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“La storia” di Elsa Morante

Elsa Morante - La storiaLa storia
di Elsa Morante
– Einaudi -
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Ma quando, verso la primavera del 1938, l’Italia intonò, a sua volta, il coro ufficiale della propaganda antisemita, essa vide la mole fragorosa del destino avanzare verso la sua porta, ingrossandosi di giorno in giorno.
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È da quel momento incominciava la sua battuta diurna per le vie di Roma, cacciata avanti dai suoi nervi come da un esercito di armati che la frustassero in doppia fila.
*
È curioso come certi occhi conservino visibilmente l’ombra di chi sa quali immagini, già impresse, chi sa quando e dove, nella rètina, a modo di una scrittura incancellabile che gli altri non sanno leggere – e spesso non vogliono.
*
Tutto procedeva regolarmente. Ma, su una cert’ora del primo dopopranzo, mentre Bella faceva la siesta, Ida sorprese Useppe rincantucciato in terra poco più in là, addosso al muro del corridoio. Sul principio, a sogguardarlo, le parve soltanto ingrugnato; ma come gli si accostò, si accorse che piangeva, con la faccetta chiusa come un pugno, contratta e raggrinzata in tante rughe. Al guardare in su verso di lei, subitaneamente proruppe in singhiozzi asciutti. E con lo stupore di una bestiola, disse in una voce disperata:
“A’ ma’… pecché?”
In realtà, questa sua domanda non pareva rivolgersi a Ida là presente: piuttosto a una qualche volontà assente, immane, e inspiegabile. Ida invece di nuovo s’immaginò che lui l’accusasse per averlo rinchiuso dentro casa a tradimento; ma presto nei seguenti giorni dovette convincersi che tale spiegazione non bastava. Quella domanda pecché? Era diventata in Useppe una sorta di ritornello, che gli tornava alle labbra fuori tempo e fuori luogo, forse per un motivo involontario (se no, si sarebbe preoccupato di pronunciarla bene con la erre). Lo si sentiva a volte ripeterla fra sé in sequela monotona: “pecché? pecché pecché pecché pecché??” Ma per quanto sapesse d’automatismo, questa piccola domanda aveva un suono testardo e lacerante, piuttosto animalesco che umano. Ricordava difatti le voci dei gattini buttati via, degli asini bendati alla macina, dei caprettini caricati sul carro per la festa di Pasqua. Non si è mai saputo se tutti questi pecché innominati e senza risposta arrivino a una qualche destinazione, forse a un orecchio invulnerabile di là dei luoghi.
*
Autentico, in realtà, era il suo gusto di sbandarsi in quelle notti di tenebra, magari solo, senza mèta né programma: in ispecie durante gli allarmi, quando i divieti e la prudenza cacciavano tutti quanto dentro le case. Allora, la città deserta gli piaceva come un’arena, dove lui toreava, eccitato dai muggiti delle sirene e degli aerei, facendosi gioco della norma generale.
*
… rapidamente piombava in un letargo, dentro il quale giaceva sprofondato le giornate intere. Ma quando ne riemergeva, era lo stesso, per lui, che se fosse passato un attimo dal punto che si era addormentato. L’intervallo era zero. E il peso del tempo indistruttibile lo aspettava sulla soglia del terranno, simile a un pietrone che lui doveva trascinarsi dietro. Allora, bravamente se lo caricava addosso, cercando di reagire. Usciva, rientrava, tornava a battere i ponti, si affacciava nei cinema e nelle osterie, sfogliava libri… Che fare, del suo corpo?

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Postilla squisitamente PERSONALE
“… il suono romanzesco della Morante, suono di grande estensione e di grande ampiezza, prodotto da un passo sicuro, spedito, potente, indaffarato, senza nervosismo, senza fretta, il passo di chi è occupato a narrare e non ha testa per pensare ad altro.” – dall’introduzione di Cesare Garboli

“Il romanziere, al pari di un filosofo-psicologo, presenta, nella sua opera, un proprio, e completo, sistema del mondo e delle relazioni umane. Solo che, invece di esporre il proprio sistema in termini di ragionamento, è tratto, per sua natura, a configurarlo in una finzione poetica, per mezzo di simboli narrativi. Ogni romanzo, perciò, potrebbe, da parte di un lettore attento e intelligente […] essere tradotto in termini di saggio,e di opera di pensiero.” – Elsa Morante


IN VISIONE: Conversations with other women, Il mundial dimenticato, Il cecchino, Footnote, Una pistola en cada mano

IN VISIONE
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Conversations with other womenConversations with other women
(U.S.A. – 2005)

di Hans Canosa
con Aaron Eckhart, Helena Bonham Carter

Postilla squisitamente PERSONALE
Bella sorpresa: ottimi dialoghi, buona storia e divertente il doppio sguardo.
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Il mundial dimenticatoIl mundial dimenticato
(Italia, Argentina – 2011)

di Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni

Postilla squisitamente PERSONALE
Buon documentario e storia, storie incredibili.
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Il cecchinoIl cecchino
(Francia – 2012)

di Michele Placido
con Daniel Auteuil, Mathieu Kassovitz, Olivier Gourmet, Francis Renaud, Nicolas Briançon, Jérôme Pouly, Violante Placido, Luca Argentero, Arly Jover, Christian Hecq

Postilla squisitamente PERSONALE
Placido cerca di infilare un po’ di tutto e ne viene fuori un polpettone insapore.
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FootnoteFootnote
(Israele – 2011)

di Joseph Cedar
con Lior Ashkenazi, Alma Zack, Albert Iluz, Shlomo Bar-Aba, Yuval Scharf, Aliza Rosen, Neli Tagar, Micah Lewensohn, Shmuel Shiloh, Jacky Levy, Idit Teperson, Natalia Faust, Daniel Markovich, Nina Traub

Postilla squisitamente PERSONALE
La storia mi è parsa buona, poi però mi sono addormentato dopo mezz’ora (risvegliandomi sul finale) e non ho più trovato la voglia per tornare indietro.
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Una pistola en cada manoUna pistola en cada mano
(Spagna – 2012)

di Cesc Gay
con Jordi Mollà, Ricardo Darín, Eduardo Noriega, Leonardo Sbaraglia, Luis Tosar, Leonor Watling, Candela Peña, Eduard Fernández, Clara Segura, Alberto San Juan, Javier Cámara, Cayetana Guillén Cuervo, Ernest Villegas

Postilla squisitamente PERSONALE
Un paio di episodi non sarebbero neanche poi tanto malaccio (l’ultimo il migliore), ma gli altri sono inutili.
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“Prove di libertà” di Stefano Dal Bianco

Stefano Dal Bianco - Prove di libertàProve di libertà
di Stefano Dal Bianco
– Mondadori -
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DALLA GABBIA

Vi sono giorni di debolezza estrema
poiché – dice qualcuno – la pressione
atmosferica di fuori,
che ha potere sui corpi, essendo bassa,
si consustanzia a noi fin dentro il sangue
con la sua tenere virtù di morte

Ma altri vi potranno assicurare
(e oggi io sono tra quelli)
che tutto questo spossamento, in certi giorni,
non procede dall’aria né dal corpo
ma è soltanto dolore
di anime costrette,
solitudine di molti,
vuoto vissuto male,
mancanza o assenza di uno scopo.

*

UNO CHE NON SI FIDA

Se tu non credi a ciò che stai facendo
se tu non credi a ciò che stai pensando
né a ciò che stai provando, proprio ora,

se osservandoti da fuori
– cioè da dentro o dall’alto di te -
non ti va più di darti credito
e vedi bene il giro di persone
a rotazione prendere il potere,

allora in questo
sacrosanto momento
allora forse sei
in una strada buona

e io potrò talvolta domandarti
aiuto, come si prega un dio.

*

C’è qualcosa di più importante della morte
e della nostra dedizione
perché la nostra dedizione è poco nobile
ed è cieca, non sa nulla
e presume di sapere, si abbarbica
al dolore ed è un vessillo…


Hands – Synesthesia

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“La ragazza che fermò il tempo” di J.M. Tohline

J.M. Tohline - La ragazza che fermò il tempoLa ragazza che fermò il tempo
di J.M. Tohline
– Elliot Edizioni -
(traduzione di Chiara Rea)
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Il whisky di Maxwell uscì dalla sua bocca in uno spruzzo di risata. “Forse l’ha fatto, amico, forse l’ha detto davvero. Non sto scherzando, eh!”. Da qualche parte un orologio ticchettò. Da qualche parte il tempo scomparve costruendo sotto di noi una montagna fatta come di una moltitudine di granelli di sabbia. Una montagna su cui ci trovavamo tutti, che continuava a crescere, continuava a diventare sempre più alta. Una montagna lungo il cui fianco nessuno scenderà mai.
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Nessuno è perfetto. Nessuno riesce a essere l’uomo che vorrebbe essere, ma la questione è se desidera esserlo. La questione è se si sforza di esserlo.
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Eseguiva i suoi ragionamenti ad alta voce, come un pescatore che sventra un pesce e poi ne sbatte le viscere sopra a un tavolo per farle esaminare da qualcun altro.

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Postilla squisitamente PERSONALE
Due ville confinanti a Nantucket. Una, il “Palazzo”, è dei Montana, benestante famiglia con tre figli e un fratellastro che per il patriarca incarna tutto quello che i due maschi di sangue non hanno saputo dargli. L’altra, villa Banucci, è temporaneamente occupata da Richard Parkland, scrittore in esilio alla ricerca d’ispirazione, che si ritroverà fin da subito invischiato negli affari affettivi della famiglia Montana. Comune denominatore di tutti i protagonisti, Leonore, moglie, amante, onirica e perfetta visione.
Tohline narra soprattutto per dialoghi (metà del romanzo almeno), facendolo bene, anche se con qualche rischio di stucchevolezza, e finendo per scrivere una storia molto compatta e scorrevole che trova nel suo epilogo, non solo per la svolta inaspettata, il momento migliore e più interessante.


IN VISIONE: Après mai, La migliore offerta, Everyday, Upstream colour, Cold weather, Maniac

IN VISIONE
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Après maiAprès mai
(Francia – 2012)

di Olivier Assayas
con Clement Metayer, Lola Creton, Felix Armand, Carole Combes, India Menuez, Hugo Conzelmann, Martin Loizillon, Mathias Renou, Léa Rougeron, Victoria Ley, Dolores Chaplin, Nathanjohn Carter

Postilla squisitamente PERSONALE
Troppe cose, troppa confusione, ma si lascia guardare.
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La migliore offertaLa migliore offerta
(Italia – 2012)

di Giuseppe Tornatore
con Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks, Donald Sutherland, Philip Jackson

Postilla squisitamente PERSONALE
Canovaccio trito e ritrito che non aggiunge niente.
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EverydayEveryday
(U.S.A. – 2012)

di Michael Winterbottom
con Shirley Henderson, John Simm, Laurence Richardson, Johnny Lynch, Andy Callaghan, Nick Shaw

Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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Upstream colourUpstream colour
(U.S.A. – 2013)

di Shane Carruth
con Andrew Sensenig, Shane Carruth, Juli Erickson, Frank Mosley, Amy Seimetz, Brina Palencia, Ted Ferguson, Mollie Milligan, Joy, Freeman-DeLeon, Carolyn King, Ben LeClair, Karen Jagger, Lynn Blackburn 

Postilla squisitamente PERSONALE
Fatto innegabilmente bene, il senso però…
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Cold weatherCold weather
(U.S.A. – 2010)

di Aaron Katz
con Cris Lankenau, Trieste Kelly Dunn, Raul Castillo, Robyn Rikoon, Jeb Pearson, Brendan McFadden, Ben Stambler, Katie Rothert, Paul Rothert, Jerry Moyer, Virgil L. Howell, Barry Seltzer, Orianna Herrman, Elliott Glick, Joshua Locy

Postilla squisitamente PERSONALE
Ci prova, ma non convince.
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ManiacManiac
(U.S.A., Francia – 2012)

di Franck Khalfoun
con Elijah Wood, Nora Arnezeder, Sammi Rotibi, America Olivo, Liane Balaban

Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana.
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“Le poesie” di Amelia Rosselli

Amelia Rosselli - Le poesieLe poesie
di Amelia Rosselli
– Garzanti -
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L’alba si presentò sbracciata e impudica; io
La cinsi di alloro da poeta: ella si risvegliò
Lattante, latitante.

L’amore era un gioco instabile; un gioco di fonosillabe.

*

Se per l’ansia che io avevo di te perdevo i portafogli
ad ogni angolo della strada; se per il male che mi ero
procacciata da me dalle tue braccia invisibili ad ogni
angolo della strada mi ero procacciata da me l’infelicità
di saperti lontano da me, se per la mia scontentezza e
generosità fallita io stendevo nella notte lunghi fili
di ragno alla tua porta (portone chiuso senza speranza
salvo per una trovata che non poteva sorgere dal mio cervello)
se per il tuo pudore e per la mia impazienza perdevo tutti
i rulli del controllo; se per le mie incertezze nel mezzo
di una ironia dolce e racchiusa io cercavo te anche nella
notte degli altri: era per meglio riconoscerti nel turbamento
degli altri: cavalli sospesi in aria su della strada che
non continua.

*

Nelle ore distillate
l’ombra si grattava la pancia
astratta.

L’idea
di un libro mi venne in mente per sbaglio
scegliendo per amministrate questi miei
beni una scena vuota.

Vi fu invece una
iterazione,
interurbana coraggiosa:
nelle ore inferme del mattino.

*

Se per un canto perduto io non riuscivo a lasciare dietro
di me i passi della montagna se per il tuo gioire non era
necessario ch’io soffrissi se per la tua malinconia combattevo
draghi e canzoni puerili in un forte turbamento: non era
finita la gloria! La gloria col suo scialle del turbamento
inventava nuova canzoni ad ogni passo. Io non ero stanca
e tu non eri morto. Io volavo felicemente alò fuoco del tuo
disordine.

Per il tuo dolore inveivo in me tragicamente. La gloria scendeva
Scendeva abbronzata e trucidata.

*

                  Fui, volai, caddi tremante nelle
braccia di Dio, e che quest’ultimo sospiro
sia tutt’il mio essere, e che l’onda premi,
stretti in difficile unione, il mio sangue,
e da quell’inganno supremo mi si renda
la morte divenuta vermiglia, ed io
che dalle commosse risse dei miei compagni staccavo
quell’ansia di morire
godrò, infine, – l’era della ragione;
e che tutti i fiori bianchi della riviera, e
che tutto il peso di Dio
battano sulle mie prigioni.


“Versioni di me” di Dana Spiotta

Dana Spiotta - Versioni di meVersioni di me
di Dana Spiotta
– minimumfax -
(traduzione di Francesco Pacifico)
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Perlomeno quella era la leggenda familiare, ripetuta e lustrata fino a diventare un ricordo condiviso.
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Tutti aneliamo a fuggire dalla nostra soggettività. È questo il potere dell’arte: farci intravedere noi stessi connessi a ogni essere umano di oggi e di sempre, fuggendo per un attimo il nostro stato di isolamento.
*
Accese una sigaretta e si appoggiò al ripiano alle spalle del bancone. Aveva ancora tutti i capelli e se li poteva scacciare dagli occhi, forse per questo all’inizio poteva sembrare giovane. Ma un’occhiata più attenta rivelava quanto fosse diventato non-giovane. Nell’aspirare strizzò gli occhi e sul suo viso si lessero ogni agrottamento e smorfia che avesse mai fatto, ogni sigaretta mai fumata. Si ingobbì nella T-shirt nera e il suo corpo sottile formò un dosso all’altezza della pancia. Pareva che uno stretto cuneo di carne gli fosse stato attaccato al centro del busto. Aveva ancora muscoli tonici sulle braccia da smilzo, ma la postura curva, che in passato gli dava un glamour blasé e flemmatico, ora non faceva che accentuare la pancetta. Non gli importava, o così pareva, della sua pancia da beone o del suo considerevole declino complessivo. Non gli importava che le mani gli tremassero quando si accendeva una sigaretta. Non gli importava che il discorso che stava facendo si interrompesse per un attacco di tosse. Aveva perseguito una vita di eccessi che poteva discendere soltanto da una relazione distorta con il futuro.
*
Quando avevo diciott’anni, volevo raccontare ai miei amanti ogni centimetro di ogni momento che aveva condotto a quel momento miracoloso. Pensavo che così mi avrebbero capita, e che quindi avrebbero dovuto amarmi. Ma ora che ero più vecchia, e che avevo davvero una storia, non mi andava di raccontarla, né di ascoltarla. Volevo solo che lui si premesse contro di me mentre cercavamo di capire lentamente i nostri corpi. Tanto, mi rendevo conto che le nostre vere storie vivevano lì.
*
“Questa è una persona, se mai ce n’è stata una, che non cambierà. Ti giuro, non avrai mai più di questo.”
*
Mi rendevo conto, ovviamente, che le persone investono eventi esterni qualunque del peso spirituale della propria vita emotiva in modo da provare certe emozioni senza nemmeno doverle comprendere. Proviamo emozioni per le cose sbagliate e per le persone sbagliate, e così non ci sfoghiamo mai. Ma questa consapevolezza non mi fermava; forniva solo alle mie reazioni spropositate un minuscolo tarlo di disprezzo per me stessa, uno stanco rovello di senso di colpa.
*
Nik non diceva mai no, si limitava a sfuggire alle cose.
*
Ricordo come notai, con vera tristezza, che avevamo deviato da una strada accettabile, che le nostre vite stavano andando nella direzione sbagliata. Pensai letteralmente le parole: quanto abbiamo deviato, ma non so se era proprio così. Ciò avrebbe voluto dire che prima eravamo stati sulla strada giusta.
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Devo stare attenta. Perché, lo sappiamo, i ricordi accettano fin troppo facilmente la corruzione dei rimpianti

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Postilla squisitamente PERSONALE
Un fratello e una sorella, le loro storie intrecciate, saldamente legate, pur avendo intrapreso direzioni opposte.
Lei con un lavoro, una figlia, una madre malata alla quale badare e un sottile stato d’agitazione onnipresente.
Lui rinchiuso in uno scantinato o dietro il bancone di un bar, un isolamento creativo continuo e una tolleranza, quasi beffarda, nell’affrontarlo.
I ricordi e la memoria che non mollano, coadiuvati anche e soprattutto dalle “Cronache”, autobiografia immaginaria composta dal fratello in trent’anni di carriera artistica nel sottosuolo che la sorella si troverà a ripercorrere alla ricerca di indizi.
Bel romanzo questo di Dana Spiotta, si procede per sovrapposizioni e accumulamento, con agilità e ritmo, passo dopo passo lungo un percorso famigliare, fino all’ultimo tassello, previsto nell’esito, ma non nelle modalità.


IN VISIONE: The place beyond the pines, Effetti collaterali, The broken circle breakdown, Hermano, Wrong, A fantastic fear of everything

IN VISIONE
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The place beyond the pinesThe place beyond the pines
(U.S.A. – 2012)

di Derek Cianfrance
con Ryan Gosling, Bradley Cooper, Eva Mendes, Dane DeHaan, Emory Cohen, Ray Liotta, Rose Byrne, Ben Mendelsohn, Mahershalalhashbaz Ali

Postilla squisitamente PERSONALE
Ottimi interpreti, atmosfere azzeccate, storia molto ben architettata e messa in scena.
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Effetti collateraliEffetti collaterali
(U.S.A. – 2013)

di Steven Soderbergh
con Jude Law, Rooney Mara, Catherine Zeta-Jones, Channing Tatum, Vinessa Shaw, David Costabile, Polly Draper, Laila Robins, Ashlie Atkinson, Kerry O’Malley, James Martinez, Greg Paul, Andrea Bogart, Nicole Ansari-Cox

Postilla squisitamente PERSONALE
Buon Soderbergh, un’altra storia ben studiata e raccontata, perfetta Rooney Mara.
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The broken circle breakdownThe broken circle breakdown
(Belgio, Olanda – 2012)

di Felix van Groeningen
con Johan Heldenbergh, Veerle Baetens, Nell Cattrysse

Postilla squisitamente PERSONALE
Particolare per la scelta dei protagonisti e l’ambientazione, non nella storia classica, comunque molto riuscito ed emotivo (da menzionare la colonna sonora).
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HermanoHermano
(Venezuela – 2010)

di Marcel Rasquin
con Eliú Armas, Beto Benites, Gonzalo Cubero, Marcela Girón, Jackson Gutierrez, Fernando Moreno, Gabriel Rojas, Alí Rondon

Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode.

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WrongWrong
(U.S.A. – 2012)

di Quentin Dupieux
con Jack Plotnick, Eric Judor, William Fichtner, Alexis Dziena, Steve Little, Regan Burns, Price Carson, Arden Myrin, Maile Flanagan, Mark Burnham, Todd Giebenhain, Barry Alan Levine, Zia Harris, Leshay Thompson

Postilla squisitamente PERSONALE
Non convince.
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A fantastic fear of everythingA fantastic fear of everything
(U.K. – 2012)

di Crispian Mills, Chris Hopewell
con Simon Pegg, Amara Karan, Paul Freeman, Clare Higgins, Jay Taylor, Henry Lloyd-Hughes, Kerry Shale, Mo Idriss, Alice Orr-Ewing, Jane Stanness, Elliot Greene, Alan Drake, Tuyet Le, Zaak Conway

Postilla squisitamente PERSONALE
Alcune parti buone, altre molto meno.
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Aliza Carter Band – Spring

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“Una specie di solitudine” di John Cheever

2 maggio 2013 1 commento

John Cheever - Una specie di solitudineUna specie di solitudine
di John Cheever
– Feltrinelli -
(traduzione di Adelaide Cioni)
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Tutto il giorno a letto; fuori è bellissimo, ma non prenderò la bellezza del mondo come un rimprovero.
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Per libidine intendo esattamente questo: sottane alzate nelle cucine e per le scale di servizio e lunghi pomeriggi a letto quando le lenzuola odorano come la laguna di Venezia; ma se mi tremano le mani dal desiderio tremano nello stesso modo quando si allungano verso il calice del vino la domenica, e se la lussuria mi fa correre e fare capriole non è una forza più potente di quella che mi fa inginocchiare per pronunciare ringraziamenti e litanie. Cos’altro può essere questa pelle volubile se non una benedizione?
*
Quando diciamo “Cristo abbi pietà di noi”, non chiediamo una benedizione letterale. Esprimiamo invece quanto siamo spietati con noi stessi.
*
“Eravate amanti?” gli chiese lei. “Non userei questo termine,” disse lui. “Era più come uno sport di contatto, con i punti e gli intervalli segnati da eiaculazioni.”
*
Nego a me stesso di essere me stesso.
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Il racconto di copertina di Updike, e giustamente invidio il suo talento. Mi difendo dicendo che ha sviluppato un livello di sensibilità tale da essere controproducente, e che la mia prosa testarda e a tratti frivola è più utile. Uno non si chiede, mentre pattina su un laghetto ghiacciato, come faccia il cielo nero a sostenere il suo carico di stelle. Io no, almeno.
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Chi lo vuole l’amore, chi le vuole le lunghe attese di una voce, di un passo, di un colpo di tosse, chi mai lo sceglierebbe?
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C’è una ragazza carina dall’altro lato del corridoio, ed è come se la respirassi. Non la vedo tutta, e lei mi fa sentire al tempo stesso felice e languido.
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Lì in quella galleria scura per un paio di minuti, incappiamo nella mezzanotte, nei margini della coscienza, lì dove dubitiamo della promessa sul viso degli sconosciuti, dubitiamo che la vita abbia alcun valore spirituale.
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Quando il principio dell’autodistruzione si insinua nel cuore non è più grande di un granello di sabbia. È un mal di testa, una lieve indigestione, un dito infetto; ma poi perdi il treno delle 8.20 e arrivi tardi all’appuntamento per chiedere il fido. Il vecchio amico che vedi a pranzo d’un tratto ti dà sui nervi e per sforzarti di essere simpatico bevi tre cocktail, ma a quel punto il giorno ha perduto ogni forma, motivo e significato. Per cercare di ridargli senso e bellezza bevi troppo all’aperitivo parli troppo ci provi con la moglie di uno e finisci per fare qualcosa di stupido e osceno e al mattino vorresti essere morto. Ma quando cerchi di risalire a come sei arrivato a questo abisso trovi soltanto un granello di sabbia.
*
Lo sforzo di riconquistare un’acutezza di percezione, la percezione che un margine di speranza sia ormai corrotto.
*
Potrei scrivere a X che quando dico ho bisogno di te intendo che ho bisogno della rapidità con cui rispondi all’inopportunità dei miei bisogni.
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È una giornata serena per me. La tomba vuota. La vita eterna.
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Ecco quindi tre mondi: la notte, il giorno, e la notte dentro la notte.


IN VISIONE: To the wonder, Il ministro – L’esercizio dello Stato, The imposter, Sightseers, Reprise

IN VISIONE
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To the wonderTo the wonder
(U.S.A. – 2012)

di Terrence Malick
con Rachel McAdams, Ben Affleck, Javier Bardem, Rachel Weisz, Olga Kurylenko, Barry Pepper, Tatiana Chilin, Charles Baker, Amanda Peet, Will Wallace, Jett Anderson, Romina Mondello, Bill Vint, Andrea Satterfield, Keira Johnson, Anthony Little

Postilla squisitamente PERSONALE
Se vi è piaciuto “The tree of life” molto probabilmente vi piacerà anche questo seguito, altrimenti statene alla larga.
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Il ministro - L'esercizio dello StatoIl ministro – L’esercizio dello Stato
(Francia, Belgio – 2011)

di Pierre Schoeller
con Olivier Gourmet, Michel Blanc, Zabou Breitman, Laurent Stocker, Sylvain Deblé, Jacques Boudet, François Chattot, Arly Jover, François Vincentelli, Stéphan Wojtowicz, Eric Naggar, Brice Fournier, Didier Bezace

Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode.

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The imposterThe imposter
(U.K. – 2012)

di Bart Layton
con Ken Appledorn, Cathy Dresbach, Amparo Fontanet, Anton Marti, Maria Jesus Hoyos, Adam O’Brian, James Ray, Iván Villanueva, Travis Alan McAfee, Anna Ruben, Alan Teichman

Postilla squisitamente PERSONALE
Storia assurda (e vera) e buon film.
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SightseersSightseers
(U.K. – 2012)

di Ben Wheatley
con Alice Lowe, Steve Oram

Postilla squisitamente PERSONALE
Storia assurda (non vera) e film bruttino.

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RepriseReprise
(Norvegia – 2006)

di Joachim Trier
con Anders Danielsen Lie, Espen Klouman-Høiner, Viktoria Winge, Henrik Elvestad

Postilla squisitamente PERSONALE
Meno minimale di “Oslo, 31. august“, anche se l’occhio è sempre quello.
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Fossil Collective – Tell Where I Lie

Tag:

“Prudenti come serpenti” di Lola Shoneyin

Lola Shoneyin - Prudenti come serpentiPrudenti come serpenti
di Lola Shoneyin
– 66thand2nd -
(traduzione di Ilaria Tarasconi)
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Il mondo gira e noi giriamo con lui. Chi può dire quali peccati ci inseguono?
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… diceva che Dio aveva dato le palle agli uomini perché il loro cervello pesava troppo poco.
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“Hai bisogno di fare dei figli. Il mondo non ha pazienza con le zitelle. Le sputa via.”
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Le mie figlie sono nate con gli occhi nello stomaco, quindi digeriscono presto quello che vedono. Si consolano aggrappandosi una all’altra e si muovono all’unisono come un’onda. Quando una piange, anche le altre piangono, e quando una ride, le altre sorridono prima ancora di chiedere cosa c’è da ridere.
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Sapevo mantenere i segreti ma non mentire spudoratamente.
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L’orgoglio spesso fa inciampare gli uomini prima che cadano.

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Postilla squisitamente PERSONALE
Cosa succede quando il poligamo Baba Segi porta nella sua casa nigeriana la quarta moglie: giovane, bella, un po’ ribelle, ma soprattutto la prima istruita a varcare quella soglia? Di tutto succede e mentre questo tutto accade, Lola Shoneyin intramezza il presente raccontando anche i singoli passati di ogni personaggio del romanzo.
Una bella storia, un intreccio molto ricco, uno stile e un ritmo narrativo semplici e che proprio grazie alla loro leggerezza permettono al lettore di non perdersi tra le tante vicende raccontate.


IN VISIONE: Dans la maison, La madre, La bottega dei suicidi, The thieves, Araf

IN VISIONE
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Dans la maisonDans la maison
(Francia – 2012)

di François Ozon
con Fabrice Luchini, Ernst Umhauer, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Menochet, Bastien Ughetto, Jean-François Balmer, Yolande Moreau, Catherine Davenier, Fabrice Colson, Stéphanie Campion, Diana Stewart

Postilla squisitamente PERSONALE
Buona storia e buon film equilibrato.
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La madreLa madre
(Spagna – 2013)

di Andres Muschietti
con Jessica Chastain, Nikolaj Coster-Waldau, Megan Charpentier, Isabelle Nélisse, Julia Chantrey, Jane Moffat, Jayden Greig, Sydney Cross, Morgan McGarry, Kevin Kirkham, Pamela Farrauto, Maya Dawe, Tyler Curnew, Sierra Dawe, Javier Botet, Daniel Kash

Postilla squisitamente PERSONALE
Parte anche molto bene, ma via via si perde inesorabilmente.

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La bottega dei suicidiLa bottega dei suicidi
(Francia, Canada, Belgio – 2012)

di Patrice Leconte
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Postilla squisitamente PERSONALE
Graficamente eccellente.
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The thievesThe thieves
(Francia, Svizzera – 2009)

di Dong-Hoon Choi
con Gianna Jun, Hae-suk Kim, Angelica Lee, Hye-su Kim, Yun-seok Kim, Soo Hyun Kim, Simon Yam, Dal-su Oh, Kwok Cheung Tsang, Jung-Jae Lee

Postilla squisitamente PERSONALE
Passatempo.

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Araf"Araf
(Francia, Germania, Turchia – 2012)

di Yesim Ustaoglu
con Özcan Deniz, Nihal Yalcin, Yasemin Conka, Neslihan Atagül, Baris Hacihan, Ilgaz Kocatürk, Can Başak, Erol Babaoglu, Feride Karaman

Postilla squisitamente PERSONALE
Mattone è dire poco, però non mi è dispiaciuto.
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Houses – A Quiet Darkness

Tag:

“Le effemeridi” di Stéphanie Hochet

Stéphanie Hochet - Le effemeridiLe effemeridi
di Stéphanie Hochet
– Edizioni La Linea -
(traduzione di Monica Capuani)
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Settantenni, si detestavano senza dirselo, continuando a vivere insieme con l’ostinazione articolare delle coppie che fioriscono nel rancore.
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La vita di Ludivine: il bene più prezioso, il mio unico avere e il mio unico essere, urlo incarnato, grido primordiale che alberga in me da nove anni, ragione che mi farebbe sragionare, carne che ha dato un senso alla mia femminilità, punto, punteggiatura da cui tutto procede, dall’origine del sogno ai suoi nove anni, adesso e fino alla fine della sua esistenza.
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Non ci siamo parlate subito, le ho preso la mano, siamo uscite nel cortile del caffè, deserto in quella stagione, aveva piovuto, l’acqua faceva luccicare il pavimento, si aveva l’impressione di camminare su uno specchio.
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Ogni uomo sessualmente felice tende a rivelare quello che dovrebbe tacere.
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Mi restano queste lunghe ore, miriadi di secondi sgranati, nastro interminabile di istanti in sospeso dal quale usciranno il subito e l’ora.

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Postilla squisitamente PERSONALE
Un contesto generale poco incisivo, soprattutto vista l’ambientazione pre-apocalittica scelta (un comunicato del governo britannico sancisce la fine dell’umanità al 31 marzo 2013), e tre storie personali, intrecciate, troppo fumose o poco sviluppate, non permettono al romanzo di rivelare una delle caratteristiche di cui si sente più la mancanza tra le pagine: la tensione narrativa.


“Tre anni luce” di Andrea Canobbio

Andrea Canobbio - Tre anni luceTre anni luce
di Andrea Canobbio
– Feltrinelli -
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Arriva così, di punto in bianco, il momento in cui si riesce a dire: è finita. Anche con le storie che sembrano non finire mai (perché forse non sono mai iniziate).
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Una probabile madre era seduta nell’angolo in fondo a sferruzzare. C’erano ancora donne che facevano la maglia, le vedevi nelle sale d’attesa, nelle corsie, misteriose e confortanti come antiche cicatrici dell’infanzia riscoperte ogni tanto sulla pelle.
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Non è un caso e non è nemmeno il destino, il destino non esiste, non bisogna credere nel destino, all’esistenza dell’anima gemella, all’amore eterno, e nemmeno all’eternità. Non per convinzione metafisica, ma per semplice pudore.
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Antonio annuiva, fingendo di crederci.
Ma un vero amico è questo, pensò Viberti più tardi. Un vero amico fa finta di nulla e crede alla prima cosa che ti è venuta in mente.
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Cecilia è il fascio di luce proiettato sulla scena buia, Cecilia è il sole che illumina i corpi celesti, Cecilia crea le cose attorno, dà loro consistenza e colore, e crea anche mio padre, anche mio padre risplende alla sua luce.
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“Non sembri stanca, o forse l’insonnia ti rende ancora più carina,” disse lui. La frase gli apparteneva così poco da rendere ancora più evidente il panico che lo stava catturando. Non era un disinvoltura falsa da attore, era come agitare le braccia cadendo nel vuoto, un inutile riflesso condizionato.
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Forse perché soltanto una cosa è peggio dell’eccesso ed è la sua manifestazione verbale. Perciò mai pronunciare parole smisurate, mai porsi domande smisurate (esiste l’eternità? esiste la felicità?). Mai rivelarsi.
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E pensando e ripensando all’agonia del loro matrimonio tendeva a retrodatare sempre più l’inizio della fine, prima o poi l’avrebbe fatta coincidere con l’inizio, secondo il principio per cui soltanto l’origine è integra e incorrotta, e le cellule iniziano a morire dalla nascita.
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Come si trasformava il viso di un adolescente nel viso di un uomo? Non si trasformava. Una volta le persona diventavano adulte, e si vedeva. Adesso nascevi con una faccia più o meno adulta e te la tenevi per tutta la vita, perché la vita non consumava più come in passato.
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La sola risorsa che aveva lui, l’esperienza, si poteva misurare con l’età; era meno misteriosa del talento, ma più amara, perché in buona parte la si accumulava sbagliando.
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Il passato sempre bene in vista e però invisibile per tutti, come certi segni dei padri nei figli, somiglianze che non vuoi vedere, il passato che non passa.

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Postilla squisitamente PERSONALE
Prima Claudio (nella cui vita non succede niente da dieci anni), per tanto tempo, poi Claudio e Cecilia (medici nello stesso ospedale che si incontrano casualmente), e infine Claudio, Cecilia e Silvia (quest’ultime sorelle).
Claudio che sente la pressione dell’ultima possibilità, ma nonostante questo rimane troppo sul limitare, come sembra aver sempre fatto. Cecilia che una possibilità l’ha appena chiusa e non sa se avrà la voglia e le forze per riaprirne subito un’altra. Silvia che si ritrova incastrata tra queste possibilità senza nemmeno rendersene conto.
Una buona storia, raccontata in modo ottimo, grazie soprattutto ai cambi di voce e all’incursione, mai invadente, del passato dei protagonisti.
È il primo libro che leggo di Andrea Canobbio e sono rimasto sorpreso dalla sua scrittura: chiara e ritmata, sicura di sé stessa, dotata di uno sguardo profondo in grado di cogliere sia il particolare che l’insieme, l’interno e l’esterno, il singolo filo e la trama.


IN VISIONE: Come pietra paziente, Oslo, August 31st, Take this waltz, Complices, De Marathon

IN VISIONE
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Come pietra pazienteCome pietra paziente
(Francia, Germania, Afghanistan – 2012)

di Atiq Rahimi
con Golshifteh Farahani, Hamid Djavadan, Massi Mrowat, Hassina Burgan

Postilla squisitamente PERSONALE
Ottima storia e buon film.
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Oslo, August 31stOslo, August 31st
(Norvegia – 2011)

di Joachim Trier
con Anders Danielsen Lie, Hans Olav Brenner, Ingrid Olava

Postilla squisitamente PERSONALE
Grazie a un taglio minimale evita facili passi falsi, soprattutto visto il tema trattato.

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Take this waltzTake this waltz
(Canada – 2011)

di Sarah Polley
con Seth Rogen, Michelle Williams, Sarah Silverman, Luke Kirby, Sarah Polley

Postilla squisitamente PERSONALE
Alcuni spunti interessanti, altri un po’ meno (molto buona la colonna sonora).
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ComplicesComplices
(Francia, Svizzera – 2009)

di Frédéric Mermoud
con Emmanuelle Devos, Cyril Descours, Gilbert Melki, Joana Preiss, Virginia Anderson

Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode.

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De MarathonDe Marathon
(Olanda – 2012)

di Diederick Koopal
con Stefan de Walle, Martin van Waardenberg, Marcel Hensema, Frank Lammers, Mimoun Oaïssa

Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana.
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Dan Michaelson and The Coastguards – Blindspot

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