“Singolare in forma di plurale” Adonis

Adonis - Singolare in forma di pluraleSingolare in forma di plurale
Adonis
– Guanda –
(traduzione di Fawzi Al Delmi)
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In nome del mio corpo morto-vivo vivo-morto,
il mio corpo informe,
il mio corpo con tante forme quanti pori
e io non sono io
tu non sei tu,
correggiamo la nostra pronuncia e il nostro linguaggio,
inventiamo parole a misura della lingua e delle labbra,
del palato
e della gola,
i nostri corpi entrano in una nebbia di sterpi e nozze,
crollano,
si ricostruiscono
nell’abisso
di una cerimonia
informe
lentamente, rapidamente
verso ciò che abbiamo chiamato vita
ed era il preludio della morte.

In nome del mio corpo morto-vivo vivo-morto,
si è levato il cipresso tra il nome e il volto,
la lingua è tornata alla sua prima dimora,
l’amore era tomba, vi sono entrato, ne sono uscito,
la tomba era festa per il riposo delle arterie,
sono morte la grammatica e la declinazione,
ficcate tra le mani della prima e dell’ultima poesia che ho scritto,
la folla ha cominciato a giudicare e dirimere,
assolvere e condannare,
perché venga la notte
fa’ evadere il giorno dal giorno,
perché venga il giorno
fa’ evadere la notte dalla notte,
perché la terra possa conservare il ricordo dell’erba
si copre di paglia.

In nome del mio corpo vivo-morto morto-vivo
il corpo separa il mio corpo dal mio corpo
perché un organo imprigioni l’altro,
una cellula combatta l’altra cellula,
perché coltivi il mio sangue e lo mieta
il corpo sia il mio corpo
contro il mio corpo.

*

Il corpo ricorda l’amore dimentica,
nell’amore andiamo nel corpo veniamo,
nell’amore ci illudiamo nel corpo ci confondiamo,
l’amore – questa farsa cosmica,
è perché l’eternità rimanga incrinata,
è perché noi sussurriamo il dubbio.
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“Il grande cielo” A.B. Guthrie

A.B. Guthrie - Il grande cieloIl grande cielo
A.B. Guthrie
– Mattioli 1885 –
(traduzione di Nicola Manuppelli)
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Notò che stava acquistando lo sguardo di un uomo di frontiera, quello sguardo che parlava di distanza, difficoltà, intemperie e una fame che non era quello dello stomaco.
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… agitava le braccia, parlando della libertà come di qualcosa che potevi tenere in mano.
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“Dicono che un mulo ti porta sempre a destinazione,” disse, frustando sulla groppa delle due bestie, “ma chi lo fa davvero è il tempo, che tu lo voglia o meno.”
*
La primavera era un dolore buono del corpo. Ti faceva ridere più facilmente, e anche piangere, se non sapevi trattenerti. In una notte mite, ti potevi sedere sotto il cielo a guardare le stelle o la luna e ascoltare l’acqua che scorreva, e sentire qualcosa che premeva dentro di te, un desiderio di cose ancora prive di un contorno – di una donna, forse, che era tutto quello che ti poteva venire in mente, e anche di qualcosa di più di quella serenità che sembrava non arrivare mai, salvo poi guardarti alle spalle e vedere che ci eri passato a fianco, senza averla mai riconosciuta. E allora ti ricordavi dei vecchi tempi e degli amici con cui avevi viaggiato e da cui ti eri separato, senza sapere che un giorno quei tempi e quegli amici sarebbero diventati qualcosa di doloroso dentro di te; e ti veniva da piangere.
*
A Summers piaceva la compagnia, certo, e gli piaceva bere e scherzare come a chiunque, ma in modo tranquillo, come se nulla di ciò che accadeva oggi fosse importante quanto quello che era successo prima. Forse era una questione di età; un uomo era fortunato se non diventava così vecchio da dover ammettere che il meglio di ciò che gli doveva accadere era già successo.
*
Invecchiando, si cominciava a sentire le cose in modo diverso. Gli piacevano ancora i rendezvous e vedere le colline e percorrere i fiumi e tutto il resto, ma la metà del piacere era nel ricordare. Un luogo che non era più soltanto un posto qualsiasi, dopo che ci eri stato una volta. Si aggiungevano il tempo che ci avevi passato, le cose che avevi pensato, le persone con cui ti eri divertito, avevi bevuto o ti eri azzuffato, per cui quando ci tornavi chiedevi sempre che cosa fosse successo a questo o a quello o se qualcuno si ricordasse di un determinato episodio. In quel posto erano rimasti impigliati il tuo vecchio io e i sentimenti di un tempo. Un fiume non era più lo stesso dopo che ti eri accampato accanto. Un albero rivisto non era più lo stesso, anche se ci avevi pisciato contro una sola volta. C’era un tempo iniziale e il posto in sé, e dopo c’erano lo stesso luogo e l’uomo che eri stato tutti mescolati assieme, uno con l’altro.
*
Il tempo era una cosa strana: ti scivolava addosso come acqua, senza fare rumore, leggero e impercettibile, ma si portava via una parte di te a ogni goccia: un po’ della rapidità dei muscoli, un po’ dell’acutezza degli occhi, un po’ di giovinezza, finché a poco a poco scoprivi che si era preso il meglio di te quasi a tua insaputa. E a quel punto volevi combatterlo, trattenerlo, afferrare ciò che ti era stato portato via.

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Postilla PERSONALE
“Il grande cielo” è un romanzo western, impossibile affermare il contrario, ma anche parecchio atipico nel suo genere (che non amo particolarmente), spingendosi molto oltre quella frontiera inseguita con coraggio e testardaggine dai suoi protagonisti.
Una storia d’avventura certo, che non si limita però solo alle vicende di cacciatori, indiani e coloni. Il tempo e come il suo passare cambi le persone e i luoghi, prima di tutto, o ancora la ricerca di una propria dimensione nel mondo (o libertà che la si voglia chiamare), il romanzo spazia su vari e più fronti.
A.B. Guthrie riesce molto bene in entrambe le due anime del libro: una più fisica e descrittiva, tipicamente di genere, l’altra invece quasi filosofica, introspettiva, caratterizzando così in modo più completo i personaggi.
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“Uno scrittore deve intrattenere, anche quando i suoi manoscritti giacciono su qualche scaffale a marcire, inediti. Oltre a questo, deve cercare di gettare un raggio di luce sull’esperienza e sulla condizione umana. Questa è la morale dello scrittore: intrattenimento e illuminazione, sostenuti dall’alto proposito di scrivere al proprio meglio.” – A.B. Guthrie
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I dialoghi e le riflessioni di questi uomini di frontiera appartengono alla letteratura universale, non a quella di genere: è facile immaginarseli trasposti in altre situazioni, la seconda guerra mondiale o il Vietnam, le strade dell’America anni sessanta, oppure emarginati alla periferia di grosse metropoli moderne.
Guthrie è stato, prima di tutto, un maestro nella costruzione dei personaggi. “Sono loro a fare la storia, lunga o breve che sia. Sono l’elemento indispensabile. Senza i personaggi non c’è niente. Devono essere vivi, attuali, delineati, essenziali negli umori e nei movimenti. Ogni storia è la storia di un uomo o una donna o di un piccolo gruppo di persone.” Per costruire queste figure, leggendarie ma anche contraddittorie, Guthrie sapeva che uno degli elementi chiave era la voce. – dalla postfazione di Nicola Manuppelli
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IN VISIONE: Vizio di forma, ’71, Anime nere, Ogni maledetto Natale, Trash

 

IN VISIONE
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Vizio di formaVizio di forma
(U.S.A. – 2014)

di Paul Thomas Anderson
con Joaquin Phoenix, Katherine Waterston, Eric Roberts, Josh Brolin, Benicio Del Toro, Owen Wilson, Reese Witherspoon

Postilla PERSONALE
Nonostante alcuni attacchi di vera e propria noia, ad Anderson, Pynchon e Sportello non si può dire di no.
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'71’71
(U.K. – 2014)

di Yann Demange
con Jack O’Connell, Paul Anderson, Richard Dormer, Sean Harris, Martin McCann, Charlie Murphy, Sam Reid, David Wilmot

Postilla PERSONALE
Un po’ di azione, un po’ di analisi socio-politica, nel complesso un buon film.
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Anime nereAnime nere
(Italia, Francia – 2014)

di Francesco Munzi
con Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Barbora Bobulova, Anna Ferruzzo

Postilla PERSONALE
Concede poco allo spettatore ed è una mossa azzeccata.
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Ogni maledetto NataleOgni maledetto Natale
(Italia – 2014)

di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo
con Alessandro Cattelan, Marco Giallini, Corrado Guzzanti, Alessandra Mastronardi, Valerio Mastandrea, Laura Morante, Francesco Pannofino, Caterina Guzzanti, Andrea Sartoretti, Stefano Fresi

Postilla PERSONALE
Purtroppo un grosso No.
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TrashTrash
(Italia – 2014)

di Stephen Daldry
con Rickson Tevez, Eduardo Luis, Gabrielle Weinstein, Martin Sheen, Rooney Mara, Wagner Moura, Selton Mello

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
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“Gli anni al contrario” Nadia Terranova

Nadia Terranova - Gli anni al contrarioGli anni al contrario
Nadia Terranova
– Einaudi –
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… i grandi, in fondo, non sono che bambini sopravvissuti.
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… quando parlavano di politica erano noiose come un telegiornale lasciato acceso all’ora di pranzo.
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In Africa, vicino alle tende dov’erano accampati, se ne stava in fila con gli altri quando il suo superiore lo aveva chiamato brandendo un telegramma: “Silini!” Lui aveva fatto un passo avanti e quello nemmeno l’aveva guardato in faccia: “Ti mandano a dire che tuo padre è morto”. Un passo indietro e poi a mangiare, senza una parola di commento. Il fascistissimo lo raccontava con orgoglio, per aver superato da uomo la sua prima prova, ma lo raccontava troppo spesso, come se non volesse far chiudere quella frattura.
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Anche Aurora aveva voglia di scappare: dopo la morte di Rosa i fratelli avevano preso a scartavetrarsi addosso il dolore, odiandosi l’un l’altro per essere sopravvissuti.
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In fondo, bastava far finta di niente. Si specializzarono in silenzi opportuni, divennero complici e conniventi.
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Si sottraeva più alle aspettative che alle regole.
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“Hitch 22″ Christopher Hitchens

Christopher Hitchens - Hitch 22Hitch 22
Christopher Hitchens
– Einaudi –
(traduzione di Mario Marchetti)
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Non potei far sembrare questo incontro sporco, mentre c’erano ragazzi più progrediti di me che riuscivano perfino a rendere ambigua la parola “pulito”.
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… ogni giorno rappresenta l’ulteriore erosione di un sempre meno.
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Mi addolora dire quest’ultima cosa, ma la verità è che posso ricordare tante passeggiate in campagna e anche un’epica partita a golf con mio padre, e molte piacevoli ore di divertimento con mio fratello Peter e altri bei momenti con mia madre, più numerosi di quanti ne possa raccontare qui. Ma come molte famiglie non siamo mai riusciti a vivere come “unità”. Era meglio se c’erano ospiti o altri parenti, o almeno un animale domestico su cui potessimo tutti riversare la nostra attenzione.
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Una lezione di vita: se siete in dubbio vi invito caldamente a inviare lettere di condoglianze; nel peggiore dei casi saranno apprezzate e nel migliore potrebbero persino riuscire nella loro apparentemente vana aspirazione di alleviare il peso del lutto.
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Gli innamorati spesso attribuiscono al primo incontro un significato retrospettivo, nel tentativo di evocare qualcosa di magico da ciò che non è che la pervicace testimonianza dell’ordinarietà quotidiana.
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Può essere un bene cominciare con un naufragio. I tuoi autori ideali dovrebbero salvarti dallo sfascio della tua esistenza precedente, e non guidarti sorridenti in un porto confortevole e tranquillo.
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Da quel momento in poi, sarebbe bastato essere membro di un sesso o di un genere, o di una sfumatura della pelle, o anche di una “presenza” erotica, per qualificarsi come un rivoluzionario. Per iniziare un discorso o fare una domanda dal pubblico, a mo’ di introduzione sarebbero d’ora in poi bastate le parole: “Parlando come…” Poi avrebbe potuto seguire qualsiasi narcisistica descrizione. Lo devo dire soprattutto per la vecchia e “dura” sinistra: noi guadagnammo il nostro diritto di parola e di intervento soprattutto grazie all’esperienza, al sacrificio e al lavoro. Nessuno di noi si sarebbe mai alzato per dire che la nostra sessualità o pigmentazione o un nostro handicap erano di per se stessi titoli di merito. Ci sono molti modi di datare il momento in cui la sinistra perse o – come preferisco dire, rinunciò al suo vantaggio morale, ma questa era la prima volta che dovevo assistere a una svendita così a buon mercato.
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Provai la stessa terribile sensazione interiore che si doveva poi sempre ripetere alle corride, alle esecuzioni capitali, nelle scene di guerra, di volere che la cosa si fermasse, e nello stesso tempo, desiderare che andasse avanti, di voler allontanare lo sguardo e, nello stesso tempo, avere bisogno di vedere più da vicino.
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Essere un non credente non significa semplicemente essere “di mente aperta”. È, piuttosto, una decisiva ammissione di incertezza che è dialetticamente connessa con il ripudio del principio totalitario, nel pensiero come in politica.
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Come tutti vorremmo che la nostra morte avesse un pizzico di significato.
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“La tregua” Mario Benedetti

Mario Benedetti - La treguaLa tregua
Mario Benedetti
– Nottetempo –
(traduzione di Francesco Saba Sardi)
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Niente da fare. L’incontro con Vignale mi ha lasciato un’ossessione: ricordarmi di Isabel. Non è che io voglia ritrovarne l’immagine attraverso gli aneddoti famigliari, qualche somiglianza in Esteban o on Blanca. So tutto di lei, ma non voglio conoscerlo di seconda mano senza rievocarlo direttamente, vederlo in ogni minimo dettaglio, davanti a me, come adesso vedo il mio viso nello specchio. E non ce la faccio. So che aveva gli occhi verdi, ma non riesco a sentire il suo sguardo nel mio.
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Avere la coscienza in pace è una specie di egoismo, di attaccamento alla comodità, al benessere spirituale.
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A dire il vero, non so se credo in Dio. A volte mi dico che, se Dio esistesse, questo dubbio non dovrebbe ferirlo. In effetti, gli elementi che lui (o Lui?) stesso ci ha fornito (raziocinio, sensibilità, intuizione) non bastano affatto a garantirci né la sua esistenza né la sua non esistenza. Indotto da un presentimento, posso credere in Dio ed essere nel vero, o non credere in Dio ed essere altrettanto nel vero. E allora? Può darsi che Dio abbia una faccia da croupier e che io sia semplicemente un povero diavolo che punta sul rosso quando esce il nero e viceversa.
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Tuttavia, che ancora io mi senta ingenuo e immaturo (ovvero, con tutti i difetti della gioventù, ma con nessuna delle sue qualità) non vuol dire che abbia il diritto di esibire quest’ingenuità e immaturità.
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Certo è che, al punto in cui sono, comincio a trovare insopportabili gli appuntamenti clandestini, gli incontri in camere ammobiliate. C’è sempre un’atmosfera viziata e una sensazione di frettolosità, di urgenza, che corrompe qualsiasi genere di dialogo che potrei instaurare con qualsiasi genere di donna. Fino al momento di andare a letto con lei, chiunque essa sia, ciò che conta è andarci a letto; dopo aver fatto l’amore, l’importante è andarsene, tornare ciascuno al proprio letto, ignorarsi per sempre. Dopo tanti anni di questo gioco, non ricordo una sola conversazione confortante, una sola frase commovente (mia o sua), di quelle destinate a ripresentarsi in seguito, in chissà quale momento d’incertezza, per mettere fine a un’indecisione, per indurci a un atteggiamento che richieda una dose minima di coraggio.
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È questo il mistero: prima di cominciare a dimenticare, bisogna ricordare, bisogna cominciare a ricordare.
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È evidente che Dio mi ha riservato un destino oscuro. Non proprio crudele. Semplicemente oscuro. È evidente pure che mi ha concesso una tregua. All’inizio, mi sono rifiutato di credere che potesse essere la felicità. Mi sono opposto con tutte le mie forze, poi mi sono dato per vinto, e ci ho creduto. Ma non era la felicità, era solo una tregua. Adesso, sono nuovamente preso nel mio destino. Ed è più oscuro di prima, assai più oscuro.

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Postilla PERSONALE
Martìn Santomé è un impiegato contabile, un anno alla pensione, padre di tre figli ormai cresciuti con i quali convive e vedovo da tanto, troppo tempo.
Il romanzo di Mario Benedetti ha forma diaristica, consegnandoci le pagine di un anno di vita di questo signore quarantanovenne posato e molto lucido, consapevole. Una vita che non verrà stravolta, ma come da titolo avrà la sua tregua, all’arrivo nell’ufficio dove lavora della giovane signorina Avellaneda, della quale si innamorerà, cominciando poi una relazione amorosa.
Piccoli, ma importanti movimenti, particolari che colpiscono nella loro semplicità e riflessioni senza la verità in tasca.
Stando ben lontano da facili pietismi e sentimentalismi, Benedetti riesce a descrivere la condizione di un uomo che non ha smesso di domandarsi e ha deciso di non lasciare troppo spazio al rimpianto, continuando a vivere pronto ad accogliere la passione e la felicità che il buon Dio ancora una volta gli ha concesso.
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IN VISIONE: Clouds of Sils Maria, Love is strange, Get on up, Kill the messenger, Buoni a nulla

 

IN VISIONE
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Clouds of Sils MariaClouds of Sils Maria
(Francia – 2014)

di Olivier Assayas
con Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chloë Grace Moretz

Postilla PERSONALE
Qualche piccolo calo forse, ma nel complesso regge più che bene, centra obiettivo e atmosfere (ed è già il secondo film che mi fa rivalutare Kristen Stewart).
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Love is strangeLove is strange
(U.S.A. – 2014)

di Ira Sachs
con John Lithgow, Alfred Molina, Marisa Tomei, Darren E. Burrows, Charlie Tahan

Postilla PERSONALE
Nonostante i temi, un film leggero e ben pensato.
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Get on upGet on up
(U.S.A. – 2014)

di Tate Taylor
con Chadwick Boseman, Nelsan Ellis, Dan Aykroyd, Viola Davis

Postilla PERSONALE
James Brown e la sua storia avrebbero meritato di meglio.
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Kill the messengerKill the messenger
(U.S.A. – 2014)

di Michael Cuesta
con Jeremy Renner, Paz Vega, Andy Garcia, Michael Sheen, Mary Elizabeth Winstead

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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Buoni a nullaBuoni a nulla
(Italia – 2014)

di Gianni Di Gregorio
con Gianni Di Gregorio, Marco Marzocca, Valentina Lodovini, Daniela Giordano, Gianfelice Imparato, Marco Messeri, Camilla Filippi, Anna Bonaiuto

Postilla PERSONALE
Se “Pranzo di ferragosto” era stato un piccolo e bel film, qui è rimasto solo il piccolo.
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“La vita degli oggetti” Adam Zagajewski

Adam Zagajewski - La vita degli oggettiLa vita degli oggetti
Adam Zagajewski
– Adelphi –
(traduzione di Krystyna Jaworska)
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LETTERA DA UN LETTORE

Troppo sulla morte,
sulle ombre.
Scrivi della vita,
di una giornata normale,
del desiderio di armonia.

Il campanello della scuola
può essere modello
di moderazione,
persino di erudizione.

Troppo sulla morte,
un eccesso
di nero incanto.

Guarda,
popoli ammassati
in stadi stretti
cantano inni d’odio.

C’è troppa musica,
troppo poca concordia, pace,
saggezza.

Scrivi degli attimi in cui le passerelle dell’amicizia
paiono più durature
della disperazione.

Scrivi dell’amore,
delle lunghe serate,
delle albe
degli alberi
dell’infinita pazienza
della luce.

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L’ATTIMO

Un attimo di chiarezza dura così poco.
L’oscurità resta più a lungo. Vi sono
Più oceani che terraferma. Più
Ombra che forma.

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LA SEPARAZIONE

Quasi con invidia leggo le opere dei miei contemporanei
su divorzi, addii, il dolore delle separazioni;
sofferenza, nuovi inizi, piccole morti;
lettere lette e bruciate, bruciare e leggere, fuoco e cultura,
ira e disperazione – magnifica materia per una poesia riuscita;
un duro giudizio, a volte una risata sarcastica di superiorità morale,
e insieme definitivo trionfo della continuità individuale.

E noi? Non ci saranno elegie, né sonetti sulla separazione,
non ci dividerà lo schermo dei versi,
non si porrà fra noi una metafora riuscita,
l’unica separazione che ora ci minaccia è il sonno,
il profondo antro del sonno la cui soglia varchiamo separati,
– e devo sempre ricordare che la tua mano,
stretta nella mia, è fatta di sogni.

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CIÒ CHE

Ciò che pesa troppo
e trascina in basso
che fa male come il dolore
e brucia come uno schiaffo,
può essere pietra
o àncora.

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“L’invenzione della madre” Marco Peano

Marco Peano - L'invenzione della madreL’invenzione della madre
Marco Peano
– minimumfax –
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Lungo quelle strade male asfaltate si aggirano personaggi che ruminano, mansueti come le bestie che allevano. E altre che aggrediscono, schiumosi di rabbia come i cani da difesa che mettono nei loro cortili.
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Il nucleo famigliare formato da padre madre e figlio ha resistito a tutti quegli affondi tanto da far pensare a Mattia che il cancro sia in realtà il legame, ciò che li tiene uniti, ciò che permette di continuare a sommare un giorno agli altri giorni.
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Il termine palliativo deriva dal sostantivo pallium, cioè mantello, cappa. L’aggettivo, nella terminologia medica, vuole suggerire il senso di qualcosa che avvolge, copre, protegge. Ma ciò che avvolge può anche soffocare.
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Mattia si sente quietamente disperato: sono cambiate le sue priorità, ma le sue abitudini si ostinano a rimanergli addosso.
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Ma senti, argomenta lei, quando ti piaceva una e avevi la nostra età, come facevi senza il cellulare?
La risposta sarebbe lunga, e lui non intende mettersi a spiegare quanto invece fosse liberatorio uscire di casa e non esistere più, quanto eccitante fosse rientrare la sera e trovare scritto su un blocchetto accanto al telefono (se i tuoi genitori erano stati lungimiranti) i nomi delle persone che avevano chiamato, e il nome che più speravi di trovare ovviamente non c’era quasi mai,
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Si è disposti a tutto, quando ti viene lasciato intendere che il miracolo potrebbe avvenire.
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Ci sono mattine in cui è distratto, altri giorni in cui magari sta osservando il passaggio dal finestrino della corriera, domeniche pomeriggio trascorse senza a nulla in particolare. Attimi in cui gli viene in mente che quella cosa che gli è capitata al lavoro, quella notizia sentita al telegiornale, dovrebbe raccontarla a lei, dovrebbe proprio commentarla insieme a lei. Dev’essere simile alla sensazione dell’arto fantasma: un prurito invisibile, ecco cos’è diventata sua madre.
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La parola vivere ora gli sembra più preziosa che mai, desidera mettersela in bocca e impastarla di saliva, sminuzzarla coi denti per poi deglutirla, farla sua, ingoiarla e assorbirla – non restituirla più al mondo.
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IN VISIONE: The disappearance of Eleanor Rigby, Il giovane favoloso, Club Sandwich, Gemma Bovery, American heist

 

IN VISIONE
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The disappearance of Eleanor RigbyThe disappearance of Eleanor Rigby
(U.S.A. – 2014)

di Ned Benson
con James McAvoy, Jessica Chastain, Nina Arianda, Viola Davis, Bill Hader, Ciarán Hinds, Isabelle Huppert, William Hurt, Jess Weixler

Postilla PERSONALE
A volte dispersivo, in altre approssimativo, un film che non riesce a trovare il filo delle emozioni.
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Il giovane favolosoIl giovane favoloso
(Italia – 2014)

di Mario Martone
con Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco, Edoardo Natoli, Isabella Ragonese, Raffaella Giordano, Sandro Lombardi, Paolo Graziosi

Postilla PERSONALE
Non una passeggiata, ma …
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Club SandwichClub Sandwich
(Messico – 2013)

di Fernando Eimbcke
con Lucio Giménez Cacho, Maria Renée Prudencio, Danae Reynaud

Postilla PERSONALE
Ottimo film: una piccola storia raccontata molto bene.
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Gemma BoveryGemma Bovery
(Francia – 2014)

di Anne Fontaine
con Fabrice Luchini, Gemma Arterton, Jason Flemyng, Isabelle Candelier, Niels Schneider

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana (1).
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American heistAmerican heist
(U.S.A. – 2014)

di Sarik Andreasyan
con Adrien Brody, Lance E. Nichols, Judd Lormand, Akon, Aaron V. Williamson

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana (2).
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“Rewind” Federica De Paolis

Federica De Paolis - RewindRewind
Federica De Paolis
– Bompiani –
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Mi era sempre piaciuto scopare a quell’ora, quando sei ancora tutt’uno con il sonno, quando l’incoscienza rende i movimenti più fluidi e l’eros meno trattenuto, l’erezione è generosa, la luce superficiale.
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Quelle che si erano divertite, con cui bastava bere una birra per assicurarti una scopata, ora volevano una famigliola, con tanto di prole, spazzolino in comune e colazioni tutti insieme appassionatamente. Tic, tac, l’orologio biologico le accendeva tutte nello stesso identico modo. Trentasei anni, stavano ritte sulla punta delle loro bellezza nutrita di palestra o di yoga, barrette o spesa a chilometro zero, acido ialuronico o biocosmesi, si erano realizzate, avevano trovato un posto nel mondo, guadagnavano e si mantenevano, avevano la loro casetta ben arredata, una, due convivenze alle spalle, di cui ti raccontavano crucciate, consapevoli di aver commesso un errore – voler cambiare. l’altro, e invece a te ti avrebbero preso così com’eri, ti avrebbero accolto nella loro tana, se volevi, non pretendevano di essere mantenute, ti cucinavano cenette succulente, ti sussurravano che il femminismo le aveva stancate, non era forse bello e giusto occuparsi del proprio compagno? Erano allegre, ti lasciavano fare il predatore, eri tu che le chiamavi e le invitavi, eri tu che decidevi quando vederle, loro erano sempre disponibili, sorridenti, emancipate, piene di amici, aperitivi, libri da leggere, viaggi che andavano fatti alla svelta. In Vietnam per esempio o nel sud della Francia, era lì che dopo una scopata memorabile, mettendosi la crema sul viso, ti dicevano che forse sì, ma sì, un bambino loro lo avrebbero fatto, e tu?
*
Era uno di quei giorni in cui per salvarti devi correre venti minuti buoni su un tapis roulant a velocità quattordici, sennò, se salti quell’appuntamento, finisce con tre birre, mezza bottiglia di rosso, un cognac. O lo spremi, il corpo, o lo riempi…
*
C’è un tempo nel corso della giornata, ci sono centimetri d’amore forse un metro addirittura, c’è la stanchezza e l’energia, e un bambino assorbe tutto, divora tutto, ti sequestra, ti chiama a sé, ti implora amore sorridendo. Per resistere un uomo e una donna devono alzarsi in piedi, tendersi la mano, sorridersi, trasformarsi.
*
L’ordine conteneva il suo io, limitava la sua paura di disintegrarsi, di ammuffire in quei giorni monocordi, grigi, in cui gli sembrava di non avere un senso. La routine gli consentiva di scandire le giornate in blocchetti operosi, la solitudine si sporcava dei rumori domestici, la casa di svegliava, l’abisso era compresso nelle pareti lavabili color avorio.
*
C’è questo.
Che un giorno non ami più le cose che ti hanno fatto innamorare. Sono scivolate via dalle dita. Bisogna ricordarselo. Non esiste l’amore. È solo un’idea. Devi sfondare, cancellare gli orpelli del sentimentalismo, incontrare una donna e levarle il trucco dal viso, guardarla per quello che è, chiederti se tra un po’, quando le adrenaline del sesso saranno calate, lei ti vorrà come sei o passerà il resto dell’esistenza a rimproverarti di non essere qualcun altro.
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“Festa d’amore” Charles Baxter

25 febbraio 2015 Nessun commento

Charles Baxter - Festa d’amoreFesta d’amore
Charles Baxter
– Mattioli 1885 –
(traduzione di Nicola Manuppelli)
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Gli ospiti erano tutti residenti di Burns Park, un quartiere scalcinato di accademici, composto per lo più da tuttologi di professione, gente che aveva opinioni e il tempo per esprimerle.
Tutti mostravano (mostravamo) un certo atteggiamento svagato adatto a una festa. A prescindere da quanto sia ubriaca, di solito non amo il luccichio domestico né la socievolezza ridanciana. Perché è il Midwest, e nessuno brilla, proprio perché nessuno deve. Si tratta più di un tenue luccichio, come di posate usate troppo di frequente. Eravamo tutti abbastanza presentabili, ma non c’era quasi nessuno che si segnalasse particolarmente. Qui nel Michigan ilo vero stile è troppo difficile e di seconda mano. Abbiamo tutti una personalità ereditata. Ma in un certo senso liberatorio. Ti libera per altre questioni di maggiore importanza: i grandi temi, le passioni sordide.
*
In ogni relazione esiste almeno un giorno felice. Ciò che intendo dire è che, per quanta amarezza vi sia in una storia, quel giorno c’è sempre. Ti appartiene in ogni caso. È quel giorno che ti ricordi e pensi: beh, almeno ho avuto quel giorno. Una volta è successo. Ti convinci che tutte le variabili potrebbero semplicemente allinearsi un’altra volta. Invece no. Non sempre. Una volta ho parlato con una donna che mi ha detto: “Sì, quel giorno c’era un angelo a guardarci.”
*
… aveva passato l’intera giovinezza a tentennare ed esitare e accendere e spegnere sigarette per la frustrazione. Aveva un campionario di gesti abortiti.
*
Quando fummo nudi, finalmente, in piedi, mi mise le mani sul seno e iniziò a baciarmi. Mi sentivo al settimo cielo. E pensavo: può avere ogni centimetro di me. Gesù, si può prendere pure le mie ossa.
*
Al buio, un lato del viso di Bradley pare sul punto di crollare, come se lo sforzo per salvare le apparenze fosse definitivamente fallito e l’ottimismo del giorno lo avesse abbandonato.
*
“Beh,” dissi. “Dato che siamo in vena di consigli e cose di questo tipo, come sei riuscito a restare sposato con mamma così a lungo? Sono trenta…”
“Trentotto anni.”
“Trentotto anni,” dissi. “Come ci sei riuscito?”
“Questa non è una domanda. Non si chiede una cosa del genere. Ma dato che l’hai fatto, ti risponderò. È semplice. Ho tenuto la bocca chiusa.” Si fermò. Una pausa glaciale. “Questo è il segreto.”
*
La passione occupa uno spazio che non viene lasciato libero fino a quando non sopraggiunge un’altra passione.
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Non so se David e io resteremo insieme. Il nostro fare l’amore è così tempestoso e teatrale che continuiamo a farci strappi l’uno nell’altro, e ogni strappo crea un buco. Ciò che facciamo è più simile a una lotta che all’amore. Penso che stiamo cercando le nostre anime, sapendo che devono essere là da qualche parte, vicino ai nostri cuori denutriti. Non dovresti invidiarci, per quanto sensuali ti possiamo sembrare. Non è qualcosa di sostenibile. Nessuno potrebbe sopportarlo. Questa intensità non può continuare per sempre. Ma è il modo in cui siamo, tosti e gretti e un po’ egoisti, ma il punto principale è che siamo ossessionati l’uno dall’altro e siamo disposti ad ammetterlo ora, a netto di tutto il bene che rende due persone come noi innamorate, se è di questo che si tratta, il che ha poco a che fare col bene.
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I peggiori errori che abbia mai commesso sono stati quelli dettati da una dolce speranza.
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Margaret me lo spiegò con la sua voce calma, l’atteggiamento sereno e zen africano, utilizzando termini come commotio cordis. Contro il terrore e le pene della morte, possono solo il multisillabici aggettivi e sostantivi latini, le competenze tecniche e alla fine le preghiere, per quelli che ne hanno.

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Postilla PERSONALE
Una grande storia che si dipana attraversando tante altre storie, più piccole. La stessa storia che non è mai veramente la stessa, contaminata nella narrazione da differenti punti di vista, voci e modi di sentire. Mondi che collidono, impegnati tutti nella ricerca di qualcosa.
Un quadro a cui prestare attenzione, apprezzandone sì la visione generale a creare un senso condiviso, ma nel quale soffermarsi soprattutto sui particolari fatti di gesti, reazioni e riflessioni personali.
Davvero bravo Charles Baxter a tenere in piedi i due aspetti più immediati di questo ottimo romanzo, il suo insieme e ogni singolarità. Ritmo sempre molto buono, forse una voce ha un passo meno sicuro delle altre, e incedere mutevole, a volte ricco di humour, altre pronto a lambire la disillusione più cupa, ma sempre conscio che la possibilità è là, a portata di mano.
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“Le mie storie parlano sempre della felicità e della possibilità o meno di esservi inclusi. C’è sempre qualcuno che guarda qualcun altro che è felice e pensa a come potere arrivare fin lì.” – Charles Baxter

Una volta Oscar Levant disse “La felicità non è qualcosa che sperimenti, è qualcosa che ricordi.” Il fatto è che questa sensazione, secondo Baxter, porta a una sorta di cecità. La felicità non ha coscienza di se stessa. Ed è per questo che forse è meglio inquadrabile in un coro, un mosaico di voci, quale Festa d’amore è. – dalla postfazione di Nicola Manuppelli
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IN VISIONE: Selma, Turner, Han Gong-Ju, La isla mínima, I nostri ragazzi

24 febbraio 2015 Nessun commento

 

IN VISIONE
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SelmaSelma
(U.K. – 2014)

di Ava DuVernay
con David Oyelowo, Tom Wilkinson, Cuba Gooding Jr., Alessandro Nivola, Carmen Ejogo, Lorraine Toussaint, Tim Roth, Tessa Thompson, Giovanni Ribisi, Oprah Winfrey, Wendell Pierce

Postilla PERSONALE
Tutto al suo posto, prevedibile, e niente di più però.
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TurnerTurner
(U.K. – 2014)

di Mike Leigh
con Timothy Spall, Dorothy Atkinson, Marion Bailey, Paul Jesson, Lesley Manville

Postilla PERSONALE
Interessante, ma anche noiosetto.
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Han Gong-JuHan Gong-Ju
(Corea del Sud – 2013)

di Su-jin Lee
con Chun Woo-hee, Jung In-sun, Lee Young-ran, Kim So-young

Postilla PERSONALE
Buon film e buona storia.
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La isla mínimaLa isla mínima
(Spagna – 2014)

di Alberto Rodríguez
con Raúl Arévalo, Javier Gutiérrez, Nerea Barros, Antonio de la Torre, Jesús Castro, Mercedes León, Manolo Solo, Jesús Carroza, Cecilia Villanueva, Salvador Reina, Juan Carlos Villanueva

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode, anche se un po’ troppo “True Detective”.
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I nostri ragazziI nostri ragazzi
(Italia – 2014)

di Ivano De Matteo
con Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio, Barbora Bobulova, Rosabell Laurenti Sellers, Jacopo Olmo Antinori

Postilla PERSONALE
Qualcosa si salva, ma troppo poco.
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“Ognuno incatenato alla sua ora” Mariella Mehr

23 febbraio 2015 Nessun commento

Mariella Mehr - Ognuno incatenato alla sua oraOgnuno incatenato alla sua ora
Mariella Mehr
– Einaudi –
(traduzione di Anna Ruchat)
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Luce teneramente registrata
poche cose visibili ancora,
poche afferrabili.

Solo il rumore
ha fatto irruzione nei misteri della vita,
pavimenta i corridoi del labirinto
con il tempo contato.

Canteremo attraverso la sera
un canto con viticci di ossa
grovigli di vene e sangue di fate
tra le righe.

Suoni semplici, anche lì, non storpiati
dove le esalazioni dell’aldilà premono
per uscire dai pori della notte restante

e depositarsi nel primo
rossore del giorno.

Un requiem indistruttibile
per ogni giornata senza luce.

*

Siamo scampati a noi stessi,
dici, anche se continuiamo
a cercare le parole.

Una tempesta di chiacchiere
ci muove contro,
mentre il presente
s’insinua nella casa di neve.

Sognando nuove frasi,
come se venisse una nuova primavera
(orecchio gemello di spergiuro)
si mescola l’inganno
si fa trasportare a riva come un legno.

Dove non c’è consolazione in vista
la parola trascina
la montagna irremovibile
consumando se stessa.

Prendi il ramo del vischio
nella tempesta di neve, veloce,
perché il linguaggio dell’inverno porti in giro le gemme.

*

perseguitata nel nero
infinito paesaggio
come una bestia
selvatica

nel ventre
della notte
risate
a brandelli

sul patibolo
del tempo
il dolore implora
compassione

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Postilla PERSONALE
Se il romanzo “è fatica”, come dice Mariella Mehr in un’intervista a Paolo Di Stefano “e quando il romanzo è finito non si è mai contenti fino in fondo.” La poesia invece “è una cosa che rende felici. La scrivi, l’aggiusti, e poi dici, ecco questo è il meglio che posso dare di me ora, e questa è la felicità.” – dalla prefazione di Anna Ruchat
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“Ogni giorno è per il ladro” Teju Cole

19 febbraio 2015 Nessun commento

Teju Cole - Ogni giorno è per il ladroOgni giorno è per il ladro
Teju Cole
– Einaudi –
(traduzione di Gioia Guerzoni)
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Ma è ancora un progresso preso a prestito e privo dell’impegno ideologico che può renderlo tale. Il presidente della federazione non riesce a evitare continui discorsi su Dio e in questo è molto simile ai suoi elettori. L’ossessione del presidente Obasanjo è “l’immagine” del paese. È convinto che il danno maggiore alla Nigeria sia stato inflitto dai suoi detrattori. Sono le persone antipatriottiche, secondo lui, quelle che rovinano il paese, e insiste che l’unico vero difetto è sottolineare sempre i difetti. Bisognerebbe parlare solo delle cose positive. Dopotutto, nessuna società può definirsi perfetta.
*
La pienezza di un bambino è la cosa più fragile e potente al mondo. La fiducia di un bambino è la meraviglia del mondo.
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La gente è così stanca dopo le scocciature di un’ordinaria giornata a Lagos che, per la stragrande maggioranza, una forma di intrattenimento insulsa è preferibile a qualsiasi altra. Questo è il tacito prezzo da pagare per tutte le tensioni accumulate nella vita quotidiana di Lagos: i tragitti di dieci minuti che durano quarantacinque, la mancanza di luoghi raccolti, il confronto costante con bisogni più basilari dei tuoi. Alla fine della giornata, la mente è stanca, il corpo stremato. Il massimo che riesco a fare è scattare qualche foto. Per il resto del mese non scrivo e non leggo.
Eppure, eppure, Questo luogo esercita un fascino primitivo su di me. Non c’è fine all’incanto. La gente parla di continuo, facendo appello a un senso di realtà che non è identico al mio. Trova soluzioni meravigliose per problemi complicati, e in questo vedo una nobiltà di spirito che è ormai rara nel mondo. Ma c’è anche molto dolore, non solo melodrammatico, nel modo in cui le difficoltà economiche logorano le persone, le erodono, facendo leva sulle loro debolezze finché si ritrovano a fare cose che odiano, e diventano l’ombra della loro parte migliore. Prima il problema era sempre chi comandava. Ma adesso, quando esci in strada, è probabile che l’oppressore sia un tuo concittadino. I valori etici sono corrosi da anni di sofferenza, da una vita sull’orlo della disperazione. C’è una venalità diffusa qui, e l’atmosfera generale di resa, di impotenza, è la cosa più devastante. Decido che amo troppo la mia tranquillità per immischiarmi nei problemi altrui. Non tornerò a stare a Lagos, assolutamente no. Non importa se ci sono un milione di storie da raccontare, non importa se anche questo contribuisce all’atmosfera di sconfitta.
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Un’altra pausa. Il traffico fuori. I generatori. Ci sono molte vite e molti anni, e relativamente pochi istanti in cui le storie individuali si toccano riconoscendosi davvero.

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Postilla PERSONALE
Primo romanzo di Teju Cole, originariamente pubblicato solo nella natia Nigeria e uscito altrove dopo la pubblicazione del secondo e fortunato “Città aperta“.
Un reportage del suo ritorno in Nigeria dopo quindici anni vissuti a New York che parla di un rapporto conflittuale: ricordi famigliari, passi avanti compiuti dal paese e dai suoi connazionali, ma anche l’immutabilità di usi e costumi radicati nel tempo.
“Ogni giorno è per il ladro” è un libro propedeutico a “Città aperta” o almeno sembra esserlo stato per l’autore; non così sorprendente, ma non per questo meno interessante.
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IN VISIONE: Still Alice, Il regno d’inverno, Unbroken, Coherence, Men women and children

17 febbraio 2015 Nessun commento

 

IN VISIONE
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Still AliceStill Alice
(U.S.A. – 2014)

di Richard Glatzer, Wash Westmoreland
con Julianne Moore, Kristen Stewart, Alec Baldwin, Kate Bosworth, Hunter Parrish

Postilla PERSONALE
Ottimo film e bravissima Julianne Moore.
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Il regno d'invernoIl regno d’inverno
(Turchia, Francia, Germania – 2014)

di Nuri Bilge Ceylan
con Haluk Bilginer, Melisa Sozen, Demet Akbag, Ayberk Pekcan, Serhat Mustafa Kiliç

Postilla PERSONALE
Bello è bello, ma arrivare in fondo è una piccola impresa.
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UnbrokenUnbroken
(U.S.A. – 2014)

di Angelina Jolie
con Jack O’Connell, Domhnall Gleeson, Garrett Hedlund, Finn Wittrock, Jai Courtney, Takamasa Ishihara

Postilla PERSONALE
Polpettone hollywoodiano.
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CoherenceCoherence
(U.S.A. – 2013)

di James Ward Byrkit
con Emily Baldoni, Maury Sterling, Nicholas Brendon, Elizabeth Gracen, Alex Manugian, Lauren Maher, Hugo Armstrong, Lorene Scafaria

Postilla PERSONALE
Interessante.
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Men women and childrenMen women and children
(U.S.A. – 2014)

di Jason Reitman
con Adam Sandler, Jennifer Garner, Rosemarie DeWitt, Judy Greer, Dean Norris, Kaitlyn Dever, Ansel Elgort

Postilla PERSONALE
Troppa carne al fuoco e nemmeno cotta tanto bene.
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“Tradimento” Tommaso Landolfi

16 febbraio 2015 Nessun commento

Tommaso Landolfi - TradimentoTradimento
Tommaso Landolfi
– Adelphi –
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O cari mostri della giovinezza,
Lunari orrori, ribrezzo
Di solitarie dimore,
Palpiti di terrore:
Quanto più vivi e quasi lieti, quasi
Lievito di speranza!
In oggi fin l’angoscia è smorte.

Non si vive se non violando le norme.
E ben questo rimprovero agli odierni.
Questo: ove son le norme da violare?
Di che avremmo a nutrire il nostro cuore?
Se Dio non è, chi bestemmiare?
O tu, canuto despota, ritorna
Come agli antichi giorni quando
Regnavi sulla venere e la lava,
Sul fuoco e le faville,
E sul primo mortale adoratore
Di simulacri d’argilla.

*

Felice chi può fare
Del proprio dolore una croce,
Un faro, un segnale,
Felice chi si trasfigura
E beato il dolore universale:
Risucchiato in un buio
Vortice, io vedo solo
La mia miseria personale,
Donde nessuno potrà mai
Trarre una norma od esemplare almeno
Il cuore umano. Abbiette,
Sordide pene son le mie, dannate
A perdersi senza frutto,
A nulla che sarà commisurate.

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“La cresta dell’onda” Thomas Pynchon

12 febbraio 2015 Commenti chiusi

Thomas Pynchon - La cresta dell’ondaLa cresta dell’onda
Thomas Pynchon
– Einaudi -
(traduzione di Massimo Bocchiola)
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- Troppo paranoico per te?
– Non per me… la paranoia è l’aglio nella cucina della vita, non si esagera mai.
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Be’, quasi vuoto. Da qualche cubicolo lontano viene una tinnula melodia elettronica in cui Maxine riconosce Korobushka, l’inno del fancazzismo aziendale anni Novanta, che suona sempre più svelto, accompagnato da strilli angosciosi. Un venditore fantasma, ma sul serio. Sarà entrata in qualche curva spazio-tempo dove le ombre dei pelandroni d’ufficio continuano a sprecare innumerevoli ore di lavoro giocando a Tetris? Tra quello e il Solitario di Windows, non c’è niente di strano che il settore tecnologico sia andato a ramengo.
*
Anche se la tecnobolla, un tempo in appariscente curva ellissoide, ora penzola, rosa schocking, sull’orlo del precipizio sopra il mento tremante dell’epoca, con solo una parvenza di fiato in corpo, stasera non si bada proprio a spese. Il tema del convegno, ufficialmente “1999”, ha un più cupo sottofondo di Negazione. In breve è chiaro come tutti stiano fingendo di trovarsi ancora nei fantastici anni pre-crollo, a danzare nell’ombra del temuto Anno Duemila, ora inoffensivamente archiviato, ma secondo questa convenzione illusoria non ancora del tutto arrivato, con tutti i presenti bloccati in un fotogramma cenerentolesco della mezzanotte del millennio, quando nel nascondo successivo i computer del mondo non riusciranno a incrementare correttamente l’anno scatenando l’Apocalisse.
*
– Lei mi disprezza vero?
Maxine finge di riflettere. – La licenza di disprezzare ce l’hanno quelli come lei… a me l’hanno tolta, quindi devo accontentarmi di essere in cazzata, e l’incazzatura è una cosa che passa.
*
Quando gli occhi irlandesi non sorridono, è meglio avere una buona scusa o un buon paio di scarpe da podista.
*
Il passato, ehi, altro che cazzi: è un aperto invito all’abuso di vino.
*
Bene, qualcosa un pochino diverso. Quale è mai stata l’alternativa? Reclamata dalla minuta quotidianità, fingendo che la vita sia Tornata Normale, avvolgendosi tremante, contro l’inverno delle contingenze, in una logora coperte di spese del primo trimestre, comitati scolastici, irregolarità nel canone della Tv via cavo, una giornata lavorativa che scoppietta di fantasie malavitose per le quali “truffa” è spesso una parola troppo elegante, vicini di sopra per i quali stuccare la vasca da bagno è un concetto alieno, sintomi alto-respiratori e basso-intestinali, il tutto nella fede démodé che il cambiamento sarà sempre abbastanza graduale per essere assorbito, con l’assicurazione, con i dispositivi di sicurezza, con le diete salutiste e un regolare esercizio fisico, e che il male non viene mai rombando dal cielo per esplodere nelle torreggianti illusioni della gente di esserne dispensata…

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Postilla PERSONALE
New York, 21 aprile 2001. Il millenium bug si è rivelato una psicosi inutile, risoltasi in nulla, ma alle sue spalle si profila qualcosa di ben più pericoloso, la cresta dell’onda del mondo dotcom. È in questo scenario, sullo sfondo l’11 settembre 2001 in rapido avvicinamento, che Pynchon ambienta il suo ultimo romanzo.
Paranoia, complotti, trame e sottotrame, nelle quali si troverà invischiata Maxine Tarnow, investigatrice fiscale, insieme a tanti altri personaggi (affaristi, smanettoni, spie, uomini governativi o presunti tali, amanti interessati e mariti che ritornano).
Scorrevole nei dialoghi, ottimo nelle descrizioni, soprattutto quelle che riguardano NY e il WEB, Pynchon dà vita a un romanzo complesso, ma godibilissimo.
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Pynchon è uno di quegli scrittori che portano le parole e i loro nodi a una tensione estrema.” – Massimo Bocchiola
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IN VISIONE: Foxcatcher, Pasolini, Nessuno mi pettina bene come il vento, When animals dream, Escobar: paradise lost

10 febbraio 2015 Nessun commento

 

IN VISIONE
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FoxcatcherFoxcatcher
(U.S.A. – 2014)

di Bennett Miller
con Steve Carell, Channing Tatum, Mark Ruffalo

Postilla PERSONALE
Angosciante nel suo minimalismo desolato.
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PasoliniPasolini
(Belgio, Italia, Francia – 2014)

di Abel Ferrara
con Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana Asti, Roberto Zibetti, Maria de Medeiros

Postilla PERSONALE
Quanto pochezza… con l’aggravante di aver sprecato un attore perfetto per la parte come Willem Defoe.
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Nessuno mi pettina bene come il ventoNessuno mi pettina bene come il vento
(Italia – 2013)

di Peter Del Monte
con Laura Morante, Andreea Denisa Savin, Jacopo Olmo Antinori, Maria Sole Mansutti, Sergio Albelli

Postilla PERSONALE
Improbabile.
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When animals dreamWhen animals dream
(Danimarca – 2014)

di Jonas Alexander Amby
con Lars Mikkelsen, Jakob Oftebro, Sonja Richter, Mads Riisom, Sonia Suhl

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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Escobar: paradise lostEscobar: paradise lost
(Francia, Spagna, Belgio – 2014)

di Andrea Di Stefano
con Benicio Del Toro, Josh Hutcherson, Brady Corbet, Claudia Traisac

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
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“Un giorno per disfare” Raffaele Riba

9 febbraio 2015 Nessun commento

Raffaele Riba - Un giorno per disfareUn giorno per disfare
Raffaele Riba
– 66thand2nd –
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In guerra Dio non faceva niente e diventava una speranza solo alla fine delle alternative.
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Émile l’aiutò a uscire da lì, la portò nel dehors di un bar deserto con i tavoli e le sedie in ferro battuto, e con dell’acqua bagnò un tovagliolo che mise sulla ferita. Era un attenzione minima per Agnès, ma nuova perché ogni persona è in grado di fare le stesse cose a modo proprio.
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… si aggrappavano l’un l’altro, con la precarietà dei detriti.
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Lei e suo padre stavano combattendo guerre non solo diverse, ma opposte, perché invecchiare non è solo attesa, ma assenza di rimedio.
Cesar Dupont non era vecchio perché non riusciva più a urinare in piedi o da solo, non era vecchio perché non riusciva più a mangiare altro che cibi passati e non era vecchio per il tempo che trascorreva a letto. Era vecchio perché non aveva più voglia di urinare in piedi o da solo, non aveva più voglia di mangiare altro che cibi passati e non aveva più voglia di scendere dal letto.
[…]
Mentre resistevano con forze uguali e contrarie, lei, giorno dopo giorno, vedeva il padre abbassarsi di un centimetro, fare un passo in meno, mangiare qualcosa in meno, dormire un minuto in più la mattina e starne sveglio uno in meno la sera. Dire una parola in meno, saper rispondere a una domanda in meno, e rendersi sempre più conto che le cose passano.
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Sono quello che rimane degli spazi lasciati dalla malattia, l’ultimo punto fermo della mia vita venuta mossa.
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Ora sai che i ricordi cambiano più delle persone, che le parentesi si devono chiudere e che tutto quello che era prima non sarebbe adesso.

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