“Tutto il tempo del mondo” Edgar L. Doctorow

doctorow14 Tutto il tempo del mondo Edgar L. DoctorowTutto il tempo del mondo
Edgar L. Doctorow
– Mondadori -
(traduzione di Carlo Prosperi)
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… all’improvviso mister John Malcolm ci è accanto, regge la chitarra per il manico con la nerissima mano nerboruta, e sotto tutte quelle luci il vecchio volto nerissimo è triste e perplesso, e con quella sua voce profonda e gentile che canta come acqua quando parla, John Malcolm dice: Ho sessantun anni e so da dove vengo, vengo dai campi. Quello che non so è da dove venite voi, da dov’è che venite voi ragazzi, così veloci che non vi ho nemmeno visti arrivare.
*
Non credevo sul serio a ciò di cui la accusavo… Ero io, semmai, quello che faceva il galletto. Avevo attribuito a lei il mio occhio lungo. È questo il fondamento della gelosia, no? La sensazione che la tua sincerità congenita sia universale.
*
Mi chiedono come ce l’ho fatta. Per farcela non c’è una sola strada, non c’è una strada comoda e dritta che ti porti a destinazione. E allora passi per vie traverse, come la combriccola guidata da Mosè: arrivati a destinazione, il mare si richiuse addirittura alle loro spalle, niente da fare per chi gli stava dietro. Ma questo non lo puoi sapere se dai retta a quelli che ti dicono come farcela, che ti consigliano questa o quella mossa necessaria come se ci fosse una strada spinata. Quelli che conoscono il percorso sono quelli che non arriveranno mai.
*
Oggi so che ogni istante ha la propria convinzione e che ciò che chiamiamo tradimento è la convinzione di ogni istante, il desiderio che ogni istante sia quel che sembra.

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Postilla PERSONALE
Raccolta molto varia per tipologia dei singoli racconti, si passa da una rilettura moderna del classico “Wakefield” di Nathaniel Hawthorne, a episodi più sperimentali come i due in chiusura, quelli però anche meno riusciti a mio avviso.
Compatta invece per lo stile narrativo di E.L. Doctorow, sempre molto preciso, misurato, conscio di cosa vuole dire e come lo deve fare. Ottima soprattutto la scelta dei personaggi e la capacità dell’autore di conoscerli, comprenderli.
In definitiva una buona raccolta dove spiccano maggiormente: “Edgemont Drive”, “Integrazione”, “Una casa in campagna” e il già citato “Wakefield”.
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“La dimensione del racconto obbliga a focalizzarsi su individui che, per una ragione o per un’altra, sono distinti dal proprio ambiente, in qualche modo in competizione con il mondo che li circonda.” – E.L. Doctorow
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IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente, Home, The Black Power Mixtape 1967-1975

IN VISIONE
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thegermandoctor IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nellinquieto mare dOriente, Home, The Black Power Mixtape 1967 1975The german doctor
(Argentina, Francia, Spagna, Norvegia, Germania – 2013)

di Lucía Puenzo
con Florencia Bado, Alex Brendemühl, Natalia Oreiro, Diego Peretti, Elena Roger, Guillermo Pfening

Postilla PERSONALE
Bella storia e buon film.
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neighbors IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nellinquieto mare dOriente, Home, The Black Power Mixtape 1967 1975Neighbors
(U.S.A. – 2014)

di Nicholas Stoller
con Seth Rogen, Zac Efron, Rose Byrne, Christopher Mintz-Plasse, Dave Franco

Postilla PERSONALE
A momenti decisamente sì, in altri perde un po’ il ritmo.
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uninsolitonaufrago IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nellinquieto mare dOriente, Home, The Black Power Mixtape 1967 1975Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente
(Francia, Germania, Belgio – 2011)

di Sylvain Estibal
con Sasson Gabay, Baya Belal, Myriam Tekaïa, Gassan Abbas, Khalifa Natour

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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home IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nellinquieto mare dOriente, Home, The Black Power Mixtape 1967 1975Home (Francia – 2009)

di Yann Arthus-Bertrand

Postilla PERSONALE
Bellissimo (anche se sarebbe meglio vederlo con mezzi adeguati, lo si trova qui).
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theblackpowermixtape IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nellinquieto mare dOriente, Home, The Black Power Mixtape 1967 1975The Black Power Mixtape 1967-1975
(Svezia – 2011)

di Göran Olsson

Postilla PERSONALE
Interessante per tanti versi, soprattutto per il punto di vista della tv svedese di quegli anni.
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“I lanciafiamme” Rachel Kushner

kushner14 I lanciafiamme Rachel KushnerI lanciafiamme
Rachel Kushner
– Ponte alle Grazie -
(traduzione di Stefano Valenti)
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Disse: “Certo, è così. È questo il bello della libertà”. Gli chiesi: “Cosa?” Rispose: “Nessuno sa che farsene”.
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Quella gente pareva volesse farsi fin da subito un’idea di massima dell’estraneo della compagnia, e sentirsi brava a indovinare. Era in qualche modo preferibile al cercare di conoscermi davvero.
“Non sono venuta qui per innamorarmi”,
Ma nel dirlo sentii di avere in qualche modo abboccato a una trappola. Perché non mi ero nemmeno trasferita lì per non innamorarmi. Il desiderio d’amore è universale ma questo non ha mai significato che sia degno di rispetto. Non è ammirevole desiderare amore, lo si desidera e basta.
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Ma visto che ne hai fatto cenno con Didier, sai che cosa penso del linguaggio? Che è un falso orizzonte e che c’è qualcosa d’altro, qualcosa di realmente veritiero, ma il linguaggio ci trattiene dal conoscerlo. E credo che dovremmo torturare il linguaggio perché smetta di cazzeggiare e confessi. Dovremmo torturare il linguaggio perché dica la verità.
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Era così a New York, non era possibile capire quando esattamente mutava il corso degli eventi, quando nella vita di un essere umano avvenisse il cambiamento, quando avvenisse un salto di qualità, o la caduta. Esistevamo il prima e il poi, e basta. E nel poi a nessuno era consentito dire, ehi, ricordi quando tutti strabuzzavamo gli occhi al pronunciare il nome di John Dogg? Ricordi quando lo fuggivamo e ritenevamo fosse un idiota? Mi era tutto chiaro. Sandro deplorava quel genere di ambizione, affermava che non c’era fretta, ma era un bugia, una bugia che la gente di successo amava ripetere avendo convenientemente rimosso il fatto di avere avuto fretta.
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Invece degli sfocati contorni estivi, la luce proiettava ombre profonde. L’autunno aveva portato definizione, un senso di gravità ritornava là dove era stato schiacciato dal sole, dal diffuso dominio dell’umidità.
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Ho sempre ammirato la gente che aveva una forte consapevolezza del proprio futuro, che faceva progetti ed era capace di seguirli. Sandro era così. Lui aveva ambizioni e coscienza delle cose da fare per concretizzarle. Il futuro per Sandro era un luogo, un luogo in cui era capace di dirigersi. Anche Ronnie Fontaine era così. Gli obiettivi di Ronnie erano più irrazionali di quelli di Sandro e li teneva più segreti, ma la sensazione era che niente fosse lasciato al caso, che tutto quello che Ronnie faceva fosse calcolato. Non ero né come Sandro né come Ronnie. Il caso aveva per me una sua perfetta logica. Lo rispettavo più della vera logica, del genere costruito da solidi elementi materiali, da ragioni e azioni. Dell’idea che tutto potesse essere accolto o respinto con parole, desideri, spiegazioni razionali. Il caso dava forma alle cose in un modo in cui parole, desideri, spiegazioni razionali non potevano. Il caso era un ospite inatteso, come una folata di vento.
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Le persone difficili da amare sono una sfida, e la sfida le rende più facili da amare. Sei invogliato ad amarle. Le persone che non hanno difficoltà a procurarsi amore non lo desiderano davvero.
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Ho sempre avuto la sensazione esistessero due mondi. Quello in cui viviamo, in cui tutto fluisce in qualcos’altro, il futuro nel presente e il presente nel passato, registrati in modo distorto nella mente delle persone, e l’altro mondo: il materiale d’archivio. Piccole porzioni di vita, una vita in forma di citazione, in grado di rappresentare qualunque cosa accaduta, che sia o non sia avvenuta realmente. Il raccolto può determinare esiti ambigui, ma non ha importanza, è da guardare. È materiale d’archivio. Un sistema di riferimento rispetto alla realtà.

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Postilla PERSONALE
L’arte e la ricerca, l’amore e l’amicizia e tutt’e due, le radici e la crescita, gli anni ’70 e le contestazioni, il passato e il futuro senza quasi voler considerare il presente.
Ritmo, attenzione per i particolari, ritmo, ottimi dialoghi, ritmo, tante storie che si intrecciano e ancora ritmo.
Gran bel romanzo questo secondo di Rachel Kushner, soprattutto nelle parti ambientate in America e quelle riguardanti i rapporti sentimentali e artistici dei protagonisti, un po’ meno convincenti quelle italiane (altamente fuorviante in questo senso la citazione in copertina), anche se non così tanto da prevaricare la godibilità finale del libro.

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IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may apply

15 luglio 2014 1 commento

IN VISIONE
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laprimaneve IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may applyLa prima neve
(Italia – 2013)

di Andrea Segre
con Jean-Christophe Folly, Matteo Marchel, Anita Caprioli, Peter Mitterrutzner, Giuseppe Battiston, Paolo Pierobon

Postilla PERSONALE
Secondo film per Andrea Segre dopo l’ottimo “Io sono Li“, non delude le aspettative, anzi. Molto buona la colonna sonora.
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beneaththeharvestsky IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may applyBeneath the harvest sky
(U.S.A. – 2014)

di Aron Gaudet, Gita Pullapilly
con Callan McAuliffe, Emory Cohen, Aidan Gillen, W. Earl Brown, Joe Cobden, Ava Doyle

Postilla PERSONALE
Bella e ben girata storia di confine, estremo confine. Molto buona la colonna sonora (2).
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nokas IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may applyNokas
(Norvegia – 2010)

di Erik Skjoldbjærg
con Tov Sletta, Frode Winter, Marit Synnøve Berg, Morten Larsen, Hege Kristin Kjærvoll Sunde

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode, straniante però la quasi calma che sembra regnare sugli eventi.
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allacciatelecinture IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may applyAllacciate le cinture
(Italia – 2013)

di Ferzan Ozpetek
con Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Francesco Scianna, Carolina Crescentini

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
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termsandconditionsmayapply IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may applyTerms and conditions may apply
(U.S.A. – 2013)

di Cullen Hoback

Postilla PERSONALE
Nulla di nuovo per quelli  già a conoscenza che la rete non è gratis come sembra, ma una rinfrescata non fa mai male.
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“Il punto” David Means

means14 Il punto David MeansIl punto
David Means
– Einaudi -
(traduzione di Silvia Pareschi)
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Di sera gli uomini si siedono davanti al fuoco, parlando adagio, in tono cospiratorio, con parole semplici, epigrammatiche. Quando progettano il colpo – come lo chiamano loro – Byron e August (soprannominato così dal mese in cui si è unito a loro) parlano con voce delicata, come se il piano fosse un uovo da tenere in mano con estrema cautela. Tracciano schemi su carta – del centro commerciale, del parcheggio, della posizione del furgone, delle varie vie di entrata e uscita, dei piani di fuga e delle alternative – e poi bruciano ritualmente i fogli, spingendoli dentro le fiamme con un rametto.
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Nel frattempo August rimane in silenzio, con le mani grosse e carnose sopra il volante. È un uomo taciturno. Le sue parole – quando parla – sembrano estratte da un pozzo, usando la mandibola a mo’ di secchio.
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I Vernon sono tutti stronzi, ci puoi scommettere. Io avevo detto: Hai ragione, e poi eravamo stati colti da uno di quei potenti attacchi di risa, sai, quelli che ti dicono che rimarrete insieme per sempre, uniti nell’amore e nella gioia, legati da quella risata e da nient’altro.
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Un anno, dall’inizio alla fine, la relazione formò un grande arco, dalle prime tracce di lussuria fino alle lunghe ore d’amore nell’appartamento, avvolgendosi nella stretta spirale del dovere, dei discorsi segreti.
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Se cominci a discutere della tua storia, spiegò lei, be’, allora è finita. Quando ci siamo messi a discutere della nostra storia, è crollato tutto.
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Stavo andando a prendere la macchina, e mentre scendevo dal marciapiede mi sono storta la caviglia e tutto il peso è finito sull’osso, spiegò a suo marito. Ho preso un taxi per venire in ospedale e poi sono tornata a prendere la borsa che avevo lasciato in macchina. La storia era debole e fragile come pizzo vecchio; aveva tutti gli squarci prevedibili, anche se era stata costruita con cura, considerando tutte le prospettive. Lui decise di crederci. Lasciò che la compassione – il suo dovere di buon marito – s’insinuasse come calce fra le crepe. Molto più tardi, esaminando la propria stupidità, avrebbe pensato: sono stato complice di quella storia tanto quanto lei, quando sono andato a prenderla e l’ho trovata là in piedi, appoggiata contro la macchina.
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Nel grande dramma morale si trova la verità, ragazzi. La verità sta nel panorama più vasto. Non possiamo cercarla nelle minuzie.

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Postilla PERSONALE
David Means è un autore parsimonioso, questo è solo il suo quarto libro in più di vent’anni di carriera letteraria, ed è forse proprio per questo che il ritmo compassato delle sue storie è in grado di rappresentare così bene la realtà dei protagonisti, portarci al loro fianco come una sensazione in più, lasciando tutto il tempo necessario al lettore di vedere, comprendere, inserirsi.
Questa sua ultima raccolta intitolata “Il punto”, per me la migliore, si sarebbe potuta intitolare anche “Punti”, ovvero quelli che costellano il prima e il dopo di un evento, cruciale o meno, ma pur sempre in grado di cambiare qualcosa nel quadro della storia. Non ci sono strappi, ma l’insieme di ogni vita che va accumulandosi, creando un passato, un presente e un futuro, un’esistenza insomma.
I racconti sono tutti molto buoni, ma quattro sono per me pressoché perfetti: “Un fiume in Egitto”, “Nebraska”, “Il punto” e “Il raccordo”.

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IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y Mari

IN VISIONE
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undertheskin IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y MariUnder the skin
(U.S.A., U.K. – 2013)

di Jonathan Glazer
con Scarlett Johansson, Paul Brannigan

Postilla PERSONALE
Hmmm… mah…
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transcendence IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y MariTranscendence
(U.S.A. – 2014)

di Wally Pfister
con Johnny Depp, Paul Bettany, Rebecca Hall, Kate Mara, Cillian Murphy, Morgan Freeman, Clifton Collins Jr.

Postilla PERSONALE
Qualcosa si salva, ma veramente troppo poco.
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thebookthief IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y MariThe book thief
(U.S.A., U.K. – 2013)

di Brian Percival
con Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Nico Liersch

Postilla PERSONALE
Sono una brutta persona, continuavo ad addormentarmi.
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theraid2 IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y MariThe raid 2
(Indonesia – 2013)

di Gareth Evans
con Iko Uwais, Julie Estelle, Alex Abbad, Marsha Timothy, Mathias Muchus

Postilla PERSONALE
Meno d’impatto del precedente, ma tiene comunque abbastanza bene fino alla fine.
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mosquitaymari IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y MariMosquita y Mari
(U.S.A. – 2012)

di Aurora Guerrero
con Fenessa Pineda, Venecia Troncoso, Joaquin Garrido, Laura Patalano, Dulce Maria Solis

Postilla PERSONALE
Buona storia e buon film.
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“La scopa del sistema” David Foster Wallace

wallace14a La scopa del sistema David Foster WallaceLa scopa del sistema
David Foster Wallace
– Einaudi -
(traduzione di Sergio Claudio Perroni)
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Lenore ha la caratteristica di una specie di gioco. Ecco. Il che, significando quasi niente, potrebbe funzionare. Lenore ti invita tacitamente a giocare un gioco che consiste di oscuri tentativi di scoprire le regole del gioco stesso. Che ve ne pare? Le regole del gioco sono Lenore, e giocare significa essere giocati. Scopri le regole del mio gioco, ride lei, ridendo con o di te.
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- Tu ti vedi come una persona buona, Mindy? Quando pensi a te stessa ti vedi buona?
- Certo che mi vedo buona, scemo. Che fine faremmo, se non ci vedessimo buoni?
- …
- Se non ti vedi buono non puoi piacerti, e a quel punto che fine fai?
- …
*
Lo sai da dove arrivano tutti questi racconti tristi che leggo? Ho scoperto che arrivano sempre da gente giovane. Quasi esclusivamente studenti di college. Sto cominciando a sospettare che nella gioventù americana ci sia qualcosa che non va. Prima di tutto c’è una quantità imbarazzante di giovani che sono interessati a scrivere narrativa. Decisamente imbarazzante. Interessati non è il termine giusto, in effetti. La gente semplicemente… interessata non scrive il tipo di cose che mi arrivano al giornale. Sono sempre storie tristi, tristissime. Che fine hanno fatto le storie allegre, Lenore? O quantomeno quelle con una morale? Darei non so cosa per ricevere una di quelle belle storie salingeriane con-lezioncina-morale-dove-meno-te-l’aspetti che ricevevo a vagonate quando lavoravo alla Hunt & Peck. I ragazzi di oggi mi preoccupano. invece di bere birra e andare al cinema e perdere la verginità e spiare nei bagni delle ragazze e dimenarsi al suono di ritmi sguaiati se ne stanno lì a inventare lunghe storie tristi e contorte. E poi ce ne fosse uno che batta a macchina in maniera decente. Perché non cercano di divertirsi e di imparare come si batte a macchina? Sono veramente preoccupato. Sul serio.
*
E gli occhi. Io non so dire il colore degli occhi di Lenore Beadsman; non posso guardarli; per me quegli occhi sono il sole.
Sono blu. Le sue labbra sono carnose e rosse e tendono al rorido e più che chiedere pare pretendano, in quel loro broncio di seta liquida, d’esser baciate. Io le bacio spesso, lo ammetto, inutile negarlo, ne sono un baciatore, e un bacio con Lenore è, se mi è concesso indugiare un po’ su questo tema, non tanto un bacio quanto una dislocazione, è rimozione e poi brusca assunzione di essenza dall’io alle labbra, sicché è non tanto il contatto di due corpi umani per fare le solite cose a colpi di labbra quanto due insiemi di labbra in reciproca cova e in comunione di specie sin dagli albori dell’era post-Scarsdale, forti di condizione ontologica autonoma sancita dalla suddetta comunione, che trascinano dietro e sotto di sé, mentre si uniscono e diventano una cosa sola, due ormai completamente superflui corpi terreni appesi al bacio come spossati gambi di fiori sursbocciati ovvero come mute ormai inservibili. Un bacio con Lenore è una sequenza in cui io pattino con scarpe imburrate sull’umida pista del suo labbro inferiore, protetto dalle intemperie grazie all’aggetto madido e tiepido di quello superiore, per infine riparare tra labbro e gengiva e rimboccarmi il labbro sin sul naso come un bimbo la coperta e da lì scrutare con occhi lustri e ostili il mondo esterno a Lenore, del quale non voglio più far parte.
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Veronica era bella. Ma una bellezza come da alba glaciale, abbacinante e terribilmente remota. Era fredda e soda e morbida al tatto, ove opportuno decorata con fini e gelidi capelli biondi, aggraziata ma non delicata, piacevole ma non dolce. Veronica era un’impeccabile e assoluta gioia al tatto e alla vista… purché gli interessi del toccante e vedente non entrassero in conflitto con i suoi. Tra Veronica e tutti gli altri si apriva la voragine ruggente dell’Interesse, una voragine impossibile da superare perché costituita da una sola sponda. La sponda di Veronica. Il che equivale, da come sono arrivato a vederlo io, semplicemente a un altro modo per dire che Veronica era incapace di amare. Quantomeno di amare me.
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- Ti stai comportando da immaturo. Stai dicendo delle cose che non stanno né in cielo né in terra. Stai deliberatamente cercando di ferirmi.
- No, quello che sto deliberatamente cercando di fare è dirti vaffanculo, ecco cosa sto deliberatamente cercando di fare.

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Postilla PERSONALE
Arrivando a completare il giro dell’intera produzione letteraria (o quasi) di David Foster Wallace con quello che è stato il suo primo romanzo, scritto a ventiquattro anni, è facile dire che se non c’era già tutto qui dentro, poco ci manca. Molto dei temi presenti in questo libro verranno sviluppati, esasperati a volte, successivamente e la cifra stilistica, le capacità affabulatorie, non hanno molto da invidiare ai passi seguenti.
Una storia complessa, stratiforme, ricca di humor e paradossi, ma soprattutto fantasia ed estrema empatia verso ogni personaggio, buono o cattivo che sia.

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IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, Zerre

1 luglio 2014 1 commento

IN VISIONE
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smettoquandovoglio IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreSmetto quando voglio
(Italia – 2013)

di Sydney Sibilia
con Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Neri Marcorè

Postilla PERSONALE
Perfetto per un cinema estivo all’aperto.
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wearethebest IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreWe are the best
(Svezia, Danimarca – 2013)

di Lukas Moodysson
con Mira Barkhammar, Mira Grosin, Liv LeMoyne

Postilla PERSONALE
Buona storia di educazione adolescenziale.
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thedouble IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreThe double
(U.S.A. – 2013)

di Richard Ayoade
con Mia Wasikowska, Jesse Eisenberg

Postilla PERSONALE
Difficile cimentarsi con Dostoevskij e uscirne bene.
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lademora IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreLa demora
(Uruguay, Messico, Francia – 2012)

di Rodrigo Plà
con Roxana Blanco, Néstor Guzzini, Jorge Temponi, Fernando Amaral, Andrea Fantoni

Postilla PERSONALE
La prova che anche un piccola e semplice storia può diventare un ottimo film.
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breathing IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreBreathing
(Austria, Germania – 2011)

di Karl Markovics
con Thomas Schubert, Karin Lischka, Gerhard Liebmann, Georg Friedrich

Postilla PERSONALE
La prova che con una buona storia si è già a metà dell’opera.
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zerre IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreZerre
(Turchia – 2012)

di Erdem Tepegöz
con Jale Arıkan, Rüçhan Caliskur, Özay Fecht, Remzi Pamukcu, Ergun Kuyucu, Dilay Demrok, Sencer Sagdiç, Cemal Baykal, Mesude Turkmen

Postilla PERSONALE
Un po’ troppo “non detto”.
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“Melancolia della resistenza” László Krasznahorkai

krasznahorkai14 Melancolia della resistenza László KrasznahorkaiMelancolia della resistenza
László Krasznahorkai
– Zandonai -
(traduzione di Dora Mészàros e Bruno Ventavoli)
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Nessuno si sorprendeva più per fatti del genere, perché le condizioni dominanti si ripercuotevano ovviamente sul traffico ferroviario come su tutto il resto: l’ordine delle abitudini non era più indiscutibile, la confusione si ramificava indomabile a sconvolgere la normale quotidianità, il futuro appariva insidioso, il passato lontano e dimenticato, mentre il normale corso delle giornate era talmente imprevedibile che la gente si era arresa, nessuno si sarebbe più stupito se d0un tratto le porte avessero cessato di aprirsi o se il grano fosse cresciuto a testa in giù nel terreno, perché pur avvertendo i sintomi di un processo di distruzione in atto, le cause sembravano imperscrutabili, e così non c’era altro da fare che avventarsi tenaci sulle prime cose concrete che si potevano afferrare, come fece la gente alla stazione del villaggio quando si lanciò all’assalto contro le porte del treno bloccate dal ghiaccio sperando di trovare posti a sedere, che in teoria avrebbero dovuto esserci, ma il più delle volte non bastavano.
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La fede, aveva pensato Eszter, senza poter fare a meno di richiamare alla mente la sua stupidità, non significava credere in qualcosa, ma credere che le cose potessero essere differenti, come la musica, che non rivelava un mondo migliore o il meglio di noi stessi, ma era un modo astuto per nascondere la nostra immodificabile situazione in questo mondo penoso, anzi, per farlo sparire: una cura che non guariva, oppio che placava.
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Ma comportarsi intelligentemente, ponderare con lucidità le conseguenze di ogni gesto, non era davvero facile, perché sembrava che persino l’aria fosse cambiata, nelle sue eterne composizioni, in modo profondo, incomprensibile, come se il principio sconosciuto che manda avanti il mondo – pur restando sconosciuto l’ha fatto andare avanti, prova ne è il mondo medesimo -, dopo aver sempre funzionato, all’improvviso fosse rimasto senza forze, si percepiva ovunque aleggiare qualcosa di ben più difficile da sopportare della consapevolezza che un pericolo è in agguato: la sensazione generale che potesse accadere di tutto; perché quel “di tutto” spaventava più del pericolo di normali disgrazie, privava le persone di giudizio e ragione – l’effetto evidente era un’apatia generale che si diffondeva lentamente.
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Loro pensano perché hanno paura. E chi ha paura, non sa niente.
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Aveva visto miliardi di cose inquiete, pronte al cambiamento continuo, aveva visto come dialogavano tra loro severamente senza capo né coda, ognuno per conto proprio; miliardi di relazioni, miliardi di storie, miliardi, ma si riducevano continuamente a una sola, che conteneva tutte le altre: la lotta tra ciò che resiste e ciò che tenta di sconfiggere la resistenza.

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Postilla PERSONALE
L’arrivo di un misterioso circo in una cittadina ungherese spazzata dal gelo sarà il fatto scatenate per una crisi generale, dove purezza e potere verranno messe a nudo, masticate, digerite e risputate come verità ineccepibili nel loro destino segnato.
In un crescendo di mistero ed orrore faremo la conoscenza di pochi ma molto ben delineati personaggi, sul cui sfondo agiranno strani figuri, come anime alla deriva, pronti a mettere a soqquadro l’intera cittadina e l’esistenza dei suoi abitanti.
Krasznahorkai usa uno stile narrativo non semplicissimo, immediato, soprattutto nel suo ritmo implacabile, eppure è capace di grandi pagine e sa creare lo spessore adatto ad avvolgere storia e lettore, conducendoli fino alla fine della resistenza, dove la normalità è pronta per rinascere.

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“Troppa felicità” Alice Munro

19 giugno 2014 1 commento

munro14a Troppa felicità Alice MunroTroppa felicità
Alice Munro
– Einaudi -
(traduzione di Susanna Basso)
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Qui mi era successo qualcosa. Ci sono pochi luoghi in una vita, forse persino uno, in cui succede qualcosa; dopodiché ci sono tutti gli altri luoghi.
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Se era costretta ad allungarsi per spostare una carta, a volte emetteva un verso, una specie di gemito o di sospiro, come se lamentasse di doversi adattare fisicamente al bisogno, ma si divertisse comunque.
*
Quello fu il momento in cui avrebbe dovuto capire, anche se lui era ancora ben lontano dalla consapevolezza. Jon si stava innamorando.
Detta così, dava l’idea di un lasso di tempo, di uno scivolamento progressivo. Ma la si poteva vedere anche come un moto di accelerazione, come l’attimo, il secondo prima di precipitare. Ora Jon non è innamorato di Edie. Tac. Ora lo è. Non c’è modo di considerare il fenomeno come probabile o anche solo possibile, a meno di concepirlo come una folgorazione, una calamità improvvisa. La mazzata del destino che fa di un uomo un invalido, lo scherzo crudele che trasforma occhi limpidi in sassi ciechi.
*
Come dobbiamo vivere è una raccolta di racconti; non un romanzo. Il che è già di per sé una delusione. Sembra sminuire l’autorevolezza del libro e far apparire l’autore come qualcuno che sta solo appeso ai cancelli della letteratura con la L maiuscola, anziché averli saldamente varcati.
*
Ricordati sempre: quando un uomo esce da una stanza, si lascia alle spalle tutto quel che c’è dentro, – le ha detto la sua amica Marie Mandelson. – Una donna, invece, si porta appresso tutto quel che c’è avvenuto.
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Ho lasciato perdere, tutto qui, – diceva. – È incredibile come sia facile lasciar perdere.

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Postilla PERSONALE
Nonostante il livello sia come al solito sempre molto elevato, ad averne di raccolte simili, e Alice Munro non si discuta, questa è la sua raccolta che finora mi è piaciuta di meno.
Normalmente è difficile trovare nei suoi libri un racconto migliore di un altro, qui invece la compattezza generale viene un po’ a mancare, ma basta ripensare a episodi come “Racconti”, “Faccia”, “Certo donne” o ancora “Bambinate”, per ristabilire il valore delle cose.

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IN VISIONE: Le week-end, Saving Mr. Banks, Bethlehem, Återträffen, Dom Hemingway

17 giugno 2014 2 commenti

IN VISIONE
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leweekend IN VISIONE: Le week end, Saving Mr. Banks, Bethlehem, Återträffen, Dom HemingwayLe week-end
(U.S.A. – 2013)

di Roger Michell
con Jim Broadbent, Lindsay Duncan, Jeff Goldblum, Olly Alexander, Judith Davis

Postilla PERSONALE
Una bella storia narrata con sensibilità e ritmo.
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savingmrbanks IN VISIONE: Le week end, Saving Mr. Banks, Bethlehem, Återträffen, Dom HemingwaySaving Mr. Banks
(U.K. – 2013)

di John Lee Hancock
con Tom Hanks, Emma Thompson, Colin Farrell, Paul Giamatti, Jason Schwartzman, B.J. Novak, Bradley Whitford, Ruth Wilson

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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betlehem IN VISIONE: Le week end, Saving Mr. Banks, Bethlehem, Återträffen, Dom HemingwayBethlehem
(Israele – 2013)

di Yuval Adler
con Yossi Eini, Tsahi Halevi, George Iskander, Tarik Kopty, Shhadi Maryee, Hitham Omari, Dudu Niv

Postilla PERSONALE
Dopo Omar e The attack, un altro buon film sulla complicata e difficile convivenza tra israeliani e palestinesi.
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atertraffen IN VISIONE: Le week end, Saving Mr. Banks, Bethlehem, Återträffen, Dom HemingwayÅterträffen
(Svezia – 2013)

di Anna Odell
con Anna Odell, Anders Berg, Robert Fransson, Sandra Andreis, Rikard Svensson, Niklas Engdahl, Sanna Krepper, Sara Karlsdotter, Minna Treutiger, Malin Vulcano, Erik Berg, Sara Persson, Ulf Stenberg, Fredrik Meyer

Postilla PERSONALE
Interessante.
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domhemingway IN VISIONE: Le week end, Saving Mr. Banks, Bethlehem, Återträffen, Dom HemingwayDom Hemingway
(U.K. – 2013)

di Richard Shepard
con Jude Law, Richard E. Grant, Demiàn Bichir, Kerry Condon, Jumayn Hunter, Madalina Ghenea, Nathan Stewart-Jarrett

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
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“Voci” Antonio Porchia

porchia14 Voci Antonio PorchiaVoci
Antonio Porchia
– Genesi Editrice -
(traduzione di Fabrizio Caramagna)
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L’uomo vorrebbe essere un dio, senza la croce.

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Non ho trovato come chi essere, in nessuno. E sono rimasto, così: come nessuno.

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Amo per ciò che amai, e ciò che amai non tornerei ad amarlo.

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Sono arrivato a un passo da tutto. E io resto così, lontano da tutto, a un passo.

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Il ricordo è un poco di eternità.

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Ognuno crede che le sue cose non siano come tutte le cose di questo mondo. Ed è per questo che ognuno ha le sue cose.

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Chi non sa credere, non dovrebbe sapere.

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Ti amo come sei, ma non dirmi come sei.

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Ciò che posso fare, quando è ciò che non devo fare, dovrebbe essere ciò che non posso fare.

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Perché credi di avermi capito hai rinunciato a capirmi.

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S’impara a non avere bisogno, avendo bisogno.

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Il timore della separazione è tutto ciò che unisce.

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Quando non si desidera l’impossibile, non si desidera.

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Andrei in paradiso, ma con il mio inferno; da solo, no.
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IN VISIONE: The Grand Budapest Hotel, Tracks, Welcome to New York, Ilo Ilo, Oculus

10 giugno 2014 6 commenti

IN VISIONE
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thegrandbudapesthotel IN VISIONE: The Grand Budapest Hotel, Tracks, Welcome to New York, Ilo Ilo, OculusThe Grand Budapest Hotel
(U.S.A. – 2014)

di Wes Anderson
con Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe, Jeff Goldblum, Harvey Keitel, Jude Law, Bill Murray, Edward Norton, Saoirse Ronan, Jason Schwartzman, Léa Seydoux, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, Owen Wilson, Tony Revolori

Postilla PERSONALE
Si torna a narrare una storia, speriamo bene.
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tracks IN VISIONE: The Grand Budapest Hotel, Tracks, Welcome to New York, Ilo Ilo, OculusTracks
(U.K., Australia – 2014)

di John Curran
con Mia Wasikowska, Adam Driver, Rainer Bock, Roly Mintuma, John Flaus

Postilla PERSONALE
La noia.
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welcometonewyork IN VISIONE: The Grand Budapest Hotel, Tracks, Welcome to New York, Ilo Ilo, OculusWelcome to New York
(U.S.A. – 2014)

di Abel Ferrara
con Gérard Depardieu, Jacqueline Bisset

Postilla PERSONALE
I primi trenta minuti sono tra il softcore e il porno, poi si passa a law&order, poi non so… mi sono addormentato.
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iloilo IN VISIONE: The Grand Budapest Hotel, Tracks, Welcome to New York, Ilo Ilo, OculusIlo Ilo
(Singapore – 2013)

di Anthony Chen
con Koh Jia Ler, Angeli Bayani, Chen Tianwen, Yeo Yann Yann

Postilla PERSONALE
Storia non poi tanto originale, ma girata molto bene.
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oculus IN VISIONE: The Grand Budapest Hotel, Tracks, Welcome to New York, Ilo Ilo, OculusOculus
(U.S.A. – 2013)

di Mike Flanagan
con Karen Gillan, Katee Sackhoff, Brenton Thwaites, James Lafferty, Rory Cochrane, Annalise Basso, Garrett Ryan

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
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“Più del tuo mancarmi” Emiliano Gucci

gucci14 Più del tuo mancarmi Emiliano GucciPiù del tuo mancarmi
Emiliano Gucci
– Noripios -
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C’era Franco. Anche lui stava appoggiato con entrambe le mani alla porta, da fuori, così come Milly, tanto che lei poteva immaginarle in corrispondenza delle proprie, dall’altra parte del legno. Testa bassa, nera, grande, deformata dalla lente dello spioncino. Nulla più. Quante volte aveva pensato di mettere un videocitofono? Centotrenta volte. Undicimila volte. Per vedere meglio, anche al buio. Per capirci qualcosa. Così, come adesso, se ti suonava un bambino, nemmeno lo scorgevi. Se uno premeva un dito sul buco, o ci attaccava un chewing-gum, faceva buio pesto. Ma Franco era Franco.
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Non le importava, non capiva, non registrava quello che stava facendo, sentiva soltanto la rabbia che agiva per conto suo, una forza spaventosa che giungeva da lontano e che in parte la nutriva, ma altrove sembrava saccheggiarla di qualcosa.
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Lui sembra inghiottire un sasso. Lei gli pettina un sopracciglio ribelle, come le piace fare, poi lo prende per le spalle, lo scuote fissandolo negli occhi. Lui la guarda in quei particolari che vorrebbe trovare meno belli, più invecchiati in lei, ma non riesce a pescare alcun appiglio per un risentimento. Poi glielo dice, rapido come se le parole scottassero la bocca, convinto che per forza di cose sia lei la colpevole, lei ad aver tradito.
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Non le interessava come ci stavate dentro, le interessava ciò che si sapeva fuori.

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Postilla PERSONALE
Racconti che hanno a che fare con il tempo e il tempismo scatenante le vicende delle storie narrate; tra un amore che improvviso e inaspettato ritorna, il confronto tra i ricordi lontani di un incontro o ancora il vuoto possibile tra un padre e una figlia, i protagonisti devono spesso fare i conti tra più livelli, perché l’oggi non potrà mai essere solo oggi.
Emiliano Gucci lavora bene sulla forma racconto, imbastendo la trama fino al punto giusto, mai troppo o troppo poco, e scrive anche degli ottimi dialoghi.
Il racconto migliore è quello d’apertura “Apri questa porta”, ma anche “BMW 988” e “L’albero” non sono da meno, mentre l’unico che sembra non essere all’altezza della raccolta, poco sviluppato a mio modo di vedere, è “Briciole di talento”.

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“Io sono Red Baker” Robert Ward

ward14 Io sono Red Baker Robert WardIo sono Red Baker
Robert Ward
– Barney Edizioni -
(traduzione di Nicola Manuppelli)
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Quella mattina non mi alzai affatto. Quando uscirono, rimasi lì, con due cuscini con sopra stampate delle rose sotto la testa, faticando a respirare e con il lato destro del corpo indolenzito.
Fissavo il soffitto, le crepe nell’intonaco, e pensavo a Dog a casa sua, che forse stava facendo la stessa cosa, e Billy Bramdowski, a casa in attesa del nuovo bambino e che se la faceva addosso dalla paura al pensiero di come avrebbe fatto a pagare tutto. E Henry e Babe giù a Fells Point, seduti ad aspettare. E mi sembrava quasi di riuscire a vedere dentro ogni casa a Highlandtown Dundalk, e tutte erano uguali, con degli uomini seduti in accappatoio, a fumare sigarette, a guardare qualche quiz in televisione, magari chiamandosi tra di loro per tirarsi su di morale ma senza sapere cosa dire, tanto che alla fine anche il suono amichevole delle loro voci, così svuotate e sconfitte, finiva per farli sentire più soli, e così smettevano di chiamarsi. E sedevano a tavoli i porcellana bianca delle loro caotiche cucine, sotto gli orologi illuminati dal sole, ascoltando il ronzio basso del televisore che giungeva da qualche altra stanza vuota o della radio con qualche voce calda di qualche disc jockey di Baltimora in una di quelle trasmissioni del mattino.
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Era la filosofia di Red Baker: sei sempre con la testa nel fango ma, fin quando puoi respirare, continui a essere in vantaggio.
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Forse era tutto qui il problema, pensai, mentre guardavo attraverso la finestra e la vedevo sistemare alcune margherite che aveva appena comprato. Vuoi qualcuno che ti conosca, per condividere il tuo segreto, qualcuno con cui condividere la tua solitudine e poi, dopo che questo succede, ti senti completamente vuoto e privato di tutto. Ti rubano i segreti, conoscono le paure nascoste dietro i tuoi modi. Sei ridotto all’osso.
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Come diceva Buck: “Non pisciarmi sulla schiena per poi dirmi che sta piovendo.”
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Si mosse lentamente, non come un vecchio, ma come una persona che sapeva quanto tempo le serviva per arrivare da qualche parte.
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“Red,” disse. “No.”
“No?”
“Non mentirmi ora. Voglio ricordati come una persona che forse mi ha promesso più quanto potesse offrire… ma ce è stata molto divertente da frequentare. Non è il modo peggiore in cui si può ricordare qualcuno. Ma se mi dici un’altra bugia, all’ora inizierò a pensare a te come a un’altra persona da poco, come tutti gli altri.”

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Postilla PERSONALE
Romanzo estremamente compatto, avvolgente e opprimente, quasi quanto la Baltimora inospitale, spazzata da gelo e neve e cosparsa di ghiaccio, nella quale muove i suoi passi sbilenchi e senza meta il protagonista Red Baker. Quarantenne, alcolista, fresco di licenziamento e senza molte altre prospettive; una giovane amante che balla in un locale gestito da mafiosi, un amico dedito ad alzare le mani molto velocemente, una moglie e un figlio che ama più di ogni altra cosa.
Robert Ward descrive molto bene la spirale di rassegnazione e delirio nella quale il protagonista precipita e da cui non sembra esserci via d’uscita, tra tentativi sempre più maldestri e ricadute che ogni volta lo avvicinano un po’ di più al fondo di tutto. Non ci saranno appigli, momenti di tregua, quei pochi diventeranno ben presto solo fugaci chimere, fino all’epilogo, forse un po’ scontato, ma non per questo meno accogliente, come il primo vero respiro da quando si è entrati nella vita di Red Baker.

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IN VISIONE: Quelques heures de printemps, Blue ruin, Zulu, Hannah Arendt, L’image manquante

IN VISIONE
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quelquesheuresdeprintemps IN VISIONE: Quelques heures de printemps, Blue ruin, Zulu, Hannah Arendt, Limage manquanteQuelques heures de printemps
(Francia – 2012)

di Stéphane Brizé
con Vincent Lindon, Hélène Vincent, Emmanuelle Seigner, Olivier Perrier

Postilla PERSONALE
Bella storia e ottima resa.
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blueruin IN VISIONE: Quelques heures de printemps, Blue ruin, Zulu, Hannah Arendt, Limage manquanteBlue ruin
(U.S.A. – 2013)

di Jeremy Saulnier
con Eve Plumb, Devin Ratray, Amy Hargreaves, David W. Thompson, Bonnie Johnson

Postilla PERSONALE
Buona storia e buona resa.
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zulu IN VISIONE: Quelques heures de printemps, Blue ruin, Zulu, Hannah Arendt, Limage manquanteZulu
(Francia – 2013)

di Jérome Salle
con Orlando Bloom, Forest Whitaker, Tanya van Graan, Natasha Loring, Sven Ruygrok

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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hannaharendt IN VISIONE: Quelques heures de printemps, Blue ruin, Zulu, Hannah Arendt, Limage manquanteHannah Arendt
(Germania, Lussemburgo, Francia – 2012)

di Margarethe von Trotta
con Barbara Sukowa, Axel Milberg, Janet McTeer, Julia Jentsch, Ulrich Noethen

Postilla PERSONALE
Doveroso.
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limagemanquante IN VISIONE: Quelques heures de printemps, Blue ruin, Zulu, Hannah Arendt, Limage manquanteL’image manquante
(Cambogia – 2013)

di Rithy Panh
con Randal Douc

Postilla PERSONALE
Doveroso (2).
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“Considera l’aragosta” David Foster Wallace

wallace14 Considera laragosta David Foster WallaceConsidera l’aragosta
David Foster Wallace
– Einaudi -
(traduzione di Adelaide Cioni e Matteo Colombo)
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L’aria è tersa e temperata e meravigliosamente asciutta dopo molte settimane in cui si aveva la netta sensazione di vivere sotto l’ascella di qualcuno.
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Se le regole non possono essere soggettive, e non si trovano “là fuori” a fluttuare qua e là in una specie di iperrealtà metafisica (un’iperrealtà fluttuante in cui potete credere se vi va, sappiate però che chi crede in roba del genere di solito viene costretto a prendere degli psicofarmaci), allora il consenso della comunità è davvero l’unica opzione plausibile rimasta.
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Per non parlare del fatto che l’industria del porno prende molte delle deformazioni psicologiche per cui Hollywood è famosa – la vanità, la volgarità, il puro mercantilismo – e non solo le rende esplicite e grottesche ma sembra poi crogiolarsi in tale grottesco.
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Non è che gli studenti non “colgano” l’umorismo di Kafka, è che abbiamo insegnato loro a concepire l’umorismo come una cosa che si coglie – proprio come abbiamo insegnato loro che il sé è una cosa che, semplicemente, si ha. Non stupisce se non riescono ad apprezzare l’ironia che è davvero al cuore di Kafka: e cioè che lo sforzo mostruoso di affermare un sé umano risulta in un sé la cui umanità sarà inscindibile da quel mostruoso sforzo. Che il nostro infinito e impossibile percorso verso casa in realtà è già casa.
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A Bloomington, di conseguenza, avere una casa senza Tv significa diventare una specie di presenza krameriana nelle case altrui, un perenne ospite di persone che non riescono a capire bene come si fa a non avere un Tv ma che hanno assolutamente rispetto del tuo bisogno di guardarla, e che sono disposte a offrirti accesso alla loro con lo stesso modo istintivo con sui si chinerebbero a darti una mano se cadessi per strada. Questo è particolarmente vero per quelle situazioni di crisi in cui bisogna guardare la Tv, come le elezioni del 2000 o come l’Orrore di questa settimana. Non devi far altro che telefonare a uno che conosci e dire che non hai la Tv: – Be’, che cavolo, ragazzo, vieni qua.
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È possibile amare davvero altre persone? Se mi sento solo e sofferente, chiunque al di fuori di me è un potenziale conforto: ne ho bisogno. Ma è possibile amare davvero ciò di cui si ha tanto bisogno? Grossa parte dell’amore non è forse tenere di più ai bisogni dell’altro? Come ci si aspetta che io subordini il mio bisogno soverchiante ai bisogni di un altro che non posso neanche sentire direttamente? Eppure se non riesco a farlo sono condannato alla solitudine, cosa che decisamente non voglio… rieccomi quindi a tentare di superare il mio egoismo per motivi di interesse personale. Esiste una via d’uscita da questa trappola?
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È sempre importante avere una persona da odiare nelle vicinanze.

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Postilla PERSONALE
Gli oscar del porno (Il figlio grosso e rosso), l’11 settembre 2001 a Bloomington (La vista da casa della sig.ra Thompson), la recensione a un nuovo dizionario (Autorità e uso della lingua), un’analisi sulle talk-radio americane (Il commentatore), seguire la campagna di McCain alle primarie repubblicane (Forza, Simba) o ancora la fiera dell’aragosta del Maine (Considera l’aragosta), è sempre un piacere, nel vero e più ampio senso del termine, leggere David Foster Wallace (cimentarsi a volte); vuoi per le indubbie qualità letterarie, ma anche e soprattutto per le sue capacità di analisi e immedesimazione per nulla comuni.
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“Verso Betlemme (Scritti 1961-1968)” Joan Didion

didion14 Verso Betlemme (Scritti 1961 1968) Joan DidionVerso Betlemme (Scritti 1961-1968)
Joan Didion
– Il Saggiatore -
(traduzione di Delfina Vezzoli)
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A San Bernardino, alcuni sostengono che Arthwell Hayton abbia sofferto; altri che non abbia sofferto affatto. Forse non ha sofferto, perché nessuno crede che il passato abbia qualche influenza sul presente o sul futuro, nella terra dorata, dove ogni giorno il mondo rinasce dal nulla.
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Quando John Wayne parlava, era impossibile non capire le sue intenzioni; aveva un’autorità sessuale così potente che persino un bambino era in grado di percepirla. E in un mondo che non tardò ad apparirci dominato dal dubbio e dalla venalità e paralizzato dall’ambiguità, lui faceva pensare a un altro mondo, un mondo che forse non era mai esistito, ma che comunque non esisteva più: un posto in cui un uomo poteva muoversi libero, poteva creare il proprio codice e vivere di conseguenza; un mondo in cui se un uomo faceva quel che doveva fare, un giorno poteva prendere la ragazza, cavalcare attraverso la prateria, e trovarsi a casa libero, non in un ospedale con qualcosa che gli marciva dentro, non in un letto con i fiori e i farmaci e i sorrisi forzati, ma là, sull’ansa del fiume luminoso, con i pioppi che luccicano nel sole del primo mattino.
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“Questo, semplicemente, non è vero” mi dicono spesso i membri della mia famiglia quando si confrontano con il mio ricordo di eventi condivisi. “La festa non era per te, il ragno non era una vedova nera, non è andata affatto così.” Con ogni probabilità hanno ragione, perché non solo ho sempre avuto dei problemi a distinguere tra quello che è veramente successo e quello che sarebbe potuto succedere, ma continuo a non essere convinta che la distinzione, ai miei fini, abbia qualche importanza.
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Steve è preoccupato da un sacco di cose. Ha ventitré anni, è cresciuto in Virginia e ha la fissa che la California sia l’inizio della fine. “Sento che è malsana” dice, e abbassa la voce. “Questa passera mi dice che la vita non ha nessun significato, ma non importa, tanto la lasceremo in un lampo. Ci sono stati dei momenti in cui avevo solo voglia di fare le valigie e tornarmene sulla East Coast, almeno là avevo un obiettivo. Almeno là speri che succederà.” Mi accende una sigaretta e gli tremano le mani. “Qui sai perfettamente che non c’è storia.”
Gli chiedo che cos’è che dovrebbe succedere.
“Non lo so” dice. “Qualcosa, qualsiasi cosa.”
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La triste realtà è che il rispetto di sé non ha niente a che fare con l’approvazione degli altri che, in fondo, sono abbastanza facili da ingannare; non ha niente a che fare con la reputazione che, come disse Rhett Butler a Rossella O’Hara, è una cosa di cui chi ha coraggio può anche fare a meno.
*
Eppure l’industria matrimoniale di Las Vegas sembra rispondere esattamente a questo impulso. “Sincera e decorosa fin dal 1954” reclama una cappella per sposalizi. Ce ne sono diciannove di queste cappelle a Las Vegas, ferocemente competitive, ciascuna che offre servizi migliori, più rapidi, e implicitamente più sinceri degli altri: Da noi le foto migliori, Le vostre nozze registrate su disco, Lume di candela per la vostra cerimonia, Sistemazioni per la luna di miele, Trasporto gratuito dal vostro motel al municipio alla cappella e ritorno al motel, Cerimonie religiosi o civili, Spogliatoi, fiori, anelli, annunci, testimoni, tutti disponibili, e Ampio parcheggio. Tutti questi servizi, come la maggior parte degli altri a Las Vegas (saune, cambio di assegni dello stipendio, pellicce di cincillà in vendita o in affitto) vengono offerti ventiquattro ore al giorno, sette giorni la settimana, presumibilmente in base al presupposto che il matrimonio, come i dadi, sia un gioco da giocare quando il tavolo è vivace.
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Ecco cos’era il mondo di Michael Laski: un piccolo ma rischioso trionfo dell’essere sul nulla.

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Postilla PERSONALE
Pezzi di un’America (soprattutto la California) che è stata e altri più personali, tra i migliori della raccolta: “Sognatori del sogno dorato”, “Sul rispetto di sé”, “Verso Betlemme” e “Osservazioni di una figlia nativa”.
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IN VISIONE: The monuments men, Omar, The Lego movie, How I live now, Cheap thrills, Dreamworld

IN VISIONE
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themonumentsmen IN VISIONE: The monuments men, Omar, The Lego movie, How I live now, Cheap thrills, DreamworldThe monuments men
(U.S.A., Germania – 2014)

di George Clooney.
con George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Hugh Bonneville, Bob Balaban, Cate Blanchett

Postilla PERSONALE
Noioso.
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omar IN VISIONE: The monuments men, Omar, The Lego movie, How I live now, Cheap thrills, DreamworldOmar
(Palestina – 2013)

di Hany Abu-Assad
con Waleed Zuaiter, Adam Bakri, Samer Bisharat, Eyad Hourani, Leem Lubany

Postilla PERSONALE
Buona storia e bel film, soprattutto perché non si ferma dove sarebbe scontato.
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thelegomovie IN VISIONE: The monuments men, Omar, The Lego movie, How I live now, Cheap thrills, DreamworldThe Lego movie
(U.S.A., Australia – 2014)

di Phil Lord, Christopher Miller
con Chris Pratt, Will Ferrell, Elizabeth Banks, Will Arnett, Nick Offerman

Postilla PERSONALE
Non gli avrei dato due lire e invece…
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howilivenow IN VISIONE: The monuments men, Omar, The Lego movie, How I live now, Cheap thrills, DreamworldHow I live now
(U.K. – 2013)

di Kevin Macdonald
con Saoirse Ronan, Tom Holland [II], George MacKay, Harley Bird

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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cheapthrills IN VISIONE: The monuments men, Omar, The Lego movie, How I live now, Cheap thrills, DreamworldCheap thrills
(U.S.A. – 2014)

di E.L. Katz
con Sara Paxton, Pat Healy, David Koechner, Ethan Embry, Amanda Fuller

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode (2).
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dreamworld IN VISIONE: The monuments men, Omar, The Lego movie, How I live now, Cheap thrills, Dreamworld

Dreamworld
(U.S.A. – 2012)

di Ryan Darst
con Whit Hertford, Mary Kate Wiles, Nora Kirkpatrick

Postilla PERSONALE
Tanto fastidiosi i protagonisti, quanto il film.
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“Antologia poetica (1953-1981)” Jaime Gil de Biedma

debiedma14 Antologia poetica (1953 1981) Jaime Gil de BiedmaAntologia poetica (1953-1981)
Jaime Gil de Biedma
– Edizioni Polistampa -
(traduzione di Francesco Luti)
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CONTRO JAIME GIL DE BIEDMA

A che serve, lo vorrei sapere, cambiar casa,
lasciarmi indietro un nero sotterraneo
ben più del mio buon nome – e tanto basta -,
mettere bianche tendine
a vere servi,
rinunciare alla vita di bohème,
se poi vieni tu, scocciatore,
ospite imbarazzante, sciocco vestito coi miei abiti,
un fuco d’alveare, un cacasenno, inutile,
con le mani pulite,
che mangi nei miei piatti e insudici la casa?

Ti accompagnano i banconi dei bar
ultimi della notte, i bulli, le fioraie,
le strade morte di prima mattina
e gli ascensori di luce giallognola
quando arrivi, ubriaco,
e ti fermi a guardarti nello specchio
quella faccia distrutta
con degli occhi ancora iniettati
e chiuderli non vuoi. E se ti sgrido,
ridi di me, e mi ricordi il passato
e mi dici che invecchio.

Io potrei ricordati che ti manca la grazie.
Che il tuo stile casuale e le tue spigliatezze
appaiono truculenti
quando si son superati i trent’anni,
e che quel tuo incantevole
sorriso di ragazzo sonnolento
– sicuro di piacere – è un resto che fa pena,
un tentativo patetico.
Intanto che mi guardi coi tuoi occhi
d’orfano per davvero, e per me piangi
e mi prometti non rifarlo.

Se non fossi una puttana!
E se io non sapessi, ormai da molto tempo,
che sei ben forte tu mentre io sono debole
e quando io m’arrabbio tu sei debole…
Serbo del tuo ritorno impressioni confuse
di panico, di pena e scontentezza,
anche disperazione
e l’impazienza ed il risentimento
di tornare a soffrire, un’altra volta,
l’umiliazione che impera non ha perdono
dell’eccessiva intimità.

Con grande sforzo ti porterò a letto,
come chi va all’inferno
per dormire con te.
Morendo ad ogni passo d’impotenza,
inciampando nei mobili
a tasto, attraversiamo la casa
goffamente abbracciati, barcollando
d’alcol e di singhiozzi soffocati.
Oh schiavitù ignobile di amare essere umani,
e la più ignobile
che è amare se stessi!

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Postilla PERSONALE
Non riportate per questioni di spazio, ma degne di essere segnalate anch’esse: “Amicizia alla lunga”, “Il gioco di far versi”, “Epidemica e celeste”, “Per un congedo” e “Notti del mese di giugno”.

“Alla fine un libro di poesia non è altro che la storia dell’uomo che è il suo autore, ma elevate a un livello di significazione in cui la vita di uno ormai è la vita di tutti gli uomini, o perlomeno – poste le inevitabili limitazioni oggettive di ogni esperienza individuale – di alcuni fra loro. […] Nella mia poesia ci sono solo due temi: il trascorrere del tempo ed io.” – Jaime Gil de Biedma, dalla nota introduttiva di Gaetano Chiappini
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