Qualcuno ha mentito
di Marco Mancassola
- Mondadori -
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La luce. La vita breve del giorno. Come sempre fece buio presto. Già nel primo pomeriggio iniziò un grigio uniforme, sempre più scuro. A guardare dalla finestra, poteva sembrare che la vista si accorciasse, una diottria dopo l’altra, fino a sfiorare la cecità. Poi iniziarono ad accendersi finestre, insegne. Dave restò sul letto, senza toccare la lampada. Si lasciò sprofondare in quel colore eclisse.
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Le prese le spalle. La tirò indietro, la fece alzare. E la abbraccio troppo forte. Pensava che entrambi ne avessero bisogno. Cercando di stringere e stringere, per trovare un calore, per sentire un contatto, per riuscire a comprimere tutte le sensazioni, in un solo punto, nel centro perfetto e introvabile di quell’abbraccio.
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A prima vista non sembrava neanche arrabbiata. Ma Dave conosceva quello sguardo sfuggente, e quel modo di rispondere a scatti, come se ogni frase fosse una diga provvisoria usata per contenere qualcosa di nascosto e violento: rabbia, risentimento, o quell’indefinibile corrente che sembrava sempre sul punto di trascinarla altrove, in un luogo distante da lui.
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Ne abbiamo bisogno capisci? Avevo fatto segno di sì. Non perché avessi capito. Ma perché la sua voce aveva il tono del sussurro, e insieme dell’urlo, e la sua faccia era nuda, così indifesa che il mio solo sguardo avrebbe potuto tagliare la pelle.
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La fine del concerto lasciò facce soddisfatte, sudore sulla pelle, lattine vuote per terra, un’energia malinconica nell’aria. Restai a guardare un paio di tecnici sul palco, i fili staccati uno a uno dall’amplificatore, e odiavo quel senso di conclusione…
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Lui aspettava. Il silenzio tra noi si tese e si tese, finché smise di sembrare una pausa. Restammo lì: nel tempo, nell’assenza di frasi.
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Si svegliò più tardi, da solo, infreddolito, e il sonno non aveva guarito i dubbi, erano lì, profondi, come se qualcuno gliele avesse sussurrati nel sonno, ripetuti fino a renderli indelebili. In bocca aveva un sapore di ossessione, sulla lingua il bruciore delle domande.
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… quella ragazza sapeva essere misteriosa. Il tipo di ragazza in cui accetti di precipitare, perché sei convinto che in fondo a lei ci sia qualcosa di morbido su cui finire. Ma ormai era chiaro. Anna era un pozzo senza uscita, un passaggio nel nulla, e Dave non poteva che cadere e cadere: all’infinito, senza appigli.
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Dave fu scosso da un tremito. Poi basta. L’interno dei corpi smise di dare segnali. Restammo lì, pure superfici, curvature della pelle, le pieghe vuote dei vestiti, il bianco sporco degli occhi… Li vidi girarsi e andarsene.
Postilla squisitamente PERSONALE
Un libro, una scrittura, che si legge tutto d’un fiato.
Una storia, un’atmosfera che trasuda la punta di un momento.