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Archivio per settembre 2003

30 settembre 2003 1 commento

Location: Cesenatico


Date: 30.09.03


Food: Spaghetti alle vongole – Coda di rospo – Panna cotta – Una bottiglia di bianco e caffè corretto grappa


People: una ventina di amministratori di rete, una decina di responsabili fiscali, qualche relatore e il personale dell’albergo


Mood: dopo una mattinata di astrazioni, il pranzo per fortuna attutisce l’impatto della mia immaginazione a forma di fumetto con la realtà e una sonnolenza bislacca. La confusione a vortice lascia il campo sorniona, come passare da un geroglifico ad una pagina bianca. Dovrei ascoltare, imparare e fare tesoro. Invece inseguo momenti al rallentatore senza senso apparente. Vorrei vedere una faccia con la quale riconoscermi a 360°. Vorrei potermi liberare di tutti i fantasmi, demoni, indiani o come cazzo li voglio chiamare. Vorrei che fosse facile, e magari lo è. Vorrei non dover più scrivere vorrei.


Soundtrack: Cristina Donà – Dove sei tu

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30 settembre 2003 9 commenti

14


 


lo ore s’alzano levandosi stelle ed è


l’alba


sulla via dell’aere luce vien spargendo poesie


 


in terra una candela si


spegne   la città si


sveglia


con un canto


sulla bocca e morte negli occhi


 


ed è l’alba


il mondo


esce ad uccidere sogni….


 


vedo nelle strade dove uomini


forti scavano pane


e vedo le facce brutali


di gente sazia laida disperata crudele beata


 


ed è giorno,


 


nello specchio


vedo un uomo


fragile


sogni


sognare


sogni nello specchio


 


ed è


sera   in terra


 


una candela s’accende


ed è buio.


 


E.E.Cummings – da “Tulips and chimneys”


 

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29 settembre 2003 Nessun commento

Oggi NON STO BENE!
1000 piccoli indiani all’assalto di un forte sguarnito.

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29 settembre 2003 Nessun commento

da “Tokio non ci vuole più bene” di Ray Loriga


 


E’ strano che certe persone a qualcuno a malapena interessano mentre per altri possano significare tanto, come il nome di un cavallo vincente nelle mani di un altro giocatore alla fine di una corsa.


*


La gente ha la mania di mostrarti le sue cose con la stessa stupida allegria con la quale i maghi tirano fuori dal cappello conigli che nessuno vuol vedere.


*


Una notte niente affatto gradevole per colpa dell’LSD, una cosa che avevo deciso di non prendere più molto prima di dimenticarlo. L’acido apre le porte e dietro le porte non c’è più nulla. Lascia atterriti quasi tutto il tempo e alla fine tranquillizza, perché da una giornata di acido si torna sempre con un piccolo trofeo tra le mani. Non necessariamente un drago a due teste, magari un piccolo coniglio decapitato, ma pur sempre un trofeo.


*


Deve sapere che tutta la vita non è altro che un processo di accelerazione. Si ricorda quando era un bambino? Ovvio che non se lo ricorda, è un modo di dire, ma da bambino un’ora seduto su una sedia nella stanzetta della nonna, di una nonna qualsiasi, della sua se preferisce, allora sembrava una settimana, un anno. Le ore da bambino sono eterne. Le ore da uomo invece, cadono dal cielo come la pioggia e non c’è niente che si possa fare per fermarle. Le ore da vecchio sono ancora più rapide, ti attraversano alla velocità della luce. Il giorno sparisce in un batter d’occhio.


*


Il vecchio mi racconta qualcosa su una donna morta molti anni fa. Parla di lei come se fosse ancora da qualche parte, all’estremità di una corda lunghissima, come se lui all’altro estremo della corda potesse sentirne ogni piccolo movimento. Come se uno si fosse addentrato in una grotta e l’altro lo spettasse fuori.


*


La memoria è il cane più stupido che esista, le lanci un bastoncino e ti riporta indietro di tutto.


 


Postilla squisitamente PERSONALE:


Non so il perché(?!?!), ma questo libro mi ha fatto venire in mente Burroghs.

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26 settembre 2003 Nessun commento

Basta un AGGETTIVO, ma potrebbe essere anche una virgola, per far crollare il mio piccolo MONDO di vetro.

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26 settembre 2003 Nessun commento

SOGNI SPENTI IN VUOTI DA SESSANTASEI






 


E’ sempre il piano a fottermi





 


ultimi


pezzi


di


serate





 


Quando stanco di tutti, di tutto, di me stesso





 


abbandono





 






 


scale


su


scale


su


scale





 


Pazza liricità





 


Nell’istante


il senso perde la marcia





 


La direzione


cambia


a  n  c  a





 


Spilli


 


Lassù


Nel cielo





 


Giudicano da poco valore




 


[Barao De Teive]


SubliminalPop®


 







Soundatrack:

Lost – The Third Eye Foundation (Little lost soul)

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25 settembre 2003 6 commenti

“Il talento è la vostra immaginazione. La vita è solo una parte delle mille possibilità che vi vengono concesse e potete conoscere.”


Stella Adler – insegnate di recitazione

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25 settembre 2003 Nessun commento

Portishead – Roads (Dummy)

Oh, can’t anybody see,
We’ve got a war to fight,
Never found our way,
Regardless of what they say.

How can it feel, this wrong,
From this moment,
How can it feel, this wrong.

Storm,
In the morning light,
I feel,
No more can I say,
Frozen to myself.

I got nobody on my side,
And surely that ain’t right,
Surely that ain’t right.
 
Oh, can’t anybody see,
We’ve got a war to fight,
Never found our way,
Regardless of what they say.

How can it feel, this wrong,
From this moment,
How can it feel, this wrong.

 How can it feel this wrong,
From this moment,
How can it feel, this wrong.
 
Oh, can’t anybody see,
We’ve got a war to fight,
Never found our way,
Regardless of what they say.

How can it feel, this wrong,
From this moment,
How can it feel, this wrong.










































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25 settembre 2003 6 commenti

da “Soffocare” di Chuck Palahniuk – Mondadori

 

Senza scherzi, la mamma gli disse queste parole esatte: “L’arte non nasce dalla felicità”.

*

La verità e che se sulla croce Cristo fosse scoppiato a ridere, o avesse sputato in testa ai romani, se avesse fatto una cosa qualsiasi oltre al soffrire, al ragazzino la chiesa sarebbe piaciuta di più.

*

E a faccia in giù Denny dice: “Serve un sacco, ricordare le prima volte di tutto”. Dice: “La prima volta che mi sono fatto una sega ho pensato che avevo inventato qualcosa di nuovo. Mi sono guardato la mano piena di sborra e ho pensato: Con questa ci divento ricco”.

*

Poi accende la televisione e si mette a guardare una soap opera, avete presente, no? Gente vera che interpreta gente finta e con problemi inventati, a uso e  consumo di gente vera che le guarda per dimenticare problemi veri.

*

Più vado avanti, più mi sembra di vivere facendo una pessima imitazione di me stesso.

*

Le dipendenze, disse, sono solo uno dei tanti modi per curare lo stesso problema. Le droghe, la bulimia, l’alcol, il sesso sono solo strumenti per trovare un po’ di pace. Per sfuggire a ciò che conosciamo. A quello che ci insegnano. Al nostro boccone di mela.

Il linguaggio, disse, altro non è che il nostro personale modo di spiegare lo splendore e la meraviglia del mondo. Per decostruirlo. Liquidarlo. Diceva che la gente non è in grado di reggere la vera bellezza del mondo. Il fatto che non possa essere spiegata o compresa.

*

A fingerti debole acquisisci potere. E al tempo stesso fai sentire le persone più forti. Lasciandoti salvare, tu salvi loro. Devi solo mostrarti fragile e riconoscente. Perciò fai lo sfigato, sempre e comunque. La gente ha tanto bisogno di sentirsi superiore a qualcuno. Perciò fai il sottomesso, sempre e comunque. La gente ha bisogno di qualcuno a cui spedire un assegno a Natale. Perciò fai il povero, sempre e comunque. […] Tu sei la prova del loro coraggio. La prova che sono stati degli eroi. Il segno tangibile del loro successo. Lo faccio a tutti perché a tutti piacerebbe salvare una vita umana sotto gli occhi di altre cento persone.

*
“Ogni cosa in più che possiedi” dice “è solo l’ennesima cosa che un giorno perderai”.

24 settembre 2003 Nessun commento

da “Sbarcare il lunario” di Paul Auster


 


Se si arriva a un certo punto della vita, si scopre di avere passato i propri giorni con i morti non meno che con i vivi.


*


Se qualcuno mi prendeva per il verso giusto, potevo mostrarmi aperto, affascinante, positivamente socievole. Altrimenti ero umbratile, taciturno, quasi assente. Credevo in me, e nel contempo non avevo fiducia in me. Ero sfrontato e timido, disinvolto e goffo, determinato e impulsivo: un monumento mobile e parlante allo spirito di contraddizione. La mia vita era appena cominciata, e già mi muovevo simultaneamente in due direzioni.


*


Ci avevano insegnato a credere nel binomio “libertà e giustizia per tutti”, ma in realtà la libertà e la giustizia spesso erano in contrasto fra loro.


*


… costringeva gli altri ad abbassare la maschera. La sua compagnia poteva essere esasperante, ma in quel modo di mettere a soqquadro c’era anche qualcosa di ammirevole: aveva una qualità quasi scientifica, come se stesse effettuando un esperimento, agitando le cose per il puro piacere di vedere dove si sarebbero posate al dissolversi del polverone. Teddy era un anarchico, e poiché era anche privo di ambizioni, e non voleva le cose che volevano gli altri, non dovette mai giocare secondo altre regole che le proprie.


*


L’unica differenza era anatomica; lui aveva il mondo ai piedi, mentre io al mondo stavo sulle palle.


*


… tutti i piccoli rumori che prendono vita nei silenzi della metropoli.


*


Tutto era qualcos’altro, e niente era quello che avrebbe dovuto essere.


 


Postilla squisitamente PERSONALE


Nonostante non ne abbia riportata nessuna parte, una delle cose più interessanti di questo libro, è stato l’ultimo atto (Nascondino) della Appendice I. Da mettere in scena, non sapendo se qualcuno l’ha già fatto.

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24 settembre 2003 3 commenti

Stanotte ho sognato che mia nonna (R.I.P.) resuscitava ed era in tutto e per tutto Fernanda Pivano. Ci ho fatto una chiacchierata e mi ha anche riconsegnato qualche racconto che le avevo dato dicendo che erano buoni. Mah … devo smetterla di mangiare i peperoni a cena !??!?!

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23 settembre 2003 Nessun commento

DINOSAUROPOLI, NOI


Nati così In mezzo a tutto questo Tra facce di gesso che ghignano E la signora Morte che se la ride E mentre gli ascensori si guastano E gli orizzonti politici si dissolvono E il ragazzetto che riempie le buste al supermarket è laureato E i pesci sporchi di petrolio sputano fuori la loro preda oleosa E il sole è lì nascosto Noi siamo Nati così In mezzo a tutto questo In mezzo a queste guerre ragionatamente folli In mezzo al vuoto spettacolo dei finestroni di fabbrica rotti In mezzo ai bar dove le persone non si parlano più In mezzo alle scazzottate che finiscono con coltelli e pistole Siamo nati in mezzo a tutto questo Tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire Tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli In una nazione dove le prigioni sono piene e i manicomi chiusi In un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo Siamo nati in mezzo a tutto questo In mezzo a tutto questo ci muoviamo e viviamo A causa di tutto questo moriamo Siamo ridotti al silenzio Castrati Corrotti Diseredati Per tutto questo Questa roba Ci inganna Ci sfrutta Ci piscia addosso Ci rende folli e perversi Ci trasforma in violenti Ci rende inumani Il cuore è annerito Le dita cercano la gola La pistola Il coltello La bomba Le dita vanno in cerca di un dio insensibile Le dita cercano la bottiglia Le pillole Qualcosa da sniffare Siamo nati in mezzo a questa morte dolorosa che incombe Siamo nati in una nazione che sessant’anni accumula debiti E che presto non potrà neanche pagare gli interessi su quei debiti E le banche bruceranno E i soldi saranno inutili Ammazzarsi per strada in pieno giorno non sarà più un crimine Resteranno solo pistole e folle di sbandati La terra sarà inutile Il cibo diventerà un rendimento crescente L’energia nucleare finirà in mano alle masse Il pianeta sarà scosso da un’esplosione dopo l’altra Uomini-robot ormai radioattivi si tenderanno agguati I ricchi e gli eletti scruteranno il mondo da piattaforme spaziali L’inferno di Dante al confronto sembrerà un parco giochi per bambini Non si vedrà più il sole e sarò per sempre notte Gli alberi moriranno Morirà tutta la vegetazione Uomini radioattivi si nutriranno della carne di altri uomini radioattivi L’acqua del mare sarà avvelenata I laghi e i fiumi spariranno La pioggia diventerà preziosa come l’oro La puzza delle carcasse di uomini e animali si propagherà nel vento scuro I pochi sopravvissuti saranno colpiti da nuove spaventose malattie E le piattaforme spaziali saranno distrutte dall’attrito


Charles Bukowski

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22 settembre 2003 Nessun commento

Ricordando nel vuoto…


Dopo tanto tempo penso di nuovo a te. Il passato mi fa scivolare sulle mie stesse emozioni. Cerco di rivedere i tuoi occhi, quante volte mi ci sono perso ?
Ho creduto in un futuro di foglie secche che vedevo bruciare per colpa delle mie mani tremanti.



“E’ facile sai
 averti
 Se chiudo i miei begli
 occhietti spenti
 Cerco su di me
 la tua pelle
 che non c’è
 Poi ti entro dentro
 in fondo lo sai
 Soltanto per capire
 chi sei


 Forse sei un congegno che
 si spegne da se”
Afterhours














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22 settembre 2003 2 commenti

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Entrò sgorgando nella notte
Si fermò sulla soglia tremante
Come una foglia soffiata
Contro una finestra



E volò oltre
Al primo vento



Foglia bicchiere di vino
Foglia sgorgata dall’autunno



E fluttuò lontana
E vagò lontana



Alla deriva nel labirinto
Della sua stessa vita scapestrata …



Lawrence Felinghetti








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19 settembre 2003 7 commenti

Ore: 8.20 – colazione, post dancehall, a base di coca e rustico prima di “coricarsi” in tenda



Credits: SubliminalPop @ Otranto 2003


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TENDOPOLI


La vita di campeggio è come un habitat, di quelli da documentario del National Geographic. Con la voce in sottofondo che spiega come convivono, interagiscono e predominano tra di loro le varie razze. L’osservazione di ogni fase della loro giornata.

Nero – musica – titoli di testa – inquadratura larga dell’habitat – musica – nero – prima inquadratura.

Di fianco a noi un gruppo di milanesi con evidenti radici locali. Due coppie e il quinto classico incomodo. Adesso si stanno preparando per uscire a cena ed è un tripudio di sandali di cuoio, creme serali, fantasie fiorate e vistosi, quanto azzardati, giochi di contrasto bianco e nero.
Hanno un tendone stile militare e un piccolo igloo a fianco, la dependance suppongo. Dal frigorifero ai materassini gonfiabili alti almeno dieci centimetri, teli per l’acqua e kit per grandi cene, iper-organizzati.
Uno di loro viene chiamato il pulitore. Ogni volta che sono sulle nostre seggioline sgangherate a cercare un po’ d’ombra e di riposo, lo vedo intento a pulire, spostare, mettere a posto. Una vana lotta contro la terra arida e il polverone che solleva ad ogni spazzata. Tralasciando le donne, un riassunto di tutte le caratteristiche per cui una donna non vorrebbe esser tale, c’è il pugile. Il singolo del gruppo. Basso e massiccio, collo taurino, cranio rasato e cervello inesistente (troppi pugni?). Ogni sera, quando il sole ormai è un pallido riverbero e noi torniamo dalla spiaggia, lui è lì. Pantaloncini, torso nudo e scarpette da ginnastica, a menare pugni all’aria o sul tronco di un albero. Si affanna cercando di sconfiggere … cosa ?

Poco più in là, c’è un semicerchio formato da una decina di tende. Il centro più vitale del campeggio, un gruppo di romani e uno di emiliani che hanno fatto comunella. Boom! Sono organizzatori di grandi cene/bevute, rituali da pre serata ai quali ognuno è invitato al ritmo di “Non mollare mai” e “Bevilo, bevilo, bevilo …”. Sono quelli che all’ennesimo ritorno all’alba, lì trovi ancora a parlottare e bere tra chi è rimasto. Sono quelli che fino a pomeriggio inoltrato dormono nelle condizioni e posizioni più assurde.

Dietro alla nostra tenda, sei napoletani tranquilli sotto l’influsso di altre cellule partenopee all’interno del campeggio. Le stesse che stasera generano dubbi di gruppo e decisioni. Come impiegare la serata ? Indecisi tra Roger Sanchez al Guendalina per la modica somma di 40 euro, Lady Saw alla masseria Torcito per 10 euro e una bella dancehall illegale e gratis. Il rasta del gruppo cerca di riportare tutti all’ordine puntando sulle economie generali. Decidono, dopo qualche scazzo e frasi pungenti, per la via di mezzo, masseria Torcito.

Davanti, dentro a una roulotte e un paio di tenda, la “famiglia allargata”. Doppia coppia, un totale di sei figli con alcuni fidanzati in vacanza famigliare e un viavai di biciclette e amici. Tante età, ma un solo re. Il padre, il marito, l’uomo di casa, quello della roulotte. Da noi ribattezzato come il tuttologo. Le sue vacanze sono il modo per poter esibire le sue conoscenze, la sua supremazia nella famiglia, l’esperienza accumulata in anni di campeggi sparsi per la penisola. Ha la risposta a qualsiasi domanda e non c’è problema che possa essere insormontabile per lui. Guida la truppa con sicurezza, sana le liti interni facendo da giudice-giurato-accusatore-difensore e ha una radicata antipatia per noi. Perché ? Forse perché Pita il primo giorno, stremato dal sonno e dalla serata, si è addormentato sul materassino all’aperto nel suo territorio ?

Prendo l’acqua e getto il mozzicone, inizia il viavai per i vialetti di cemento e io mi infilo in tenda. Dopo albe a catena, potrò dormire qualche ora almeno stanotte ? Nel mio territorio ?















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18 settembre 2003 Nessun commento

da “Non morire prima di morire” di Evgenij Evtusenko 


 


Masa stessa era come una notte bianca, con i laghi degli occhi, e io avevo timore di baciarla, quasi che i miei baci potessero dissolverla, come visione intessuta di nebbia.


*


Nei suoi occhi viola avevano preso a danzare dei diavoletti, come pirati con il pugnale tra i denti saliti alle pupille lungo pennoni invisibili.


*
Amare non significa forse non permettere l’uno all’altro di morire? Se comunque un giorno siamo destinati a morire, perché diavolo dovremmo predisporci a farlo? Non è meglio predisporsi a splendide follie? Sono tutti incapaci di fare follie, sono già morti prima di morire. Ma una noia terribile, non è già morte? Dai, non morire prima di morire!


Postilla squisitamente PERSONALE:
Il titolo, il titolo !!



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18 settembre 2003 5 commenti

Ieri sera mi arriva un fax dalla clinica “I giardini della nostra vita”-Biasca(Svizzera) a nome del dottor Buchenwald. Sulle prime non capisco, forse finalmenete mi internano, penso. Invece leggendo la firma finale scopro è quel indefesso di Bradpizza, nonstante si stia curando da tossine assassine, è riuscito a mandarmi il secondo numero della sua rubrica. A voi la lettura.



Il Neurone di bradpizza – numero 2 Reflecting…


 


Reflecting…





14.06.02


Quanti specchi si sono rotti su queste strade?


 


Quante lenti sono cadute dai vostri occhi?



 


Bambini salutano dalla massicciata



 


Intanto gli oleandri fioriscono, Rosa


Capisco ora che


 


Il deserto comincia a respirare al tramonto



e continua tutta la notte.


 


… ripeto e ripeto che l’unione non esiste.


Ha perso definitivamente le sue tracce.


Il giorno è importante, è tutto ciò che conta nel suo essere immobile, attraversato da fenomeni transitori di velocità, istantanei, apparentemente distaccati dalla terra che separano. Sospesi nell’incomprensibile.


Apre la portiera stanco.


Il piede appoggia sulla superficie secca, dopo un secondo.


Cancellato sullo sfondo bianco/azzurro a seconda dell’ora.


Personaggi singolari si aggirano su questa terra di sassi.


Una voce dall’accento inglese, sulla radio ingannevole


- qui unnnfucking casino della madona…


Gli altri lo osservano mentre si dirige verso il bar di ceramica. Indifferenza negli occhi.


Singolarità esistenti.


Il senso del respiro al lato della strada, impercettibile per ridurre lo sforzo durante la giornata.


Uomini dormono sotto l’albero della loro vita, cercando di vendere il loro volto e bottiglie gialle. Plastica diffidente.


Rischio di dimenticare il concetto dei giorni persi che suddividono l’anno.


Versi tuonano nella mente lucida della confusione immobile.


Ormai è ripartito dopo la sosta. Non riesce a dare una ragione a ciò che lo circonda, in un cerchio senza circonferenza, infinitamente largo. Anni fa è stata costruita una trincea di lamiera per difendere un territorio minato senza apparente motivo. Qui sono stati tracciati i primi confini geometrici della storia dell’uomo, per mancanza di riferimenti (sono idealmente abituato a confini geografici, mari, monti, fiumi, dimenticando il conflitto).


Fiato sospeso in attesa del calare del sole


barcollante giù all’ingresso del porto


blu immobile.


Il filo che porta la corrente in città è stato tagliato.


Una striscia nera, ricoperta di plastica bruciata nella sabbia, ora giace sul suo antico traliccio e nessuno se nè cura.


Cancellato prima di arrivare alla dimora estiva del potere.


In fondo alla spiaggia, nella foschia, guardie attendono il fotografo per annegarlo.  


Non avrai più problemi adesso che il presente ha un significato esclusivamente legato al pensiero.
Una promessa circondata dall’ombra dei leoni.


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18 settembre 2003 Nessun commento

Vediamo di inizare bene oggi:
“La vita è bella, e io mi lascio vivere.”
Dominique Lapierre



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17 settembre 2003 Nessun commento

Natalie Merchant – Golden Boy (Motherland)



Top of the fold
Toast of the town
Everyone stops when you come around
They hold their breath for you


Heroes are born
Idols are made
We’re all fools for this factory fame
And you’ve got the brand new face
And you’ve got the brand new face
Golden boy

Beauty untamed
Stupid and wild poster boy you’re society’s child
Cut your teeth, cut your mouth, cut it out


Meteor rise from obscurity
All it took was a killing spree
And the whole world was lying at your feet
Golden boy, golden boy

I know my place, stick to my lines
Stay in your shadow, don’t block your light
So you can shine divine
So you can shine divine
Golden boy, golden boy, golden boy






















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17 settembre 2003 13 commenti

Ricevo e, siccome piace, pubblico


… a questo punto lei inizia un lungo discorso e parla per molto tempo, ma nel tuo cervello accade qualcosa di strano, le sue parole non ti arrivano chiare, ma risuonano e rimbombano e poi si dissolvono come se incontrassero qualcosa che le distrugge e tu rimani come isolato e in preda a uno strano intontimento e non riesci ad ascoltare niente e pensi come un rapporto fra due esseri umani non sia nient’altro che un infinito non capirsi…

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