere… è un abisso che esorta all’ascesa, ma non è profondo né alto.


[…]


Parlaci della Libertà… Ma come potete elevarvi  oltre i giorni e le notti se non spezzando le catene che all’alba della vostra conoscenza hanno imprigionato l’ora del meriggio? Quella che voi chiamate libertà è la più resistente di queste catene, benché i suoi anelli vi abbaglino scintillando al sole.


[…]


Parlaci dell’Amore… e quando le su ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui. Anche se la sua lama, nascosta tra le piume, vi può ferire.


[…]

In verità, come si può essere vicini se non si conosce la lontananza?

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27 febbraio 2004 Nessun commento

da “Altre voci altre stanze” di Truman Capote


 


Era come se avesse vissuto tutti quei mesi portando occhiali verdi dalle lenti incrinate e tappi di cera nelle orecchie, perché tutto gli appariva come qualcosa di inconsistente e i giorni dileguavano in un continuo sogno.


*


… parlava senza accento alcuno, la sua voce stanca non aveva cadenze dialettali; pure si avvertiva in essa una corrente di emotività sotterranea, una caustica punta di sarcasmo che le dava un carattere inconfondibile.


“Era, però, un poco debole di mente. I deboli di mente, i neurotici, i criminali, forse anche gli artisti, hanno in comune un’innocenza inequivocabile e pervertita.


*


… amore è tenerezza, e che la tenerezza non è, come molti sospettano, pietà; e ancor meno sanno che la felicità in amore è la concentrazione assoluta di ogni emozione in un altro essere;


*


Giù… giù… giù! Un tunnel a forma di pugnale, un corridoio sotterraneo, ed egli vorticava come una pala di ventilatore per le spirali di metallo; nel fondo un coccodrillo dalle fauci spalancate seguiva con occhi semichiusi la sua turbinosa discesa: come sempre la salvezza viene dal risveglio. Il coccodrillo esplose nella luce del sole.


*


Il fuoco si era tramutato in cenere, e, mentre la vecchia sveglia rugginosa batteva come un cuore malato, le strisce di sole sul pavimento si andavano allungando e oscurando; le ombre delle foglie di fico che arabescavano le pareti si ingrandivano in enormi forme tremolanti, simili alla carne cristallina di una medusa.


*


Perché no? era possibile, perché il cielo è uguale dappertutto ed è solamente giù che le cose sono diverse.


 


Postilla squisitamente PERSONALE:

un capolavoro. Una storia intensa scritta talmente bene da sentirti sudato per la sua potenza morbosa. Consiglio anche la raccolta di racconti, sempre pubblicata da Garzanti.

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GUMMO FLASH Sempre …

27 febbraio 2004 5 commenti

GUMMO FLASH


Sempre gli stessi propositi


Sempre la stessa scena


Sempre IO


Sempre …



 


Saltano fuori


pinguini, danzano valzer


in doppio petto


(no smoking, please)



 


E quando mai


verrete


a vedere



 


Adesso,


ora è il momento



 


Quando le porte aperte


il ritmo fluente


tutto sembra suonare


la perfezione,


immensa


straniante



 


Piccole bolle


di assurdo

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“Il Dio di mio padre” di John Fante

26 febbraio 2004 Nessun commento

Il Dio di mio padre
di John Fante

 

Ma avevo molto per scrivere. Era un’urgenza che mi premeva dentro fino a farmi male. […] Dopo tre giorni, tutto ciò che potevo mostrare del fermento che s’agitava nel mio cervello erano mucchi di carta appallottolata. Andavo su e giù sul pavimento cigolante. Mi spremevo le meningi, mi rigiravo nel letto, fissavo il soffitto. Sveglio, ascoltavo i rumori della casa.

*

La neve era il nemico mortale di mio padre, quello che seppelliva il suo lavoro sotto desolati cumuli bianchi, inghiottiva i mattoni, la malta, le impalcature, gli rubava la vitalità e lo rispediva a casa senza nemmeno aver potuto aprire la gamella della colazione. Diventava un carcerato nella propria casa.

*

Guardai mio padre con aria d’accusa.

“E perché tu non puoi fare come tutti gli altri?”

“Nossignore. Non mi ci farete entrare in quella scatola!”

*

Vedemmo papà che quasi ingrassava per un senso d’importanza.

*

Nel momento in cui pronunciò quelle due parole, il mito della sua ferocia svanì. Aveva una voce sottile, sibilante, sorprendentemente dolce e un po’ malferma; era come un leone possente sì, ma capace di ruggire come un gattino.

*

Li guardai per un momento. Poi ogni cosa si fece più chiara nella mia mente. Tutte quelle settimane, le cose che dovevo dire, le cose che volevo scrivere, potevo scriverle ora, quei sentimenti nel mio sangue. Si sarebbero mischiati con l’inchiostro e si sarebbero distesi attraverso campi di carta bianca. Corsi via di nuovo alla mia stanza e sedetti davanti alla macchina da scrivere. Tutto scorreva magicamente.

 

Postilla squisitamente personale

Per tutti quelli che hanno avuto un rapporto conflittuale con il proprio padre, per quelli che hanno creduto di potersi negare un attaccamento invisibile e indissolubile, per tutti quelli che amano la VERA letteratura.

Il calore di un volt…

26 febbraio 2004 Nessun commento

Il calore di un volto


rischiara giornate


timide di abbracci


 


Voli radente


tra le pianure dell’affetto


con la paura sulle labbra


di un amore troppo vero


per essere parola


 


anonima inglese del ’900

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MESSAGERIE ISTANTANE…

26 febbraio 2004 2 commenti

MESSAGERIE ISTANTANEE


 


A e B non si sentono da un po’.


Chissà perché? O meglio, forse loro due lo sanno.


Quasi sicuramente A se ne fa un ragione e B un’altra ancora. O, molto improbabile, nessuno dei due pensa niente o, ancora più improbabile, sono dello stesso parere.


Di certo c’è che proprio io…


Non importa. Sono miei amici.


E stasera, mentre scandaglio nel mio passato remoto o più probabilmente prendo spunto, mando due messaggi.


A A: Da quant’è che non senti B?


A B: Da quant’è che non senti A?


A+B=?


 


[N.d.R. Ho usato A e B solo per abbreviare, trattasi in realtà di Anselmo e Bernardo]

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25 febbraio 2004 3 commenti

da “Una volta mia” di Martino Gozzi


In quel movimento prezioso, la sua memoria si staccò dall’incavo del vinile, con un lieve fruscio, come di foglie, la musica si prosciugò e lei fu sopraffatta dall’odore di Amos, che dalle sue stesse mani arrivava ovunque. Nelle narici, in gola, fino a giù, nell’intimo dei polmoni, così che Mia non poté fare a meno di chiedersi dove fosse finito il proprio odore, quello che rimane cucito nel cuscino, sulle magliette, sugli asciugamani, e capì che questa volta se ne sarebbe andata di certo, senza sbattere la porta, ma accostandola lentamente, si disse, alle spalle.
*
All’inizio aveva tenuto il volume alto per non sentire il lavorio mattutino del dispiacere. La solitudine la svegliava, alle volte, con un frastuono di carpentieri che lavoravano al piano di sotto, alle prime luci del giorno. Così, Mia si era abituata ad alzarsi presto, quando era sola in casa, per battere lo sconforto del tempo.
*
E’ tutta una questione di distanza, aveva detto. Alle volte, capita di ascoltare un vecchio disco su cui si è depositata la polvere. Il suono viene fuori scucito, come se il disco stesso fosse una padella di pop-corn sul fuoco. E allora ti rendi conto di essere invecchiato, di non essere più lo stesso dei pomeriggi passati ad ascoltare quel disco. Ti rendi conto di essere da qualche parte, aveva detto, lontano da casa.


Postilla squisitamente PERSONALE: un autore giovanissimo, classe ’81, che sa scrivere e pure bene, ma qualcosa… sottile e leggero come una musica in sottofondo, come il pianto. Ma sarà un lato positivo?





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BELLE AND SEBASTIAN …

25 febbraio 2004 2 commenti

BELLE AND SEBASTIAN – Storytelling (O.S.T.)


 


Picture a scene in your mind
Look at all the people and take note of the setting behind
Listen watch and wait
A plot begins to take shape
There’s a story
And then characters will come to you’
Relating events as they choose to
But all their words and actions come entirely from you


If you’re a storyteller
you might think you’re without responsibility
And you can lead your characters anywhere you want
You have immunity


Have you considered the way
People might react to all the things that your characters say?
And are their actions hand in hand with what you want to portray?
Are you sick?
Are you crippled? Insane?
Expressing the desires that daren’t speak their name?
Are you the one to be blamed?


Now you’re a storyteller you might think you’re without
Responsibility
But in directions, actions and words
Cause and effect
You need consistency


How can you finish the tale?
Lives which have played a part
Are summarized from the very start
And episodes left out to make it all go your way
“It’s a mighty big world
Some of it I’ve seen
but mostly I’ve only heard
and stories are all fiction from their moment of birth”


You’re just a storyteller
you’re not trying to escape responsibility
If we believe you then you’re successful
but you don’t make claims of verity


Da un post sul forum minimumfax di Francesco Pacifico… da leggere. Per chiunque abbia almeno una volta raccontato una storia. Chi può dire di no?































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La finestra fa avant…

25 febbraio 2004 Nessun commento

La finestra fa avanti e indietro.


Sbatte.


Si sincronizza con la serpentina di plastica che ondeggia.


Fuori fa freddo, c’è un vento gelido e rumoroso.


Le nuvole, in cielo, con una sottile sfumatura arancione.


E il ritmo sale, come se la mia cassa toracica dovesse diventarne l’amplificatore naturale.




 


I’m feeling you


inside my eyes


through the window

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23 febbraio 2004 Nessun commento

NOVITA’
Aggiornata la sezione ASCOLTO… (si ringrazia Smartolin per la fornitura)

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“Cronosisma” di Kurt Vonnegut

23 febbraio 2004 Nessun commento

Cronosisma
di Kurt Vonnegut
- Bompiani - 

 

Se il tuo cervello fosse dinamite non ce ne sarebbe abbastanza per farti spostare di due centimetri il cappello.

*

I diari sono controproducenti, sono pure esaltazioni del nostro più intimo IO. Un elevare, ad argomento centrale, le nostre virtù. Negative o positive che esse possano essere.

*

Nel sistema solare c’è un pianeta i cui abitanti sono talmente scemi da non accorgersi, per un milione di anni, dell’esistenza dell’altra metà del pianeta. Se ne sono accorti solo cinquecento anni fa! Solo cinquecento anni fa! E dire che si danno reciprocamente dell’Homo Sapiens!

*

Trout avrebbe potuto essere un grande pubblicitario. Lo stesso si è detto di Gesù Cristo. La base di una buona pubblicità è una promessa credibile. Gesù prometteva tempi migliori nell’altra vita. Trout stava promettendo la stessa identica cosa qui e subito.

*

Se esiste un Dio, sicuramente odia l’umanità. Non ho altro da dire.

*

State a sentire: siamo sulla terra per cazzeggiare. Non credete a quelli che vi dicono che non è così!

 

Postilla squisitamente PERSONALE

Questo è il romanzo di Vonnegut che mi è piaciuto di più.
Il primo letto, il primo dove ho incontrato Trout.
.
.  

Stamattina mi sveg…

20 febbraio 2004 3 commenti


Stamattina mi sveglio e nevica. Bello! – penso.
Nevica! – dico e come un bambino alzo le tapparelle per far vedere.
Dieci minuti e sono fuori. Con la neve ad appannarmi la vista e la prima sigaretta della giornata tra le dita.
I tempi sono stretti, ho fatto un piano che non si può non rispettare, anzi si deve, quindi in macchina e partire.
La via inizia a salire, la neve si fa sempre più compatta sulla strada e i ritmi più lenti. Sorpasso a venti all’ora con ampi sbandamenti, ma dopo un paio di chilometri, tutti fermi.
Mezz’ora e mi ritrovo… neve ovunque, macchine in coda dietro e macchine in coda davanti, due vigili e un motore, là avanti in un punto imprecisato, che non ne vuole sapere di partire. Cambio traccia e accendo un’altra sigaretta.
Un’altra mezz’ora e, con non poche difficoltà, giro… torno in ufficio, casa base, piano saltato, macchine in attesa che sfilano al mio fianco e la mia traiettoria degna di EASY RIGHT! EASY LEFT!


In ufficio a lamentarmi perché non c’è il collegamento ad internet (sarei io a doverlo controllare?), ascoltare i racconti di tutti/e sulla neve e i disagi causati, fumare osservando piccoli fiocchi sciogliersi al contatto con l’asfalto.



Mia nonna parla del tempo. Dice che oggi c’era meno gente in giro, meno macchine.
Come fai a dirlo che sei stata tutto il giorno in casa. Vedi che stai alla finestra? – la stuzzico.
Ma vaaaa, lo sento il rumore che fanno le macchine. – dice.
Ah sì! E come fanno?
Sciaffff… non metti il formaggio sugli spinaci?
Un caffè e una sessione in seduta pomeridiana.
Vai già via? – mi domanda.
Devo prendere il treno – le rispondo.



Il piano, il piano, il piano va almeno portato a termine almeno a metà. Giusto per non sentirmi né troppo, né troppo poco.
Nevica meno, ma chissà quanta gente ansiogena ci sarà in giro oggi pomeriggio. Prendo il treno, più infallibile con condizioni climatiche avverse, anche se magari non sempre puntuale.



Lavora, controlla, dentro un cd, fuori un floppy. Allora lo volete questo – dai un occhio qui perché fa così – per piacere.



Al ritorno i vagoni sono o troppo caldi o troppo freddi, ovunque i Wheeler seduti da qualche parte.
Arrivo a casa con i piedi fradici.


Ormai la neve è scaduta. Ascolto il sesto cd nuovo di fila e le macchine che passano qua sotto fanno sciaffffff…
















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“West of your cities” di AA.VV

19 febbraio 2004 Nessun commento

West of your cities“West of your cities”
di AA.VV
- minimumfax -
(traduzione di Damiano Abeni)

PRESERVARE LA COMPIUTEZZA DELLE COSE

In un campo
io sono l’assenza
di campo.
E’
sempre così.
Ovunque io sia
io sono ciò che manca.
Quando cammino
fendo l’aria
e sempre
l’aria rifluisce
a colmare gli spazi
in cui è stato il mio corpo.
Tutti abbiamo motivi
per muoverci.
Io mi muovo
per preservare la compiutezza delle cose.

di Mark Strand

*

SMANTELLARE IL SILENZIO

Prima levagli le orecchie,
adagio così non traboccano.
Con un fischio acuto squarciagli il ventre.
Se dentro ci sono ceneri, chiudi gli occhi
e soffiale in qualsiasi direzione soffi il vento.
Se c’è acqua, acqua addormentata,
porta la radice di un fiore che non beve da un mese.
Quando arrivi alle ossa,
e con te non c’è il cane,
e non hai una bara di pino
né un carro tirato da buoi per farle sbatacchiare,
infilatele lesto sotto la pelle.
La prossima volta che ti stringi tra le spalle
le sentirai premere contro le tue.
Adesso è buio pesto.
Adagio e con pazienza
cercagli il cuore. Dovrai
inoltrarti parecchio strisciando nei cieli vuoti
per percepirne il battito.

di Charles Simic

.
Postilla squisitamente personale
Se volete leggere della buona poesia americana tra il 1970 e oggi, questa raccolta fa per voi. In particolare mi sono piaciuti Frank Bidart, John Koethe, Charles Simic, Heather McHugh, Mark Strand e C.K. Williams.
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BIANCO COME LA NEVE …

19 febbraio 2004 7 commenti

BIANCO COME LA NEVE (che adesso cade, cade…)


 


Osservo lo schermo bianco, implacabilmente bianco. Neanche fosse passato il più potente degli smacchiatori. Bianco… e ancora bianco.


 


Ieri mi è arrivata la prima lettera di risposta da una casa editrice. A neanche un mese dalle prime spedizioni, dopo le uniche conferme di quattro avvenute ricezioni.


Eccola lì la cassetta che fa il suo lavoro.


Raccoglie, contiene.


Notizie, informazioni.


 


Brutte? Mah? Non saprei di preciso come possa interpretarle il mio animo leggermente inclinato.


Schiaccio il tre e penso, se il mio romanzo fosse stato accettato mi avrebbero telefonato (più diretto, veloce) oppure mi avrebbero scritto una mail (più economico, veloce).


Arrivo in casa e apro.


Poche righe: “bla bla … non siamo in grado di darle una risposta positiva in quanto riteniamo il lavoro sia lontano dalla nostra attuale linea editoriale … bla bla”.


Mi siedo sul divano e rileggo. Le parole non cambiano, ma le prime impressioni si fanno strada.


 


“Me l’aspettavo” ed è la mia vena pessimista/realista/compiaciuta che pulsa.


“E’ una lettera prestampata, non l’hanno neanche letto”.


“L’hanno letto” allora va bene che non è nella vostra linea editoriale, ma ditemi se faccio schifo o possa ancora sperarci. Datemi all’ippica o fatemi continuare nell’illusione di un alibi  perfetta per me. Eliminiamo sul nascere uno dei troppi scrittori italiani e ridiamo un paio di braccia alla società. Che ne faccia quello che vuole.


 


Adesso c’è meno bianco. Ma niente è cambiato. Forse sono io ad essere bianco stasera, da essere neutrale.

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18 febbraio 2004 Nessun commento

da “L’ora senz’ombra” di Osvaldo Soriano


 


… uno che se ne va in giro, senza famiglia, senza nient’altro che un pugno di storie disperse. Un portatore di enigmi, un bandito di strada su una strada dove non passa nessuno.


*


Me ne sono andato a passeggiare nel giardinetto tra gerani e gaggie. Era una notte chiusa, con una luna timida e sporca. Ascoltavo grilli e cicale e respiravo il profumo suscitato dalla rugiada. Era stato un inverno lungo e le piante cominciavano a rinverdire. In lontananza, lungo la strada, qualcuno aveva acceso un falò e mi sembrava di sentire voci e cavalli che nitrivano. Sono rimasto a guardare il buio a cui avevo prestato attenzione ben poche volte. Le stelle sembravano muoversi nel firmamento e correre l’una dietro l’altra, ma se chiudevo gli occhi e poi li riaprivo scoprivo che tutto era calmo, come se l’universo fosse immutabile e taciturno.


*


Mi diceva addio e sulla sua bocca non c’era la smorfia della morte ma un bacio che volava e si congelava in aria come una stella appena nata. Ho stretto forte gli occhi per trattenerla, per conservarla dentro di me e poi li ho spalancati per presentarmi di nuovo davanti al mondo.


 


Postilla squisitamente PERSONALE:


il viaggio come ricerca, partendo con un obiettivo e incrociandone altri. Bel libro e poi il titolo mi piace troppo. Sarebbe poco se ci fosse solo quello…

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18 febbraio 2004 Nessun commento

“Ciò che non è permanente è dolore; ciò che è dolore è non sé. Ciò che è non sé non è mio, io non questo, questo non sono io.”


(Samyutta Nikaya)


 


E.M. Cioran così riflette:


“Ciò che è dolore è non se. E’ difficile, è impossibile essere d’accordo con il buddhismo su questo punto, peraltro fondamentale. Per noi il dolore è quanto vi sia di più di sé. […] Il buddhismo assimila l’apparenza al dolore, anzi li confonde. In realtà il dolore è ciò che da una dimensione, una profondità, una realtà all’apparenza.

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“Mexico City Blues ” di Jack Kerouac

17 febbraio 2004 Nessun commento

Mexico City Blues
di Jack Kerouac
- Newton Compton -

 

225a strofa

 

Il vuoto ch’è facile circondare

  durante il sonno

Non ha luogo e non ha smania;

Tuttavia continuo la mia inquieta ricerca mentale

E il mio vagabondaggio geografico

Per trovare il Sacro Latte Interiore

Che Damema ha dato a tutti

 

Damema, Madre dei Buddha,

  Madre del Latte

 

Nel buio faccio ironiche rimostranze

Col me stesso più stupido

Per aver fatto finta di credere

Nella realtà d’ogni cosa

Specialmente la cosiddetta realtà

Di infliggere castighi

Il risultato pieno di una capanna nel deserto

E la solitudine del superuomo

E la continua trance illuminata

Senza preoccupazioni allo scoperto

E senza muri che si chiudono sul

Luminoso Paradiso Interiore

Della Notte Stellata

Del pomeriggio della Nuvola di Stracci –

     Oh, Ah, Oro, Miele

     Ho smarrito la strada

 

Postilla squisitamente PERSONALE

Eccone un altro che prosa o poesia… visionario.
.

da

17 febbraio 2004 Nessun commento

da “Tra Mosca e Petuski” di Venedikt Erofeev


 


E c’è l’anima, con ancora uno spiragli aperto per le impressioni dell’esistenza.


*


E se un giorno morirò – e sarà molto presto, lo so – morirò senza aver accettato questo mondo, avendolo compreso da vicino e da lontano, da fuori e da dentro, ma senza averlo accettato: morirò, e Lui mi chiederà: “Sei stato bene laggiù, Erofeev? Sei stato male?”, e io tacerò, abbasserò gli occhi e tacerò, e questo mutismo è noto a tutti quelli che sanno qual è l’esito di giorni e giorni di sbronze dilaganti e ininterrotte. Perché la vita dell’uomo non è forse un attimo di ebbrezza dell’anima? E un’eclissi dell’anima, anche. Siamo tutti come ubriachi, solo ognuno a modo suo, uno ha bevuto di più, un altro meno. E su ciascuno fa effetto a suo modo; uno ride in faccia a questo mondo, un altro piange sul petto di questo mondo. Uno ha già vomitato, e si sente bene, e a un latro comincia appena adesso la nausea. E io, io cosa? Ho assaporato molto, e non mi fa nessun effetto, non sono mai riuscito neppure una volta a ridere come si deve, mai una volta che abbia vomitato. Io, che ho bevuto e sperimentato al mondo così tanto da non ricordare più cosa e in che ordine, sono il più sobrio di tutti a questo mondo; su me non fa lo stesso effetto che sugli altri, ecco tutto. “Perché taci?” mi chiederà il signore, in una vampa di fulmini blu. E io cosa gli risponderò?


Niente, continuerò a tacere e tacere…


*


Tutto al mondo deve avere luogo in modo lento e fallace, perché non possa inorgoglire l’uomo.


 


Postilla squisitamente PERSONALE:


vertiginosamente alla vodka, intricato e schizzoide, indelebilmente russo.

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Un weekend all

16 febbraio 2004 8 commenti

Un weekend all’insegna di…


 


partita a 7 venerdì, con ottima prestazione e gol della vittoria


una serata Warm My Mind, partita in sordina e continuata alla grande. MORE FIRE !!


festeggiamenti ravvicinati del terzo tipo per San ValentinA


visione di: Caterina va in città & Swimming pool (stare alla larga da ambedue)

sconfitta al calcetto domenicale in una partita che definire scandalosa è poco

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da

16 febbraio 2004 Nessun commento

da “Se…” di Rudyard Kipling


 


Il codardo


 


Non avevo il coraggio di guardare la morte. Gli uomini,


Sapendolo, mi ci condussero a occhi bendati e solo.


 


*


 


Tomba a Salonicco


 


E ho visto mille giorni


Sgusciar fuori e poi strisciare nella notte,


Lenti come tartarughe.


Adesso anch’io li seguo.


E’ la febbre, non la lotta…


Il tempo, non la guerra, che uccide.

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