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Archivio per gennaio 2004

Sabato 31 gennaio 20…

30 gennaio 2004 Nessun commento

Sabato 31 gennaio 2004 – Warm My Mind (dancehall-reagge-roots-ragga) suonerà….


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NUOVA SEGNALAZIONE p…

30 gennaio 2004 Nessun commento

NUOVA SEGNALAZIONE per l’antologia “Dammi Spazio”

un articolo sul quotidiano Tirreno di oggi nella sezione cronaca di Piombino. (cliccare per vedere)

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Ieri, altre sei copi…

30 gennaio 2004 2 commenti

Ieri, altre sei copie del mio libro sono state recapitate nella mani dei sapienti addetti della Posta Centrale!!

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Quattro settimane fa…

30 gennaio 2004 8 commenti

Quattro settimane fa, a Milano, una signora e’ finita sotto una Citroèn. Nella macchina dell’ investitore i vigili trovano una siringa con ago, un cucchiaino e della polvere bianca. La signora va all’ospedale, la polvere in analisi e il guidatore a casa sua. La signora (l’incidente è avvenuto il 31 ottobre alle sei del mattino,all’angolo fra Moscova e Porta Nuova ) si chiama Viviana Paglietta,la polvere e’ un mix di cocaina e caffeina, il guidatore si
chiama Marco Dell’Utri; nessuno dei tre e’ finito in tv o sui giornali. Fatti come questi fanno notizia e allora perchè? Perchè Marco Dell’Utri e’ il maggiore dei figli del parlamentare di Forza Italia Marcello Dell’Utri. Se qualcuno legge “Il Giorno”, la notizia è nel numero del Novembre.


ECCO IL LINK
http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/87/8:4911399:/2003/11/06




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da “Montagna viva” d…

29 gennaio 2004 Nessun commento

da “Montagna viva” di aa.vv.
(antologia dei primi 50 classificati ad un premio letterario – ISBN 88-900995-2-6)



NOTTE OBLIQUA



Freddo-più freddo fuori
Scopro una notte con mezza Luna inclinata in modo assurdo
Il cielo di vetro rende bianchi tutti gli esseri che lo osservano
E contiene
Prati lisci



Accenderemo un fuoco con i mobili rimasti



Strisce gialle
Di fogli umide sulla strada
Il pascolo, catino ghiacciato, pieno di tagli



Perché il fumo scende dalla casa?



di Bradpizza a.k.a. Bardpiscia



Postilla squisitamente personale:
un concorso che abbiamo fatto tutti e due. Lui ha vinto, io nel marasma dei 50 pubblicati. Ho scritto un racconto sulla quella giornata/sera.


Saltiamo in macchina e siamo pronti per il nostro piccolo VIAGGIO. All’incrocio tra l’alto lago e la bassa montagna. Una terra di nessuno incoronata come la più vivibile d’Italia, ma con un altro inquietante primato. Il tasso di suicidi giovanili. E posso pure crederci, sfila uno scenario piatto e grigio. Sembra che qualcuno abbia deciso di recidere qualsiasi moto di esuberanza o disordine.



Pita vince e io finisco in quel terribile limbo tra il quarto e il cinquantesimo posto. Arriviamo giusto in tempo per la sua presentazione e il ritiro del premio. I cinquecento euro che ci hanno spinto a partecipare a questo concorso sul tema della montagna. Il presentatore cerca di spingerlo a qualche parola disonesta, ma non è gioco facile. Gli applausi, le foto e l’intervista per il giornale locale. Aspettiamo giusto il tempo che chiamino anche me, perché sono comunque cinque libri regalati, e lasciamo questa riunione di poeti-montagnosi.



Eccolo, un Pub.
Dall’insegna non sembra poi tanto male. Freccia, parcheggio e siamo già dentro. E le aspettative non sono mai ripagate, ma almeno ci sono le luci basse. Insieme a due videopoker, un flipper, tavolacci di legno e qualche ragazzo/vecchio di questo paese. Il proprietario sembra simpatico, ma non è di certo un bravo barman. Nel primo “cuba” di Pita ci mette lo zucchero, nel secondo un rhum trasparente, al terzo quasi ci siamo. Io sorseggio rossa a malto inesistente e mi associo per l’ultimo giro. Parliamo e si capisce subito che il momento è illuminato e illuminante. Quando le parole dopo un volteggio da ginnasta si incastrano su altre e altre ancora. Parliamo del concorso, dei soldi, di GPS, di Piero Pelù, del tasso di suicidi di questi paesi, di scrittura, della nostra scrittura, di donne, della Spagna e le prossime vacanze. Parliamo per immagini.



“Cazzo farei gli affari, se avessi sempre clienti come voi.”



Riprendiamo la statale, tra mucchi di neve sporca e una sosta al supermercato per comprare qualche altra birra per il ritorno. La strada scivola liscia e le parole balzano tra colli di bottiglia. Arriviamo sotto casa e scendendo mi accorgo di essere completamente ubriaco. Saliamo un attimo a mettere le birre in fresco, ce ne prendiamo un paio e siamo di nuovo fuori. La notte aspetta, sempre.



Facciamo una bella cinquina di bar e in ognuno la doppia consumazione è d’obbligo. Dobbiamo festeggiare, sperperare. Oggi non è domani. Come malfattori, entriamo, colpiamo e usciamo. Veloce e indolore. Avanti un altro.



Al 900 troviamo qualcuno degli altri. Diretti a casa di un amico di Ste per una serata troppo impegnativa per il nostro stato. Entro e mi siedo subito, mi sento stanco e vorrei andarmene a casa, credo. Dopo una paio di birre usciamo. Tra l’incazzatura di una tipa, l’equilibrio che inizia a mancare seriamente e dei progetti che farei meglio a non sentire, perdo il Pita, perdo Ste e forse perdo pure me stesso.











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VECCHIO DETTO DI GIO…

28 gennaio 2004 3 commenti

VECCHIO DETTO DI GIOCATORI DI CARTE:
“Lo scopone scientifico è come la vita, è importante avere un buon partner, ma spesso basta avere una buona mano.”

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da “58 poesie” di Ra…

28 gennaio 2004 Nessun commento

da “58 poesie” di Rabindranath Tagore



Le pene silenziose,
 
celate dalla luce del giorno,
risplenderanno nelle tenebre
 
come stella accese nella notte.



*



Anche se un poco non è poco
 
se va oltre il molto:
pochi possono molto di più
 
di molto.



*



I miei sogni sono lucciole,
 
perle di un animo ardente.
Nelle tenebre calme della notte
 
lampeggiano in frammenti di luce.










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27 gennaio 2004 Nessun commento

da “La terra desolata” di T.S. Eliot


 


V’è ombra sotto questa rossa roccia,


(Venite all’ombra della rossa roccia),


E io vi mostrerò cosa diversa


Dall’ombra vostra che da mane vi cammina dietro,


Dall’ombra vostra che a sera si leva ad incontrarvi;


Vi mostrerò il terrore in un pugno di polvere.


*


Io penso che noi siamo nel vicolo dei sorci


Dove i morti han perduto le ossa.


*


La sua vanità non esige un’intesa,


E interpreta l’indifferenza come una buona accoglienza.


*


O amico, sangue che mi rimescola il cuore


Il terribile ardire di un momento d’abbandono


Che un secolo di prudenza non può mai ritrattare


Per questo, e questo soltanto, noi siamo esistiti


Questo che non si troverà nei Necrologi


O sulle lapidi velate dal benefico ragno


O sotto i suggelli rotti dallo scarno notaro


Nelle nostre camere vuote

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La neve scende

27 gennaio 2004 13 commenti

La neve scende… e provo ad inventarmi un futuro che non sia domani.

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“Per favore, non facciamo gli eroi” di Raymond Carver

26 gennaio 2004 Nessun commento

Per favore, non facciamo gli eroi
di Raymond Carver
- minimumfax –  

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Allungare le mani

Si rese conto di essere

nei guai quando,

nel bel mezzo

della poesia,

si sorprese

ad allungare le mani

per prendere

il dizionario dei sinonimi

e poi il Webster

uno dopo l’altro.

*

Sono parole secche, affrettate come foglie morte spazzate verso gli angoli bui della stanza e, nello stesso momento che gli escono di bocca, Farrell ha la sensazione che la domanda sia stata già fatta da qualcun altro, parecchio tempo prima.

*

… il cielo era un sudario grigio sempre più denso.

*

Può darsi che ricordi questo ultimo anno di matrimonio e forse ricorderà questo pomeriggio. Per un attimo lui lascia andare e pensa a questo pomeriggio.

*

Certe parole gli piacevano e se le arrotolava di continuo sulla lingua.

*

Fuori la notte era un enorme sogno estraneo. Il lampione, un obelisco emaciato e ferito, si ergeva nella pioggia con una fioca luce gialla attaccata alla punta. Alla sua base la strada era nera e lucida. L’oscuritàmulinava tirando i bordi della luce.

.

.

Postilla squisitamente PERSONALE

Si legge nell’introduzione Tess Gallagher la sua ultima e, forse unica, compagna: le cose che contano: l’amore, la morte, i sogni, le ambizioni, crescere, fare i conti con i propri limiti e con quelli degli altri.

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da “Ogni cosa è illu…

26 gennaio 2004 Nessun commento

da “Ogni cosa è illuminata” di Jonathan Safran Foer



Un giorno farai cose per me che hai in odio. E’ questo che vuol dire essere una famiglia.
*
Brod temeva che qualcuna delle sue lacrime facesse crollare le mura della vecchia casa, quindi le sigillò dietro le palpebre, esiliandole in un luogo più profondo, più sicuro.
*
E nel corso di ogni giornata il cuore gli calava dal petto nello stomaco. Al primo pomeriggio era oppresso dalla sensazione che niente fosse giusto o meglio niente fosse giusto per lui, e del desiderio di essere solo. A sera era appagato: solo, nella limitatezza del suo dolore; solo nella sua colpa senza scopo, solo, perfino nella sua solitudine. Non sono triste, io, si ripeteva tante volte. Non sono triste, come se un giorno potesse riuscire a convincersi. O a gabbare se stesso. P a convincere gli altri – peggio di essere triste e solo quando gli altri sanno che sei triste. Non sono triste. Non sono triste. Perché la sua vita serbava un potenziale illimitato di felicità, in quanto era una stanza bianca e vuota. Si addormentava con il cuore ai piedi del letto, come un animale domestico che non faceva parte di lui. E ogni mattina si svegliava con il cuore di nuovo nel forziere della sua gabbia toracica, divenuto un po’ più greve, un po’ più debole, ma ancora in grado di pompare sangue. E a metà pomeriggio era di nuovo sopraffatto dal desiderio di essere altrove, di essere un altro, di essere un altrove. Non sono triste, io.
*
E guardami, Piccolo Igor, i lividi se ne vanno via, e così anche l’odio, e così anche l’idea che tutto quello che ricevi dalla vita te lo sei guadagnato.
*
Così infilavano i loro minuti come grani in un rosario. […] I minuti si sfilarono. Caddero sul pavimento e rotolarono per casa, perdendosi.



Postilla squisitamente PERSONALE:
un libro di un giovane autore che è stato un piccolo caso editoriale del 2002, dividendo quasi nettamente i lettori. A me è piaciuto, forse a tratti carica la mano su “artefizi letterari”, ma la storia regge, lui sa scrivere e sarebbero stati tanti di più i pezzi da riportare.










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.: E’ ARRIVATA ‘DAMM…

23 gennaio 2004 Nessun commento

.: E’ ARRIVATA ‘DAMMI SPAZIO’ :.


è finalmente disponibile l’antologia “Dammi Spazio”, il primo volume della collana “Dammi Spazio / i libri che sgomitano”. freschi di stampa, i volumi sono arrivati oggi e sono ufficialmente in vendita da lunedì della prossima settimana, ma sono già ordinabili! affrettatevi, scrivete una mail in casa editrice ilfoglio@infol.it e prendete contatti con l’editore per ricevere una copia dell’antologia. NON CI SONO SPESE DI SPEDIZIONE POSTALE, sono a carico della casa editrice. L’antologia costa 10 euro e i guadagni che deriveranno dalla vendita del volume, proprio per lo statuto della casa editrice, saranno reinvestiti completamente per le prossime edizioni della collana.
a. g.

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23 gennaio 2004 2 commenti

"La morbida macchina"
di William Burroughs
- SugarCo -

 

Sono un agente pubblico e non so per chi lavoro, prendo istruzioni da segnali stradali, da giornali e da brani di conversazioni che strappo dall’aria come un avvoltoio che porti via interiora da un’altra bocca.
*
Così arrivammo a Mexico City proprio prima dell’alba e io dissi ecco che ci risiamo – Quel cuore pulsava nel sole e io pulsavo insieme a lui…
*
Cartoline finali si raggrinziscono nel tempo pesante.
*
… e lo trovano divertente, ma io non rido affatto se non rapidissimamente fra una parola e l’altra non ne ho il tempo capite se rido loro mi potrebbero cogliere di sorpresa perché il ridere non li tiene lontani come il parlare, adesso state a vedere.
*
I suoi occhi azzurri e gelidi come aria liquida si dilatano e si contraggono divorando la luce.

 

Postilla squisitamente PERSONALE
Io su Burroughs non riuscirò mai a decidermi.

E anche il terzo pli…

23 gennaio 2004 4 commenti

E anche il terzo plico è partito!!
Oggi smartolin dovrebbe finire tutte le fotocopie e poi settimana prossima via… in un solo colpo una quindicina di case editrici.
Poi… poi aspetto.


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23 gennaio 2004 Nessun commento

“Sento in me una vita talmente luminosa da poter animare un mondo, e sono rinchiuso in una specie di minerale.”

Louis Lambert

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23 gennaio 2004 Nessun commento

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Da “Una tortura sile…

22 gennaio 2004 Nessun commento

Da “Una tortura silenziosa – Pagine sull’arte di scrivere” di Henry Miller



Fu una sconfitta schiacciante ma mi mise ferro nella schiena e zolfo nel sangue. Almeno sapevo cosa significava fallire. Sapevo cosa significare tentare una cosa grossa.
*
Non puoi fare un cielo nuovo, una terra nuova, coi “fatti”. Non ci sono “fatti” – c’è solo il fatto che l’uomo, ogni uomo in ogni parte del mondo sta per essere investito da una missione. Alcuni prendono la via lunga, altri la breve. Ogni uomo elabora il proprio destino e nessuno può essergli d’aiuto, se non con la sua gentilezza, generosità, pazienza.
*
Scrivere, meditai, deve essere un atto privo di volontà. […] L’uomo scrive per liberarsi del veleno che ha accumulato con il suo modo falso di vivere. […] Nessuno metterebbe una sola parola sulla carta se avesse il coraggio di vivere ciò in cui crede.
*
Maestri, li chiamavano i critici. Mestieranti, certamente. … non si può nascondere la propria identità sotto la maschera della terza persona, né stabilire la propria identità soltanto con l’uso della prima persona singolare.







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“Mattatoio N.5″ di Kurt Vonnegut

22 gennaio 2004 Nessun commento

Mattatoio N.5
di Kurt Vonnegut
- Feltrinelli -

Le ore non passavano mai. Qualcuno giocava con gli orologi, e non solo con gli orologi elettrici, ma anche con quelli a molla. La seconda lancetta del mio orologio ebbe uno scatto, e passò un anno, poi ebbe un altro scatto.
Non c’era niente da fare. Come abitante della Terra, dovevano credere a tutto quello che dicevano gli orologi… e i calendari.
*
Il corridoio era tutto zebrato di ombra e luce lunare.
*
Billy Pilgrim dice che l’universo non è, agli occhi dei tralfamadoriani, una distesa di punti luminosi. I tralfamadoriani sono in grado di vedere dov’è stata ogni stella e dove sta andando, sicché i cieli, per loro, sono pieni di sottili spaghetti luminosi. E i tralfamadoriani non vedono gli esseri umani come creature a due gambe. Li vedono come grandi millepiedi: “con gambette da bambini a un capo e gambe da vecchi all’altro”, dice Billy Pilgrim.
*
Uno dei principali effetti della guerra è, in fondo, che la gente è scoraggiata dal farsi personaggio.
*
O’Hare aveva con sé un taccuino, e sul dorso del taccuino c’erano le tariffe postali, le distanze aeree, l’altezza di montagne famose e altri dati importanti. Stava cercando la popolazione di Dresda, che nel taccuino non c’era, quando si imbatté in questo brano che mi fece leggere:
Ogni giorno nascono in media 324.000 bambini. Lo stesso giorno muoiono in media, di fame o per malnutrizione, 10.000 persone. Così va la vita. In più, 123.000 persone muoiono per altre cause. Questo ci lascia un attivo di circa 191.000 persone. Il Population Bureau prevede che prima dell’anno 2000 la popolazione totale della Terra, raddoppiandosi, arriverà a 7.000.000.000 di unità.
“Immagino che tutti vorranno avere la loro dignità” dissi.
“Credo anch’io” disse O’Hare.

Postilla squisitamente PERSONALE
Un libro che parla della guerra in modo inaspettato, un modo mai letto. Nessuna conclusione di fatto, solo una fanta-scientifica opera di Kilgore Tr… ops! Kurt Vonnegut.
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10.000 Grazie a me …

21 gennaio 2004 1 commento

10.000


Grazie a me stesso e a tutti quelli che sono passati, passano e passeranno di qua.

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“Vuoi star zitta, per favore?” di Raymond Carver

21 gennaio 2004 1 commento

Vuoi star zitta, per favore?
di Raymond Carver
- minimumfax –  

 

… poi andò in camera da letto. Tirò su le coperte, chiuse gli occhi e si lasciò ad andare a pensare. La sensazione gli si sparse prima sul viso e poi gli scese giù verso lo stomaco e le gambe.

*

Harry pensò che era piacevole avere la sensazione che qualcosa di permanente, veramente permanente, potesse appartenergli.

*

Earl sfoggiò il suo miglior sorriso. Continuò a sorridere finché non sentì che quel sorriso forzato gli stava deformando la faccia.

*

L’ultima volta che l’ho visto era in piedi dietro la finestra e aveva un’aria calma e riposta. Le tende erano tirate, ma le tapparelle erano alzate e ricordo di aver pensato che stava preparando le sue cose per andarsene. Però ricordo anche che dall’espressione della sua faccia ho capito che questa volta non mi stava aspettando. Guardava oltre me, sopra di me, si sarebbe detto, verso i tetti e le cime degli alberi, verso sud. Ha continuato a fissare così anche quando sono arrivato all’altezza della casa e poi ho proseguito sul marciapiedi. Mi sono voltato. Lo vedevo ancora lì alla finestra. La sensazione era così forte che anch’io mi sono dovuto girare a guardare nella stessa direzione in cui guardava lui. Ma, come potete immaginare, non ho visto nient’altro che i soliti boschi, le montagne e il cielo.

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