“Il teatro di Sabbath” Philip Roth

roth14 Il teatro di Sabbath Philip RothIl teatro di Sabbath
Philip Roth
– Einaudi -
(traduzione di Stefania Bertola)
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L’ultima perversione, pensò Sabbath cercando una soluzione al suo dilemma, l’estrema perversione per un libertino è essere fedele.
*
- Perché dopo tredici anni, voglio sentirti dire: “Drenka, ti amo e sei l’unica donna ce voglio”. È arrivato il momento di dirmelo.
- E perché è arrivato? Mi sono perso qualche passaggio?
Piangendo, lei rispose: – Certe volte penso che ti perdi tutti i passaggi.
*
Non mi sono mai più preoccupato del futuro. Che cosa aveva in serbo per me, il futuro? Non ho più pensato in termini di speranza, aspettative. Quello che mi aspetto è di imparare a vedermela con le brutte notizie.
*
Fin dai tempi dell’Avana, quando Yvonne de Carlo aveva detto al giovane marinaio di un mercantile “Hai finito? Smonta!” si era reso conto che nei rapporti con quelle ostinate creature non bisogna togliersi la furbizia insieme alle mutande semplicemente perché si ha una voglia pazza di venire…
*
Be’, si è giovani una volta sola, ma si può essere immaturi per sempre.
*
- Perché hai cercato di ucciderti?
- Non so. È l’unica cosa che non mi annoia. L’unica cosa a cui vale la pena di pensare. E poi, a metà pomeriggio mi sembra che la giornata sia già durata abbastanza e c’è un unico modo di far scomparire la giornata, e cioè l’alcol, oppure dormire.
- E serve?
- No.
- Così la mossa successiva è il suicidio. Il tabù.
- Ci provo perché affronto la mia natura mortale prima del tempo. Perché capisco che quello è il punto critico. Il casino del matrimonio, figli, carriera, tutto quanto, ho già capito che sono tutte stupidate, cose inutili, non c’è bisogno che le viva. Perché non posso andare avanti veloce?
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Non conosceva la ragionevolezza: o era ostinata come una bambina, o sottomessa come una bambina.
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- Come lo sai?
- Non lo so. L’ho inventato. Invento man mano che parlo. Non fanno tutti così?
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In quanta stupidità dobbiamo calarci per giungere alla nostra meta, quali sconfinati errori bisogna saper commettere! Se qualcuno te lo dicesse prima, quanti errori dovrai fare, tu diresti no, mi spiace, è impossibile, trovatevi qualcun altro; io sono troppo furbo per fare tutti quegli errori. E loro ti direbbero, noi abbiamo fede, non preoccuparti, e tu diresti no, niente da fare, avete bisogno di uno molto più schmuck di me, ma loro ripeterebbero che hanno fede in te, che tu ti trasformerai in uno schmuck colossale mettendoci un impegno che neanche ti immagini, che farai sbagli di una grandezza che neanche te li sogni… perché è l’unico modo per giungere alla meta.
*
Non riusciva ad andarsene, non ci riusciva e non ci riusciva e poi – come una qualsiasi stupida creatura che all’improvviso smette di fare una cosa e comincia a farne un’altra e tu non riesci a capire se la sua vita sia il massimo della libertà o ne sia completamente priva – riuscì e se ne andò. E il tutto senza il minimo segno di lucidità.
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- Lo capisco -. Troppo tardi, ma capisco. È un miracolo, se non moriamo tutti per questo nostro capire sempre troppo tardi. Ma in effetti moriamo per quello, di quello soltanto.

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Postilla PERSONALE
Mickey Sabbath, burattinaio sessantaquattrenne in pensione, alla prese con il suo passato sempre più pesante e il suo presente sempre più ridotto, una moglie ex alcolizzata e un’amante sepolta di fresco nella tomba.
L’ennesimo parto della magnifica penna di Roth crea un personaggio, come suo solito, per il quale si fa il tifo nonostante sia tutt’altro che un buono. È la spudorata verità a farti amare le grottesche avventure di Sabbath, il rocambolesco reale che irrompe con tutta la goffa sbadataggine di chi non vuole nascondersi dietro a convenzioni sociali, costringersi ad adattarsi a ruoli e maniere. La strada sarà tutt’altro che facile e l’orlo del baratro sempre vicinissimo, ma forse così si potrà dire di aver vissuto veramente.
Stilare una classifica nella produzione di Philip Roth è quasi impossibile, di certo però “Il teatro di Sabbath” è uno dei suoi migliori romanzi (o almeno di quelli sin qui letti).

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IN VISIONE: Il tocco del peccato, La leggenda di Kaspar Hauser, Heart of a lion, Wolf, Dirty wars

IN VISIONE
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iltoccodelpeccato IN VISIONE: Il tocco del peccato, La leggenda di Kaspar Hauser, Heart of a lion, Wolf, Dirty warsIl tocco del peccato
(Cina, Giappone – 2013)

di Jia Zhang-Ke
con Zhao Tao, Jiang Wu, Wang Baoqiang, Lanshan Luo

Postilla PERSONALE
Bel film, anche se non tutti gli episodi sono allo stesso livello.
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kasparhauser IN VISIONE: Il tocco del peccato, La leggenda di Kaspar Hauser, Heart of a lion, Wolf, Dirty warsLa leggenda di Kaspar Hauser
(Italia – 2012)

di Ivan Sen
con Vincent Gallo, Silvia Calderoni, Elisa Sednaoui, Fabrizio Gifuni, Marco Lampis, Claudia Gerini

Postilla PERSONALE
Stramberie, intriganti, ma alla lunga forse un po’ troppo strambe.
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heartofalion IN VISIONE: Il tocco del peccato, La leggenda di Kaspar Hauser, Heart of a lion, Wolf, Dirty warsHeart of a lion
(Finlandia – 2013)

di Dome Karukoski
con Peter Franzén, Jasper Pääkkönen, Laura Birn, Yusufa Sidibeh

Postilla PERSONALE
Buona storia e buon film.
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wolf IN VISIONE: Il tocco del peccato, La leggenda di Kaspar Hauser, Heart of a lion, Wolf, Dirty warsWolf
(Olanda – 2013)

di Jim Taihuttu
con Marwan Kenzari, Chemseddine Amar, Steef Cuijpers, Slimane Dazi, Nasrdin Dchar

Postilla PERSONALE
Niente di nuovo, ma regge fino alla fine.
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dirtywars IN VISIONE: Il tocco del peccato, La leggenda di Kaspar Hauser, Heart of a lion, Wolf, Dirty warsDirty wars
(USA, Afghanistan, Iraq, Kenya, Somalia, Yemen – 2013)

di Richard Rowley

Postilla PERSONALE
Documentario ben fatto e interessante punto di vista.
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“Joshua allora e oggi” Mordecai Richler

richler14 Joshua allora e oggi Mordecai RichlerJoshua allora e oggi
Mordecai Richler
– Adelphi -
(traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti)
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“Hei, Stu,” chiese Reuben dandogli di gomito “lo sai perché gli ebrei hanno nasi così grandi?”.
“Avanti, dimmelo. Perché?”.
“Perché l’aria è gratis”.
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… si consideravano sofisticate perché adesso potevano mettere a confronto i diari delle loro scopate con la stessa disinvoltura con cui le loro madri s’erano scambiate le ricette per la torta di fragole.
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Professando come faceva un amore grande e sempiterno, Joshua scopriva con un senso di stupefazione i rancori che era stato capace di nutrire durante diciotto anni di matrimonio felice: uno stock di sentimenti meschini cui poté attingere quando per lei arrivò il momento del bisogno.
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Una volta chiesi a tuo padre se gli andava di portarmi a vedere Macbeth con Donald Wolfit, all’His Majesty Theatre, e vuoi sapere che cosa disse? “Shakespeare” disse. “Togli i costumi stravaganti e i duelli, e che cosa rimane? La poesia, santo Dio!”.
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Non sprecare, e non ti mancherà nulla.
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“Papà, quanti anni hai?”.
“Settantatré, direi”.
“Io ne ho quarantasette”.
“Salute!” disse Reuben levando il bicchiere.
“È assurdo. È maledettamente ridicolo. Non posso avere già quarantasette anni. Non sono pronto”.
“Faresti meglio a convincerti che li hai”.
“Che effetto fa avere settantatré anni?”.
“Be’, hai sempre l’impressione che ti scappa da pisciare. E arriva solo a gocce”.
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“La tua dolce Pauline è diventata cattiva?” lo provocò.
“Non ho detto questo”.
“La verità è che non dici mai granché, ma ti aspetti moltissimo”.
“Va bene”.

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Postilla PERSONALE
Prima di Barney Panofsky, diciassette anni prima, c’è stato Joshua Shapiro. Un altro protagonista scritto con sapiente maestria da Mordecai Richler e un romanzo che se non è perfetto come il suo più famoso, comunque mette in scena la tragicommedia umana sapendo cogliere quando è il momento di far ridere, riflettere o piangere il lettore.
Una storia ricca di tanti personaggi e tante situazioni che continua a spostarsi sia sulla linea temporale, partendo dall’infanzia molto particolare di Joshua, sia su quella geografica, Montreal, Londra, Ibiza, Los Angeles, e che sonda anche importanti questioni politico sociali come le enormi differenze tra la popolazione di Montreal e la guerra civile spagnola.
Sarcasmo, umorismo, occhio attento e sensibilità, ma soprattutto e prima di tutto un grande affabulatore.

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“Ore diverse” Stephen Dunn

dunn14 Ore diverse Stephen DunnOre diverse
Stephen Dunn
– Del Vecchio Editore -
(traduzione di Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi)
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IL LORO DIVORZIO

Non loro. Neppure con il migliore
dei binocoli nel più nitido dei giorni
lo avrei visto arrivare.
Nemmeno con un’analisi al microscopio,
o con l’aiuto della storia e del pettegolezzo.
Tra tutte le persone, non loro.
Non si erano innamorati di qualcun altro.
E neppure in una notte di bevute
o nella lenta fiamma della prossimità erano stati indotti
a cedere, mettiamo, a un collega.
Ciò significa che nessuno può sapere cosa accade
tra i pallidi drappeggi delle camere da letto,
nello sconvolto cuore segreto di ciascuno.
Ed ecco che il tempo stesso diventa un boia.
È qualcosa che ho sempre saputo
riguardo alle coppie
che hanno corpi che non fanno che contraddire
i loro “Cara qui”, “Tesoro là”,
e persino riguardo a quelle che mostrano
dignità e rispetto sinceri.
Però questa è una presa in giro, una sconfitta.
I miei amici erano perfetti, perfetti.
“In pubblico ogni coppia sposata
è sempre ridicola”, ha detto Adorno,
e io in margine avevo scritto “Stupido!”
Ora si sono lasciati, è finita.
Oh, Adorno, figlio di puttana,
perspicace bastardo,
a volte ciò che uno sguardo distaccato è in grado di vedere
dura più a lungo di chiunque di noi.

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CIÒ CHE ACCADDE

Dopo quell’avventura e il trasloco,
dopo quella passione vivificante e distruttiva,
la osservammo quietarsi

in una nuova vita, in cui il suo amante era ogni giorno
più marginale. Passò molte notti
sola, felice della narcosi

della televisione. Quando le venne il cancro
se lo tenne per sé finché non pote più
tenerlo nascosto a nessuno. La chemio la debilitò
e salvò, e un giorno

suo marito le chiese di tornare -
sua moglie, che dopo tutto si era solo
innamorata come può accadere a chiunque
non si sia innamorato da un po’ -

e la strinse, ora così diversa,
così magra, i capelli ricresciuti
solo in parte. La strinse come una donna nuova

e lei provò qualcosa
che era buono quasi quanto lo era stato l’amore,
ed entrambi lo chiamarono amore
perché la precisione non contava più.

E noi che ne eravamo stati parte,
ora gioiendo con uno
ora consolando l’altro,

noi che prima l’avevamo vista viva davvero
e poi viva soltanto,
cosa potevamo fare se non rimettere mano
alla nostra rubrica telefonica, ai nostri cuori,
fare un piccolo brindisi a ciò che accadde.

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“La fortuna dei Wise” Stuart Nadler

nadler14 La fortuna dei Wise Stuart NadlerLa fortuna dei Wise
Stuart Nadler
– Bollati Boringhieri -
(traduzione di Costanza Prinetti)
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A New Haven ero il lanciatore della nostra appena passabile squadra di baseball. I miei migliori amici giocavano negli altri ruoli. Ero famoso come lo è la maggior parte dei lanciatori. Per qualche stagione avevo avuto un assaggio di cosa rendeva mio padre tanto sicuro di sé in una stanza piena di sconosciuti. Quando le persone hanno fiducia in te, non è molto difficile lasciare che un po’ di quella speranza e di quella fede cambino il tuo modo di fare.
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La sua arroganza veniva spesso scambiata per schiettezza: capacità, o competenza, o una combinazione delle due.
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Per via di questa casa sono un newyorchese, facile alla rabbia, difficilmente impressionabile, in grado di passare inosservato tra la folla, capace di maneggiare contemporaneamente un sandwich, la linea sette e un romanzo poliziesco.
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Gli diedi un’occhiata e per un attimo sembrò volermi dire esattamente quello che gli avevo chiesto. Il suo nervosismo era evidente soprattutto nelle estremità – le dita sfarfallavano, le mani lisciavano il tessuto dei pantaloni sulle ginocchia.
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Rapida lezione di aviazione: con un motore in avaria, l’aereo non ha spinta. Tenete a mente Newton. Il moto è come il matrimonio: ovunque tu vada, c’è qualcosa che tira nella direzione opposta. Questa spinta è l’attrito.
*
A queste parole vidi Lem alzare le sopracciglia, riflesso nella finestra. Non aveva voglia di mettersi a discutere con me più di quanto ne avessi io di discutere con lui. Uscì dalla stanza per un momento, per riempirsi il bicchiere, o cambiarsi i pantaloni, e io mi chiesi come mai avessi preso così rapidamente le difese di mio padre. Pensai che tra padri e figli funzionava in quel modo. Nonostante i dissapori, o l’indesiderabile traccia di noi stessi che vedevamo in nostro padre, a volte ci sentivamo ancora spinti alla lealtà. Era un istinto da disimparare.

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Postilla PERSONALE
La storia di una famiglia americana, dagli anni ’50 ai giorni nostri, e del suo rapidissimo passaggio dalla normalità del New England alla ricchezza inesauribile di una tenuta a Cape Cod.
Un padre lavoratore indefesso e un figlio che non vuole seguire le sue tracce, né tanto meno usufruire dei suoi sempre più ingenti onorari da avvocato, una madre evanescente e un socio onnipresente, ma anche le questioni razziali pronte ad entrare prepotenti nella loro vita, per restarci.
Segreti, colpe e silenzi che si affacceranno lungo tutta la storia, minando sentimenti e relazioni, scatenando uragani il cui eco ancora avrà la forza di abbattersi su di loro cinquant’anni dopo.
Primo romanzo per Stuart Nadler, dopo l’ottima raccolta di racconti con cui ha esordito, che seppur scritto molto bene, non convince fino in fondo. Suddiviso in tre grandi movimenti altalenanti nella loro singola riuscita (bellissimo il primo, confusionario il secondo, in risalita il terzo), anche sul finale purtroppo non convince appieno, lanciando sul tavolo un finale costruito troppo velocemente.

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IN VISIONE: Still life, Mystery road, Smukke mennesker, Café de Flore, Dans Paris

8 aprile 2014 2 commenti

IN VISIONE
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stilllife IN VISIONE: Still life, Mystery road, Smukke mennesker, Café de Flore, Dans ParisStill Life
(U.K., Italia – 2013)

di Uberto Pasolini
con Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury, Andrew Buchan, Ciaran McIntyre, Neil D’Souza

Postilla PERSONALE
Bel film (tristissimo), fatto con cura e senso della misura.
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mysteryroad IN VISIONE: Still life, Mystery road, Smukke mennesker, Café de Flore, Dans ParisMystery road
(U.S.A. – 2014)

di Ivan Sen
con Aaron Pedersen, Hugo Weaving, Ryan Kwanten, Tony Barry, Jack Thompson

Postilla PERSONALE
Forse un po’ troppo lungo, ma interessante.
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smukkemennesker IN VISIONE: Still life, Mystery road, Smukke mennesker, Café de Flore, Dans ParisSmukke mennesker
(Danimarca – 2010)

di Mikkel Munch-Fals
con Bodil Jørgensen, Sebastian Jessen, Jesper Asholt, Henrik Prip, Mille Hoffmeyer Lehfeldt

Postilla PERSONALE
Qualcosa funziona, ma altrettanto no.
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cafedeflore IN VISIONE: Still life, Mystery road, Smukke mennesker, Café de Flore, Dans ParisCafé de Flore
(Canada, Francia – 2011)

di Jean-Marc Vallée
con Marin Gerrier, Vanessa Paradis, Kevin Parent, Hélène Florent, Evelyne Brochu, Joanny Corbeil-Picher

Postilla PERSONALE
NO.
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dansparis IN VISIONE: Still life, Mystery road, Smukke mennesker, Café de Flore, Dans ParisDans Paris
(Francia – 2006)

di Christophe Honoré
con Romain Duris, Louis Garrel, Guy Marchand, Joana Preiss, Marie-France Pisier

Postilla PERSONALE
Insopportabili loro due, insopportabile il film.
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“Senza rimedio” Alfonsina Storni

storni14 Senza rimedio Alfonsina StorniSenza rimedio
Alfonsina Storni
– Le Lettere -
(traduzione di Rosaria Lo Russo e Lucia Valori)
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QUESTO LIBRO

Queste cose mi vengono dal fondo della vita:
le avevo accumulate, ne divento riflesso…
Acqua di continuo mobile e diversa;
così sono le cose e mutevole è lo specchio.

Momenti della vita trattenne la mia penna,
momenti della vita subito svaniti,
momenti che piombarono violenti come il fuoco
o furono volubili come fiocchi di schiuma.

Nei momenti che fui la persona che sono,
in tutto quanto cambia, in tutto quanto muta,
in tutta la sostanza che lo specchio racchiude,
l’anima, senza trucco, è limpida e nuda.

Ci sono e non ci sono nei miei versi, viandante,
però potrai trovarmi se procedi nel libro
lasciando all’ingresso i tuoi pesi e misure:
i miei giardini chiedono pietà da giardiniere.

*

… COSA?

Chi piange a dirotto?
È la pena del mondo?
L’amore moribondo?
È la morte che passa?

Perché trema la casa?
Chi resta gemebondo
nel cortile profondo?
Chi mi brucia le mani?

Il vento così gelido…
Questa luna che brilla
e il grigiore nel cielo…

Quest’ombra, questo grido…
Quell’albero caduto…
Che paura, mio amore!

*

SUBCONSCIO

Parli, parli, e mi sono addormentata
ma se dormo non dormo, subisco
l’influsso di un pensiero supremo:
vivo, vivrò sempre, ho sempre vissuto.

Parli, parli, e sono caduta
nel marasma in cui cede anche il respiro.
Mi sono persa, da tempo, fra le ombre.
Sono cieca. Non provo sentimento.

Sono come lo spazio, come il vuoto,
è solo un’ombra tutto il corpo mio
e posso sollevarmi come fumo.

Ascolto soffi eterei, sovrumani.
Con le tue mani legami alla terra
perché il vento non mi porti via.
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“Chi ti credi di essere?” Alice Munro

munro14 Chi ti credi di essere? Alice MunroChi ti credi di essere?
Alice Munro
– Einaudi -
(traduzione di Susanna Basso)
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Botte da re. La promessa arrivava da Flo. Adesso te le prendi, e saranno botte da re.
Indugiando sulla lingua di Flo, l’espressione si caricava di decorative gualdrappe. Rose aveva un bisogno di immaginare le cose, di pedinare assurdità, che superava anche quello di tenersi lontano dai guai, perciò, invece di prendere la minaccia sul serio, si perdeva a rimuginare: ma cosa saranno le botte da re? Si inventò un viale alberato, una folla di spettatori eleganti, dei cavalli bianchi, degli schiavi neri. Qualcuno si inginocchiava e il sangue schizzava copioso come stendardi al vento. Una cerimonia selvaggia e stupenda. Nella vita vera neanche si avvicinavano a tanto splendore; c’era giusto Flo che tentava di conferire all’evento un’aria di rincresciuta ineluttabilità. Rose e suo padre invece varcavano subito la soglia del presentabile.
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A colazione, prendevano anche loro il tè e mangiavano porridge. Riso soffiato in estate. La prima mattina che, leggero come polline, il riso soffiato traboccava dalla ciotola era sempre una festa, un conforto, come camminare per la prima volta in strada sulla terra dura senza galosce, o poter lasciare la porta aperta per quel periodo breve e incantevole che durava tra la fine del gelo e l’arrivo delle mosche.
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“Oh, Rose! Vieni a vedere!”, esclamava divertita la professoressa Henshawe con la sua voce sottile, e insieme guardavano dalla finestra buia dello studio. “Povero giovane”, commentava affettuosamente. La Henshawe aveva più di settant’anni. Era una ex docente di letteratura, vivace e meticolosa. Camminava zoppicando, ma aveva anche un portamento giovanile, con la bella testa piegata di lato e le trecce bianche raccolta a incorniciarla.
Definiva “povero” Patrick in quanto innamorato e forse anche in quanto maschio, condannato a provarci e insistere. Perfino di lassù dava l’idea di essere testardo e patetico, deciso e succube, seduto così, fuori al freddo.
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- Sei proprio innamorata, – disse Flo. – Mi dai il voltastomaco.
Non era di una futura omosessualità che parlava. Se ne avesse saputo qualcosa, o se l’avesse pensato, le sarebbe sembrato tutto ancora più astruso, fuori dal mondo, più incomprensibile di una qualsiasi stravaganza di ordinaria amministrazione. Era proprio l’amore a darle il voltastomaco. L’asservimento, la mortificazione di sé, l’autoinganno. Questo la colpiva. Ne vedeva bene il pericolo; ne intuiva l’errore. Gettarsi a capofitto nella speranza, nell’abbandono dell’altro, nel bisogno.
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- Ne dubito, – disse Rose. Odiava anche quello, il modo che aveva la gente di alludere a qualcosa per poi fare marcia indietro, quella malizia. Succedeva di solito con il sesso e con la morte.
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… pensò a quanto l’amore allontani il mondo da noi, quando è felice non meno di quando non lo è. Il che non avrebbe dovuto sorprenderla, e infatti non lo fece. La sorpresa fu il suo desiderio, quasi la pretesa che ogni cosa tornasse a essere lì apposta per lei, semplice e compatta come il servizio di recipienti da gelato, tanto da convincerla di non essere in fuga da delusioni, perdite e abbandoni, ma anche dal loro esatto opposto: dalla cerimonia violenta dell’amore, dallo stato di frastornata alterazione che comporta. Perfino quando non era pericolosa, faticava ad accettarla. In un modo o nell’altro l’amore ti derubava sempre qualcosa: una sorgente di equilibrio interiore, un piccolo nocciolo duro di onestà.

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Postilla PERSONALE
La particolarità: l’unica raccolta di Alice Munro avvicinabile alla forma romanzo, essendo che i racconti qui presenti riguardano tutti principalmente la figura di Rose e la sua storia, dall’infanzia alla vita adulta.
La costante: la solita abilità eccelsa della Munro nello scrivere e nel raccontare.
Tra gli episodi migliori: “Botte da re”, “Mezzo pompelmo”, “La Mendicante” e “Lettera per lettera”

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IN VISIONE: Only lovers left alive, C’era una volta a New York, Hotell, Matterhorn, Le temps de l’aventure

IN VISIONE
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onlyloversleftalive IN VISIONE: Only lovers left alive, Cera una volta a New York, Hotell, Matterhorn, Le temps de laventureOnly lovers left alive
(U.K., Germania, Francia, Cipro, U.S.A. – 2013)

di Jim Jarmusch
con Tom Hiddleston, Tilda Swinton, Mia Wasikowska, John Hurt, Anton Yelchin

Postilla PERSONALE
Buone certe atmosfere, pochissima sostanza. Uno dei film di Jarmush che mi è piaciuto di meno.
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ceraunavoltanewyork IN VISIONE: Only lovers left alive, Cera una volta a New York, Hotell, Matterhorn, Le temps de laventureC’era una volta a New York
(U.S.A. – 2013)

di James Gray
con Marion Cotillard, Joaquin Phoenix, Jeremy Renner

Postilla PERSONALE
Noiosetto.
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hotell IN VISIONE: Only lovers left alive, Cera una volta a New York, Hotell, Matterhorn, Le temps de laventureHotell
(Svezia – 2013)

di Lisa Langseth
con Alicia Vikander, David Dencik, Anna Bjelkerud, Mira Eklund, Henrik Norlén, Simon J. Berger

Postilla PERSONALE
Interessante la sceneggiatura che tuttavia ha un po’ di alti e bassi, molto azzeccato il finale.
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matterhorn IN VISIONE: Only lovers left alive, Cera una volta a New York, Hotell, Matterhorn, Le temps de laventureMatterhorn
(Olanda – 2013)

di Diederik Ebbinge
con René Van’t Hof, Ton Kas, Ko Aerts, Kees Alberts, Lucas Dijker

Postilla PERSONALE
Stralunato, ma ben fatto.
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letempsdelaventure IN VISIONE: Only lovers left alive, Cera una volta a New York, Hotell, Matterhorn, Le temps de laventureLe temps de l’aventure
(Francia – 2013)

di Jérôme Bonnell
con Emmanuelle Devos, Gabriel Byrne

Postilla PERSONALE
Riesce a mancare di tanti, troppi sentimenti e sensazioni che una storia del genere dovrebbe suscitare.
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“Scuola di calore” Massimo Rizzante

rizzante14 Scuola di calore Massimo RizzanteScuola di calore
Massimo Rizzante
– Effigie -
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RACHIDA

Puttane, bambini e taxisti a Gueliz,
sono questi i protagonisti che si confondono nel mio film.
Il regista, un sonnambulo del Mandalay di nome Maxim,
è alle prese con una bottiglia di whisky rubata al V.I.P.

Un poliziotto gli consegna il passaporto. Gli ultimi europei
ballano come cani a cui abbiano appena gettato un osso.
“Le ragazze guaiscono e mordono”, sento la sua voce fuori campo.
Forse, ma nessun poeta ha attraversato lo Stretto

Ed è sceso così in basso. Dalla fine del protettorato
non ricordo chi si sia avvicinato così tanto a un culo
insoddisfatto. Al suo segreto più profondo.
E più ignorato. Al segreto stesso della vita…

Eppure c’è stato un tempo in cui quest’angolo
di mondo contrabbandava illusioni più di un set
di Hollywood, per poi, con passo vacillante,
alla domanda “Where’s Paul?” precipitare nell’alcol.

E adesso che le tue piccole dita si tendono nel vuoto,
non posso che trascinarti fuori, in questa strada sporca di merda
che un giorno ti sarà dedicata, mentre il poliziotto si lamenta,
i taxisti alzano la posta e due delinquenti in fasce

rovistano nel tuo smoking alla ricerca d un portafoglio
che ha attraversato lo Stretto e che qui, dove non c’è resurrezione,
ha il suo segreto più profondo. Il segreto stesso della vita,
che dove non può essere derubata marcisce più in fretta.

*

SYBILLE

Secondogenita, ho dovuto ben presto infilare nella cruna
dell’ago tutta me stessa. Che altro fare se volevo destare
l’attenzione di mia madre? Amava mio fratello Charles. Trovavo
impronte di rossetto Rouge Interdit perfino sulle sue natiche.

Perciò sono cresciuta nell’ombra. E ciò ha fatto sì che non pagassi
l’entrata per il circo né che rincorressi il successo travestita
da nana o nazista. Me ne stavo con gli zingari, nelle roulottes, nelle gabbie,
nel tanfo degli animali in cattività: che altro c’è da vedere?

Poi, in città, certo non potevo sperare di sposare un pivello.
Così m’innamorai di un vecchio visionario, un ex pugile di Lione
che camminava come un manzo portato al macello, con cinque
matrimoni alle spalle e sette figli da chiudere all’angolo.

Lo vidi la prima volta a un ricevimento in onore di un ricco
mecenate delle arti. Gli scrissi una poesia che lui mi rispedì
con le sue correzioni in rosso. Finalmente qualcuno che con il pathos
si era lavato i coglioni! Seguì un appuntamento Chez Antoine

Quando qualcuno della corte delle sue adulatrici mi chiedeva
che moglie ero, rispondevo l’ultima. E così è stato. Ai suoi sette figli
si aggiunse Octavius e per trentatré anni restammo insieme. Jean
era un seduttore, e io che conoscevo il tanfo della cattività lasciavo fare

Dopo tre anni passati a lottare contro un carcinoma,
sono morta. Jean, quando mi asportarono il primo seno,
se ne andò di casa. Non poteva scopare senza addentarmi i capezzoli.
Spero di rivederlo, ma non subito: ho bisogno di un po’ di riposo…

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Postilla PERSONALE
Non riportante per questioni di spazio, ma degne di essere segnalate anch’esse: “Liz”, “Corinne” e “Maria”.

È un dato: tutte le civiltà sono nate dal sopruso, dallo sfruttamento, quando non dalla guerra fisica o psicologica che gli uomini hanno fatto alle donne. Quando penso allo Storia, mi viene in mente un mattatoio attorno al quale un gruppo di maschi, sazi del lavoro compiuto, danzano in piena erezione.
La donna soccombe, e ogni volta che una donna soccombe alla monolitica virilità dell’uomo è un pezzo di civiltà che se ne va. Non è una sconfitta della donna, ma dell’uomo che non è riuscito ad accogliere la femminilità come valore e che perciò continuerà a mutilare e a rendere inferma la donna, oltre che se stesso.
[…]
Chi non ha nulla è sempre in guerra. Perciò ogni giorno, se vuole continuare a vivere, deve attrezzarsi: nessuno sogna come i poveri. Ma i sogni, se sognati troppo a lungo, si trasformano in incubi e gli incubi in realtà. Questo è il circolo vizioso di chi non ha nulla e che può essere spezzato solo con un gesto di civiltà, cioè, ancora una volta, di creazione. Senza creazione siamo solo pezzi di carne appesi al gancio della realtà. In altre parola, siamo solo mortali.
Ma non si può demistificare la realtà senza giungere al nulla. E giunti al nulla, non esistono più responsabili né qualcuno che si faccia degli scrupoli.” – dal post scriptum di Massimo Rizzante
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“Sillabari” Goffredo Parise

parise14 Sillabari Goffredo PariseSillabari
Goffredo Parise
– Adelphi -
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Con lei si sentiva veramente a suo agio soltanto in abito da sera, quando il collo inamidato e il plastron imponevano tra lui e lei una inaccessibilità dolorosa ed elegante, che era il segreto del loro fascino.
*
Ma anche queste persone purtroppo erano finite per diventare prevedibili grazie a un meccanismo selettivo che finiva per individuare le ripetizioni, cioè i tratti noiosi. Un certo stile nelle persone, e il candore, quello sì lo colpiva e non lo annoiava ma era cosa rara, come un lampo, e il candore nei bambini durava poco.
*
Camminava lentamente in quel modo infantile e un po’ pesante, come avviene quando lo spirito così vicino ai muscoli, ai tendini e ai nervi, ha già ceduto alle illusioni del passato e non resta altro che procedere un po’ alla deriva come una barca.
*
Udì all’altro capo del filo una voce dolcina, “in maschera”, che gli parve completamente sconosciuta anche dopo che ebbe dichiarato un nome. Invece conosceva bene la persona ma in quel momento aveva dimenticato di lui sia il nome che il timbro della voce. Era una persona che molti in quegli anni ritenevano importante, o meglio, che molti giudicavano segno della propria importanza ritenere importante. Ma aveva un brutta faccia ossuta a forma di pugno, una bocca chiusa dentro un incavo osseo come certi sdentati e soprattutto aveva occhi mobilissimi che non si fermavano mai negli occhi della persona con cui parlava.
Chi non guarda mai negli occhi ma distoglie nervosamente lo sguardo qua e là è sempre sgradevole, ancora più sgradevole in lui perché rammentava non l’inquietudine umana e conoscitiva bensì l’ansia animalesca e furba delle scimmiette che non guardano mai chi le guarda ma distolgono sempre gli occhi verso oggetti, veri o immaginati, possibili da afferrare o da mangiare: così quella persona guardava uomini e cose, valutando subito la quantità, afferrabile e per così dire, commestibile, e mai la qualità: in questo modo era riuscito ad afferrare una grande quantità di nozioni senza qualità ma correnti in quegli anni, che gli avevano procurato la fama di persona importante.
*
… di scontentezza nei confronti di se stesso e dunque di crudeltà verso gli altri.
*
Vide che dalla tempia scendeva una ruga verso la guancia e il mento. Anzi, all’inizio, all’attaccatura tra orecchio e tempia erano tre, ma due scomparivano subito mentre la terza, quella vera, compiva tutto il suo percorso fino in fondo.
“Poi verranno le altre due, quelle due baby che cominciano ora, ma che io non nasconderò con le basette dei giovani-vecchi basettoni di tutto il mondo: no, non le nasconderò e anzi le lascerò crescere, ora che sono nate, con la loro giusta età, piano piano e poi improvvisamente come crescono i bambini che di colpo sono già uomini. O signorine? Preferirei signorine, ora sono bambine, ma preferirei che fossero due rughe femmine, due signorine da collegio e più tardi donne eleganti con candori, rossori e vera timidezza che durasse loro tutta la vita. L’altra invece è una ruga maschio senza nessuna timidezza e candore e neanche l’ombra di un rossore. Quella fa la sua strada da maschio cretino, ha già fatto carriera, bella roba”.
*
Disse la donna: “Fatto sta che non abbiamo più niente da dirci”.
L’uomo pensò che una frase simile era stata detta nel mondo miliardi di volte, senza riuscire mai veramente e totalmente banale, anzi, quelle parole gli strinsero il cuore.
*
… con questo è già stato detto quasi tutto. Il “quasi” che completa il tutto è il vuoto, assoluto

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“L’isola della tartaruga” Gary Snyder

snyder14 Lisola della tartaruga Gary SnyderL’isola della tartaruga
Gary Snyder
– Stampa Alternativa -
(traduzione di Chiara D’Ottavi)
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Oh, amori di un tempo lontano,
bentornati.
noi tutti, insieme,
con tutti i nostri altri amori e figli
ci annodiamo, ci avviluppiamo
gli uni agli altri -
aggrovigliati, nel caos, sfiniti.
Mi immergo insieme a tutti voi
e tutto si arriccia, si raggela;
le leggi delle onde.
chiare come le pareti di un canyon
dolci,
come un tempo.

*

QUANTO AI POETI

Quanto ai poeti
I Poeti della Terra
Che scrivono piccole poesie,
Non hanno bisogno dell’aiuto dell’uomo.

I Poeti dell’Aria
recitano fino in fondo gli zefiri più impetuosi
E ciondolano talvolta nei mulinelli.
Poesia dopo poesia,
Si arricciano a spirale nella medesima spinta motrice.

A cinquanta sottozero
Il combustibile fossile non scorre
E il propano resta nella cisterna.
I Poeti del Fuoco
Bruciano allo zero assoluto
L’amore fossile risucchiato in superficie.

Il primo
Poeta dell’Acqua
È restato sul fondo per sei anni.
Ricoperto di alghe.
La vita nella sua poesia
Ha lasciato milioni di minuscole,
Molteplici tracce
Intrecciate nel fango.

Con il Sole e la Luna
In pancia,
Il Poeta dello Spazio
Dorme.
Senza fine il cielo -
Ma le sue poesie,
Come oche selvatiche,
Volano oltre il confine.

Un Poeta della Mente
Rimane in casa.
La casa è vuota
E non ha pareti.
La poesia
È vista da ogni lato,
Dovunque,
In un unico momento.
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IN VISIONE: Nymphomaniac I & II, Snowpiercer, La mafia uccide solo d’estate, Mandariinid, Mort à vendre, Môj pes killer

25 marzo 2014 1 commento

IN VISIONE
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nymphomaniac IN VISIONE: Nymphomaniac I & II, Snowpiercer, La mafia uccide solo destate, Mandariinid, Mort à vendre, Môj pes killerNymphomaniac I & II
(Danimarca – 2013)

di Lars von Trier
con Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Stacy Martin, Shia LaBeouf, Christian Slater

Postilla PERSONALE
Forse il più “normale” tra i suoi film che ho visto e, nonostante le quasi quattro ore, è un gran bel film.
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snowpiercer IN VISIONE: Nymphomaniac I & II, Snowpiercer, La mafia uccide solo destate, Mandariinid, Mort à vendre, Môj pes killerSnowpiercer
(Corea del sud, USA, Francia – 2013)

di Bong Joon-ho
con Chris Evans, Kang-ho Song, Ed Harris, John Hurt, Tilda Swinton, Jamie Bell, Octavia Spencer, Ko A-sung

Postilla PERSONALE
Incongruenze a parte e un protagonista così così, tiene bene dall’inizio alla fine senza eccessivi cali.
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lamafiauccidesolodestate IN VISIONE: Nymphomaniac I & II, Snowpiercer, La mafia uccide solo destate, Mandariinid, Mort à vendre, Môj pes killerLa mafia uccide solo d’estate
(Italia – 2013)

di Pierfrancesco Diliberto
con Pierfrancesco Diliberto, Cristiana Capotondi, Ginevra Antona, Alex Bisconti, Claudio Gioé, Barbara Tabita

Postilla PERSONALE
Carino.
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Di seguito invece tre film che se di certo non sono perfetti o propriamente una passeggiata, dalla loro hanno la capacità di raccontare una storia e trasmettere una realtà da qui lontana, decisamente non poco.
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 mandariinid IN VISIONE: Nymphomaniac I & II, Snowpiercer, La mafia uccide solo destate, Mandariinid, Mort à vendre, Môj pes killer                mortavendre IN VISIONE: Nymphomaniac I & II, Snowpiercer, La mafia uccide solo destate, Mandariinid, Mort à vendre, Môj pes killer               mojpeskiller IN VISIONE: Nymphomaniac I & II, Snowpiercer, La mafia uccide solo destate, Mandariinid, Mort à vendre, Môj pes killer
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“Il cervo applaudito” Leopoldo María Panero

panero14 Il cervo applaudito Leopoldo María PaneroIl cervo applaudito
Leopoldo María Panero
– EDB Edizioni -
(traduzione di Ianus Pravo)
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Un fiore s’insinua nella mia ferita
e scrive queste pagine perché muoia la vita
e una bara senza lacrime
tornare a sputare sulla vita
dove sono solo e in piedi contro la vita
sono un fantasma crudele ai bordi della vita
nel morso di un serpente

*

Una lacrima che dice dove non si può più dire nulla, dice oh! Ah!

*

Il bambino è lo schiavo dell’uomo
e l’infanzia è soltanto
una rovina tra le mie labbra
tra le mie labbra chiuse alla vita.
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“L’epoca geniale e altri racconti” Bruno Schulz

schulz14 Lepoca geniale e altri racconti Bruno SchulzL’epoca geniale e altri racconti
Bruno Schulz
– Einaudi -
(traduzione di Anna Vivanti Salmon)
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Ah, quel vecchio romanzo ingiallito dell’anno, quel grande libro semisfasciato del calendario! Giace dimenticato chissà dove negli archivi del tempo, e il suo contenuto si accresce ancora in mezzo alle copertine, gonfiandosi senza posa con le chiacchiere dei mesi, con il rapido riprodursi delle invenzioni, con le ciance e i sogni che in essi si moltiplicano.
*
A quel tempo la nostra città già stava precipitando nel grigiore cronico del crepuscolo, già si copriva ai margini di un’eruzione d’ombra, muffa pelosa e muschio color ferro.
Liberatosi a fatica dai fumi e dalle nebbie brune del mattino, il giorno inclinava subito a tardo pomeriggio ambrato, diveniva per un attimo trasparente e ambrato, come la birra scura, per discendere infine sotto le volte sfaccettate e fantastiche delle vaste notti colorate.
*
Fra discorsi assonnati il tempo, inosservato, passava in una corsa diseguale, formando una sorta di nodi nello scorrere delle ore, divorando qua e là intere pause vuote.
*
Sopraggiunsero gialli, colmi di noia, i giorni invernali. La terra arrossata era coperta da una tovaglia di neve, bucherellata, lacera, troppo corta. Non ce n’era abbastanza per tutti quei tetti, ed essi sbucavano neri e color ruggine, coperture d’assi e arcate che celavano gli spazi fuligginosi dei solai – nere, carbonizzate cattedrali, tutte una nervatura di capriate, putrelle e travi – neri polmoni delle bufere invernali. Ogni alba scopriva nuovo comignoli e fumaioli, spuntati durante la notte, gonfiati dal vento notturno, nere canne di organi diabolici.
*
La finestra della stanza, colma di cielo fino ai bordi, si gonfiava di quei voli senza fine e traboccava di tende che, tutte in fiamme, fumando nel fuoco, ondeggiavano in ombre dorate e in un fremito di rivoli d’aria.
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La fatalità, infatti, non elude la nostra coscienza e la nostra volontà, ma le fonde nel suo meccanismo in modo da farci ammettere e accettare in un sonno letargico cose di fronte alle quali arretriamo in condizioni normali.
*
A quel tempo mio padre era ormai morto definitivamente. Era morto molte volte, mai completamente, sempre con certe riserve, che costringevano quel fatto a una revisione. Il che aveva il suo lato buono. Sminuzzando così a rate la morte, mio padre ci aveva familiarizzato con la sua dipartita. Eravamo diventati ormai indifferenti ai suoi ritorni, ogni volta sempre più ridotti e sempre più incresciosi.
*
All’epoca dei giorni più brevi, dei sonnolenti giorni d’inverno chiusi ai margini, al mattino e alla sera, nelle soffici bordure dei crepuscoli, quando la città si diramava addentrandosi sempre più nei labirinti delle notti invernali, a stento richiamata alla vita, indotta a recedere dalla breve aurora…
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Appena dietro la porta, la ghigliottina della notte li decapitò con un sol colpo, ed essi si tuffarono nel buio come in acque nere.

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Postilla PERSONALE
Quello che più sorprende in questa bellissima raccolta di Bruno Schulz, selezione dai due volumi di racconti “Le botteghe color cannella” e “Il Sanatorio all’insegna della Clessidra”, è il caleidoscopio che la fantasia dell’autore è in grado di creare e rappresentare. Un viaggio nell’infanzia, soprattutto attraverso la figura del padre e della sua bottega, che alternandosi tra sogno ed incubo non rinuncia a fornire un quadro lucidissimo della realtà di un’epoca che fu. Quasi un gioco di specchi, se non fosse che ogni suono, voce, colore viene scolpito in profondità, perfettamente riconoscibile nonostante le tante sfaccettature.
I racconti sono tutti ottimi, ma tra quelli che mi hanno colpito maggiormente segnalo: “La visitazione”, “L’epoca geniale” e “La stagione morta”.
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“In ogni pagina di Schulz, infatti, in ogni suo brano, la vita esplode ed è degna di questo nome. È Ricca di contenuto, di significato e avviene simultaneamente in tutti i substrati del conscio e dell’inconscio, dell’illusione, del sogno, dell’incubo, dei sensi, dei sentimenti, di un linguaggio ricco di sfumature.
[...]
È questa la forza di uno scrittore che non si fa illusioni circa la natura arbitraria, caotica e casuale della vita eppure è determinato a costringere quell’esistenza banale e indifferente a capitolare, a spalancarsi, a rivelare ai nostri occhi il nucleo del significato celato nelle sue profondità. Oserei dire: il nucleo di un’umanità nascosta.” – dalla postfazione di David Grossman
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IN VISIONE: Venere in pelliccia, Il superstite, Fruitvale station, L’ultima ruota del carro, The art of steal

IN VISIONE
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venereinpelliccia IN VISIONE: Venere in pelliccia, Il superstite, Fruitvale station, L’ultima ruota del carro, The art of stealVenere in pelliccia
(Francia, Polonia – 2013)

di Roman Polanski
con Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric

Postilla PERSONALE
Quando il film lo fanno gli attori.
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ilsuperstite IN VISIONE: Venere in pelliccia, Il superstite, Fruitvale station, L’ultima ruota del carro, The art of stealIl superstite
(U.K. – 2013)

di Paul Wright
con George MacKay, Kate Dickie, Nichola Burley

Postilla PERSONALE
Non completamente riuscito, ma ci sono ottimi spunti.
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fruitvalestation IN VISIONE: Venere in pelliccia, Il superstite, Fruitvale station, L’ultima ruota del carro, The art of stealFruitvale station
(U.S.A. – 2013)

di Ryan Coogler
con Michael B. Jordan, Octavia Spencer, Melonie Diaz, Ahna O’Reilly, Chad Michael Murray

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode, forse più la prima però.
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lultimaruotadelcarro IN VISIONE: Venere in pelliccia, Il superstite, Fruitvale station, L’ultima ruota del carro, The art of stealL’ultima ruota del carro
(U.S.A. – 2012)

di Giovanni Veronesi
con Elio Germano, Ricky Memphis, Alessandra Mastronardi, Virginia Raffaele

Postilla PERSONALE
All’acqua di rose.
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theartofsteal IN VISIONE: Venere in pelliccia, Il superstite, Fruitvale station, L’ultima ruota del carro, The art of stealThe art of steal
(Canada – 2012)

di Jonathan Sobol
con Jay Baruchel, Kurt Russell, Matt Dillon, Terence Stamp, Chris Diamantopoulos

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
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“Invocazioni” Luis Cernuda

cernuda14 Invocazioni Luis CernudaInvocazioni
Luis Cernuda
– Edizioni Medusa -
(traduzione di Renata Londero)
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GABBIANI NEI PARCHI

Padrona delle officine, delle fabbriche, dei bar,
tutte pietre scure sotto un cupo cielo,
silenziosa di notte, di domenica devota:
è la città levitica che nega i suoi peccati.

Il verde sporco dell’erba e degli alberi
frappone parchi agli edifici tutti uguali,
e nella natura senza grazia, nella pioggia,
ecco a un tratto, ciuffo di follia, i gabbiani.

Perché avendo le ali, sono ospiti del fumo,
del sudicio rigagnolo, dei ponti di legno dei parchi?
Un vento avverso o una mano incosciente
dai porti natii li ha condotti all’entroterra.

Laggiù è rimasto il loro nido marino, d’inverno
agitato da tormente, d’estate in quiete luminosa.
Ora il lamento va, come urlo di anime in esilio.
Chi li creò con ali, ora di spazio li priva.

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GUARDANDO IL RITORNO

Andresti e vedresti
tutto uguale, tutto diverso,
così come tu sei
lo stesso e un altro. Un fiume
non è uguale a sé e diverso
a ogni istante?

Andresti, in apparenza
distratto e annoiato,
in realtà guardingo,
perché lo sguardo è solo
la forma in cui persiste
l’antico desiderio.

Guardando penseresti
(lo sguardo accarezza
nel fissarsi, o disdegna
nel distogliersi) tutto irreparabile,
e perduto o conquistato
forse, chi può saperlo.

E con incurante stupore,
quasi condottovi per mano,
giungeresti al mondo
che fu tuo in altri tempi,
e lo troveresti lì
il tu di ieri, oggi diverso.

Impotente, estasiato,
solo come un albero,
lo vedresti a sognare
il futuro, non il presente,
in attesa dell’amico,
quando l’amico è lui e in lui lo attende.

Vedendolo, vorresti
andartene, estraneo,
senza niente da dirgli,
pensando che la vita
era una burla soave,
e che il giovane d’oggi deve ignorarlo.

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Postilla PERSONALE
Tra le migliori poesie, non riportare per questioni di spazio, meritano di essere segnalate anche: “Notturno yankee” e “Notte dell’uomo e del suo demone”.

“La sua scrittura percorre sentieri accidentati, fatti di slanci e cadute, sogni suadenti e bruschi risvegli, speranza e disillusione, oscillando fra il corpo e lo spirito, il fermento e la passività, l’emozione e la ragione. E ruotando attorno a pochi, basilari assi tematici: L’amore, l’arte, il tempo, la natura.” – dalla postfazione di Renata Londero

“Ho cercato soltanto, come ogni uomo, di trovare la mia verità, la mia, che non sarà né migliore né peggiore di quella degli altri, ma soltanto diversa.” – Luis Cernuda
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“Viale dei Giganti” Marc Dugain

dugain14 Viale dei Giganti Marc DugainViale dei Giganti
Marc Dugain
– ISBN Edizioni -
(traduzione di Chiara Manfrinato)
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Le bugie, come del resto la verità, non mi hanno mai appassionato, ma so che mi somigliano, che le une non devono mai allontanarsi troppo dall’altra.
*
“Abbiamo contattato tua madre.”
“E quindi?”
“Ha detto di non essere sorpresa. Che è qualcosa che ti porti dentro da tantissimo tempo, che una volta hai decapitato un gatto.”
“Se tutti gli adolescenti che hanno decapitato un gatto in questo paese facessero fuori i nonni, potreste chiudere le case di riposo.”
*
Interessato. Sono interessato. Ma non appassionato. Appassionato, immagino, è quando qualcosa ti assorbe del tutto. Niente mi assorbe del tutto per molto tempo. Sono troppo pesante, le cose faticano ad attecchire.
*
Mio padre non aveva un tipo di donna preciso. E quando non si hanno le idee chiare, si finisce col trovarsi a letto con una donna che è la copia conforme della propria madre.
*
Alle volte, nel tragitto di ritorno, ci fermavamo a Carmel. In vita mia, non avevo mai messo piede né a Santa Barbara né a Beverly Hills e non immaginavo esistessero enclaves del genere, comunità silenziose in cui si riuniscono i potenti, dove più che vivere si invecchia in una pace da tassidermisti.
*
Ci sono due modi per essere prudenti nella vita: puoi fare le cose con prudenza o puoi non farle affatto.
*
“Nessuno fa mai niente per me. Hanno rubato la mia storia per farne delle biografie, ho ispirato due film di cui uno è stato uno dei più grandi successi nella storia del cinema mondiale, e ora che chiedo di essere pubblicato, si chiudono tutte le porte. Anch’io ho bisogno di esistere, non crede? Non parlo di posterità, Susan. Non me ne frega niente. Un giorno gli essere umani si estingueranno, è una certezza. La questione della posterità è provvisoria. Anch’io voglio poter lasciare la mia testimonianza di quello che siamo, perché faccio parte di questa comunità, Susan. Capisce? Ne faccio parte.”
*
L’uomo non nasce buono per essere poi corrotto dalla società. È un rettile braccato dalla civiltà alla quale cerca perennemente di sfuggire.
*
“Io spero di morire di un attacco fulminante. Tu no, Cornell?”
“Certo che no” ha risposto mia madre. “Mi hanno rubato la vita, non voglio mi rubino anche la morte. Voglio avere il tempo di vederla arrivare, di assaporarla.”

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Postilla PERSONALE
“Viale dei Giganti” è l’autobiografia romanzata di Al Kenner. Prende spunto dalla storia vera di Ed Kemper, serial killer californiano dalla stazza imponente, più di due metri d’altezza, e dal quoziente intellettivo elevatissimo che agli inizi degli anni settanta uccise brutalmente (decapitazioni, necrofilia, cannibalismo) numerose giovani donne, nonché la madre e un’amica di quest’ultima (tutto questo dopo che da ragazzo aveva già ucciso i proprio nonni paterni ed essere stato internato in un istituto psichiatrico per poco meno di cinque anni).
I pregi migliori del romanzo stanno in due scelte fatte da Marc Dugain: la prima quella di dare pochissimo risalto ai particolari molto macabri degli omicidi, evitandoli proprio nella maggior parte dei casi, e preferendo piuttosto indagare l’aspetto psicologico del protagonista (a tratti forse un po’ troppo confusamente); la seconda lasciando un discreto spazio anche al momento storico durante il quale si svolgono i fatti, la guerra del Vietnam e il movimento hippy, nonché alla dimensione geografica, quella costa californiana fatta di paesini al di fuori dell’orbita delle più grandi e famose città.
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IN VISIONE: Jimmy P., La mia classe, Un castello in Italia, The motel life, Better living through chemistry

IN VISIONE
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jimmyp IN VISIONE: Jimmy P., La mia classe, Un castello in Italia, The motel life, Better living through chemistry Jimmy P.
(U.S.A. – 2013)

di Arnaud Desplechin
con Benicio Del Toro, Mathieu Amalric, Gina McKee, Larry Pine, Joseph Cross

Postilla PERSONALE
Peccato perché la storia c’era, il risultato invece è alquanto fosco, per non dire noioso.
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lamiaclasse IN VISIONE: Jimmy P., La mia classe, Un castello in Italia, The motel life, Better living through chemistryLa mia classe
(Italia – 2013)

di Daniele Gaglianone
con Valerio Mastandrea, Bassirou Ballde, Mamon Bhuiyan, Gregorio Cabral, Jessica Canahuire Laura, Metin Celik, Pedro Savio De Andrade, Ahmet Gohtas, Benabdallha Oufa, Shadi Ramadan, Easther Sam, Shujan Shahjalal, Lyudmyla Temchenko, Moussa Toure, Issa Tunkara, Nazim Uddin

Postilla PERSONALE
Molto coraggioso e davvero interessante.
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uncastelloinitalia IN VISIONE: Jimmy P., La mia classe, Un castello in Italia, The motel life, Better living through chemistryUn castello in Italia
(Francia – 2013)

di Valeria Bruni Tedeschi
con Valeria Bruni Tedeschi, Louis Garrel, Filippo Timi, Marisa Borini, Xavier Beauvois, Céline Sallette

Postilla PERSONALE
Un bel ritratto famigliare, non privo di difetti certo, ma pur sempre ben bilanciato tra dramma e autoironia.
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themotellife IN VISIONE: Jimmy P., La mia classe, Un castello in Italia, The motel life, Better living through chemistryThe motel life
(U.S.A. – 2012)

di Alan Polsky, Gabe Polsky
con Dakota Fanning, Emile Hirsch, Stephen Dorff, Kris Kristofferson

Postilla PERSONALE
Basato sull’omonimo e ottimo romanzo di Willy Vlautin, il film purtroppo non ne è nemmeno la brutta copia.
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bette livingthroughchemistry IN VISIONE: Jimmy P., La mia classe, Un castello in Italia, The motel life, Better living through chemistryBetter living through chemistry
(U.S.A. – 2014)

di Geoff Moore, David Posamentier
con Sam Rockwell, Olivia Wilde, Michelle Monaghan, Norbert Leo Butz, Ken Howard

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
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“Le montagne russe” Nicanor Parra

parra14 Le montagne russe Nicanor ParraLe montagne russe
Nicanor Parra
– Edizioni Medusa -
(traduzione di Stefano Bernardinelli)
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RITI

Ogni volta che torno
Al mio paese
dopo un lungo viaggio
Il mio primo pensiero
È chiedere di quelli che son morti:
Ogni uomo è un eroe
Per il semplice fatto di morire
E gli eroi sono nostri maestri.

Il secondo
È informarmi sui feriti.

Non prima
Solo dopo aver compiuto
Questo piccolo rito funerario
Riconosco il mio diritto alla vita:
Chiudo gli occhi per vedere meglio
E canto con rancore
Una canzone d’inizio secolo.

*

ULTIMO BRINDISI

Che lo si voglia o no
Abbiamo soltanto tre alternative:
Il passato, il presente e il domani.

E neppure tre
Perché come dice il filosofo
Il passato è passato
E ci appartiene solo nel ricordo:
A quella rosa che s’è ormai sfogliata
Non si può domandare un altro petalo.

Le carte da giocare
Son solamente due:
Il presente e il giorno di domani.

E neppure due
Dato ch’è un fatto ben consolidato
Che il presente non esiste
Se non nella misura in cui si fa passato
E ormai passò…
come la gioventù.

Tirando le somme
Ci rimane soltanto il domani:
Io alzo il mio bicchiere
A questo giorno che non viene mai
Ma ch’è l’unica cosa
Della quale realmente disponiamo.

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Postilla PERSONALE
“L’antipoesia lacera il lettore e il mondo quotidiano da lui abitato, ma non lo fa senza esporsi, perché essa stessa è implicata, come struttura, nel gioco dei significati: il suo stesso corpo linguistico si presenta ugualmente lacerato. In una relazione di rottura con la poesia dominante, l’antipoesia introduce una dissonanza che evoca il montaggio o il collage: è una costruzione frammentaria.” – Leonidas Morales
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“Nella maggioranza dei sistemi artistici il valore di un’opera è stabilito dall’accettazione delle regole che la definiscono come tale; invece l’antipoesia determina la sua natura artistica attraverso la trasgressione delle regole del testo letterario, alternando e frustando i presupposti e le aspettative del codice di comunicazione estetica.” – Iván Carrasco
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