IN VISIONE: The girl with the dragon tattoo, Terraferma, Polisse, Boy wonder, Puncture

13 febbraio 2012 3 commenti

IN VISIONE
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The girl with the dragon tattooThe girl with the dragon tattoo
(U.S.A. – 2011)

di David Fincher
con Daniel Craig, Rooney Mara, Robin Wright, Stellan Skarsgård, Joel Kinnaman, Embeth Davidtz, Christopher Plummer, Joely Richardson, Goran Visnjic, Julian Sands

Postilla squisitamente PERSONALE
Niente, nemmeno Fincher, dopo aver visto ai tempi anche il film svedese, riesce a farci granché (eccetto un paio di scene molto belle).
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TerrafermaTerraferma
(Italia, Francia – 2011)

di Emanuele Crialese
con Donatella Finocchiaro, Beppe Fiorello, Martina Codecasa,Claudio Santamaria, Filippo Pucillo, Mimmo Cuticchio, Tiziana Lodato, Titti, Robel Tsagay

Postilla squisitamente PERSONALE
Un film che mi è parso onesto e quindi mi è piaciuto, la Codecasa però ribadisco che nun se pò vedè ne sentì.
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PolissePolisse
(Francia – 2011)

di Maïwenn Le Besco
con Maïwenn Le Besco, Riccardo Scamarcio, Nicolas Duvauchelle, Karin Viard, Marina Foïs, Frédéric Pierrot, Emmanuelle Bercot, Joey Starr, Karole Rocher, Arnaud Henriet

Postilla squisitamente PERSONALE
Mah… all’inizio credevo fosse in presa diretta, non solo per i movimenti di camera, poi mi sono venuti in mente i vari “distretti di Polizia” e infine ho visto scene che stento a credere possibili nella realtà.

Boy WonderBoy Wonder
(U.S.A. – 2010)

di Michael Morrissey
con Caleb Steinmeyer, Zulay Henao, Bill Sage, Daniel Stewart Sherman, Tracy Middendorf, Chuck Cooper, James Russo

Postilla squisitamente PERSONALE
Bello il finale, ma il resto insomma, peccato.
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PunturePunture
(U.S.A. – 2011)

di Adam Kassen, Mark Kassen
con Chris Evans, Michael Biehn, Vinessa Shaw, Brett Cullen, Jennifer Blanc, Kate Burton, Jesse L. Martin, Marshall Bell, Tess Parker

Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana.
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Dr. Dog – Be The Void

9 febbraio 2012 3 commenti
Tag:

“Open” di Andre Agassi

8 febbraio 2012 Nessun commento

Andre Agassi - OpenOpen
di Andre Agassi
– Einaudi -
(traduzione di Giuliana Lupi)
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Penso che mi si staccherà il braccio. Vorrei chiedere: Quanto deve durare ancora, pa’? Ma non lo chiedo. Faccio come mi dice. Colpisco più forte che posso, e poi ancora un po’ di più. A un certo punto mi sorprendo di quanto tiro forte, e preciso. Sebbene odi il tennis, mi piace la sensazione che dà una palla colpita alla perfezione. È l’unico attimo di pace. Quando faccio qualcosa alla perfezione grido per un istante di un senso di equilibrio mentale e di calma.
Il drago, però, risponde alla mia perfezione sparando più forte la palla successiva.
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È irremovibile, e disperato, perché il programma ero lo stesso anche per Rita, Philly, Tami, ma le cose non erano mai andate come previsto. Rita si era ribellata. Tami aveva smesso di fare progressi. Philly non aveva l’istinto assassino. Mio padre lo dice sempre, di Philly. Lo dice a me, alla mamma e perfino a Philly – glielo dice in faccia. Mio fratello fa spallucce, a dimostrazione che l’istinto assassino non ce l’ha proprio.
Ma nostro padre dice di lui cose anche peggiori.
Sei un perdente nato, gli dice.
Hai ragione, risponde Philly con un tono dolente. Sono un perdente nato. Sono nato per perdere.
Proprio così! Tu hai compassione dell’avversario! Non t’importa di essere il migliore!
Philly non si prende la briga di smentirlo. Gioca bene. Ha telato. Ma non tende alla perfezione, e a casa nostra la perfezione non è un obiettivo, è la legge. Se non sei perfetto sei un perdente. Un perdente nato.
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Io non ho mai messo in dubbio l’amore di mio padre. Vorrei solo che fosse meno duro, meno rabbioso e più disposto ad ascoltarmi. In realtà a volte vorrei che papà mi amasse di meno.
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Andre dice, certe persone sono termometri, altre termostati. Tu sei un termostato. Non registri la temperatura in una stanza, la cambi. Perciò sii fiducioso, sii te stesso, assumi il controllo. Mostrale chi sei veramente.
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Cambiare.
È ora di cambiare, Andre. Non puoi andare avanti così. Cambiare, cambiare, cambiare – me lo ripeto diverse volte al giorno, ogni giorno, mentre imburro il mio toast mattutino, mentre mi lavo i denti; non è tanto un monito quanto una cantilena tranquillizzante. Lungi dal deprimermi o dal farmi provare vergogna, l’idea di dover cambiare radicalmente, da capo a piedi, mi ridà equilibrio. Una volta tanto non avverto quel dubbio assillante che segue ogni mia risoluzione. Questa volta non fallirò, non posso, perché o cambio adesso o mai più. L’idea di fossilizzarmi, di rimanere questo Andre per il resto della mia vita, ecco ciò che trovo davvero deprimente e che mi fa vergognare.
Eppure. Le nostre migliori intenzioni sono spesso frustrate da forze esterne – forze che noi stessi abbiamo messo in moto tanto tempo prima. Le decisioni, soprattutto quelle sbagliate, generano una loro inerzia e fermare l’inerzia può essere un bel casino, come ogni atleta sa bene. Anche se giuriamo di cambiare, anche se siamo dispiaciuti e facciamo ammenda dei nostri errori, l’inerzia del passato continua a trascinarci per la strada sbagliata. L’inerzia governa il mondo. L’inerzia dice: Calma, non così in fretta, sono ancora io che comando qui. Come ama dire un mio amico, citando un vecchio poema greco: La mete degli déi eterni non cambia all’improvviso.
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Adesso che ho vinto uno Slam, so qualcosa che a pochissimi al mondo è concesso sapere. Una vittoria non è così piacevole quanto è dolorosa una sconfitta. E ciò che provi dopo aver vinto non dura altrettanta a lungo. Nemmeno lontanamente.
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Mi domanda: Che stai facendo? Che succede?
Che vuol dire? Me ne vado.
Piove. Aspetta fino a domani mattina.
Perché aspettare? Non c’è niente di meglio del presente.
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Qualunque cosa accada, tieni alta la testa. E, per l’amor di Dio, goditela, o almeno cerca di gustarne alcuni momenti, perfino il dolore, perfino la sconfitta, se è questo che ti attende.

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Postilla squisitamente PERSONALE
Non sono un amante delle autobiografie e ne ho lette veramente poche fino ad oggi, devo essere proprio invasato del personaggio o aver trovato critiche entusiaste per comprarne, però questa mi è piaciuta.
Scritta è scritta bene (il “prologo” su tutto il resto), e ci mancherebbe se alle spalle hai un premio Pulitzer come J.R. Moehringer, ma ha principalmente il pregio di essere molto agile, questo nonostante in alcune parti le vicende non vengano sviscerate poi così a fondo o in altre appaiano un po’ troppo ridondanti.
La vita di Agassi è percorsa in lungo e in largo, dagli esordi al ritiro, e ovviamente oltre a tanto tennis, vittorie e sconfitte, c’è anche la fragilità del personaggio (sinceramente non avrei creduto fosse così radicata) e il più classico dei rapporti odio/amore con il padre, colui che l’ha spinto verso la carriera tennistica.
Il resto lo dà facilmente la curiosità di trovarsi davanti a notizie e fatti mai trapelati prima.
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Aneddoto squisitamente PERSONALE
Nonostante un padre che l’ha sempre praticato riuscendovi molto bene, non ho mai giocato a tennis.
Qualche volta lui provò pure a insegnarmi, ma l’unica lezione che capimmo entrambi, tra il sottoscritto che non seguiva le sue indicazioni e lui che diventava allora ancora più ferreo su di esse, fu che i geni sportivi non erano tra quelli passati di generazione in generazione (ci saremmo già dovuti arrivare anni prima con il calcio, ma questa è un’altra storia…).
Per molte estati durante il periodo in cui Agassi sembrava una figura atipica e di rottura all’interno del circuito ATP, sicuramente molto attraente soprattutto per dei ragazzini, frequentai un circolo che oltre a una piscina, i prati curati e le sdraio, aveva anche un tavolo da ping pong sul tetto del piccolo ristorante interno.
Lì, io e i miei amici, ma anche altri ragazzi più o meno grandi, giocavamo ogni giorno dei veri e propri tornei con tanto di tabellone a pingpong-tennis, gli strumenti del primo e le regole del secondo.
Ognuno di noi fin da subito scelse un tennista da impersonificare, gli stessi che poi nel primo pomeriggio, quando faceva troppo caldo per respirare le esalazioni di catrame, avremmo guardato giocare alla televisione sopra al bancone del bar di sotto, sbeffeggiando le lamentele del gestore stagionale perché occupavamo posti, ma consumavamo poco.
Una volta risaliti trasferivamo l’importanza appena trasmessa dal tubo catodico a quel campo in miniatura rovinato dalle intemperie, sostituendo le voci di Rino Tommasi e Gianni Clerici con quella ben più istericamente mutevole di uno tra i più estroversi dei tanti ragazzini presenti.
Sfide epiche e scambi che alcune volte ruppero amicizie, mentre in altri casi, i più gravi, per una racchetta lanciata e finita di sotto, vicino al recinto con la sabbia dove giocavano le madri e i bambini piccoli, rischiarono addirittura di far espellere qualcuno dal circolo.
Tra le tante partite me ne ricordo una molto bene, una delle prime, quando mi trovai a fronteggiare un carissimo amico, forse il mio migliore all’epoca.
Entrambi ai piedi avevamo delle Nike Air Tech Challenge, entrambi avremmo voluto impersonificare Andre Agassi.

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IN VISIONE: The Descendants, A dangerous method, Martha Marcy May Marlene, Sin retorno, Mozzarella stories

7 febbraio 2012 6 commenti

IN VISIONE
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The DescendantsThe Descendants
(U.S.A. – 2011)

di Alexander Payne
con George Clooney, Shailene Woodley, Amara Miller, Nick Krause, Patricia Hastie, Grace A. Cruz, Kim Gennaula, Karen Kuioka Hironaga, Carmen Kaichi, Kaui Hart Hemmings, Beau Bridges, Matt Corboy

Postilla squisitamente PERSONALE
Non malaccio, ma alla fine non è né carne né pesce, e di certo nulla a che vedere con candidature varie e lodi sperticate (forse anche un po’ troppo americano).
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A dangerous methodA dangerous method
(U.S.A. – 2011)

di David Cronenberg
con Keira Knightley, Viggo Mortensen, Michael Fassbender,Vincent Cassel, Sarah Gadon, André Hennicke, Arndt Schwering-Sohnrey, Mignon Remé, Mareike Carrière

Postilla squisitamente PERSONALE
Fatto è fatto bene, ma io Cronenberg lo preferisco molto più malato.
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Martha Marcy May MarleneMartha Marcy May Marlene
(U.S.A. – 2011)

di T. Sean Durkin
con Elizabeth Olsen, Sarah Paulson, John Hawkes, Hugh Dancy, Brady Corbet, Christopher Abbott, Michael Chmiel, Maria Dizzia, Julia Garner, Louisa Krause, Diana Masi

Postilla squisitamente PERSONALE
Noiosissimo, anche se non completamente da buttare.
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Sin retornoSin retorno
(Argentina – 2010)

di Miguel Cohan
con Leonardo Sbaraglia, Federico Luppi, Martín Slipak, Luis Machín, Bárbara Goenaga, Ana Celentano

Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode, ma evitabilissimo.
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Mozzarella storiesMozzarella stories
(Italia – 2011)

di Edoardo De Angelis
con Luisa Ranieri, Massimo Gallo, Andrea Renzi, Giampaolo Fabrizio, Tony Laudadio, Massimiliano Rossi, Giovanni Esposito

Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana.
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Bowerbirds – Northern Lights

5 febbraio 2012 Nessun commento


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Tag:

“America America” di Elia Kazan

2 febbraio 2012 Nessun commento

Elia Kazan - America AmericaAmerica America
di Elia Kazan
– Mattioli 1885 -
(traduzione di Nicola Manuppelli)
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“Menti. Mio Dio, spero che tu non diventi come tuo padre. Hai già il suo sorriso. Beh, d’altronde non ci puoi fare niente. Tutti gli uomini della nostra famiglia mentono, ormai. I turchi gli sputano in faccia e dicono che sta piovendo.”
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C’è giusto un po’ di sarcasmo nel suo tono. Il gioco di Tartan consiste nel vedere quanto può avvicinarsi a dire ciò che pensa senza rischiare la vita. Non si spinge molto in là, ma questo gioco sottile gli permette di mantenere un po’ di dignità.
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“Vostro onore!”
Finalmente l’ufficiale lo guarda. Stavros si nasconde velocemente dietro un sorriso. Questo sorriso, il suo tratto più caratteristico, ha una forte componente d’ansia. È il marchio infelice che così spesso caratterizza le minoranze – neri, ebrei, orientali – la sola espressione che conosce per affrontare il suo oppressore, una maschera per nascondere l’ostilità che non osa mostrare, e al tempo stesso un modo per eludere la vergogna che prova mentre viola i propri sentimenti più veri.

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Postilla squisitamente PERSONALE
Storia di un giovane greco che parte dall’Anatolia, sulle spalle tutte le aspettative della famiglia e dei loro pochi averi, con il progetto comune e condiviso di recarsi a Costantinopoli per diventare socio in affari di un cugino, ma con l’intimo segreto invece di raggiungere il ben più lontano e agognato sogno dell’America.
Un romanzo breve pieno di imprevisti, raccontato in modo semplice, a tratti sembra quasi la sceneggiatura del suo omonimo film (1 Oscar e 3 nominations nel 1964), e che descrive, spesso sottolinea, le difficoltà del diventare uomini e rincorrere i propri sogni.

 

 

 

Wislava Szymborska (2 luglio 1923 – 1 febbraio 2012)

1 febbraio 2012 Nessun commento


Anch’io talvolta, di fronte a questa domanda, eludo la sostanza della cosa. Ma rispondo così: l’ispirazione non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere. C’è, c’è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dall’ispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia. Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti, ci sono giardinieri siffatti e ancora un centinaio di altre professioni. Il loro lavoro può costituire un’incessante avventura, se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove. Malgrado le difficoltà e le sconfitte, la loro curiosità non viene meno. Da ogni nuovo problema risolto scaturisce per loro un profluvio di nuovi interrogativi. L’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so”.

-  Wislava Szymborska (2 luglio 1923 – 1 febbraio 2012), dal discorso tenuto in occasione del conferimento del Premio Nobel (1966). Qui, il testo completo.
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Perfume Genius – Put Your Back N 2 It

1 febbraio 2012 Nessun commento
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“Libertà” di Jonathan Franzen

31 gennaio 2012 Nessun commento

Jonathan Franzen - LibertàLibertà
di Jonathan Franzen
– Einaudi -
(traduzione di Silvia Pareschi)
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C’è una pericolosa tristezza nei primi rumori delle attività mattutine altrui; sembra che il silenzio soffra, quando qualcuno lo rompe. Il primo minuto della giornata lavorativa ci ricorda tutti gli altri minuti di cui è fatto il giorno, e non è mai un bene pensare ai minuti come a entità singole. Solo dopo che altri minuti si sono uniti al primo, nudo e solitario, il giorno assume un’identità più stabile.
*
Lui era quello che era, e voleva che Patty lo volesse per quello che era. Voleva che tutto fosse reciproco! E così l’inconveniente di succhiarglielo era che dopo lui voleva sempre leccargliela, cosa che le faceva un solletico incredibile.
*
Non poteva soffrire la persona che purtroppo aveva di nuovo dimostrato di essere. E questa, naturalmente, era la più semplice definizione di depressione che conosceva: non poter soffrire se stessi.
*
Non sembrava affatto la donna adulta e indipendente che si era immaginato, e uno sfarfallio nello stomaco lo aveva avvertito di rallentare e chiedersi se la rivoleva davvero. Lo aveva avvertito di non confondere il dolore di perderla con l’effettivo desiderio di averla.
*
- Ti prego, non venire. Ti prometto che smetterò di darti noia. Forse dovevo solo arrivare al limite, per rendermi conto che non posso farcela.
- Credo di capire.
- È giusto, vero?
- Probabilmente. Sì. Probabilmente è giusto.
- Non poso fargli questo.
- Bene, allora. Non vengo.
- Non è che non lo voglia. Ti sto solo chiedendo di non venire.
- Farò quello che vuoi.
- No, Dio, stammi a sentire. Ti sto chiedendo di fare quello che non voglio.
Forse in quel momento, a Jersey City, New Jersey, Richard stava alzando gli occhi al cielo. Ma Patty sapeva che aveva voglia di vederla, che era pronto a prendere un aereo quel mattino stesso, e che l’unico modo per mettersi definitivamente d’accordo sul fatto che non doveva venire era prolungare la conversazione per due ore, continuando a girare in tondo, a mettere in scena quel conflitto irrisolvibile, finché non si fossero sentiti così insozzati ed esausti e stufi di sé e dell’altro da perdere del tutto la voglia di vedersi.
*
Per l’occasione si era messa dei tacchi pericolosamente alti e un vistoso ombretto sugli occhi; era ancora abbastanza giovane da voler sembrare molto più vecchia.
*
Malgrado avesse suonato abbastanza spesso a Washington nel corso degli anni, l’orizzontalità e i fastidiosi viali diagonali di quella città lo mandavano sempre in paranoia. Si sentiva un topo prigioniero di un labirinto governativo. Guardandosi attorno dal sedile posteriore del taxi, non gli era chiaro se l’autista lo stesso portando a Gerogetown oppure all’ambasciata israeliana per un interrogatorio intensivo. In tutti i quartieri, i pedoni sembravano aver inghiottito la pillola della sciatteria. Come se lo stile individuale fosse una sostanza volatile che evaporava nella vacuità dei marciapiedi e delle enormi, infernali piazze di Washington. L’intera città era un comando rivolto a Katz e la suo malconcio giubbotto da motociclista. Il comando era: muori.
*
È bello avere amici, nella vita, – disse. – Se vuoi avere amici, devi ricordarti che nessuno è perfetto.
*
Aveva lo sguardo vitreo. C’era ancora qualcosa di quasi morto, in quello sguardo, qualcosa di molto distante. Sembrava che Patty gli vedesse attraverso e andasse oltre, nel freddo spazio del futuro in cui presto sarebbero stati entrambi morti, nel nulla in cui Latitha e la madre e il padre di Walter erano già entrati, eppure lo stava guardando dritto negli occhi, e lui la sentiva diventare sempre più calda. E allora smise di guardare i suoi occhi e cominciò a guardarvi dentro, ricambiandone lo sguardo prima che fosse troppo tardi, prima che quel legame tra la vita e l’aldilà andasse perduto, e le mostrò tutta l’abiezione che aveva dentro, tutto l’odio moltiplicato di duemila notti solitarie, mentre entrambi erano ancora in contatto con il vuoto in cui la somma di tutto ciò che avevano detto e fatto, di tutto il dolore che avevano inflitto, di tutte le gioie che avevano condiviso, pesa meno di una minuscola piuma nel vento.
- Sono io, – disse lei. – Solo io.
*
Sapeva benissimo che Jenna portava guai. Anzi, la cosa più eccitante era chiedersi se lui stesso sarebbe riuscito a portarne a sufficienza da conquistarla.
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L’unico padre sconfitto è un padre morto.

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Postilla squisitamente PERSONALE
Dopo aver aspettato quasi 10 anni per leggere “Le correzioni”, il suo romanzo più famoso, per questo nuovo ho atteso solamente che passasse il “clamore mediatico” che giustamente si è scatenato attorno a questo autore e ad ogni sua nuova uscita. Uno scrittore considerato, ancora giustamente a mio avviso, uno dei migliori in circolazione oggi.
Mi è sembrato ancora meglio del precedente, più maturo e “compatto”, meno focalizzato sulle stramberie dei protagonisti o su giochi linguistici, e più propenso a sondare e riflettere la psicologia dei personaggi coinvolti nella storia. Inoltre se ne “Le correzioni” i Lambert erano centro assoluto e unico di tutto, qui mi sembra che lo sguardo sia un po’ più ampio, riuscendo a cogliere ancora meglio lo spirito socio-politico dell’America d’oggi (o almeno di una sua larga parte, visto che la classe di cui parla è sempre prettamente borghese).
Al posto dei Lambert troviamo un altro nucleo, ma rimangono gli intrecci di sentimenti, amicizie e relazioni famigliari complesse, lunghe trent’anni e più in questo romanzo, le difficoltà dell’essere genitori, tanto quelle dei figli, e la ricerca di una libertà che forse è corrispondente alla fortuna di trovare il proprio posto nel mondo.

 

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IN VISIONE: Tinker Tailor Soldier Spy, The Artist, Perfect sense, Page eight, Submarino, Tomboy

30 gennaio 2012 2 commenti

IN VISIONE
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Tinker Tailor Soldier SpyTinker Tailor Soldier Spy
(U.K. – 2011)

di Tomas Alfredson
con Tom Hardy, Gary Oldman, Toby Jones, Benedict Cumberbatch, John Hurt, Ciarán Hinds, Colin Firth, Mark Strong, Stephen Graham

Postilla squisitamente PERSONALE
Cast straordinario, trama intricata quanto deve esserlo in una spy story e le atmosfere fanno il resto. Ottimo film.
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The ArtistThe Artist
(Francia – 2011)

di Michel Hazanavicius
con John Goodman, Missi Pyle, Penelope Ann Miller, James Cromwell, Beth Grant, Ben Kurland, Joel Murray, Jen Lilley, Beau Nelson, Jean Dujardin

Postilla squisitamente PERSONALE
Non sono il primo a dirlo, anzi… un piccolo girellino d’altri tempi (quasi).
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Perfect sensePerfect sense
(Germania, U.K. – 2011)

di David Mackenzie
con Ewan McGregor, Eva Green, Connie Nielsen, Ewen Bremner, Stephen Dillane, Alastair Mackenzie, Denis Lawson

Postilla squisitamente PERSONALE
Buona l’idea e il risultato non è male, anche se forse poteva essere più emotivamente coinvolgente e meno freddino.
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Page eightPage eight
(U.K. – 2011)

di David Hare
con Bill Nighy, Rachel Weisz, Ralph Fiennes, Tom Hughes, Michael Gambon, Judy Davis, Rakhee Thakrar, Saskia Reeves, Richard Lintern, Kate Burdette

Postilla squisitamente PERSONALE
Un’altra spy story e tutto quello che c’è nel primo film di questa settimana, qui scordatevelo.
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SubmarinoSubmarino
(Danimarca, Svezia – 2010)

di Thomas Vinterberg
con Jakob Cedergren, Peter Plaugborg, Gustav Fischer Kjærulff, Patricia Schumann, Helene Reingaard Neumann, Morten Rose, Kate Kjølbye, Lisbeth H. Pedersen, Dar Salim, Henrik Strube

Postilla squisitamente PERSONALE
Desolazione, difficoltà, dipendenze, insomma il film che fa per me, quindi sono un po’ di parte. Però è quanto meno, per tutti, un buon film con un occhio diretto e un’ambientazione inusuale.
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TomboyTomboy
(Francia – 2011)

di Céline Sciamma
con Zoé Heran, Malonn Lévana, Jeanne Disson, Sophie Cattani, Mathieu Demy, Yohan Ventre, Noah Ventre, Cheyenne Lainé, Cheyenne Lainé, Ryan Bonbeleri

Postilla squisitamente PERSONALE
Mi è sembrato un film onesto, ha un obiettivo e riesce bene nel comunicarlo e metterlo in scena.
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“Il castello interiore” di Jean Stafford

27 gennaio 2012 Nessun commento

Jean Stafford - Il castello interioreIl castello interiore
di Jean Stafford
– BUR -
(traduzione di Chiara Gabutti)
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… il cielo a oriente era rosa e gli alberi sull’orizzonte sembravano un bizzarro sistema vascolare disegnato con cura sulla carta colorata.
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La sua discesa verso la povertà più logora aveva avuto la rapidità del lampo, era stata talmente precipitosa da avere in sé una sorta di splendore teatrale.
*
“Sì, sì…” Ribatté la signora Wainwright-Lowe, sospirando mentre pensava a quanto fosse vicina alla storia. “Il vescovo Masterman era così acuto quando insegnava ai ragazzi… Ricorda che spiegava come l’anno Uno, apparentemente così lontano nel tempo, distava da noi soltanto venti generazioni. Cioè venti uomini, le cui vite si sono succedute: basta questo per tornare all’anno Uno.”
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Il dottore doveva penetrare in zone che non erano state anestetizzate e glielo disse con franchezza, ma disse anche che non avrebbe provocato alcun danno. Si scusò per il lapsus di prima: per essere precisi, non era andato vicino al cervello, era solo un modo di dire. Iniziò. I bisturi tritarono, scavarono, strigliarono e perlustrarono le ferite che avevano praticato; le forbici tagliarono cartilagini dure e gli scalpelli raschiarono le ossa. Era come se stessero recidendo con perizia un fascio di nervi sottili, uno per uno; il dolore si contorceva a spirale e arrivava a lei, che era un uccello rosa appollaiato in cima a un cono. Il dolore era una piramide di diamante, era una luce intensa; era il fuoco più bruciante, il gelo più freddo, il picco più alto, la forza più salda, la meta più lontana, il tempo più nuovo. Di lei non possedeva null’altro che l’istante infinitesimale in cui andava in scena: dietro lo schermo sottile come una garza, il cervello tremava per la propria vita, sentendo al di fuori i bisturi andare a caccia come lupi, fiutando e mordendo.
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… tutto ciò che il passato significava per il futuro quando sarebbe uscita dall’ospedale, non avevano alcuna importanza nel presente.
*
Alla fine sembrò a May che il suo amore, e il centro stesso del loro essere, fosse stato soffocato, coperto fino a diventare invisibile. E in quel silenzio carico di ostilità o immersi nei loro rimproveri banali, scavano nell’affannoso tentativo di riesumarlo, ma non potevano, riuscivano solo a dilaniarlo sempre di più nella tomba trascurata in cui giaceva.
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Retrocedere, per quanto ignobile fosse, significava pur sempre aver partecipato.

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Postilla squisitamente PERSONALE
Jean Stafford scrive molto bene, ha una prosa ricca, quasi ricercata, senza però perdere in scioltezza, eppure questa raccolta di racconti non convince fino in fondo, lasciando a fine lettura l’impressione di aver letto alcuni racconti buonissimi “Il castello interiore”, “Un’invasione di poeti” e “Cuori sanguinanti”, mentre gli altri presenti nella raccolta scivolano via un po’ troppo facilmente.
Il problema forse è stato proprio nella struttura delle storie, nel loro contenuto più basico, che non riesce a catturare il lettore completamente, perché comunque le atmosfere che sa creare l’autrice invece sono sempre molto centrate, dirette e convincenti nel loro amorevole cinismo, nella costante disillusione di crederci un’altra volta ancora.

 

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The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore

25 gennaio 2012 Nessun commento

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We Invented Paris – We Invented Paris

25 gennaio 2012 Nessun commento
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“Lettera di dimissioni” di Valeria Parrella

24 gennaio 2012 1 commento

Valeria Parrella - Lettera di dimissioniLettera di dimissioni
di Valeria Parrella
– Einaudi -
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Le cose non si compiono all’improvviso, ma all’improvviso le vedi nel loro intero…
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… ero in quella fase dell’esistenza in cui si crede ai segni: e io mi credetti.
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Era proprio il più bello di tutti e si era innamorato di Marta, ricambiato da prima ancora di conoscersi, ricambiato da sempre, come sanno ricambiare le ragazze giovani per essersi preparate da sole, senza vera immagine alcuna, nel silenzio della propria stanza, davanti allo specchio o con il vestito di una sorella maggiore addosso, solo tenendo dietro a quell’affanno immotivato del cuore.
*
… sentiva tutto questo come sentono i bambini prima che, crescendo, il rumore delle cose inutili diventi grancassa.
*
Mi scoprii brava nell’omissione. Omettere quello che l’altro non deve neppure intuire non è un esercizio qualunque, quando hai diviso con l’altro quarantadue metri quadri per anni. Ma contavo sul fatto che Gianni scambiasse l’irrequietezza e il fuoco per l’ansia della riuscita. Il che era vero: solo così funzionava la menzogna, con una porzione di vero dentro. Alterare la realtà è tradimento più alto della bugia, perché confonde e depista, agisce lì dove conosce l’amico, l’amato e i suoi limiti. Anni dopo mi sono trovata a pensare che la mia storia con Gianni è finita solo per questo: perché io sono riuscita a non dirgli, trasformandolo da complice in avversario. L’ho trasformato dentro di me. Tutto quello che è venuto dopo, il tradimento, abbandonarsi, perdersi per sempre: è irrilevante.
*
La guerra era iniziata alla fine della prima Repubblica, lì dove pareva che le monete dell’Hotel Raphael come grandine, come pioggia, avessero cominciato a lavare tutto. Invece essa silente e sotterranea era iniziata, aveva usato cunicoli già scavati e ne scavava di nuovi, per poi rendersi manifesta direttamente negli animi. Non era stato necessario spargere gas, o iniettare veleni, e non era neppure così necessario sparare e incarcerare, come nelle dittature del brivido. Qui non era reale, il dolore: era etereo, per questo pareva un racconto di fantascienza piuttosto che una pagina di storia.
La psicologia, dopo aver guarito, era stata scienza dei pubblicitari, degli addestratori al marketing, degli sparring partner per improvvisati amministratori, dei ghost-writer per insegnanti di aerobica finite a far le ministre dello Stato. Ma senza altezza, senza che Mefisto c’entrasse nulla. Perché Mefisto è l’alter ego di Dio, mentre qui, del Faust, vi erano solo improbabili spiriti goffi facili da prendere al sacco e rutilanti su biciclette a una sola ruota.
Del diavolo, solo fraudolenza.
*
Come altri milioni di persone avevo qualcosa da dire, però improvvisamente il mondo si era girato verso di me e mi stava ad ascoltare.
[…]
E Stefano faceva parte di quell’umanità, ma era dalla parte fuggevole. Appena io mi accostavo con entusiasmo a qualcuno o a qualcosa lui era pronto a denigrarla. Era come se io entrassi continuamente in magnifici castelli che lui dietro di me abbatteva costringendomi a vederne, dopo poco, le macerie. E non era gelosia, per lo meno non verso di me. Era un modo di vivere, era un continuo sprezzo per ciò che si aveva, un disincanto costante che io non solo non comprendevo, ma che mi sembrava insozzasse tutto. L’arte, sentivo, dovrebbe contenere e nutrire, stigmatizzare l’errore per realizzare la speranza.
*
… in quelle notti insonni che capitano a chi è in continuo commercio con l’esistenza.

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Postilla squisitamente PERSONALE
Romanzo abbastanza breve che in partenza sembra dirigersi verso la strada della saga famigliare, per poi focalizzarsi prepotentemente invece sulla protagonista Clelia, sui suoi amori, le sue scelte personali e la sua strada nel mondo teatrale italiano.
A me la scrittura di Valeria Parrella, anche se a tratti forse un po’ troppo “grassa”, piace molto, però qui quello che sembra mancare è altro, ovvero il punto della situazione. Mi spiego meglio, si comincia con una famiglia, si passa poi a un personaggio solo, si tratta un registro sentimentale misto ad uno di impegno civile/politico, insomma, troppo di tutto e alla fine è quasi il niente di quel tutto che sembra prevalere, calcolando poi che stiamo parlando di un libro di meno di 200 pagine.
Capire meglio dove si sarebbe voluti andare a parare avrebbe certamente giovato al risultato, scegliendo o di allungare e descrivere meglio ogni singola deviazione (ci sono un sacco di spunti interessanti), oppure di avere il coraggio di lasciare qualcosa da parte e concentrarsi solo su un aspetto e un registro.

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IN VISIONE: Shame, Moneyball, Il debito, Kill list, Almanya – La mia famiglia va vn Germania, Enter the void

23 gennaio 2012 3 commenti

IN VISIONE
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ShameShame
(U.K. – 2011)

di Steve McQueen
con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware, Elizabeth Masucci, Lucy Walters, Robert Montano, Anna Rose Hopkins, Jake Richard Siciliano, Alexandra Vino

Postilla squisitamente PERSONALE
La storia è solo accennata, i dialoghi niente per cui strapparsi i capelli, eppure grazie alla fotografia di una New York grigio scura e alle atmosfere, alle pause, questo film entra in profondità.

MoneyballMoneyball
(U.S.A. – 2011)

di Bennett Miller
con Brad Pitt, Jonah Hill, Philip Seymour Hoffman, Robin Wright, Chris Pratt

Postilla squisitamente PERSONALE
Il baseball lo reputo uno sport noiosissimo, da quella volta in cui vidi una partita dei Cubs, ma questo film che parla di passioni è proprio ben pensato e girato.
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Il debitoIl debito
(U.S.A. – 2010)

di John Madden
con Sam Worthington, Ciarán Hinds, Helen Mirren, Tom Wilkinson, Marton Csokas, Jesper Christensen, Jessica Chastain, Romi Aboulafia, Adar Beck, Nitzan Sharron

Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode, si lascia guardare.
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Kill listKill list
(U.K. – 2011)

di Ben Wheatley
con Neil Maskell, Michael Smiley, MyAnna Buring, Harry Simpson

Postilla squisitamente PERSONALE
Sonoro e montaggio ottimi, suspence niente male, ma sceneggiatura a dir poco pessima.
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Almanya - La mia famiglia va vn GermaniaAlmanya – La mia famiglia va vn Germania
(Germania – 2011)

di Yasemin Samdereli
con Fahri Ogün Yardim, Arnd Schimkat, Aykut Kayacik, Petra Schmidt-Schaller, Denis Moschitto, Aylin Tezel, Manfred-Anton Algrang, Lilay Huser, Siir Eloglu, Kaan Aydogdu

Postilla squisitamente PERSONALE
Innocuo e anche un po’ noioso.
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Enter the voidEnter the void
(Francia – 2009)

di Gaspar Noé
con Nathaniel Brown, Paz de la Huerta, Cyril Roy, Emily Alyn Lind, Jesse Kuhn, Masato Tanno, Olly Alexander, Sara Stockbridge

Postilla squisitamente PERSONALE
Può piacere o non piacere, ed è probabile che facciate parte della seconda categoria, ma rimane comunque un’opera visiva e visionaria di grande impatto.
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Laura Marling – Night after night

22 gennaio 2012 Nessun commento

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“Il dio del massacro” di Yasmina Reza

20 gennaio 2012 Nessun commento

Yasmina Reza - Il dio del massacroIl dio del massacro
di Yasmina Reza
– Adelphi -
(traduzione di Laura Frausin Guarino ed Ena Marchi)
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VÉRONIQUE Le proibisco di esprimere il benché minimo giudizio sulla nostra famiglia.
ALAIN E lei non esprima giudizi su mio figlio.
VÉRONIQUE Ma che c’entra! Vostro figlio ha malmenato il nostro!
ALAIN Sono giovani, sono ragazzini, e i ragazzini si sono presi a botte nell’ora di ricreazione. È una legge della vita.
VÉRONIQUE No, No!…
ALAIN Come no. Poi un po’ alla volta si impara a sostituire il diritto alla violenza. Le ricordo che all’origine il diritto è la forza.
VÉRONIQUE Tra gli uomini primitivi forse. Non tra di noi.
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ALAIN Lei ragiona troppo. Le donne ragionano troppo.
ANNETTE Una risposta originale, e piacevolmente sconcertante, suppongo.
VÉRONIQUE Non so cosa voglia dire ragionare troppo. E non vedo a che servirebbe l’esistenza senza una concezione morale del mondo.
MICHEL Vedete cosa devo sopportare!
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ALAIN Véronique, davvero pensa che ci si interessi ad altro che a se stessi? Vorremmo tutti credere a un possibile cambiamento. Di cui saremmo gli artefici e che non sarebbe legato al nostro personale vantaggio. Ma le pare possibile? Ci sono uomini indolenti, sono fatti così, altri che non vogliono perdere un solo attimo di tempo, e si danno da fare, che differenza c’è? Gli uomini si agitano fino a quando non muoiono. L’educazione, i mali del mondo… Lei scrive un libro sul Darfur, okay, capisco che uno pensi, prendo un bel massacro, ce ne sono una quantità nella storia, e ci scrivo sopra un libro. Ognuno si salva come può.

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Postilla squisitamente PERSONALE
Il testo sul quale Polanski ha realizzato Carnage, “facile” partire da questo punto.

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The Preservation – Two Sisters

19 gennaio 2012 Nessun commento
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Arcade Fire live at Austin City Limits

18 gennaio 2012 Nessun commento

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“Il signor Mani” di Abraham B. Yehoshua

17 gennaio 2012 Nessun commento

Abraham B. Yehoshua - Il signor ManiIl signor Mani
di Abraham B. Yehoshua
– Einaudi -
(traduzione di Gaio Sciloni)
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Fin dal momento in cui sono saltato dall’aeroplano, solo con me stesso, dal ventre del velivolo nel vuoto del mondo, e attorno a me sentivo i sibili dei proiettili e le grida dei colpiti, ho saputo che la cosa più facile per me sarebbe stata essere ucciso, mentre quella più difficile sarebbe stata comprendere, e ho scelto la più difficile.
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- No, sì, sembrerebbe che all’improvviso tu abbia paura di questa mia storia, che tu abbia paura di sentirla, e perciò ci giri intorno e non mi lasci parlare, già da quella mattina di un mese fa quando ti ho telefonato per dirti che avevo fatto l’amore con lui, cioè che avevo fatto l’amore… che finalmente l’avevo fatto… È stato come se si fosse aperta una crepa nella sicurezza che nutrivi di me, come se io fossi diventata, be’, non so, un po’ confusa, svanita, come se le redini della tua puledra ti fossero sfuggite definitivamente di mano…
- Sì, le redini… mi hai sempre tenuta con redini delicate…
- Delicate, invisibili…
- Be’, non importa…
- Certo…
- Non arrabbiarti un’altra volta, non sono mica venuta per farti arrabbiare…
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In quel momento, nonna, sono stato sul punto di sparargli come avevo sparato alle capre, perché ancora pensavo, ingenuamente, in pieno 1941, che la paura è la più chiara prova della colpa e non sapevo ancora che esiste una paura innocente e sgombra d’ogni colpa e peccato.
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- Della terra in sé non ha detto quasi nulla.
- Sì, qualche cosa. Due o tre parole su Gerusalemme. Qualcosa di molto poetico sulla notte, sulla luce della luna. Dopo che l’ho vista io stesso, quella città, so che Herzl non ne ha capito nulla. Lui vive dentro un’idea, non nella realtà. Parla della luna e non delle strade, delle mura e non delle case, dei Tedeschi e dei Turchi e non degli Ebrai, del futuro e non del presente. È innamorato della formula, non della soluzione.
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Giustissimo, signor colonnello, perché in teoria Gerusalemme dovrebbe essere per gli Ebrei quello che Londra è per gli Inglesi, ma nello “East End” di Londra si trovano più Ebrei che in tutto questo paese, perché Londra gli Inglesi non sanno tenersela nel cuore, è troppo pesante e diventa sempre più pesante, mentre invece l’Ebreo sa tenersi Gerusalemme nel cuore e vagare per il mondo, e più aumenta il numero di coloro che la tengono nel cuore, più Gerusalemme si fa leggera.
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… tutto era di nuovo come la sera prima, una scenografia per la stessa rappresentazione, come se ogni sera lui rifacesse le prove, provasse se stesso, convincesse se stesso, abituasse se stesso, si esercitasse alla propria morte, fino ad essere così ben convinto da decidersi e allora, mamma, allora per la prima volta ho cominciato davvero ad aver pietà di lui e mi è venuta anche voglia di aiutarlo, e invece di prendere e andarmene via da quell’intimità così profonda, che tu giustamente dici che nessuno mi aveva dato il permesso di violare, mi è venuta voglia di andarmene ancora più a fondo, di continuare a indietreggiare in quella stessa direzione che mi attirava senza tregua come un’immensa calamita, e ho proseguito lungo il corridoio verso l’interno dell’appartamento, verso la stanzetta da bagno vicina alla cucina, perché ho pensato che se tutto si ripeteva davvero precisamente come la sera prima, allora di sicuro lui si stava lavando come parte del rito del suo addestramento al suicidio…

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Postilla squisitamente PERSONALE
Cinque storie e cinque dialoghi a definirle, con la particolarità stilistica azzeccatissima di riportare solo la parte riguardante uno dei due interlocutori, omettendo completamente l’altro, e così facendo “obbligare” il lettore a sforzarsi ad entrare totalmente nei fatti e nella narrazione.
Un romanzo che richiede parecchio impegno quindi come lettura, che però verrà ripagato da questo bell’excursus temporale (dalla metà del 1800 circa ai giorni nostri) gravitante attorno alla storia di una famiglia ebrea, i Mani appunto, ai loro percorsi e agli incidenti lungo il tragitto, permettendo così a Yehoshua di allargare il discorso sul generale: tra il nascente sionismo e la difficile comprensione dall’esterno del mondo ebraico.
La storia di un popolo e di una religione che è radicata saldamente nel concetto di vita e di morte (e questo nel romanzo traspare fortemente); una linea temporale che attraversa l’Europa per giungere in Medio Oriente, tenendo sempre sullo sfondo una Gerusalemme che non è solo quello, sfondo, ma molto di più.

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