“La maestra dei colori” Aimee Bender

18 settembre 2014 Nessun commento

bender14 La maestra dei colori Aimee BenderLa maestra dei colori
Aimee Bender
– minimumfax –
(traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan)
.
“Ti sei persa?”, ha chiesto.
“Oh, no”, ho risposto. “Mi sono assolutamente trovata”.
“Ottimo”, ha detto. Aveva un foglio in mano e continuava a piegarlo e a riaprirlo.
“E lei si è perso?”, gli ho domandato, perché forse aveva l’Alzheimer.
“Qualche volta”, ha risposto.
*
Mi ci volle fino all’ultimo anno per trovare un poeta che scriveva poesie per davvero, e costui mi spogliò con estrema gentilezza e passò quasi un’ora a occuparsi del mio collo e della schiena, e una volta che finalmente l’avevamo fatto e io pensavo che era valsa la pena di aspettare tutto quel tempo, mi spiegò che parte della sua crescita come poeta stava nel conoscere quante più donne possibile, e che quindi adesso ci si doveva dire addio, Mi suggerì di far finta che stesse partendo per la guerra, su una nave. “Ma che nave?”, gli chiesi, aggrappandomi alla coperta. “Abitiamo in Ohio”.
*
Ma anche se mi trovo a proclamare fermamente con che tipo di persona mi voglio mettere adesso, e perché, e in che senso sarà tutta un’altra cosa, immaginare di conoscere un’altra persona è difficilissimo. Passare per la stessa identica sequenza di cose. Dire le stesse frasi che ormai ho già detto tante volte: le grandi dichiarazioni, le solenni rivelazioni sulla mia infanzia e sul mio carattere. Il cauto svelare le proprie insicurezze. Tutte cose che ho già detto, e che a tutt’oggi restano piazzate nella testa di persone che se ne stanno chissà dove a viversi vite delle quali non posso più far parte. Fino a non molto tempo fa, questa forma di condivisione era meravigliosa; adesso l’idea di trovarmi davanti a un tipo nuovo, a ripetere le stesse frasi fondamentali, mi sembra proprio uno sbaglio, una mancanza di integrità. Di certo non fa bene alla mia testa, trasformarmi in un discorso del genere. L’unico terreno di discussione di un certo rilievo non ancora coperto dovrà avere a che fare con questa sensazione, questa stanchezza, esattamente con questo discorso.
La prossima persona che amerò, mi ci siederò di fronte in silenzio. Dovremo impararlo l’uno dall’altro in qualche altro modo.
*
“Pensi mai di lasciarmi?”, le chiese.
“No”, rispose Janet.
Poi lui si voltò verso di lei. Gli luccicavano gli occhi. “A volte io lo penso”, le disse.
“Pensi cosa?”
“Di lasciarti”, le rispose.
Lei lo guardò, confusa. “Ma non puoi andartene”, esclamò. “Sei tu il più legato della coppia”.
Gli occhi di lui, lì al lavandino, erano buoni e tristi.
“Mi stai lasciando?”, gli chiese lei, con la voce fattasi più acuta, stridula.
“No”. Ma nel tono di voce del marito c’era una tenerezza che aveva in sé una domanda, o il primissimo seme di un punto di domanda, e lei capì, d’un tratto, che già avevano cominciato a lasciarsi, che quella conversazione era stata solo il varcare la soglia di una porta già aperta, e che una volta che quegli occhi si fossero staccati da lei non sarebbero mai più ritornati e che i vestiti non sarebbero stati affatto una barriera, niente, stracci, carta velina, contro tutto quel dolore che impetuosamente la colmava.

.

Postilla PERSONALE
Aimee Bender è una scrittrice a proprio agio sia con il romanzo che con il racconto, ma è una caso rarissimo per me, visto che la prediligo decisamente nella prima forma.
Questa nuovo libro ne è la conferma, costringendomi a diventare ripetitivo nel dire che la dimensione delle sue storie, spesso giocate sul confine tra reale e fantastico (non proprio il mio genere di norma), giungono meglio con più tempo (pagine) a disposizione, dell’autrice e del lettore, per entrarvi e adattarsi. Niente da ridire sulla scrittura, come sempre pressoché perfetta, è proprio una questione di pelle, di comodità e familiarità.
Per quanto riguarda i singoli racconti, molto bello “Guardiani di parole”, ma anche “Il collare rosso” e “Limonata” spiccano sul resto della raccolta.

.

IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, Godzilla

16 settembre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
.
.

thefaultinourstars IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaThe fault in ours stars
(U.S.A. – 2014)

di Josh Boone
con Shailene Woodley, Ansel Elgort, Laura Dern, Sam Trammell, Nat Wolff

Postilla PERSONALE
Furbetto.
.
..
.
.

oneonone IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaOne on one
(Corea del Sud – 2014)

di Kim Ki-Duk
con Dong-seok Ma, Young-min Kim, Yi-Kyeong Lee, Dong-in Jo, Teo Yoo

Postilla PERSONALE
Uno dei suoi che mi è piaciuto di meno.
.
.
.
.

therover IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaThe rover
(U.S.A., Australia – 2014)

di David Michôd
con Robert Pattinson, Guy Pearce, Scoot McNairy

Postilla PERSONALE
Bel film, non scontato, e ottime atmosfere.
.
..
.
.
.

22jumpstreet IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, Godzilla22 Jump Street
(U.S.A. – 2014)

di Phil Lord, Christopher Miller
con Jonah Hill, Channing Tatum, Peter Stormare, Ice Cube, Dave Franco, Nick Offerman

Postilla PERSONALE
Secondo episodio che, nel genere, tiene bene.
.
.
.
.

muscleshoals IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaMuscle Shoals
(U.S.A. – 2013)

di Greg Camalier

Postilla PERSONALE
Bel documentario e, ovvio dirlo, superba colonna sonora.
.
.
.
.
.
.

godzilla IN VISIONE: The fault in ours stars, One on one, The rover, 22 Jump Street, Muscle Shoals, GodzillaGodzilla
(U.S.A. – 2014)

di Gareth Edwards
con Aaron Johnson, Ken Watanabe, Elizabeth Olsen, Sally Hawkins, Bryan Cranston

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
.
.
.
.
.
.

“Canto che amavi” Gabriela Mistral

15 settembre 2014 Nessun commento

mistral14 Canto che amavi Gabriela MistralCanto che amavi
Gabriela Mistral
– Marcos Y Marcos –
(traduzione di Matteo Lefèvre)
.
LA BALLERINA

La ballerina ora sta danzando
la danza di chi ha perso tutto quanto.
Lascia cadere tutto ciò che aveva,
padri e fratelli, frutteti e campagne,
il rumore del fiume, quei sentieri,
storie del focolare, il proprio volto
e il proprio nome e i suoi giochi di infanzia
come chi lascia tutto ciò che ha avuto
cader dal collo e dal grembo e dall’anima.

Sul limite del giorno e del solstizio
balla ridendo la sua equa rovina.
Ciò che le braccia sue gettano è il mondo
che ama e detesta, che sorride e uccide,
la terra esposta a vendemmia di sangue,
la notte degli afflitti che non dormono
e l’invidia di chi non ha riparo.

Senza nome, né razza o credo, nuda
di tutto e di se stessa, si abbandona,
splendida e pura, coi piedi volanti.
Scrollata come un albero e nel mezzo
del volteggio, ormai testimonianza.

Non sta danzando il volo degli albatros
innaffiati di sale e giochi d’onde;
né la sollevazione e la sconfitta
dei poveri canneti fustigati.
Né il vento agitatore delle vele,
né il sorriso delle altre piante ed erbe.

Il nome non le diano del battesimo.
Si è liberata di casta e di carne
ha soffocato il canto del suo sangue
e la ballata dell’adolescenza.

Le nostre vite ignari a lei affidiamo
come a una rossa Vesta avvelenata,
e balla come morsa da serpenti
che liberi e vivaci la risalgono
e la fanno cadere come insegna
sconfitta o di ghirlanda fatta a pezzi.

Sonnambula, mutata in ciò che odia,
danza ancora e non sa di essere altro,
le sue smorfie lanciando e raccogliendo
affannatrice dell’affanno nostro,
fendendo l’aria che non la rinfresca,
unica e scalmanata, vile e pura.

Siamo noi altri il suo affannato petto,
il suo pallore esangue, il folle grido
lanciato sia a ponente che a levante,
la rossa vampa delle vene sue,
l’oblio del Dio della sua propria infanzia.
.

“I giardini dei dissidenti” Jonathan Lethem

11 settembre 2014 Nessun commento

lethem14 I giardini dei dissidenti Jonathan LethemI giardini dei dissidenti
Jonathan Lethem
– Bompiani –
(traduzione di Andrea Silvestri)
.
Non erano teste affrancate dal corpo, no, non erano liberi di fluttuare via. Erano invece teste ancorate a un elemento. Due teste americane che affioravano a malapnea da un mare di ricordi, sforzandosi di non affogarci, con le membra che si dimenavano, aggrappandosi alla vita. Il sole sopra di loro un martello che picchiava i teschi ricoperti di carne mentre fissavano e battevano le palpebre nell’abbagliante riflesso salato. Senza via di fuga.
*
Ecco la consuetudine comunista, il rito comunista: il processo in soggiorno, i rispettabili linciatori che approfittano della tua ospitalità mentre lanciano qualche granata della linea del partito sul tuo impegno, che sollevano un coltellino per spalmare il burro su un toast e lo usano en passant per tagliarti fuori da ciò cui hai dedicato la vita. E tuttavia il fatto che fosse una consuetudine e un rito comunista non significava che questi ragazzi lo sapessero compiere a dovere, o con disinvoltura: la veterana era Rose. Aveva subito un processo simile otto anni prima. Loro sudavano; lei non provava che un senso di sfinimento davanti al loro tossicchiare e schiarirsi la voce.
*
Fino a quel giorno, Cicero era stato tentato di credere che se imparavi a fare abbastanza bene la prima cosa cui ti dedicavi, magari non avresti mai avuto bisogno di occuparti di una seconda.
*
Tenere stretto, se ci riusciva, l’istante in cui lei si alzò dal suo posto a tavola con la moglie del reverendo ed entrò nel salotto dove erano seduti gli uomini. Fermare quell’istante e tentare di vedere il volto di Miriam quando lo scorse per la prima volta. Sapere come fosse stato guardare quegli occhi prima che cominciasse a parlare.
*
Che Tommy si rendesse ben conto che la ragazza stava cercando di farlo vacillare e scandalizzarlo non era di alcun aiuto. Vacillava, scandalizzato. Era un incrocio tra una donna e una bambina, con l’inquietante, selvaggia preveggenza di una decenne, di quelle che ti fissano e trapassano con lo sguardo su un mezzo pubblico. E tuttavia con la padronanza di sé di una persona più vecchia, la padronanza di un’osservatrice navigata. La madre della bambina sull’autobus. Dato che evidentemente aveva saltato la goffa fase intermedia, in cui lui era invece bloccato.
*
Scoprivi chi eri e cosa contava veramente solo dopo essere passato attraverso la lente della favola, imposta a ogni maschio e a ogni femmina del genere umano, che raccontava come laggiù nella foresta del mondo ci fosse qualcuno da amare e sposare ad aspettarti. E allora che varcassero quella soglia e si incontrassero nella luce dall’altra parte.
*
Nella voragine della memoria con tutta la baracca, il silenzio che cadeva con sollievo su tutto ciò che il silenzio poteva coprire, tutto tranne i volti, volti come stoici pozzi senza fondo di rammarico celato.

.

Postilla PERSONALE
Il comunismo americano, gli hippy degli anni settanta, i movimenti di Occupy dei giorni nostri.
A parte brevi escursioni, sempre New York sullo sfondo, centro il Sunnyside nel Queens.
Gli ebrei americani, i neri americani, i bianchi americani.
I rapporti famigliari, in particolar modo quelli tra figli e genitori, e la diversità come diritto all’affermazione, spesso sfociante nell’utopia.
Tanti, troppi temi nell’ultimo romanzo di Jonathan Lethem. Alla fine anche tutti i personaggi creati, al solito molto bene, all’interno di questo turbinio storico-sociale, ne escono un po’ malconci, sopraffatti dalla mole di un tentativo troppo grande e un po’ confusionario per potersi affermare completamente.

.

IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica – Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut – Ladies and Gentlemen

9 settembre 2014 Nessun commento

IN VISIONE
.
.

chef IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenChef
(U.S.A. – 2014)

di Jon Favreau
Jon Favreau, Emjay Anthony, Sofía Vergara, John Leguizamo, Scarlett Johansson, Dustin Hoffman, Oliver Platt, Bobby Cannavale

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode (nel suo genere).
.
..
.

paloalto IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenPalo Alto
(U.S.A. – 2013)

di Gia Coppola
con Nat Wolff, James Franco, Emma Roberts, Val Kilmer, Keegan Allen

Postilla PERSONALE
Come già non mi era piaciuto granché il libro, così il film.
.
.
.
.

comeilvento IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenCome il vento
(U.S.A. – 2013)

di Marco Simon Puccioni
con Valeria Golino, Filippo Timi, Francesco Scianna, Chiara Caselli, Marcello Mazzarella

Postilla PERSONALE
Onesto.
.
..
.
.

onirica IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenOnirica – Field of Dogs (Polonia, Italia, Svezia – 2013)

di Lech Majewski
con Michal Tatarek, Elžbieta Okupska, Jacenty Jedrusi, Jan Warta, Szymon Budzyk

Postilla PERSONALE
Pieno di spunti interessanti, ma anche una mezza impresa da portare a termine.
.
.
.
.

vivianmaier IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenFinding Vivian Maier
(U.S.A. – 2013)

di John Maloof, Charlie Siskel
con Vivian Maier

Postilla PERSONALE
La storia basterebbe già da sola…
.
.
.
.
.

thedarksideofthesun IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and GentlemenThe dark side of the sun
(Italia – 2011)

di Carlo Shalom Hintermann

Postilla PERSONALE
Tecnicamente non granché, ma non per questo emoziona di meno.
.
.
.
.
.
.

finalcut IN VISIONE: Chef, Palo Alto, Come il vento, Onirica   Field of dogs, Finding Vivian Maier, The dark side of the sun, Final Cut   Ladies and Gentlemen
Final Cut – Ladies and Gentlemen

(Ungheria – 2012)

di György Pálfi

Postilla PERSONALE
Coraggioso e ben riuscito esperimento.
.
.
.
.
.
.

“Il mondo non finisce” Charles Simic

8 settembre 2014 Nessun commento

simic14 Il mondo non finisce Charles SimicIl mondo non finisce
Charles Simic
– Donzelli –
(traduzione di Damiano Abeni)
.
LEZIONE DI STORIA

Gli scarafaggi sembrano
zotici comici
in drammi seri.

*

Una poesia sullo starsene seduti su un tetto a New York una sera fredda d’autunno a bere vino rosso, circondati da edifici slanciati, i bambini piccoli che corrono pericolosamente verso il cornicione, la bella ragazza di cui tutti sono innamorati in segreto che sta seduta in disparte. Morirà giovane ma ancora non lo sappiamo. Ha un buco nei collant neri, si vede l’alluce, l’alluce con lo smalto rosso… E i grattacieli… nella luce che viene meno… come nuovi caldei, pitonesse, cassandre… per via della miriade di finestre cieche.

*

Oh il gran Dio della Teoria, è solo un mozzicone di matita, un mozzicone masticato con la gomma consumata alla fine di un immenso scarabocchio.

*

Caro Friedrich, il mondo è ancora falso, crudele e bello…
Qualche ora fa, stasera, guardavo il cinese della lavanderia, che non sa né leggere né scrivere la nostra lingua, che scorreva le pagine di un libro dimenticato da un cliente frettoloso. Mi ha reso felice. Volevo che fosse un libro dei sogni, o una raccolta di versi insulsi e sentimentali, ma non ho guardato bene.
Adesso è quasi mezzanotte, la sua luce è ancora accesa. Ha una figlia, che indossa minigonne e cammina a lunghi passi, che gli porta la cena. È in ritardo, molto in ritardo, tanto che lui ha smesso di stirare e scruta la strada.
Non fosse per noi due, ci sarebbero solo i ragni che tessono tele tra i lampioni e gli alberi bui.

.

Postilla PERSONALE
Per originale intendo qualcosa di molto antico, non di nuovo – che ha a che vedere con le origini, gli inizi, le fonti. […] Per quanto l’autore si sia applicato con immensa meticolosità a parlarci in modo fresco e spavaldo e modesto così che “queste parole possano uscire dal loro inverno”, queste poesie ci vengono da un enorme “altro”, da una distanza al di là del potere delle parole, forgiata da remoti elementi dell’immaginazione.* – Richard Howard

Le poesie di Charles Simic rivelano con chiarezza essenziale il profilo e le caratteristiche di un mondo che inventiamo in segreto, che segna le nostre vite nel momento della loro massima intensità, e che noi troppo spesso neghiamo perché è più reale di qualsiasi altra cosa a noi nota. La sua opera è pervasa dal senso che le immagini precedono gli oggetti, che il mondo è una creazione della favola, che nulla equivale a ciò che pensavamo che fosse, ma che in qualche modo sospettavamo potesse essere.* – Mark Strand

* dalla nota di Joseph Harrison e Damiano Abeni
.

Tag: , ,

Colombia …

“Il posto” Annie Ernaux

31 luglio 2014 1 commento

ernaux14 Il posto Annie ErnauxIl posto
Annie Ernaux
– L’orma editore –
(traduzione di Lorenzo Flabbi)
.
Forse scrivo perché non avevamo più niente da dirci.
*
Dopo, per lui eravamo sempre più lontani.
Abitavamo in una città turistica, sulle Alpi, mio marito lavorava nell’amministrazione municipale. Rivestivamo le pareti di tela di iuta, offrivamo whisky per l’aperitivo, alla radio ascoltavamo rassegne di musica antica. Con la portinaia, quattro chiacchiere di cortesia. Sono scivolata in quella metà di mondo per la quale l’altra metà è soltanto arredo.
*
Un bar di clienti abituali, di quei bevitori che passano regolarmente a farsi un bicchiere prima o dopo il lavoro, seduti sempre allo stesso posto, sacro, squadre di operai dei cantieri, alcuni clienti che avrebbero potuto, grazie alla loro situazione, scegliere un quartiere meno popolare, un ufficiale di marina in pensione, un ispettore della previdenza sociale, persone insomma non orgogliose. Clientela della domenica diversa, intere famiglie per l’aperitivo, granite per i bambini, verso le undici. Il pomeriggio, i vecchi dell’ospizio in libera uscita fino alle sei, allegri e rumorosi, canzoni popolari cantate in coro a squarciagola. Talvolta, bisognava far loro smaltire i liquori e liquorini in una rimessa del cortile, su una coperta, prima di rispedirli dalle suore in uno stato presentabile. Consapevolezza di mio padre di avere una funzione sociale necessaria, di offrire un luogo di festa e libertà a tutti coloro di cui diceva “non sono sempre stati così” senza poter spiegare con chiarezza perché erano diventati così. Ma, chiaramente, anche una “bettolaccia” a disposizione di quanti non avrebbero mai messo piede in un locale malfamato. All’uscita di una vicina fabbrica di biancheria, le ragazze venivano a brindare per i compleanni, i matrimoni, le partenze. Dalla drogheria prendevano dei pacchetti di savoiardi che poi intingevano nello spumante, e scoppiavano a ridere, piegate in due sotto il tavolo.
*
Non potevo fare affidamento sulle reminiscenze, nel cigolio del campanello di un vecchio negozio, nell’odore del melone troppo maturo, ritrovo solo me stessa, e le mie estati in vacanza, a Y*. Il colore del cielo e i riflessi dei pioppi nella acque dell’Oise non avevano niente da insegnarmi. È nel modo in cui le persone si siedono e si annoiano nelle sale d’attesa, si rivolgono ai figli, salutano sui binari della stazione che ho cercato la figura di mio padre. La realtà dimenticata della sua condizione l’ho ritrovata in personaggi anonimi incontrati qua e là, portatori a loro insaputa dei segni della forza o dell’umiliazione.

.

Postilla PERSONALE
Romanzo breve, ma intenso, scarno eppure incisivo.
La storia di un padre e una figlia, due strade partite insieme ma che inevitabilmente di divideranno; una diretta verso un mondo nuovo, moderno, l’altra ferma alla partenza, timorosa di spingersi oltre, o forse semplicemente incapace di farlo, preferendo così rimanere sulle sue care vecchie abitudini.
Le fatiche compiute nel campo, in fabbrica o a bottega, per vedere la propria figlia realizzata e forse non riuscire poi ad apprezzarne fino in fondo i risultati. La difficoltà di fare pace con quel padre vecchio stile, semplice e sincero, pronto però a cercare di stare in un mondo che non conosce e gli appartiene, con esiti quasi comici se non fossero così dolorosi.
Il memoir di un conflitto spesso silenzioso, raramente manifesto ai e dai protagonisti, ma lo stesso capace di scavare in profondità per ritornare attraverso gli anni e le parole di Annie Ernaux: precise, affilate e sentite.

.

IN VISIONE: Hoje eu quero voltar sozinho, La gelosia, The treatment, Calvary, A thousand times goodnight, Noah, The zero theorem

IN VISIONE
.
.

hojeeuquerovoltarsozinho IN VISIONE: Hoje eu quero voltar sozinho, La gelosia, The treatment, Calvary, A thousand times goodnight, Noah, The zero theoremHoje eu quero voltar sozinho
(Brasile – 2014)

di Daniel Ribeiro
con Ghilherme Lobo, Tess Amorim, Fabio Audi

Postilla PERSONALE
Bella storia e buon film.
.
.
.
.
.

lagelosia IN VISIONE: Hoje eu quero voltar sozinho, La gelosia, The treatment, Calvary, A thousand times goodnight, Noah, The zero theoremLa gelosia
(Francia – 2013)

di Philippe Garrel
con Louis Garrel, Anna Mouglalis, Rebecca Convenant, Olga Milshtein, Esther Garrel

Postilla PERSONALE
Garrel autobiografico, bianco e nero, amori e tradimenti.
.
.
.
.

thetreatment IN VISIONE: Hoje eu quero voltar sozinho, La gelosia, The treatment, Calvary, A thousand times goodnight, Noah, The zero theoremThe treatment
(Belgio – 2014)

di Hans Herbots
con Geert Van Rampelberg, Ina Geerts, Johan van Assche

Postilla PERSONALE
Buon thriller che fa tutto quello che ci si può aspettare da un film del genere.
.
..
.
.

calvary IN VISIONE: Hoje eu quero voltar sozinho, La gelosia, The treatment, Calvary, A thousand times goodnight, Noah, The zero theoremCalvary (U.K. – 2013)

di John Michael McDonagh
con Kelly Reilly, Domhnall Gleeson, Chris O’Dowd, Brendan Gleeson, Aidan Gillen, Marie-Josée Croze, Dylan Moran, David Wilmot, Isaach De Bankolé, Killian Scott

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode (più la prima della seconda).
.
.
.
.

athousandtimesgoodnight IN VISIONE: Hoje eu quero voltar sozinho, La gelosia, The treatment, Calvary, A thousand times goodnight, Noah, The zero theoremA thousand times goodnight
(Norvegia, Irlanda, Svezia – 2013)

di Erik Poppe
con Juliette Binoche, Nikolaj Coster-Waldau, Chloë Annett, Lauryn Canny

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode (più la seconda della prima).
.
.
.
.

noah IN VISIONE: Hoje eu quero voltar sozinho, La gelosia, The treatment, Calvary, A thousand times goodnight, Noah, The zero theoremNoah
(U.S.A. – 2014)

di Darren Aronofsky
con Russell Crowe, Jennifer Connelly, Ray Winstone, Emma Watson, Anthony Hopkins, Logan Lerman, Douglas Booth

Postilla PERSONALE
Aronofsky doveva avere le rate arretrate del mutuo da pagare.
.
.
.
.

thezerotheorem IN VISIONE: Hoje eu quero voltar sozinho, La gelosia, The treatment, Calvary, A thousand times goodnight, Noah, The zero theoremThe zero theorem
(U.S.A., U.K. – 2013)

di Terry Gilliam
con Matt Damon, Christoph Waltz, Tilda Swinton, David Thewlis, Melanie Thierry, Lucas Hedges

Postilla PERSONALE
Un Gilliam di serie B, forse addirittura C.
.
.
.
.
.
.

“Lieve offerta” Antonia Pozzi

pozzi14 Lieve offerta Antonia PozziLieve offerta
Antonia Pozzi
– Edizioni Bietti –
.
CONVEGNO

Nell’aria della stanza
non te
guardo
ma già il ricordo del tuo viso
come mi nascerà
nel vuoto
ed i tuoi occhi
come si fermarono
ora – in lontani istanti -
sul mio volto.

*

RICONCILIAZIONE

La luna è vitrea e lieve
ancora, nel vasto tramonto.
Perché non uscire
di qui? Perché non portare
laggiù, nelle strade, la mia
nostalgia dei monti perduti,
tradurla in amore
pel mondo
che amai?

Già troppo soffersero
del mio rancore
le cose: e vivere non si può
a lungo
se silenziosamente piangono
le cose, su noi.

Stasera, stasera,
quando i volti degli uomini
saran macchie d’ombra e non più -
quando le cose
al sommo
solo vivranno di luce -
io troverò me stessa
nel vecchio mondo
e profondo
sarà l’abbraccio
delle cose con me.

Riconteremo i fili
che legano i miei occhi
agli occhi illuminati delle vie,
riconteremo i passi
per cui l’anima versa
la sua sete di strada
sopra la buia terra -

Forse le cose
perdoneranno ancora -
forse, facendo
delle gran braccia arco
su me,
pergolati di sogni stenderanno
domani sovra il mio
solitario meriggio.

.

Tag: , ,

“Tutto il tempo del mondo” Edgar L. Doctorow

doctorow14 Tutto il tempo del mondo Edgar L. DoctorowTutto il tempo del mondo
Edgar L. Doctorow
– Mondadori –
(traduzione di Carlo Prosperi)
.
… all’improvviso mister John Malcolm ci è accanto, regge la chitarra per il manico con la nerissima mano nerboruta, e sotto tutte quelle luci il vecchio volto nerissimo è triste e perplesso, e con quella sua voce profonda e gentile che canta come acqua quando parla, John Malcolm dice: Ho sessantun anni e so da dove vengo, vengo dai campi. Quello che non so è da dove venite voi, da dov’è che venite voi ragazzi, così veloci che non vi ho nemmeno visti arrivare.
*
Non credevo sul serio a ciò di cui la accusavo… Ero io, semmai, quello che faceva il galletto. Avevo attribuito a lei il mio occhio lungo. È questo il fondamento della gelosia, no? La sensazione che la tua sincerità congenita sia universale.
*
Mi chiedono come ce l’ho fatta. Per farcela non c’è una sola strada, non c’è una strada comoda e dritta che ti porti a destinazione. E allora passi per vie traverse, come la combriccola guidata da Mosè: arrivati a destinazione, il mare si richiuse addirittura alle loro spalle, niente da fare per chi gli stava dietro. Ma questo non lo puoi sapere se dai retta a quelli che ti dicono come farcela, che ti consigliano questa o quella mossa necessaria come se ci fosse una strada spinata. Quelli che conoscono il percorso sono quelli che non arriveranno mai.
*
Oggi so che ogni istante ha la propria convinzione e che ciò che chiamiamo tradimento è la convinzione di ogni istante, il desiderio che ogni istante sia quel che sembra.

.

Postilla PERSONALE
Raccolta molto varia per tipologia dei singoli racconti, si passa da una rilettura moderna del classico “Wakefield” di Nathaniel Hawthorne, a episodi più sperimentali come i due in chiusura, quelli però anche meno riusciti a mio avviso.
Compatta invece per lo stile narrativo di E.L. Doctorow, sempre molto preciso, misurato, conscio di cosa vuole dire e come lo deve fare. Ottima soprattutto la scelta dei personaggi e la capacità dell’autore di conoscerli, comprenderli.
In definitiva una buona raccolta dove spiccano maggiormente: “Edgemont Drive”, “Integrazione”, “Una casa in campagna” e il già citato “Wakefield”.
.

“La dimensione del racconto obbliga a focalizzarsi su individui che, per una ragione o per un’altra, sono distinti dal proprio ambiente, in qualche modo in competizione con il mondo che li circonda.” – E.L. Doctorow
.

IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente, Home, The Black Power Mixtape 1967-1975

IN VISIONE
.
.

thegermandoctor IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nellinquieto mare dOriente, Home, The Black Power Mixtape 1967 1975The german doctor
(Argentina, Francia, Spagna, Norvegia, Germania – 2013)

di Lucía Puenzo
con Florencia Bado, Alex Brendemühl, Natalia Oreiro, Diego Peretti, Elena Roger, Guillermo Pfening

Postilla PERSONALE
Bella storia e buon film.
.
.
.
.

neighbors IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nellinquieto mare dOriente, Home, The Black Power Mixtape 1967 1975Neighbors
(U.S.A. – 2014)

di Nicholas Stoller
con Seth Rogen, Zac Efron, Rose Byrne, Christopher Mintz-Plasse, Dave Franco

Postilla PERSONALE
A momenti decisamente sì, in altri perde un po’ il ritmo.
.
.
.
.

uninsolitonaufrago IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nellinquieto mare dOriente, Home, The Black Power Mixtape 1967 1975Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente
(Francia, Germania, Belgio – 2011)

di Sylvain Estibal
con Sasson Gabay, Baya Belal, Myriam Tekaïa, Gassan Abbas, Khalifa Natour

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
.
..
.
.

home IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nellinquieto mare dOriente, Home, The Black Power Mixtape 1967 1975Home (Francia – 2009)

di Yann Arthus-Bertrand

Postilla PERSONALE
Bellissimo (anche se sarebbe meglio vederlo con mezzi adeguati, lo si trova qui).
.
.
.
.
.
.

theblackpowermixtape IN VISIONE: The german doctor, Neighbors, Un insolito naufrago nellinquieto mare dOriente, Home, The Black Power Mixtape 1967 1975The Black Power Mixtape 1967-1975
(Svezia – 2011)

di Göran Olsson

Postilla PERSONALE
Interessante per tanti versi, soprattutto per il punto di vista della tv svedese di quegli anni.
.
.
.
.
.
.

“I lanciafiamme” Rachel Kushner

kushner14 I lanciafiamme Rachel KushnerI lanciafiamme
Rachel Kushner
– Ponte alle Grazie –
(traduzione di Stefano Valenti)
.
Disse: “Certo, è così. È questo il bello della libertà”. Gli chiesi: “Cosa?” Rispose: “Nessuno sa che farsene”.
*
Quella gente pareva volesse farsi fin da subito un’idea di massima dell’estraneo della compagnia, e sentirsi brava a indovinare. Era in qualche modo preferibile al cercare di conoscermi davvero.
“Non sono venuta qui per innamorarmi”,
Ma nel dirlo sentii di avere in qualche modo abboccato a una trappola. Perché non mi ero nemmeno trasferita lì per non innamorarmi. Il desiderio d’amore è universale ma questo non ha mai significato che sia degno di rispetto. Non è ammirevole desiderare amore, lo si desidera e basta.
*
Ma visto che ne hai fatto cenno con Didier, sai che cosa penso del linguaggio? Che è un falso orizzonte e che c’è qualcosa d’altro, qualcosa di realmente veritiero, ma il linguaggio ci trattiene dal conoscerlo. E credo che dovremmo torturare il linguaggio perché smetta di cazzeggiare e confessi. Dovremmo torturare il linguaggio perché dica la verità.
*
Era così a New York, non era possibile capire quando esattamente mutava il corso degli eventi, quando nella vita di un essere umano avvenisse il cambiamento, quando avvenisse un salto di qualità, o la caduta. Esistevamo il prima e il poi, e basta. E nel poi a nessuno era consentito dire, ehi, ricordi quando tutti strabuzzavamo gli occhi al pronunciare il nome di John Dogg? Ricordi quando lo fuggivamo e ritenevamo fosse un idiota? Mi era tutto chiaro. Sandro deplorava quel genere di ambizione, affermava che non c’era fretta, ma era un bugia, una bugia che la gente di successo amava ripetere avendo convenientemente rimosso il fatto di avere avuto fretta.
*
Invece degli sfocati contorni estivi, la luce proiettava ombre profonde. L’autunno aveva portato definizione, un senso di gravità ritornava là dove era stato schiacciato dal sole, dal diffuso dominio dell’umidità.
*
Ho sempre ammirato la gente che aveva una forte consapevolezza del proprio futuro, che faceva progetti ed era capace di seguirli. Sandro era così. Lui aveva ambizioni e coscienza delle cose da fare per concretizzarle. Il futuro per Sandro era un luogo, un luogo in cui era capace di dirigersi. Anche Ronnie Fontaine era così. Gli obiettivi di Ronnie erano più irrazionali di quelli di Sandro e li teneva più segreti, ma la sensazione era che niente fosse lasciato al caso, che tutto quello che Ronnie faceva fosse calcolato. Non ero né come Sandro né come Ronnie. Il caso aveva per me una sua perfetta logica. Lo rispettavo più della vera logica, del genere costruito da solidi elementi materiali, da ragioni e azioni. Dell’idea che tutto potesse essere accolto o respinto con parole, desideri, spiegazioni razionali. Il caso dava forma alle cose in un modo in cui parole, desideri, spiegazioni razionali non potevano. Il caso era un ospite inatteso, come una folata di vento.
*
Le persone difficili da amare sono una sfida, e la sfida le rende più facili da amare. Sei invogliato ad amarle. Le persone che non hanno difficoltà a procurarsi amore non lo desiderano davvero.
*
Ho sempre avuto la sensazione esistessero due mondi. Quello in cui viviamo, in cui tutto fluisce in qualcos’altro, il futuro nel presente e il presente nel passato, registrati in modo distorto nella mente delle persone, e l’altro mondo: il materiale d’archivio. Piccole porzioni di vita, una vita in forma di citazione, in grado di rappresentare qualunque cosa accaduta, che sia o non sia avvenuta realmente. Il raccolto può determinare esiti ambigui, ma non ha importanza, è da guardare. È materiale d’archivio. Un sistema di riferimento rispetto alla realtà.

.

Postilla PERSONALE
L’arte e la ricerca, l’amore e l’amicizia e tutt’e due, le radici e la crescita, gli anni ’70 e le contestazioni, il passato e il futuro senza quasi voler considerare il presente.
Ritmo, attenzione per i particolari, ritmo, ottimi dialoghi, ritmo, tante storie che si intrecciano e ancora ritmo.
Gran bel romanzo questo secondo di Rachel Kushner, soprattutto nelle parti ambientate in America e quelle riguardanti i rapporti sentimentali e artistici dei protagonisti, un po’ meno convincenti quelle italiane (altamente fuorviante in questo senso la citazione in copertina), anche se non così tanto da prevaricare la godibilità finale del libro.

.

IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may apply

15 luglio 2014 1 commento

IN VISIONE
.
.

laprimaneve IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may applyLa prima neve
(Italia – 2013)

di Andrea Segre
con Jean-Christophe Folly, Matteo Marchel, Anita Caprioli, Peter Mitterrutzner, Giuseppe Battiston, Paolo Pierobon

Postilla PERSONALE
Secondo film per Andrea Segre dopo l’ottimo “Io sono Li“, non delude le aspettative, anzi. Molto buona la colonna sonora.
.
.

beneaththeharvestsky IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may applyBeneath the harvest sky
(U.S.A. – 2014)

di Aron Gaudet, Gita Pullapilly
con Callan McAuliffe, Emory Cohen, Aidan Gillen, W. Earl Brown, Joe Cobden, Ava Doyle

Postilla PERSONALE
Bella e ben girata storia di confine, estremo confine. Molto buona la colonna sonora (2).
.
.
.

nokas IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may applyNokas
(Norvegia – 2010)

di Erik Skjoldbjærg
con Tov Sletta, Frode Winter, Marit Synnøve Berg, Morten Larsen, Hege Kristin Kjærvoll Sunde

Postilla PERSONALE
Senza infamia e senza lode, straniante però la quasi calma che sembra regnare sugli eventi.
.
..
.

allacciatelecinture IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may applyAllacciate le cinture
(Italia – 2013)

di Ferzan Ozpetek
con Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Francesco Scianna, Carolina Crescentini

Postilla PERSONALE
La boiata della settimana.
.
.
.
.

termsandconditionsmayapply IN VISIONE: La prima neve, Beneath the harvest sky, Nokas, Allacciate le cinture, Terms and conditions may applyTerms and conditions may apply
(U.S.A. – 2013)

di Cullen Hoback

Postilla PERSONALE
Nulla di nuovo per quelli  già a conoscenza che la rete non è gratis come sembra, ma una rinfrescata non fa mai male.
.
.
.
.
.
.

“Il punto” David Means

means14 Il punto David MeansIl punto
David Means
– Einaudi –
(traduzione di Silvia Pareschi)
.
Di sera gli uomini si siedono davanti al fuoco, parlando adagio, in tono cospiratorio, con parole semplici, epigrammatiche. Quando progettano il colpo – come lo chiamano loro – Byron e August (soprannominato così dal mese in cui si è unito a loro) parlano con voce delicata, come se il piano fosse un uovo da tenere in mano con estrema cautela. Tracciano schemi su carta – del centro commerciale, del parcheggio, della posizione del furgone, delle varie vie di entrata e uscita, dei piani di fuga e delle alternative – e poi bruciano ritualmente i fogli, spingendoli dentro le fiamme con un rametto.
*
Nel frattempo August rimane in silenzio, con le mani grosse e carnose sopra il volante. È un uomo taciturno. Le sue parole – quando parla – sembrano estratte da un pozzo, usando la mandibola a mo’ di secchio.
*
I Vernon sono tutti stronzi, ci puoi scommettere. Io avevo detto: Hai ragione, e poi eravamo stati colti da uno di quei potenti attacchi di risa, sai, quelli che ti dicono che rimarrete insieme per sempre, uniti nell’amore e nella gioia, legati da quella risata e da nient’altro.
*
Un anno, dall’inizio alla fine, la relazione formò un grande arco, dalle prime tracce di lussuria fino alle lunghe ore d’amore nell’appartamento, avvolgendosi nella stretta spirale del dovere, dei discorsi segreti.
*
Se cominci a discutere della tua storia, spiegò lei, be’, allora è finita. Quando ci siamo messi a discutere della nostra storia, è crollato tutto.
*
Stavo andando a prendere la macchina, e mentre scendevo dal marciapiede mi sono storta la caviglia e tutto il peso è finito sull’osso, spiegò a suo marito. Ho preso un taxi per venire in ospedale e poi sono tornata a prendere la borsa che avevo lasciato in macchina. La storia era debole e fragile come pizzo vecchio; aveva tutti gli squarci prevedibili, anche se era stata costruita con cura, considerando tutte le prospettive. Lui decise di crederci. Lasciò che la compassione – il suo dovere di buon marito – s’insinuasse come calce fra le crepe. Molto più tardi, esaminando la propria stupidità, avrebbe pensato: sono stato complice di quella storia tanto quanto lei, quando sono andato a prenderla e l’ho trovata là in piedi, appoggiata contro la macchina.
*
Nel grande dramma morale si trova la verità, ragazzi. La verità sta nel panorama più vasto. Non possiamo cercarla nelle minuzie.

.

Postilla PERSONALE
David Means è un autore parsimonioso, questo è solo il suo quarto libro in più di vent’anni di carriera letteraria, ed è forse proprio per questo che il ritmo compassato delle sue storie è in grado di rappresentare così bene la realtà dei protagonisti, portarci al loro fianco come una sensazione in più, lasciando tutto il tempo necessario al lettore di vedere, comprendere, inserirsi.
Questa sua ultima raccolta intitolata “Il punto”, per me la migliore, si sarebbe potuta intitolare anche “Punti”, ovvero quelli che costellano il prima e il dopo di un evento, cruciale o meno, ma pur sempre in grado di cambiare qualcosa nel quadro della storia. Non ci sono strappi, ma l’insieme di ogni vita che va accumulandosi, creando un passato, un presente e un futuro, un’esistenza insomma.
I racconti sono tutti molto buoni, ma quattro sono per me pressoché perfetti: “Un fiume in Egitto”, “Nebraska”, “Il punto” e “Il raccordo”.

.

IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y Mari

IN VISIONE
.
.

undertheskin IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y MariUnder the skin
(U.S.A., U.K. – 2013)

di Jonathan Glazer
con Scarlett Johansson, Paul Brannigan

Postilla PERSONALE
Hmmm… mah…
.
.
.
.
.

transcendence IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y MariTranscendence
(U.S.A. – 2014)

di Wally Pfister
con Johnny Depp, Paul Bettany, Rebecca Hall, Kate Mara, Cillian Murphy, Morgan Freeman, Clifton Collins Jr.

Postilla PERSONALE
Qualcosa si salva, ma veramente troppo poco.
.
.
.
.

thebookthief IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y MariThe book thief
(U.S.A., U.K. – 2013)

di Brian Percival
con Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Nico Liersch

Postilla PERSONALE
Sono una brutta persona, continuavo ad addormentarmi.
.
..
.
.

theraid2 IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y MariThe raid 2
(Indonesia – 2013)

di Gareth Evans
con Iko Uwais, Julie Estelle, Alex Abbad, Marsha Timothy, Mathias Muchus

Postilla PERSONALE
Meno d’impatto del precedente, ma tiene comunque abbastanza bene fino alla fine.
.
.
.

mosquitaymari IN VISIONE: Under the skin, Transcendence, The book thief, The raid 2, Mosquita y MariMosquita y Mari
(U.S.A. – 2012)

di Aurora Guerrero
con Fenessa Pineda, Venecia Troncoso, Joaquin Garrido, Laura Patalano, Dulce Maria Solis

Postilla PERSONALE
Buona storia e buon film.
.
.
.
.
.
.

“La scopa del sistema” David Foster Wallace

wallace14a La scopa del sistema David Foster WallaceLa scopa del sistema
David Foster Wallace
– Einaudi –
(traduzione di Sergio Claudio Perroni)
.
Lenore ha la caratteristica di una specie di gioco. Ecco. Il che, significando quasi niente, potrebbe funzionare. Lenore ti invita tacitamente a giocare un gioco che consiste di oscuri tentativi di scoprire le regole del gioco stesso. Che ve ne pare? Le regole del gioco sono Lenore, e giocare significa essere giocati. Scopri le regole del mio gioco, ride lei, ridendo con o di te.
*
– Tu ti vedi come una persona buona, Mindy? Quando pensi a te stessa ti vedi buona?
– Certo che mi vedo buona, scemo. Che fine faremmo, se non ci vedessimo buoni?
– …
– Se non ti vedi buono non puoi piacerti, e a quel punto che fine fai?
– …
*
Lo sai da dove arrivano tutti questi racconti tristi che leggo? Ho scoperto che arrivano sempre da gente giovane. Quasi esclusivamente studenti di college. Sto cominciando a sospettare che nella gioventù americana ci sia qualcosa che non va. Prima di tutto c’è una quantità imbarazzante di giovani che sono interessati a scrivere narrativa. Decisamente imbarazzante. Interessati non è il termine giusto, in effetti. La gente semplicemente… interessata non scrive il tipo di cose che mi arrivano al giornale. Sono sempre storie tristi, tristissime. Che fine hanno fatto le storie allegre, Lenore? O quantomeno quelle con una morale? Darei non so cosa per ricevere una di quelle belle storie salingeriane con-lezioncina-morale-dove-meno-te-l’aspetti che ricevevo a vagonate quando lavoravo alla Hunt & Peck. I ragazzi di oggi mi preoccupano. invece di bere birra e andare al cinema e perdere la verginità e spiare nei bagni delle ragazze e dimenarsi al suono di ritmi sguaiati se ne stanno lì a inventare lunghe storie tristi e contorte. E poi ce ne fosse uno che batta a macchina in maniera decente. Perché non cercano di divertirsi e di imparare come si batte a macchina? Sono veramente preoccupato. Sul serio.
*
E gli occhi. Io non so dire il colore degli occhi di Lenore Beadsman; non posso guardarli; per me quegli occhi sono il sole.
Sono blu. Le sue labbra sono carnose e rosse e tendono al rorido e più che chiedere pare pretendano, in quel loro broncio di seta liquida, d’esser baciate. Io le bacio spesso, lo ammetto, inutile negarlo, ne sono un baciatore, e un bacio con Lenore è, se mi è concesso indugiare un po’ su questo tema, non tanto un bacio quanto una dislocazione, è rimozione e poi brusca assunzione di essenza dall’io alle labbra, sicché è non tanto il contatto di due corpi umani per fare le solite cose a colpi di labbra quanto due insiemi di labbra in reciproca cova e in comunione di specie sin dagli albori dell’era post-Scarsdale, forti di condizione ontologica autonoma sancita dalla suddetta comunione, che trascinano dietro e sotto di sé, mentre si uniscono e diventano una cosa sola, due ormai completamente superflui corpi terreni appesi al bacio come spossati gambi di fiori sursbocciati ovvero come mute ormai inservibili. Un bacio con Lenore è una sequenza in cui io pattino con scarpe imburrate sull’umida pista del suo labbro inferiore, protetto dalle intemperie grazie all’aggetto madido e tiepido di quello superiore, per infine riparare tra labbro e gengiva e rimboccarmi il labbro sin sul naso come un bimbo la coperta e da lì scrutare con occhi lustri e ostili il mondo esterno a Lenore, del quale non voglio più far parte.
*
Veronica era bella. Ma una bellezza come da alba glaciale, abbacinante e terribilmente remota. Era fredda e soda e morbida al tatto, ove opportuno decorata con fini e gelidi capelli biondi, aggraziata ma non delicata, piacevole ma non dolce. Veronica era un’impeccabile e assoluta gioia al tatto e alla vista… purché gli interessi del toccante e vedente non entrassero in conflitto con i suoi. Tra Veronica e tutti gli altri si apriva la voragine ruggente dell’Interesse, una voragine impossibile da superare perché costituita da una sola sponda. La sponda di Veronica. Il che equivale, da come sono arrivato a vederlo io, semplicemente a un altro modo per dire che Veronica era incapace di amare. Quantomeno di amare me.
*
– Ti stai comportando da immaturo. Stai dicendo delle cose che non stanno né in cielo né in terra. Stai deliberatamente cercando di ferirmi.
– No, quello che sto deliberatamente cercando di fare è dirti vaffanculo, ecco cosa sto deliberatamente cercando di fare.

.

Postilla PERSONALE
Arrivando a completare il giro dell’intera produzione letteraria (o quasi) di David Foster Wallace con quello che è stato il suo primo romanzo, scritto a ventiquattro anni, è facile dire che se non c’era già tutto qui dentro, poco ci manca. Molto dei temi presenti in questo libro verranno sviluppati, esasperati a volte, successivamente e la cifra stilistica, le capacità affabulatorie, non hanno molto da invidiare ai passi seguenti.
Una storia complessa, stratiforme, ricca di humor e paradossi, ma soprattutto fantasia ed estrema empatia verso ogni personaggio, buono o cattivo che sia.

.

IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, Zerre

1 luglio 2014 2 commenti

IN VISIONE
.
.

smettoquandovoglio IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreSmetto quando voglio
(Italia – 2013)

di Sydney Sibilia
con Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Neri Marcorè

Postilla PERSONALE
Perfetto per un cinema estivo all’aperto.
.
.
.

wearethebest IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreWe are the best
(Svezia, Danimarca – 2013)

di Lukas Moodysson
con Mira Barkhammar, Mira Grosin, Liv LeMoyne

Postilla PERSONALE
Buona storia di educazione adolescenziale.
.
.
.
.
.

thedouble IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreThe double
(U.S.A. – 2013)

di Richard Ayoade
con Mia Wasikowska, Jesse Eisenberg

Postilla PERSONALE
Difficile cimentarsi con Dostoevskij e uscirne bene.
.
..
.
.
.

lademora IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreLa demora
(Uruguay, Messico, Francia – 2012)

di Rodrigo Plà
con Roxana Blanco, Néstor Guzzini, Jorge Temponi, Fernando Amaral, Andrea Fantoni

Postilla PERSONALE
La prova che anche un piccola e semplice storia può diventare un ottimo film.
.
.
.

breathing IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreBreathing
(Austria, Germania – 2011)

di Karl Markovics
con Thomas Schubert, Karin Lischka, Gerhard Liebmann, Georg Friedrich

Postilla PERSONALE
La prova che con una buona storia si è già a metà dell’opera.
.
.
.
.

zerre IN VISIONE: Smetto quando voglio, We are the best, The double, La demora, Breathing, ZerreZerre
(Turchia – 2012)

di Erdem Tepegöz
con Jale Arıkan, Rüçhan Caliskur, Özay Fecht, Remzi Pamukcu, Ergun Kuyucu, Dilay Demrok, Sencer Sagdiç, Cemal Baykal, Mesude Turkmen

Postilla PERSONALE
Un po’ troppo “non detto”.
.
.
.
.
.
.

“Melancolia della resistenza” László Krasznahorkai

25 giugno 2014 1 commento

krasznahorkai14 Melancolia della resistenza László KrasznahorkaiMelancolia della resistenza
László Krasznahorkai
– Zandonai –
(traduzione di Dora Mészàros e Bruno Ventavoli)
.
Nessuno si sorprendeva più per fatti del genere, perché le condizioni dominanti si ripercuotevano ovviamente sul traffico ferroviario come su tutto il resto: l’ordine delle abitudini non era più indiscutibile, la confusione si ramificava indomabile a sconvolgere la normale quotidianità, il futuro appariva insidioso, il passato lontano e dimenticato, mentre il normale corso delle giornate era talmente imprevedibile che la gente si era arresa, nessuno si sarebbe più stupito se d0un tratto le porte avessero cessato di aprirsi o se il grano fosse cresciuto a testa in giù nel terreno, perché pur avvertendo i sintomi di un processo di distruzione in atto, le cause sembravano imperscrutabili, e così non c’era altro da fare che avventarsi tenaci sulle prime cose concrete che si potevano afferrare, come fece la gente alla stazione del villaggio quando si lanciò all’assalto contro le porte del treno bloccate dal ghiaccio sperando di trovare posti a sedere, che in teoria avrebbero dovuto esserci, ma il più delle volte non bastavano.
*
La fede, aveva pensato Eszter, senza poter fare a meno di richiamare alla mente la sua stupidità, non significava credere in qualcosa, ma credere che le cose potessero essere differenti, come la musica, che non rivelava un mondo migliore o il meglio di noi stessi, ma era un modo astuto per nascondere la nostra immodificabile situazione in questo mondo penoso, anzi, per farlo sparire: una cura che non guariva, oppio che placava.
*
Ma comportarsi intelligentemente, ponderare con lucidità le conseguenze di ogni gesto, non era davvero facile, perché sembrava che persino l’aria fosse cambiata, nelle sue eterne composizioni, in modo profondo, incomprensibile, come se il principio sconosciuto che manda avanti il mondo – pur restando sconosciuto l’ha fatto andare avanti, prova ne è il mondo medesimo -, dopo aver sempre funzionato, all’improvviso fosse rimasto senza forze, si percepiva ovunque aleggiare qualcosa di ben più difficile da sopportare della consapevolezza che un pericolo è in agguato: la sensazione generale che potesse accadere di tutto; perché quel “di tutto” spaventava più del pericolo di normali disgrazie, privava le persone di giudizio e ragione – l’effetto evidente era un’apatia generale che si diffondeva lentamente.
*
Loro pensano perché hanno paura. E chi ha paura, non sa niente.
*
Aveva visto miliardi di cose inquiete, pronte al cambiamento continuo, aveva visto come dialogavano tra loro severamente senza capo né coda, ognuno per conto proprio; miliardi di relazioni, miliardi di storie, miliardi, ma si riducevano continuamente a una sola, che conteneva tutte le altre: la lotta tra ciò che resiste e ciò che tenta di sconfiggere la resistenza.

.

Postilla PERSONALE
L’arrivo di un misterioso circo in una cittadina ungherese spazzata dal gelo sarà il fatto scatenate per una crisi generale, dove purezza e potere verranno messe a nudo, masticate, digerite e risputate come verità ineccepibili nel loro destino segnato.
In un crescendo di mistero ed orrore faremo la conoscenza di pochi ma molto ben delineati personaggi, sul cui sfondo agiranno strani figuri, come anime alla deriva, pronti a mettere a soqquadro l’intera cittadina e l’esistenza dei suoi abitanti.
Krasznahorkai usa uno stile narrativo non semplicissimo, immediato, soprattutto nel suo ritmo implacabile, eppure è capace di grandi pagine e sa creare lo spessore adatto ad avvolgere storia e lettore, conducendoli fino alla fine della resistenza, dove la normalità è pronta per rinascere.

.

“Troppa felicità” Alice Munro

19 giugno 2014 1 commento

munro14a Troppa felicità Alice MunroTroppa felicità
Alice Munro
– Einaudi –
(traduzione di Susanna Basso)
.
Qui mi era successo qualcosa. Ci sono pochi luoghi in una vita, forse persino uno, in cui succede qualcosa; dopodiché ci sono tutti gli altri luoghi.
*
Se era costretta ad allungarsi per spostare una carta, a volte emetteva un verso, una specie di gemito o di sospiro, come se lamentasse di doversi adattare fisicamente al bisogno, ma si divertisse comunque.
*
Quello fu il momento in cui avrebbe dovuto capire, anche se lui era ancora ben lontano dalla consapevolezza. Jon si stava innamorando.
Detta così, dava l’idea di un lasso di tempo, di uno scivolamento progressivo. Ma la si poteva vedere anche come un moto di accelerazione, come l’attimo, il secondo prima di precipitare. Ora Jon non è innamorato di Edie. Tac. Ora lo è. Non c’è modo di considerare il fenomeno come probabile o anche solo possibile, a meno di concepirlo come una folgorazione, una calamità improvvisa. La mazzata del destino che fa di un uomo un invalido, lo scherzo crudele che trasforma occhi limpidi in sassi ciechi.
*
Come dobbiamo vivere è una raccolta di racconti; non un romanzo. Il che è già di per sé una delusione. Sembra sminuire l’autorevolezza del libro e far apparire l’autore come qualcuno che sta solo appeso ai cancelli della letteratura con la L maiuscola, anziché averli saldamente varcati.
*
Ricordati sempre: quando un uomo esce da una stanza, si lascia alle spalle tutto quel che c’è dentro, – le ha detto la sua amica Marie Mandelson. – Una donna, invece, si porta appresso tutto quel che c’è avvenuto.
*
Ho lasciato perdere, tutto qui, – diceva. – È incredibile come sia facile lasciar perdere.

.

Postilla PERSONALE
Nonostante il livello sia come al solito sempre molto elevato, ad averne di raccolte simili, e Alice Munro non si discuta, questa è la sua raccolta che finora mi è piaciuta di meno.
Normalmente è difficile trovare nei suoi libri un racconto migliore di un altro, qui invece la compattezza generale viene un po’ a mancare, ma basta ripensare a episodi come “Racconti”, “Faccia”, “Certo donne” o ancora “Bambinate”, per ristabilire il valore delle cose.

.