IN VISIONE: Party girl, God’s pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, Bears

21 ottobre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
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partygirl IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, BearsParty girl
(Francia – 2014)

di Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Théis
con Angélique Litzenburger, Joseph Bour, Mario Theis, Samuel Theis, Séverine Litzenburger, Cynthia Litzenburger

Postilla PERSONALE
Non avrei mai pensato, invece è proprio un bel film.
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godspocket IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, BearsGod’s pocket
(U.S.A. – 2014)

di John Slattery
con Philip Seymour Hoffman, Christina Hendricks, Richard Jenkins, Caleb Landry Jones, John Turturro, Domenick Lombardozzi

Postilla PERSONALE
L’ultimo film con Philip Seymour Hoffman, anche solo per questo…
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lucy IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, BearsLucy
(U.S.A., Francia – 2014)

di Luc Besson
con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Amr Waked, Choi Min-sik, Pilou Asbæk

Postilla PERSONALE
Di una pochezza imbarazzante.
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thenormalheart IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, Bears
The normal heart

(U.S.A. – 2014)

di Ryan Murphy
con Mark Ruffalo, Julia Roberts, Jim Parsons, Matt Bomer, Alec Baldwin, Taylor Kitsch, Jonathan Groff, Denis O’Hare

Postilla PERSONALE
Interessante.
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beginagain IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, BearsBegin again
(U.S.A. – 2013)

di John Carney
con Keira Knightley, Mark Ruffalo, Adam Levine, Hailee Steinfeld, James Corden, Yasiin Bey, Catherine Keener

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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bears IN VISIONE: Party girl, Gods pocket, Lucy, The normal heart, Begin again, BearsBears
(U.S.A., Canada – 2014)

di Keith Scholey, Alastair Fothergill

Postilla PERSONALE
Ok, è della Disney, ma con un commento audio meno stupido sarebbe stato molto meglio.
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“Massime” François de La Rochefoucauld

20 ottobre 2014 Nessun commento

rochefoucauld14 Massime François de La RochefoucauldMassime
François de La Rochefoucauld
– BUR –
(traduzione di Giovanni Bogliolo)
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Tutti si lamentano della propria memoria, ma nessuno si lamenta del proprio discernimento.

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Nulla si regala tanto generosamente quanto i propri consigli.

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La verità non produce tanto bene nel mondo quanto male vi producono le sue apparenze.

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La confidenza alimenta la conversazione più dell’intelligenza.

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La forza d’animo dei saggi non è altro che l’arte di tener chiuso nel cuore il proprio turbamento.

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L’assenza attenua le passioni mediocri e aumenta le grandi, come il vento spegne le candele e ravviva il fuoco.

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È più vergognoso diffidare dei proprio amici che esserne ingannati.

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La virtù non si spingerebbe tanto avanti se la vanità non le tenesse compagnia.

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Per quanto dicano bene di noi, non ci insegnano niente di nuovo.

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Se di certi uomini non s’è mai visto il ridicolo, vuol dire che non si è cercato bene.

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Promettiamo secondo le nostre speranze, e manteniamo secondo i nostri timori.

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L’orgoglio non vuol essere in debito e l’egoismo non vuol pagare.

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Dovremmo meravigliarci soltanto di poterci ancora meravigliare.
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“L’investitore americano” Jan Peter Bremer

16 ottobre 2014 Nessun commento

bremer14 L’investitore americano Jan Peter BremerL’investitore americano
Jan Peter Bremer
– L’Orma editore –
(traduzione di Marco Federici Solari)
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… si era chiesto se il bel tempo che durava ormai da un’eternità non avesse sprofondato sia lui che l’appartamento in uno stato di costante immutabilità.
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Si fregò le mani piegandosi ancora una volta sul taccuino. Sì, pensò, quella frase era potente e affilata come un’arma. Quella era la frase che avrebbe provocato l’arrivo di tutte le altre. Il cane!, gli venne in mente. Doveva di nuovo portare fuori il cane! Non era forse il caso di farlo subito, e magari cogliere l’occasione per bersi anche una birra? Quella frase non era forse un buon motivo per godersi un’ultima piccola festa solitaria in santa pace? Non era ragionevole, e per di più salutare, limitarsi per quel giorno a familiarizzare con la frase, squadrarla dall’alto al basso, rovesciarla come un guanto, sentirla un po’ nella mano, mettersela in tasca e ritirarla fuori, passeggiare con le nel parco, per poi cavalcarla un po’ sulla via del ritorno?
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Fece un passo verso la scrivania. Dalle esperienze precedenti poteva dedurre che nel matrimonio l’intimità nata con l’abitudine, una volta venuta meno, non riviveva più, come dimenticata per sempre. I primi anni, in strada si tenevano sempre per mano; poi avevano cominciato solo a prendersi a braccetto di tanto in tanto; adesso, ormai da tempo, in pubblico non si toccavano più. Lo stesso era accaduto con il bacio della buona notte, che si davano ogni sera prima di chiudere la porta delle rispettive stanze. Anche questo era scomparso. A che punto sarebbero arrivati? Due esseri umani stremati che nel loro non proprio spazioso appartamento si erano scordati l’uno dell’altra.
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Chiuse gli occhi. L’investitore americano non era un sognatore. Non per niente si era alzato in volo. Solo da lassù vedeva il mondo esattamente come voleva vederlo. Senza l’assalto inesausto della miseria, senza le pretese dei bambini, senza cacche di cani da poter calpestare, senza musica che non fosse pronto ad ascoltare. E, al loro posto, l’uniforme rumore del motore e di tanto in tanto un cenno al cameriere per farlo avvicinare.
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Tutte le decisioni portavano a un unico strazio. Da settimane non un’emozione che lo avesse rasserenato per un solo secondo, e i giorni cominciavano già perduti e così finivano, senza imprese avventurose. Né vigore, né sfrontatezza, sempre e solo questo apatico fissare il vuoto e questa ansia logorante. Lo stomaco una pietra,. Il petto stretto e sempre dolorante. Braccia e gambe mollo e deboli, prossime all’ammutinamento. Il capo un’infelicità che penzolava di continuo.

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Postilla PERSONALE
Uno scrittore, padre e marito, in crisi su tutti e tre i fronti, è il coprotagonista di questo bel libro di Jan Peter Bremer (il suo esordio).
Crisi che si acuiscono quando l’appartamento dove vive con la sua famiglia viene acquistato da un fantomatico imprenditore americano (l’altro coprotagonista), costantemente in orbita sopra le loro teste a bordo del suo aereo privato e intenzionato a sfrattarli dalla stabile comodità abitativa e famigliare conquistata.
Lo scrittore si rinchiuderà tra le quattro mura delle sue fantasie e delle sue paure, tra pavimenti che si inclinano, vecchie dirimpettaie da spiare, e una lettera da scrivere proprio a quella persona che sta cercando di sconvolgere oltremodo la sua vita; un personaggio dai contorni sfumati, ma onnipresente nel suo ruolo di avido distruttore.
Un lungo monologo (con più piani di lettura), a tratti delirante e in altri quasi doloroso, animato dall’impossibilità dello scrittore-protagonista di fare alcunché, sempre più convinto che ogni sforzo sia destinato a perdersi nell’ennesimo e inutile passo falso, e via così, fino a ritrovarsi magari a dover ricominciare tutto daccapo, dal punto di partenza.

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IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmie

14 ottobre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
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coldinjuly IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmieCold in july
(U.S.A. – 2014)

di Jim Mickle
con Michael C. Hall, Sam Shepard, Vinessa Shaw, Don Johnson, Wyatt Russell, Nick Damici

Postilla PERSONALE
Non ho letto il libro di Lansdale dal quale è tratto, il film dopo un’ottima prima mezz’ora tiene abbastanza bene.
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ida IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmieIda
(Polonia, Danimarca – 2013)

di Pawel Pawlikowski
con Agata Kulesza, Agata Trzebuchowska

Postilla PERSONALE
Un bel piccolo film. Nonostante la trama, l’ambientazione e il B/N, per nulla pesante.
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thetwofacesofjanuary IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmieThe two faces of january
(U.K., U.S.A., Francia – 2014)

di Hossein Amini
con Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Oscar Isaac

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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thesignal IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmie
The signal

(U.S.A. – 2014)

di Will Eubank
con Brenton Thwaites, Laurence Fishburne, Olivia Cooke, Beau Knapp

Postilla PERSONALE
Confusionario.
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sincity2 IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmieSin City – Una donna per cui uccidere
(U.S.A. – 2014)

di Frank Miller, Robert Rodriguez
con Mickey Rourke, Jessica Alba, Josh Brolin, Eva Green, Joseph Gordon-Levitt, Powers Boothe, Rosario Dawson, Bruce Willis

Postilla PERSONALE
Si perde meno tempo a fare una ricerca immagini “Eva Green + tette”.
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apesrevolution IN VISIONE: Cold in july, Ida, The two faces of january, The signal, Sin City – Una donna per cui uccidere, Apes revolution – Il pianeta delle scimmieApes revolution – Il pianeta delle scimmie
(U.S.A. – 2014)

di Matt Reeves
con Andy Serkis, Jason Clarke, Gary Oldman, Keri Russell, Toby Kebbell, Kodi Smit-McPhee

Postilla PERSONALE
Passatempo.
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“Quasi invisibile” Mark Strand

13 ottobre 2014 Nessun commento

strand14 Quasi invisibile Mark StrandQuasi invisibile
Mark Strand
– Mondadori –
(traduzione di Damiano Abeni)
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ARMONIA DEL BOUDOIR

Dopo anni di matrimonio, lui sta in piedi in fondo al letto e dice alla moglie che lei non lo conoscerà mai, che per ogni cosa che dice c’è dell’altro che non dice, che dietro a ogni parola che pronuncia c’è un’altra parola, e centinaia di altre parole dietro a quella. Tutte le parole non dette, spiega, contengono il suo vero sé, che è stato tradito dal sé superficiale che le sta davanti. “Così, vedi,” continua scalciando le pantofole dai piedi “io sono più di quello che ti ho indotto a credere che sono.” “Oh, che sciocco,” replica la moglie “ma è ovvio che lo sei. Io trovo che il solo pensarti con così tanti sé che recedono verso il nulla sia molto eccitante. Che tu a malapena esista così come sei non potrebbe darmi più piacere.”

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SPOSSATEZZA AL TRAMONTO

Il cuore vuoto rientra a casa dopo una giornataccia in ufficio. E cosa può fare il cuore vuoto se non svuotarsi del vuoto. Spazzare via ciò che non si può spazzare via richiede un notevole sforzo mentale, l’impegno infruttuoso di facoltà già oberate da un gran peso. Povero cuore vuoto, precocemente invecchiato, come fatica per fare ciò che la mente gli dice di fare. Ma la lotta non porta a niente. Il cuore3 vuoto non può eseguire gli ordini della mente. Se ne sta seduto al buio, a fantasticare, e il vuoto si accresce.

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NOTTURNO DEL POETA CHE AMAVA LA LUNA

Mi sono stancato della luna, stancato di quell’aria attonita, del ghiaccio azzurro del suo sguardo, dei suoi arrivi e delle sue partenze, del modo in cui avviluppa amanti e solitari sotto le sue ali invisibili, senza saperli distinguere. Mi sono stancato di così tante cose che un tempo mi incantavano, sono stanco di guardare l’ombra delle nuvole passare sull’erba illuminata dal sole, di vedere i cigni che scorrono avanti e indietro sul lago, di scrutare nel buio, sperando di trovare l’immagine di un sé ancora non nato. Lasciamo che la semplicità penetri l’occhio, semplicità come un tavolo sui non è apparecchiato niente, come un tavolo che ancora non è nemmeno tavolo.
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“Karoo” Steve Tesich

8 ottobre 2014 2 commenti

tesich14 Karoo Steve TesichKaroo
Steve Tesich
– Adelphi –
(traduzione di Milena Zemira Ciccimarra)
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Era proprio la sua improbabilità a preoccuparmi. Perché tutto è possibile.
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I vuoti di memoria erano uno dei veri piaceri dell’alcol, e quando ero ancora in ottima salute, ubriaco tutte le sere, al mattino mi svegliavo riposato e completamente dimentico della sera prima. Ogni giorno era un giorno nuovo, senza obblighi né strascichi. Ogni mattino era un nuovo inizio. Ero in sincronia con la natura: morte di sera, nascita e rinnovo al mattino.
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Un signore europeo fece l’europeo e mi offrì una sigaretta prima di accendersene una. No, gli dissi, no grazie. Ho smesso. Non un tiro da ieri. Chi mi conosceva lì attorno rise, come se avessi fatto una battuta o detto una bugia. Stranamente stavo davvero iniziando a pensare che mentissi. Che non avessi smesso affatto. Dire la verità era una cosa, ma sentirmi in contatto con la verità dopo averla detta non sembrava più dipendere da me. Era qualcosa che mi veniva garantito o negato dalla reazione degli altri. Era una malattia, una sindrome da verità, e uno dei suoi sintomi era che mi sentivo molto più a mio agio nella verità altrui che la mia. Anche quando le loro verità erano l’esatto contrario della mia.
*
La mia non era paura dell’intimità. Ero prontissimo, in pubblico, ad avere rapporti indiscriminatamente intimi. AS confidarmi e a raccogliere le confidenze altrui. Ma quando mi trovavo solo in casa con una donna, o con mio figlio, mia moglie o mia madre, avevo sempre l’impressione che stessimo aspettando l’arrivo di qualcun altro. Qualcuno in grado di capire quello che stavamo facendo molto più di noi due. Un mediatore. Una terza persona. Un osservatore esterno che capisse il senso della situazione e permettesse anche a noi, attraverso il suo sguardo, di capirlo.
*
Ogni volta che una delle donne con cui ho avuto una delle mie tante brevi relazioni ha simulato un orgasmo, sono stato profondamente commosso da quell’atto di generosità disinteressato, sinceramente commosso al pensiero che lei ci tenesse abbastanza al mio stato d’animo da prendersi la briga di fingere. I loro sporadici orgasmi veri erano molto meno toccanti.
*
Considero di dare una chance alla felicità.
Ma il problema, con questa nuova malattia esotica che ho contratto, è che per fare una cosa devo prima decidere di farla, sobbarcarmi la fatica di prendere una decisione, dopodiché sobbarcarmi la fatica di mantenerla. E anche se il risultato finale di tutto questo lavoro è la felicità, l’impegno richiesto per raggiungerla è diventato un po’ troppo per me.
È troppo…
Come spiegarmi?
Essere felice, decidere di essere felice è una cosa. Continuare a esserlo è ben altra.
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Faceva parte della procedura, quando uno voleva fare i conti con le cose in anticipo. Era importante lasciarsi dietro una scia di afflizione, in modo che, se si verificavano conseguenze impreviste per effetto delle mie azioni, potevo assolvermi sulla base dell’angoscia provata prima di causarle.
*
Ma non divaghiamo, stavamo parlando della verità, mi pare. In tutto il pianeta, tu solo sembri avere questa concezione infantile della verità come qualcosa di meraviglioso. Probabilmente perché non l’hai mai conosciuta. È come se ne fossi stato separato alla nascita e da allora non avessi mai smesso di desiderarla, certo che quando finalmente tornerà nella tua vita, lo farà nelle vesti di una tata affettuosa dalle braccia morbide.
*
Se il bene non trova più nulla di buono in me, se nemmeno io trovo più nulla di buono in me stesso, allora non resta che vedere che cosa vede di buono in me il male.
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Ma mi conosco. So che la mia mente gira e rigira. So che i miei umori sono come le fasi lunari. So tutto tranne come smettere di essere quello che sono.

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Postilla PERSONALE
Saul Karoo, richiestissimo rimaneggiatore di sceneggiature hollywoodiane, si ritrova a un punto della sua vita in cui le falsità, volute e non, cominceranno a mescolarsi vertiginosamente. Tra finzione e realtà cosa deciderà di seguire? All’apparenza nessuna delle due, lasciando piuttosto che siano gli eventi a sballottarlo tra le sue azioni. Come ad esempio con l’ex moglie, per la quale deciderà di mantenere il solito ruolo da povero alcolizzato, nonostante bere ormai non gli provochi più nessun effetto. O ancora accettando la proposta di un potentissimo e subdolo produttore di massacrare l’ultimo film capolavoro di un vecchio regista. Solo due esempi delle innumerevoli situazioni in cui si ritroverà il protagonista di questo libro.
Il romanzo scorre molto bene, alternando pagine dal tono umoristico/sarcastico ad altre più sentimentali/riflessive, e se ha un difetto evidente, è quello di una partenza folgorante che però Steve Tesich non riesce a mantenere fino alla fine, anzi, soprattutto nella fine.

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IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crime

IN VISIONE
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frank IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeFrank
(U.K., Irlanda – 2014)

di Lenny Abrahamson
con Michael Fassbender, Domhnall Gleeson, Maggie Gyllenhaal, Scoot McNairy, Hayley Derryberry, Matthew Page

Postilla PERSONALE
Strambo e commovente, bel film e ottima idea.
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mapstothestars IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeMaps to the stars
(Canada, U.S.A. – 2014)

di David Cronenberg
con Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Robert Pattinson, Olivia Williams, Evan Bird

Postilla PERSONALE
Chirurgico e impietoso.
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fatherandson IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeFather and son
(Giappone – 2013)

di Hirokazu Koreeda
con Masaharu Fukuyama, Yôko Maki, Jun Kunimura, Machiko Ono, Kirin Kiki, Isao Natsuyagi, Lily Franky

Postilla PERSONALE
Un film giapponese poco giapponese, e visto che parla di relazioni e intrecci famigliari per me è un valore aggiunto.
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icorpiestranei IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeI corpi estranei
(Italia – 2013)

di Mirko Locatelli
con Filippo Timi, Jaouher Brahim, Tijey De Glaudi, Gabriel De Glaudi, Dragos Toma

Postilla PERSONALE
Timi enorme e regia impeccabile.
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capital IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeCapital
(Francia – 2012)

di Constantin Costa Gavras
con Gabriel Byrne, Gad Elmaleh, Jordana DePaula, Liya Kebede, Céline Sallette, Natacha Régnier, Hippolyte Girardot

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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lifeincrime IN VISIONE: Frank, Maps to the stars, Father and son, I corpi estranei, Capital, Life in crimeLife of crime
(U.S.A. – 2013)

di Daniel Schechter
con Jennifer Aniston, Isla Fisher, Tim Robbins, Will Forte, John Hawkes, Yasiin Bey

Postilla PERSONALE
Noioso.
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“Giorni perduti” Charles Jackson

jackson14 Giorni perduti Charles JacksonGiorni perduti
Charles Jackson
– Nutrimenti –
(traduzione di Filippo Tuena)
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Ieri notte si trattava semplicemente di bere. Adesso era una medicina.
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Finalmente il telefono smise di squillare e poi non squillò più. Guardò la sveglietta. Erano le nove e mezzo. La stanza era invasa dalla luce, da una sorta di bagliore dovuto al riflesso dei raggi del sole sulla facciata del palazzo di fronte. Voltò la testa sul cuscino, si guardò intorno per vedere dov’era la bottiglia e la vide. Oh, eccola lì, bene. Sul tavolo. Una bella bottiglia da un litro. Grande come la vita e due volte più vuota.
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Quante volte in mattine come questa, mattine passate in altre città e nella stessa New York, aveva girato a piedi per le strade come adesso. Mattine in cui veramente non sapeva se sarebbe svenuto di colpo prima di poter fare un altro passo, figuriamoci prima di arrivare a destinazione – al negozio di alcolici, al banco dei pegni, al bar, al suo letto. Mattine vissute nell’irragionevole, inspiegabile terrore che qualcuno intercettasse il suo sguardo in un istante in cui non era attento, e lo fissasse dritto negli occhi.
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E che dire di quei giorni passati e perduti, dei giorni innumerevoli e irrecuperabili consumati sul fondo di quegli abissi, del tempo che scorreva via e non tornava più? C’era forse qualcosa al mondo che avrebbe mai potuto ripagarti di quei giorni? Chi conosceva, a parte te, il senso di panico e di paralisi che si prova a fermarsi di colpo, terrorizzati, nel bel mezzo di una mattina chiedendosi: che giorno è oggi? Spesso anche che mese è, che stagione? Chiederlo, ma non chiederlo a nessuno se non a se stesso; perché non potresti mai ammettere di non saperlo. Avevi scordato gli ultimi dieci giorni o ne avevi scordato uno solo? Non solo scordati, ma nemmeno vissuti. Era marzo o settembre? E non era questo un modo per consumare la vita follemente in fretta o – peggio che in fretta – nell’incoscienza? Il tempo era tutto quello che avevi, tutto quello che aveva chiunque, e tu non gli davi importanza, te lo lasciavi sfuggire come se il giorno o la settimana che non avevi consumato potesse ripresentarsi di nuovo l’indomani. Ma non si ripresentava, non poteva ripresentarsi – si era consumata anche se tu non l’avevi consumata. Non avevi un modo per usare meglio tutto quel tempo prezioso? Che cosa sei, se il tuo sommo bene e il sommo profitto del tuo tempo è bere e dormire? Non avevi forse gridato, da giovane, che gran giorno per essere vivi? E quanti erano stati, da allora, i giorni in cui non eri nemmeno in grado di desiderare la morte? A che serviva chiedersi quanti? Non eri in grado di dirlo, avevi perduto il conto tanto, troppo tempo fa. Quanti giorni dei tuoi trentatré anni, mesi e mesi di meno, interi periodi e porzioni della tua vita erano finiti in un vuoto di memoria – lo spreco più vergognoso e insensato di tutti, perché niente avrebbe potuto restituirteli. Il risarcimento per la perdita che avevi subito, il modo di recuperare il tempo stava tutto nel ritornare ancora una volta in quel vuoto di memoria in cui il tempo non si poteva contare e il tempo non contava, bevendo fino a uscire dalla tua vita a metà della settimana per entrare in un tempo fuori dal tempo.

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Postilla PERSONALE
Cinque giorni nella vita di Don Birnman, scrittore o aspirante tale in crisi, che diventano una vera e propria discesa, sempre più ripida, nelle falsità e nei deliri dell’alcolismo (da un banale furto fino al ricovero in ospedale e ancora oltre).
Non basta un fratello solerte, un amore sempre pronto ad accorrere, come non bastano le tasche vuote o la paura di svenire ad ogni prossimo passo, la sete, quella sete, è implacabile, non si arresta di fronte a nulla. Anche quando sembrerà di intravedere la fine del tunnel, sarà un miraggio, l’ennesimo, filtrato dal vetro opaco di una bottiglia.
Charles Jackson, che per anni dopo l’uscita di questo suo primo romanzo* cercò di smentire le voci circa la sua autobiograficità, descrive talmente bene quel demone che è l’alcol e i vari stadi attraverso i quali passa l’uomo suo schiavo, che anche per un astemio sarebbe stato difficile credergli.
In seguito scrisse altri libri, ma non riuscì a ripetersi, finendo purtroppo vittima del vero e immortale protagonista di “Giorni perduti”.

(* Billy Wilder ne trasse un film vincitore di ben quattro premi Oscar)
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IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, Walesa

30 settembre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
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thewindrises IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaThe wind rises
(Giappone – 2013)

di Hayao Miyazaki

Postilla PERSONALE
Non il miglior Miyazaki, ma pur sempre Miyazaki.
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mammu IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaMammu es tevi milu
(Lettonia – 2013)

di Janis Nords
con Kristofers Konovalovs, Vita Varpina, Matiss Livcans

Postilla PERSONALE
Piccola storia di tutti i giorni, ma in grado giocare sui punti giusti.
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frontera IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaFrontera
(U.S.A. – 2014)

di Michael Berry
con Eva Longoria, Ed Harris, Michael Peña, Amy Madigan, Kristen Rakes

Postilla PERSONALE
Onesto, ma anche un po’ troppo scontato.
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verygoodgirls IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaVery good girls
(U.S.A. – 2013)

di Naomi Foner
con Dakota Fanning, Elizabeth Olsen, Boyd Holbrook, Ellen Barkin, Peter Sarsgaard, Demi Moore, Richard Dreyfuss, Clark Gregg

Postilla PERSONALE
Colonna sonora a parte, sciapo.
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homeagain IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaHome again
(Canada – 2013)

di Sudz Sutherland
con Lyriq Bent, Tatyana Ali, Stephan James, Richard Chevolleau, Fefe Dobson, CCH Pounder

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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walesa IN VISIONE: The wind rises, Mammu es tevi milu, Frontera, Very good girls, Home again, WalesaWalesa
(Polonia – 2013)

di Andrzej Wajda
con Robert Wieckiewicz, Agnieszka Grochowska, Zbigniew Zamachowski, Cezary Kosinski, Maria Rosaria Omaggio

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
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“Le albe” Emile Verhaeren

29 settembre 2014 Nessun commento

verhaeren14 Le albe Emile VerhaerenLe albe
Emile Verhaeren
– Pacini Fazzi –
(traduzione di Edoardo Giovanni Parlotti)
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Ciò che resta impossibile oggi, sarà probabile domani.
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HAINEAU Io perseguo la mia idea nella buona e nella cattiva sorte; io spendo violentemente il mio essere, lo spargo, l’espongo, lo esalto. Non lo contrario mai.
*
HAINEAU Quando ci si è votati, anime e corpo, a un’idea, ci si domanda se si è fieri o no? Queste parole non hanno più senso.
*
CLAIRE Non ti inquietare, le tue parole saltano più in là del tuo pensiero da quanto fanno male.
*
… il lenzuolo tessuto da tutte le parole inutili, tutte le discussioni senza scopo, da tutte le logorree e da tutte le eloquenze vane…
*
HAINEAU Vi ammiro davvero! Al primo barlume che vi giunge dietro una porta, voi ne deducete la presenza enorme del sole. […] Alla cieca, voi credete a tutto. La forza che vi anima è folle quanto ardente.
HÉRÉNIEN È quella buona, quella vera e forse l’unica. Essere al servizio delle circostanze, tenersi alla mercé della speranza immensa che attraversa il mondo in questa ora!
*
HAINEAU Concludo dunque come concludevo ieri: in una rivoluzione bisogna colpire le idee in coloro che la personificano. Bisogna agire metodicamente, avanzare poco a poco, senza entusiasmi eccessivi, senza volere cose immediate. I risultati sono meno importanti delle intenzioni.
*
La mia memoria è armata contro di voi.

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“HHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich” Laurent Binet

25 settembre 2014 2 commenti

binet14 HHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich Laurent BinetHHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich
Laurent Binet
– Einaudi –
(traduzione di Margherita Botto)
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Continui ad addestrarti in vista della più grande missione che un Paese abbia mai affidato a due soli uomini. Credi nella giustizia, e credi nella vendetta. Sei valoroso, deciso e di buone qualità. Sei pronto a morire per il tuo Paese. Ti identifichi con qualcosa che va crescendo dentro di te e a poco a poco già comincia a essere più grande di te, ma resti anche te stesso. Sei un uomo semplice. Sei un uomo.
Sei Jozef Gabčík o Jan Kubiš, e stai per entrare nella Storia.
*
Spero solo che sotto la spessa patina d’idealizzazione che stenderò su questa storia leggendaria sia ancora possibile guardare attraverso il vetro trasparente della realtà storica.
*
Sulla porta del suo albergo a Monaco un giornalista gli domanda:
– Ma alla fine, signor ambasciatore, questo accordo è comunque un sollievo, no?
Silenzio. Poi il segretario del Quai d’Orsay sospira:
– Ah sì, un sollievo… come quando uno se la fa addosso!
*
Ciò detto, c’è comunque qualche segnale. Da anni Heydrich commissiona ai suoi capi dipartimento numerosi studi sulla questione ebraica. E riceve questo genere di risposta: “È opportuno privare gli ebrei di ogni mezzo di sussistenza – e non solo in senso economico. La Germania deve essere per loro un Paese senza futuro. Solo la vecchia generazione va autorizzata a morire in pace qui, ma non i giovani, in modo da favorire la spinta a emigrare. Quanto ai mezzi, va rifiutato l’antisemitismo aggressivo. Non si combattono i topi con una rivoltella, ma con il veleno e i gas”.
Metafora, visione, manifestazione dell’inconscio: comunque sia, si intuisce che questo capo servizio ha già un’idea recondita. Il rapporto è datata maggio 1934: che doti profetiche!
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Comunque lui, l’uomo d’azione, l’atleta, il pilota, il combattente, sente il dovere di spiegare parte della sua Weltanschauung a quel civile dalle mani ben curate che è Speer, circondarsi di guardie del corpo è un comportamento piccolo borghese quanto mai inelegante. Che lui lascia a Bormann e agli altri gerarchi del partito. Di fatto, smentisce Joseph Roth: piuttosto morire che far credere di aver paura.
*
Chi è morto è morto, e non gl’importa nulla che gli si renda omaggio. La memoria non è di alcuna utilità a chi viene onorato, ma serve a chi se ne serve. Grazie a lei mi costruisco, e grazie a lei mi consolo.

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Postilla PERSONALE
Le vite di tre uomini che si incrociano andando inequivocabilmente a scrivere la Storia, sì, quella con la S. Ma anche le tante altre esistenze che di questa vicenda formano il corollario tanto vario, tra bene e male, quanto necessario per la comprensione del periodo e della situazione dell’epoca.
Il libro narra, concedendosi quando non supportato da sufficiente documentazione di riempire i buchi con supposizioni, l’Operazione Antropoide: attentato che i paracadutisti Jozef Gabcìk (slovacco) e Jan Kubis (ceco) portarono a termine a Praga nel 1942 contro il generale delle SS Reinhard Heydrich (la bestia bionda).
Avvincente, ritmato nei suoi brevi capitoli, mai fastidioso nelle tante incursioni di Laurent Binet (si sente quanto sia combattuto e perfezionista nel suo ruolo di scrittore/documentarista), contraddistinto da un costante crescendo di intensità che tiene inchiodati con immutato interesse fino alle ultime pagine: l’eroica resistenza dei nostri e di altri agenti in incognito rifugiatisi in una chiesa di Praga.
Un libro mutevole e coraggioso, ai limiti dello spavaldo a tratti, ma che prima di tutto emoziona e spaventa.

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IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy womb

23 settembre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
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amillionwaystodieinthewest IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombA million ways to die in the West
(U.S.A. – 2014)

di Seth MacFarlane
con Seth MacFarlane, Charlize Theron, Amanda Seyfried, Liam Neeson, Giovanni Ribisi, Sarah Silverman, Neil Patrick Harris

Postilla PERSONALE
Non ai livelli di Ted, ma ci sta.
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edgeoftomorrow IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombEdge of tomorrow
(U.S.A. – 2014)

di Doug Liman
con Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton, Brendan Gleeson

Postilla PERSONALE
La noia si ripete, la noia si ripetere, la noia si…
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locke IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombLocke
(U.S.A., U.K. – 2013)

di Steven Knight
con Tom Hardy

Postilla PERSONALE
Dopo venti minuti speri che accada QUALCOSA, anche il botto in autostrada è contemplabile, poi capisci che invece “il traffico è scorrevole” e lo sarà fino alla fine.
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metalhead IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombMetalhead
(Islanda – 2013)

di Ragnar Bragason
con Thora Bjorg Helga, Ingvar Eggert Sigurðsson, Halldóra Geirharðsdóttir, Sveinn Ólafur Gunnarsson, Hannes Óli Ágústsson

Postilla PERSONALE
Un piccolo, onesto e bel film.
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stillthewater IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombStill the water
(Giappone – 2014)

di Naomi Kawase
con Makiko Watanabe, Hideo Sakaki, Jun Murakami, Miyuki Matsuda, Tetta Sugimoto

Postilla PERSONALE
Interessante anche se non sempre a fuoco.
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thywomb IN VISIONE: A million ways to die in the West, Edge of tomorrow, Locke, Metalhead, Still the water, Thy wombThy womb
(Filippine – 2012)

di Brillante Mendoza
con Nora Aunor, Bembol Roco, Mercedes Cabral, Lovi Poe

Postilla PERSONALE
Ottima storia, Mendoza è sempre molto bravo, ma questa volta pure un po’ troppo compassato.
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“Vivere contro l’evidenza. Intervista con Christian Nussy” E. M. Cioran

22 settembre 2014 Nessun commento

cioran14 Vivere contro levidenza. Intervista con Christian Nussy E. M. CioranVivere contro l’evidenza. Intervista con Christian Bussy
E. M. Cioran
– La scuola di Pitagora editrice –
(traduzione di Massimo Carloni)
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CB: Alla domanda: “Perché scrive?”, Paul Valery, rispondeva: “Per debolezza”. È un po’ il suo caso?

EMC: È molto più che per debolezza, per miseria, miseria interiore. Addirittura, se vuole, per tracollo più che per debolezza. E dunque, alla fine, non per necessità. Se vuole: per non sbraitare, per non urlare…
[…]
Ritengo che si scriva per far del male, nel senso “superiore” del termine, per turbare, perché anch’io, tutto quanto ho letto nella mia vita, l’ho letto per sconvolgermi. Uno scrittore che, in un modo o nell’altro, non martirizza, non m’interessa.

CB: Cioran, lei ha scritto: “Solo un mostro può permettersi il lusso di vedere le cose così come sono”. Lei si ritiene più o meno mostruoso?

EMC: Probabilmente sì, poiché credo, effettivamente, che vedere le cose così come sono, renda la vita quasi insopportabile. In tal senso, ho notato che tutte le persone che agiscono, possono farlo solo perché non vedono le cose così come sono. E io, poiché ritengo di aver visto, diciamo in parte, le cose come sono, non ho potuto agire. Sono sempre rimasto ai margini degli atti. Quindi, è auspicabile per gli uomini vedere le cose così come sono? Non so. Credo che le persone, generalmente, ne siano incapaci. Allora, è vero che solo un mostro può vedere le cose come sono, perché il mostro è uscito dall’umano.

CB: D’altra parte, lei ha anche scritto, e qui c’è una sorta di luce, sempre tra virgolette “Siamo tutti in fondo a un inferno, dove ogni attimo è un miracolo”.

EMC: Ebbene, ciò che intendevo dire con quella frase è che il fatto di vivere è una cosa talmente straordinaria, soprattutto quando si vedono le cose così come sono, che questa vita, totalmente disprezzata, diciamo a livello teorico, appare straordinaria sul piano pratico. Vivere contro l’evidenza, ogni momento, diventa una sorta d’eroismo.
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“La maestra dei colori” Aimee Bender

18 settembre 2014 Nessun commento

bender14 La maestra dei colori Aimee BenderLa maestra dei colori
Aimee Bender
– minimumfax –
(traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan)
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“Ti sei persa?”, ha chiesto.
“Oh, no”, ho risposto. “Mi sono assolutamente trovata”.
“Ottimo”, ha detto. Aveva un foglio in mano e continuava a piegarlo e a riaprirlo.
“E lei si è perso?”, gli ho domandato, perché forse aveva l’Alzheimer.
“Qualche volta”, ha risposto.
*
Mi ci volle fino all’ultimo anno per trovare un poeta che scriveva poesie per davvero, e costui mi spogliò con estrema gentilezza e passò quasi un’ora a occuparsi del mio collo e della schiena, e una volta che finalmente l’avevamo fatto e io pensavo che era valsa la pena di aspettare tutto quel tempo, mi spiegò che parte della sua crescita come poeta stava nel conoscere quante più donne possibile, e che quindi adesso ci si doveva dire addio, Mi suggerì di far finta che stesse partendo per la guerra, su una nave. “Ma che nave?”, gli chiesi, aggrappandomi alla coperta. “Abitiamo in Ohio”.
*
Ma anche se mi trovo a proclamare fermamente con che tipo di persona mi voglio mettere adesso, e perché, e in che senso sarà tutta un’altra cosa, immaginare di conoscere un’altra persona è difficilissimo. Passare per la stessa identica sequenza di cose. Dire le stesse frasi che ormai ho già detto tante volte: le grandi dichiarazioni, le solenni rivelazioni sulla mia infanzia e sul mio carattere. Il cauto svelare le proprie insicurezze. Tutte cose che ho già detto, e che a tutt’oggi restano piazzate nella testa di persone che se ne stanno chissà dove a viversi vite delle quali non posso più far parte. Fino a non molto tempo fa, questa forma di condivisione era meravigliosa; adesso l’idea di trovarmi davanti a un tipo nuovo, a ripetere le stesse frasi fondamentali, mi sembra proprio uno sbaglio, una mancanza di integrità. Di certo non fa bene alla mia testa, trasformarmi in un discorso del genere. L’unico terreno di discussione di un certo rilievo non ancora coperto dovrà avere a che fare con questa sensazione, questa stanchezza, esattamente con questo discorso.
La prossima persona che amerò, mi ci siederò di fronte in silenzio. Dovremo impararlo l’uno dall’altro in qualche altro modo.
*
“Pensi mai di lasciarmi?”, le chiese.
“No”, rispose Janet.
Poi lui si voltò verso di lei. Gli luccicavano gli occhi. “A volte io lo penso”, le disse.
“Pensi cosa?”
“Di lasciarti”, le rispose.
Lei lo guardò, confusa. “Ma non puoi andartene”, esclamò. “Sei tu il più legato della coppia”.
Gli occhi di lui, lì al lavandino, erano buoni e tristi.
“Mi stai lasciando?”, gli chiese lei, con la voce fattasi più acuta, stridula.
“No”. Ma nel tono di voce del marito c’era una tenerezza che aveva in sé una domanda, o il primissimo seme di un punto di domanda, e lei capì, d’un tratto, che già avevano cominciato a lasciarsi, che quella conversazione era stata solo il varcare la soglia di una porta già aperta, e che una volta che quegli occhi si fossero staccati da lei non sarebbero mai più ritornati e che i vestiti non sarebbero stati affatto una barriera, niente, stracci, carta velina, contro tutto quel dolore che impetuosamente la colmava.

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Postilla PERSONALE
Aimee Bender è una scrittrice a proprio agio sia con il romanzo che con il racconto, ma è una caso rarissimo per me, visto che la prediligo decisamente nella prima forma.
Questa nuovo libro ne è la conferma, costringendomi a diventare ripetitivo nel dire che la dimensione delle sue storie, spesso giocate sul confine tra reale e fantastico (non proprio il mio genere di norma), giungono meglio con più tempo (pagine) a disposizione, dell’autrice e del lettore, per entrarvi e adattarsi. Niente da ridire sulla scrittura, come sempre pressoché perfetta, è proprio una questione di pelle, di comodità e familiarità.
Per quanto riguarda i singoli racconti, molto bello “Guardiani di parole”, ma anche “Il collare rosso” e “Limonata” spiccano sul resto della raccolta.

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IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, Godzilla

16 settembre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
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thefaultinourstars IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaThe fault in ours stars
(U.S.A. – 2014)

di Josh Boone
con Shailene Woodley, Ansel Elgort, Laura Dern, Sam Trammell, Nat Wolff

Postilla PERSONALE
Furbetto.
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oneonone IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaOne on one
(Corea del Sud – 2014)

di Kim Ki-Duk
con Dong-seok Ma, Young-min Kim, Yi-Kyeong Lee, Dong-in Jo, Teo Yoo

Postilla PERSONALE
Uno dei suoi che mi è piaciuto di meno.
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therover IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaThe rover
(U.S.A., Australia – 2014)

di David Michôd
con Robert Pattinson, Guy Pearce, Scoot McNairy

Postilla PERSONALE
Bel film, non scontato, e ottime atmosfere.
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22jumpstreet IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, Godzilla22 Jump Street
(U.S.A. – 2014)

di Phil Lord, Christopher Miller
con Jonah Hill, Channing Tatum, Peter Stormare, Ice Cube, Dave Franco, Nick Offerman

Postilla PERSONALE
Secondo episodio che, nel genere, tiene bene.
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muscleshoals IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaMuscle Shoals
(U.S.A. – 2013)

di Greg Camalier

Postilla PERSONALE
Bel documentario e, ovvio dirlo, superba colonna sonora.
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godzilla IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaGodzilla
(U.S.A. – 2014)

di Gareth Edwards
con Aaron Johnson, Ken Watanabe, Elizabeth Olsen, Sally Hawkins, Bryan Cranston

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
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“Canto che amavi” Gabriela Mistral

15 settembre 2014 Nessun commento

mistral14 Canto che amavi Gabriela MistralCanto che amavi
Gabriela Mistral
– Marcos Y Marcos –
(traduzione di Matteo Lefèvre)
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LA BALLERINA

La ballerina ora sta danzando
la danza di chi ha perso tutto quanto.
Lascia cadere tutto ciò che aveva,
padri e fratelli, frutteti e campagne,
il rumore del fiume, quei sentieri,
storie del focolare, il proprio volto
e il proprio nome e i suoi giochi di infanzia
come chi lascia tutto ciò che ha avuto
cader dal collo e dal grembo e dall’anima.

Sul limite del giorno e del solstizio
balla ridendo la sua equa rovina.
Ciò che le braccia sue gettano è il mondo
che ama e detesta, che sorride e uccide,
la terra esposta a vendemmia di sangue,
la notte degli afflitti che non dormono
e l’invidia di chi non ha riparo.

Senza nome, né razza o credo, nuda
di tutto e di se stessa, si abbandona,
splendida e pura, coi piedi volanti.
Scrollata come un albero e nel mezzo
del volteggio, ormai testimonianza.

Non sta danzando il volo degli albatros
innaffiati di sale e giochi d’onde;
né la sollevazione e la sconfitta
dei poveri canneti fustigati.
Né il vento agitatore delle vele,
né il sorriso delle altre piante ed erbe.

Il nome non le diano del battesimo.
Si è liberata di casta e di carne
ha soffocato il canto del suo sangue
e la ballata dell’adolescenza.

Le nostre vite ignari a lei affidiamo
come a una rossa Vesta avvelenata,
e balla come morsa da serpenti
che liberi e vivaci la risalgono
e la fanno cadere come insegna
sconfitta o di ghirlanda fatta a pezzi.

Sonnambula, mutata in ciò che odia,
danza ancora e non sa di essere altro,
le sue smorfie lanciando e raccogliendo
affannatrice dell’affanno nostro,
fendendo l’aria che non la rinfresca,
unica e scalmanata, vile e pura.

Siamo noi altri il suo affannato petto,
il suo pallore esangue, il folle grido
lanciato sia a ponente che a levante,
la rossa vampa delle vene sue,
l’oblio del Dio della sua propria infanzia.
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“I giardini dei dissidenti” Jonathan Lethem

11 settembre 2014 Nessun commento

lethem14 I giardini dei dissidenti Jonathan LethemI giardini dei dissidenti
Jonathan Lethem
– Bompiani –
(traduzione di Andrea Silvestri)
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Non erano teste affrancate dal corpo, no, non erano liberi di fluttuare via. Erano invece teste ancorate a un elemento. Due teste americane che affioravano a malapnea da un mare di ricordi, sforzandosi di non affogarci, con le membra che si dimenavano, aggrappandosi alla vita. Il sole sopra di loro un martello che picchiava i teschi ricoperti di carne mentre fissavano e battevano le palpebre nell’abbagliante riflesso salato. Senza via di fuga.
*
Ecco la consuetudine comunista, il rito comunista: il processo in soggiorno, i rispettabili linciatori che approfittano della tua ospitalità mentre lanciano qualche granata della linea del partito sul tuo impegno, che sollevano un coltellino per spalmare il burro su un toast e lo usano en passant per tagliarti fuori da ciò cui hai dedicato la vita. E tuttavia il fatto che fosse una consuetudine e un rito comunista non significava che questi ragazzi lo sapessero compiere a dovere, o con disinvoltura: la veterana era Rose. Aveva subito un processo simile otto anni prima. Loro sudavano; lei non provava che un senso di sfinimento davanti al loro tossicchiare e schiarirsi la voce.
*
Fino a quel giorno, Cicero era stato tentato di credere che se imparavi a fare abbastanza bene la prima cosa cui ti dedicavi, magari non avresti mai avuto bisogno di occuparti di una seconda.
*
Tenere stretto, se ci riusciva, l’istante in cui lei si alzò dal suo posto a tavola con la moglie del reverendo ed entrò nel salotto dove erano seduti gli uomini. Fermare quell’istante e tentare di vedere il volto di Miriam quando lo scorse per la prima volta. Sapere come fosse stato guardare quegli occhi prima che cominciasse a parlare.
*
Che Tommy si rendesse ben conto che la ragazza stava cercando di farlo vacillare e scandalizzarlo non era di alcun aiuto. Vacillava, scandalizzato. Era un incrocio tra una donna e una bambina, con l’inquietante, selvaggia preveggenza di una decenne, di quelle che ti fissano e trapassano con lo sguardo su un mezzo pubblico. E tuttavia con la padronanza di sé di una persona più vecchia, la padronanza di un’osservatrice navigata. La madre della bambina sull’autobus. Dato che evidentemente aveva saltato la goffa fase intermedia, in cui lui era invece bloccato.
*
Scoprivi chi eri e cosa contava veramente solo dopo essere passato attraverso la lente della favola, imposta a ogni maschio e a ogni femmina del genere umano, che raccontava come laggiù nella foresta del mondo ci fosse qualcuno da amare e sposare ad aspettarti. E allora che varcassero quella soglia e si incontrassero nella luce dall’altra parte.
*
Nella voragine della memoria con tutta la baracca, il silenzio che cadeva con sollievo su tutto ciò che il silenzio poteva coprire, tutto tranne i volti, volti come stoici pozzi senza fondo di rammarico celato.

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Postilla PERSONALE
Il comunismo americano, gli hippy degli anni settanta, i movimenti di Occupy dei giorni nostri.
A parte brevi escursioni, sempre New York sullo sfondo, centro il Sunnyside nel Queens.
Gli ebrei americani, i neri americani, i bianchi americani.
I rapporti famigliari, in particolar modo quelli tra figli e genitori, e la diversità come diritto all’affermazione, spesso sfociante nell’utopia.
Tanti, troppi temi nell’ultimo romanzo di Jonathan Lethem. Alla fine anche tutti i personaggi creati, al solito molto bene, all’interno di questo turbinio storico-sociale, ne escono un po’ malconci, sopraffatti dalla mole di un tentativo troppo grande e un po’ confusionario per potersi affermare completamente.

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IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica – Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut – Ladies and Gentlemen

9 settembre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
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chef IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenChef
(U.S.A. – 2014)

di Jon Favreau
Jon Favreau, Emjay Anthony, Sofía Vergara, John Leguizamo, Scarlett Johansson, Dustin Hoffman, Oliver Platt, Bobby Cannavale

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode (nel suo genere).
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paloalto IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenPalo Alto
(U.S.A. – 2013)

di Gia Coppola
con Nat Wolff, James Franco, Emma Roberts, Val Kilmer, Keegan Allen

Postilla PERSONALE
Come già non mi era piaciuto granché il libro, così il film.
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comeilvento IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenCome il vento
(U.S.A. – 2013)

di Marco Simon Puccioni
con Valeria Golino, Filippo Timi, Francesco Scianna, Chiara Caselli, Marcello Mazzarella

Postilla PERSONALE
Onesto.
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onirica IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenOnirica – Field of Dogs (Polonia, Italia, Svezia – 2013)

di Lech Majewski
con Michal Tatarek, Elžbieta Okupska, Jacenty Jedrusi, Jan Warta, Szymon Budzyk

Postilla PERSONALE
Pieno di spunti interessanti, ma anche una mezza impresa da portare a termine.
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vivianmaier IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenFinding Vivian Maier
(U.S.A. – 2013)

di John Maloof, Charlie Siskel
con Vivian Maier

Postilla PERSONALE
La storia basterebbe già da sola…
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thedarksideofthesun IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenThe dark side of the sun
(Italia – 2011)

di Carlo Shalom Hintermann

Postilla PERSONALE
Tecnicamente non granché, ma non per questo emoziona di meno.
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finalcut IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and Gentlemen
Final Cut – Ladies and Gentlemen

(Ungheria – 2012)

di György Pálfi

Postilla PERSONALE
Coraggioso e ben riuscito esperimento.
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“Il mondo non finisce” Charles Simic

8 settembre 2014 Nessun commento

simic14 Il mondo non finisce Charles SimicIl mondo non finisce
Charles Simic
– Donzelli –
(traduzione di Damiano Abeni)
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LEZIONE DI STORIA

Gli scarafaggi sembrano
zotici comici
in drammi seri.

*

Una poesia sullo starsene seduti su un tetto a New York una sera fredda d’autunno a bere vino rosso, circondati da edifici slanciati, i bambini piccoli che corrono pericolosamente verso il cornicione, la bella ragazza di cui tutti sono innamorati in segreto che sta seduta in disparte. Morirà giovane ma ancora non lo sappiamo. Ha un buco nei collant neri, si vede l’alluce, l’alluce con lo smalto rosso… E i grattacieli… nella luce che viene meno… come nuovi caldei, pitonesse, cassandre… per via della miriade di finestre cieche.

*

Oh il gran Dio della Teoria, è solo un mozzicone di matita, un mozzicone masticato con la gomma consumata alla fine di un immenso scarabocchio.

*

Caro Friedrich, il mondo è ancora falso, crudele e bello…
Qualche ora fa, stasera, guardavo il cinese della lavanderia, che non sa né leggere né scrivere la nostra lingua, che scorreva le pagine di un libro dimenticato da un cliente frettoloso. Mi ha reso felice. Volevo che fosse un libro dei sogni, o una raccolta di versi insulsi e sentimentali, ma non ho guardato bene.
Adesso è quasi mezzanotte, la sua luce è ancora accesa. Ha una figlia, che indossa minigonne e cammina a lunghi passi, che gli porta la cena. È in ritardo, molto in ritardo, tanto che lui ha smesso di stirare e scruta la strada.
Non fosse per noi due, ci sarebbero solo i ragni che tessono tele tra i lampioni e gli alberi bui.

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Postilla PERSONALE
Per originale intendo qualcosa di molto antico, non di nuovo – che ha a che vedere con le origini, gli inizi, le fonti. […] Per quanto l’autore si sia applicato con immensa meticolosità a parlarci in modo fresco e spavaldo e modesto così che “queste parole possano uscire dal loro inverno”, queste poesie ci vengono da un enorme “altro”, da una distanza al di là del potere delle parole, forgiata da remoti elementi dell’immaginazione.* – Richard Howard

Le poesie di Charles Simic rivelano con chiarezza essenziale il profilo e le caratteristiche di un mondo che inventiamo in segreto, che segna le nostre vite nel momento della loro massima intensità, e che noi troppo spesso neghiamo perché è più reale di qualsiasi altra cosa a noi nota. La sua opera è pervasa dal senso che le immagini precedono gli oggetti, che il mondo è una creazione della favola, che nulla equivale a ciò che pensavamo che fosse, ma che in qualche modo sospettavamo potesse essere.* – Mark Strand

* dalla nota di Joseph Harrison e Damiano Abeni
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