“La storia” di Elsa Morante
La storia
di Elsa Morante
– Einaudi -
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Ma quando, verso la primavera del 1938, l’Italia intonò, a sua volta, il coro ufficiale della propaganda antisemita, essa vide la mole fragorosa del destino avanzare verso la sua porta, ingrossandosi di giorno in giorno.
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È da quel momento incominciava la sua battuta diurna per le vie di Roma, cacciata avanti dai suoi nervi come da un esercito di armati che la frustassero in doppia fila.
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È curioso come certi occhi conservino visibilmente l’ombra di chi sa quali immagini, già impresse, chi sa quando e dove, nella rètina, a modo di una scrittura incancellabile che gli altri non sanno leggere – e spesso non vogliono.
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Tutto procedeva regolarmente. Ma, su una cert’ora del primo dopopranzo, mentre Bella faceva la siesta, Ida sorprese Useppe rincantucciato in terra poco più in là, addosso al muro del corridoio. Sul principio, a sogguardarlo, le parve soltanto ingrugnato; ma come gli si accostò, si accorse che piangeva, con la faccetta chiusa come un pugno, contratta e raggrinzata in tante rughe. Al guardare in su verso di lei, subitaneamente proruppe in singhiozzi asciutti. E con lo stupore di una bestiola, disse in una voce disperata:
“A’ ma’… pecché?”
In realtà, questa sua domanda non pareva rivolgersi a Ida là presente: piuttosto a una qualche volontà assente, immane, e inspiegabile. Ida invece di nuovo s’immaginò che lui l’accusasse per averlo rinchiuso dentro casa a tradimento; ma presto nei seguenti giorni dovette convincersi che tale spiegazione non bastava. Quella domanda pecché? Era diventata in Useppe una sorta di ritornello, che gli tornava alle labbra fuori tempo e fuori luogo, forse per un motivo involontario (se no, si sarebbe preoccupato di pronunciarla bene con la erre). Lo si sentiva a volte ripeterla fra sé in sequela monotona: “pecché? pecché pecché pecché pecché??” Ma per quanto sapesse d’automatismo, questa piccola domanda aveva un suono testardo e lacerante, piuttosto animalesco che umano. Ricordava difatti le voci dei gattini buttati via, degli asini bendati alla macina, dei caprettini caricati sul carro per la festa di Pasqua. Non si è mai saputo se tutti questi pecché innominati e senza risposta arrivino a una qualche destinazione, forse a un orecchio invulnerabile di là dei luoghi.
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Autentico, in realtà, era il suo gusto di sbandarsi in quelle notti di tenebra, magari solo, senza mèta né programma: in ispecie durante gli allarmi, quando i divieti e la prudenza cacciavano tutti quanto dentro le case. Allora, la città deserta gli piaceva come un’arena, dove lui toreava, eccitato dai muggiti delle sirene e degli aerei, facendosi gioco della norma generale.
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… rapidamente piombava in un letargo, dentro il quale giaceva sprofondato le giornate intere. Ma quando ne riemergeva, era lo stesso, per lui, che se fosse passato un attimo dal punto che si era addormentato. L’intervallo era zero. E il peso del tempo indistruttibile lo aspettava sulla soglia del terranno, simile a un pietrone che lui doveva trascinarsi dietro. Allora, bravamente se lo caricava addosso, cercando di reagire. Usciva, rientrava, tornava a battere i ponti, si affacciava nei cinema e nelle osterie, sfogliava libri… Che fare, del suo corpo?
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Postilla squisitamente PERSONALE
“… il suono romanzesco della Morante, suono di grande estensione e di grande ampiezza, prodotto da un passo sicuro, spedito, potente, indaffarato, senza nervosismo, senza fretta, il passo di chi è occupato a narrare e non ha testa per pensare ad altro.” – dall’introduzione di Cesare Garboli
“Il romanziere, al pari di un filosofo-psicologo, presenta, nella sua opera, un proprio, e completo, sistema del mondo e delle relazioni umane. Solo che, invece di esporre il proprio sistema in termini di ragionamento, è tratto, per sua natura, a configurarlo in una finzione poetica, per mezzo di simboli narrativi. Ogni romanzo, perciò, potrebbe, da parte di un lettore attento e intelligente […] essere tradotto in termini di saggio,e di opera di pensiero.” – Elsa Morante


Il cecchino
Footnote
Una pistola en cada mano


Everyday
Maniac





Reprise



La bottega dei suicidi




De Marathon