“Festa d’amore” Charles Baxter

25 febbraio 2015 Nessun commento

Charles Baxter - Festa d’amoreFesta d’amore
Charles Baxter
– Mattioli 1885 –
(traduzione di Nicola Manuppelli)
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Gli ospiti erano tutti residenti di Burns Park, un quartiere scalcinato di accademici, composto per lo più da tuttologi di professione, gente che aveva opinioni e il tempo per esprimerle.
Tutti mostravano (mostravamo) un certo atteggiamento svagato adatto a una festa. A prescindere da quanto sia ubriaca, di solito non amo il luccichio domestico né la socievolezza ridanciana. Perché è il Midwest, e nessuno brilla, proprio perché nessuno deve. Si tratta più di un tenue luccichio, come di posate usate troppo di frequente. Eravamo tutti abbastanza presentabili, ma non c’era quasi nessuno che si segnalasse particolarmente. Qui nel Michigan ilo vero stile è troppo difficile e di seconda mano. Abbiamo tutti una personalità ereditata. Ma in un certo senso liberatorio. Ti libera per altre questioni di maggiore importanza: i grandi temi, le passioni sordide.
*
In ogni relazione esiste almeno un giorno felice. Ciò che intendo dire è che, per quanta amarezza vi sia in una storia, quel giorno c’è sempre. Ti appartiene in ogni caso. È quel giorno che ti ricordi e pensi: beh, almeno ho avuto quel giorno. Una volta è successo. Ti convinci che tutte le variabili potrebbero semplicemente allinearsi un’altra volta. Invece no. Non sempre. Una volta ho parlato con una donna che mi ha detto: “Sì, quel giorno c’era un angelo a guardarci.”
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… aveva passato l’intera giovinezza a tentennare ed esitare e accendere e spegnere sigarette per la frustrazione. Aveva un campionario di gesti abortiti.
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Quando fummo nudi, finalmente, in piedi, mi mise le mani sul seno e iniziò a baciarmi. Mi sentivo al settimo cielo. E pensavo: può avere ogni centimetro di me. Gesù, si può prendere pure le mie ossa.
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Al buio, un lato del viso di Bradley pare sul punto di crollare, come se lo sforzo per salvare le apparenze fosse definitivamente fallito e l’ottimismo del giorno lo avesse abbandonato.
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“Beh,” dissi. “Dato che siamo in vena di consigli e cose di questo tipo, come sei riuscito a restare sposato con mamma così a lungo? Sono trenta…”
“Trentotto anni.”
“Trentotto anni,” dissi. “Come ci sei riuscito?”
“Questa non è una domanda. Non si chiede una cosa del genere. Ma dato che l’hai fatto, ti risponderò. È semplice. Ho tenuto la bocca chiusa.” Si fermò. Una pausa glaciale. “Questo è il segreto.”
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La passione occupa uno spazio che non viene lasciato libero fino a quando non sopraggiunge un’altra passione.
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Non so se David e io resteremo insieme. Il nostro fare l’amore è così tempestoso e teatrale che continuiamo a farci strappi l’uno nell’altro, e ogni strappo crea un buco. Ciò che facciamo è più simile a una lotta che all’amore. Penso che stiamo cercando le nostre anime, sapendo che devono essere là da qualche parte, vicino ai nostri cuori denutriti. Non dovresti invidiarci, per quanto sensuali ti possiamo sembrare. Non è qualcosa di sostenibile. Nessuno potrebbe sopportarlo. Questa intensità non può continuare per sempre. Ma è il modo in cui siamo, tosti e gretti e un po’ egoisti, ma il punto principale è che siamo ossessionati l’uno dall’altro e siamo disposti ad ammetterlo ora, a netto di tutto il bene che rende due persone come noi innamorate, se è di questo che si tratta, il che ha poco a che fare col bene.
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I peggiori errori che abbia mai commesso sono stati quelli dettati da una dolce speranza.
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Margaret me lo spiegò con la sua voce calma, l’atteggiamento sereno e zen africano, utilizzando termini come commotio cordis. Contro il terrore e le pene della morte, possono solo il multisillabici aggettivi e sostantivi latini, le competenze tecniche e alla fine le preghiere, per quelli che ne hanno.

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Postilla PERSONALE
Una grande storia che si dipana attraversando tante altre storie, più piccole. La stessa storia che non è mai veramente la stessa, contaminata nella narrazione da differenti punti di vista, voci e modi di sentire. Mondi che collidono, impegnati tutti nella ricerca di qualcosa.
Un quadro a cui prestare attenzione, apprezzandone sì la visione generale a creare un senso condiviso, ma nel quale soffermarsi soprattutto sui particolari fatti di gesti, reazioni e riflessioni personali.
Davvero bravo Charles Baxter a tenere in piedi i due aspetti più immediati di questo ottimo romanzo, il suo insieme e ogni singolarità. Ritmo sempre molto buono, forse una voce ha un passo meno sicuro delle altre, e incedere mutevole, a volte ricco di humour, altre pronto a lambire la disillusione più cupa, ma sempre conscio che la possibilità è là, a portata di mano.
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“Le mie storie parlano sempre della felicità e della possibilità o meno di esservi inclusi. C’è sempre qualcuno che guarda qualcun altro che è felice e pensa a come potere arrivare fin lì.” – Charles Baxter

Una volta Oscar Levant disse “La felicità non è qualcosa che sperimenti, è qualcosa che ricordi.” Il fatto è che questa sensazione, secondo Baxter, porta a una sorta di cecità. La felicità non ha coscienza di se stessa. Ed è per questo che forse è meglio inquadrabile in un coro, un mosaico di voci, quale Festa d’amore è. – dalla postfazione di Nicola Manuppelli
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IN VISIONE: Selma, Turner, Han Gong-Ju, La isla mínima, I nostri ragazzi

24 febbraio 2015 Nessun commento

 

IN VISIONE
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SelmaSelma
(U.K. – 2014)

di Ava DuVernay
con David Oyelowo, Tom Wilkinson, Cuba Gooding Jr., Alessandro Nivola, Carmen Ejogo, Lorraine Toussaint, Tim Roth, Tessa Thompson, Giovanni Ribisi, Oprah Winfrey, Wendell Pierce

Postilla PERSONALE
Tutto al suo posto, prevedibile, e niente di più però.
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TurnerTurner
(U.K. – 2014)

di Mike Leigh
con Timothy Spall, Dorothy Atkinson, Marion Bailey, Paul Jesson, Lesley Manville

Postilla PERSONALE
Interessante, ma anche noiosetto.
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Han Gong-JuHan Gong-Ju
(Corea del Sud – 2013)

di Su-jin Lee
con Chun Woo-hee, Jung In-sun, Lee Young-ran, Kim So-young

Postilla PERSONALE
Buon film e buona storia.
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La isla mínimaLa isla mínima
(Spagna – 2014)

di Alberto Rodríguez
con Raúl Arévalo, Javier Gutiérrez, Nerea Barros, Antonio de la Torre, Jesús Castro, Mercedes León, Manolo Solo, Jesús Carroza, Cecilia Villanueva, Salvador Reina, Juan Carlos Villanueva

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode, anche se un po’ troppo “True Detective”.
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I nostri ragazziI nostri ragazzi
(Italia – 2014)

di Ivano De Matteo
con Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio, Barbora Bobulova, Rosabell Laurenti Sellers, Jacopo Olmo Antinori

Postilla PERSONALE
Qualcosa si salva, ma troppo poco.
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“Ognuno incatenato alla sua ora” Mariella Mehr

23 febbraio 2015 Nessun commento

Mariella Mehr - Ognuno incatenato alla sua oraOgnuno incatenato alla sua ora
Mariella Mehr
– Einaudi –
(traduzione di Anna Ruchat)
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Luce teneramente registrata
poche cose visibili ancora,
poche afferrabili.

Solo il rumore
ha fatto irruzione nei misteri della vita,
pavimenta i corridoi del labirinto
con il tempo contato.

Canteremo attraverso la sera
un canto con viticci di ossa
grovigli di vene e sangue di fate
tra le righe.

Suoni semplici, anche lì, non storpiati
dove le esalazioni dell’aldilà premono
per uscire dai pori della notte restante

e depositarsi nel primo
rossore del giorno.

Un requiem indistruttibile
per ogni giornata senza luce.

*

Siamo scampati a noi stessi,
dici, anche se continuiamo
a cercare le parole.

Una tempesta di chiacchiere
ci muove contro,
mentre il presente
s’insinua nella casa di neve.

Sognando nuove frasi,
come se venisse una nuova primavera
(orecchio gemello di spergiuro)
si mescola l’inganno
si fa trasportare a riva come un legno.

Dove non c’è consolazione in vista
la parola trascina
la montagna irremovibile
consumando se stessa.

Prendi il ramo del vischio
nella tempesta di neve, veloce,
perché il linguaggio dell’inverno porti in giro le gemme.

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perseguitata nel nero
infinito paesaggio
come una bestia
selvatica

nel ventre
della notte
risate
a brandelli

sul patibolo
del tempo
il dolore implora
compassione

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Postilla PERSONALE
Se il romanzo “è fatica”, come dice Mariella Mehr in un’intervista a Paolo Di Stefano “e quando il romanzo è finito non si è mai contenti fino in fondo.” La poesia invece “è una cosa che rende felici. La scrivi, l’aggiusti, e poi dici, ecco questo è il meglio che posso dare di me ora, e questa è la felicità.” – dalla prefazione di Anna Ruchat
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“Ogni giorno è per il ladro” Teju Cole

19 febbraio 2015 Nessun commento

Teju Cole - Ogni giorno è per il ladroOgni giorno è per il ladro
Teju Cole
– Einaudi –
(traduzione di Gioia Guerzoni)
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Ma è ancora un progresso preso a prestito e privo dell’impegno ideologico che può renderlo tale. Il presidente della federazione non riesce a evitare continui discorsi su Dio e in questo è molto simile ai suoi elettori. L’ossessione del presidente Obasanjo è “l’immagine” del paese. È convinto che il danno maggiore alla Nigeria sia stato inflitto dai suoi detrattori. Sono le persone antipatriottiche, secondo lui, quelle che rovinano il paese, e insiste che l’unico vero difetto è sottolineare sempre i difetti. Bisognerebbe parlare solo delle cose positive. Dopotutto, nessuna società può definirsi perfetta.
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La pienezza di un bambino è la cosa più fragile e potente al mondo. La fiducia di un bambino è la meraviglia del mondo.
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La gente è così stanca dopo le scocciature di un’ordinaria giornata a Lagos che, per la stragrande maggioranza, una forma di intrattenimento insulsa è preferibile a qualsiasi altra. Questo è il tacito prezzo da pagare per tutte le tensioni accumulate nella vita quotidiana di Lagos: i tragitti di dieci minuti che durano quarantacinque, la mancanza di luoghi raccolti, il confronto costante con bisogni più basilari dei tuoi. Alla fine della giornata, la mente è stanca, il corpo stremato. Il massimo che riesco a fare è scattare qualche foto. Per il resto del mese non scrivo e non leggo.
Eppure, eppure, Questo luogo esercita un fascino primitivo su di me. Non c’è fine all’incanto. La gente parla di continuo, facendo appello a un senso di realtà che non è identico al mio. Trova soluzioni meravigliose per problemi complicati, e in questo vedo una nobiltà di spirito che è ormai rara nel mondo. Ma c’è anche molto dolore, non solo melodrammatico, nel modo in cui le difficoltà economiche logorano le persone, le erodono, facendo leva sulle loro debolezze finché si ritrovano a fare cose che odiano, e diventano l’ombra della loro parte migliore. Prima il problema era sempre chi comandava. Ma adesso, quando esci in strada, è probabile che l’oppressore sia un tuo concittadino. I valori etici sono corrosi da anni di sofferenza, da una vita sull’orlo della disperazione. C’è una venalità diffusa qui, e l’atmosfera generale di resa, di impotenza, è la cosa più devastante. Decido che amo troppo la mia tranquillità per immischiarmi nei problemi altrui. Non tornerò a stare a Lagos, assolutamente no. Non importa se ci sono un milione di storie da raccontare, non importa se anche questo contribuisce all’atmosfera di sconfitta.
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Un’altra pausa. Il traffico fuori. I generatori. Ci sono molte vite e molti anni, e relativamente pochi istanti in cui le storie individuali si toccano riconoscendosi davvero.

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Postilla PERSONALE
Primo romanzo di Teju Cole, originariamente pubblicato solo nella natia Nigeria e uscito altrove dopo la pubblicazione del secondo e fortunato “Città aperta“.
Un reportage del suo ritorno in Nigeria dopo quindici anni vissuti a New York che parla di un rapporto conflittuale: ricordi famigliari, passi avanti compiuti dal paese e dai suoi connazionali, ma anche l’immutabilità di usi e costumi radicati nel tempo.
“Ogni giorno è per il ladro” è un libro propedeutico a “Città aperta” o almeno sembra esserlo stato per l’autore; non così sorprendente, ma non per questo meno interessante.
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IN VISIONE: Still Alice, Il regno d’inverno, Unbroken, Coherence, Men women and children

17 febbraio 2015 Nessun commento

 

IN VISIONE
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Still AliceStill Alice
(U.S.A. – 2014)

di Richard Glatzer, Wash Westmoreland
con Julianne Moore, Kristen Stewart, Alec Baldwin, Kate Bosworth, Hunter Parrish

Postilla PERSONALE
Ottimo film e bravissima Julianne Moore.
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Il regno d'invernoIl regno d’inverno
(Turchia, Francia, Germania – 2014)

di Nuri Bilge Ceylan
con Haluk Bilginer, Melisa Sozen, Demet Akbag, Ayberk Pekcan, Serhat Mustafa Kiliç

Postilla PERSONALE
Bello è bello, ma arrivare in fondo è una piccola impresa.
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UnbrokenUnbroken
(U.S.A. – 2014)

di Angelina Jolie
con Jack O’Connell, Domhnall Gleeson, Garrett Hedlund, Finn Wittrock, Jai Courtney, Takamasa Ishihara

Postilla PERSONALE
Polpettone hollywoodiano.
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CoherenceCoherence
(U.S.A. – 2013)

di James Ward Byrkit
con Emily Baldoni, Maury Sterling, Nicholas Brendon, Elizabeth Gracen, Alex Manugian, Lauren Maher, Hugo Armstrong, Lorene Scafaria

Postilla PERSONALE
Interessante.
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Men women and childrenMen women and children
(U.S.A. – 2014)

di Jason Reitman
con Adam Sandler, Jennifer Garner, Rosemarie DeWitt, Judy Greer, Dean Norris, Kaitlyn Dever, Ansel Elgort

Postilla PERSONALE
Troppa carne al fuoco e nemmeno cotta tanto bene.
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“Tradimento” Tommaso Landolfi

16 febbraio 2015 Nessun commento

Tommaso Landolfi - TradimentoTradimento
Tommaso Landolfi
– Adelphi –
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O cari mostri della giovinezza,
Lunari orrori, ribrezzo
Di solitarie dimore,
Palpiti di terrore:
Quanto più vivi e quasi lieti, quasi
Lievito di speranza!
In oggi fin l’angoscia è smorte.

Non si vive se non violando le norme.
E ben questo rimprovero agli odierni.
Questo: ove son le norme da violare?
Di che avremmo a nutrire il nostro cuore?
Se Dio non è, chi bestemmiare?
O tu, canuto despota, ritorna
Come agli antichi giorni quando
Regnavi sulla venere e la lava,
Sul fuoco e le faville,
E sul primo mortale adoratore
Di simulacri d’argilla.

*

Felice chi può fare
Del proprio dolore una croce,
Un faro, un segnale,
Felice chi si trasfigura
E beato il dolore universale:
Risucchiato in un buio
Vortice, io vedo solo
La mia miseria personale,
Donde nessuno potrà mai
Trarre una norma od esemplare almeno
Il cuore umano. Abbiette,
Sordide pene son le mie, dannate
A perdersi senza frutto,
A nulla che sarà commisurate.

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“La cresta dell’onda” Thomas Pynchon

12 febbraio 2015 Commenti chiusi

Thomas Pynchon - La cresta dell’ondaLa cresta dell’onda
Thomas Pynchon
– Einaudi -
(traduzione di Massimo Bocchiola)
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- Troppo paranoico per te?
– Non per me… la paranoia è l’aglio nella cucina della vita, non si esagera mai.
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Be’, quasi vuoto. Da qualche cubicolo lontano viene una tinnula melodia elettronica in cui Maxine riconosce Korobushka, l’inno del fancazzismo aziendale anni Novanta, che suona sempre più svelto, accompagnato da strilli angosciosi. Un venditore fantasma, ma sul serio. Sarà entrata in qualche curva spazio-tempo dove le ombre dei pelandroni d’ufficio continuano a sprecare innumerevoli ore di lavoro giocando a Tetris? Tra quello e il Solitario di Windows, non c’è niente di strano che il settore tecnologico sia andato a ramengo.
*
Anche se la tecnobolla, un tempo in appariscente curva ellissoide, ora penzola, rosa schocking, sull’orlo del precipizio sopra il mento tremante dell’epoca, con solo una parvenza di fiato in corpo, stasera non si bada proprio a spese. Il tema del convegno, ufficialmente “1999”, ha un più cupo sottofondo di Negazione. In breve è chiaro come tutti stiano fingendo di trovarsi ancora nei fantastici anni pre-crollo, a danzare nell’ombra del temuto Anno Duemila, ora inoffensivamente archiviato, ma secondo questa convenzione illusoria non ancora del tutto arrivato, con tutti i presenti bloccati in un fotogramma cenerentolesco della mezzanotte del millennio, quando nel nascondo successivo i computer del mondo non riusciranno a incrementare correttamente l’anno scatenando l’Apocalisse.
*
– Lei mi disprezza vero?
Maxine finge di riflettere. – La licenza di disprezzare ce l’hanno quelli come lei… a me l’hanno tolta, quindi devo accontentarmi di essere in cazzata, e l’incazzatura è una cosa che passa.
*
Quando gli occhi irlandesi non sorridono, è meglio avere una buona scusa o un buon paio di scarpe da podista.
*
Il passato, ehi, altro che cazzi: è un aperto invito all’abuso di vino.
*
Bene, qualcosa un pochino diverso. Quale è mai stata l’alternativa? Reclamata dalla minuta quotidianità, fingendo che la vita sia Tornata Normale, avvolgendosi tremante, contro l’inverno delle contingenze, in una logora coperte di spese del primo trimestre, comitati scolastici, irregolarità nel canone della Tv via cavo, una giornata lavorativa che scoppietta di fantasie malavitose per le quali “truffa” è spesso una parola troppo elegante, vicini di sopra per i quali stuccare la vasca da bagno è un concetto alieno, sintomi alto-respiratori e basso-intestinali, il tutto nella fede démodé che il cambiamento sarà sempre abbastanza graduale per essere assorbito, con l’assicurazione, con i dispositivi di sicurezza, con le diete salutiste e un regolare esercizio fisico, e che il male non viene mai rombando dal cielo per esplodere nelle torreggianti illusioni della gente di esserne dispensata…

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Postilla PERSONALE
New York, 21 aprile 2001. Il millenium bug si è rivelato una psicosi inutile, risoltasi in nulla, ma alle sue spalle si profila qualcosa di ben più pericoloso, la cresta dell’onda del mondo dotcom. È in questo scenario, sullo sfondo l’11 settembre 2001 in rapido avvicinamento, che Pynchon ambienta il suo ultimo romanzo.
Paranoia, complotti, trame e sottotrame, nelle quali si troverà invischiata Maxine Tarnow, investigatrice fiscale, insieme a tanti altri personaggi (affaristi, smanettoni, spie, uomini governativi o presunti tali, amanti interessati e mariti che ritornano).
Scorrevole nei dialoghi, ottimo nelle descrizioni, soprattutto quelle che riguardano NY e il WEB, Pynchon dà vita a un romanzo complesso, ma godibilissimo.
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Pynchon è uno di quegli scrittori che portano le parole e i loro nodi a una tensione estrema.” – Massimo Bocchiola
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IN VISIONE: Foxcatcher, Pasolini, Nessuno mi pettina bene come il vento, When animals dream, Escobar: paradise lost

10 febbraio 2015 Nessun commento

 

IN VISIONE
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FoxcatcherFoxcatcher
(U.S.A. – 2014)

di Bennett Miller
con Steve Carell, Channing Tatum, Mark Ruffalo

Postilla PERSONALE
Angosciante nel suo minimalismo desolato.
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PasoliniPasolini
(Belgio, Italia, Francia – 2014)

di Abel Ferrara
con Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana Asti, Roberto Zibetti, Maria de Medeiros

Postilla PERSONALE
Quanto pochezza… con l’aggravante di aver sprecato un attore perfetto per la parte come Willem Defoe.
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Nessuno mi pettina bene come il ventoNessuno mi pettina bene come il vento
(Italia – 2013)

di Peter Del Monte
con Laura Morante, Andreea Denisa Savin, Jacopo Olmo Antinori, Maria Sole Mansutti, Sergio Albelli

Postilla PERSONALE
Improbabile.
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When animals dreamWhen animals dream
(Danimarca – 2014)

di Jonas Alexander Amby
con Lars Mikkelsen, Jakob Oftebro, Sonja Richter, Mads Riisom, Sonia Suhl

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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Escobar: paradise lostEscobar: paradise lost
(Francia, Spagna, Belgio – 2014)

di Andrea Di Stefano
con Benicio Del Toro, Josh Hutcherson, Brady Corbet, Claudia Traisac

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
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“Un giorno per disfare” Raffaele Riba

9 febbraio 2015 Nessun commento

Raffaele Riba - Un giorno per disfareUn giorno per disfare
Raffaele Riba
– 66thand2nd –
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In guerra Dio non faceva niente e diventava una speranza solo alla fine delle alternative.
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Émile l’aiutò a uscire da lì, la portò nel dehors di un bar deserto con i tavoli e le sedie in ferro battuto, e con dell’acqua bagnò un tovagliolo che mise sulla ferita. Era un attenzione minima per Agnès, ma nuova perché ogni persona è in grado di fare le stesse cose a modo proprio.
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… si aggrappavano l’un l’altro, con la precarietà dei detriti.
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Lei e suo padre stavano combattendo guerre non solo diverse, ma opposte, perché invecchiare non è solo attesa, ma assenza di rimedio.
Cesar Dupont non era vecchio perché non riusciva più a urinare in piedi o da solo, non era vecchio perché non riusciva più a mangiare altro che cibi passati e non era vecchio per il tempo che trascorreva a letto. Era vecchio perché non aveva più voglia di urinare in piedi o da solo, non aveva più voglia di mangiare altro che cibi passati e non aveva più voglia di scendere dal letto.
[…]
Mentre resistevano con forze uguali e contrarie, lei, giorno dopo giorno, vedeva il padre abbassarsi di un centimetro, fare un passo in meno, mangiare qualcosa in meno, dormire un minuto in più la mattina e starne sveglio uno in meno la sera. Dire una parola in meno, saper rispondere a una domanda in meno, e rendersi sempre più conto che le cose passano.
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Sono quello che rimane degli spazi lasciati dalla malattia, l’ultimo punto fermo della mia vita venuta mossa.
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Ora sai che i ricordi cambiano più delle persone, che le parentesi si devono chiudere e che tutto quello che era prima non sarebbe adesso.

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“La morte del padre”Karl Ove Knausgård

5 febbraio 2015 Nessun commento

Karl Ove Knausgård - La morte del padreLa morte del padre
Karl Ove Knausgård
– Feltrinelli –
(traduzione di Margherita Potestà Heir)
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La comprensione non va confusa con il sapere.
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Non tutti i cerimoniali, non tutti i rituali sono perfettamente definiti, alcuni prendono forma nella quotidianità e diventano riconoscibili soltanto quando ciò che è normale acquista all’improvviso peso e carica.
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Quando papà si gira verso di me dopo essersi raddrizzato, il suo volto è quasi avvolto dalle tenebre.
Eppure ho elementi sufficienti per stabilire di che umore sia. Non lo capisco dall’espressione del suo viso, ma dall’atteggiamento del corpo, e queste deduzioni non le si leggono con il pensiero, ma grazie all’intuizione.
*
Era la persona più fisica e legata ai sensi che avessi mai conosciuto. Il bello era che si era messa insieme a uno che considerava i pasti, l’intimità e la vicinanza come dei mali necessari.
*
Quando la comprensione del mondo aumenta, non solo diminuisce il dolore da essa causato, ma anche il senso. Capire il mondo significa porsi a una distanza precisa da esso. Ciò che risulta troppo piccolo a occhio nudo, come le molecole e gli atomi, lo ingrandiamo, ciò che è troppo grande, come le formazioni nuvolose, i delta dei fiumi, le costellazioni, lo rimpiccioliamo. E quando abbiamo ricondotto ogni cosa entro il raggio d’azione dei nostri sensi, lo ancoriamo. Questo fissare le nostre conoscenze lo chiamiamo sapere. Per tutta l’infanzia e la gioventù ci sforziamo di stabilire la giusta distanza dalle cose e dai fenomeni. Leggiamo, impariamo, facciamo esperienze, correggiamo. Poi un giorno arriva per ognuno il momento in cui sono state definite tutte le distanze necessarie, sono stati stabiliti tutti i sistemi fondamentali. È proprio allora che il tempo comincia a fluire più rapidamente. Non incontra più nessun ostacolo, tutto è fissato, il tempo inonda impetuoso le nostre vite, i giorno scompaiono a gran velocità e, prima che ce ne rendiamo conto, abbiamo quaranta, cinquanta, sessant’anni.
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Quando si sa troppo poco, è come se questo poco non esistesse, ma anche quando si sa troppo, è come se questo troppo non ci fosse. Scrivere significa portare alla luce l’esistente facendolo emergere dalle ombre di ciò che sappiamo. La scrittura è questo. Non quello che vi succede, non gli avvenimenti che vi si svolgono, ma lì, in se stessa. Lì, risiede il luogo e l’obiettivo dello scrivere. Ma come si arriva a questo lì?
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… rimasi per qualche minuto a guardare quell’oscurità estiva, che in realtà non era buio, ma sembrava più un difetto della luce.
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Mi resi conto di essermi sempre sforzato di stabilire quale fosse l’espressione che aveva il suo viso. Che io non l’avevo mai guardato senza cercare al contempo di interpretarlo.
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Perché l’essere umano è soltanto una forma tra le altre che il mondo manifesta ed esprime di continuo, non soltanto in tutto ciò che è vivo, ma anche nelle cose inanimate, disegnate nella sabbia, nella pietra e nell’acqua. E la morte, che io avevo sempre considerato la dimensione più importante della vita, oscura, allettante, non era altro che un tubo che perde, un ramo che si spezza al vento, una giacca che scivola da una gruccia e cade per terra.
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Avevo dimestichezza con quei tratti, ma non con l’espressione che avevano assunto. Una tonalità scura, ingiallita dalla pelle unita alla perdita di elasticità dell’epidermide davano l’impressione che quel viso fosse intagliato nel legno. Quella legnosità rendeva impossibile qualsiasi sensazione di vicinanza. Non stavo più guardando un essere umano, ma qualcosa che gli assomigliava. Allo stesso tempo era stato uno di noi, e ciò che era stato allora continuava a esistere dentro di me, giaceva come un velo di vita disteso sopra la morte.
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… il presente una porta aperta che sbatteva al vento della storia.

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Postilla PERSONALE
Primo libro pubblicato per l’edizione curata da Feltrinelli di “Min kamp” (negli anni scorsi erano già usciti due volumi per Ponte alle Grazie), monumentale opera in sei parti che è valsa a Knausgård fama, denunce e addirittura boicottaggi, in patria e l’esportazione di successo poi (Zadie Smith, Jeffrey Eugenides tra i suoi tanti e famosi estimatori).
Un’eruzione autobiografica, senza lava o quasi. Tantissime digressioni, descrizioni e riflessioni contrapposte a pochi fatti cruciali (come la morte del padre da cui il titolo di questa prima parte), nascosti tra pagine fitte di una normalità espressa dai gesti più comuni e nei dettagli più insignificanti. Anche lo stile sembra andare di pari passo con il contenuto, privo di particolari caratteristiche, se non un controllo che permette a Knausgård di ben maneggiare sia periodi lunghi che frasi brevi.
Messa così verrebbe da pensare a una fregatura, e invece no. Perché alla fine Knausgård, con la sua sincerità estrema e la rappresentazione di una vita come quella di tanti altri, riesce a stabilire un rapporto molto saldo con il lettore (e io intanto aspetto il secondo volume…).
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IN VISIONE: John Wick, Big Eyes, Camp X-Ray, Arance e martello, L’ultimo degli ingiusti

3 febbraio 2015 Nessun commento

 

IN VISIONE
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John WickJohn Wick
(U.S.A. – 2014)

di Chad Stahelski
con Keanu Reeves, Michael Nyqvist, Alfie Allen, Adrianne Palicki, Willem Dafoe

Postilla PERSONALE
Nel suo genere, ci sta.
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Big eyesBig eyes
(U.S.A. – 2014)

di Tim Burton
con Amy Adams, Christoph Waltz, Danny Huston, Krysten Ritter, Jason Schwartzman, Terence Stamp

Postilla PERSONALE
Tim Burton sta prendendo una brutta piega.
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Camp X-RayCamp X-Ray
(U.S.A. – 2014)

di Peter Sattler
con Kristen Stewart, Peyman Moaadi

Postilla PERSONALE
Non ho mai sopportato molto Kristen Stewart e il film non è esente da pecche, anzi, eppure non mi è affatto dispiaciuto.
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Arance e martelloArance e martello
(Italia – 2014)

di Diego Bianchi
con Diego Bianchi, Giulia Mancini, Lorena Cesarini, Francesca Acquaroli, Luciano Miele, Antonella Attili, Emanuele Grazioli, Stefano Altieri, Ilaria Spada

Postilla PERSONALE
Godibile.
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L'ultimo degli ingiustiL’ultimo degli ingiusti
(Francia, Austria – 2013)

di Claude Lanzmann
con Benjamin Murmelstein, Claude Lanzmann

Postilla PERSONALE
Ottimo docu-intervista.
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“Il libro delle parabole” Per Olov Enquist

2 febbraio 2015 Nessun commento

Per Olov Enquist - Il libro delle paraboleIl libro delle parabole
Per Olov Enquist
– Iperborea –
(traduzione di Katia De Marco)
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È necessario scriverlo. Non ha paura della morte. Ma la via per arrivarci lo terrorizza.
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“Ma devi promettermi una cosa. Che non lo racconterai mai a nessuno. Mai, a nessuno.”
E allora lui avrebbe detto:
“Te lo prometto.”
“Sicuro?” avrebbe insistito lei.
“Sicuro.”
Ma forse un giorno l’avrebbe scritto. Quel che era proibito era in un certo senso l’unica cosa di cui si doveva scrivere.
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Da allora aveva sempre considerato la sessualità come un aprire la propria porta più intima a un’altra persona. C’erano altre porte, ma quelle era la più intima, la fondamentale. Lui apriva, lei apriva, ed entravano uno nell’altra per un incontro forse breve, che poteva essere bello o sbagliato, ma si svolgeva comunque nella stanza più intima.
Si entrava uno nell’altra, e poi niente era più come prima.
Qualcuno lo definiva un esercizio di potere. Non aveva mai capito perché. Non si esercita nessun potere visitando insieme la stanza più intima. Anzi, si abolisce ogni potere, e si resta completamente indifesi. È l’unico istante in cui si può essere indifesi senza avere paura. Poi si lascia la stanza più intima, si pensa ecco, la porta si è richiusa, ma ci si ricorda di com’è stato. Si era stati là insieme, ed era una pace perfetta.
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La vita era piena di segni, ma non lasciavano tracce per chi aveva paura.
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Non c’era più niente da raccontare, solo tutto da capire.

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Postilla PERSONALE
Più aumentano gli “amici che lo attendono sulla riva” e più si fa largo in Enquist la necessità di quel romanzo d’amore che gli è sempre sfuggito, credendosi incapace di scriverlo.
Una lotta contro la sua storia, la sua famiglia e sé stesso. Un’autobiografia in terza persona, ruvida e ad un primo approccio parecchio discontinua, ripercorsa tramite nove parabole: dalla religiosità della madre alla scoperta del sesso (con una donna di quarant’anni più vecchia di lui e che ritornerà anche più in là nel romanzo), passando per un misterioso taccuino paterno (dal quale mancano proprio nove pagine) e figure famigliari dal passato travagliato (incesti, manicomi, etc.).
A tratti sublime, ad esempio nell’incontro con la donna del “pavimento senza nodi”, in altri un po’ confusionario, forse troppo preso dall’impresa di stanarsi, rischiando così di perdere di vista il lettore.
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“Le prime quaranta pagine le ho scritte partendo dalla parola ‘Io’. Poi mi sono accorto che era molto scivolosa. Mi sentivo un codardo e non riuscivo ad arrivare alla verità. Allora ho ricominciato, frapponendo una distanza formale con cui riuscivo a guardare l’uomo Enquist con più accuratezza, a trasformarlo, quasi, nel personaggio di un romanzo. Se andavo contro di lui era più facile essere onesto.” – Per Olov Enquist, dalla postfazione di Sebastiano Triulzi
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“Pietroburgo” Andrej Belyj

29 gennaio 2015 Nessun commento

Andrej Belyj - PietroburgoPietroburgo
Andrej Belyj
– Adelphi –
(traduzione di Angelo Maria Ripellino)
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Si levò il vento del litorale: cominciarono a cadere le ultime foglie e Aleksandr Ivanovič sapeva tutto a memoria: Ci sarebbero stati, ci sarebbero stati dei giorni cruenti, colmi di orrore; e poi tutto sarebbe crollato; oh, turbinate, libratevi, ultimi giorni!
Oh, turbinate, libratevi a volo voi – ultime foglie!
*
“Lì, per l’appunto: lì sono arrivato alla convinzione che tutte le finestre sono dei tagli nell’immensità”.
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Sergej Sergeevič Lichutin era un semplice. E l’inesplicabile assurdità di un’azione colpisce gli uomini semplici più di un’infamia o di un delitto; comprendere l’umano tradimento è facile; perché comprendere è quasi trovare una giustificazione; ma che spiegazione trovare se a un modesto uomo di mondo salta d’un tratto il ghiribizzo di stare carponi, dimenando le falde del frac? Ciò che è privo di scopo non può avere giustificazioni. No, è meglio che un uomo del tutto onesto sperperi impunemente il denaro erariale, piuttosto che mettersi carponi.
*
Pavel Jakovlevič, chinatosi sopra il taccuino, proiettò la sua testa in avanti, così che parve attaccata per un istante, non al collo, ma alle mani – e divenne un mostro: battendo gli occhietti, la testa, coi capelli di scarruffata lana canina e con una smorfia di sogghigno fra i denti, si mise a correre sopra il tavolo sulle dieci dita: per i foglietti del taccuino, assumendo l’aspetto d’un ragno a dieci zampe.
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E sotto di sé vedeva il fluire del millepiedi sul marciapiede, in cui i piedi scorrenti mandavano un fruscio cadaverico e in cui erano verdi le facce; da esse non si intuiva che in qualche luogo tornassero gli avvenimenti.
*
“Ma che dico? Ho abboccato al delirio? Gli sto replicando?”. E mentalmente decise di tenersi a distanza da quel giuoco assurdo; se non avesse disgregato subito l’assurdità con la coscienza, la coscienza stessa si sarebbe disgregata in assurdità.
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… una strana genia di bastardi: né uomini né ombre.

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Postilla PERSONALE
Pietroburgo agli inizi del 1900 e i venti rivoluzionari che in città cominciavano a moltiplicarsi. Un padre e un figlio che vivono sotto lo stesso tetto, senatore il primo e studioso il secondo, ma non trovano molto da dirsi, quasi avessero prima di tutto paura uno dell’altro. Una piccola bomba al centro di un oscuro piano messo in atto da ambigue e scapestrate figure.
Il romanzo si muove su queste coordinate, nascondendole tra le nebbie, le penombre dei vicoli e lungo le masse indistinte di persone che affollano le prospettive cittadine, geometriche e maestose, dietro al chiacchiericcio di una festa in maschera o in discussioni sussurrate alle prime luci dell’alba in bettole maleodoranti. Uno stile non facile, né immediato quello di Belyj, al quale bisogna arrendersi fin da subito, lasciando che gli sprazzi quasi poetici vadano via via a costruire l’affresco di una vicenda tipicamente russa, follemente lucida e avvincente.
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IN VISIONE: Birdman, Whiplash, The imitation game, La trattativa, Life partners, Perez

28 gennaio 2015 2 commenti

 

IN VISIONE
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BirdmanBirdman
(U.S.A. – 2014)

di Alejandro González Iñárritu
con Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Emma Stone, Naomi Watts, Amy Ryan

Postilla PERSONALE
FILMONE!
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WhiplashWhiplash
(U.S.A. – 2014)

di Damien Chazelle
con Miles Teller, Melissa Benoist, J. K. Simmons

Postilla PERSONALE
Molto bello e fatto benissimo, dopo Birdman il migliore tra i candidati all’Oscar.
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The imitation gameThe imitation game
(U.K., U.S.A. – 2014)

di Morten Tyldum
con Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong, Rory Kinnear, Charles Dance, Allen Leech

Postilla PERSONALE
La noia.
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La trattativaLa trattativa
(Italia – 2014)

di Sabina Guzzanti
con Enzo Lombardo, Sabina Guzzanti, Sabino Civilleri, Filippo Luna, Franz Cantalupo, Michele Franco, Maurizio Bologna

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode, al di là delle verità storiche (quali?).
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Life partnersLife partners
(U.S.A. – 2014)

di Susanna Fogel
con Leighton Meester, Simone Bailly, Adam Brody

Postilla PERSONALE
Buona commedia sentimentale.
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PerezPerez
(Italia – 2014)

di Edoardo De Angelis
con Luca Zingaretti, Marco D’Amore, Simona Tabasco, Gianpaolo Fabrizio, Massimiliano Gallo

Postilla PERSONALE
Meno peggio di quanto pensassi.
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“I racconti dell’arcobaleno” William T. Vollmann

26 gennaio 2015 Nessun commento

William T. Vollmann - I racconti dell’arcobalenoI racconti dell’arcobaleno
William T. Vollmann
– Fanucci -
(traduzione di Cristiana Mennella)
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… La notte sembrava regnare da sempre, anche se forse, tanto tempo prima, uno scampolo di pomeriggio era apparso; anche se di giorno scorreva lento, il tempo si lasciava dietro solo un brandello di ricordo, a notte fonda bisognava stare in campana, e il ricordo di dieci minuti era come il ricordo di un’ora.
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“Una volta mi hai detto che ero troppo timida” disse Jenny, riempiendomi di baci. “E adesso, che te ne pare?” Mi prese la stessa paura che assale il tossicomane esperto quando la dose è esagerata, la coscienza controllata si disintegra e l’anima piagnucola perché sente le cinghie che la legano alla sedia elettrica del destino. Non mi resi conto che scopava con me non per sfacciataggine, che non l’avevo corrotta né trasformata in una donnaccia, quanto piuttosto perché mi amava perdutamente.
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“Che corpo! Che bella donna!” e lei ti sorrideva facendoti squagliare il cuore come fosse pazza di te, come se non fosse sicura di sé.
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Un uomo disse piangendo alla sua puttana: “Non lasciarmi.”
“Sta’ tranquillo” disse lei. “Non ti lascerò per tutta un’ora.”
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E a quel punto non ti restava che ridiscendere le scale e uscire dalla porta in legno sudicia sulla Sesta, dove la disperazione era cancellata dall’indifferenza, e l’indifferenza dalla pioggia.
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“Si può sapere che hai?” disse Barlow.
“Niente” disse Evangeline. “Niente, a parte che bevo troppo. Niente che non posso curare con un’altra bevuta.”
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Certo che il corpo è tale e quale a un libro! Ognuno di noi ci scrive la propria storia, descrivendo alla perfezione cosa ci hanno fatto, e cosa abbiamo fatto noi. Il fegato di Evangeline era un capitolo intitolato: ‘Quello che volevo’. Il testo era breve, ma non privo di pathos. “Volevo sentirmi amata riscaldata felice e su di giri.”
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“Fate la carità! Intonò un accattone allungando il palmo sudicio, ma non gli regalarono neanche un penny, perciò urlò: “Fatemi una Cadillac!” Non gli regalarono neanche quella.
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“Ehi, negro!” urlò un bianco.
L’altro lo guardò dall’alto in basso. “SIGNOR Negro, prego.”
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Le piccole vanità dei reietti sono veramente sinistre perché ci dicono che quelle teste ragionano.
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Due vecchi erano appoggiati a un distributore di giornali.
“Be’” fece quello col cappello nero da cow-boy “dovunque andrò a finire, sarà sempre meglio di qua. Per la madonna!”
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“Il gioco del mondo (Rayuela)” Julio Cortázar

22 gennaio 2015 Nessun commento

Julio Cortázar - Il gioco del mondo (Rayuela)Il gioco del mondo (Rayuela)
Julio Cortázar
– Einaudi –
(traduzione di Irene Buonafalce)
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Dal sì al no quanti forse?
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È curioso come si possa perdere l’innocenza di colpo, senza neppure sapere che si è entrati in un’altra vita.
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Felice per lei che poteva credere senza vedere, che faceva corpo unico con la durata, la continuità della vita. Felice per le che stava nella stanza, che aveva diritto di cittadinanza in tutto ciò che toccava e con cui conviveva, pesce nel fiume, foglia sull’albero, nuvola nel cielo, immagine nella poesia.
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Sentì una specie di tenerezza astiosa, qualcosa di così contraddittorio che non poteva essere altro che la verità.
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– Stai usando parole, – disse Oliveira appoggiandosi più comodamente a Etienne. – E alle parole piace un mondo essere tirate fuori dal cassetto, e fatte danzare per la stanza. Realtà, uomo di Neanderthal, guardate come giocano, come ci entrano negli orecchi e si lanciano sugli scivoli.
– Certo, – disse Etienne accigliato. – Per questa ragione preferisco i miei pigmenti, mi sento più sicuro.
– Sicuro di che cosa?
– Del loro effetto.
– Ad ogni modo del loro effetto su di te, ma non sulla portinaia di Ronald. I tuoi colori non danno maggior certezza delle mie parole, caro mio.
– Per lo meno i miei colori non pretendono di spiegare niente.
– E ti accontenti del fatto che non ci sia una spiegazione?
– No, – disse Etienne, – ma nello stesso tempo faccio qualcosa che mi toglie il cattivo sapore di vuoto. E questa è, in fondo, la migliore definizione dell’homo sapiens.
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La vita, come un commentario di un’altra cosa che non afferriamo, e che è lì all’altezza del salto che non spicchiamo.
*
E per questo Gregorovius insisteva nel voler conoscere il passato della Maga, perché morisse un po’ meno di quella morte all’indietro che è ogni ignoranza delle cose trascinate via dal tempo, per fissarla sul suo proprio tempo.
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– Raccontaglielo con tutti i particolari, – disse Oliveira.
– Oh, un’idea generale basta, – disse Gregorovius.
– Non esistono idee generali, – disse Oliveira.
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La Maga pareva risentita per quelle spiegazioni che le rovinavano la musica e che non erano quel che lei sempre si aspettava da una spiegazione, un solletico sulla pelle, una necessità di respirare a fondo come doveva respirare Hawkins prima di attaccare di nuovo la melodia.
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… capiva benissimo un mucchio di cose che noi ignoriamo a forza di saperle.
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Probabilmente fra tutti i nostri sentimenti l’unico che non è veramente nostro è la speranza. La speranza è propria della vita, è la vita medesima che si difende.
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Sospetto sempre più che mettersi d’accordo è la peggiore delle illusioni.
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– Siamo giusti, – disse la Maga. – Pola è molto bella, lo so dagli occhi con i quali Horacio mi guardava quando tornava dopo essere stato con lei, tornava come uno zolfanello quando lo si accende e cresce la grangia di fuoco, dura appena un secondo ma è stupendo, una specie di stridio, un odore di fosforo fortissimo e quella fiamma enorme che poi si distrugge. Lui tornava così, ed era perché Pola lo aveva riempito di bellezza. Io glielo dicevo, Ossip, ed era giusto che glielo dicessi. Ci eravamo già un po’ allontanati anche se continuavamo ad amarci ancora. Queste cose non accadono all’improvviso. Pola è arrivata come il sole alla finestra, a poco a poco, io devo sempre pensare a cose così per essere certa che sto dicendo la verità. Entrava lentamente, togliendomi l’ombra, e Horacio si bruciava come sulla coperta d’un bastimento, s’abbrustoliva, era così felice.
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Sognando ci è dato esercitare gratis le nostre attitudini alla follia. Abbiamo anche il sospetto che qualsiasi follia sia un sogno che si è fissato.

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IN VISIONE: American sniper, Fury, I Origins, Son of a gun, Vado a scuola, Import Export

20 gennaio 2015 Nessun commento

IN VISIONE
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American sniperAmerican sniper
(U.S.A. – 2015)

di Clint Eastwood
con Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luke Grimes, Navid Negahban

Postilla PERSONALE
Nell’ansia di far vedere tutto, l’impressione è che, oltre a non farcela, anche del resto rimanga troppo poco.
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FuryFury
(U.S.A. – 2014)

di David Ayer
con Brad Pitt, Logan Lerman, Scott Eastwood, Shia LaBeouf, Jon Bernthal

Postilla PERSONALE
Noiosetto.
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I OriginsI Origins
(U.S.A. – 2014)

di Mike Cahill
con Michael Pitt, Brit Marling, Astrid Berges-Frisbey, Steven Yeun, Archie Panjabi

Postilla PERSONALE
Passo falso dopo l’ottimo “Another earth”, secondo film confuso e pasticciato. Molto buona invece la colonna sonora.
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Son of a gunSon of a gun
(U.S.A. – 2014)

di Julius Avery
con Brenton Thwaites, Ewan McGregor, Alicia Vikander, Matt Nable, Damon Herriman

Postilla PERSONALE
Niente di più di quanto ci potrebbe aspettare da un film del genere, non molto quindi.
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Vado a scuolaVado a scuola
(Francia, Cina, Sudafrica, Brasile, Colombia – 2013)

di Pascal Plisson

Postilla PERSONALE
Buon documentario.
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Import ExportImport Export
(Austria – 2007)

di Ulrich Seidl
con Ekateryna Rak, Paul Hofmann, Michael Thomas, Maria Hofstätter, Georg Friedrich

Postilla PERSONALE
Seidl è ormai una certezza.
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“Vendetta” Yoko Ogawa

19 gennaio 2015 Nessun commento

Yoko Ogawa - VendettaVendetta
Yoko Ogawa
– Il Saggiatore –
(traduzione di Laura Testaverde)
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Lo stile non presentava peculiarità. Non c’erano personaggi originali né scene innovative. Però era come se, in fondo alle parole, il racconto fosse mosso da fresche increspature che una dopo l’altra, senza mai interrompersi, davano refrigerio.
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Mi cingeva le spalle con un braccio. L’altra mano stringeva le mie dita sulle ginocchia. La mia guancia toccava la sua clavicola e l’orecchio sentiva le pulsazioni. Ogni volta che respirava mi soffiava sulla nuca e mi arrivava il tepore delle sue labbra.
Non mi rendo conto di che forma assuma il mio corpo quando mi faccio così piccola dentro di lui: mi preoccupa che abbia, magari, un aspetto terribilmente ridicolo.
Lui crea una cavità con il corpo e io mi ci sistemo. Riesco a piegare le gambe per accorciarle e a stringere le spalle fin quasi a slogarle. Mi sembra di essere una mummia spinta a forza in una camera funeraria. Non mi importa se non riesco più a tirarmi fuori. Anzi, lo desidero.
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Di fronte ai miei occhi si allargava il mare della morte. Non era una distesa liquida, né paesaggio, né parole: era proprio il mare in tutta la sua imponenza. L’onda scura tornava diretta a me dai confini più remoti, senza lasciarmi vie di fuga, senza che apparisse l’ombra di un isolotto su cui riprendere fiato.

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Postilla PERSONALE
Riprendo in parte la prima citazione per descrivere l’effetto che mi ha fatto questo libro di racconti concatenati tra loro: una sorta di quiete (grazie anche allo stile asciutto, preciso, ma ricco di particolari di Yoko Ogawa), nonostante i temi e le situazioni trattate siano proprio all’opposto (omicidi, vendette, lutti, etc.), mossa da continue increspature, chiaramente percettibili, a creare un suono di fondo rivelatore, non tutto è come appare a prima vista.
Tra i migliori episodi: “Pomeriggio in pasticceria”, “La prova del cuore”, “Benvenuti nel Museo della tortura” e “Il venditore di busti”.
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“Il cerchio” Dave Eggers

15 gennaio 2015 Nessun commento

Dave Eggers - Il cerchioIl cerchio
Dave Eggers
– Mondadori –
(traduzione di Vincenzo Mantovani)
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“Bene” disse Gina. “Queste, allora, sono le priorità, con la tua partecipazione all’OuterCircle come quarta priorità. Che ha la stessa importanza di tutto il resto, perché noi valutiamo il tuo equilibrio tra il lavoro e la vita, capisci, la calibratura tra la tua vita online qui in azienda e fuori. Spero che sia chiaro. È così?”
“Sì.”
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L’apparente casualità, la mancanza di ogni programma da seguire, rendeva possibile una festa che creava poche aspettative e le superava di gran lunga.
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Francis fissava il suo piatto. “Merda. Ogni volta che il mio cervello parcheggia ordinatamente la macchine nel viale, la mia bocca esce dal fondo del garage. Scusa. Ci sto lavorando.”
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Guardandolo, la soluzione del problema di Annie per parve ovvia. Aveva bisogno di un sostegno. Annie doveva sapere che non era sola. E poi di colpo tutto apparve chiaro. Naturalmente, la soluzione era nel Cerchio stesso. Là fuori c’erano milioni di persone che senza dubbio si sarebbero schierate con Annie e le avrebbero mostrato il loro appoggio in mille modi inaspettati e sinceri. La sofferenza è semplice sofferenza se si soffre in silenzio, in solitudine. Il dolore provato in pubblico, davanti a milioni di persone affezionate, non era più dolore. Era comunione.
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“Quindi tu credi che tutti dovrebbero essere visti. E per essere visti dobbiamo essere osservati. Le due cose si tengono per mano.”
“Ma chi vuol essere sempre osservato?”
“Io. Io voglio essere vista. Voglio una prova della mia esistenza.”
“Mae.”
“La maggior parte della gente è così. La maggior parte della gente darebbe tutto ciò che sa, darebbe tutte le persone che conosce… darebbe qualunque cosa pur di sapere che è stata vista e riconosciuta, e che potrebbe persino essere ricordata. Sappiamo tutti che moriremo. Sappiamo tutti che il mondo è troppo grande perché si possa essere significativi. Così, non abbiamo altro che la speranza di essere visti o sentiti, anche solo per un momento.”
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Non siamo destinati a sapere tutto, Mae. Hai mai pensato che forse la nostra mente è delicatamente calibrata tra il noto e l’ignoto? Che la nostra anima ha bisogno dei misteri della notte e della chiarezza del giorno? Voi state creando un mondo di luce sempre accesa, e io credo che essa vi brucerà tutti quanti. Non ci sarà tempo per riflettere, dormire, raffreddarsi. Avete mai pensato, voi del Cerchio, che il nostro contenuto può arrivare solo fino a un certo punto? Guardaci. Siamo piccoli. Abbiamo la testa piccola, grande come un melone. Vuoi che la nostra testa possa contenere tutto ciò che il mondo ha mai visto? Non funzionerà.

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Postilla PERSONALE
Il Cerchio è un social network, una corporation, uno stile di vita. Il Cerchio aiuta le esistenze dei suoi iscritti, le organizza, le semplifica, finendo per controllarle in quasi ogni loro aspetto. Il Cerchio però non riguarda solo la sfera personale, si sta evolvendo rapidamente, cercando di diventare anche strumento civile e politico.
Il Cerchio è un ipotetico futuro prossimo, poco ipotetico e neanche poi così lontano, soprattutto perché molte delle cose descritte nel libro sono già oggi realtà, e questo è forse uno dei lati più deboli di un romanzo che sembrerebbe essere stato pensato con intenti più profetici. Anche il lato ossessivo/catastrofico, seppur in certi scambi faccia finalmente venire i brividi (più per immedesimazione che altro però), alla lunga risulta troppo monocorde, sostenuto (o non) da personaggi un po’ piatti ed eventi che non creano reali fratture nella trama (nemmeno quando sarebbe evidente aspettarselo).
Seppur scritto con l’ormai indiscutibile abilità narrativa di Eggers, “Il cerchio” è un romanzo bloccato a metà strada, non intenzionato a capire il presente, ma nemmeno così proteso in avanti, a prevedere un futuro.
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IN VISIONE: Big hero 6, Obvious child, Blind, Pazza idea, The drop, Il venditore di medicine

13 gennaio 2015 Nessun commento

IN VISIONE
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Big hero 6Big hero 6
(U.S.A. – 2014)

di Don Hall, Chris Williams

Postilla PERSONALE
Forse il miglior film d’animazione del 2014.
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Obvious childObvious child
(U.S.A. – 2014)

di Gillian Robespierre
con Jenny Slate, Jake Lacy, Gaby Hoffmann, Gabe Liedman, David Cross, Richard Kind, Polly Draper

Postilla PERSONALE
Ottima commedia dai toni drammatici, gran dialoghi e bravissima Jenny Slate.
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BlindBlind
(Norvegia – 2014)

di Eskil Vogt
con Ellen Dorrit Petersen, Henrik Rafaelsen, Henrik Rafaelsen, Marius Kolbenstvedt

Postilla PERSONALE
Bello, particolare e coraggioso.
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Pazza ideaPazza idea
(Grecia, Francia, Belgio – 2014)

di Panos H. Koutras
con Kostas Nikouli, Nikos Gelia, Aggelos Papadimitriou, Romanna Lobats, Marissa Triandafyllidou

Postilla PERSONALE
Alla fine tutto un po’ troppo.
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The dropThe drop
(U.S.A. – 2014)

di Michael R. Roskam
con Tom Hardy, Noomi Rapace, James Gandolfini, Matthias Schoenaerts

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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Il venditore di medicineIl venditore di medicine
(Italia – 2014)

di Antonio Morabito
con Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Evita Ciri, Marco Travaglio, Roberto De Francesco

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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