“Amore e ostacoli” Aleksandar Hemon

30 ottobre 2014 Nessun commento

hemon14 Amore e ostacoli Aleksandar HemonAmore e ostacoli
Aleksandar Hemon
– Einaudi –
(traduzione di Maurizia Balmelli)
.
Leggevo compulsivamente, affacciandomi solo di rado alla superficie della realtà terrena per prendere una fetida boccata d’esistenza altrui.
*
Qualunque cosa trasmettesse realtà per mio padre era oggetto di apprezzamento incondizionato. Guardava con diffidenza ai telegiornali, che repertoriavano implacabili i quotidiani trionfi del socialismo, ma era un drogato delle previsioni meteo. Leggeva i giornali, ma trovava che di attendibili ci fossero solo i necrologi. Gli piacevano i programmi sulla natura, perché l’esistenza e il senso della natura erano palpabili: impossibile negare un pitone che ingoia un ratto, o un ghepardo che zompa in collo a una sfinita, terrorizzata scimmia.
*
– Quante cose che non sai, figliolo. Lo sai quello che non sai?
– No, non lo so.
– Non hai idea di quante cose non sai. Prima di sapere qualcosa, devi sapere quello che non sai.
– Lo so.
– Col cazzo che lo sai.
*
E così Smura prese Bogdan sotto la sua ala di avvoltoio. Gli diede lezioni estemporanee di storia americana: gli fece ammirare le grosse palle che ornavano l’inguine dei Padri Fondatori; gli dettagliò in più tappe la grande epopea del salviamo il mondo della minaccia anti-libertà (Vietnam, Granata, Golfo Persico); lo esortò a guardare la televisione per toccare con mano la ricchezza della cultura americana; gli dipinse l’enorme quadro del capitalismo con poche semplici pennellate: libero mercato, libera impresa, soldi in banca.
*
Non stava fermo un attimo; lo spazio gli si organizzava intorno; era talmente ingombrante che io mi sentivo assente.
*
Sbalordito una volta di più che i miei genitori ricordassero proprio quel periodo, non riuscivo a vedere il senso di rievocare un simile aneddoto. Costruiamo la nostra vita sulla coerenza; la investiamo della convinzione, seppur non comprovata dalla realtà, che siamo sempre stati quelli che siamo, che anche nel nostro remoto passato è possibile scorgere il seme da cui questo fiore condannato ha preso vita. Non capivo più la meticolosa devozione della mie ossessioni infantili, le molteplici fonti della mia immaginazione iperattiva: non ero molto in grado di rievocare quello che ero stato.
*
Jacques aveva una faccia perfettamente quadrata, il naso perfettamente triangolare; il collo più che un tronco sembrava un tubo di stufa fatto di carne. Denotava l’amichevole efferatezza di uno la cui vita si organizzi intorno al profitto e alla sopravvivenza.
*
E il Pulitzer l’aveva reso vanaglorioso – “vanaglorioso” è la parola che usò – e adesso si vergognava un po’ di tutto; qualsiasi scrittore serio dovrebbe sentirsi offeso e mortificato dalla fama. Quando era giovane, come me, disse, pensava che tutti i grandi scrittori sapessero qualcosa che lui non sapeva. Pensava che se avesse letto i loro libri gli avrebbero insegnato qualcosa, l’avrebbero reso migliore; pensava che avrebbe acquisito quello che avevano loro: la saggezza, la verità, la compiutezza, la cosa vera, cazzo. Fremeva dalla voglia di scrivere, voleva penetrare quella raffinata conoscenza di cui era assetato. Ma adesso sapeva che era una sete vanagloriosa; adesso sapeva che gli scrittori non sapevano niente, per davvero; la maggior parte di loro fingeva soltanto. Lui non sapeva niente. Non c’era niente da sapere, niente dall’altra parte. Non c’era nessuno a camminare, nessuna strada da percorrere, solo il cammino. E questo era quanto, chiunque tu fossi, dovunque tu fossi, di qualunque cosa si trattasse, e dovevi metterti il cuore in pace.
*
Ma vivere evacua i sentimenti fasulli.

.

Postilla PERSONALE
Otto racconti che ripercorrono vari passaggi nella storia personale dell’io narrante, se poi dietro si celi il vero Aleksandar Hemon ha poca importanza nella lettura di questo gran bel libro, anche perché come dice lui stesso in un’intervista: “L’immaginario non è l’opposto del reale. Anzi, la realtà deve essere immaginabile e immaginata per essere reale”.
Da una famiglia al seguito di un padre diplomatico in Africa a un’infanzia di giochi di guerra macabramente profetici tra i condomini bosniaci, fino all’approdo nella sua seconda patria, gli Stati Uniti d’America, più precisamente Chicago, poco prima che nella futura ex-Jugoslavia scoppi il finimondo.
Le varie identità vanno sommandosi tra gli episodi, lungo il tempo, rimbalzando continuamente sulla doppia cittadinanza bosniaco-americana, ali e giogo dello scrittore. Una crescita compiuta a passi di conquiste, ma anche tanto smarrimento, perché non tutto torna a una memoria.
Uno stile tanto limato quanto scorrevole, un tratto riflessivo ma che non rinuncia a una decisa impronta comica, a contraddistinguere l’ottima scrittura di Hemon.
I racconti della raccolta sono tutti molto belli, ma i migliori per me rimangono “Il direttore d’orchestra” e “Le nobili verità”.

.

IN VISIONE: Boyhood, Jersey boys, The great passage, Bekas, Starred up

28 ottobre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
.
.

boyhood IN VISIONE: Boyhood, Jersey boys, The great passage, Bekas, Starred upBoyhood
(U.S.A. – 2014)

di Richard Linklater
con Ethan Hawke, Patricia Arquette, Ellar Coltrane, Lorelei Linklater

Postilla PERSONALE
Per fortuna non solo un riuscito ed interessante esperimento, anzi…
.

.

jerseyboys IN VISIONE: Boyhood, Jersey boys, The great passage, Bekas, Starred upJersey boys
(U.S.A. – 2014)

di Clint Eastwood
con John Lloyd Young, Erich Bergen, Michael Lomenda, Vincent Piazza, Christopher Walken

Postilla PERSONALE
Un Clint Eastwood in tranquillità.
.
.
.
.

thegreatpassage IN VISIONE: Boyhood, Jersey boys, The great passage, Bekas, Starred upThe great passage
(Giappone – 2013)

di Yûya Ishii
con Jô Odagiri, Aoi Miyazaki, Ryuhei Matsuda, Chizuru Ikewaki, Kaoru Kobayashi, Kaoru Yachigusa

Postilla PERSONALE
La storia di un nuovo e moderno dizionario, per molti sarà una noia, per me invece interessante (anche se tutt’altro che scorrevole).
.
.

bekas IN VISIONE: Boyhood, Jersey boys, The great passage, Bekas, Starred upBekas
(Finlandia, Iraq, Svezia – 2012)

di Karzan Kader
con Zamand Taha, Sarwal Fazil

Postilla PERSONALE
Bella fiaba moderna.
.
.
.
.
.

starredup IN VISIONE: Boyhood, Jersey boys, The great passage, Bekas, Starred upStarred up
(U.K. – 2013)

di David Mackenzie
con Jack O’Connell, Rupert Friend, Ben Mendelsohn, Sam Spruell, David Ajala

Postilla PERSONALE
Buon film che evita i facili stereotipi di una storia carceraria.
.
..
.
.

“L’amore degli adulti” Claudio Piersanti

27 ottobre 2014 Nessun commento

piersanti14 L’amore degli adulti Claudio PiersantiL’amore degli adulti
Claudio Piersanti
– Feltrinelli –
.
Quando ero giovane certi discorsi mi sembravano molto intimi, poi ho capito che non erano neppure veri.
*
Non avevo mai amato nessuno, prima di lei, me ne resi conto quella notte, e avevo paura che lo capisse.
*
La felicità può rendere ansiosi. Ci si sente trasformati, ma anche in pericolo. È come andare a passeggio per la città con le tasche piene di soldi.
*
Tina pensò che se la madre avesse dovuto rinunciare alle belle maniere che le disegnavano il viso fino al più piccolo dei sorrisi, sarebbe subito morta. La madre vedova aveva chilometri di deserto attorno a sé e non incontrava nessuno, solo miraggi. Per i miraggi cortesia e buone maniere potevano bastare.
Nel suo rapporto con la madre il pudore doveva mettercelo lei, più giovane di vent’anni. Ora doveva trovare il modo per dire quello che le stava accadendo senza turbarlo, il pudore: il misterioso e severo pudore che deve ammantare ogni gesto.
*
Le sembrava di provare un dolore assoluto e un po’ animale, perché ostinato e muto. Un dolore ebete.
*
Quando un uomo si accorge di avere bisogno di una donna incontrata vent’anni prima, quando avevano appena quattordici o quindici anni, vuol dire che è esplosa una bomba nella sua vita, che ha distrutto quasi tutti i suoi anni.
*
Alla vostra età non si hanno ancora vecchi amici. Qualche amico vecchio, forse, ma è un altro discorso.

.

Postilla PERSONALE
Raccolta altalenante composta di racconti accomunati dal tema principale già ben esplicitato nel titolo, delineato poi in varie forme e situazioni ed espresso con una cifra stilistica misurata, vera e propria croce e delizia del libro, tendendo nel corso delle pagine a risultare un po’ troppo fredda e correndo il rischio di appiattire le tante emozioni/reazioni messe in gioco nelle diverse storie.
Oltre a quello che dà il titolo alla raccolta, tra i migliori racconti: “Il cavalcavia” (escluso prima della riedizione in economica), “La piccola Alberta in volo”, “Un uomo perbene” e “Progetti per un matrimonio”.

.

“Il cardellino” Donna Tartt

23 ottobre 2014 Nessun commento

tartt14 Il cardellino Donna TarttIl cardellino
Donna Tartt
– Rizzoli –
(traduzione di Mirco Zilahi De’ Gyurgyokai)
.
I tramonti laggiù erano vivaci e melodrammatici. Grandi pennellate arancioni, cremisi e vermiglie alla deserto-di-Lawrence-d’Arabia; poi scendeva la notte, buia e pesante come una porta sbattuta.
*
Dal piano di sotto sentivo ancora papà che gridava per via del tappeto. Purtroppo gridava anche Xandra, facendolo incazzare ancora di più; il che (gliel’avrei detto, se me l’avesse chiesto) era in assoluto l’approccio peggiore con papà. A casa, mia madre aveva imparato a soffocare la rabbia di lui col silenzio, una bassa, salda fiamma di disprezzo che risucchiava l’ossigeno nella stanza e rendeva ridicolo tutto quello che lui faceva o diceva. Alla fine mio padre se ne andava sbattendo la porta e quando tornava, ore dopo, si metteva a girellare per l’appartamento come se nulla fosse successo: prendeva una birra dal frigo e poi domandava, in tono perfettamente normale, dove fosse la sua posta.
*
Lexington Avenue. Vento umidiccio. Il pomeriggio era spettrale e malsano. Mi diressi alla fermata sulla Cinquantunesima Strada, poi a quella sulla Quarantaduesima, e continuai a camminare per schiarirmi le idee. Edifici bianco cenere. Orde di gente per le strade, sfavillanti alberi di Natale sui balconi degli attici, compiaciuta musica natalizia che fluttuava dai negozi e io, risucchiato dentro e fuori dalla ressa, avevo la strana sensazione di essere già morto, di muovermi nel grigiore di un marciapiede più largo di quello che la strada, o addirittura la città, potesse contenere, l’anima scissa dal corpo che vagava tra altre anime, in un luogo nebuoloso sospeso fra presente e passato; Avanti/Alt, pedoni solitari, facce vuote con gli auricolari nelle orecchie e lo sguardo fisso, labbra che si muovevano silenziose, e i rumori della città smorzati e resi muti, un cielo opprimente color granito, immondizia e carta di giornale, cemento e pioggerellina, un sudicio grigiume invernale pesante come un macigno.
[…]
I taxi cominciavano a scemare. Alte sopra la strada, nel pomeriggio buio, le luci ardevano negli uffici vuoti e negli appartamenti. Mi voltai e proseguii in direzione Downtown, senza un’idea precisa di dove stessi andando né del perché; e a mano a mano che procedevo provavo una sensazione stranamente gradevole di disfacimento, come se mi stessi srotolando filo dopo filo, pezzi e brandelli che cadevano a terra nell’istante in cui attraversavo la Trentaduesima Strada e galleggiavano tra i pedoni dell’ora di punta, rotolando dall’istante successivo a quello dopo ancora.
*
“Ti prego, Kitsey, sono stanco.” La ricerca dell’appartamento ci era costata sforzi disumani, un’impresa estenuante durante la quale eravamo riusciti a mantenere quasi sempre il buonumore, anche se gli spazi vuoti e le stanze spoglie infestate dalle vite dimenticate degli altri risvegliavano (in me, almeno) orridi echi d’infanzia, scatoloni da trasloco e odori di cucina e camere da letto senza vita e, più di tutto, una specie d’inquietante ronzio meccanico che pulsava ovunque ed era udibile (a quanto pareva) soltanto da me, un’ansia palpabile che le voci degli agenti immobiliari, che rimbalzavano allegre contro le superfici lucide mentre giravano per le stanze accedendo luci e indicando gli elettrodomestici, non potevano dissipare.
E perché soffrivo a quel modo? Non tutti gli inquilini degli appartamenti che visitavamo se n’erano andati a causa di qualche tragedia, cosa di cui io, in qualche modo, ero irrazionalmente convinto. Il fatto che sentissi odore di divorzio, di bancarotta, malattia e morte in quasi tutti i posti che vedevamo era chiaramente frutto del mio delirio; e poi, i problemi degli inquilini precedenti, reali o immaginari che fossero, come avrebbero potuto nuocere a me o a Kitsey?
*
Era tutto così vivido e doloroso e confuso e sbagliato, come se mi avessero tirato fuori dall’acqua gelida attraverso un buco nel ghiaccio e piazzato sotto il sole, nel freddo rovente.
*
Chi avrebbe mai detto che era in mio potere far felice qualcuno? O che io stesso potessi essere felice? Il mio umore era l’elastico di una fionda; dopo essere stato richiuso e anestetizzato per anni, ora il mio cuore batteva e si dibatteva energico, come un’ape sotto un bicchiere, e tutto mi sembrava luminoso, preciso, confuso, sbagliato – ma era una sofferenza definita, in confronto alla monotona infelicità che, come un dente cariato, mi aveva afflitto per anni mentre ero sotto l’effetto delle droghe; in confronto al dolore malsano e sporco di qualcosa di guasto.
*
E per quanto mi piacerebbe credere che ci sia una verità dietro l’illusione, mi sono convinto che non c’è alcuna verità dietro l’illusione. Perché, tra la “realtà” da un lato, e il punto in cui la mente va a sbattere contro la realtà, esiste uno spazio sottile, uno spicchio d’arcobaleno da cui origina la bellezza, il punto in cui due superfici molto diverse tra loro si mescolano e si confondono per procurare ciò che la vita non ci dà: e questo è lo spazio in cui tutta l’arte prende forma, e tutta la magia.

.

Postilla PERSONALE
Ok, forse non tutto è credibilissimo e logicamente incontrovertibile.
Ok, magari un centinaio di pagine in meno avrebbero giovato all’economia del romanzo (e non per fatica).
Ok, alcuni personaggi spesso camminano sul filo dello stereotipo.
Eppure il romanzo scorre molto bene, si legge tutto d’un fiato nonostante la sua lunghezza, e Donna Tartt orchestra con sapienza le diverse storie e ambientazioni, che si tratti della perdita di una madre o un intreccio di loschi affari, di Las Vegas o di Amsterdam. Come dice molto bene Alessandro Piperno in questo articolo, “Il cardellino” ha l’indubbio e difficilissimo pregio di essere un BUON best-seller per TUTTI.

.

IN VISIONE: Party girl, God’s pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, Bears

21 ottobre 2014 2 commenti

IN VISIONE
.
.

partygirl IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, BearsParty girl
(Francia – 2014)

di Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Théis
con Angélique Litzenburger, Joseph Bour, Mario Theis, Samuel Theis, Séverine Litzenburger, Cynthia Litzenburger

Postilla PERSONALE
Non avrei mai pensato, invece è proprio un bel film.
.

.
.

godspocket IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, BearsGod’s pocket
(U.S.A. – 2014)

di John Slattery
con Philip Seymour Hoffman, Christina Hendricks, Richard Jenkins, Caleb Landry Jones, John Turturro, Domenick Lombardozzi

Postilla PERSONALE
L’ultimo film con Philip Seymour Hoffman, anche solo per questo…
.
.

lucy IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, BearsLucy
(U.S.A., Francia – 2014)

di Luc Besson
con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Amr Waked, Choi Min-sik, Pilou Asbæk

Postilla PERSONALE
Di una pochezza imbarazzante.
.
.
.
.

thenormalheart IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, Bears
The normal heart

(U.S.A. – 2014)

di Ryan Murphy
con Mark Ruffalo, Julia Roberts, Jim Parsons, Matt Bomer, Alec Baldwin, Taylor Kitsch, Jonathan Groff, Denis O’Hare

Postilla PERSONALE
Interessante.
.
.
.

beginagain IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, BearsBegin again
(U.S.A. – 2013)

di John Carney
con Keira Knightley, Mark Ruffalo, Adam Levine, Hailee Steinfeld, James Corden, Yasiin Bey, Catherine Keener

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
.
..
.
.

bears IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, BearsBears
(U.S.A., Canada – 2014)

di Keith Scholey, Alastair Fothergill

Postilla PERSONALE
Ok, è della Disney, ma con un commento audio meno stupido sarebbe stato molto meglio.
.
.
.
.
.
.

“Massime” François de La Rochefoucauld

20 ottobre 2014 Nessun commento

rochefoucauld14 Massime François de La RochefoucauldMassime
François de La Rochefoucauld
– BUR –
(traduzione di Giovanni Bogliolo)
.
Tutti si lamentano della propria memoria, ma nessuno si lamenta del proprio discernimento.

*

Nulla si regala tanto generosamente quanto i propri consigli.

*

La verità non produce tanto bene nel mondo quanto male vi producono le sue apparenze.

*

La confidenza alimenta la conversazione più dell’intelligenza.

*

La forza d’animo dei saggi non è altro che l’arte di tener chiuso nel cuore il proprio turbamento.

*

L’assenza attenua le passioni mediocri e aumenta le grandi, come il vento spegne le candele e ravviva il fuoco.

*

È più vergognoso diffidare dei proprio amici che esserne ingannati.

*

La virtù non si spingerebbe tanto avanti se la vanità non le tenesse compagnia.

*

Per quanto dicano bene di noi, non ci insegnano niente di nuovo.

*

Se di certi uomini non s’è mai visto il ridicolo, vuol dire che non si è cercato bene.

*

Promettiamo secondo le nostre speranze, e manteniamo secondo i nostri timori.

*

L’orgoglio non vuol essere in debito e l’egoismo non vuol pagare.

*

Dovremmo meravigliarci soltanto di poterci ancora meravigliare.
.

“L’investitore americano” Jan Peter Bremer

16 ottobre 2014 Nessun commento

bremer14 L’investitore americano Jan Peter BremerL’investitore americano
Jan Peter Bremer
– L’Orma editore –
(traduzione di Marco Federici Solari)
.
… si era chiesto se il bel tempo che durava ormai da un’eternità non avesse sprofondato sia lui che l’appartamento in uno stato di costante immutabilità.
*
Si fregò le mani piegandosi ancora una volta sul taccuino. Sì, pensò, quella frase era potente e affilata come un’arma. Quella era la frase che avrebbe provocato l’arrivo di tutte le altre. Il cane!, gli venne in mente. Doveva di nuovo portare fuori il cane! Non era forse il caso di farlo subito, e magari cogliere l’occasione per bersi anche una birra? Quella frase non era forse un buon motivo per godersi un’ultima piccola festa solitaria in santa pace? Non era ragionevole, e per di più salutare, limitarsi per quel giorno a familiarizzare con la frase, squadrarla dall’alto al basso, rovesciarla come un guanto, sentirla un po’ nella mano, mettersela in tasca e ritirarla fuori, passeggiare con le nel parco, per poi cavalcarla un po’ sulla via del ritorno?
*
Fece un passo verso la scrivania. Dalle esperienze precedenti poteva dedurre che nel matrimonio l’intimità nata con l’abitudine, una volta venuta meno, non riviveva più, come dimenticata per sempre. I primi anni, in strada si tenevano sempre per mano; poi avevano cominciato solo a prendersi a braccetto di tanto in tanto; adesso, ormai da tempo, in pubblico non si toccavano più. Lo stesso era accaduto con il bacio della buona notte, che si davano ogni sera prima di chiudere la porta delle rispettive stanze. Anche questo era scomparso. A che punto sarebbero arrivati? Due esseri umani stremati che nel loro non proprio spazioso appartamento si erano scordati l’uno dell’altra.
*
Chiuse gli occhi. L’investitore americano non era un sognatore. Non per niente si era alzato in volo. Solo da lassù vedeva il mondo esattamente come voleva vederlo. Senza l’assalto inesausto della miseria, senza le pretese dei bambini, senza cacche di cani da poter calpestare, senza musica che non fosse pronto ad ascoltare. E, al loro posto, l’uniforme rumore del motore e di tanto in tanto un cenno al cameriere per farlo avvicinare.
*
Tutte le decisioni portavano a un unico strazio. Da settimane non un’emozione che lo avesse rasserenato per un solo secondo, e i giorni cominciavano già perduti e così finivano, senza imprese avventurose. Né vigore, né sfrontatezza, sempre e solo questo apatico fissare il vuoto e questa ansia logorante. Lo stomaco una pietra,. Il petto stretto e sempre dolorante. Braccia e gambe mollo e deboli, prossime all’ammutinamento. Il capo un’infelicità che penzolava di continuo.

.

Postilla PERSONALE
Uno scrittore, padre e marito, in crisi su tutti e tre i fronti, è il coprotagonista di questo bel libro di Jan Peter Bremer (il suo esordio).
Crisi che si acuiscono quando l’appartamento dove vive con la sua famiglia viene acquistato da un fantomatico imprenditore americano (l’altro coprotagonista), costantemente in orbita sopra le loro teste a bordo del suo aereo privato e intenzionato a sfrattarli dalla stabile comodità abitativa e famigliare conquistata.
Lo scrittore si rinchiuderà tra le quattro mura delle sue fantasie e delle sue paure, tra pavimenti che si inclinano, vecchie dirimpettaie da spiare, e una lettera da scrivere proprio a quella persona che sta cercando di sconvolgere oltremodo la sua vita; un personaggio dai contorni sfumati, ma onnipresente nel suo ruolo di avido distruttore.
Un lungo monologo (con più piani di lettura), a tratti delirante e in altri quasi doloroso, animato dall’impossibilità dello scrittore-protagonista di fare alcunché, sempre più convinto che ogni sforzo sia destinato a perdersi nell’ennesimo e inutile passo falso, e via così, fino a ritrovarsi magari a dover ricominciare tutto daccapo, dal punto di partenza.

.

IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmie

14 ottobre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
.
.

coldinjuly IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmieCold in july
(U.S.A. – 2014)

di Jim Mickle
con Michael C. Hall, Sam Shepard, Vinessa Shaw, Don Johnson, Wyatt Russell, Nick Damici

Postilla PERSONALE
Non ho letto il libro di Lansdale dal quale è tratto, il film dopo un’ottima prima mezz’ora tiene abbastanza bene.
.

.

ida IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmieIda
(Polonia, Danimarca – 2013)

di Pawel Pawlikowski
con Agata Kulesza, Agata Trzebuchowska

Postilla PERSONALE
Un bel piccolo film. Nonostante la trama, l’ambientazione e il B/N, per nulla pesante.
.
.
.
.

thetwofacesofjanuary IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmieThe two faces of january
(U.K., U.S.A., Francia – 2014)

di Hossein Amini
con Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Oscar Isaac

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
.
.
.

.
.

thesignal IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmie
The signal

(U.S.A. – 2014)

di Will Eubank
con Brenton Thwaites, Laurence Fishburne, Olivia Cooke, Beau Knapp

Postilla PERSONALE
Confusionario.
.
.
.

sincity2 IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmieSin City – Una donna per cui uccidere
(U.S.A. – 2014)

di Frank Miller, Robert Rodriguez
con Mickey Rourke, Jessica Alba, Josh Brolin, Eva Green, Joseph Gordon-Levitt, Powers Boothe, Rosario Dawson, Bruce Willis

Postilla PERSONALE
Si perde meno tempo a fare una ricerca immagini “Eva Green + tette”.
.
..

apesrevolution IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmieApes revolution – Il pianeta delle scimmie
(U.S.A. – 2014)

di Matt Reeves
con Andy Serkis, Jason Clarke, Gary Oldman, Keri Russell, Toby Kebbell, Kodi Smit-McPhee

Postilla PERSONALE
Passatempo.
.
.
.
.
.
.

“Quasi invisibile” Mark Strand

13 ottobre 2014 Nessun commento

strand14 Quasi invisibile Mark StrandQuasi invisibile
Mark Strand
– Mondadori –
(traduzione di Damiano Abeni)
.
ARMONIA DEL BOUDOIR

Dopo anni di matrimonio, lui sta in piedi in fondo al letto e dice alla moglie che lei non lo conoscerà mai, che per ogni cosa che dice c’è dell’altro che non dice, che dietro a ogni parola che pronuncia c’è un’altra parola, e centinaia di altre parole dietro a quella. Tutte le parole non dette, spiega, contengono il suo vero sé, che è stato tradito dal sé superficiale che le sta davanti. “Così, vedi,” continua scalciando le pantofole dai piedi “io sono più di quello che ti ho indotto a credere che sono.” “Oh, che sciocco,” replica la moglie “ma è ovvio che lo sei. Io trovo che il solo pensarti con così tanti sé che recedono verso il nulla sia molto eccitante. Che tu a malapena esista così come sei non potrebbe darmi più piacere.”

*

SPOSSATEZZA AL TRAMONTO

Il cuore vuoto rientra a casa dopo una giornataccia in ufficio. E cosa può fare il cuore vuoto se non svuotarsi del vuoto. Spazzare via ciò che non si può spazzare via richiede un notevole sforzo mentale, l’impegno infruttuoso di facoltà già oberate da un gran peso. Povero cuore vuoto, precocemente invecchiato, come fatica per fare ciò che la mente gli dice di fare. Ma la lotta non porta a niente. Il cuore3 vuoto non può eseguire gli ordini della mente. Se ne sta seduto al buio, a fantasticare, e il vuoto si accresce.

*

NOTTURNO DEL POETA CHE AMAVA LA LUNA

Mi sono stancato della luna, stancato di quell’aria attonita, del ghiaccio azzurro del suo sguardo, dei suoi arrivi e delle sue partenze, del modo in cui avviluppa amanti e solitari sotto le sue ali invisibili, senza saperli distinguere. Mi sono stancato di così tante cose che un tempo mi incantavano, sono stanco di guardare l’ombra delle nuvole passare sull’erba illuminata dal sole, di vedere i cigni che scorrono avanti e indietro sul lago, di scrutare nel buio, sperando di trovare l’immagine di un sé ancora non nato. Lasciamo che la semplicità penetri l’occhio, semplicità come un tavolo sui non è apparecchiato niente, come un tavolo che ancora non è nemmeno tavolo.
.

“Karoo” Steve Tesich

8 ottobre 2014 2 commenti

tesich14 Karoo Steve TesichKaroo
Steve Tesich
– Adelphi –
(traduzione di Milena Zemira Ciccimarra)
.
Era proprio la sua improbabilità a preoccuparmi. Perché tutto è possibile.
*
I vuoti di memoria erano uno dei veri piaceri dell’alcol, e quando ero ancora in ottima salute, ubriaco tutte le sere, al mattino mi svegliavo riposato e completamente dimentico della sera prima. Ogni giorno era un giorno nuovo, senza obblighi né strascichi. Ogni mattino era un nuovo inizio. Ero in sincronia con la natura: morte di sera, nascita e rinnovo al mattino.
*
Un signore europeo fece l’europeo e mi offrì una sigaretta prima di accendersene una. No, gli dissi, no grazie. Ho smesso. Non un tiro da ieri. Chi mi conosceva lì attorno rise, come se avessi fatto una battuta o detto una bugia. Stranamente stavo davvero iniziando a pensare che mentissi. Che non avessi smesso affatto. Dire la verità era una cosa, ma sentirmi in contatto con la verità dopo averla detta non sembrava più dipendere da me. Era qualcosa che mi veniva garantito o negato dalla reazione degli altri. Era una malattia, una sindrome da verità, e uno dei suoi sintomi era che mi sentivo molto più a mio agio nella verità altrui che la mia. Anche quando le loro verità erano l’esatto contrario della mia.
*
La mia non era paura dell’intimità. Ero prontissimo, in pubblico, ad avere rapporti indiscriminatamente intimi. AS confidarmi e a raccogliere le confidenze altrui. Ma quando mi trovavo solo in casa con una donna, o con mio figlio, mia moglie o mia madre, avevo sempre l’impressione che stessimo aspettando l’arrivo di qualcun altro. Qualcuno in grado di capire quello che stavamo facendo molto più di noi due. Un mediatore. Una terza persona. Un osservatore esterno che capisse il senso della situazione e permettesse anche a noi, attraverso il suo sguardo, di capirlo.
*
Ogni volta che una delle donne con cui ho avuto una delle mie tante brevi relazioni ha simulato un orgasmo, sono stato profondamente commosso da quell’atto di generosità disinteressato, sinceramente commosso al pensiero che lei ci tenesse abbastanza al mio stato d’animo da prendersi la briga di fingere. I loro sporadici orgasmi veri erano molto meno toccanti.
*
Considero di dare una chance alla felicità.
Ma il problema, con questa nuova malattia esotica che ho contratto, è che per fare una cosa devo prima decidere di farla, sobbarcarmi la fatica di prendere una decisione, dopodiché sobbarcarmi la fatica di mantenerla. E anche se il risultato finale di tutto questo lavoro è la felicità, l’impegno richiesto per raggiungerla è diventato un po’ troppo per me.
È troppo…
Come spiegarmi?
Essere felice, decidere di essere felice è una cosa. Continuare a esserlo è ben altra.
*
Faceva parte della procedura, quando uno voleva fare i conti con le cose in anticipo. Era importante lasciarsi dietro una scia di afflizione, in modo che, se si verificavano conseguenze impreviste per effetto delle mie azioni, potevo assolvermi sulla base dell’angoscia provata prima di causarle.
*
Ma non divaghiamo, stavamo parlando della verità, mi pare. In tutto il pianeta, tu solo sembri avere questa concezione infantile della verità come qualcosa di meraviglioso. Probabilmente perché non l’hai mai conosciuta. È come se ne fossi stato separato alla nascita e da allora non avessi mai smesso di desiderarla, certo che quando finalmente tornerà nella tua vita, lo farà nelle vesti di una tata affettuosa dalle braccia morbide.
*
Se il bene non trova più nulla di buono in me, se nemmeno io trovo più nulla di buono in me stesso, allora non resta che vedere che cosa vede di buono in me il male.
*
Ma mi conosco. So che la mia mente gira e rigira. So che i miei umori sono come le fasi lunari. So tutto tranne come smettere di essere quello che sono.

.

Postilla PERSONALE
Saul Karoo, richiestissimo rimaneggiatore di sceneggiature hollywoodiane, si ritrova a un punto della sua vita in cui le falsità, volute e non, cominceranno a mescolarsi vertiginosamente. Tra finzione e realtà cosa deciderà di seguire? All’apparenza nessuna delle due, lasciando piuttosto che siano gli eventi a sballottarlo tra le sue azioni. Come ad esempio con l’ex moglie, per la quale deciderà di mantenere il solito ruolo da povero alcolizzato, nonostante bere ormai non gli provochi più nessun effetto. O ancora accettando la proposta di un potentissimo e subdolo produttore di massacrare l’ultimo film capolavoro di un vecchio regista. Solo due esempi delle innumerevoli situazioni in cui si ritroverà il protagonista di questo libro.
Il romanzo scorre molto bene, alternando pagine dal tono umoristico/sarcastico ad altre più sentimentali/riflessive, e se ha un difetto evidente, è quello di una partenza folgorante che però Steve Tesich non riesce a mantenere fino alla fine, anzi, soprattutto nella fine.

.

IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crime

IN VISIONE
.
.

frank IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeFrank
(U.K., Irlanda – 2014)

di Lenny Abrahamson
con Michael Fassbender, Domhnall Gleeson, Maggie Gyllenhaal, Scoot McNairy, Hayley Derryberry, Matthew Page

Postilla PERSONALE
Strambo e commovente, bel film e ottima idea.
.
.
.


mapstothestars IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeMaps to the stars
(Canada, U.S.A. – 2014)

di David Cronenberg
con Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Robert Pattinson, Olivia Williams, Evan Bird

Postilla PERSONALE
Chirurgico e impietoso.
.
.
.
.

fatherandson IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeFather and son
(Giappone – 2013)

di Hirokazu Koreeda
con Masaharu Fukuyama, Yôko Maki, Jun Kunimura, Machiko Ono, Kirin Kiki, Isao Natsuyagi, Lily Franky

Postilla PERSONALE
Un film giapponese poco giapponese, e visto che parla di relazioni e intrecci famigliari per me è un valore aggiunto.
.
..
.

icorpiestranei IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeI corpi estranei
(Italia – 2013)

di Mirko Locatelli
con Filippo Timi, Jaouher Brahim, Tijey De Glaudi, Gabriel De Glaudi, Dragos Toma

Postilla PERSONALE
Timi enorme e regia impeccabile.
.
.
.
.

capital IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeCapital
(Francia – 2012)

di Constantin Costa Gavras
con Gabriel Byrne, Gad Elmaleh, Jordana DePaula, Liya Kebede, Céline Sallette, Natacha Régnier, Hippolyte Girardot

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
.
.
.
.

lifeincrime IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeLife of crime
(U.S.A. – 2013)

di Daniel Schechter
con Jennifer Aniston, Isla Fisher, Tim Robbins, Will Forte, John Hawkes, Yasiin Bey

Postilla PERSONALE
Noioso.
.
.
.
.
.
.

“Giorni perduti” Charles Jackson

jackson14 Giorni perduti Charles JacksonGiorni perduti
Charles Jackson
– Nutrimenti –
(traduzione di Filippo Tuena)
.
Ieri notte si trattava semplicemente di bere. Adesso era una medicina.
*
Finalmente il telefono smise di squillare e poi non squillò più. Guardò la sveglietta. Erano le nove e mezzo. La stanza era invasa dalla luce, da una sorta di bagliore dovuto al riflesso dei raggi del sole sulla facciata del palazzo di fronte. Voltò la testa sul cuscino, si guardò intorno per vedere dov’era la bottiglia e la vide. Oh, eccola lì, bene. Sul tavolo. Una bella bottiglia da un litro. Grande come la vita e due volte più vuota.
*
Quante volte in mattine come questa, mattine passate in altre città e nella stessa New York, aveva girato a piedi per le strade come adesso. Mattine in cui veramente non sapeva se sarebbe svenuto di colpo prima di poter fare un altro passo, figuriamoci prima di arrivare a destinazione – al negozio di alcolici, al banco dei pegni, al bar, al suo letto. Mattine vissute nell’irragionevole, inspiegabile terrore che qualcuno intercettasse il suo sguardo in un istante in cui non era attento, e lo fissasse dritto negli occhi.
*
E che dire di quei giorni passati e perduti, dei giorni innumerevoli e irrecuperabili consumati sul fondo di quegli abissi, del tempo che scorreva via e non tornava più? C’era forse qualcosa al mondo che avrebbe mai potuto ripagarti di quei giorni? Chi conosceva, a parte te, il senso di panico e di paralisi che si prova a fermarsi di colpo, terrorizzati, nel bel mezzo di una mattina chiedendosi: che giorno è oggi? Spesso anche che mese è, che stagione? Chiederlo, ma non chiederlo a nessuno se non a se stesso; perché non potresti mai ammettere di non saperlo. Avevi scordato gli ultimi dieci giorni o ne avevi scordato uno solo? Non solo scordati, ma nemmeno vissuti. Era marzo o settembre? E non era questo un modo per consumare la vita follemente in fretta o – peggio che in fretta – nell’incoscienza? Il tempo era tutto quello che avevi, tutto quello che aveva chiunque, e tu non gli davi importanza, te lo lasciavi sfuggire come se il giorno o la settimana che non avevi consumato potesse ripresentarsi di nuovo l’indomani. Ma non si ripresentava, non poteva ripresentarsi – si era consumata anche se tu non l’avevi consumata. Non avevi un modo per usare meglio tutto quel tempo prezioso? Che cosa sei, se il tuo sommo bene e il sommo profitto del tuo tempo è bere e dormire? Non avevi forse gridato, da giovane, che gran giorno per essere vivi? E quanti erano stati, da allora, i giorni in cui non eri nemmeno in grado di desiderare la morte? A che serviva chiedersi quanti? Non eri in grado di dirlo, avevi perduto il conto tanto, troppo tempo fa. Quanti giorni dei tuoi trentatré anni, mesi e mesi di meno, interi periodi e porzioni della tua vita erano finiti in un vuoto di memoria – lo spreco più vergognoso e insensato di tutti, perché niente avrebbe potuto restituirteli. Il risarcimento per la perdita che avevi subito, il modo di recuperare il tempo stava tutto nel ritornare ancora una volta in quel vuoto di memoria in cui il tempo non si poteva contare e il tempo non contava, bevendo fino a uscire dalla tua vita a metà della settimana per entrare in un tempo fuori dal tempo.

.

Postilla PERSONALE
Cinque giorni nella vita di Don Birnman, scrittore o aspirante tale in crisi, che diventano una vera e propria discesa, sempre più ripida, nelle falsità e nei deliri dell’alcolismo (da un banale furto fino al ricovero in ospedale e ancora oltre).
Non basta un fratello solerte, un amore sempre pronto ad accorrere, come non bastano le tasche vuote o la paura di svenire ad ogni prossimo passo, la sete, quella sete, è implacabile, non si arresta di fronte a nulla. Anche quando sembrerà di intravedere la fine del tunnel, sarà un miraggio, l’ennesimo, filtrato dal vetro opaco di una bottiglia.
Charles Jackson, che per anni dopo l’uscita di questo suo primo romanzo* cercò di smentire le voci circa la sua autobiograficità, descrive talmente bene quel demone che è l’alcol e i vari stadi attraverso i quali passa l’uomo suo schiavo, che anche per un astemio sarebbe stato difficile credergli.
In seguito scrisse altri libri, ma non riuscì a ripetersi, finendo purtroppo vittima del vero e immortale protagonista di “Giorni perduti”.

(* Billy Wilder ne trasse un film vincitore di ben quattro premi Oscar)
.

IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, Walesa

30 settembre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
.
.

thewindrises IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaThe wind rises
(Giappone – 2013)

di Hayao Miyazaki

Postilla PERSONALE
Non il miglior Miyazaki, ma pur sempre Miyazaki.
.
.


.
.
.

mammu IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaMammu es tevi milu
(Lettonia – 2013)

di Janis Nords
con Kristofers Konovalovs, Vita Varpina, Matiss Livcans

Postilla PERSONALE
Piccola storia di tutti i giorni, ma in grado giocare sui punti giusti.
.
.
.
.

frontera IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaFrontera
(U.S.A. – 2014)

di Michael Berry
con Eva Longoria, Ed Harris, Michael Peña, Amy Madigan, Kristen Rakes

Postilla PERSONALE
Onesto, ma anche un po’ troppo scontato.
.
..
.
.

verygoodgirls IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaVery good girls
(U.S.A. – 2013)

di Naomi Foner
con Dakota Fanning, Elizabeth Olsen, Boyd Holbrook, Ellen Barkin, Peter Sarsgaard, Demi Moore, Richard Dreyfuss, Clark Gregg

Postilla PERSONALE
Colonna sonora a parte, sciapo.
.
.
.

homeagain IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaHome again
(Canada – 2013)

di Sudz Sutherland
con Lyriq Bent, Tatyana Ali, Stephan James, Richard Chevolleau, Fefe Dobson, CCH Pounder

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
.
.
.
.

walesa IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaWalesa
(Polonia – 2013)

di Andrzej Wajda
con Robert Wieckiewicz, Agnieszka Grochowska, Zbigniew Zamachowski, Cezary Kosinski, Maria Rosaria Omaggio

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
.
.
.
.
.
.

“Le albe” Emile Verhaeren

29 settembre 2014 Nessun commento

verhaeren14 Le albe Emile VerhaerenLe albe
Emile Verhaeren
– Pacini Fazzi –
(traduzione di Edoardo Giovanni Parlotti)
.
Ciò che resta impossibile oggi, sarà probabile domani.
*
HAINEAU Io perseguo la mia idea nella buona e nella cattiva sorte; io spendo violentemente il mio essere, lo spargo, l’espongo, lo esalto. Non lo contrario mai.
*
HAINEAU Quando ci si è votati, anime e corpo, a un’idea, ci si domanda se si è fieri o no? Queste parole non hanno più senso.
*
CLAIRE Non ti inquietare, le tue parole saltano più in là del tuo pensiero da quanto fanno male.
*
… il lenzuolo tessuto da tutte le parole inutili, tutte le discussioni senza scopo, da tutte le logorree e da tutte le eloquenze vane…
*
HAINEAU Vi ammiro davvero! Al primo barlume che vi giunge dietro una porta, voi ne deducete la presenza enorme del sole. […] Alla cieca, voi credete a tutto. La forza che vi anima è folle quanto ardente.
HÉRÉNIEN È quella buona, quella vera e forse l’unica. Essere al servizio delle circostanze, tenersi alla mercé della speranza immensa che attraversa il mondo in questa ora!
*
HAINEAU Concludo dunque come concludevo ieri: in una rivoluzione bisogna colpire le idee in coloro che la personificano. Bisogna agire metodicamente, avanzare poco a poco, senza entusiasmi eccessivi, senza volere cose immediate. I risultati sono meno importanti delle intenzioni.
*
La mia memoria è armata contro di voi.

.

“HHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich” Laurent Binet

25 settembre 2014 2 commenti

binet14 HHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich Laurent BinetHHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich
Laurent Binet
– Einaudi –
(traduzione di Margherita Botto)
.
Continui ad addestrarti in vista della più grande missione che un Paese abbia mai affidato a due soli uomini. Credi nella giustizia, e credi nella vendetta. Sei valoroso, deciso e di buone qualità. Sei pronto a morire per il tuo Paese. Ti identifichi con qualcosa che va crescendo dentro di te e a poco a poco già comincia a essere più grande di te, ma resti anche te stesso. Sei un uomo semplice. Sei un uomo.
Sei Jozef Gabčík o Jan Kubiš, e stai per entrare nella Storia.
*
Spero solo che sotto la spessa patina d’idealizzazione che stenderò su questa storia leggendaria sia ancora possibile guardare attraverso il vetro trasparente della realtà storica.
*
Sulla porta del suo albergo a Monaco un giornalista gli domanda:
– Ma alla fine, signor ambasciatore, questo accordo è comunque un sollievo, no?
Silenzio. Poi il segretario del Quai d’Orsay sospira:
– Ah sì, un sollievo… come quando uno se la fa addosso!
*
Ciò detto, c’è comunque qualche segnale. Da anni Heydrich commissiona ai suoi capi dipartimento numerosi studi sulla questione ebraica. E riceve questo genere di risposta: “È opportuno privare gli ebrei di ogni mezzo di sussistenza – e non solo in senso economico. La Germania deve essere per loro un Paese senza futuro. Solo la vecchia generazione va autorizzata a morire in pace qui, ma non i giovani, in modo da favorire la spinta a emigrare. Quanto ai mezzi, va rifiutato l’antisemitismo aggressivo. Non si combattono i topi con una rivoltella, ma con il veleno e i gas”.
Metafora, visione, manifestazione dell’inconscio: comunque sia, si intuisce che questo capo servizio ha già un’idea recondita. Il rapporto è datata maggio 1934: che doti profetiche!
*
Comunque lui, l’uomo d’azione, l’atleta, il pilota, il combattente, sente il dovere di spiegare parte della sua Weltanschauung a quel civile dalle mani ben curate che è Speer, circondarsi di guardie del corpo è un comportamento piccolo borghese quanto mai inelegante. Che lui lascia a Bormann e agli altri gerarchi del partito. Di fatto, smentisce Joseph Roth: piuttosto morire che far credere di aver paura.
*
Chi è morto è morto, e non gl’importa nulla che gli si renda omaggio. La memoria non è di alcuna utilità a chi viene onorato, ma serve a chi se ne serve. Grazie a lei mi costruisco, e grazie a lei mi consolo.

.

Postilla PERSONALE
Le vite di tre uomini che si incrociano andando inequivocabilmente a scrivere la Storia, sì, quella con la S. Ma anche le tante altre esistenze che di questa vicenda formano il corollario tanto vario, tra bene e male, quanto necessario per la comprensione del periodo e della situazione dell’epoca.
Il libro narra, concedendosi quando non supportato da sufficiente documentazione di riempire i buchi con supposizioni, l’Operazione Antropoide: attentato che i paracadutisti Jozef Gabcìk (slovacco) e Jan Kubis (ceco) portarono a termine a Praga nel 1942 contro il generale delle SS Reinhard Heydrich (la bestia bionda).
Avvincente, ritmato nei suoi brevi capitoli, mai fastidioso nelle tante incursioni di Laurent Binet (si sente quanto sia combattuto e perfezionista nel suo ruolo di scrittore/documentarista), contraddistinto da un costante crescendo di intensità che tiene inchiodati con immutato interesse fino alle ultime pagine: l’eroica resistenza dei nostri e di altri agenti in incognito rifugiatisi in una chiesa di Praga.
Un libro mutevole e coraggioso, ai limiti dello spavaldo a tratti, ma che prima di tutto emoziona e spaventa.

.

IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy womb

23 settembre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
.
.

amillionwaystodieinthewest IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombA million ways to die in the West
(U.S.A. – 2014)

di Seth MacFarlane
con Seth MacFarlane, Charlize Theron, Amanda Seyfried, Liam Neeson, Giovanni Ribisi, Sarah Silverman, Neil Patrick Harris

Postilla PERSONALE
Non ai livelli di Ted, ma ci sta.
.
.


edgeoftomorrow IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombEdge of tomorrow
(U.S.A. – 2014)

di Doug Liman
con Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton, Brendan Gleeson

Postilla PERSONALE
La noia si ripete, la noia si ripetere, la noia si…
.
.
.
.
.

locke IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombLocke
(U.S.A., U.K. – 2013)

di Steven Knight
con Tom Hardy

Postilla PERSONALE
Dopo venti minuti speri che accada QUALCOSA, anche il botto in autostrada è contemplabile, poi capisci che invece “il traffico è scorrevole” e lo sarà fino alla fine.
.
..
.

metalhead IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombMetalhead
(Islanda – 2013)

di Ragnar Bragason
con Thora Bjorg Helga, Ingvar Eggert Sigurðsson, Halldóra Geirharðsdóttir, Sveinn Ólafur Gunnarsson, Hannes Óli Ágústsson

Postilla PERSONALE
Un piccolo, onesto e bel film.
.
.
.

stillthewater IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombStill the water
(Giappone – 2014)

di Naomi Kawase
con Makiko Watanabe, Hideo Sakaki, Jun Murakami, Miyuki Matsuda, Tetta Sugimoto

Postilla PERSONALE
Interessante anche se non sempre a fuoco.
.
.
.
.

thywomb IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombThy womb
(Filippine – 2012)

di Brillante Mendoza
con Nora Aunor, Bembol Roco, Mercedes Cabral, Lovi Poe

Postilla PERSONALE
Ottima storia, Mendoza è sempre molto bravo, ma questa volta pure un po’ troppo compassato.
.
.
.
.
.
.

“Vivere contro l’evidenza. Intervista con Christian Nussy” E. M. Cioran

22 settembre 2014 Nessun commento

cioran14 Vivere contro levidenza. Intervista con Christian Nussy E. M. CioranVivere contro l’evidenza. Intervista con Christian Bussy
E. M. Cioran
– La scuola di Pitagora editrice –
(traduzione di Massimo Carloni)
.
CB: Alla domanda: “Perché scrive?”, Paul Valery, rispondeva: “Per debolezza”. È un po’ il suo caso?

EMC: È molto più che per debolezza, per miseria, miseria interiore. Addirittura, se vuole, per tracollo più che per debolezza. E dunque, alla fine, non per necessità. Se vuole: per non sbraitare, per non urlare…
[…]
Ritengo che si scriva per far del male, nel senso “superiore” del termine, per turbare, perché anch’io, tutto quanto ho letto nella mia vita, l’ho letto per sconvolgermi. Uno scrittore che, in un modo o nell’altro, non martirizza, non m’interessa.

CB: Cioran, lei ha scritto: “Solo un mostro può permettersi il lusso di vedere le cose così come sono”. Lei si ritiene più o meno mostruoso?

EMC: Probabilmente sì, poiché credo, effettivamente, che vedere le cose così come sono, renda la vita quasi insopportabile. In tal senso, ho notato che tutte le persone che agiscono, possono farlo solo perché non vedono le cose così come sono. E io, poiché ritengo di aver visto, diciamo in parte, le cose come sono, non ho potuto agire. Sono sempre rimasto ai margini degli atti. Quindi, è auspicabile per gli uomini vedere le cose così come sono? Non so. Credo che le persone, generalmente, ne siano incapaci. Allora, è vero che solo un mostro può vedere le cose come sono, perché il mostro è uscito dall’umano.

CB: D’altra parte, lei ha anche scritto, e qui c’è una sorta di luce, sempre tra virgolette “Siamo tutti in fondo a un inferno, dove ogni attimo è un miracolo”.

EMC: Ebbene, ciò che intendevo dire con quella frase è che il fatto di vivere è una cosa talmente straordinaria, soprattutto quando si vedono le cose così come sono, che questa vita, totalmente disprezzata, diciamo a livello teorico, appare straordinaria sul piano pratico. Vivere contro l’evidenza, ogni momento, diventa una sorta d’eroismo.
.

“La maestra dei colori” Aimee Bender

18 settembre 2014 Nessun commento

bender14 La maestra dei colori Aimee BenderLa maestra dei colori
Aimee Bender
– minimumfax –
(traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan)
.
“Ti sei persa?”, ha chiesto.
“Oh, no”, ho risposto. “Mi sono assolutamente trovata”.
“Ottimo”, ha detto. Aveva un foglio in mano e continuava a piegarlo e a riaprirlo.
“E lei si è perso?”, gli ho domandato, perché forse aveva l’Alzheimer.
“Qualche volta”, ha risposto.
*
Mi ci volle fino all’ultimo anno per trovare un poeta che scriveva poesie per davvero, e costui mi spogliò con estrema gentilezza e passò quasi un’ora a occuparsi del mio collo e della schiena, e una volta che finalmente l’avevamo fatto e io pensavo che era valsa la pena di aspettare tutto quel tempo, mi spiegò che parte della sua crescita come poeta stava nel conoscere quante più donne possibile, e che quindi adesso ci si doveva dire addio, Mi suggerì di far finta che stesse partendo per la guerra, su una nave. “Ma che nave?”, gli chiesi, aggrappandomi alla coperta. “Abitiamo in Ohio”.
*
Ma anche se mi trovo a proclamare fermamente con che tipo di persona mi voglio mettere adesso, e perché, e in che senso sarà tutta un’altra cosa, immaginare di conoscere un’altra persona è difficilissimo. Passare per la stessa identica sequenza di cose. Dire le stesse frasi che ormai ho già detto tante volte: le grandi dichiarazioni, le solenni rivelazioni sulla mia infanzia e sul mio carattere. Il cauto svelare le proprie insicurezze. Tutte cose che ho già detto, e che a tutt’oggi restano piazzate nella testa di persone che se ne stanno chissà dove a viversi vite delle quali non posso più far parte. Fino a non molto tempo fa, questa forma di condivisione era meravigliosa; adesso l’idea di trovarmi davanti a un tipo nuovo, a ripetere le stesse frasi fondamentali, mi sembra proprio uno sbaglio, una mancanza di integrità. Di certo non fa bene alla mia testa, trasformarmi in un discorso del genere. L’unico terreno di discussione di un certo rilievo non ancora coperto dovrà avere a che fare con questa sensazione, questa stanchezza, esattamente con questo discorso.
La prossima persona che amerò, mi ci siederò di fronte in silenzio. Dovremo impararlo l’uno dall’altro in qualche altro modo.
*
“Pensi mai di lasciarmi?”, le chiese.
“No”, rispose Janet.
Poi lui si voltò verso di lei. Gli luccicavano gli occhi. “A volte io lo penso”, le disse.
“Pensi cosa?”
“Di lasciarti”, le rispose.
Lei lo guardò, confusa. “Ma non puoi andartene”, esclamò. “Sei tu il più legato della coppia”.
Gli occhi di lui, lì al lavandino, erano buoni e tristi.
“Mi stai lasciando?”, gli chiese lei, con la voce fattasi più acuta, stridula.
“No”. Ma nel tono di voce del marito c’era una tenerezza che aveva in sé una domanda, o il primissimo seme di un punto di domanda, e lei capì, d’un tratto, che già avevano cominciato a lasciarsi, che quella conversazione era stata solo il varcare la soglia di una porta già aperta, e che una volta che quegli occhi si fossero staccati da lei non sarebbero mai più ritornati e che i vestiti non sarebbero stati affatto una barriera, niente, stracci, carta velina, contro tutto quel dolore che impetuosamente la colmava.

.

Postilla PERSONALE
Aimee Bender è una scrittrice a proprio agio sia con il romanzo che con il racconto, ma è una caso rarissimo per me, visto che la prediligo decisamente nella prima forma.
Questa nuovo libro ne è la conferma, costringendomi a diventare ripetitivo nel dire che la dimensione delle sue storie, spesso giocate sul confine tra reale e fantastico (non proprio il mio genere di norma), giungono meglio con più tempo (pagine) a disposizione, dell’autrice e del lettore, per entrarvi e adattarsi. Niente da ridire sulla scrittura, come sempre pressoché perfetta, è proprio una questione di pelle, di comodità e familiarità.
Per quanto riguarda i singoli racconti, molto bello “Guardiani di parole”, ma anche “Il collare rosso” e “Limonata” spiccano sul resto della raccolta.

.

IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, Godzilla

16 settembre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
.
.

thefaultinourstars IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaThe fault in ours stars
(U.S.A. – 2014)

di Josh Boone
con Shailene Woodley, Ansel Elgort, Laura Dern, Sam Trammell, Nat Wolff

Postilla PERSONALE
Furbetto.
.
..
.
.

oneonone IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaOne on one
(Corea del Sud – 2014)

di Kim Ki-Duk
con Dong-seok Ma, Young-min Kim, Yi-Kyeong Lee, Dong-in Jo, Teo Yoo

Postilla PERSONALE
Uno dei suoi che mi è piaciuto di meno.
.
.
.
.

therover IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaThe rover
(U.S.A., Australia – 2014)

di David Michôd
con Robert Pattinson, Guy Pearce, Scoot McNairy

Postilla PERSONALE
Bel film, non scontato, e ottime atmosfere.
.
..
.
.
.

22jumpstreet IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, Godzilla22 Jump Street
(U.S.A. – 2014)

di Phil Lord, Christopher Miller
con Jonah Hill, Channing Tatum, Peter Stormare, Ice Cube, Dave Franco, Nick Offerman

Postilla PERSONALE
Secondo episodio che, nel genere, tiene bene.
.
.
.
.

muscleshoals IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaMuscle Shoals
(U.S.A. – 2013)

di Greg Camalier

Postilla PERSONALE
Bel documentario e, ovvio dirlo, superba colonna sonora.
.
.
.
.
.
.

godzilla IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaGodzilla
(U.S.A. – 2014)

di Gareth Edwards
con Aaron Johnson, Ken Watanabe, Elizabeth Olsen, Sally Hawkins, Bryan Cranston

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
.
.
.
.
.
.

“Canto che amavi” Gabriela Mistral

15 settembre 2014 Nessun commento

mistral14 Canto che amavi Gabriela MistralCanto che amavi
Gabriela Mistral
– Marcos Y Marcos –
(traduzione di Matteo Lefèvre)
.
LA BALLERINA

La ballerina ora sta danzando
la danza di chi ha perso tutto quanto.
Lascia cadere tutto ciò che aveva,
padri e fratelli, frutteti e campagne,
il rumore del fiume, quei sentieri,
storie del focolare, il proprio volto
e il proprio nome e i suoi giochi di infanzia
come chi lascia tutto ciò che ha avuto
cader dal collo e dal grembo e dall’anima.

Sul limite del giorno e del solstizio
balla ridendo la sua equa rovina.
Ciò che le braccia sue gettano è il mondo
che ama e detesta, che sorride e uccide,
la terra esposta a vendemmia di sangue,
la notte degli afflitti che non dormono
e l’invidia di chi non ha riparo.

Senza nome, né razza o credo, nuda
di tutto e di se stessa, si abbandona,
splendida e pura, coi piedi volanti.
Scrollata come un albero e nel mezzo
del volteggio, ormai testimonianza.

Non sta danzando il volo degli albatros
innaffiati di sale e giochi d’onde;
né la sollevazione e la sconfitta
dei poveri canneti fustigati.
Né il vento agitatore delle vele,
né il sorriso delle altre piante ed erbe.

Il nome non le diano del battesimo.
Si è liberata di casta e di carne
ha soffocato il canto del suo sangue
e la ballata dell’adolescenza.

Le nostre vite ignari a lei affidiamo
come a una rossa Vesta avvelenata,
e balla come morsa da serpenti
che liberi e vivaci la risalgono
e la fanno cadere come insegna
sconfitta o di ghirlanda fatta a pezzi.

Sonnambula, mutata in ciò che odia,
danza ancora e non sa di essere altro,
le sue smorfie lanciando e raccogliendo
affannatrice dell’affanno nostro,
fendendo l’aria che non la rinfresca,
unica e scalmanata, vile e pura.

Siamo noi altri il suo affannato petto,
il suo pallore esangue, il folle grido
lanciato sia a ponente che a levante,
la rossa vampa delle vene sue,
l’oblio del Dio della sua propria infanzia.
.